Lezione 1 02/03/2021 Prof. Graffi
Abbiamo due distinzioni:
1. Economia aziendale (business) spiega com’è organizzata la vita di un’impresa (strategie di
marketing, ecc.).
2. Economia politica (economics) vera e propria scienza economica. Studia il modo in cui un
paese, una collettività, organizza la sua vita economica, il funzionamento economico di una
collettività; ossia in che modo un paese alloca le risorse scarse a disposizione per soddisfare i
bisogni della popolazione.
Viene effettuato con due approcci differenti:
2.1. Microeconomia (neoclassica): analizza, comprende e spiega i meccanismi che regolano le
scelte economiche dei singoli individui mercato privato.
2.2. Macroeconomia (keynesiana): analizza, comprende e spiega i complessi meccanismi che
regolano il funzionamento di un’economia nazionale e delle variabili aggregate che ne
sintetizzano il funzionamento (ad es. PIL, import/export)
NB: non il singolo individuo, ma l’insieme di più individui.
Tutti i comportamenti aggreganti vengono giustificati da un’analisi individuale, motivo per cui
senza microeconomia non esiste alcuna macroeconomia.
La descrizione dei meccanismi viene effettuata ricorrendo a “leggi economiche”; è una regolarità di
comportamento che descrive una relazione di causa-effetto tra due o più fenomeni economici
rappresentati mediante variabili economiche.
In base al rapporto di causa-effetto possono essere:
A. Positive o direttees. legge del consumo; quantità e prezzo.
Y= reddito famiglie C= spesa per consumi famiglie
⇒ ⇒
Se Y C ; se Y C
È una relazione positiva (diretta); si può dire che C varia positivamente al variare di Y, ossia che
Y
C è funzione positiva di YC= F( )
+¿
¿ OFF
P = prezzo unitario vendita prodotto x = quantità offerta prodotto x
Q
x x
)
OFF OFF
⇒ ⇒
Se P e viceversa (P
Q Q
x x
x x P x
OFF
Anche questa è una relazione positiva! = F( )
Q +¿
x ¿
B. Negative o inverse es. domanda e prezzo; tasso di interesse e spesa per gli investimenti delle
imprese (spesa che le imprese sostengono per acquistare beni capitali, come macchinari,
impianti, ecc.).
DOM
P = P unitario di acquisto prodotto x = quantità domandata prodotto x
Q
x x
DOM DOM
⇒ ⇒
)
Se P e viceversa ( P
Q Q
x x
x x
P x
DOM
È una relazione negativa! = ( )
Q −¿
x ¿
i= tasso interesse I= spesa per investimenti imprese
⇒ ⇒
i I ; i 1
i
È una relazione negativa! I= F( )
−¿
¿
NB: oltre al segno della relazione, sarà importante anche l’intensità della relazione, ossia quanto
è forte il legame causa-effetto tra i due elementi.
Esistono diverse tipologie di relazione in base all’intensità:
I. Relazione lineare l’intensità è costante.
II. Relazione non lineare l’intensità varia.
Il segno, all’interno del grafico, rappresenta l’inclinazione positiva o negativa della curva
rappresentante la relazione; l’intensità è rappresentata dalla pendenza della curva.
CT
CT (costo totale)
OFF
Q x Pendenza decrescente Pendenza crescente
Pendenza costante
Come si rappresenta una legge economica?
Si possono utilizzare delle parole, ma è troppo prolisso; motivo per cui si può rappresentare
analiticamente (mediante una equazione matematica) o graficamente (mediante una curva nel piano
cartesiano).
Esistono 3 tipologie di leggi economiche:
1. Definizioni/Identità sono sempre vere e matematicamente rappresentabili come identità,
non come equazioni vere e proprie. Possono avere una rappresentazione grafica.
∙
RT (ricavo totale)= P Q
x x x
TT (profitto economico)= RT – CT (costo totale produzione)
DA (domanda o spesa aggregata)= C + I + G + EXP – IMP
C= spesa delle industrie
I= spesa delle famiglie
G= spesa pubblica decisa dal governo (variabile esogena)
2. Leggi di comportamento (relazione causa-effetto) esprimono l’esistenza del legame di
causalità tra due o più variabili economiche. Associate al concetto matematico di funzione.
Possono essere rappresentate analiticamente mediante un’equazione matematica, cioè
un’espressione matematica che descriva la relazione di causalità esistente tra due o più
variabili economiche. Abbiamo una variabile dipendente (o effetto) e una indipendente (o
causa). C= variabile dipendente Per rappresentarle matematicamente si
Y cerca di utilizzare l’equazione
C= F( )
+¿ Y= variabile indipendente
¿ matematica più semplice e lineare
Y
Esempio 1: C= F( ) C= 1000 + 0,8Y
+¿
¿ 2
⇒ ⇒
Se Y= 0 C= 1000 + 0,8(0) C= 1000 + 0 C= 1000
⇒ ⇒
Se Y= 1000 C= 1000 + 0,8(1000) C= 1000 + 800 C= 1800 (Y C)
⇒ ⇒
Se Y= 500 C= 1000 + 0,8(500) C= 1000 + 400 C= 1400 (Y C)
È un’espressione analitica (il più semplice possibile) che descrive la relazione positiva tra Y
e C. P x
DOM DOM
Esempio 2: = F( ) = 100 – P
Q Q
−¿ x
x x
¿
DOM DOM
⇒
Se Y= 0 = 100 – 0 = 100
Q Q
x x )
DOM DOM DOM
⇒
Se Y= 50 = 100 – 50 = 50 (P
Q Q Q
x
x x x
DOM DOM DOM
⇒
)
Se Y= 30 = 100 – 30 = 70 (P
Q Q Q
x
x x x
È l’espressione analitica più semplice possibile che descrive la relazione negativa esistente
DOM
tra P e .
Q
x x
3. Condizioni di equilibrio
(NB: concetto di equilibrio situazione nella quali gli agenti economici sono soddisfatti e
non hanno quindi incentivo a modificare le proprie scelte (stabile)).
L’obiettivo di ogni teoria/spiegazione economica è identificare la situazione di equilibrio,
individuando le conduzioni che la determinano. Occorre dimostrare che l’equilibrio esiste e
che sia stabile, cioè che il comportamento economico spinga a raggiungerlo, qualora non sia
in equilibrio.
Esempio tipico di una condizione d’equilibrio è quella che individua l’equilibrio di un
DOM OFF
generico mercato: = . Un qualunque mercato è in equilibrio quando la
Q Q
x x
domanda è uguale all’offerta per il generico prodotto scambiato in quel mercato.
Un altro esempio (microeconomia): BMA = CMA il bisogno marginale è uguale al costo
marginale dell’unità aggiunta.
Le leggi del secondo punto possono essere rappresentate mediante una curva sul piano cartesiano,
mettendo sugli assi le due variabili. Le curve sono utilizzate per visualizzare la nostra legge
economica. Qualunque equazione lineare è rappresentabile con una retta.
Y ⇒
C= F( ) C= 1000 + 0,8Y
+¿
¿ Il 1000 è il termine noto e identifica
l’intercetta verticale; 0,8 è la pendenza
della retta.
3 P x
DOM DOM
= F( ) =
Q Q
−¿
x x
¿
100 – P x
Prende il nome di curva di domanda
Abbiamo una distinzione tra:
1. Movimenti lungo la curva se
consideriamo la relazione di
causalità principale (al variare
della variabile indipendente, varia
anche quella dipendente).
2. Spostamenti della curva
possono esistere delle altre
variabili che possono influenzare
la nostra variabile
effetto/dipendente, chiamate
variabili causa “terze”.
Supponete che esistano beni concorrenti per i consumatori (coca e pizza) e il prezzo di Y cresce, io
cosa sono spinto a fare? Se sale il prezzo della pizza comprerò più Coca-Cola indipendentemente da
quanto costa la coca aumento della domanda (idem viceversa).
Lezione 2 04/03/2021 Prof. Graffi
Modelli economici
Gli economisti descrivono il funzionamento dell’economia nazionale (macro) e le scelte
economiche individuali (micro) mediante modelli, che vengono studiati dall’econometria.
Un modello è una struttura logica costituita da un insieme di leggi economiche tra loro coerenti,
mediante il quale si descrive in maniera semplificata i meccanismi economici (complessi) che
regolano il funzionamento economico nazionale e le scelte economiche individuali. All’interno di
un modello dobbiamo individuare le variabili endogene (il cui comportamento è spiegato dal
modello) e quelle esogene (il cui comportamento non è spiegato dal modello, ma che variando
fanno variare le variabili endogene; es. pandemia).
L’obiettivo è quello di spiegare come si determina l’equilibrio delle variabili endogene per un dato
valore di quelle esogene e spiegare come e perché l’equilibrio identificato si modifica al variare
delle variabili esogene. NB: poiché ogni legge economica del modello è rappresentata
analiticamente da un’equazione e graficamente da una curva, allora ogni modello è rappresentabile
4
analiticamente da un sistema di equazioni (soluzione = equilibrio) e graficamente (soluzione =
equilibrio = intersezione tra le curve) da un sistema di curve.
Un esempio è il modello che descrive il funzionamento del mercato relativo a un generico prodotto
(prodotto x).
Leggi: P x
DOM
1. Legge della domanda relazione negativa. = F( )
Q −¿
x ¿
P x
OFF
2. Legge dell’offerta relazione positiva. = F( )
Q +¿
x ¿
DOM OFF
3. Condizione di equilibrio. =
Q Q
x x Matematicamente, sostituisco la 3.
o nella 1. o nella 2.; sistema di 2
equazioni in 2 incognite: P e Q, le
due variabili endogene. Determino
P e Q di equilibrio: P* e Q*.
P è in asse verticale perché è una
x
convenzione, in questo caso la
variabile endogena più importante.
Le variabili esogene vengono
rappresentate tramite lo
spostamento della curva.
Abbiamo due variabili: prezzo e
quantità. La domanda è una curva
inclinata negativamente, l’offerta è
una curva inclinata positivamente.
L’intersezione delle curve è
a
l’equilibrio del mercato (soddisfa la 3 condizione.
Le variabili P e Q sono variabili endogene (SEMPRE).
Principi base delle microeconomia
La microeconomia è la teoria delle scelte economiche individuali, nasce nell’ ‘800 con l’obiettivo
di dimostrare matematicamente le parole di Adam Smith, il quale afferma che il libero agire
economico degli individui, giudato dal loro interesse personale, è regolato dalla “mano invisibile”,
che oggi chiameremo forze del mercato (legge domanda-offerta), conduce al massimo benessere
economico-sociale, e che quindi il sistema capitalista sia il migliore possibile.
La microeconomia che studiamo è una teoria che cerca di comprendere e spiegare le scelte
economiche individuali (di singoli agenti economici, gruppi di singoli agenti, consumatori o
imprese).
Teoria dell’equilibrio economico generale ossia quando Nmercati sono in equilibrio
simultaneamente. Questo equilibrio esiste, è stato dimostrato, e garantisce il massimo benessere
economico possibili. Si creano, però, principalmente due problemi con questo sistema:
1. Le condizioni sono spesso molto estreme e non facilmente realizzabili.
2. Sarà anche efficiente, ma non è equo.
Interviene così lo stato per regolamentare l’economia.
Abbiamo due cateogorie di agenti economici:
Consumatore: colui che chiede il prodotto.
5
Imprese: coloro che vendono il prodotto.
Tutte le nostre decisioni sono economiche perché siam chiamati a decidere in condizioni di risorse
scarse (date e limitate), ossia denaro e tempo.
A. Si considera un agente economico rappresentativo. Un generico consumatore o una
generica impresa, che rappresenti quindi la collettività sul mercato.
Consumatore: max utilità (soddisfazione), U
Impresa: max profitto economico, TT
B. Si considera un agente economico massimizzante. Prende le proprie decisioni con un
obiettivo: usare nel miglior modo possibile le risorse farse per ottenere la massima
soddisfazione dal consumo.
C. Si considera un agente economico razionale. Se prende decisioni in base ad un’analisi
“costi-benefici”.
Individua, calcola e confronta tutti i costi e i banefici insiti nella sua scelta e decide di “fare
x” se e solo se gli conviene, ossia se e solo se B(x)>C(x) (i benefici derivanti dal fare x
superati i costi di fare x) ottiene così un beneficio netto o un surplus psitiviìo, pari B(x)-
C(x)>Ø.
D. Si considera l’agente economico egoista. Considera solo i costi e i benefici che lo
riguardano direttamente.
Applicare un’analisi costi/benefici alle proprie decisioni economiche non è banale, occorre
identificare i costi e i benefici legati alla scelta e considerare solo quelli rilevanti è facile
commettere errori.
Perché è facile commettere degli errori? I benefici espliciti sono facilmente identificabili (es.
somma di denaro guadagnato), ma non sempre i benefici sono espliciti, la maggior parte sono
benefici di tipo implicito (“vi ho pagato per venire qui a lezione? No”)
Beneficio B(x)
esplicito: somma di denaro in avere (reddito percepito, prezzo ricevuto).
Implicito: valore che io attribuisco a fare x quale è il prezzo massimo (P che sono
MAX)
disposto a pagare per avere x (indica quanto vale per me il bene e quindi il suo beneficio
per me) legato al Prezzo di riserva del consumatore, cioè il prezzo massimo che il
consumatore è disposto a pagare per avere il bene.
Costo C(x)
Esplicito: somma di denaro in dare (prezzo che pago, valore delle risorse che utilizzo).
Implicito: costo che io attribuisco a fare x (fastidio/noia/rischio che comporta per me)
quale è il prezzo minimo(P ) che gli altri mi devono pagare affinchè io sia disposto a
MIN
fare x (indica il costo che ha per me) legato al Prezzo di riserva dell’impresa, cioè il
prezzo minimo, pari al suo costo di produzione, a cui l’impresa è disposta a
produrre/vendere un determinato prodotto.
Come stabilisco il beneficio implicito? È il valore attribuito dalla persona stessa, come faccio,
quindi, a quantificarlo? Mi pongo la domanda: quale è il prezzo massimo che sono disposto a
pagare per fare quella cosa? Quando io identifico il prezzo massimo, identifico automaticamente il
valore che ha per me quella cosa e quindi il beneficio che ne ricavo. (lo troveremo nel prezzo di
riserva del consumatore, ossia il prezzo massimo del consumatore che è disposto a pagare per il
bene x).
Un ragionamento simile lo possiamo applicare per i costi. Possiamo avere un costo esplicito (es.
somma che pago o risorse utilizzate), più problematico è, invece, identificare un costo implicito (se
accompagni i tuoi a fare la spesa, non hai costi espliciti, ma ti annoi, sprechi tempo, quelli sono
costi impliciti). 6
Come quantifico i costi impliciti? Mi pongo la domanda: quale è il prezzo minimo che gli altri mi
dovrebbero pagare perché io sia disposto a fare quella cosa? Il prezzo imposto è il costo implicito
che io sono disposto a pagare (lo troveremo nel prezzo di riserva dell’impresa, ossia il prezzo
minimo pari al suo prezzo di produzione, a cui l’impresa è disposta a produrre e vendere un
determinato prodotto).
Tipi di errori possibili:
Primo tipo di errore: non considerare come rilevanti i costi impliciti che, invece, sono
rilevanti. Questo ci porta ad introdurre il concetto di costo-opportunità: tendenzialmente
abbiamo alternative e dobbiamo sempre individuare nel nostro processo decisionale, quella
che è la migliore alternativa possibile a x (o faccio x o faccio y), individuiamo in Y la
migliore alternativa ad X, ed identifichiamo B(y) come il beneficio a fare y, a cui io rinuncio
per fare x; ed è chiamato “costo-opportunità di x”. Non considerare l’esistenza di questo
costo implicito è un errore.
ESEMPIO:
abbiamo due alternative:
x= andare la domenica a sciare.
y= andare a lavorare nel negozio sotto casa e guadagnare.
B(x)= 60€ B(y)= 40€
C(x)= 30€ C(y)= 0€
Supponiamo che io prenda la mia decisione di andare o no a sciare senza considerare y e
quantifico il beneficio di andare a sciare e lo stimo a 60€; il costo implicito mi rendo conto
che, però, in realtà è 30€. Se non considero il costo-opportunità di x=B(y)= 40€, allora
B(x)>C(x) 60>30, quindi faccio x. La scelta, però, è sbagliata, se considero anche y, dove
non ci sono costi né impliciti né esplicit, mi paga 40€, se io rinuncio a fare y per fare x,
quello è un costo.
B(x)= 60€
C(x)= 30+40=70
C(x)>B(x) e non dovrei fare x ma y.
Secondo tipo di errore: considerare nel mio processo come rilevanti dei costi espliciti che
invece rilevanti non sono. I cosiddetti costi fissi o non recuperabili. Questi costi non
dovrebbero mai entrare nelle mie scelte.
ESEMPIO:
vogliamo andare a Firenze, decidere se andare in auto o treno, distanza 300km.
X= auto.
Y= treno.
B(x)= B(y)
C(y)= 50€
C(x)=?
Identifico il beneficio per andare in auto o treno, non ci sono particolari costi impliciti,
quello che conta è il costo esplicito. Andare in treno= 50€, costi auto
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