Appunti del 5 dicembre 2019
Ci siamo lasciati con la supplica che richiede a sua volta un giullare in questo scritto del 1274, quindi siamo già in epoca tarda. Richiè ci propone una classificazione di questi performer, di questi artisti. Quello che per noi è importante di questa classificazione è il concetto di autore, perché Richiè fa un discrimine tra chi è autore, quindi un giullare di corte, un menestrello oppure un buffone o un cantastorie che, in qualche misura, è autore di un testo scritto, cantato, di una parola propria da un lato e, dall'altra, tutti quei giullari che sono burattinai, contorsionisti, vari acrobati che invece fanno merce del loro corpo. C'è piuttosto diretta questa separazione tra chi propone un'opera autoriale propria e chi di fatto esibisce il proprio corpo oppure si esibisce in numeri vari. Questo è fondamentale, quindi il giullare che è autore ha più dignità e di solito il giullare si fa autore quando riesce ad entrare a corte e trovare un signore che lo protegga e al contempo tra l'altro per il suo statuto di nomade.
Avremo modo di ritornare sulla figura del giullare perché è cruciale e avremo modo di sfumare meglio le sue caratteristiche. Intanto, questa è una delle tipologie attoriali del medioevo accanto a quella religiosa, formata da uomini della Chiesa di vario genere, da chierici a tutto il corpo ecclesiastico in generale. Esiste anche una terza categoria, quella dei normali cittadini, i cosiddetti dilettanti retribuiti più o meno per mettere in scena tutta questa spettacolarità medievale che vedremo. Abbiamo subito intuito che i due grandi filoni drammaturgici medievali sono quello del teatro religioso e quello del teatro profano, che corrono lungo il medioevo molto spesso incrociandosi. In realtà è molto difficile, soprattutto nel basso medioevo, distinguere queste due tipologie teatrali. Non posso chiamarli generi perché al loro interno comprendono vari generi, sono delle tipologie: da un lato il teatro religioso che è dato da drammi liturgici, misteri, miracoli, moralità; e dall'altro lato tutta quella caleidoscopica attività giullaresca che è laica, proprio profana, il mondo delle farse. Quindi tutto questo genere è dato da farse, testi comici rappresentati o da giullari o cittadini di vario genere.
Teniamo molto a questo: molto spesso la Chiesa accoglie del teatro profano. Molto spesso c'è un teatro di giullari di vario genere che entra nelle chiese. Il tipo di interpretazione medievale è simbolica, questa è una parola chiave in tutto, soprattutto per quanto riguarda il filone religioso: drammi liturgici, misteri vedranno degli attori che dovranno inscenare Dio, la Madonna, il Cristo, i diavoli, tutte le tematiche del Vecchio e Nuovo Testamento o, più latamente, tematiche bibliche. È chiaro che non prevedono l'immedesimazione, anzi nessuno si può immedesimare in Cristo o in Dio. Quindi tutto è legato alla cerimonia religiosa.
La posizione dell'attore, soprattutto in questo ambito religioso, è potremmo dire quasi più declamatoria. Lo vedremo e ce ne accorgeremo: che tipo di attore è? È più un attore che dice, che racconta la parola biblica, che non inscena qualcosa, cioè un attore spesso è immobile, è un declamatore appunto o canta la liturgia. Non deve recitare in modo troppo espressivo, ma è ovvio per due ragioni: la prima è vincolata dai contenuti che sono contenuti religiosi, biblici, quindi il pathos è negato, è fuori luogo; due, per forza. Abbiamo visto che tutta la cultura cristiana condanna le emozioni in scena, condanna un trasporto da parte del pubblico e ovviamente in primis dell'attore, che di solito è colui che trasmette qualcosa. Quindi, per quanto riguarda la drammatizzazione liturgica, l'attore deve agire nel simbolico e non deve comunicare emozioni, quindi immaginiamo che saranno anche attori dalla gestualità minima, assente, addirittura immobili perché non serve troppo muoversi, nemmeno entrano e escono di scena, cioè restano in scena anche quando non parlano o la loro battuta è terminata, lì restano sull'altare. Ma in fondo, se noi pensiamo anche alla nostra messa liturgica, se pensiamo attuale, ha dei momenti di rappresentazione recitativa, ma che comunque stanno pur sempre dalla parte della declamazione.
Oltre al dramma liturgico, che è il caso più emblematico del teatro religioso medievale anche perché è il primo a nascere intorno al X secolo d.C., esistono anche misteri e moralità, che hanno carattere pure religioso. Anche qui l'attore è simbolico. Anche in questo caso, per i misteri e le moralità, si tratta di corte grandiosi, i grandi spettacoli che coinvolgono anche centinaia di attori che si confondono con il pubblico, amatori in questo caso quindi non sono chierici. Per i misteri e i miracoli sono più i cittadini e qui riconosciamo la figura cosiddetta di un direttore della messa in scena, che funge un po' da regista e organizza lo spettacolo in sé. In questi casi, quelli dei misteri, delle moralità e miracoli, abbiamo proprio quella confusione tra attori e pubblico. Abbiamo quello spettacolo di piazza che vede una partecipazione generale del pubblico che si mescola proprio all'attore, che entra in scena e questo non scandalizza la cultura medievale. Non è un problema se il pubblico e l'attore siano una cosa unica, non siano separati, o meglio, o anche che la scena e il pubblico, quella che una volta era la cavea fissa, siano mescolati, siano mobili anche perché molto spesso questi spettacoli sono costituiti da carri in movimento, da scenografie attorno alle quali il pubblico si muove. Questo è vero per i misteri, miracoli e moralità ma non per il dramma liturgico molto meno perché il dramma liturgico prevede comunque una presenza piuttosto fissa adibita a scena che è data dall'altare, di solito è lì sull'altare che succede qualcosa e il pubblico è il pubblico dei fedeli come si vede oggi durante la messa.
In generale comunque c'è una scarsa distinzione tra il pubblico e l'attore, tra la scena e la cosiddetta platea e questo è quello che ci porta ad una certa visione di teatro non teatro, di teatro teatralità. Mentre, come ci ricordiamo in Grecia e a Roma, oltre ad esistere dei luoghi ad hoc per fare teatro, quei luoghi erano molto codificati e prevedevano una tripartizione o bipartizione del luogo scenico molto rigida, molto precisa. Questo ci informa di qualcosa: questa confusione nel senso di fusione tra pubblico, attore, scena e luogo del pubblico ci informa del fatto che la teatralità medievale è inserita nella quotidianità, non è un momento a parte, quindi istituzionale, quindi non ha una sua istituzionalità autonoma. Il teatro non è altro dalla realtà momento rispetto alla quotidianità, lo abbiamo già detto. Il teatro si confonde con la festa cittadina più o meno laica o religiosa, questo significa che il teatro ha perso di statuto proprio.
Ciò non significa che sia scomparso, siamo qui a parlarne vedremo dei generi. Anzi, è molto vivace ma non ha più una sua autonomia, non a caso il teatro rinasce nel medioevo se parliamo di dramma liturgico dentro riti religiosi, i riti cristiani o comunque dentro viceversa comunque di festività cittadine, quindi in concomitanza, quindi altro. Ecco, questo a dire che la materia che studiamo, i generi che studieremo, soprattutto quello del dramma liturgico, può essere un oggetto di studio di una storia delle religioni, cioè questo tipo di spettacolo può essere definito come tale, è un momento religioso, anche se lo ripetiamo accanto a questo momento di spettacolo religioso esiste tutto un grandissimo teatro profano che va a mescolarsi.
Parliamo del dramma liturgico, di questo genere teatrale medievale. Perché iniziamo con il dramma liturgico? Perché è il primo germe proprio cronologicamente, è il primo germe di teatralità non di teatro, che si affaccia sul medioevo. Quindi l'origine del teatro medievale è rintracciabile dentro il dramma liturgico, che è inserito nel rito religioso cioè nella messa. Proprio quel rito che noi oggi vediamo con altre regole e codici, lì c'è la prima forma di teatro medievale. Di fatto che cos'è? Nasce come un breve dialogo cantato, breve dialogo cantato che gli studiosi chiamano...
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