Sicurezza sociale
L'articolo di riferimento è il 38 della Costituzione. Il primo comma fa riferimento ai cittadini inabili e sprovvisti dei mezzi necessari per vivere, quindi ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale. In questo caso facciamo riferimento a soggetti inabili al lavoro e a causa di questo non hanno la possibilità di lavorare e quindi di percepire un reddito. Di conseguenza, quindi, hanno diritto all'assistenza e al mantenimento (richiami all'uguaglianza sostanziale articolo 3 della Costituzione).
Forme di assistenza sociale
- Pensione di invalidità (legge del 1971): legate a un vincolo di età e di reddito. Per accedervi è necessario avere un grado di invalidità pari al 100%.
- Assegno mensile di assistenza (legge del 1971): legate a un vincolo di età e di reddito. Per accedervi è necessario avere un grado di invalidità pari al 75%.
- Indennità di accompagnamento: prestazione molto più recente, soprattutto per il suo significato. Questa indennità è la vera e propria prestazione di tipo individuale in quanto spetta a tutte le persone di qualsiasi fascia di età e senza limiti di reddito che abbiano due requisiti:
- Non possono compiere autonomamente atti quotidiani della vita.
- Siano incapaci di deambulare autonomamente, cioè non possono camminare autonomamente.
Le prime due forme di assistenza possono essere erogate anche nei confronti di soggetti che si trovano ancora in età lavorativa, non spettano quindi a soggetti che sono fuori dall'età lavorativa. Per accedere a queste forme di assistenza bisogna rispettare dei limiti di reddito. Queste prestazioni economiche vengono erogate dall'INPS.
Un'altra prestazione è rappresentata dalla legge 104/1992 che non ha carattere economico. Questa forma di assistenza spetta a soggetti che hanno forme di disabilità e siano essi stessi lavoratori o a soggetti che assistono in casa persone disabili. Questa legge prevede la possibilità di poter fruire 3 giorni mensili per non andare al lavoro ma essere comunque retribuiti per poter svolgere visite o terapie. In alternativa ai 3 giorni si può chiedere la riduzione dell'orario giornaliero del lavoratore che gode di questa legge.
Esiste anche un "congedo straordinario" sempre previsto dalla legge 104 che permette a persone che si stanno curando da malattie molto gravi, di essere assenti dal posto di lavoro per un periodo di massimo 2 anni che possono essere fruiti unitariamente o in modo frazionato. Questo periodo viene definito "aspettativa retribuita". Queste forme di assistenza non sono legate al valore dei contributi che sono stati versati.
Prestazioni previdenziali
Il secondo comma dell'articolo 38 della Costituzione si riferisce ai lavoratori, i quali hanno diritto a che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità, vecchiaia, disoccupazione involontaria. Parliamo quindi in questo caso di prestazioni previdenziali. Anche qui si tratta di prestazioni che spettano a questi soggetti, ma in questo caso non si tratta di un mantenimento ma di mezzi adeguati ai loro stili di vita. In questo caso facciamo quindi riferimento inoltre a soggetti che nel corso della loro vita hanno versato i contributi agli enti di assistenza e previdenza.
- Infortunio/malattia: può accadere o per cause comuni (non legate al lavoro), oppure possono essere infortuni o malattie legati al luogo di lavoro. Questa invalidità viene erogata dall'INPS se è dovuta a situazioni al di fuori del datore di lavoro, dall'INAIL invece se è dovuta a situazioni sul luogo di lavoro.
- Infortunio: evento rapido con lesione immediatamente visibile. L'infortunio non deve essere causato dal dolo del lavoratore.
- Malattia: evento più lento. Le malattie si distinguono quindi tra vari tipi:
- Malattia professionale: si sviluppa in ambiente da lavoro, quindi il presupposto per cui venga riconosciuta è che venga contratta nell'esercizio e a causa del lavoro. Il legislatore ha quindi deciso di stilare un elenco di malattie causate dal lavoro o correlate ad esso. In questa tabella è indicato un periodo di latenza (periodo in cui la malattia non si manifesta) ma al termine del quale la malattia si potrebbe manifestare. Il lavoratore dovrà dimostrare di aver eseguito quella lavorazione, di aver contratto la malattia e di aver superato il periodo in cui la malattia non si manifesta. In questo caso l'INAIL verserà della prestazione al lavoratore. Se la menomazione che resta al lavoratore al termine del periodo di malattia o di infortunio è compresa tra il 6 e il 15%, si avrà l'indennizzo del danno biologico. Tutti quelli che hanno una menomazione superiore al 15% avranno diritto a percepire una rendita.
- Malattie comuni: malattia che non deriva dal lavoro. In questo caso l'intervento viene posto in essere dall'INPS.
- Invalidità: in questo caso facciamo riferimento a persone che hanno versato contributi per almeno 5 anni di lavoro di cui 3 anni nell'ultimo quinquennio.
- Invalidità totale: spetterà una pensione.
- Invalidità parziale: invalidità per meno di 1/3, in questo caso spetta l'erogazione di un assegno.
- Vecchiaia: pensione di vecchiaia, prestazione che si ha diritto di percepire nel caso in cui venga raggiunta una certa soglia di età.
Introduzione al diritto del lavoro
Prospettiva storica degli antefatti del diritto del lavoro
Non si può parlare di diritto del lavoro se non si parla prima di stato sociale e di principi costituzionali. Cosa c'era prima dello stato sociale? Prima dello stato sociale c'era lo Stato liberale (il potere era nelle mani di una persona la quale a sua discrezione concedeva ai cittadini una serie di facoltà che poteva poi ritirare a suo piacimento). Questo creava profondo disagio sociale. Una situazione che attraverso eventi traumatici (rivoluzione francese e americana che hanno messo in moto un meccanismo per uscire dalla situazione di stallo dello stato liberale) si sarebbe modificata.
Questa trasformazione è avvenuta per mano di forze potenti, come l'avvento della grande industria, le forze di sinistra, le trade union e la dottrina sociale della chiesa. Queste forze hanno fatto emergere la necessità di affermare con chiarezza i diritti sociali, che mancavano nello stato liberale, con conseguente necessità di emanare leggi che contenessero questi diritti. Ma le leggi vanno e vengono, un governo può emanare una legge e quello successivo può emanare una legge totalmente contraria, quindi pur essendoci stato un balzo in avanti permaneva una situazione di precarietà e incertezza.
Per superarle si è dovuti giungere alla fase della costituzionalizzazione, durante la quale i vari paesi hanno dovuto emanare delle costituzioni che recepissero al loro interno quei diritti sociali che fino a quel momento erano contenuti solo in leggi ordinarie. Questa fase è importante in quanto le leggi costituzionali sono più importanti rispetto a quelle ordinarie, per via del processo di modifica più complesso. Ciò ha creato stabilità giuridica cristallizzando i diritti sociali in modo definitivo.
Lo stato sociale è quindi l'espressione dei diritti sociali, i quali rispondono a quei principi chiamati di sicurezza sociale. Cosa sono i principi di sicurezza sociale? Un insieme di valori che ispirano un certo tipo di cultura e di assetto giuridico. Se volessimo sintetizzarli potremmo dire che sono quei principi che tutelano la libertà e la dignità della persona, in base ai quali il cittadino può essere soddisfatto da parte dello stato, nei suoi bisogni, perché fin quando una persona resta in uno stato di bisogno non è libera.
Con la Costituzione, i diritti sociali e i bisogni del cittadino vengono soddisfatti dallo stato (suo compito primario). Si è agito attraverso una redistribuzione del reddito, che potesse garantire l'eguaglianza delle persone e permettesse allo stato di far fronte ai bisogni della società. Nel tempo però quel modello ha cominciato a fare acqua, perché la società è cambiata, i bisogni si sono allargati, tanto che lo stato non è più stato in grado di far fronte ad essi. Il sistema ha cominciato ad essere tirato come un elastico.
Esempi di criticità
- Le pensioni che maggiormente contraddistinguono lo stato sociale;
- La burocrazia che dovrebbe essere usata dallo stato per essere al servizio dei cittadini, ma in realtà il rapporto stato burocrazia è bloccato in meandri di tipo burocratico;
- L'evasione fiscale (in Italia problema di tassazione fisiologica).
A questa situazione di disequilibrio, si è aggiunto un ulteriore elemento di disturbo, nel senso che la creazione dell'UE (che in sé è positiva), ci ha richiesto di adeguarci ad una serie di parametri e quindi abbiamo dovuto tirare ulteriormente la cinta. Perciò lo stato sociale alla fine si è rotto creato vuoti di tutela pesantissimi. L'esigenza è quella di riformare lo stato sociale, creando una situazione che superi gli squilibri presenti tutt'oggi all'interno del nostro stato. Nel 2009 è stato emanato il "libro bianco sul futuro del modello sociale" in un tentativo di riassetto degli equilibri che ormai non esistevano più.
Nuovo modello di stato sociale
Per proporre un nuovo modello si è partiti dall'analisi dell'esistente e dalle dinamiche che hanno creato il disequilibrio. Dall'analisi si è tentato di ipotizzare e inventarsi un nuovo modello di stato sociale che parta da determinati presupposti:
- Rimangono fissi i valori di base dello stato sociale: persona e famiglia;
- Lo stato sociale deve agire nel rispetto delle opportunità e delle responsabilità;
- Sostenibilità del modello sociale: elemento più importante tra tutti, in quanto lo stato sociale era entrato in crisi non riuscendo più a rispondere alle esigenze della società, quindi da adesso in poi dovrà misurarli e vedere se sono sostenibili.
Sulla base di questi presupposti si è creato un modello universale selettivo e personalizzato. Questi termini sono in contrasto, perciò cosa significa? Universalismo selettivo significa che lo stato deve ispirarsi a criteri universalistici, così come i valori all'origine dello stato sociale, al fine di non cadere in disuguaglianze e discriminazioni; ma questo universalismo non può significare interventi a pioggia da parte dello stato, ecco perché deve essere selettivo e personalizzato, deve intervenire solo nelle situazioni di reale bisogno. Questi poteri devono quindi andare in mano a chi è vicino alle realtà che necessitano gli interventi. Quindi c'è bisogno della valorizzazione delle autonomie locali, che si facciano carico dei diversi interventi.
Principi di sicurezza sociale
Il diritto del lavoro nasce per dare esecuzione ai principi di sicurezza sociale che tutelano la libertà della persona dalla situazione di bisogno, perché chi ha bisogno non è una persona libera. Da un punto di vista legislativo prima del diritto del lavoro viene la legislazione sociale, una legislazione che tenta di soddisfare i diritti sociali che sono all'origine dello stato sociale, concentrata attorno alla questione sociale dei lavoratori.
Evoluzione del diritto del lavoro
Nell'evoluzione si possono individuare tre periodi:
- Periodo preunitario (metà del 1700): come si faceva fronte ai bisogni sociali? C'era qualcuno su cui poter fare affidamento? In quel periodo si creano appunto le società di mutuo soccorso. Sono delle casse mutue in cui i lavoratori versavano parte dei loro guadagni al fine di poter vedere assicurata in caso di necessità una prestazione da parte di queste associazioni. Ad esempio, se il lavoratore subiva un infortunio per cui non era più in grado di lavorare, lì interveniva la società di mutuo soccorso. Sono però ipotesi su base volontaria, non obbligatorie. Lo stato all'inizio è indifferente, dopo le appoggia perché hanno la funzione di ammortizzatori sociali, cioè di mantenere la pace sociale. Successivamente lo stato cambia completamento atteggiamento, perché queste società potrebbero anche essere considerate come i prodromi dell'attività sindacale, cioè fungono come centro di aggregazione di interessi collettivi, quindi incomincia a guardarle male.
- Periodo unitario (dal 1860): si registrano i primi interventi dello stato in tema previdenziale. Nel 1881 viene creata la cassa di previdenza per i dipendenti dello stato. Da lì in poi tutta una serie di interventi che segneranno in materia assistenziale e previdenziale l'attività dello stato.
- Periodo corporativo (1926 attraverso la legge Rocco): cioè il fascismo. Dal punto di vista della legislazione sociale le caratteristiche sono positive, perché aldilà dei limiti e le mancanze, questo periodo è ricco di interventi da parte dello stato in materie assistenziale e previdenziale. Nel 1927 viene emanata la carta del lavoro, che aveva l'intento di unificare tutto il sistema e gli istituti di previdenza. Vengono anche istituiti gli assegni familiari nel 1934 (che ancora esistono). Il regime corporativo viene cancellato nel 1944, con un decreto che stabilisce la sua fine e di lì a 4 anni sarà emanata la costituzione. Il 1° gennaio del 1948 viene emanata la costituzione, con cui lo stato disciplina libertà e eguaglianza.
Cosa può essere definito lavoro?
Il lavoro che forma oggetto di regolamentazione e studio del diritto del lavoro non è lo stesso del passato. Ad esempio, non è lo stesso che c'era durante l'impero romano, perché a quei tempi esisteva la schiavitù. Com'era considerato il lavoro?
- Locatio ominis: affitto di un uomo. Perché lo schiavo era considerato una merce di scambio.
- L'ordinamento giuridico romano parlava di locatio operarum (affitto di opere), quindi in affitto viene data l'attività svolta dalla persona (il nostro contratto di lavoro subordinato è una locatio operarum).
- Locatio operis: quando un soggetto compie un lavoro autonomamente e quindi senza che ci siano dei vincoli di subordinazione (definizione del lavoro autonomo, che forma oggetto del diritto commerciale).
Nel Medioevo c'erano le corporazioni, cioè delle unioni tra lavoratori e datori, che avevano un proprio statuto, con regolamenti, diritti e obblighi per entrambe le parti. Furono molto importanti e furono un mezzo di partecipazione alla vita politica. Questo modello è stato ripreso nel regime corporativo, ma ora non esistono più. Si incomincia a intravedere la genesi del diritto del lavoro dalla metà del 1800, cioè dopo l'avvento della rivoluzione industriale (passaggio fondamentale).
Rivoluzione industriale
Con la rivoluzione industriale (1760-1890) si consolidano gli stati nazionali. Inoltre i mercati si espandono grazie alla navigazione oceanica. Nascono le grandi industrie, mentre prima esistevano solo le botteghe. Le grandi industrie raccolgono centinaia di lavoratori. In questa fase ci fu il rapido estendersi della produzione di massa, della divisione del lavoro e dell'utilizzo dei macchinari. Il fenomeno sociale che si accompagna è l'abbandono delle campagne. Sul piano sociale questo produce una grande offerta di lavoro che è superiore alla domanda di lavoro, che però dà alito a una situazione di enorme concorrenza sociale. In una situazione di degrado si crea una coscienza sociale (o coscienza di classe favorita dal lavorare vicini ad altre persone), con cui si diventa consapevoli di avere dei bisogni in comune.
Si sviluppa così la questione sociale, per cui grandi masse di persone con gli stessi problemi si trovano a condividere: orari di lavoro pesanti, paghe basse, condizioni igienico-sanitarie scarsissime. Questo porterà a un'estrema instabilità sociale che farà sorgere le coalizioni sindacali.
Cos'è il diritto del lavoro? Evoluzione del diritto del lavoro
Normalmente il lavoro può essere guardato sotto due aspetti:
- Punto di vista economico: è un'attività volta a produrre beni e servizi.
- Punto di vista giuridico: è una relazione che intercorre tra due soggetti: quello che lavora e quello che si avvantaggia della prestazione, quindi lavoratore e datore.
A fronte di questa specificazione si può dire che il diritto del lavoro in senso tecnico è la regolamentazione giuridica di questo rapporto che intercorre tra le due parti. È una regolamentazione che vuole ispirarsi ai principi della sicurezza sociale e che sono alla base del diritto del lavoro. Libertà e eguaglianza sono i valori fondamentali alla base del diritto del lavoro. Questi principi di libertà e eguaglianza sono sul piano teorico pacificamente accettati da tutti. Non sono però dei principi che nella concreta realtà della vita rispecchiano la sostanza teorica degli stessi.
Esempio: molti vorrebbero comprarsi una villa al mare e questa è una libertà, ma concretamente pochi possono realmente farlo. Quando si parlava di sicurezza e dello stato sociale, si diceva che lo stato sociale doveva essere l'applicazione pratica di questi principi, perché doveva togliere le persone dallo stato di bisogno. Ma in realtà così non è.
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