DOMANDE ECONOMIA DELL’ENERGIA E GESTIONE DEI BENI
AMBIENTALI
FREY – 1 MODULO
1. Perché il V Programma d’azione della Ce è così innovativo e cosa aggiungono ad
esso il VI e il VII Programma
Il V piano d’azione della CE è stato introdotto nel 1992 e approvato l’anno seguente, è
stato attuato per modificare radicalmente l’approccio al policy maker. Il documento
vuole concentrarsi sulle imprese che non rispettano l’ambiente e lo danneggiano, e
vuole pertanto generare un cambiamento per quanto riguarda tutte quelle procedure
considerate nocive per esso. Tratta di temi come la salvaguardia e la prevenzione
ambientale, e vuole coinvolgere tutte le imprese, le istituzioni e la popolazione nel
seguire questo messaggio di cambiamento, perché se si rispetta l’ambiente, si tutelano
le generazioni future. Questo documento è basato su tre concetti chiave: la gestione
delle risorse disponibili, le norme comunitarie e l’importanza dell’informazione. Il VI
programma d’azione rafforza il contenuto del programma precedente, soffermandosi
sulla responsabilità del singolo cittadino. La CE fonda le sue politiche seguendo la
strategia IPP (Integrated Product Policy). Il VII programma è focalizzato sulla Green
Economy e introduce il Product Enviromental Footprint (PEF), il programma definisce
un vero e proprio modo di vivere: “vivere bene ma sempre rispettando il nostro pianeta
e capendo i suoi limiti”.
2. Quali sono le differenze in termini di risultato tra le due Conferenze di Rio, quella
del 1992 e quella del 2012
La Prima Conferenza di Rio del 1992 ebbe la partecipazione di 183 paesi e gli obiettivi
discussi non solo erano legati allo sviluppo sostenibile, alla tutela ambientale ma si
trattarono anche temi legati alla centralità dell’uomo, all’alleanza globale dei paesi, alle
esternalità negative prodotte dai diversi stati, alla riduzione della povertà mondiale e
tanti altri. Gli output della Prima Conferenza sono stati diversi: la dichiarazione di Rio,
quella non vincolante riguardo alle foreste, l’Agenda 21 e le convenzioni clima e
biodiversità. Il risultato nell’immediato fu abbastanza insoddisfacente perché anche
dopo qualche anno (nel 1997 durante l’assemblea dell’ONU) si è visto come i paesi non
seguissero le direttive emanate. La Conferenza Rio +20 (2012) aveva l’intenzione in
primis di rinnovare l’impegno per la sostenibilità già attuato nella conferenza
precedente, in secondo luogo di dare importanza alla Green Economy. Per la prima
volta si parla dunque anche di economia circolare. Purtroppo, anche questa
conferenza non ha avuto i risultati sperati e si è riscontrata una leggera mancanza di
impegno da parte dei paesi partecipanti.
3. Quali sono i contenuti più rilevanti dell’Agenda21
L’Agenda 21 è un accordo sottoscritto da più di 170 paesi presenti alla Conferenza, un
programma d’azione elaborato appunto nella Conferenza di Rio 1992 dalle Nazioni
Unite. I principi su cui si fonda sono ambiente e sviluppo. In pratica è un documento in
cui i capitoli fondamentali riguardano l’agricoltura, l’industria, la gestione urbana e per
ogni tematica sviluppa delle azioni con diverse priorità, come ad esempio la
salvaguardia dei mari, le sostanze chimiche e tossiche, il cambiamento climatico etc.
l’Agenda 21 è stata creata per attuare un programma sinergico tra le istituzioni, le
aziende e i cittadini. Oltre questi contenuti ambientali, questo programma tratta di
tematiche come l’eliminazione della povertà, le nuove tecnologie, il commercio etc.
4. Perché l’attuale modello di sviluppo è insostenibile
Lo sviluppo sostenibile deve soddisfare i bisogni attuali senza però modificare-
peggiorare quelli della generazione futura. Oggi come oggi ci ritroviamo “indebitati”
con le generazioni future in termine di risorse pro-capite, e questa misura sta
crescendo sempre di più. Siamo in una situazione in cui molti paesi (occidentali per lo
più) consumano molte più risorse rispetto a quelle che effettivamente hanno
disponibili; mentre altrettanti paesi (ad esempio quelli in via di sviluppo) consumano
meno risorse di quelle a disposizione. Ma in generale la disponibilità di risorse
ambientali sta diminuendo ogni anno che passa. Come possiamo notare, ad esempio,
dalla disponibilità del terreno fertile che negli ultimi cinquant’anni si è dimezzato. Il
livello di sviluppo attuale è insostenibile, entro il 2050 se non attuiamo un
cambiamento radicale, avremo bisogno di “più di due pianeti” per sostentare le risorse
che stiamo utilizzando oggi.
5. Cosa è il Global Compact e quali sono i suoi principali obiettivi strategici
Il Global Compact, proposto dal segretario delle Nazioni Unite K. Anansi, è uno
strumento che permette di rivolgersi direttamente agli attori economici. È la prima
volta che vediamo insieme Nazioni unite e multinazionali. Le imprese che aderiscono
a questo patto globale devono mettere in atto tutte le scelte possibili affinché i principi
del Global Compact diventino parte della strategia aziendale. Il primo obiettivo è quello
di integrare i 10 principi proposti con le strategie delle aziende (ad esempio il rispetto
e la promozione dei diritti umani riconosciuti in tutto il mondo...) il secondo è di far
prendere parte alle aziende degli obiettivi generali delle Nazioni Unite quindi un
contributo allo sviluppo.
6. Quali settori subiranno una transizione più significativa e offriranno maggiori
opportunità alle imprese con l’implementazione dell’Agenda 2030
L’Agenda 2030 è stata sottoscritta da tutti i paesi facenti parte delle Nazioni Unite e
definisce 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile (SDGs). I settori che subiranno una
transizione più significativa e offriranno maggiori opportunità alle imprese con
implementazione dell’Agenda 2030 sono: il settore privato, che è uno dei più rilevanti
e ha un ruolo centrale in termini di sviluppo sostenibile, Il settore dell’energia che
cambierà radicalmente grazie alle nuove fonti energetiche rinnovabili, il settore dei
trasporti che dovrà attuare dei cambiamenti verso la green economy e ovviamente il
terzo settore che comprende sanità, istruzione etc. l’implementazione dell’Agenda
2030 porterà diversi benefici alle imprese, non solo una riduzione dei costi ma anche
riduzione degli sprechi e un aumento dell’occupazione.
7. Come si possono collegare i principi del Global Compact con gli SDGs dell’Agenda
2030
I principi del Global Compact e gli SDGs dell’Agenda 2030 riguardano dei valori
condivisi, gli obiettivi sono comuni, per certi versi analoghi; possiamo suddividere tutti
i principi in diverse categorie quali: obiettivi socio-istituzionali, economici, ambientali
e sociali. Possiamo dire che l’agenda 2030 è una rivisitazione del Global Compact
perché i principi delle due sono caratterizzati da una certa corrispondenza. La
differenza sta nel fatto che nella Agenda 2030 gli obiettivi riguardano tutti i paesi e non
solo quelli in via di sviluppo.
8. Come siamo messi oggi con il processo di“decoupling”
Il decoupling, in italiano disaccoppiamento, è un processo attuato per separare la
crescita di un paese dall’utilizzo di risorse ed energia, aumentando il benessere
riducendo la quantità di risorse utilizzate. È un metodo che vorrebbe arrivare a
ottenere zero emissioni e zero scarti, facendo si che l’output di un processo diventi
l’input di un altro. Le ultime ricerche hanno però visto che è pressoché impossibile
utilizzare tutti gli scarti di produzione, ma si riescono a definire due diversi cicli: quelli
tecnici e quelli biologici. Questi ultimi utilizzano materiali che possono essere
reintegrati nella biosfera senza provocare danni, mentre i primi utilizzano risorse che
non possono essere disperse nell’ambiente senza danneggiarlo, quindi è necessario
riutilizzarli. Per studiare come cambiano i rapporti tra crescita e risorse si va a guardare
il PIL, rapportato ad esempio all’energia, alle emissioni etc.
Nel corso del XX secolo, l’impiego di risorse è aumentato più di quello che avrebbe
dovuto, e secondo alcuni studi se continuiamo a produrre così tanto materiale di
scarto, entro il 2050 avremo bisogno di almeno un altro pianeta per sopravvivere.
Per questo motivo è stato presentato il piano EUROPA 2020 che partiva dall’anno 2010
fino ai giorni nostri, per promuovere l’incremento dell’efficienza dell’uso di risorse
disaccoppiando la crescita. Questo piano ha diversi obiettivi con focus sulla
competitività Europea, sul cambiamento climatico, sull’energia pulita.
9. Qual è lo stato attuale della Green Economy in Italia secondo il rapporto di
Symbola e quali sono secondo a vostro parere i risultati più interessanti al
proposito
L ’ultimo rapporto di Symbola mostra come l’Italia sia il secondo paese per consumi
energetici per unità di prodotto, seconda anche per quanto riguarda gli input di
materia per unità di prodotto. Mentre è terza per indice di emissione atmosferica. È al
primo posto se consideriamo l’indice dei rifiuti. Questo rapporto evidenzia come l'Italia
presenta un andamento crescente nel green (nel 2016 17.4%), anche se solo un quarto
delle imprese italiane investe in esso. Dai dati risulta che sono soprattutto le imprese
di grandi dimensioni che investono in questo settore. Sono tanti i benefici che porta
un'azienda che intende sviluppare delle politiche sostenibili, uno tra questi è l’aumento
dell’occupazione; infatti vediamo come i lavoratori Green siano arrivati al 13.4%
dell’occupazione in Italia nel 2018, e ci si aspetta che crescano sempre di più. Gli
investimenti nel Green sono cresciuti dal 2011 al 2019 dal 14.3% al 21.5% e hanno
portato ottimi risultati come riduzione dei costi, miglioramento dell'efficienza e della
produttività.
10.Qual è a vostro parere lo studioso che ha più anticipato il concetto di economia
circolare
È difficile dire chi fu il primo studioso ad anticipare il concetto di economia circolare,
senza dubbio il primo che fece delle riflessioni a riguardo è Malthus, che tramite i suoi
studi voleva sottolineare come in mancanza di una strategia repressiva o preventiva,
la popolazione tende a crescere con un ritmo più rapido dei mezzi di sussistenza. Con
il suo saggio voleva dimostrare come i rendimenti decrescenti in agricoltura
rappresentassero un limite alla crescita. Ma il primo studioso che davvero anticipò il
concetto di economia circolare paragonando la terra a una navicella spaziale che
detiene un numero limitato di risorse fu Boulding intorno agli anni Sessanta del 900.
Anche se il saggio di K.E. Boulding non conteneva neanche una volta il termine
“economia circolare” è stato considerato il punto di partenza per l’elaborazione di
molte teorie e modelli sulla circolarizzazione dell’economia. Quindi secondo la mia
opinione fu lui che più ha anticipato il concetto di economia circolare, o comunque lo
studioso che gli è andato più vicino.
11.In che modo cambiano i business models con l’economia circolare
L’economia circolare è un paradigma basato sulla rigenerazione del capitale naturale
attraverso la revisione dei modelli di business e di consumo lungo tutta la catena del
equità̀
valore in un contesto normativo favorevole e di sociale. Per perseguire questa
trasformazione è necessario un orientamento strategico. Ci troviamo quindi davanti ad
un modello lineare mentre la natura e le politiche ambientali vorrebbero avvicinarsi
sempre di più ad un cerchio perfetto. Sono stati studiati diversi modelli di business che
caratterizzano l’economia circolare:
- Il ricorso a logiche virtuali o virtualizzazione
- Logiche di consumo collaborativo per ottimizzare le dinamiche di produzione e
consumo
- Industrial symbiosis quindi il nutrirsi degli scarti di produzione
- Dematerialization, attraverso cui si cerca di rendere i prodotti più leggeri
- Product-service system, logica per cui si passa dal prodotto al servizio
12.Perché il design dei prodotti è così importante dei processi di economia circolare
Il tema del design è stato particolarmente valorizzato nella recente evoluzione della
Legislazione Comunitaria col nuovo pacchetto della Commissione Europea. Il design
dei prodotti sta diventando fondamentale per i processi di economia circolare perché
i consumatori sono sempre più attenti alla componente sostenibile e green del
prodotto. Un cliente quando acquista un prodotto che ha avuto un percorso di
economia circolare, è conquistato da diversi elementi: in primis il prodotto in
questione deve avere delle prestazioni funzionali simili a quelle dei prodotti
convenzionali, in secondo luogo l’estetica dev’essere analoga a quella degli altri
prodotti e infine il prezzo non dev’essere eccessivo. Il consumatore deve avere la
certezza che, comprando quel determinato prodotto, stia contribuendo al rispetto
dell’ambiente. Anche per questo motivo si vuole avere un packaging che rispetti sia il
prodotto che l’ambiente. Possiamo vedere questo nella logica cradle to cradle.
Tutti questi fattori si sono sintetizzati nei design dei prodotti ecosostenibili,
l’attenzione del consumatore è verso l’aspetto estetico del prodotto, quello che vede
quando si aggira tra gli scaffali, quindi il packaging. La confezione dev’essere in grado
di esaltare l’utilizzo di materiali ecologici, innovativi e che supportano una crescita
sostenibile. Il design è la prima cosa che “salta all’occhio” del consumatore e che lo
convince a comprare.
13.Cosa ci dice la recente indagine dell’Istat sulla relazione tra sostenibilità e
performance delle imprese
L’Istat in una recente indagine, contenuta del Rapporto sulla competitività dei settori
produttivi (2018), ha analizzato la diffusione dei comportamenti di sostenibilità tra le
imprese italiane. I risultati hanno dimostrato come all’aumentare del grado di
sostenibilità dell’azienda, aumenta anche la produttività del lavoro. Rispetto alle
aziende che non fanno politiche di sostenibilità, quelle lievemente sostenibili hanno
raggiunto una produttività superiore del 4.5%, quelle mediamente sostenibili del 7.9%
e quelle altamente sostenibili del 10.2%. Da questi dati si evince che le imprese che
attuano strategie sostenibili hanno un vantaggio in termini di produttività rispetto a
quelle che non mettono in atto questo tipo di politiche, possiamo definirlo come se
fosse un premio per le aziende che mettono impegno in questa causa.
14.Indicate i diversi contributi di Porter sul tema ambientale e della sostenibilità
Porter ha elaborato molte tematiche riguardo all’ambiente e la sostenibilità e uno dei
primi temi trattati riguarda la regolamentazione ambientale. Secondo Porter e Van der
Linde una regolamentazione ambientale innovativa può apportare dei benefici alle
imprese soprattutto se ha degli incentivi che riescono a modificare la loro produzione,
portando le imprese ad utilizzare sempre di più le risorse naturali. In seguito, Porter e
Kramer sviluppano una definizione di “valore condiviso” come quelle pratiche che
rafforzano la competitività di un'azienda e allo stesso tempo aiutano a migliorare le
condizioni economiche e sociali della comunità in cui essa lavora. Per la prima volta le
imprese affrontano delle problematiche sociali e della comunità. Ma il contributo più
importante che Porter sviluppa sul tema ambientale e della sostenibilità sono le sue
strategie competitive che possono essere utilizzate in questa realtà: la leadership di
costo, la differenziazione e la focalizzazione. La prima strategia non è di facile
applicazione perché le politiche di miglioramento ambientale non sono poco costose,
la differenziazione risulta efficace per i prodotti pensati per apportare un beneficio
socio-ambientale ai clienti e per finire la focalizzazione può essere utilizzata in
particolar modo per prodotti ecologici.
15.Perché l’approccio Resource Based View ci consente di analizzare al meglio la
relazione tra competitività e sostenibilità
Grazie all’approccio Resource Based View viene proposto il concetto di competitività,
secondo questa teoria il vantaggio competitivo di un’impresa dipende dalla sua
dotazione di risorse materiali e immateriali e dall’abilità dell’impresa stessa di
utilizzarle. Il concetto di competitività viene rivoluzionato legandolo a quello di
sostenibilità, infatti questa teoria sostiene che la sostenibilità influenza la competitività
in termini di immagine, reputazione e rapporti sociali. Ci sono diverse tipologie di
risorse, ma in particolare abbiamo visto sei categorie: finanziarie, fisiche, umane,
tecnologiche, reputazionali e organizzative. La sostenibilità per avere un effetto sulla
competitività dell'impresa deve migliorare queste risorse, ad esempio deve riuscire a
snellire i processi di organizzazione aziendale. Secondo alcuni studi fatti con l’approccio
sopracitato, le imprese che si sono impegnate di più nel campo della sostenibilità,
hanno avuto dei risultati migliori per quanto riguarda la valorizzazione delle proprie
risorse.
16.Come si può attivare un circolo virtuoso nelle relazioni tra imprese- istituzioni-
cittadini
Prima di parlare del circolo virtuoso si deve considerare come è stato pensato. Negli
anni '80 si è diffuso il termine circolo vizioso tra cittadini, istituzioni e imprese. Questo
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