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Appunti modulo: Innovazione

Prof. Mancusi

1. L’innovazione tecnologica: caratteristiche, fonti e modelli interpretativi (~3 lezioni)

2. Fondamenti economici della tutela della proprietà intellettuale (~3 lezioni)

3. La collaborazione nello sviluppo tecnologico (~1lezione)

4. Innovazione e struttura di mercato (~1 lezione)

5. La diffusione dell’innovazione (~2 lezioni)

6. Il finanziamento dell’innovazione (~1 lezione)

Lezione 8 novembre

L’innovazione tecnologica e le sue caratteristiche

Cosa è l’innovazione tecnologica? E perché ne parliamo? L’importanza è comprovata sia da un

punto di vista economico (realtà del paese, sistema economico, benessere di una società), ma

anche se mi focalizzo sulla singola impresa (performance), quindi sia se ho un approccio

macro che micro.

Ormai parliamo spesso di crisi e di crescita, ecco che fare un’associazione fra crescita e

innovazione è un passo successivo. Le due cose vanno di pari passo, vanno insieme crescita e

innovazione. La capacità di innovare e di portarla sul mercato con successo sarà cruciale nel

prossimo futuro (OECD, Innovation and growth). Un paese che possa sostenere una crescita

deve pensare all’innovazione.

“Business has only two functions, innovation and marketing" (DRUCKER), business ha due

funzioni innovazione e marketing.

Innovazione qualcosa che genera valore. Attenzione a non sovrastimare le “idee” nella

performance complessiva.

L’economia dell’innovazione è vista da un punto di vista microeconomico: il ruolo degli

incentivi nei processi innovativi, capire cosa spinge la singola impresa a investire innovazione a

seconda dei contesti in cui si trova. Macroeconomico: innovazione come prerequisito

fondamentale alla crescita economica, quello che comanda crescita produttività, cioè

realizzare un prodotto per unità di costo e quindi per impiego di risorse. Analisi politica

economica: emergeranno problematiche legate all’innovazioni, definiti fallimenti del

mercato. Quali sono i fallimenti di mercato nel processo innovativo e come può la politica

pubblica intervenire per alleviarne i problemi? C’è un prima e c’è un dopo, quindi c’è un aspetto

dinamico. Strategia: quali strategie innovative sono più adatte ai diversi contesti tecnologici e

competitivi?

Aspetti che tratteremo microeconomico e della politica economica. Applicheremo gli

strumenti dell’analisi economica allo studio dei processi innovativi. Andando a guardare quali

sono le determinanti dell’innovazione e gli incentivi che un paese ha cosa generano e come si

associano ai fallimenti del mercato e gli effetti dell’innovazione.

Rispondere ad alcune domande fondamentali: • Cos’è l’innovazione? • Come possiamo

caratterizzare il processo innovativo? • Quali fattori promuovono l’innovazione? – Diritti di

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proprietà intellettuale – Struttura di mercato – Accesso a risorse esterne non finanziarie

(Collaborazione) – Accesso a risorse esterne finanziarie • Quanto è importante l’innovazione?

– Per l’impresa – Per il sistema.

Cosa è l’innovazione? Schumpter (1883-1950) la definisce: introduzione di un nuovo prodotto

in un mercato esistente o un cambiamento qualitativo in un prodotto esistente, creazione di

un nuovo mercato, introduzione di un nuovo processo produttivo ( nuovo modo di combinare

le mie risorse per realizzare un prodotto che non risulta nelle sue caratteristiche modificato),

cambiamento nella struttura organizzativa e sviluppo di nuove fonti di approvvigionamento

di materie prime o semilavorati (sviluppo di energie rinnovabili).

Nuovo? La ricerca e sviluppo è uno strumento per arrivare all’innovazione ma non è

necessario ad esempio cambiamento struttura organizzativa R&S non è necessaria.

Nuovo è relativamente a qualcosa a quello che esiste nel contesto in cui opero. Innovazione è

anche fare qualcosa in cui in un’altra parte c’è ma non nel luogo in cui opero. Lo introduco in

nuovo mercato nello stesso contesto geografico. Nuovo per l’impresa, per il mercato locale o/e

globale. Potrebbe essere nuovo per l’impresa e per il contesto (mercato) rilevante. Quando

parliamo di mercato geograficamente non è così immediato perché ormai si compete a livello

globale.

La trilogia schumpeteriana, schumpeter ha posto l’attenzione su tre aspetti del processo

innovativo che sono INVENZIONE, INNOVAZIONE E DIFFUSIONE.

Processo innovazione suddiviso in tre fasi che si susseguono. Alla base c’è una nuova idea che

dà vita a qualcosa di tecnologicamente nuovo o un’idea che ricombina in modo creativo

qualcosa che già c’è.

L’innovazione è la fase in cui le nuove idee sono portate sul mercato, fa da ponte tra sfera di

conoscenza, tecnologia pura e il mercato. Innovazione si tramuta in nuovo processo, prodotto

che possa stare sul mercato e le imprese beneficiano di questo valore. Quindi PROFITTI

ECONOMICI POSITIVI.

Sono invenzioni sviluppate con successo. Ma non tutte le innovazioni derivano dalle

invenzioni. La diffusione è quel processo in base al quale: innovazione si diffonde sul mercato

se nuovo prodotto si diffonde fra acquirenti se invece è un processo produttivo (ma anche se

un nuovo prodotto) si diffonde fra imprese (lo adottano o lo sviluppano). Questo processo

genera crescita, diffusione in un sistema economico fa sì che si liberino i benefici nel sistema

economico nel suo complesso.

Diffusione fra imprese che adottano via via nuove tecnologie o introducono nuovo prodotto

con varianti, non sono innovatori.

Innovatore colui che in primis può avere idea nuova diversa che può portarla sul mercato

sostenendo costa, invece c’è chi adatta, copia idee e sostiene costi più bassi ma che comunque

genera una componete innovativa che genera valore.

Le cinque modalità innovative identificate da Schumpeter si riducono a due grandi categorie.

Riduciamo tutto a due forme: innovazione di prodotto e di processo.

– Innovazioni di prodotto: innovazioni incorporate nei beni o servizi realizzati da un’impresa

• Es. PC, smartphone, tablet, ecc.

– Innovazioni di processo o cost reducing: riguardano i cambiamenti nelle modalità con cui

l’impresa svolge le sue attività

• Es. Assemblaggio, software 2

• Innovazione organizzativa.

Vuol dire che utilizzo nuovi metodi per produrre stessa cosa, IN MODO Più ECONOMICO,

ABBASSO COSTI DI PRODUZIONE.

In pratica difficili da distinguere dipende da come lo guardo, Es. nuovo macchinario per la

tessitura (in un settore può essere nuovo prodotto in altri nuovo processo), nuovo

fertilizzante in agricoltura, bancomat, ecc.

Sono rappresentate in modo diverso ma semplificato nell’analisi economica, utile a

individuare gli incentivi all’innovazione, il ruolo potenziale degli IPR e l’interazione di questi

con la struttura di mercato.

Ci aiuta ad individuare i meccanismi di base e le motivazioni.

Isoquanto. Impresa combina due fattori produttivi K e L.

La tecnologia fatta da isoquanti come le combino per

produrre una certa quantità. Su ogni curva (isoquanto) mi

rappresenta diverse combinazioni di Input con associate

uguali livello di output.

Innovazione è quando isoquanto si sposta verso l’origine,

(innovazione di processo) perché combino i fattori

produttivi in maniera più efficiente. Ne uso meno per produrre

stessa quantità. Isoquanto più basso, uso meno lavoro

e capitale.

Innovazione va insieme a proprietà intellettuale.

A che fare con incentivi, cosa spinge impresa a innovare.

Modello di riferimento. Tutto quello che

costruisco lo valuto sul mercato

perfettamente concorrenziale. Imprese

piccole e nessuno incide su prezzo.

Situazione in cui costo marginale (sotto cui

non posso scendere altrimenti faccio

profitti negativi). Immagino che sia piatto.

Innovazione di processo vuol dire che io

riesco ad abbassarlo quel costo.

Tutto quello che succede sul mercato è di

dominio pubblico e se c’è una nuova

tecnologia tutti l’adottano ecco perché è

perfettamente concorrenziale nessuno ha un vantaggio. Combino i fattori produttivi in un

nuovo modo meno costi. Però tutti se ne appropriano e quindi profitti sono nulli e prezzo

crolla al livello del costo marginale. Tutti per sopravvivere fanno un prezzo più basso per

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ottenere più clienti. Se c’è un innovazione che diventa di dominio pubblico c’è un beneficio per

la società (surplus: differenza fra il prezzo che è disposto a pagare e quanto in realtà pago).

Questa area cresce. L’innovazione per la società è un bene. Aumenta produzione, diminuisce

prezzo aumenta surplus. Il problema è che chi ha avuto l’’idea, che diventa subito di dominio

pubblico, ci guadagna non zero ma MENO, perché ha investito. Qual è l’incentivo a innovare

in questa situazione? Nessuno, perché dovrei investire senza ottenere nulla. Non mi approprio

del valore della nuova idea. Devo avere qualcosa in questo mercato che mi consenta di

“tenermi” l’idea.

La domanda non è altro che un modo di misurare quanto mi vale un prodotto. Per la società

l’innovazione è un bene. In termini di benessere sociale, aumenta produzione, diminuisce

prezzo aumenta surplus. Il margine di profitto per impresa è p1 meno p2 per tutte le unità che

vende. Questo si ottiene con la segretezza. Posso praticare prezzo più basso. Ci vuole un po’ di

tempo per capire come funziona e c’è un certo vantaggio della prima possa ha dei profitti

positivi ma per un certo periodo di tempo. E se questi sono tali da compensare il costo che ha

dovuto sostenere per innovare allora nasce l’incentivo ad innovare.

Se questo intervallo temporale non è sufficiente non c’è incentivo ad innovare quindi non c’è

possibilità di realizzare innovazioni di benefico per la società perché’ impresa non fanno

profitti dalle innovazioni. Ecco che c’è il diritto di proprietà intellettuale. Ti garantisco

tempo sufficientemente lungo per ottenere i profitti che ti servono per dare incentivo

ad innovare.

La concorrenza tende ad annullare ad appropriarmi il valore dell’innovazione.

• No IPR (diritti di proprietà intellettuale)

– appena l’innovazione è introdotta è immediatamente adottata da tutte le imprese

– non c’è profitto economico e quindi nemmeno incentivo (né possibilità di finanziare) R&S

• IPR

– protezione perfetta → monopolio post innovazione, prezzo (P1 – ε) e quantità Q1

– profitto conseguente è incentivo ad innovare

MONOPOLIO

C’è solo un’impresa sul mercato ed uguaglia ricavo

marginale con il costo marginale. Il RM ha

inclinazione che è la metà rispetto alla domanda.

A parità di costi marginali prima e dopo

l’innovazione di processo, riesco a chiedere un

prezzo elevato che contiene il benefico per il

consumatore (società, lato della domanda). Se

questa impresa trova modo più efficiente di

produrre gli diminuiscono i costi e si trasferisce

comunque su acquirenti. Pagano di meno, possono

acquistare di più (triangolo più grande).

Se ho potere di monopolio potrei avere incentivo ad innovare perché mi approprio dei miei

profitti. L’innovazione fa scendere i costi ed è ottimale per il monopolista ma non ha incentivo

ad innovare. Io innovo se aumento il mio profitto, aumenta il mio differenziale. Perché

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perdiamo un “pezzo” perché il prezzo scende su tutte le unità e c’è un guadagno perché vendo

di più. Ma quel guadagno deve essere fatto in modo tale da più che compensare quello che

ho perso, non solo deve compensarmi anche i costi che ho sostenuto.

Assumiamo in questi modelli che sia e che rimanga un monopolista.

Potrei non averci dei concorrenti ma ci potrebbero essere dei concorrenti che potrebbero

entrare.

Se c’è la concorrenza potenziale, anche gli strumenti di proprietà di diritto intellettuale

possono essere utili.

Un mercato, un nuovo prodotto. Innovzione di prodotto come

nuova variante oppure una migliore qualità di prodotto.

C’è una nuova domanda, triangolo del beneficio è più grande

anche se prezzo è più elavato. (nuovo smartphone). Lo pago di più

ma sono più soddisfatto (io consumatore, triangolo è il surplus).

Questi due grafici sono simili, quello che cambia è:

con il diritto di proprietà intellettuale mi garantisce che per un certo

lasso

di tempo di essere monopolista e praticare un prezzo più basso del

prezzo minimo e garantirmi il mercato.

Nel momento in cui stimolo innovazione e lascio un periodo di

tempo all’impresa d beneficiare di questi profitti dell’innovazione

Sto imponendo nel mercato inefficienza. Efficienza richiede che

prezzo sia uguale al costo marginale. L’ultimo triangolino non si

realizza finché lascio all’impresa questo lasso di tempo.

Inefficienza sul sistema, c’è un trade off e devo riuscire a bilanciarli nell’interesse della società.

Surplus è beneficio netto della società. Il prezzo mi serve per dividere il beneficio totale fra

consumatore e produttore. Beneficio complessivo è interamente appropriato al consumatore

perché i ricavi sono nulli. Se si abbassa il costo marginale in concorrenza perfetta tutti fanno

le solite scelte il prezzo scende a p2, nuovo beneficio complessivo. Sul mercato a nuovo costo

si produce ad un nuovo prezzo (senza tutela).

Con la tutela, solo l’impresa innovatrice utilizza l’innovazione e c’è un prezzo appena sotto p1.

Tutti acquistano da questa impresa. Il beneficio per i consumatori è il triangolo tratteggiato.

Non cambia rispetto a prima. Sta bene quanto prima il consumatore con la tutela dei

diritti.

Le altre imprese sono tutte spiazzate non possono stare sul mercato. L’impresa che ha

innovato, guadagna al netto dei costi (p1-y)- cmg. Questo per tutte le unità che vende (*q1).

Questo è il suo profitto.

La prima situazione, l’innovazione diventa di dominio di tutti si scambia sul mercato q2 al

prezzo p2, e la seconda situazione dominio solo di una e quindi c’è q1 al prezzo di appena

sotto q1 (cioè q1-y).

Qual è la differenza fra beneficio complessivo nelle due situazioni?

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Nella prima tutto il triangolo tratteggiato più trapezio sotto. Nella seconda il triangolo

tratteggiato più il rettangolo sotto perché il prezzo suddivide il beneficio della società

(beneficio complessivo meno costo di produzione) fra consumatori e impresa che in parte se

la tiene. Qual è la differenza fra i due, aldilà della suddivisione? Non è importante chi se ne

appropria ma che si realizzi. Quindi il triangolino che ha come base fra q1 e q2, sono tutte

unità che in concorrenza si potrebbe produrle (perché beneficio è maggiore del costo e ci

sarebbero le condizioni per produrle). Non si producono perché c’è questo q1-y per tutelare

l’impresa innovatrice.

La tutela della proprietà intellettuale ha un ruolo fondamentale che è quello non solo

quando la concorrenza è operativa ma anche quando è potenziale. Garantire sufficienti

incentivi dell’innovazione che va a beneficio dell’intera società. Ma fare questo introdurrà

elementi di inefficienza. Questi due elementi andranno misurati. TRADE-OFF.

• Nuovo prodotto nuovo mercato

– Anche senza IPR, l’impresa innovatrice può utilizzare segretezza (es. coca cola) o vantaggio

della prima mossa per ritardare l’imitazione. Quindi, di fatto, almeno per un periodo di tempo

limitato, l’impresa sarà monopolista sul nuovo mercato.

– Vantaggio: nuovo surplus del consumatore

– Svantaggio: produzione inefficiente

• Nuova varietà o migliore qualità

– Pur in presenza di un prezzo più elevato, i consumatori acquistano di più e hanno maggiore

surplus

– Il problema dell’inefficienza permane

Innovazioni radicali e innovazioni incrementali

Le innovazioni radicali indica un’innovazione fondamentale non tanto perché ha un valore

maggiore, ma che apre una nuova traiettoria tecnologica. Nuove applicazioni, nuovi mercati.

(Macchina a vapore, computer, internet.) sia di prodotto che di processo.

Le innovazioni incrementali sono costruzioni successive all’interno della stessa traiettoria

tecnologica. Quindi dei processi di miglioramento che vengono definiti “marginali” ma il

valore economico può essere comunque estremamente alto. Al margine cioè relativo a

qualcosa che c’è già.

Conoscenza e tecnologia

Quando parliamo di innovazione, è generazione di nuova conoscenza. Conoscenza e tecnologia

li usiamo in modo intercambiabili ma in realtà ci sono delle differenze. Conoscenza: “sapere

scientifico, procedure e competenze utilizzabili nella invenzione, design, produzione e

commercializzazione di nuovi prodotti/processi”. La tecnologia ha insito in sé l’idea più

operativa: “applicazione dell’insieme delle conoscenze, capacità professionali, procedure,

competenze per la realizzazione di un prodotto o per l’esecuzione di un processo produttivo”.

Conoscenza, tecnologia sono asset intangibili. Pongono un problema di misurazione e

genera diversi problemi: appropriabilità, esternalità e fallimenti del mercato.

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ASSET INTANGIBILE, è un ‘attività priva di consistenza fisica ma è identificabile. Quindi

separabile dal suo inventore e venduta, trasferita (venduta), data in licenza e derivante da

diritti contrattuali o altri diritti legali. Non monetaria però è una risorsa dalla quale sono

attesi benefici economici futuri. Risorsa che genera valore monetario (controllata da un

soggetto in conseguenza di eventi passati: il soggetto ha il diritto di usufruire dei benefici

economici futuri derivanti dal bene intangibile in oggetto e può, inoltre, limitare l’accesso a

tali benefici da parte di terzi).

Gli asset intangibili sono prevalentemente risorse di conoscenza. Per la prima parte del corso

risorse di fiducia. Si possono suddividere in: capitale umano, organizzativo e sociale

relazionale.

La marca ha che fare con il capitale sociale, l’innovazione ha a che fare con capitale umano e

organizzativo. Ma tutti questi elementi concorrono il complesso asset intangibili che

definiscono identità dell’impresa ma anche la sua capacità competitiva.

[Capitale umano: conoscenze, competenze e capacità, esperienze individuali dei lavoratori.

Capitale organizzativo: strutture, procedure e sistemi informativi interni all’impresa che ne

rendono possibile il funzionamento e ne determinano la capacità di rispondere alle richieste

del mercato.

Capitale sociale/relazionale: riguarda la relazione tra l’impresa e soggetti terzi con cui essa

entra in contatto (consumatori, imprese, fornitori)].

Gli asset intangibili sono sempre più importanti. Ma come si misurano?

Principali indicatori di innovazione nell’analisi economica:

– Spese in R&S o personale impiegato in R&S

– Statistiche brevettuali, strumento di protezione innovazione. Più brevetti ho, più innovazione

ho.

– Indagini sull’innovazione (es. Community Innovation Survey)

– Bilancia dei pagamenti della tecnologia (BPT)

– Produttività

Lezione 9 novembre

Questi indicatori, i quali misurano l’innovazione, hanno tutti vantaggi e svantaggi.

La ricerca e sviluppo (R&S) è un indicatore. La R&S sono investimenti finalizzati alla ricerca

e allo sviluppo fatti dalle imprese, consentono di arrivare all’innovazione con un certo grado

di probabilità ma non è certo. Mi dice che un’impresa sta svolgendo attività finalizzate

all’innovazione, più spende più mi aspetto che impresa sia in grado di innovare. Associo

questo investimento al potenziale innovativo, “potenziale” perché c’è una probabilità ma è

incerto.

È un buon indicatore del grado di innovatività di diversi settori (pro), facile da calcolare e dati

che possono essere disponibili.

Gli svantaggi, la ricerca e sviluppo fa riferimento ad attività più formalizzate. Se ha un budget

l’impresa destinata a R&S, (per ingegneri, impiegati, ricercatori, tecnici che si occupano

sviluppo nuovi prodotti ecc...), devono essere pagati sia loro che gli strumenti di quel reparto.

In questo senso è formalizzata, più che un idea geniale in garage è una ricerca continua e

quindi spese continue. 7

Un altro limite è un indicatore di sforzo innovativo, non mi dà certezze. Sicuramente più R&S

più ci sono probabilità di avere risultati ma non è detto. Non è in grado di misurare il livello e

la qualità di innovazione, non è neanche in grado di identificare il timing di innovazione. In

alcuni settori come quello farmaceutico che hanno alta intensità di ricerca e sviluppo, la

misura come spesa di R&S in un certo arco temporale; non mi dice però quando ci sarà

l’innovazione si realizzerà. Magari l’idea c’è 15 anni prima e il farmaco arriva dopo tutti questi

anni.

• Indicatore di input innovativo vs. output incerto

• Time lag (es. farmaceutica, ma anche elettronica)

Importante per i settori basati sulla scienza, meno in altri settori come quello dei servizi. Nella

maggior parte dei paesi è attribuibile in larga misura alle (a volte poche) grandi imprese.

Misurazione statistiche brevettuali

Questo è un altro indicatore di innovazione tipicamente utilizzato. Io impresa ho un brevetto

se ho un innovazione, quindi sotto intende una certa misura di innovazione.

I vantaggi: sono rappresentativi di un’invenzione, che spesso precede l’innovazione e sono di

un certo rilievo. Invenzioni con valore atteso superiore al costo del brevetto, ci aspettiamo che

siano superiori ai costi di R&S. Hanno perlomeno un minimo di valore atteso. Quando poi si

chiede di brevettare (il processo), viene fatto un esame ci sono vari passaggi.

-Verifica di “novità”. Deve essere fatta e ho la garanzia che qualcosa di sufficientemente nuovo

c’è. Regolarità di raccolta, abbiamo dei dati precisi confrontabili di cosa stiamo parlando.

Dettaglio tecnologico e comparabilità internazionale. Ci consente di fare un confronto.

Ci sono anche degli svantaggi. Non tutte le innovazioni vengono brevettate. Possono non

essere uno strumento idoneo il brevetto per proteggere innovazione, come Coca Cola; viene

preferito il segreto. È vero che ti concedo il monopolio per un certo periodo di tempo ma la

domanda del brevetto viene resa pubblica e devo descrivere molto bene l’innovazione. Anche i

miei concorrenti vengono a scoprire la mia innovazione. Rendere pubblica la conoscenza

perché ha delle sue caratteristiche e costruisco su conoscenze già acquisite. Innovazione

sottintende la crescita e la stimolo fornendo conoscenza ma anche incentivandoti fornendo il

monopolio.

Non tutte le innovazioni nei brevetti hanno un alto valore, questo può essere molto variabile

(Anche se lo diventano, il loro valore può essere altamente variabile).

Diversa propensione a brevettare tra settori e anche tra imprese.

Uso strategico del brevetto. Strumento attraverso il quale impedire all’altro di innovare

oppure come strumento non tanto per innovare ma anche per altri motivi (più avanti lo

vedremo) così da diventare un ostacolo all’innovazione.

Non comparabilità di diversi uffici brevettuali. Perché ogni stato ha un suo ufficio brevetti-

marchi, le sue procedure e le sue caratteristiche che non fornisce una grande comparabilità e

quindi confronto internazionale.

Però ci sono alcuni uffici internazionale, europeo ad esempio. Vuol dire che ha un ufficio che

ha autorità di garantire la protezione del brevetto in ogni stato membro. (EPO). Ha un

vantaggio l’impresa che sia protetto attraverso una sola procedura in tutta Europa. I tre uffici

più importanti al mondo sono quello Europeo, Statunitense e Giapponese.

[dal grafico a torta, parte blu sotto ufficio europeo, verde US e Giallo sotto il Giappone. In EU

riceve domande anche fuori dall’Unione, perché ha un mercato interessante e la procedura

posso selezionare anche gli stati]. 8

Nei settori la percentuale di brevettazione è differente. Ci sono tante imprese che fanno poco e

poche imprese che fanno tanto.

Alcuni vantaggi e svantaggi della ricerca e sviluppo e brevetti si compensano. Innovazione

deriva molto da R&S.

Quando faccio un’indagine alle imprese, posso sentire direttamente le innovazioni di prodotto.

Fa innovazione di prodotto? Di processo? Migliorato rispetto al mercato? Scoprire quelle

innovazioni che non passano dai brevetti. Tutto ciò che viene tenuto segreto. Può essere

importante nel settore dei servizi.

Misurazione - Indagini sull’innovazione:

• Pro– Misura diretta dell’innovazione – Potenziale inclusione di tutte le attività innovative –

Industria manifatturiera e servizi

• Contro – Comparabilità nel tempo e fra paesi – Occasionalità – Distorsioni nella selezione –

Risposte soggettive

Nel grafico OECD troviamo due barre: quella più alta sono le imprese che mi dicono che fanno

innovazione di prodotto e l’altra quelle che non hanno fatto innovazione (no spesa R&S).

Misurazione – BPT

Strumento utilizzato per i pagamenti tecnologici. Registra flussi di cassa paese estero riguardo

alle tecnologie. Quando imprese forniscono ricerca e sviluppo ecc.

Vedo solo innovazioni soggette a questo tipo di transazione, che sono a carattere

internazionale ma è uno spaccato parziale. Comunque ha vantaggi e svantaggi.

• registra gli incassi e i pagamenti riguardanti le transazioni con l'estero di tecnologia non

incorporata in beni fisici (disembodied technology), nella forma di diritti di proprietà

industriale e intellettuale, come brevetti, licenze, marchi di fabbrica, know-how e assistenza

tecnica • i valori registrati nella BPT rappresentano un indicatore dell'input (i pagamenti) e

dell'output (gli incassi) di tecnologia

• Pro– Regolarità di raccolta – Dettaglio tecnologico – Comparabilità internazionale

• Contro – No informazioni sulle tecnologie non trasferite – Indicatore macro

Misurazione – produttività

Concetto di produttività. È una misura di output che mi toglie le spese nei fattori primi.

Quanto sono riuscito a generare sommando materie prime in termini di valore.

 Valore aggiunto (VA) come misura di output

• VA = vendite – materie prime

• Indica ciò che l’impresa ha effettivamente prodotto trasformando le materie prime in

prodotti finiti

• Occorre deflazionare se misurato nel tempo

 Definizioni di produttività parziale

– Produttività del lavoro = VA per unità di lavoro

• Produttività del lavoro alta è spesso spiegata da un elevato livello di capitale per

addetto 9

– Produttività del capitale = VA per unità di capitale

• Produttività del capitale è alta in settori con intensità del lavoro elevata

La produttività del lavoro è il valore aggiunto diviso il numero di lavoratori. Quanto

lavoratore singolo riesce a produrre in termini di valore addizionale. Sarà mediamente più

alta con alta intensità di capitale. Economisti utilizzano la produttività totale del lavoro.

Misurazione - TFP

• Agli economisti piace sintetizzare la relazione tra input ed output attraverso la funzione di

produzione:

Y = A K L

α β

Y = VA, L = lavoro, K = capitale, A = TFP (tecnologia (!))

Ad una certa quantità di lavoro e capitale un certo output. La crescita della produttività,

output, dipende da quanto cresce fattore lavoro, capitale ma anche A. output sarà tanto più

elevato più sarà grande A.

Quindi crescita produttività come differenza fra crescita dell’output e la crescita degli altri

fattori produttivi pesati.

• La crescita della TFP (produttività totale dei fattori) può essere calcolata come residuo:

g g a g b g

= – – L

A Y K

• Rappresenta la crescita del prodotto non spiegata dalla crescita dei fattori

produttivi→progresso tecnologico. La tecnologia incide su quel fattore A (Tasso di crescita

della produttività). Quindi mi dice a parità di capitale e lavoro, quanto quel capitale e lavoro

mi genere output. Quanto più tecnologia e processo tecnologico incide su A sulla produttività

e quindi sulla crescita economica. Quando sappiamo queste informazioni posso associarla alla

capacità impresa, valore generato e mi dà una misura. A livello micro mi dà uno spaccato più

completo con meno difetti. Anche se non ho informazioni su R&S la riesco a cogliere lo stesso

l’innovazione. La misuro come crescita di valore, esempio crescita di ricavi. Misura più

complicata ma più completa.

I problemi principali sono di misurazione:

• Disponibilità di informazioni sul costo del lavoro

• Vendite, prezzi e qualità (es. Computers)

Asset intangibili Appropriabilità (esternalità e fallimenti del mercato)

Conoscenza è input e output del processo innovativo. La conoscenza ha in sé delle

caratteristiche. Conoscenza come bene pubblico.

Non rivalità nel consumo/uso e non escludibilità nel consumo/uso.

1) Non rivalità. Vuol dire che un bene è non-rivale se il suo consumo da parte di un

individuo non implica l'impossibilità per un altro individuo di consumarlo, allo stesso

tempo (es. musica, pittura, difesa). Una volta prodotto, il costo marginale dell’utilizzo

di un bene non rivale da parte di un soggetto addizionale è nullo → efficienza

allocativa: p = 0 → no incentivo ad innovare.

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L’uso della nuova conoscenza da parte di un imitatore non riduce lo stock di

conoscenza dell’innovatore, ma riduce i suoi profitti: il valore della conoscenza è

rivale anche se la conoscenza non lo è.

2) Non escludibilità. Un bene è escludibile quando è legalmente e/o tecnologicamente

possibile impedire a qualcuno di godere di quel bene. L’escludibilità è legata

all’esistenza di diritti di proprietà sul bene: chi li possiede può escludere gli altri dal

godimento del bene. IPR, segretezza, lead time.

Conoscenza come bene pubblico non puro. Quello che rivale è il valore associato alla

conoscenza. Una volta che conoscenza è incorporata nel prodotto che andrà sul mercato.

È da vero non escludibile? Ci possono essere aspetti che mi consentono escludibilità. Elementi

taciti. Sono componenti legate alle esperienze intuizioni che sono difficili da scrivere.

Costruisco un pezzo sull’altro. Capacità di assorbimento anche se la conoscenza è resa

disponibile devono avere una certa capacità di assorbirla. Non tutti lo possono fare. Questo

richiede altra ricerca, può avere anche risultati

indiretti magari sono meglio capace.

[Conoscenza come bene pubblico non puro: ci

sono elementi taciti conoscenza incorporata;

capacità di assorbimento reverse engineering

su tecnologie e altrui incorporate].

La conoscenza di base (formule matematiche,

algoritmi più livello aulico) è più assimilabile ad

un bene pubblico non rivale e non escludibile.

Utilizzata anche per altri scopi. Non è

problematica.

La conoscenza applicata sviluppata dalle

imprese è più assimilabile ad un bene privato

con esternalità.

Dal punto di vista economico. L’analisi economica, se produco qualcosa ho benefici e costi.

Continuo a produrre finché beneficio supera il costo. Beneficio marginale è decrescente e

costo marginale è crescente. Quando i due si intersecano. Il problema delle esternalità,

inquinamento ecc.

Genero un beneficio per qualcun altro, efficienza di sistema mi dice che devo produrre dove

beneficio complessivo è superiore al costo.

La conoscenza posso utilizzarla senza sostenere i costi. In caso di innovazione e ricerca e

sviluppo sono un tipico esempio di esternalità positiva. Il problema che si pone è che dovrei

aumentare la quantità perché se lascio solo che le imprese decidono queste non tengono

conto dei benefici esterni generati. Nel caso di esternalità positiva, produzione è sotto q* non

carico di tutti i benefici. Investo meno a quello che sarebbe il beneficio della società. La

conoscenza è soggetta ad esternalità e quindi inefficienze.

Idea del brevetto nasce da questo.

La produzione di un bene/servizio genera una esternalità positiva quando il suo uso/consumo

aumenta profitto/utilità di terzi per via diretta

• → assenza di una transazione commerciale: chi produce il bene non riceve nulla in cambio

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• Inefficienza (→ fallimento del mercato).

Dell’innovazione di un’impresa beneficiano altri soggetti. Se l’impresa innovatrice non è in

grado di ottenere il pagamento di un prezzo a fronte di tali benefici, gli incentivi ad innovare

non sono allineati con il valore dell’innovazione e ciò genera investimento sub-ottimale in

innovazione (fallimento di mercato).

Origine delle esternalità positive generate da investimenti in conoscenza?

– Imitabilità da parte dei concorrenti

– Applicabilità in settori diversi da quello di origine

– Meccanismi di imitazione/trasposizione:

• Circolazione scritta e orale delle idee/informazioni

• Mobilità del personale

• Reverse engineering

• Casualità/coincidenza

Rimedi ai fallimenti del mercato:

Soluzioni possono essere pubbliche o private.

1) Produzione pubblica. Più adatta alla conoscenza di base (non competitiva e con più

impieghi alternativi). Io stato mi incarico della ricerca e sviluppo. Livello adeguato in

innovazione. Vuol dire costi più elevati rispetti al beneficio.

2) Sussidi o incentivi fiscali. Come si identificano i buoni progetti innovativi? Come si

distinguono le attività di R&S da altre attività di impresa? Spostare verso il basso la

curva di costo marginale dell’impresa attraverso sussidi e incentivi. Patent box

incentiva innovazione da poco adottato in Italia.

3) Collaborazione (RJV, resarch joint venture, forme di collaborazione). Internalizzazione

dell’esternalità.

4) Creazione dei diritti di proprietà intellettuale. “Garantiscono” l’Appropriabilità, ma

rendono l’innovazione escludibile → inefficienza (p>MC).

Sistema di protezione della proprietà intellettuale deve bilanciare incentivi

all’innovazione vs efficienza (es. durata e ampiezza del brevetto).

Lezione 15 novembre

2- Le principali concettualizzazioni del processo innovativo e le fonti dell’innovazione

Pensare al processo innovativo e gli step per arrivare all’innovazione. Discutere poi sulle

principali fonti di innovazione.

Distinzione tra un modello di tipo lineare e a catena. Poi innovazione come spinta guidata dal

processo come nuove conoscenze oppure come processo tirato dalla domanda cioè chi poi ne

fruisce dell’innovazone.

Nell’ambito dell’analisi economica, neoclassici (modelli micro) ed evolutivi.

12

Ci sono modelli che vanno a rappresentare il processo innovativo. Sottolineo parola processo

perché ci focalizziamo su qualcosa che in microeconomica non c’è. Se penso all’innovazione

devo pensare ad un processo. La prima concettualizzazione di forma di modello del processo

innovativo, si susseguono diversi fasi.

Ricerca. Una fase in cui cerco delle potenziali soluzioni ad un problema o cerco delle nuove

strade possibili. Può essere anche

ricerca scientifica pura. Se i

risultati hanno impieghi possibili

danno fase alla fase successivi.

Sviluppo. Vengono tradotti in

qualcosa di concreto. Attività per

cui le nuove idee le invenzioni

sono condotte verso il mercato.

Produzione. Arriviamo al

mercato, sviluppo dei prototipi poi

testato ed infine prodotto.

Diffusione. Ha diversi aspetti,

diffusione fra i consumatori oppure fra imprese che man mano adottano nuova tecnologia o

sviluppano nuovi prodotti nel nuovo mercato dato che l’innovazione ha aperto un nuovo

mercato.

La ricerca suddivisa in ricerca di base e applicata. Quella di base finalizzata a se stessa alla

scoperta. Non leghiamo uno specifico obiettivo. Possono anche essere casuali. Tipo anche nel

farmaceutico. Output è la nuova conoscenza, del sapere aggiuntivo.

La ricerca applicata magari è anche una ricerca di un nuovo principio meccanico però per

affrontare un preciso problema. La definiamo ricerca scientifica ma è finalizzata. Ottenimento

di un obiettivo che può anche non essere un problema. Oppure anche la risoluzione di un

problema. Il risultato della ricerca applicata è l’invenzione perché, di per sé l’invenzione ha già

l’idea di qualcosa che può essere utilizzato non è solo un’idea.

L’invenzione è lontana dal mercato fin quando non viene sviluppata, prototipi ecc. nel

momento in cui vengono svolte tale per cui l’invenzione assume un forma che possa

essere portata sul mercato per cui sono possibili transazione. Forma che soddisfi quei

bisogni sul mercato allora diventa innovazione. Deve essere idonea per portarla sul

mercato. Il meccanismo di diffusione sta alla base della crescita economica. A partire da quella

c’è sviluppo nuovi mercati, generazione di valore e

conoscenza su cui si diffonde fra soggetti e imprese

e che su questi elementi si genererà nuove

invenzioni, innovazioni nuovo valore.

Questo modello ha senso è semplice e chiaro.

Ci sono una serie di settori in cui rivediamo in

opera questi step del modello lineare. Caso del

settore farmaceutico per sviluppo nuovo farmaco.

Esempio- nuovo farmaco:

• Ricerca di base – microbiologia, ecc. 13

• Ricerca applicata – screening di composti; testing su animali. Ottenuto dalla prima fase.

• Invenzione – se successo in laboratorio

• Sviluppo – “clinical trials” (Phase I e II)

• Commercializzazione – packaging; marketing; info sul dosaggio

• Diffusione – attraverso la popolazione di pazienti/dottori

Esempio- nuovo software:

• Ricerca di base – matematica, teoria delle code, ecc.

• Ricerca applicata – crittografia; algoritmi di ordinamento; sistemi di data storage

• Invenzione – idea del programma, design, caratteristiche e funzionalità di base

• Sviluppo – programmazione, specifiche, test di funzionalità (alpha testing)

• Commercializzazione – beta testing (beta version), marketing, vendita

• Diffusione – adozione da parte di consumatori

Non è detto che siano così sequenziali anzi qualche step potrebbero non esserci.

La ricerca va distinta in di base o applicata. La prima è una ricerca finalizzata alla scoperta

l’altra finalizzata con un obiettivo.

Questo distingue la scienza dalla tecnologia. Un fine specifico può essere risolvere un

problema, soddisfare un bisogno. È più contestualizzata l’altra più astratta. Questo avrà

implicazione sulla capacità di trasmissione della conoscenza. Più la conoscenza è astratta più

avrà caratteristiche di bene pubblico. Più è contestualizzata più avrà elementi che non la

rendono così facilmente esportabile al di fuori del contesto in cui ha rilevanza.

L’output del processo scientifico, sono i modelli, matematici. Ecc

L’altro sono conoscenze, macchinari, conoscenze in nuovi prodotti, progetti. Non è che

possiamo tracciare una linea di demarcazione fra l’una e l’altra, infatti dallo schema si vedono

le frecce.

Più sono a sinistra più è un bene pubblico. Più sono a destra e più è un bene privato. Questo

porta anche ad una divisione rispetto a chi si occupa di un tipo di ricerca ed un altro. Quanto

più parlo di scienza e ricerca scientifica, tanto più avrò l’attore pubblico.

Se ho un fine specifico, ci sono i laboratori privati delle imprese.

Non tutto si sussegue secondo questo modello. Un’impresa innova se vede un bisogno, un

problema e genera questo meccanismo. Parte dal mercato vedo c’è una nicchia uno spazio e

14

cerco di agire innovando e appropriarmi di quello spazio. Mette in crisi il modello lineare. Il

processo di sviluppo della conoscenza è endogena, tutto dipende un po’ da tutto. Da un

problema può venire una soluzione per qualcosa di più ampio. La ricerca applicata che segue

quella pura è in crisi la può precedere. La gestione corrente tecnologica genera una massa di

dati che poi sfociano in un modello scientifico.

Studi recenti rivelano che l’innovazione non è un processo semplice e lineare, ma che invece

può scaturire da molteplici fonti e seguire percorsi di sviluppo differenti.

➔ ENDOGENEITA’ DELLA SCIENZA rispetto alla tecnologia ed all’economia.

a. Ricerca tecnologica in contesto specifico evidenzia problema ricorrente →

generalizzazione a scopo previsivo → modello scientifico

b. Gestione corrente tecnologia → massa di dati ← modello scientifico per

sistematizzazione

c. Impossibilità di superare per via incrementale un certo problema tecnico → avvio

ricerca fondamentale (tipico di industrie ad alta tecnologia)

d. Cambiamenti tecnologici alterano incentivi economici alla ricerca. Fanno si che si

decida di investire nella ricerca di base.

e. Cambiamenti tecnologici smentiscono modelli scientifici dominanti e impongono

nuova ricerca

f. Miglioramenti nella strumentazione (tecnologia) consentono nuove ricerche e scoperte

scientifiche (es. microscopio e medicina, telescopio e astronomia...)

Importanza dei Feedbacks.

Commercializzazione e diffusione innovazione e sviluppo.

Invenzione e innovazione ricerca di base

In tutte le fasi c’è un processo che ti riporta indietro e quindi genera nuova conoscenza.

Succede qualcosa che ti induce a ripensare tutto il processo.

15

Ci sono vari paradigma. O innovazione è spinta dalla nuova conoscenza tecnologica o di base

(modello lineare) technology push, oppure è tirata dal lato della domanda senza che

implicasse il modello a catena. Imprese vedono quello spazio sul mercato, demand pull.

Se penso al settore farmaceutico è più technology push, se però penso un software sembra che

il modello lineare funzioni ma l’idea del technology push traballa, va più che altro a soddisfare

delle esigenze. Le due componenti ci sono entrambe.

Entrambi approcci sono rilevanti in tutti i settori, ma fra l’uno e l’altro ci sono alcuni settori

dove prevale più uno piuttosto che l’altro. Innovazione diverse nello stesso settore possono

avere peso diverso, non sono un alternativa.

Un economista avrebbe difficoltà sul modello a catena se teniamo conto di tutti i feedback che

ci possono essere.

Qual è l’approccio? L’approccio neoclassico è esattamente quello di microeconomia.

Economia con approccio neoclassico. Un’analisi di equilibrio dove nessuno vuole spostarsi,

sotto condizioni, senza tempo e statico. Se parlo di dinamica l’analisi è come se replica nel

tempo l’equilibrio oppure qual è equilibrio finale tenendo conto di vari stati di tempo ma i

meccanismi non lo diciamo. Io descrivo situazione ideali.

Uno sceglie in base alle informazioni che ha a disposizione. Informazione è conoscenza e

trasmissibile e chiara.

È diverso se parlo di competizione in un settore da periodo di tempo a periodo di tempo.

(Software agli albori oppure con Microsoft è diverso).

16

Il meccanismo con cui soggetto decide io sono perfettamente in grado di elaborare

informazioni e vedo tutte le alternative possibili, le so ordinare e so scegliere. È difficile

scegliere in modo oggettivo quella migliore. Non riesco a valutare tutte le scelte, sia per i

soggetti che per le imprese.

Se pensiamo all’innovazione che è un processo che è dinamico, ma non come susseguirsi di

istanti di tempo in cui si ripropone la stessa situazione (approccio neoclassico) ma ogni volta

il contesto e gli attori sono differenti. Quindi c’è un certo grado di incertezza. Non è detto che

se ha l’impresa tutte le informazioni piazzi bene il mio prodotto perché magari il concorrente

ha un diverso approccio migliore del mio (rischio, faccio scelte ma non so conseguenze,

differenza mi faccio delle medie e delle valutazioni, varianze ecc. in alcuni casi non so come

calcolarmi le probabilità). Non si parla di rischio ma di incertezza a livello informativo. Fa si

che tutti gli strumenti di analisi neoclassico risulti inadatto.

Questo ha fatto sì che si sia sviluppato una terra di mezzo fra economia e business. Tengo

dall’economia pura alcuni aspetti utili.

L’innovazione fa sì che tutto sia un fluire e che tutto cambi. Cerchiamo di capire il processo la

transizione, da una situazione ad un’altra.

Come passo da una situazione ad un’altra, la transizione mi dà indicazioni su dove posso

arrivare. Il momento storico può essere determinante, dipendenza dal percorso.

Apprendimento si basa sull’esperienza e porta a risultati diversi. In tutto questo vale che io

non vedo tutte le alternative possibili e se le vedessi non sarei in grado di ordinarle si parla di

razionalità limitata (non assoluta), no massimizzazione perché implica prendere quella che

sta più in alto. Sarà un altro criterio non di ottimizzazione ma di soddisfazione. Faccio una

scelta che mi soddisfi e poi eventualmente cambio.

Approccio evolutivo

Incertezza = chiave interpretativa dei comportamenti umani (consumatore, lavoratore) e

organizzativi (imprese).

“Massimizzare” una funzione-obiettivo (profitti, utilità…) è impossibile per:

– complessità di calcolo

– incompletezza dell’informazione nessuno è in grado di conoscere interamente la “funzione

di produzione “di una impresa, o la propria funzione di utilità; nessuno conosce tutti i possibili

prezzi di beni e fattori produttivi

– → gli incentivi economici sono una guida all’azione incompleta: occorrono anche strategie

per la raccolta dell’informazione e/o per decidere come comportarsi pur in presenza di

17

carenze informative. Le strategie che adotto per raccogliere informazione diventa importante

e può diventare anche un costo.

Ruolo della casualità: l’effetto di una azione può essere diverso da quello previsto / alcune

azioni possono essere intraprese in assenza di previsioni. È un altro modo di dire che

l’incertezza è rilevante, ci sono eventi totalmente casuali a cui non posso darli una probabilità

e mi può dare diverso esito nella mia scelta. Scelgo senza avere previsioni complete su cosa

accadrà.

Modello all’interno dell’approccio evolutivo. Contestualizzandolo su quale tecnologia adottare.

Ho un’impresa che deve scegliere, ci sono valutazioni parziali e limitate e verifica sul campo se

porta un guadagno profitto positivo. Si confronta su gli altri sul mercato e lo verifico ex post.

Faccio meglio o peggio dei miei competitors? Cosi decido se mantenere o meno la mia scelta.

(Io come impresa).

Se non ho ritorno positivo abbandono tecnologia. Se ce l’ho positivo però vedo che c’è

qualcuno che fa meglio di me posso migliorare trovo soluzione alternativa. Guardo a chi riesce

meglio di me.

Individui e organizzazioni “razionali” si danno regole di comportamento semplici per:

decidere cosa fare in assenza di informazione completa (evitare l’inazione), usare al meglio le

informazioni disponibili, tra cui: il “successo” proprio o altrui (la soddisfazione propria o di

altri consumatori; i profitti propri o di altre imprese).

Ho fatto una scelta è buona. Ma ce ne potrebbe essere un’altra ancora migliore. Si parla di first

best o second best nel neoclassicismo. Modelli con casualità più adattabilità. I soggetti

economici avviano i propri comportamenti in modo casuale e poi li adattano in base ai

risultati ottenuti.

Qui invece potrei non fare il meglio ma mi accontento. I soggetti economici avviano spesso le

scelte per fatti casuali e poi mi aggiusto lungo il percorso. Sono meccanismi di adattamento.

Prima di tutto imitazione dei concorrenti di successo.

Questo consente di ridurre i costi di calcolo.

Le valutazioni sono costose e le prendo

da altri. Costi di valutazione contenuti

attraverso processi di imitazione.

Qualsiasi sia imitazione attraverso,

aggiustamento e adattamento creo

qualcosa di nuovo più in senso

incrementale. Processo per tentativi ed

errori.

C’è una certa dose di caso soprattutto

all’inizio poi successivamente entra in gioco anche l’esperienza e le scelte sono più

consapevoli. 18

Le fonti dell’innovazione alle quali le imprese attingono per avviare un processo innovativo.

Settori diversi hanno situazioni diverse. L’attività innovativa delle imprese si differenzia

notevolmente a seconda del settore di appartenenza, delle dimensioni e del contesto di

riferimento. Tali diversità caratterizzano anche le fonti a cui l’impresa si affida per generare

innovazione.

Le fonti di innovazione (approccio manageriale):

– Ricerca e sviluppo (interna ed esterna)

– Clienti

– Fornitori

– Imprese concorrenti

– Imprese di altri settori (cross-fertilizzazione)

– Enti di servizio alla progettazione

– Enti di ricerca & Università

– Reclutamento e Formazione

Questi soggetti sono importanti ma soprattutto qual è il loro ruolo nel processo di

apprendimento. A diversi soggetti ci sono diverse modalità di apprendimento.

Quello che sta al centro è l’impresa. Apprendimento interno ed esterno.

Quello dall’esterno implica che c’è altro soggetto con cui interagisco ma non necessariamente

c’è interazione. Quello interno implica processi e routine affinate all’interno dell’impresa.

A. Learning by searching. È interna e avvia processo innovativo con un suo percorso di

attività dedicate a questo processo. Attuati in grandi imprese e che hanno laboratori o

personale dedicato a queste attività di sviluppo e ricerca nuovi processi e prodotti.

Apprendimento per via di attività dedicate (R&S). Include diverse “tecniche di

apprendimento”: per modelli astratti (ricerca di base), per tentativi-ed-errori

(Sviluppo).

Possono affidarsi ad esterni ma con linee guida che danno una direzione. Interno ma

internalizzato cioè commissionato in parte all’esterno.

19

B. Apprendimento da avanzamenti della scienza, è esterno. Applicazione di conoscenze

dell’esterno ma comunque devo avere una competenza. Capacità di assorbimento

C. Learning by doing (LBD). È interno. Anche neoclassico. Qui l’apprendimento e quindi

l’innovazione nasce come prodotto congiunto derivante dall’attività di produzione.

Contestualmente alla produzione genera nuova conoscenza o genera cambiamenti

nell’attività produttiva.

D. Learning by Using (LBU). È interno e deriva non dalla attività produttive ma utilizzo

dei prodotti da parte degli acquirenti.

E. Learning by interacting. È esterno, come possono essere fonti i soggetti del processo

innovativo per l’impresa. Fonti a monte (fornitori) ed a valle (clienti), cooperazione.

F. Learning from spillovers. È esterno, effetto delle esternalità. Non risiede in un

interazione è involontario. Intra settoriali (concorrenti), inter settoriali (cross-

fertilizzazione).

Principali attori della ricerca pubblica:

1) Grandi istituti nazionali dedicati a discipline di base:

– Max-Planck-Institut (D)

– National Science Foundation (NSF, USA)

– Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS, F)

– Centro Nazionale delle Ricerche (CNR, I)

2) Grandi istituti nazionali dedicati a discipline specifiche:

– ENEA (ex energia atomic, ora energia-ambiante)

– Istituto Nazionale dei Tumori

– Agenza Spaziale Italiana

3) Università

Learning by Doing

È legato all’innovazione di processo ed ha delle caratteristiche particolari. Rappresentato

anche dalla teoria neoclassica.

C’è una curva di costo medio che scende. Sull’asse delle ascisse c’è (invece che quantità

prodotta) c’è la quantità cumulata.

Questo vuol dire che man mano che

produco nel tempo, cumulo la quantità

prodotta riesco a ridurre il costo

medio. Con il tempo.

Man mano che faccio qualcosa divento

più “bravo”. L’idea di fondo è di tipo

meccanico. C’è sicuramente questo

aspetto.

In realtà questo aspetto non è da legare

esclusivamente a questo. 20

Ad un esame più attento: economie da apprendimento non sembrano realizzarsi

necessariamente. Meno enfasi su aspetti “automatici” (es. riduzione del numero di errori nel

corso dei primi stadi della produzione, aumento nella velocità di esecuzione delle proprie

mansioni da parte della forza lavoro, ecc.).

Enfasi maggiore su ruolo innovazioni incrementali che genera questo fenomeno del learing by

doing. E endogeneità del progresso tecnico ed eterogeneità tra le imprese (lasciamo perdere

momentaneamente):

Innovazione di processo, anche organizzative. [• “Horndal at Heathrow” (Tether and Metcalfe,

Industrial and Corporate Change, 2003); accorgimenti dei dipendenti e riesco a contenere e

abbassare i costi, trovarono un modo di raggruppare atterraggi da minimizzare aerei grandi e

piccoli, trovo un modo per risolvere problema].

Learning by using

Ruolo degli utilizzatori del prodotto. Si migliorano i prodotti/macchinari incrementalmente

grazie all’esperienza ottenuta durante l’utilizzo. (Incorporato vs. disincorporato )(Linux).

Alcuni utilizzatori che hanno caratteristiche particolari e con i quali impresa ha una relazione

particolare. Hanno le stesse esigenze degli utilizzatori ma li manifestano prima queste

esigenze. Talmente consapevoli che suggeriscono implicitamente ed esplicitamente il bisogno.

I miglioramenti possono essere realizzati direttamente dagli utilizzatori, oppure gli

utilizzatori stimolano i produttori a realizzarli. Importanza dei lead users Non solo imprese

che utilizzano macchinari, ma anche consumatori individuali molto esperti nell’utilizzo dei

loro attrezzi (es. snowboard, mountain bike) ↔ “Democratising innovation” (Von Hippel,

2005).

Le imprese traggono vantaggio dalla collaborazione con i lead user in quanto essi anticipano i

bisogni futuri dei consumatori.

Learning by interacting

Parchi scientifici. Uno dei parchi italiani più noti è a Milano, parco kilometro rosso. Fare

network, fare relazioni. Fra soggetti con competenze diverse per creare innovazione.

Network collaborativi possono presentarsi in varie forme:

• Research joint venture • concessione di licenza • programmi di ricerca congiunti

sponsorizzati dagli enti pubblici • network per lo scambio di conoscenze tecniche e

scientifiche • network informali. Sono particolarmente importanti nei settori high-tech per la

complessità e la varietà delle conoscenze necessarie allo sviluppo dell’innovazione.

Cluster tecnologici (distretti): (idea della Silicon Valley)

– reti di imprese connesse tra loro e di istituzioni associate operanti in determinati campi,

concentrate territorialmente, dove competono e allo stesso tempo cooperano, collegate da

elementi di condivisione e di complementarità

– Ambito territoriale variabile, ma la prossimità fisica può influenzare positivamente lo

scambio di conoscenze tra le imprese in quanto può consentire:

• un più efficace trasferimento di conoscenza complessa o tacita

• la creazione di un linguaggio condiviso e di modalità di comprensione e di elaborazione della

conoscenza comuni

• lo sviluppo di rapporti di fiducia e di consuetudini reciproche.

21

I cluster con un elevata produttività dei processi di innovazione possono innescare un circolo

virtuoso:

• stimolando la nascita di nuove imprese nell’area e attraendone altre già esistenti

• incentivando lo sviluppo di mercati di fornitura e di distribuzione per soddisfare le esigenze

del cluster

• attirando risorse umane più specializzate

• incoraggiando il miglioramento delle infrastrutture e dei servizi per la comunità.

Learning from Spillovers

Gli spillover tecnologici si manifestano quando i benefici delle attività di ricerca di un’impresa

(o di un’altra istituzione oppure di un cluster o di una regione) si riversano su altre imprese

(istituzioni, cluster o regioni). Sono esternalità positive dell’impegno in R&S.

Fattori che influiscono sugli spillovers:

L’efficacia dei meccanismi di protezione dell’innovazione (quali brevetti, marchi e

 segreti commerciali);

La natura della base di conoscenze necessarie per condurre i processi di innovazione

 (la conoscenza tacita non si diffonde facilmente all’esterno dell’impresa);

Il grado di mobilità del capitale umano;

 Capacità di assorbimento.

Lezione 16 novembre

3- Natura e ruolo della proprietà intellettuale: IL MARCHIO

Capire dal punto di vista economico il ruolo e la funzione del marchio e quanto è efficace. E

quale è il fallimento del mercato che è chiamato a risolvere.

Marchio è una parola, una frase, un simbolo, un disegno o qualsiasi elemento distintivo della

provenienza di un bene o servizio.

La registrazione di un marchio concede all’impresa il diritto esclusivo al suo uso, potendone

vietare l'utilizzo non autorizzato ai terzi (fabbricazione, commercializzazione, importazione o

esportazione ecc.), per prodotti e/o servizi uguali o affini, quando ciò possa determinare un

rischio di confusione o di associazione nei consumatori. (Legalmente riconosciuto).

La portata del proprio diritto è relativa all'area geografica per la quale si è effettuata la

registrazione del marchio (nazionale, comunitaria o internazionale). Ufficio italiano, europeo

oppure anche uffici per estenderlo nel mondo.

E’ rinnovabile ogni 10 anni: potenzialmente di durata infinita.

La funzione di identificare, distinguere e differenziare i prodotti e/o i servizi di un'impresa da

quelli di un'altra impresa. In altre parole il marchio è quel “segno di riconoscimento” dei

prodotti e/o dei servizi di un’impresa che permette al consumatore di distinguere un certo

prodotto o servizio da tutti gli altri presenti sul mercato, influenzandone le decisioni di

acquisto e creando un legame di fidelizzazione tra consumatore e impresa. Ci

focalizziamo su identificazione che mi porta a fare delle scelte, le influenza.

22

La funzione di semplificazione delle scelte che il consumatore deve effettuare di fronte

all'immenso panorama di prodotti o di servizi offerti sul mercato.

Marchio da un informazione su provenienza e qualità. Scelte sono complesse e non vediamo

tutti gli elementi. Il fatto che ci sia uno strumento associato ad un contenuto informativo

riguardo al livello qualitativo, semplifica e riduce le scelte quindi il grado di complessità.

Cosa può essere un marchio?

1) Marchio denominativo o verbale. È un marchio composto solamente da parole senza

una particolarizzazione grafica. (levi’s, panasonic)

2) Marchio patronimico. È un marchio costituito dal nome proprio di una persona; se si

tratta di nomi noti, è utilizzabile solo dall’avente diritto o da terzi autorizzati. Giorgio

Armani...

3) Marchio figurativo. È un marchio composto da una determinata immagine o da un

logo, accompagnato eventualmente da una parte testuale (marchio figurativo misto),

ovvero costituito da un testo dotato di una propria connotazione grafica. Apple mela.

Intel ha una determinata forma grafica anche coca cola.

4) Marchio sonoro o acustico. È il marchio costituito da una melodia, da un motivetto

musicale o da una sequenza di suoni (esempio 20th century)

5) Marchio di forma o tridimensionale. È il marchio costituito dalla forma del prodotto o

della sua confezione, registrabile purché: (bottiglia coca cola)

La forma non sia prevedibile, dovendo essere espressione di creatività. Non derivi

esclusivamente dalla natura stessa del prodotto (forma necessaria, di libera

utilizzazione) o da un'esigenza di carattere tecnico (forma proteggibile, in tal caso, con

un brevetto). Non assolva solo ad una funzione ornamentale o estetica (tutelabile

attraverso il disegno o modello industriale). Elemento particolare che funga da

identificazione.

6) Marchio di colore. È il marchio consistente in un colore o in una combinazione di

colori. (milka lilla o burberry). Solo in casi eccezionali le colorazioni possono essere

registrate come marchio poiché, in linea di massima, i colori devono essere accessibili a

tutti. Al fine della registrazione occorre che una determinata tonalità sia divenuta nota

ed associata dal pubblico ad una determinata azienda. Associazione forte ci deve

essere.

I requisiti di registrazione che devono essere soddisfatti quando si fa domanda.

NOVITA’. Un marchio è nuovo quando non sia identico o simile a segni preesistenti già noti

e/o anteriormente adottati da terzi. Occorre fare una ricerca di anteriorità per valutare se

sussista o meno un rischio di confusione per il consumatore (NB a carico del richiedente!), che

non ci sia nulla di analogo.

Questa ricerca è carico di chi fa domanda. (Studi legali e impresa). È possibile la coesistenza di

marchi uguali o simili per prodotti dissimili (esempio Fiesta).

I marchi rinomati (es. Gucci, Coca-Cola, ecc.) godono, al contrario, di una tutela allargata o

ultra-merceologica: è esclusa la possibilità di utilizzare il medesimo marchio anche per

prodotti o servizi non affini, poiché si determinerebbe un rischio di confusione per

associazione. 23

CAPACITA’ DISTINTIVA. Consente al consumatore di associare i prodotti e i servizi

contraddistinti dal marchio a una determinata impresa e indirettamente un dato livello di

qualità. Marchio lo concedo se ha contenuto informativo.

Non possono costituire oggetto di registrazione come marchio i segni costituiti

esclusivamente dalle denominazioni generiche di prodotti o servizi o da indicazioni

descrittive che ad essi si riferiscono (es. JEANS, MOHITO, ecc.).

Marchi “forti” vs. marchi “deboli”. Forti: marchi di fantasia, slegati dalla logica concettuale che

accorda il marchio al prodotto (es. DIESEL, SAMURAI). Hanno tutela più ampia. Deboli: (si

avvicinano alle denominazioni generiche o descrittive del prodotto o del servizio – es.

Benagol, Pomì). Possono diventare forti (es. ESTATHE', ORAN-SODA e LEMON-SODA). Questa

capacità non l’associamo direttamente alle caratteristiche del prodotto. Nella parola non ha

nulla che richiami l’oggetto, l’informazione può prescindere da questo aspetto.

LICEITA’. Il requisito della liceità sussiste quando il segno non è contrario all'ordine pubblico

o al buon costume e quando non è lesivo dei diritti dei terzi.

PRINCIPIO DI VERITA’. Il marchio non deve trarre in inganno i consumatori relativamente alle

caratteristiche, alla provenienza e alle qualità dei relativi prodotti e servizi. Trasmettere

qualcosa di veritiero.

Cosa non può essere registrato

I segni di “uso comune” (es. extra, super, la croce per farmaci). Almeno che non ci sia

 un elemento addizionale come colore ecc.

“Denominazioni generiche” e “denominazioni descrittive”.

 I segni che inducono in inganno il pubblico circa la natura, qualità o provenienza

 geografica dei prodotti o servizi;

I segni contrari all'ordine pubblico o al buon costume

 I segni che contengono stemmi, bandiere o altri contrassegni, sigilli o denominazioni di

 organizzazioni internazionali (salvo espressa autorizzazione dell'autorità titolare dello

stemma o bandiera);

I segni che contengono ritratti e nomi di persone (diverse dal richiedente) senza il

 consenso delle medesime.

Analisi del marcio secondo un’analisi economica e di marketing si occupano di cose diverse.

Marketing come strategie di creazione-utilizzo e vantaggi del marchio-marca. Economia come

natura e ruolo del marchio (analisi teorica), marchio come indicatore di differenziazione del

prodotto (analisi empirica).

Analisi economica di questo oggetto.

Abbiamo parlato in micro di efficienza, se c’è concorrenza. Ci sono alcuni sotto condizioni in

cui lavoriamo che determinano l’efficienza. Una di queste ipotesi è che tutti vedono tutto. Cioè

che l’informazione sul mercato dal lato dell’offerta e della domanda è perfetta. Imprese e

consumatori, si scambiano il bene o il servizio lavorativo, anche chi acquista sa esattamente

cosa sta acquistando. In realtà è più complesso.

Efficienza significa che tutti gli scambi che hanno senso economicamente sul mercato si

realizzano, dove c’è un gap del valore dato da chi acquista e il costo di produrre, dove c’è gap

24

c’è possibilità di scambio. Se costo per chi produce è inferiore al valore che chi acquista dà

all’oggetto c’è possibilità d fare lo scambio. Ma il valore che do è il grado di soddisfazione

(surplus consumatore). Quando abbiamo inefficienza vuol dire che ci sarebbero degli scambi

che potrebbero essere realizzati ma per qualche motivo non avvengono, e quindi perdita di

valore, di efficienza e di potenzialità di crescita.

Se riduco informazione disponibile da uno dei due lati del mercato, solitamente chi acquista,

di conseguenza non sa valutarlo e non sa dargli un prezzo. Viene fatta un’approssimazione e si

tiene conto la possibilità che quell’oggetto non mi soddisfi a pieno. Riduce la disponibilità a

pagare un determinato prezzo: alcuni scambi non si realizzano, INEFFICIENZA SUL

MERCATO.

Lo valuto meno non vedo delle caratteristiche e chi lo vende ci “marcia” sopra e tentare di

fregarmi.

[In molti mercati esiste un’asimmetria informativa: tipicamente i venditori hanno una

migliore informazione sul prodotto o servizio offerto e possono utilizzare questo vantaggio

informativo in modo opportunistico (Akerlof 1970; Economides 1998). Venditori poco

scrupolosi possono essere tentati di rivendicare per il loro prodotto caratteristiche che sono

tipiche di un prodotto rivale di più alta qualità.]

Modello di Akerlof, il mercato dei “bidoni-limoni”, auto usate.

Pensiamo ad un contesto che chi vende sa bene cosa sta vendendo e chi acquista non lo sa

valutare. Mercato delle auto usate. Due tipi di automobili in vendita auto “efficienti” E e

“bidoni” B. Quindi due qualità alta e bassa.

Le caratteristiche del mio mercato.

Si vende una e una sola auto. Acquirente ne acquista una e ce ne sono N sul mercato.

Venditore ha solo uno e uno acquirente.

Prezzo di riserva dei venditori può essere un costo di produzione, prezzo minimo a cui sono

disposto a vendere. Fatta dai venditori. Chi ha un auto buona è disposta a venderla almeno ad

un prezzo uguale a 4 sotto se la tiene.

Per i bidoni il prezzo è 2. Mi può andare bene l’una o l’altra macchina per il consumatore ma al

giusto prezzo. Io l’acquisto se prezzo non è superiore a 4,4 e l’altra a 2,2.

Prezzi massimi a cui sono disposto a pagare. C’è un gap, i prezzi fra 4 e 4,4 può essere

effettuato dove entrambi stanno meglio. Acquirente la paga meno di quanto è disposto e

l’altro ci prende più, è margine per fare scambi e generare efficienza sul sistema nei due

25

segmenti bidoni ed efficienti. Se tutto vedessero tutto, cioè lo schema lo sanno tutti. Sia

venditore che acquirente conoscono questo sistema e quando vedono un auto la sanno

mettere nelle due colonne, questo vale per acquirente (sanno se sia efficiente che scarsa). È

l’ipotesi che sta alla base del mercato concorrenziale.

Equilibrio con informazione completa

Se entrambi vedono so di cosa stanno parlando, so valutarla si contratta. Troviamo prezzo e

scambi sono profittevoli da entrambi i lati. Si stabilisce un prezzo nel range fra [entrambi i tipi

di automobile sarebbero venduti a prezzi di equilibrio che soddisfino le seguenti condizioni]:

Tutte le automobili sono vendute. Tutti gli scambi sono fatti. Economia raggiunge un

allocazione Pareto-efficiente. [Tutte le N automobili sarebbero vendute, e l’economia

raggiungerebbe una allocazione (Pareto-)efficiente].

Equilibrio con informazione asimmetrica

Se la qualità della auto usate fosse una caratteristica nascosta, i proprietari avrebbero più

informazioni degli acquirenti riguardo alla qualità delle macchine. Ipotesi (plausibile): i

proprietari conoscono esattamente la qualità dell’auto, mentre gli acquirenti non possono

osservarla.

Una certa distribuzione di auto buone e scarse. C’è una probabilità del 50 per cento che sia

buona. Allora, faccio una media ponderata [Quindi dal punto di vista degli acquirenti il valore

medio (atteso) di una macchina è]:

Se è un bidone la vendo se è buona no. Quindi gli scambi non si realizzano più. I consumatori

ci perdono, ma se so che è disponibile a vendermela a questo prezzo so che è un bidone.

Tutto è generato dal fatto che l’informazione è distribuita in modo asimmetrica, non

riuscendo a identificare la qualità faccio una valutazione intermedia. Sul mercato si realizzano

gli scambi di scarsa qualità delle macchina.

Anticipando questo effetto gli acquirenti non faranno altro che abbassare la loro valutazione

coerentemente con ciò che accade nel primo caso. Nel momento in cui introduco asimmetrie

informative un pezzo di mercato non funziona l’altro funziona come prima.

V è quindi il prezzo massimo che ogni acquirente sarà disposto a pagare per una automobile

usata in un mercato con informazione asimmetrica. Ma:

Quindi le automobili “efficienti” non verranno offerte sul mercato, perché il prezzo massimo

che gli acquirenti sono disposti a pagare è minore del prezzo minimo a cui i proprietari sono

disposti a vendere. Gli acquirenti si rendono conto che tutte le automobili offerte sul mercato

26

sono “bidoni”. Quindi in un equilibrio con informazione asimmetrica sul mercato verranno

venduti solamente i “bidoni” a un prezzo:

Viene chiamata selezione avversa, nel mercato delle auto usate gli acquirenti (la parte

non informata) fanno una selezione avversa dei venditori (la parte informata). Si

autoselezione in modo avverso verso la controparte e sul mercato rimangono solo gli scarsi.

L’equilibrio con informazione asimmetrica è chiaramente inefficiente: solo il 50% delle

automobili viene effettivamente vendute, anche se c’è margine di scambio tra gli acquirenti ed

i venditori anche per il restante 50%.

Se avessi molte auto buone e le scarse fossero basse, il risultato potrebbe essere più vicino a 4.

Cioè ipotizziamo:

Si potrebbe ora pensare che questo risultato sia dovuto al fatto che la percentuale di auto

buone sul mercato non è sufficientemente alta a garantire una disponibilità a pagare per l’auto

“media” superiore a p .

sE

Cosa accade, ad esempio, se l’85 % delle macchine sul mercato è di buona qualità (efficiente)?

Faccio media ponderata, mi trovo ad un auto e vendono tutti quanti a 4,07. Apparentemente

tutte le auto possono essere scambiate. Il problema è che se fossi un venditore vorrei vendere

i bidoni perché profitti sono più elevati. Anche gli scambi di qualità finiscono fuori dal

mercato.

Consideriamo però il livello dei profitti dei proprietari: chiaramente in equilibrio i proprietari

dei “bidoni” fanno profitti molto più alti dei proprietari delle macchine “efficienti”. Quindi: più

proprietari di “bidoni” avranno incentivo ad entrare nel mercato delle auto usate nel lungo

periodo. Il fatto che i proprietari di “bidoni” abbiano incentivi più alti introduce un circolo

vizioso per cui la qualità delle auto usate vendute diventa sempre più scadente, proprio per la

crescente probabilità di comprare un “bidone”.

Nel lungo periodo le auto “efficienti” scompariranno di nuovo dal mercato …

Siccome non ho può essere identificata la qualità, può essere abbassata e tutto ciò

genera riduzione della qualità media e incentivo a comportarsi in modo opportunistico.

La carenza di informazioni dalla parte degli acquirenti o, peggio, la proliferazione di

informazioni non affidabili implica che:

 i produttori avranno minori incentivi a produrre beni di elevata qualità in quanto

altri possono comportarsi in modo opportunistico

 i costi di ricerca dei consumatori aumentano

In mercati dove la qualità è costosa da osservare, l’equilibrio per i beni di alta qualità può non

essere raggiunto in assenza di strumenti legislativi che garantiscano l’origine del bene e

l’accuratezza delle informazioni sulle caratteristiche non osservabili del bene stesso (es. il

marchio). Strumenti adottati autonomamente dalle imprese per “segnalare” al consumatore la

qualità (es. sistema “usato sicuro”). 27

La soluzione può essere legale (esterna) o direttamente dalla parte più informata. Questa

trova un modo per informare del proprio prodotto, ti do una garanzia.

Oppure strumenti esterni di un autorità pubblica che garantisca origine del bene e

accuratezza informazioni che non sono osservabili.

Marchio che serve a trasmettere informazione ma è uno strumento esterno (legislativo) che

garantisce la provenienza. Consente al consumatore di identificare la qualità e quindi di fare la

sua valutazione ci avvicina all’efficienza.

Diversi meccanismi sono disponibili per fornire e regolare le informazioni all’interno di un

mercato: leggi sul marchio, pubblicità ingannevole e pratiche commerciali scorrette. Ma

anche: Regolamentazione pubblica e legislazione antitrust per comportamenti dannosi alla

o concorrenza;

Autoregolamentazione dei settori industriali e certificazioni di organizzazioni terze

o parti;

Istituzioni/organizzazioni a tutela dei consumatori che operano per aumentare il

o livello di informazioni disponibili all’interno dei mercati.

Il marchio di per sé non stimola l’invenzione o l’innovazione. Anche se spesso sotto un

marchio c’è un nuovo prodotto. Non nasce comunque per questo scopo, anche se

indirettamente può favorire investimenti in R&S. Scopo diretto è riduzione asimmetrie

informative, quindi avvicinare efficienza, ma questo favorisce la ricerca della qualità e

indirettamente stimolo all’innovazione.

Scopo della legge che tutela il marchio è proteggere l’integrità del mercato, in primo luogo

proibendo ad altri l’uso del marchio associato con un determinato produttore. In tale modo la

legge riduce la carenza di informazione (→ la potenziale confusione) dal lato del consumatore.

N.B. per questo motivo la vendita di un marchio deve essere associata alla vendita dell’azienda

(diverso dai brevetti!). Essa genera comunque indirettamente incentivi ad investire in aZvità

(inclusa la R&S) che migliorano la qualità (→ la reputazione del marchio).

Quanto è efficace?

Esempi:marchio Starbucks, Apple, Pepsi e Coca Cola.

Utilizzo dei marchi nell’analisi empirica.

Utilizzati come strumento di analisi dei dati. Cioè come indicatore di differenziazione del

prodotto. Perché marchio diverso sottintende prodotto diverso.

• Nonostante gli sviluppi dell’analisi teorica, i lavori empirici che utilizzano le informazioni sui

marchi sono relativamente pochi

– gli uffici dei marchi hanno solo da poco reso pubblici i loro dati, in particolare gli

uffici delle singole nazioni hanno raccolto le informazioni in modo non omogeneo

– Tradizionalmente i brevetti sono stati preferiti ai trademarks come indicatori di

innovazione (nuovo marchio ↔ nuovo prodotto)

• Recentemente, sono stati sviluppati diversi studi che utilizzano i marchi come strumento di

analisi empirica. In particolare: 28

Mangani A. (2005), “Un’analisi empirica del marchio comunitario”, L’INDUSTRIA → Numero

di marchi depositati dalle imprese in una nazione come una misura approssimativa del grado

di differenziazione del prodotto in quella nazione. Più un’impresa riesce a differenziare il suo

prodotto, più la sua domanda è isolata dalle azioni delle altre imprese → rispetto al caso di

prodotti omogenei la differenziazione genera per il produttore una curva di domanda meno

elastica.

Differenziazione del prodotto come mezzo per costruire e mantenere vantaggio competitivo.

Il deposito di un marchio riflette l’intenzione di un’impresa di differenziare i propri prodotti e

servizi.

Marchi come indicatore del grado di differenziazione del prodotto → competitività e crescita.

Le caratteristiche x4 è migliore di x3. Sul mercato ho una grande varietà e posso avere due

prodotti con caratteristiche diverse. Dico che sono differenziati orizzontalmente. Marchio

nasce per questa funzione.

Differenziazione orizzontale rappresentato attraverso il marchio.

Risultati e interpretazione

Emerge una relazione positiva tra la specializzazione produttiva (misurata dalle esportazioni)

e la varietà dei prodotti (misurata dai marchi registrati), ma questa relazione non è robusta: in

alcuni settori si registra un alto numero di marchi ma bassa specializzazione produttiva o

viceversa.

Spiegazioni potenziali:

Marchi non definiscono un determinato bene, ne indicano semplicemente l’origine.

 Attenzione al fenomeno della “brand extension”.

 Le imprese possono depositare marchi che mai utilizzeranno e nel contempo molte

 imprese producono e vendono senza depositare un marchio.

29

Lezione 22 novembre

3- Natura e ruolo della proprietà intellettuale: IL BREVETTO

Dopo aver discusso ruolo del marchio, che non è uno strumento per incentivare innovazione

ma può avere effetti indiretti.

Tutela proprietà intellettuale, ricollegandosi al problema dell’investimento innovativo. Per la

crescita economica di imprese e paese, dobbiamo dotarsi di strumenti per abbattere il

problema di stimolo dell’innovazione.

La principale giustificazione dell’esistenza dei brevetti deriva da un problema economico.

L’incapacità di un sistema concorrenziale di indurre un livello efficiente di innovazione.

Se penso ad un sistema dove c’è concorrenza, la concorrenza (il sistema) non è in grado di

generare sufficiente innovazione. Il guadagno dell’impresa va a zero, o sufficiente piccolo che

comunque non genera innovazione (in un mercato perfettamente concorrenziale).

In un’ottica ex-post il risultato che si ottiene è desiderabile perché i prezzi sono bassi, max

accesso al bene da parte dei consumatori e si riduce a zero la perdita di benessere (in un

mercato concorrenziale).

In un’ottica ex-ante questo è sub ottimale, stante la situazione ottengo si quella più grande

possibile non la modifico. È statico. Produce un livello sub ottimale di investimento in R&S.

Bisogna vederlo in modo dinamico. Se utilizziamo strumenti classici l’idea è questa.

Non ho incentivi sufficiente all’innovazione questo ha origine nelle caratteristiche dell’oggetto

della nuova innovazione quindi la conoscenza che ha caratteristiche del bene pubblico.

Non rivalità produrre nuova conoscenza è un’attività caratterizzata da costi fissi elevatissimi.

Come costi fissi. La conoscenza realizzata diventa accessibile a tutti. L’oggetto e il beneficio

derivante dall’oggetto, impiego di conoscenza e valore generato. [Non‐rivalità: alti costi fissi di

produzione/bassi costi di distribuzione ‐ la conoscenza può essere utilizzata da un numero

virtualmente infinito di agenti economici senza diminuzione della fruibilità da parte di

ciascuno]. La non escludibilità mi dice che non ci sono strumenti di cui si appropria la

conoscenza stessa che fanno sì che possa escludere qualcuno. [Non‐escludibilità: è difficile per

il creatore di conoscenza escludere gli altri dall’accesso una volta che questa sia stata creata].

Conoscenza è generata, non c’è nulla che possa impedirlo si genera il problema della

Appropriabilità, se io non posso impedire ad altri di accedere alla conoscenza questo genera

un problema da parte di mia della capacità di appropriarmi dei benefici della conoscenza.

PROBLEMA DELLA APPROPRIABILITA’, e associato a questo c’è il problema del Free-Riding.

Colui che riesce a raggiungere i propri obiettivi scaricando i costi sugli altri, anzi sfrutta

quelli degli altri. Carpisco la conoscenza altrui. È incorporato anche nelle persone e magari le

assumo.

Sostengo costi ma non mi approprio dei benefici, sia per il free riding sia per le caratteristiche

dell’innovazione o conoscenza sono così acquisibili e modificabili che non riesco ad avere il

tempo di beneficiare degli sforzi sostenuti. Questo genera sotto investimento.

30

Ricerca e sviluppo è di per se un costo

fisso, somma che devo spendere a

monte e per poter innovare. Costo fisso

molto elevato in funzione dei settori.

Costo marginale costante e costo medio

fisso costante basso. Un certo numero

di acquirenti. Devo avere un margine

fra costo e prezzo. E in un regime di CP

non ci sono più dentro perché prezzo è

50 e i profitti sono a zero. Non ho più

margine e non ho inventivo ad

innovare. Questo è il problema dell’Appropriabilità.

Arrow 1962 dice che attività di produzione e concorrenza genera esternalità positive di cui

beneficiano altri agenti economici; l’esternalità positive sono una delle cause di free riding.

Copia o ci costruisce sopra sulla mia innovazione. Non per questo implica per forza

imitazione. E magari con un costo marginale ridotto beneficio di margini molto alti.

Esternalità positive di cui beneficiano altri individui rispetto a chi ha innovato e questo genera

un gap tra quello che è il valore privato e quello che è il valore sociale.

C’è un paradosso, la conoscenza nuova di fatto ha un valore quando la concretizzo e la

porto sul mercato (momento diffusione), fin quando non è sul mercato e la

commercializzo non ha valore. Ma nel momento in cui c’è la diffusione è proprio

paradossalmente che il valore si azzera.

Trovare il modo di sostenere le due cose: diffusione e mantenimento del valore.

[• L’attività di produzione di conoscenza da parte di un agente economico genera importanti

esternalità positive di cui beneficiano altri agenti economici senza compensazione per

l’inventore;

• In altre parole, date le caratteristiche di non‐rivalità, non‐escludibilità e trasferibilità del

bene informazione si determina una divergenza fra valore privatamente appropriabile e

valore sociale dell’informazione che ne determina la sotto‐produzione

• → Paradosso dell’informazione: “Un’informazione pura si traduce in valore economico

solo quando viene diffusa, in questo momento, però, il suo valore economico si azzera. Un

mercato dei beni con queste caratteristiche non esiste.”].

La conoscenza costituisce un bene pubblico impuro: distinzione fra informazione (conoscenza

codificata e liberamente trasmissibile) conoscenza invece può avere caratteristiche tacite-

codificate. (Esempio sufflè: molto legate al contesto ed altre conoscenze tecniche, al di fuori

dal contesto è difficile ripeterlo). La complessità della conoscenza, vuol dire che questa è

articolata ed ha vari componenti che devono essere incastrate. (Conoscenza specifica, es.

vetrai di murano, è complessa e cumulativa).

Il set di conoscenze per generare un prodotto è estremamente complesso (smartphone), il

grado di sviluppo di ogni aspetto è molto articolato e complesso. Quindi il livello di

approfondimento per ogni tecnologia è elevatissimo. Di conseguenza la conoscenza diventa

molto specifica. 31

Tutte queste tecnologie devono essere messe insieme. Una crescente specializzazione che

devono essere messe insieme e che a sua volta un’azienda ricorre ad altre aziende per

metterle insieme.

Cumulative ci rifacciamo al passato, si accumulano le conoscenze.

Il problema dell’Appropriabilità può essere più su un settore che su un altro.

La proprietà intellettuale è una delle soluzioni ma non l’unica. Ci sono altre soluzione e

adottate direttamente dalle imprese.

Hanno settori diversi ed efficace diversi queste soluzioni:

Primo segreto industriale. Meccanismo

sviluppato dalle imprese e la legge lo riconosce.

È una sorte di via di mezzo fra proprietà

intellettuale e strumento privato.

Quello che faccio non è accessibile la tengo

segreta.

Cercare di essere avanti. Non per questo quando

mi approprio di un’altra innovazione ho zero

costi per replicare. Però magari mi avvantaggio

rispetto al tempo. Sfrutto vantaggio di tipo temporale. Nell’ICT è importante, perché la

segretezza è difficile. Allora arrivo prima sul mercato e ho dei margini sui miei costi e mi

consentono più che ripagare gli sviluppi innovativi. L’altro aspetto, strumento delle imprese è

uno strumento che non è detto sia legato alla conoscenza, ma per produrre quel prodotto ho

bisogno di asset complementari oppure lo accompagno il prodotto con asset complementari.

Capacità produttive, (accedo ad un fattore primario come i diamanti posso essere bravo a

disegnarli ma se non posso accedervi è inutile). Tutti i servizi come l’assistenza clienti dà a

valore a ciò che arriva sul mercato.

Lo Stato può aiutare con sussidi incentivi oppure lo fa direttamente lui attraverso la ricerca e

Università. Public procurement è l’idea che lo Stato (o Europa) commissiona ricerca e

innovazione a dei privati retribuendole in modo da compensare i costi sostenuti ma

soprattutto ti garantisco un ritorno in modo adeguato.

La tutela della proprietà intellettuale crea artificialmente un certo grado di escludibilità,

sostanzialmente blocco gli altri ad accedere ai benefici della nuova conoscenza prodotta.

Aumenta l’Appropriabilità dei ritorni sull’innovazione, diminuisce quindi gap fra valore

sociale e valore privato dell’innovazione. Aumentare così inventivo ad innovare.

Diminuisce costo, introduco elemento proprietà

intellettuale per aumentare efficienza del

sistema generando inefficienza. Dove efficienza

statica e dinamica sono in contrasto.

- Passo da c c1consento all’impresa di

prezzare a c

- Nel momento in cui glielo consento

accetto inefficienza perché perdo area 3

32

- Non sono più in regime di concorrenza ma di monopolio

- Accetto inefficienza di tipo statico per avere efficienza di tipo dinamica, I costi non

sono pari a c ma a c1. Nel momento che la protezione scade non c’è più perdita di

efficienza statica do origine a inefficienza ma ho guadagno di efficienza in termini

dinamici. Si ragione con nuovi prezzi e nuovi costi.

Quanto più allungo i tempi di protezione sono sotto la prima figura a sinistra e tanto più tardi

ho guadagno di efficienza indicato dal prezzo. È un intervento istituzionale. Per quanto tempo

stiamo li, vuol dire per quanto tempo concedo la protezione e di guadagnarci, quanto tempo li

serve per recuperare le spese fatte affinché sia indotto a innovare?

Idea di trade off fra efficienza dinamica e statica. Dal punto di vista statico voglio

realizzare quell’area 1, 2 e 3 fra funzione di domanda e di costo. Dal punto di vista

dinamico voglio che quella funzione di costo mi si abbassi nel tempo. Per avere questa

funzione che si abbassa, vuol dire che questi costi che la società deve sostenere si devono

abbassare e devo rinunciare ad un po’ di efficienza in senso statico.

Il brevetto nasce dall’esigenze di bilanciare questi effetti non solo per la durata.

Finanziamento pubblico dell’innovazione

In condizioni di informazione perfetta il finanziamento pubblico dell’innovazione sarebbe

preferibile alla PI poiché non comporta inefficienze dal punto di vista statico.

Se lo Stato conoscesse il valore dell’innovazione potrebbe ottenere lo stesso livello di

innovazione ottenibile mediante brevetto corrispondendo all’inventore una somma pari al

valore appropriabile mediante brevetto (), senza perdita netta di monopolio.

Problemi dell’autorità pubblica: osservabilità e verificabilità del valore dell’invenzione e

osservabilità e verificabilità del costo sostenuto.

Copyright letteratura ecc. noi ci

occupiamo di proprietà

industriale, marchi, brevetti non

ci occupiamo dei modelli di utilità

(simile ai brevetti ma durano

meno, richieste di originalità meno

stringenti e usati poco, design

caratteristiche diverse più simile

alle opere creative, estetico colore

cc.).

Brevetti

Il brevetto è un diritto garantito dallo Stato, di poter produrre e vendere un certo bene o di

poter attuare un certo procedimento produttivo in esclusiva, ossia in regime di monopolio.

Quindi senza possibilità che ci sia da parte di altri alla tecnologia che utilizzo. Il monopolio

temporaneo sullo sfruttamento economico dell’idea è concesso in cambio della divulgazione

della idea dell’idea.

Google Patent. Ci sono informazioni su oggetto e sui soggetti rilevanti. Cosa è un invenzione?

Nessuna legge fornisce una definizione esatta di invenzione. Dottrina e giurisprudenza

definiscono l’invenzione come la soluzione originale di un problema tecnico. Originale che è

33

diverso da nuovo, okay è nuovo ma banale qui invece è richiesto l’originalità. Deve avere

un’applicazione, è finalizzata altrimenti non è brevettabile. Non è brevettabile: e scoperte, le

teorie scientifiche e i metodi matematici, i principi ed i metodi per attività intell l ettua i, per

gioco o per attività commerciali, i metodi per il trattamento trattamento chirurgico chirurgico

o terapeutico terapeutico del corpo umano o animale e i metodi di diagnosi applicati al corpo

umano o animale, le razze animali ed i procedimenti essenzialmente biologici per

l’ottenimento delle stesse.

Cosa è e non è brevettabile dipende dal contesto istituzionale EU o US. Il software in eu non è

brevettabile ma protetto da copyright. Se ne trovano molto più in US che in EU.

Tipologie di invenzioni:

a) Invenzioni di prodotto hanno per oggetto un prodotto materiale

b) Invenzioni di procedimento o processo: hanno per oggetto una tecnica di realizzazione

di un prodotto o di un servizio

c) Invenzioni di uso hanno per oggetto un nuovo uso di un prodotto esistente

Caratteristiche dei brevetti.

Durata: numero massimo di anni che viene garantita la protezione. Brevetto può essere

rinnovato. E ci sono tasse di rinnovo annuali. Tipicamente 20 anni, regola generale. (accordi

TRIPs). Regole minime internazionali. I medicinali hanno 5 anni di protezione extra.

Portata: si definisce in vari modi. Ampiezza del brevetto che ha che fare con le varianti delle

idee di base e si proteggono dal brevetto. Variazioni intorno all’oggetto. Larghezza ha a che

fare con applicazioni dell’oggetto del brevetto, numero di applicazioni, numero di mercati e

sottomercato. Altezza cioè grado di novità minimo richiesta all’idea per ottenere protezione. E

quanto chiedo agli altri di innovare affinché sia degna di essere protetta.

Tutti questi aspetti concorrono a formare ambito, tecnologico, geografico produttivo dove è

garantita la protezione.

Copertura geografica: giurisdizione dell’ufficio brevettuale, europeo, americano italiano ecc.

Divulgazione: ogni brevetto ha associato una descrizione, una richiesta per ottenere il

brevetto è fondamentale per attivare processo di cumulatività della conoscenza e consente di

progredire. Riduce duplicazione rendendola disponibile evito che altri facciano ricerca per il

solito risultato ma attingere da questo e costruire altro.

TRADE-OFF FONDAMENTALI

- Durata: se aumento la durata aumento il numero di anni per cui l’innovatore riceve

area 2 ma ritardo i guadagni di efficienza. Ritardo conseguimento area 3 generata dalla

riduzione di prezzo perché maggiore accesso acquisto del bene dei consumatori. Se

aumento troppo ritardo aumento di efficienza altrimenti in senso opposto non

incentivo adeguatamente l’innovazione.

- Ampiezza: numero di varianti dell’idea di base, più rendo ampio protezione brevetto

più assume carattere di generalità (genericità) e inibisce l’innovazione di altri.

- Larghezza: se aumento il numero di applicazioni e mercati, estendo il monopolio

quindi aumento i costi di perdita di efficienza statica e creare potenzialmente barriere

all’entrata.

- Altezza: se ho richieste di novità, altezza, aumento qualità rispetto all’esistente inibisco

creazioni di innovazioni incrementali. La inibisco. Più è alto meno incentivo.

34

- Divulgazione: esigenze legate a quanto chiedo il grado di esplicazione nel documento.

Se da un lato chiedo sia più il dettagliato possibile, perché il brevetto viene valutato dai

tecnici specializzati e con competenze, diventa più tanto semplice la concessione tanto

più ho dettagli in merito. Chiaramente tanto maggiore informazione tanto più c’è

diffusione dell’innovazione, e con tutto quello che po’ portare.

Requisiti di brevettabilità. Requisiti che un oggetto deve soddisfare affinché abbia senso

presentare domanda di brevetto.

1) NOVITA’. Un’invenzione è considerato nuovo se non è contenuto nello stato della

tecnica. Quello che c’è già (=stato della tecnica), ciò che è accessibile a tutti in qualsiasi

forma anche in quella orale. (Convegno). La novità è un concetto relativo che pone

l’invenzione a confronto con lo stato della tecnica. Lo stato della tecnica è costituito da

tutto ciò che è stato reso accessibile al pubblico prima della data di deposito della

domanda di brevetto mediante una descrizione scritta od orale, una utilizzazione o

qualsiasi altro mezzo. Lo stato della tecnica include i seguenti documenti: domande di

brevetto già depositate, pubblicazioni su riviste, opuscoli pubblicitari, pagine web,

pubblicazioni tecnico scientifiche di ogni tipo, tesi di laurea o di dottorato di ricerca,

poster o altre comunicazioni a congressi, esposizioni in fiere, vendita di prodotti

(anche una singola vendita costituisce divulgazione). Deve rappresentare qualcosa che

non c’è.

2) ORIGINALITA’. E’ detta anche non ovvietà, o attività inventiva o inventive step. Una

invenzione è considerata come implicante una attività inventiva se, per una persona

esperta del ramo, essa non risulta in modo evidente ed ovvio dallo stato della tecnica.

Anche l’originalità è un concetto relativo che pone l’invenzione a confronto con lo stato

della tecnica. E’ il requisito più controverso, su cui ci sono più discussioni con gli

esaminatori. Non deve essere deducibile in modo meccanico ed ovvio da parte di uno

esperto. È un concetto relativo come la novità.

3) APPLICAZIONE INDUSTRIALE. Un’invenzione è considerata atta ad avere

un’applicazione industriale se il suo oggetto può essere fabbricato o utilizzato in

qualsiasi genere di industria. Deve risolvere problema tecnico è finalizzato. È un

concetto assoluto. Un’invenzione è brevettabile se serve a qualcuno per conseguire un

profitto. L’applicazione industriale è un concetto assoluto.

4) LICEITA’. Non possono essere brevettate le invenzioni la cui attuazione è contraria

all’ordine pubblico o al buon costume.

5) SUFFICIENTE DESCRIZIONE. Il contenuto e oggetto descritto in modo sufficiente,

chiaro e completo. Alla domanda di concessione di brevetto per invenzione industriale

debbono unirsi la descrizione e i disegni necessari alla sua comprensione. L'invenzione

deve essere descritta in modo sufficientemente chiaro e completo perché ogni persona

esperta del ramo possa attuarla e deve essere contraddistinta da un titolo

corrispondente al suo oggetto.

Come si ottiene un brevetto?

Ci sono diverse modalità. I capisaldi da sapere:

Convenzione di Parigi. Firmata a Parigi il 20 marzo 1883. 188 stati firmatari ad oggi. Istituisce

l’Unione Internazionale per la Protezione industriale, amministrata dal WIPO (World

35

Intellectual Property Organization), agenzia specializzata delle Nazioni Unite avente sede a

Ginevra. Ha stabilito due aspetti il principio di reciprocità e diritto di priorità. Il principio

di reciprocità dice che gli stati che hanno firmato si impegnano a riconoscere ai cittadini degli

altri stati firmatari gli stessi diritti in termini di tutela di proprietà intellettuale che

garantiscono ai propri cittadini. Un’impresa statunitense che brevetta in Italia ha gli stessi

diritti garantiti ad un’impresa italiana.

Diritto di priorità, prima della convenzione di Parigi poteva succedere che deposito domanda

di brevetto in Italia e giurisdizione qui, qualcuno in Francia la copia e deposita prima della

traduzione e procedure. Ma nel momento in cui c’è questa priorità e deposito nel mio ufficio

nazionale ho opzione di avere protezione ovunque. Ho la priorità a depositare in qualsiasi

stato firmatario. Posso esercitare diritto entro 1 anno di tempo e se non lo esercito in quello

stato è perché inaccessibile o so che non lo utilizzerò in quel mercato. E decido di estendere

nei paesi che mi interessano. La data di priorità è la data di deposito della prima

domanda di brevetto in qualsiasi paese. Da questa data decorre la protezione

brevettuale. Ci sono due date di priorità cioè del primo deposito nel paese di origine e poi

domanda nel paese nell’ufficio in cui guardiamo il brevetto. La data di domanda di brevetto

può essere successiva quindi quella di priorità è più vicina all’innovazione.

Vantaggi del diritto di priorità. E’ sufficiente depositare la domanda di brevetto in un solo

stato per avere diritto alla priorità in tutto il mondo. Si ha poi un anno di tempo per estendere

la protezione agli altri stati di interesse. Si possono dilazionare i costi e valutare meglio

l’importanza dell’invenzione, magari faccio indagini di mercato e capire se un determinato

prodotto è appetibile. Prima della Convenzione di Parigi era invece necessario scegliere subito

tutti i mercati di proprio interesse ed affrontare il costo delle tasse di deposito e della

traduzione nella lingua di ciascuno stato.

Patent cooperation treaty (PCT). Firmato a Washington il 19 giugno 1970, entrato in vigore nel

1978. 148 stati firmatari ad oggi. Aperto agli stati contraenti la convenzione di Parigi.

Amministrato dal WIPO a Ginevra. Permette il deposito di una domanda di brevetto

internazionale entro 1 anno dal deposito della domanda di brevetto nazionale. Il deposito di

una domanda PCT dà diritto a ricevere una ricerca di anteriorità svolta da un esaminatore

specializzato. Concede altri 18 mesi per decidere in quali stati depositare le domande di

brevetto nazionali.

Non istituisce un organo nuovo ma una procedura. È possibile fare una domanda di brevetto e

mi consente di andare su qualsiasi ufficio brevettuale. Io impresa italiana posso accedere a

questa unica procedura. Entro un anno della domanda ufficio nazionale è possibile presentare

partecipazione al processo PCT e dà avvio ad una procedura da parte di esperti che analizzano

innovazione e mi danno un rapporto e mi danno informazioni oggetto. Oltre a darmi

informazioni che mi danno una valutazione di appetibilità e mi dà anche il vantaggio di avere

un tempo più lungo per decidere dove andare a depositare ulteriormente domanda di

brevetto. Quindi la protezione passa da 12 a 30 mesi, (18 mesi).

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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in mercati e strategie d'impresa (MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher agnesesmam di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Innovazione, Marca e Proprietà Intellettuale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Mancusi Maria Luisa.

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Innovazione, marca e proprietà intellettuale - 2 modulo
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