Commedie plautine
Il discorso legato alla figura del servo, abbiamo analizzato la commedia Caputini. È una commedia molto particolare dove in questo caso il servo ha una dimensione assolutamente straordinaria ossia Tindaro è un servo libero, un servo che si fa portavoce di un sapere filosofico che è quello relativo alla filosofia ecumea in opposizione a quella storica, presentata da un altro personaggio della commedia che è invece il servo di campagna. Quindi soprattutto alcuni studiosi hanno voluto vedere questa commedia, quasi come l'intenzione da parte di Plauto di proporre un sapere filosofico ed eventualmente difenderlo proprio dando voce a questa figura del servitore.
Un altro caso emblematico è quello di questo servo che si chiama Messenione, che è uno dei due protagonisti dei Menecmi. È il servo di Menecmo secondo due, in questa commedia funziona che ci sono due gemelli che oltretutto si chiamano Menecmo entrambi, e entrambi hanno a loro seguito un servitore che è come sempre origine di inganni, equivoci e in questo caso questo servo resta in scena praticamente lungo tutta la commedia. Quindi è davvero centrale, è lui stesso che scioglie poi tutti quanti gli equivoci e permette l'incontro dei due fratelli e quindi la loro unione. È l'unico a conoscere l'antefatto ed è l'unico nel prologo proprio a presentare la gemellarità dei due personaggi divisi alla nascita, ed è l'unico quindi a tessere le fila dell'azione drammatica. Naturalmente per azione drammatica come si intende anche comica, l'azione drammatica è qualsiasi azione teatrale. Un'altra questione da sottoporre per chiudere è che il servo è l'unico personaggio in scena portatore di monologhi, cioè è l'unico a proferire dei monologhi e questo è importante.
Quello che avevamo già anticipato è che questi monologhi possono essere a parte, cioè possono avere la funzione di a parte, quindi di didascalie non solo funzionali all'azione, cioè magari lungo queste didascalie si raccontano dei fatti utili per capire la trama, ma sono anche delle didascalie cosiddette note registiche tra virgolette, perché la figura del regista non è ancora nata assolutamente. Bisogna attendere, si dice, l'inizio del '900, ma pare che almeno in Francia solo lì la prima regia nasca già nella seconda metà dell'800. Quindi, in ambito latino non c'è la figura del regista, c'è un dux regis tutto al più di questo autore di attori ma null'altro. Ecco però questo personaggio ha una funzione che va tutta nella direzione dell'organizzazione della messinscena del testo, cioè dentro la commedia spesso ci dà le informazioni riguardo più in generale la messinscena.
Ecco i monologhi dei servi plautini hanno diverse funzioni, diverse caratteristiche che sintetizziamo un po', perché ci dà la dimensione dell'importanza della figura del servo. Di solito, e questo è anche un elemento parodico, il servo nel proferire il monologo usa il linguaggio tragico, quindi un linguaggio aulico anche nella sua struttura e forma, oltreché nei suoi detti. Si ritrova a essere un doppio parodico dell'eroe tragico, addirittura Plauto lo fa parlare anche con i versi della tragedia proprio presi in prestito, e quindi come sempre quando si fa la parodia il tono viene rovesciato, lo stesso si passa da un genere all'altro quindi c'è l'idea di ribaltamento completo dalla tragedia andiamo alla commedia.
Questo schema del monologo è antichissimo, è un segno della tragedia e addirittura del poema epico. Pensiamo ad Omero che già in Omero troviamo questi personaggi che in momenti culminanti riflettono, se si legge l'Iliade e l'Odissea qualche stralcio sono ricche di monologhi ma lì dentro non sono di certo i servi a monologare, i servi non hanno parola hanno parola gli eroi quindi i signori, e durante questi monologhi il personaggio e così anche il servo plautino riflette sul da farsi, si interroga sul da farsi ed esprime le sue passioni che sono sempre opposte. Cioè si sa che l'eroe tragico è sempre travagliato sul da farsi anche perché come abbiamo detto, l'eroe tragico è sempre vittima del suo destino, cioè il tema della tragedia è il tentativo da parte di uno sventurato di superare, di rovesciare il destino cosa che poi chiaramente non accade si sa comunque essere un'azione punita, quindi c'è subito in questi a parte in questi monologhi dei servi un dialogo in senso parodico con la tragedia.
Comunicazione con il pubblico
Quindi Plauto comunica con il suo pubblico, presuppone che il pubblico conosca dei modelli di tragedia dei modelli greci, in particolare i modelli sono quelli di maggior modello quelli Euripide perché Euripide è colui che per la prima volta ci propone dei personaggi psicologicamente un po' più complessi. Se infatti sfogliamo Eschilo, Sofocle ed Euripide, ritroviamo che la maggior parte dei monologhi proferiti dagli eroi tragici sono presenti in Euripide, perché Eschilo e Sofocle prevedevano ancora dei personaggi piuttosto piatti.
Altro punto di questi monologhi plautini, è proprio la necessità dell'azione sono fondamentali perché precedono poi l'azione sempre scaturita dal servo sempre avviata dal servo, quindi si interroga e anticipa al pubblico l'azione con un linguaggio anche qui sempre molto tragico, molto alto e chiaramente ironico. L'ironia scatta nel momento in cui c'è un rovesciamento di tipo parodico, questi monologhi quindi ricalcano nel linguaggio la tragedia, il monologo tragico, ci sono anche molte metafore sono molto ricchi dal punto di vista proprio stilistico, si distaccano da tutto il resto della commedia che di solito come abbiamo già detto, ha uno stile realistico e piuttosto semplice. Addirittura potremmo dire che lo stile di Plauto può arrivare al punto di dover far ridere paratattico, per cui battute veloci, frasi brevi e incisive.
Meta teatro
Altra questione riguarda il meta teatro, quando si dice meta teatro, meta letteratura significa che si fa un discorso su quell'arte che tu stai usando, il meta teatro significa che il teatro stesso si pone dei quesiti e di solito fa proferire a un personaggio, un discorso sul teatro stesso. Cosa succede? Che questi servi nei loro monologhi molto spesso rompono l'illusione scenica o comunque svelano l'artificio, ci fanno capire che siamo a teatro magari svelando l'identità di un personaggio, o comunque rivelando l'antefatto di un'azione scoprono come dire le carte, c'è l'illusione della rottura scenica e più spesso anche questo viene effettuato rivolgendosi direttamente al pubblico questa rottura dell'illusione scenica. Stiamo parlando di un personaggio che si rivolge al pubblico dichiara di essere a teatro e dichiara di essere attore, e capiamo che un autore che fa rivolgere il proprio attore al pubblico è molto consapevole della sua arte, sta giocando evidentemente con l'arte drammaturgica non è una novità questa, non è stata inventata da Plauto quella di attribuire a un attore a un personaggio una funzione meta teatrale e dobbiamo ricordarci che già Aristofane lo faceva, se ci ricordiamo quando abbiamo parlato dell'uso delle macchine, ci ricordiamo relativamente che con Aristofane siamo sempre nella commedia, quindi il meta teatro lo ritroviamo più facilmente, quasi esclusivamente a questa altezza cronologica la commedia, la tragedia non rompe l'artificio, la commedia riflette sul genere.
Se ci ricordiamo abbiamo parlato di quella commedia di Aristofane dal titolo Pace, in cui Aristofane metteva proprio in scena in modo consapevole la macchina volo attribuendola ad un personaggio di umili origini anche quello era un personaggio un contadino deus ex machina. Tra l'altro molto spesso questi servi sono proprio coloro che sciolgono l'intrigo appaiono come deus ex machina con riferimenti metateatrali. È colui che stabilisce un rapporto con il pubblico, si rivolge direttamente al pubblico, quindi momento di riflessione e di dichiarazione dell'artificio teatrale dell'artificio scenico, del resto già il fatto che quasi sempre il servo sia colui che permetta, favorisca l'addizione di un personaggio è già indicativo di quanto sia il personaggio meta teatrale.
Possiamo dire quindi che per concludere ma l'abbiamo già anticipato il servo è il doppio dell'autore, è il doppio plautino dobbiamo andare sempre a leggere molto attentamente le battute del servo per vedere che cosa pensa Plauto che cosa davvero ci vuole dire oltre che naturalmente far muovere tutta quanta l'azione è il personaggio più creativo.
Concetto di commedia in Plauto
Possiamo dire che in Plauto il concetto di commedia corrisponde con quello di inganno, cioè la commedia è sempre un inganno positivo o negativo qui non c'è nessun giudizio di sorta, che deve essere disvelato e questo compito spetta al servo, è colui che ordisce l'inganno e pure lo sviluppa.
Teatro medievale
Innanzitutto dobbiamo capire che cosa intendiamo per Medioevo e poi capire che fine fa tutto questo mondo che ci ha accompagnati per più di un mese che fine fa? Viene ereditato se viene ereditato e come viene trasmesso, possiamo intitolare a mo di sintesi discorso con il seguente titolo senza inventare nulla, prendendo quello che dice il testo Allegri diremmo dal teatro alla teatralità, questi saranno dei concetti soprattutto quello di teatralità che ci interesseranno oggi in particolare. Innanzitutto per medioevo noi intendiamo come dire una realtà spazio e temporale vastissima questo è il punto, cioè il medioevo va dalla caduta dell' impero romano d'occidente fino alla scoperta dell'America cioè il 1492, una postilla fondamentale se si studia teatro è che questo generalmente in Italia in modo particolare del teatro, in Europa in realtà dal punto di vista drammaturgico il Medioevo arriva fino possiamo dire al '500 inoltrato.
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