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ISTITUZIONI DI DIRITTO ROMANO

PERIODIZZAZIONE STORICA

Quadro cronologico

- Periodo arcaico: civitas quiritaria  753 – 367 a.C. modo di produzione

arcaico

- Periodo preclassico: res publica romana  IV – I sec. a.C. modo di

produzione

- Periodo classico: res publica universalis  I sec. a.C. – III sec. d.C. schiavistico

- Periodo post-classico: assolutismo imperiale  III – VI sec. d.C. m. di prod. Tardo -

antico

Nel nostro corso di studi l’esperienza giuridica romana presa in considerazione occupa un arco

temporale che va dall’ottavo secolo a.C. al sesto secolo d.C.

Il primo periodo di cui ci occupiamo è il periodo del rex arcaico, periodo incentrato sulla figura del

rex che, come sottolinea il giurista Pomponio, nei primi tempi di Roma aveva pieni poteri, salva la

collaborazione di un’ assemblea senatoria (dei maggiorenti cittadini) e di un’assemblea popolare

costituita su base territoriale (comitia curiata), che non aveva funzioni deliberative o elettive, e che

si riuniva, di norma, per dare pubblicità a certi atti di manifestazione ed esercizio del potere, ivi

compresa la designazione del nuovo rex. Essa era destinata a perdere sempre più importanza a

vantaggio di una nuova assemblea su base censuaria (comitia centuriata).

Dopo la reggenza di Tarquino il Superbo, comincia la repubblica, caratterizzata dalla magistratura.

Il periodo della repubblica viene definito periodo del populus, stabilizzatosi nel quarto secolo a.C.

ed entrato in crisi nell’ultimo secolo a.C. La repubblica era legata al prevalere dei comizi centuriati

con poteri attivi di deliberazione e di elezione; era caratterizzata dall’emergere di altre assemblee

popolari con poteri anche qui attivi, ma sulla diversa base dell’estrazione sociale (concilia plebis) o

della distribuzione territoriale della popolazione (comitia tributa). I consoli erano la massima

magistratura e sostituivano il re. Erano due, rimanevano in carica per un anno, venivano eletti dai

comizi e avevano 24 littori (cioè soggetti che camminavano davanti a loro e che portavano, intorno

alla vita, una cintura con cui legare gli individui indicati dal console. Dal verbo latino “ligare”, cioè

legare, deriva il termine littori). Successivamente, inoltre,

vennero istituite nuove figure di magistrati e tra queste vi è il pretore (“pretor”, colui che sta

davanti). Egli era subordinato ai consoli, ma con essi condivideva l’imperium, cioè il potere di

comandare l’esercito. Originariamente vi era un solo pretore, il pretore urbano, ma dal momento in

cui Roma iniziò ad espandersi e a venire in contatto con popolazioni straniere, emerse la necessità

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di regolare le controversie eventualmente sorte tra cittadini romani e cittadini stranieri, e per

questo, nel 242 a.C., per la prima volta venne nominato il pretore peregrino. Alla fine del loro anno

di carica, i pretori potevano vedere il loro imperium prorogato tramite l’assegnazione, a questi,

della gestione di alcune province extra-italiche. Ma il ruolo dei pretori era importante soprattutto

a livello giuridico: poteva accadere che il pretore introducesse, nel suo editto, una tutela giuridica

ad una situazione che, fino a quel momento, ne era sprovvista a livello di ius civile.

Tra gli altri magistrati vi erano poi gli edili, cioè, dei funzionari preposti allo svolgimento di specifici

e determinati compiti in ambiti differenti (Edili curili, edili urbani ecc…).

Nel I secolo a.C. la Repubblica cominciò a cedere: si affermarono, infatti, forti poteri personali dei

personaggi politici più influenti che, facendosi interpreti dei bisogni delle masse meno favorite

(fazione dei populares) o della necessità di mantenere il controllo nelle mani delle principali e più

ricche gentes che controllavano il Senato (fazione degli optimates), portarono a diverse guerre

civili in seguito alle quali Gaio Giulio Cesare divenne Re indiscusso di Roma. L’uccisione di

Cesare, il 15 marzo 44 a.C., determinò una situazione politica ambigua, caratterizzata da due

fazioni opposte: i cesariani e gli anticesariani. Aspirante continuatore della politica

cesariana fu Marco Antonio, il quale, inizialmente, riuscì ad ottenere alcuni successi, ma i suoi

piani furono poi ostacolati da Gaio Ottavio, pronipote e figlio adottivo di Cesare che prese poi il

nome di Gaio Giulio Cesare Ottaviano. Egli, venendo dall’Oriente, sconfisse Marco Antonio e il suo

alleato Lepido, i quali si rifugiarono nella Gallia Narbonense. Ottaviano, allora, approfittando del

vuoto di potere, assunse il comando dell’intero esercito e si fece eleggere consul suffectus

(sostituto del console ordinario). In questa posizione di forza, Ottaviano decise di instaurare con

Lepido e Antonio il secondo triumvirato (alleanza di tre uomini), al quale si conferì legittimazione

costituzionale per cinque anni. Ma la situazione non rimase pacifica a lungo: dopo l’esautorazione

di Lepido, vi fu lo scontro definitivo per il potere tra Ottaviano e Antonio. Lo scontro si concluse con

la Battaglia di Azio nel 31 a.C. a favore di Ottaviano e, perciò, da quel momento in poi, egli iniziò a

tradurre in forme “costituzionali” il suo formidabile potere. Iniziò così il periodo del principato

caratterizzato dal Princeps come nuova fonte del potere.

Gli ultimi due periodi di cui ci occuperemo durante i nostri studi sono quello del “Dominato” e quello

dell’ ”Impero bizantino”. Il periodo del Dominato iniziò alla fine del terzo secolo d.C. e si rafforzò

dopo la divisione dei territori imperiali nelle due parti: d’Occidente e d’Oriente. Esso era

caratterizzato da un potere illimitato e verticistico. Il periodo dell’impero bizantino, invece, ha

riguardato solo la parte dell’impero d’Oriente, con capitale Bisanzio, specialmente dopo il 476 d.C..

Sin dal 330 d.C., quando Costantino aveva inaugurato la nuova capitale, trasferendo la corte da

Roma a Costantinopoli, la sede degli imperatori era cambiata. La caduta dell’impero d’Occidente

aveva dimostrato come, invece, l’impero d’Oriente fosse più stabile e in grado di resistere alle

minacce dei barbari. Costantinopoli era considerata la “nuova Roma”, mentre Roma era diventata

la città del paganesimo, destinata ad un’inarrestabile decadenza; Costantinopoli era influenzata

soltanto dalla cultura cristiana. Sulla base di

tutto ciò si comprende come gli imperatori d’Oriente abbiano iniziato a considerarsi gli unici eredi

legittimi del grande impero romano classico, così come rivitalizzato dalla luce di Cristo.

Pienamente conscio di questo ruolo fu Giustiniano, il quale proseguì con le armi la riconquista

dell’occidente, con la diplomazia l’unità della fede e la pace religiosa, con la grande compilazione

giuridica, il riordinamento del diritto (arma et leges). Tuttavia, sia dal punto di vista religioso che

militare, i successi di Giustiniano si rivelarono effimeri: la sua unica vera vittoria fu quella in materia

di leges dato che contribuì a formare la tradizione giuridica occidentale.

La sfera economica

1. Nel mondo antico esisteva un rapporto immediato fra produzione del bene e consumo, essendo

fondamentale il valore d’uso di un bene ed essendo presente, ma non indispensabile, lo scopo di

trarre da esso profitto. Il rapporto con la terra implicava l’esistenza di gruppi parentali fortemente

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“gerarchizzati” al loro interno; la schiavitù non costituiva ancora un fenomeno di massa, e, infatti,

era prevalente la c.d. “schiavitù domestica”. Questa prima fase economica viene qualificata come

“età del modo di produzione arcaico”.

2. La seconda fase dell’economia romana è riconducibile al c.d. “modo di produzione schiavistico”

ed è collocabile fra il terzo/secondo secolo a.C. e il secondo/terzo secolo d.C., cioè nel periodo che

comprende la tarda repubblica e tutto il Principato. L’aggettivo “schiavistico” sta ad indicare che, in

questa fase, gli schiavi iniziavano ad assumere un ruolo centrale, diventando quasi il motore della

realtà economica: diventano i principali strumenti di intermediazione e di scambio, e la causa di

tale trasformazione va trovata nell’espansione territoriale di Roma. La conseguenza era che

l’approvvigionamento degli schiavi si realizzava, ormai, su larga scala, al di fuori dell’ambito

domestico, e cioè come bottino di guerra, di conquista e quant’altro.

In questo periodo, accanto all’aristocrazia di marca patrizio-plebea, emerse un nuovo ceto: il c.d.

“ordine equestre”, che traeva la sua forza politica, e ancor prima economica, dall’attività di scambio

e di commercio svolta in modo pianificato e disteso.

3. Con il passaggio dal Principato al Dominato, e poi all’Impero bizantino, prese piede la fase

economica del “modo di produzione tardo-antico”, che vide estendersi il fenomeno latifondista, con

una indubbia accentuazione e stabilizzazione di certi caratteri già presenti, in qualche misura,

nell’epoca anteriore.

Focus su Ottaviano

I poteri progressivamente attribuiti ad Ottaviano dal Senato costituiscono il fondamento giuridico

della potestà normativa imperiale, ma giustificano anche la nascita del nuovo sistema processuale:

la cognitio extra ordinem (sistema senza formule), il processo di età imperiale, che,

inizialmente, si affiancò al processo formulare e che poi lo soppiantò del tutto, sia nella prassi

metropolitana sia in quella delle province. Sulla base di questa nuova forma di processo, il giudice

non era più un cittadino privato, ma un funzionario statale retribuito attraverso le spese

processuali. Ma oltre a questo

intervento di carattere giuridico-processuale, Ottaviano è noto anche e soprattutto perché

produsse un lento svuotamento delle vecchie strutture repubblicane, a favore della nuova

posizione dominante del Principe, cosa che diventa palese proprio nel momento in cui egli inizia ad

acquisire potestà normativa e, quindi, la facoltà di produrre diritto. Egli, infatti, previde la possibilità

di poter intervenire, anche in prima persona, con la produzione diretta di precetti e di regole

contenuti nelle Costituzioni particolari, ovvero atti normativi che non si rivolgevano all’intero popolo,

come accadeva con le Costituzioni generali, ma a destinatari specifici. Diventa egli stesso fonte del

diritto. Al di là della facoltà di

produrre diritto, Ottaviano si fece attribuire anche diversi titoli, tra cui quello di “imperator”, termine

che si utilizzava per identificare il comandante dell’esercito vittorioso. Nel 27

a.C. gli venne attribuito l’appellativo di “Augustus”, che non rimandava solo alla sua auctoritas, ma

che stava anche ad indicare il carattere semi-divino della sua persona.

Nel 23 a.C. Ottaviano si fece attribuire dal Senato, oltre che la tribunicia potestas, anche il potere

di governare sui territori delle province extra-italiche: l’ ”imperium maius et infinitum”: si trattava di

un potere “maius”, perché superiore a quello di tutti gli altri proconsoli e infinitum sia nel tempo che

nello spazio perché non vi era né un limite di estensione né un limite temporale al suo esercizio.

Ottaviano Augusto, infine, si autoproclamava “garante e protettore della Repubblica”, ma la verità è

che il processo di destrutturazione dall’interno del sistema repubblicano non veniva messo in atto

solo in ambito giuridico, ma in qualsiasi settore della vita della Repubblica, e dunque, benché

ufficialmente si schierasse a sua difesa, in realtà egli voleva distruggerla per poter assumere il

controllo su tutto l’impero. Prova della sua interna volontà di dissolvere la Repubblica era ad

esempio il fatto di aver consentito l’entrata dell’esercito a Roma, cosa gravissima, ma anche l’aver

schierato l’esercito dei pretoriani sotto la propria abitazione. Egli finse di essere il garante della

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Repubblica: apparentemente mantenne l’edificio della repubblica, ma di fatto lo scavava

dall’interno.

I poteri che Ottaviano Augusto riuscì ad acquisire vennero trasmessi integralmente ai suoi

successori attraverso l’approvazione senatoria e popolare della c.d. Lex de imperio Vespasiani che

sostanzialmente affermava: “quod principi placuit, legis habet vigorem”, cioè “ciò che piace al

Princeps ha forza di legge”. Poiché con la Lex de imperio il Senato gli trasferiva tutto il suo

imperium e la sua potestas, il Principe poteva fare qualsiasi cosa ritenesse necessaria per il bene

della cosa pubblica. L’esautoramento della grande esperienza

repubblicana delle leges rogatae e dei plebiscita fu realizzato in modo indolore, quasi proposto

come decesso naturale di qualcosa di vecchio e superato, ma in realtà fu il frutto di un disegno

politico perseguito nel tempo, perché con il venir meno dell’attività comiziale prese piede, in

sostituzione, una funzione precettiva del Senato quale organo che, per la sua maggiore

“controllabilità” e “malleabilità”, dava sicuro affidamento sulla produzione di regole e precetti

secondo il volere del Principe.

Ma le leges rogatae e i plebiscita non furono le uniche istituzioni repubblicane ad essere

esautorate: il senatusconsultum smise di essere una fonte del diritto basata sulla deliberazione del

Senato e divenne una sorta di riconoscimento espresso e formale del volere del Principe: la

deliberazione del Senato si ridusse semplicemente alla traduzione in termini ufficiali della volontà

del Principe e venne denominata “oratio principis in senatu hàbita”.

Da “Formazione e vicende di un’opera illustre”, L. Maganzani

CENNI SUL CONTESTO STORICO-POLITICO DELL’IMPERO D’ORIENTE

L’impero romano d’Occidente e l’impero romano d’Oriente, a partire dalla loro separazione, nel 476

d.C., vissero due destini separati, e le cause di ciò sono ascrivibili, per lo più, a questioni di

carattere economico, politico-religioso e, infine, militare:

• QUESTIONI ECONOMICHE

Grave crisi economica: già dalla fine del IV secolo l’economia era basata sui soli prodotti

della terra. Andava diffondendosi il latifondo.

• QUESTIONI POLITICO-RELIGIOSE

A partire dal 330 d.C., da quando, cioè, Costantino aveva trasferito la capitale dell’impero

da Roma (Occidente) a Costantinopoli (Oriente), si era verificato un crollo della rilevanza

politica dell’Occidente: Roma iniziava ad essere vista come la patria del paganesimo, i suoi

monumenti venivano disprezzati, cadeva sotto le invasioni barbariche, mentre

Costantinopoli si affermava come patria del cristianesimo, il quale iniziava ad imporsi non

solo sul piano religioso, ma anche sul piano culturale.

In Oriente, inoltre, Giustiniano partecipò agli scontri tra monofisiti (coloro che erano convinti

che Dio avesse un’unica natura, quella divina) e duofisiti (coloro che ritenevano che Dio

avesse sia una natura divina sia una natura umana). Fece una strage di monofisiti, ma,

dopo aver incontrato sua moglie Teodora, che influenzò moltissimo le sue politiche, cercò di

stabilire un compromesso tra quanto affermato dall’una e dall’altra fazione attraverso un

concilio, ma Papa Virgilio, al quale impose la sua posizione, non accettò mai quanto

proposto da Giustiniano.

• QUESTIONE MILITARE

L’esercito occidentale subiva un processo di “barbarizzazione”; nell’impero d’Oriente, sotto

le direttive di Giustiniano, Narsete e Belisario conquistavano l’Italia, la Spagna meridionale

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e l’Africa settentrionale, ma tali conquiste non furono durature, in quanto cominciarono a

smembrarsi già dopo pochi anni dalla morte di Giustiniano stesso.

Gli imperatori d’Oriente, di fronte allo sfacelo dell’impero occidentale, iniziano a considerarsi gli

unici eredi legittimi del grande impero romano classico, così come rivitalizzato dalla luce di Cristo,

di cui sono rappresentanti e mediatori sulla terra e, in questa veste, perseguono tenacemente

l’ideale di ricostruire l’unità perduta, realizzando il sogno della monarchia universale e cristiana.

Giustiniano (482-565 d.C.) raggiunge Costantinopoli al seguito dello zio (fratello della madre), da

cui viene educato. Dopo la morte dell’imperatore Anastasio I Giustino diventa re, e, durante il

regno dello zio, Giustiniano si occupa di questioni di politica imperiale, tra cui il riavvicinamento con

la Chiesa di Roma (in ragione del rifiuto delle tendenze monofisite da parte del precedente

imperatore Anastasio I). Nel 524/5 circa, nonostante gli impedimenti creati

dalla moglie di Giustino, nominato poi Giustino I, Giustiniano si sposa con Teodora, che influenzerà

notevolmente le sue scelte di carattere politico.

Quando lo zio Giustino I si ammala, Giustiniano assume il titolo di “coreggente” dell’impero e, il I

agosto 527, dopo la morte dello zio, diventa ufficialmente imperatore.

Ciò per cui, in ogni caso, Giustiniano passò alla storia fu il suo impegno in campo giuridico: egli,

constatata la confusione e l’incertezza regnanti nel mondo del diritto, decise di commissionare la

redazione di un corpus unitario di opere che contenessero tutto il diritto vigente in modo ordinato,

sintetizzato e certo. Fu per questo che commissionò la redazione del Corpus iuris civilis.

IL CORPUS IURIS CIVILIS

Ecco le date della produzione:

- 529 d.C. Codex

- 533 d.C. Digesta, Istitutiones

- 534 d.C. seconda edizione del Codex

- 535 – 565 d.C. Novellae

CODEX

Il termine “Codex”

Originariamente il Codex era un supporto scrittorio caratterizzato da fogli di pergamena piegati in

quattro e cuciti su un lato (a costituire un supporto testuale molto simile agli odierni libri) e veniva

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Scienze giuridiche IUS/18 Diritto romano e diritti dell'antichità

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessandra.olivestri di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di Diritto romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Maganzani Lauretta.
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