Legislazione dei beni culturali 2020 – 2021
Introduzione al contesto giuridico
Professor Poli Gianmarco
Siamo in un contesto scientifico diverso rispetto a quello che si studia: nonostante l'attinenza con i percorsi di studi relativi ai beni culturali, si ha l'immediata evidenza dell'ambito scientifico che si va a trattare, cioè le norme che regolano il comportamento degli individui che si muovono all'interno di uno stato. Non si può entrare in sintonia con la legislazione dei beni culturali se non si hanno gli elementi minimi di cognizione per districarsi nel mondo del diritto.
Le nozioni possono essere recitate a memoria, ma sono recitate come le persone che negli anni '50 andavano alla Messa in latino; sono uno sforzo che non serve a nulla, è dunque meglio avere un metodo che permetta la comprensione della materia e che sarà utile anche per il futuro.
Struttura dell'esame
La parte del manuale "Diritto del patrimonio culturale" che non è oggetto d'esame è quella relativa al paesaggio. L'esame è orale e, facoltativamente, si può organizzare una prova scritta a risposta multipla di 30 domande; questo era una sorta di esonero, dove il voto riportato era definitivo e gli argomenti riportati erano solamente quelli delle lezioni (il voto può essere raffinato con una domanda all'orale, deciso dallo studente o dal professore).
È indispensabile anche lo studio e la conoscenza delle norme poste su Moodle.
Fondamenti teorici del diritto
Il diritto è una costruzione teorica che parte da delle basi reali – giuridiche, cioè i testi di legge. Il mondo del diritto nasce e ruota intorno a dei documenti, che hanno una loro identità fenomenica ed hanno una loro particolare autorità. Questi sono quello che gergalmente, ed in maniera approssimativa, sono chiamati "leggi".
La materia prevede la collaborazione tra diverse discipline e diversi codici, come Costituzione e Codice Civile, che contribuiscono a creare norme per il campo dei beni culturali. Un ascoltatore distratto che non ha niente a che fare con il mondo del diritto si immaginerà che il diritto dei patrimoni culturali sia la stessa cosa della legislazione dei beni culturali (come qualcuno che pensa che un quadrato di stoffa azzurro sia uguale ad un quadrato di stoffa blu).
Patrimonio culturale e bene culturale
Quando si parla di patrimonio culturale e bene culturale si può pensare che siano la stessa cosa, perché il patrimonio è una sommatoria di beni. Quando si parla di termini giuridici, o quando si usa un termine in senso giuridico, è importantissimo capire quale sia la fonte di riferimento, cioè dove sia lecito o non lecito recuperare l'informazione.
Le realtà che ci sono dietro i termini devono essere trovati all'interno di una ed una sola categoria di documenti, di fonti, cioè le leggi. Il paradigma di riferimento ce lo danno solamente quei documenti ai quali lo stato dà un valore privilegiato, dato loro dalla forza della legge. Solo confrontandoci con i testi di legge si danno corpo e significato agli istituti che sono richiamati e disciplinati.
Precisione terminologica
L'importanza della precisione terminologica trova la sua diretta discendenza in un sistema di produzione delle regole che hanno valore per lo stato, in cui soltanto alcuni documenti, atti, raccolte di carta, hanno quel valore e quelle caratteristiche che attribuiscono alle parole un valore di verità, una verità del senso giuridico, l'unica per gli uffici pubblici, per quella parte della macchina statale che si occupa di far applicare la legge.
Il vocabolario della lingua italiana fotografa il linguaggio comune di un popolo: quindi patrimonio è sinonimo di bene; ma se si prende l'articolo 2 del Codice dei beni culturali e del paesaggio si scopre che i beni culturali sono una cosa ed il patrimonio culturale (per la legge) ha un'altra definizione: è infatti definito come la sommatoria dei beni culturali e dei beni paesaggistici.
Io potrò sforzarmi in tutti i modi di tentare di convincere il vigile che per divieto di sosta, nel linguaggio comune, si debba intendere dove è impossibile materialmente parcheggiare la macchina, che non può farmi la contravvenzione. Il vigile non dovrà far riferimento ad alcun altro utilizzo sociale del termine, né alla prassi, perché l'unico testo di riferimento, l'unica via maestra che il vigile dovrà tenere in considerazione è il Codice della Strada, cioè quella legge che regolamenta la materia della circolazione stradale.
Fonte del diritto e diritto stesso
L'altro elemento che caratterizza la materia giuridica è la scissione tra fonte del diritto e diritto stesso, che è la differenza tra documento ufficiale (la famosa legge) a cui fare riferimento per trovare la regola che disciplina la situazione e la regola stessa. Un conto è il documento che tiene le regole ed un altro è la materia in sé. Quando si parla di legislazione si fa riferimento al complesso delle dei documenti che regolano una materia (codice dei beni culturali, costituzione, codice civile), ma quando si parla di diritto ci si riferisce all'unione delle leggi, al complesso delle regole, dei comandi che da quelle fonti discendono.
Le regole giuridiche
Cosa sono le regole? La norma di condotta è un comando, la descrizione di un dover essere. La segnaletica tonda con la doppia x vuol dire che la sosta è vietata su determinato marciapiede, indica alla collettività qual è la condotta futura da porre in essere o da non porre in essere. Il diritto è dunque un insieme di regole di comportamento; è deontologico in una certa situazione ed in un certo contesto, sono regole sancite dallo Stato e le uniche fonti regolatrici hanno il loro avallo nello stato. Lo stato si interessa solo delle regole che riconosce e le riconosce perché le pone.
Il primo esempio di diritto sono i 10 comandamenti che Dio dà a Mosè. Vero o falso? Sono delle regole morali, vanno a regolare qualcosa che riguarda una sfera soggettiva – intima della propria vita. Non sono giuridiche perché parlano alla coscienza; ma si sa anche che il 4 dei comandamenti è "non uccidere" e questo non riguarda la coscienza, che riguarda non solo la coscienza, ma anche l'esistenza in vita della società. La conseguenza, la sanzione, è soltanto una sanzione che ha una sua afflittività all'interno dell'ordinamento confessionale di appartenenza, in quel caso l'ordinamento religioso. La giuridicità della regola è un corollario della fonte dalla quale la regola promana.
Creazione delle regole dallo Stato
Lo stato deve creare delle regole che hanno come obiettivo quello di garantire la sopravvivenza dei cittadini e la crescita di ogni cittadino singolarmente e nella collettività, affinché il diritto non sia solo strumento di controllo, ma di valorizzazione – crescita dei cittadini. Il movimento nasce dal basso e sono i cittadini che eleggono i loro rappresentanti, e questi devono dare voce a tutta la società. È solo in quel contesto che avviene la sintesi di come regolare un determinato fenomeno. Non è deciso dal re-dio, ma dai cittadini. Da quei movimenti nascono le leggi e quelle dovranno esigere rispetto.
Il diritto nazista era uno strumento per controllare e la storia insegna quante prigionie e quante condanne ci siano state per scopo punitivo e non per benessere e crescita della collettività.
Sistema giuridico e monopolio della forza
Quali sono gli elementi che dividono un sistema giuridico da un sistema qualunque di regole? Nel sistema giuridico la regola pretende il rispetto anche con la forza. La vincolatività della regola si traduce anche nel fatto che possa essere seguita una via forzata: lo Stato, in un sistema costruito sulla base avoca a sé il monopolio della forza.
L'immagine che per prima viene in mente è quella del fuggiasco colto in flagrante che fugge inseguito dalle forze dell'ordine. Esiste una norma che obbliga il cittadino a fermarsi al richiamo del pubblico funzionario; allo stesso modo esiste una norma che permette un atto di violenza di un pubblico ufficiale su un cittadino.
Alcune norme non sono soltanto limitiative della propria espressione o movimento, ma sono anche degli ausili, degli arricchimenti, che consentono di ampliare le possibilità: per la patente di guida il sistema giuridico non consente la guida senza possedere la patente, nonostante si sia già abili a guidare. La regola di condotta, in questo caso, riguarda la verifica, l'accertamento di un pubblico funzionario della facoltà alla guida ed il suo riconoscimento. Anche in questo caso è lo stato che avoca a sé la proprietà della forza.
Si ha di base delle norme binarie, che hanno alla base un comando (di divieto, o abilitativo) ed una conseguenza, che può essere una sanzione (una punizione per la trasgressione alla regola di comando) od un riconoscimento, un concedere un qualche cosa che altri non hanno una volte che si è constatato il possesso dei requisiti descritti dalla norma. È un premio per aver rispettato la regola data.
Funzione delle norme
La norma, così come la conosciamo, ha una funzione: perché questo è sul piano statico (la vediamo al microscopio e ne osserviamo la struttura), ma sul piano dinamico? A cosa serve la norma? Perché serve un piano di norme? Di cosa bisogna tenere conto quando si costruisce una norma? Per sapere, in una ricetta di un alimento, la prima domanda che debbo pormi è: Cosa devo farne di quel determinato alimento? Il diritto serve a garantire una pacifica convivenza della collettività, cioè creare un sistema che eviti l'autodistruzione di un gruppo di persone organizzate. C'è bisogno che la collettività si riconosca nei rappresentanti ed in quelle norme che si vanno a costruire. In più gli stessi rappresentanti devono tener conto delle persone e delle categorie di persone della base elettorale. La costruzione di norme non è mai un procedimento asettico, è connaturato alla sua formazione. La regola è la proiezione di un assetto di interessi. Quando una comunità si organizza e gli delega la produzione e la vigilanza sul rispetto delle norme, sostanzialmente delega al soggetto la gestione dei propri bisogni. Quindi lo Stato dovrà creare la regola tenendo conto degli interessi (o dei gruppi di interessi) sui quali la regola andrà a cadere.
Si cerca sempre di dare un colpo al cerchio ed uno alla botte: si deve pensare alla salute di tutti ed a quella dello stato. I ristoranti, una delle attività più chiamate in causa in questa pandemia, non sono né chiusi del tutto, né aperti del tutto. I ristoratori li facciamo sopravvivere pur senza poter avere una vita normale, ma quel sacrificio lo richiediamo per ridurre le possibilità di contagio. Questa norma tiene in considerazione i due opposti interessi. Ogni regola postula questo lavoro di valutazione a monte: la regola deve tradurre in un comportamento auspicabile, prefigurato, quello che poi è una scelta che è stata fatta sugli interessi che quella situazione esprimeva.
La Costituzione e la creazione delle norme
La Costituzione è la norma delle norme, è il vertice di tutte le altre norme. La potremmo indicare come la carta dove si trova il patto sociale tra i cittadini e le istituzioni. È un testo di legge a sé, non ci può essere niente sopra la costituzione, solo la Rivoluzione (che nasce come risposta ad un momento distruttivo di distruzione di un regime in nome della libertà, o il contrario: Polibio diceva che i regimi, nella storia, tendono ad avere una loro ciclicità da democrazie a tirannidi).
Tiene conto delle 3 facce della società: i liberali ritenevano che la proprietà privata fosse inviolabile, intangibile, non potesse essere toccata da nessuno; i comunisti la ritenevano un anacronismo, qualcosa di maligno (il regime comunista nasce infatti sulla statalizzazione del tutto). Sono riusciti a trovare una soluzione di compromesso in una norma che crea, inventa, una via di mezzo e dice che la proprietà esiste (liberali), ma non è garantita all'infinito, perché nei casi e nei modi stabiliti dalla legge questa può essere limitata ed espropriata (comunismo). Nei beni culturali ci saranno esempi di questo: quando ci sono degli interessi statali la proprietà privata viene meno per beneficiare di quello stesso bene, il proprietario dovrà cedere spazio alla collettività. Si evita dunque una conflittualità, che i cittadini vengano alle armi (ne cives ad armas veniant).
La sede in cui i macrointeressi si confrontano è il Parlamento, espressione dello stato dove si fanno le leggi: hanno la caratteristica di rivolgersi alla generalità dei cittadini e regolano casi astratti. Le regole che derivano dalle leggi sono dunque generali ed astratte; tipo "tutti i proprietari di un bene culturale sono tenuti a conservarlo", perché non prende in considerazione l'interesse del proprietario della Gioconda, ma tutti i proprietari di un bene culturale. In questo vengono prodotte norme per il carattere della generalità e dell'astrattezza, cioè nel caso dove la normazione generale per categorie di casi non sia sufficiente alla risoluzione di un conflitto: immaginiamo che le regole che valgono per tutti possano non dare un'adeguata risposta rispetto al caso singolo, questo è molto diverso dal dire che una stessa regola si possa applicare al proprietario della Gioconda.
Il legislatore delega la responsabilità di costruire la regola per il caso completo ad un altro, soggetto, che non stabilisce delle regole valide per tutti, ma deve creare una regola in base al quadro di interessi concreto e localizzato. Il legislatore struttura la norma non come "tutti i proprietari", ma potrebbe costruire la regola per valorizzare le specifiche del caso completo (una regola troppo strutturata può portare a dei casi ingiusti, pagare il restauro di un quadro o quello del Colosseo); allora sarà "tutti i soggetti proprietari di un bene, per i quali si è verificata l'interesse per un particolare bene culturale, sono chiamati a concorrere alle spese per la loro conservazione". Questa norma chiama in causa un elemento di peculiarità concreta, fa una cernita, indica che si debba fare un setaccio, distinguendo passo per passo.
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