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Città di Milano nel '900, 28-09

Milano è stata considerata dal 1880 in poi la capitale economica e morale del

paese. Questa dicitura anche perché Milano non è mai stata ufficialmente capitale

politica. Durante la seconda rivoluzione industriale alcune famiglie milanesi (es

Pirelli) fondano le grandi industrie presenti ancora oggi.

Milano è capitale morale perché luogo nel quale le cose funzionano perché si fanno

in maniera eticamente corretta, le norme vengono rispettate.

Tangentopoli: Milano non è più capitale morale

1992, si scopre l'esistenza da decenni del sistema delle tangenti sulle opere

pubbliche.

Il resto dell'Italia non vive il decollo industriale della seconda metà dell'800 ed è

come se la Lombardia volti le spalle al resto della nazione per ispirarsi alle nazioni

d'oltralpe.

La lega nord nasce per difendere il privilegio della Milano capitale economica e

morale (tenere le tasse sulla produzione lombarda in regione). La storia della lega

simboleggia l'incapacità di Milano nell'affermarsi politicamente e diventare

governo a livello nazionale venendo inglobati dalla capitale politica Roma.

Il passato latino e mediterraneo della città durato più di otto secoli non viene

celebrato, come se fosse estranea al resto della penisola, celebrando invece le

origini longobarde (come ricorda anche il nome) e il dominio austriaco.

Milano-Mediolanum-Medioplanum: in mezzo alla pianura, molto fertile, futuro

destino di incontro per affari e circolo di soldi.

Milano è

1. Piccola: ha l'aria della metropoli ma per dimensioni oggettive non lo è. 1/8

del territorio comunale di Roma, meno di 1.300.000 abitanti e in diminuzione

(meno della metà di quelli di Roma). Nonostante l'immigrazione dal sud al

nord, dopo il boom economico Milano continua a perdere abitanti e se non ci

fosse l'immigrazione il numero crollerebbe in maniera più drastica. I soggetti

sociali più propensi a lasciare la città sono i 30-40enni che decidono di

creare una famiglia e crescere i figli al di fuori della città alla ricerca di una

qualità della vita migliore (più verde, aria più pulita).

2. Monocentrica: a differenza delle altre grandi città europee e non, ha un

centro da cui si irradia la ricchezza e la viabilità. È una struttura rigidamente

gerarchica, direttamente proporzionale alla rigidità della struttura sociale

(più lontano dal duomo, meno privilegiato).

3. Ricca: ha costruito la sua ricchezza sulla sua capacità di rinnovarsi. Sul piano

economico non è mai stata una città monotematica, non si è mai focalizzata

su un solo settore produttivo. Ha investito su una pluralità di pratiche nel

corso del tempo, investendo su edilizia e industria nel periodo del boom. Nel

periodo successivo diventa anche famosa a livello finanziario, sede della

borsa in Italia. Agli esordi del '900 è rinomata capitale dell'editoria italiana.

Al crollo dell'industria tradizionale (anni 70, crisi della produzione industriale)

ha saputo riconvertirsi fornendo servizi nel settore del terziario (uffici). Oggi

il 30% delle società web italiane sono situate nella fascia nord del comune di

Milano. È riuscita ad intercettare anche il settore del design e della moda, e

per questo oggi è rinomata capitale della moda a livello internazionale

4. Brutta: a fare le spese del suo continuo cambiamento per adattarsi alla

situazione mantenendo la sua posizione prevalente a livello economico è

l'aspetto estetico. Tende più al mutamento che al consolidamento e alla

conservazione. Diventa quindi, in un certo senso, anonima. È un mix di

antico, nuovo e ricostruito. Questo inizia nel ventennio fascista. Il fascismo

voleva dare alla città un volto monumentale, distruggendo il suo aspetto

medievale. Inoltre, cambia la relazione della città con l'acqua che fin dal

medioevo veniva sfruttata per il trasporto e il commercio. Questo anche

perché il trasporto acquatico era molto lento e la Milano del 900 aveva

bisogno di un metodo più veloce, che ritrova nel trasporto su strada.

Nonostante il volto della città cambi, il fascismo non riesce a mutare in

profondità la sua identità. Dopo i dannosi bombardamenti da parte degli

alleati durante la prima guerra mondiale, nel giro di un decennio la città

viene ricostruita rapidamente, ma non sulla base di un piano regolatore

(progetto del comune). L'interesse privato ha quindi la meglio su quello

collettivo perché la ricostruzione diventa fonte di guadagno.

Dittatura di Ulisse (Gioconti): la ricostruzione di Milano nel dopoguerra è avvenuta

sulla base della dittatura di nessuno in cui ognuno pensava al suo interesse

personale. Vuoto di potere politico che ha impedito la capacità di riflettere prima di

rialzarsi. Il risultato è un panorama anonimo e generalmente moderno, senza

particolare conservazione del patrimonio architettonico.

Città più statunitense, che vive libera dal peso della storia.

Dopo la ricostruzione (1945-1955) viene il miracolo economico (1965-1975) che

venne però già preparato negli anni 50 in cui la produzione industriale cresce del

95% a parità di occupazione solo per il fatto che aumenta la produttività del

singolo individuo operante e per questo non è considerato periodo di boom

economico. A questo punto i grandi industriali investono il capitale accumulato il

che fa crescere l'occupazione, di conseguenza aumenta la capacità economica

degli occupati, che prima non lo erano, e aumenta la produzione.

Non c'è quindi una crescita graduale, ma passa dall'essere un paese distrutto dalla

seconda guerra mondiale alla ricerca della minima sussistenza ad essere una

potenza economica ed industriale col desiderio dell'automobile e degli

elettrodomestici. Il volto dalla città cambia, facendo spazio a pubblicità ed

inquinamento e cambiano anche i valori della società milanese e i costumi. Nasce

il concetto di gioventù come età specifica nella quale si progetta il proprio futuro.

Prima la vita di un figlio era la continuazione della vita degli altri componenti della

famiglia. Si inizia a concepire il futuro individuale. Nascono le periferie in maniera

disordinata. Nascono prima le abitazioni che vengono poi raggiunte dai servizi

invece che il contrario.

Pasolini nel 1964 afferma che nei primi 1400 anni della storia di Milano non si era

prodotta una tale mutazione antropologica.

La città ha subito una trasformazione, in quanto non finisce nei limiti del comune

ma si espande orizzontalmente creando un'area urbana che collega varie città. La

città è sempre meno abitata e usata, è considerata un incrocio dal quale si

raccoglie lo studio o il lavoro o ciò che la città offre ma che si abbandona per

tornare alla propria casa al di fuori dal centro o in altre città. È un contenitore dal

quale si prende ma non si lascia.

Sul piano letterario a causa di questa mutazione c'è una crisi in quanto non si sa

cosa raccontare e diventa difficile ambientare un racconto nella città di Milano.

Aldo Nove nel 2004 ci ha provato con “Milano non è Milano” in cui concepisce

Milano non come comune ma come area urbana dilatata (più di 4 milioni di

abitanti, realmente 1,3).

La Ricotta, Pasolini. Cortometraggio parte di ROGOPAG

Ugo Gregoretti, 1963, Il pollo ruspante

tecnico del marketing statunitense, reso disumano perché costretto a palare

tramite un dispositivo particolare che distorce la voce

Famiglia media che compra il televisore, carosello.

Vogliono comprare un terreno, ma spinti a volere quello più grande non hanno

abbastanza soldi per comprarlo e si ritengono non all'altezza ma in situazione di

inferiorità nonostante vivano in una situazione di benessere più che sufficiente alla

vita della famiglia.

Finale tragico, dopo che si erano quasi liberati dalla pressione di essere all'altezza

e volere di più.

Umberto Simonetta

Nasce a Milano nel 1926 e vi muore nel 1998. Lavora in tantissimi ambiti

diversi, come gli altri scrittori del 900. È un poeta con una vitta opposta a

quella tipica dello stereotipo del poeta (vita vuota, intellettuale, dedito solo alla

Lo Sbarbato Tirar

scrittura). I primi due romanzi che ha scritto sono (1961) e

Mattina (1963) che non avevano niente da invidiare alle altre opere di successo

italiane dell'epoca e quindi la differenza di fama con altri scrittori (es. Italo

Calvino) non era giustificata. Fu molto maltrattato dall'editoria (non

pubblicandolo o pubblicando un romanzo lasciandolo a morire senza

ripubblicarlo) e dalla critica letteraria, che lo ignora.

Il problema di Simonetta è il fatto che si sia messo a produrre con grande

continuità in tutti gli ambiti (teatrale, radiofonico, televisivo, giornalistico,

narrativo). Es. Teatro di rivista e sketch radiofonici comici insieme a Guglielmo

Zucconi, scriveva canzoni per Giorgio Gaber negli anni 50. Questo succede

anche dopo il suo esordio in ambito letterario. “Onda

Negli anni 70 lavora per la Rai scrivendo testi per il programma

libera/tele vacca” “Nonno

con Benigni e negli anni 90 scrive delle sitcom tra cui

Felice”.

A partire dagli anni 60 inizia a lavorare in ambito giornalistico (il giorno,

l'indipendente, il giornale, il corriere della sera) pubblicando critiche di teatro

ma anche di costume (era disposto a scrivere di qualsiasi cosa poiché doveva

mantenersi).

Ciò che macchia la sua immagine è il fatto che si sia occupato di comicità,

malvista dalla critica letteraria in quanto puntava su un intrattenimento ampio

e fruibile da un pubblico vasto il cui scopo era il lucro economico e questo

avrebbe messo in un angolo, a lungo andare, la narrativa/intrattenimento

“serio”.

Opere

Lo Sbarbato, 1961

 Tirar Mattina, 1963

 Non tanto regolari, 1966 (libro di racconti)

 Il giovane normale, 1967

 Virgo, 1972

 Lo svergognato, 1973

 I viaggiatori della sera, 1976

 Il turpe squisito, 1988 (racconti)

 Che palle, 1993 (racconti)

Soprattutto negli anni 60, si impegna molto per consolidare la sua carriera di

scrittore pubblicando con molta frequenza romanzi e racconti, provando a

diventare uno scrittore a tutti gli effetti. Si dedica con così tanta continuità solo

in questo settore. Dopo il 1976 inizia a dedicarsi al teatro di prosa scrivendo

commedie, ma sono testi perlopiù comici. Scrive comunque meno produzioni

rispetto a quelle di narrativa, non dedicandosi completamente al teatro anche

se aveva lasciato un po' da parte la narrativa per dedicarsi ad esso. Alla fine

della sua vita ha la possibilità di ripubblicare tramite l'editore Baldini &

Castoldi, e sceglie di ripubblicare i suoi romanzi e racconti e non le opere

teatrali.

Lo Sbarbato

È la storia di un ragazzo sedicenne, soprannominato lo sbarbato perché

giovane e quindi senza barba. Fa il terzo anno di superiori, al liceo classico e

appartiene ad una famiglia borghese il cui padre è l'incarnazione perfetta della

laboriosità e dell'orgoglio milanese. Lui a differenza del padre vive con

insofferenza i valori della sua famiglia e della borghesia milanese. Un giorno

bigia a scuola e scopre che gli piace frequentare bar abbastanza malfamati e si

ritrova a frequentare un gruppo di suoi quasi coetanei con cui si dedica ad

attività come il furto di lambrette e il pestaggio di omosessuali. Tra i suoi amici

più cari c'è il diciottenne “Il Mangia” (un po' un alter ego paterno) suo opposto

socialmente parlando, con una famiglia in frantumi che è costretto ad

arrangiarsi per sopravvivere, rubando. Mario, lo sbarbato, passa gradualmente

dal perbenismo ad una malavita di livello sempre più alto mentre il Mangia

inizia a mettere la testa a posto e il loro rapporto per questo si incrina. Il

desiderio del Mangia è quello di trovare un posto di lavoro e chiede a Mario di

chiedere al padre un posto nell'azienda in cui lavora. Finisce poi per lavorare in

un supermercato.

Narrazione

Il narratore è interno alla vicenda (all'inizio non si capisce se sia il protagonista

o meno). Si capisce che è giovane, che ha appena finito il ginnasio, che ha un

padre e che è di famiglia piuttosto ricca in quanto si parla di un orologio

svizzero d'oro. Si presenta subito come un giovane “sgamato”, furbo e non dice

la verità ma segue l'ego del padre che formula la sua ipotesi. Con i primi

paragrafi si viene catapultati subito all'interno della narrazione.

Ci sono due poli estremi in termini di narrazione interna:

il narratore tiene il monopolio della storia e racconta la realtà intorno a lui

 filtrata dal suo filtro, è un narratore autoreferenziale. Ciò che conta non è

la realtà ma ciò che lui pensa di essa e della quale il lettore non riesce a

comprendere molto. (Tirar mattina)

narratore interno aperto a ciò che gli succede intorno. Nel raccontare la

 storia racconta di sé ma descrive anche la realtà intorno a lui. Ci sono

tanti dialoghi, momenti in cui il narratore sparisce e viene meno nel suo

ruolo di filtro. (Lo Sbarbato)

Ne “Lo Sbarbato”, oltre al narratore, c'è anche un co-protagonista (Mangia) la

cui presenza è possibile in quanto segue il secondo polo di narrazione interna

più aperta.

Nel romanzo ci sono diverse contrapposizioni tra figure maschili:

Mario e il padre

Mario e il Mangia

Padre e Mangia (indiretta, non si incontrano mai ma vengono messi a

contrasto dal protagonista)

Pag. 7-8: appare per la prima volta un bar, che nel romanzo acquista il

significato di un salotto amicale, rifugio dalla famiglia, ufficio nel quale si

preparano gli atti teppistici.

Relazione tra Mario e il Mangia

Inizialmente su due posizioni diverse

Mario pivello, abbastanza ricco, timido, partita come processo di iniziazione

Mangia maestro nel processo di formazione di Mario

Ci sono degli elementi che fanno capire che si è a Milano (italiano regionale

milanese, via Torino).

Dopo una parte narrativa, subentra una pausa riflessiva. In questa parte

vengono descritti gli stili di vita dei due co-protagonisti, opposti. (uno vive in

centro l'altro in periferia, etc.)

Il Mangia sta vicino allo Sbarbato perché vorrebbe diventare lui, dall'altra parte

lo Sbarbato invidia la libertà del Mangia che non ha nella sua famiglia e

anch'egli vorrebbe diventare l'altro.

Tempo

Il tempo in cui è ambientata la storia non è preciso, in quanto non viene fornito

alcun riferimento esplicito. Sappiamo che il libro esce nel 1961 e da questo si

può dedurre che la storia sia ambientata poco prima e leggendo il romanzo si

ha l'impressione di essere in quegli anni (fine '50) perché si parla di televisioni

e altri beni di consumo tipici degli anni del boom economico e l'inizio del

consumo di massa. Si capisce anche perché i giovani hanno già in mente il

concetto che possedere dei beni (nuovi come moto, televisioni, auto) significhi

felicità, tipico degli anni del boom economico ed è per questo che anche se di

buona famiglia si mettono a rubare. Inoltre, tutti gli amici dello Sbarbato che

con lui si dedicano ai furti sono di buona famiglia, tranne il Mangia, che quindi

non hanno necessità di farlo per sopravvivere. Sono dei ragazzi che rubano

perché il consumismo impone loro di possedere certi beni di lusso.

Un altro elemento è il fatto che venga citato il calcio, l'Inter, e il tifo, concetto

nato in quegli anni (54-61). Inoltre, vengono citati dei nomi di alcuni giocatori

interisti che restringono il campo temporale al 1959, precisamente giugno in

quanto fine della stagione calcistica. Un altro nome sposta indietro di un anno

al 1958 il termine temporale perché in quell'anno poi ceduto ad un’altra

squadra. Si sa poi che questo giocatore gioca nell'Inter solo una stagione e si

deduce quindi che il romanzo sia ambientato tra il settembre 1958 e il giugno

'59. Successivamente (pag.31) viene citata una canzone, “Bebi Rock” di Renato

Carosone che esce nei primi mesi del '59 stringendo l'arco temporale al 59,

oltre a “il tuo bacio come un rock” di Celentano che esce anch'essa nel '59.

Dalle pagine successive si capisce che Mario sia classe '43 e si capisce anche

come non gli interessino le dinamiche della guerra quando non capisce se i

genitori dell'amico siano stati uccisi dai fascisti o dai partigiani.

Si può pensare che gli atti teppistici dello sbarbato inizino ad aprile per poi

continuare fino a giugno (dopo la falsificazione della pagella trimestrale

consegnata probabilmente ad aprile). Si restringe quindi il campo tra febbraio

(quando incontra il Mangia indossa il paltò invernale) e luglio '59. Il tempo zero

del narratore è difficile di individuare in quanto non sempre i tempi verbali sono

utilizzati nella giusta situazione (presente storico). Di sicuro c'è che l'incontro

col Mangia, anche se raccontato al presente, sia avvenuto nel passato. I

momenti in cui viene utilizzato il passato remoto sono sicuramente ambientati

nel passato (la rissa, il padre che si arrabbia; momenti accaduti dopo l'incontro

col Mangia). Il presente della narrazione sembra essere il momento in cui il

adesso

padre lo punisce per il labbro rotto (“Il labbro non mi fa più male).

Boom economico

Neon colorato come ossessione e simbolo di modernità (sinonimo di qualità)

alla fine degli anni '50. Micro--> parola inglese

Riferimenti all'Europa

Citazione di San Siro, per la seconda volta,

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giuliapuricelli12 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura e cultura nell'Italia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Daino Luca.
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