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Le ultime lettere di Jacopo Ortis e il Sensismo

Le ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo si inserisce a pieno titolo nella corrente sensista, nata per la necessità di esprimere le passioni, i sentimenti e gli ideali umani. Il sensismo ha in Italia due rappresentanti: Ugo Foscolo e Vincenzo Monti. L’Ortis di Foscolo ha il suo antesignano nel Werther di Goethe e si inserisce nella corrente sensista soprattutto perché tratta le pulsioni, i sentimenti e le passioni del protagonista.

A proposito del Werther, Foscolo fu accusato di plagio nei confronti dell’opera di Goethe per scrivere l’Ortis. Alcuni studiosi, come lo stesso Foscolo, sostengono che l’Ortis non sarebbe un plagio, ma un rimaneggiamento del Werther. Altri critici ritengono, invece, che l’Ortis sia una ricostruzione in italiano del Werther; del resto Foscolo era un filologo, oltre che scrittore, e aveva una conoscenza approfondita delle lingue, quindi anche della lingua di Goethe, e aveva tradotto molte opere sia dall’inglese che dal tedesco.

Foscolo scriverà a Goethe allegando il manoscritto, volendogli dimostrare che, in base al contenuto e in base ad alcune datazioni, la sua opera non poteva dirsi un plagio. Al di là della questione, molto dibattuta dalla critica, se si tratti di plagio oppure no (interesse marginale), l’inizio del Werther di Goethe si apre in maniera assolutamente simile all’Ortis di Foscolo e, con le stesse similitudini, continua anche il dialogo epistolare che, sia per l’Ortis che per il Werther, segue sostanzialmente un’unica struttura.

Differenze tra il Werther di Goethe e le Ultime lettere di Jacopo Ortis di Foscolo

  • Werther: il Guglielmo che riceve le lettere sembra essere solo un nome, ed è proprio l’autore che interviene per annotare gli avvenimenti. Nelle Lettere, invece, Lorenzo ha una consistenza maggiore: è un personaggio definito, che interviene attivamente nella parte finale della vicenda, raccontando il suicidio di Jacopo e disponendo le lettere per la pubblicazione.
  • La tragedia di Werther si consuma in meno di 20 giorni, Jacopo, invece, entra in scena già pensando al suicidio come un dolcissimo desiderio. Il sopraggiungere dell’amore lo fa ritardare nel suo proposito. Dalla prima all’ultima lettera trascorrono sette mesi, durante i quali la sua disperazione diventa sempre più profonda.
  • Werther si getta da una rupe in una notte burrascosa d’inverno, Jacopo si trafigge con un pugnale e aspetta per ore la morte.
  • Nella chiusura del Werther, il protagonista muore da solo (Nessun sacerdote lo accompagnò). Jacopo sarà invece seppellito dall’amico Lorenzo, sul monte dei pini piantati da suo padre e a lui tanto cari, sotto la cui ombra aveva sempre espresso il desiderio di voler riposare.

Analisi delle Ultime lettere di Jacopo Ortis

Ritornando all’analisi delle Ultime lettere di Jacopo Ortis, nell’opera sono presenti due tipi di passione: civile e amorosa. Verso la fine dell’Ottocento nasce un nuovo tipo di romanzo: il romanzo borghese, che segue una sorta di analisi psicanalitica del personaggio che gli permette di esprimersi in prima persona e raccontare direttamente quelli che sono i suoi pensieri e sentimenti. L’Ortis di Foscolo si muove in questa direzione e, a differenza del romanzo storico, in cui un narratore onnisciente racconta i fatti in maniera oggettiva, esprime idee, opinioni, interroga il lettore.

Foscolo, anticipando il romanzo borghese, svolge una sorta di indagine psicoanalitica del protagonista, favorita dal discorso in prima persona. Foscolo, così come Goethe, copre la necessità di esprimere le pulsioni più vere, per bocca dei suoi personaggi, e lo fa utilizzando il racconto diretto soggettivo. L’artificio della lettera permette al personaggio di raccontarsi in maniera intima al suo lettore, mostrandogli il suo mondo interiore. È proprio questa tecnica a stimolare la curiosità del lettore, il quale cerca di capire, nel caso dell’Ortis di Foscolo, cosa si raccontano Jacopo e Lorenzo.

In realtà, non si tratta di un dialogo vero e proprio tra due persone, in quanto non leggiamo alcuna lettera di Lorenzo. Lorenzo è presente all’interno del romanzo come un io oggettivo e funge da cerniera tra una lettera di Jacopo e un’altra. Egli mantiene un atteggiamento distaccato, per meglio esplicitare alcuni concetti e per fornire spiegazioni su ciò che Jacopo sta raccontando. Interventi di Lorenzo si trovano all’inizio e alla fine del romanzo, egli deciderà di pubblicare le lettere di Jacopo perché le riterrà necessarie agli uomini per riflettere sull’intensità e sull’onestà dei sentimenti.

Foscolo opta per questo tipo di struttura del romanzo perché il gioco tra io soggettivo e io oggettivo innesca un processo che è teso, soprattutto nella prima parte, a stimolare quella curiosità necessaria al lettore per legarsi al personaggio e conoscerne la storia. Il romanzo si apre con una lettera che Lorenzo Alderani rivolge al lettore e che ha la funzione di prenderlo per mano e accompagnarlo verso il centro della vicenda. Lorenzo invita il lettore ad assumere un atteggiamento di compassione nei confronti di Jacopo, poiché soltanto attraverso la compassione il lettore sarà in grado di comprendere le ragioni più profonde che spingono il protagonista a compiere determinate azioni, a volte inaccettabili, come il suicidio. Lorenzo sostiene la necessità, per il lettore, di assumere un atteggiamento empatico.

Le incursioni di Lorenzo permettono al lettore di non essere mai completamente immerso nella vicenda del personaggio. Questo artificio è proprio della tragedia classica, costituita da una parte testuale, dai dialoghi dei personaggi, dei quali si conosce la vicenda vera e propria, e da parti più ampie, affidate ai cori, in cui vi è un respiro, una spiegazione, una giustificazione di quello che avverrà. Anche il tragediografo classico avvertiva la necessità di creare uno stacco nell’azione e lo faceva attraverso i cori, che rappresentavano una sorta di accompagnamento e guida dello spettatore.

Un importante filologo, semiologo e critico letterario italiano, Cesare Segre, spiega che il rapporto io-tu tra il lettore e lo scrittore crea una particolare tipologia di immersione del lettore nel racconto. Quando questa immersione è supportata, incentivata, agevolata da forme che, per un attimo, deviano dal percorso per cui si sta procedendo, si crea una lettura più intensa.

Jacopo rappresenta una controfigura di Foscolo; egli è una funzione mimetica, perché in lui si mimetizza lo scrittore. Per Foscolo la voce di Jacopo è la sua stessa voce: Foscolo parla per bocca di Jacopo, attraverso Jacopo, Foscolo esprime principi etici e civili. La vicenda di Jacopo è tragica nel senso letterale del termine: egli, infatti, vive le sue emozioni con un’intensità tragica e le sue pulsioni producono drammi interiori che Jacopo non riesce a elaborare diversamente se non nella forma catartica per eccellenza.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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