Appunti modulo: innovazione
Prof. Mancusi
- L’innovazione tecnologica: caratteristiche, fonti e modelli interpretativi (~3 lezioni)
- Fondamenti economici della tutela della proprietà intellettuale (~3 lezioni)
- La collaborazione nello sviluppo tecnologico (~1 lezione)
- Innovazione e struttura di mercato (~1 lezione)
- La diffusione dell’innovazione (~2 lezioni)
- Il finanziamento dell’innovazione (~1 lezione)
Lezione 8 novembre
L’innovazione tecnologica e le sue caratteristiche
Cosa è l’innovazione tecnologica? E perché ne parliamo? L’importanza è comprovata sia da un punto di vista economico (realtà del paese, sistema economico, benessere di una società), ma anche se mi focalizzo sulla singola impresa (performance), quindi sia se ho un approccio macro che micro.
Ormai parliamo spesso di crisi e di crescita, ecco che fare un’associazione fra crescita e innovazione è un passo successivo. Le due cose vanno di pari passo, vanno insieme crescita e innovazione. La capacità di innovare e di portarla sul mercato con successo sarà cruciale nel prossimo futuro (OECD, Innovation and growth). Un paese che possa sostenere una crescita deve pensare all’innovazione.
“Business has only two functions, innovation and marketing" (DRUCKER), business ha due funzioni innovazione e marketing. Innovazione qualcosa che genera valore. Attenzione a non sovrastimare le “idee” nella performance complessiva.
L’economia dell’innovazione è vista da un punto di vista microeconomico: il ruolo degli incentivi nei processi innovativi, capire cosa spinge la singola impresa a investire innovazione a seconda dei contesti in cui si trova. Macroeconomico: innovazione come prerequisito fondamentale alla crescita economica, quello che comanda crescita produttività, cioè realizzare un prodotto per unità di costo e quindi per impiego di risorse. Analisi politica economica: emergeranno problematiche legate all’innovazioni, definiti fallimenti del mercato. Quali sono i fallimenti di mercato nel processo innovativo e come può la politica pubblica intervenire per alleviarne i problemi? C’è un prima e c’è un dopo, quindi c’è un aspetto dinamico. Strategia: quali strategie innovative sono più adatte ai diversi contesti tecnologici e competitivi?
Aspetti che tratteremo microeconomico e della politica economica. Applicheremo gli strumenti dell’analisi economica allo studio dei processi innovativi. Andando a guardare quali sono le determinanti dell’innovazione e gli incentivi che un paese ha cosa generano e come si associano ai fallimenti del mercato e gli effetti dell’innovazione.
Rispondere ad alcune domande fondamentali:
- Cos’è l’innovazione?
- Come possiamo caratterizzare il processo innovativo?
- Quali fattori promuovono l’innovazione?
- Diritti di proprietà intellettuale
- Struttura di mercato
- Accesso a risorse esterne non finanziarie (Collaborazione)
- Accesso a risorse esterne finanziarie
- Quanto è importante l’innovazione?
- Per l’impresa
- Per il sistema
Cosa è l’innovazione?
Schumpeter (1883-1950) la definisce: introduzione di un nuovo prodotto in un mercato esistente o un cambiamento qualitativo in un prodotto esistente, creazione di un nuovo mercato, introduzione di un nuovo processo produttivo (nuovo modo di combinare le mie risorse per realizzare un prodotto che non risulta nelle sue caratteristiche modificato), cambiamento nella struttura organizzativa e sviluppo di nuove fonti di approvvigionamento di materie prime o semilavorati (sviluppo di energie rinnovabili).
Nuovo? La ricerca e sviluppo è uno strumento per arrivare all’innovazione ma non è necessario ad esempio cambiamento struttura organizzativa R&S non è necessaria. Nuovo è relativamente a qualcosa a quello che esiste nel contesto in cui opero. Innovazione è anche fare qualcosa in cui in un’altra parte c’è ma non nel luogo in cui opero. Lo introduco in nuovo mercato nello stesso contesto geografico. Nuovo per l’impresa, per il mercato locale o/e globale. Potrebbe essere nuovo per l’impresa e per il contesto (mercato) rilevante. Quando parliamo di mercato geograficamente non è così immediato perché ormai si compete a livello globale.
La trilogia schumpeteriana, Schumpeter ha posto l’attenzione su tre aspetti del processo innovativo che sono invenzione, innovazione e diffusione. Processo innovazione suddiviso in tre fasi che si susseguono. Alla base c’è una nuova idea che dà vita a qualcosa di tecnologicamente nuovo o un’idea che ricombina in modo creativo qualcosa che già c’è. L’innovazione è la fase in cui le nuove idee sono portate sul mercato, fa da ponte tra sfera di conoscenza, tecnologia pura e il mercato. Innovazione si tramuta in nuovo processo, prodotto che possa stare sul mercato e le imprese beneficiano di questo valore. Quindi profitti economici positivi. Sono invenzioni sviluppate con successo. Ma non tutte le innovazioni derivano dalle invenzioni. La diffusione è quel processo in base al quale: innovazione si diffonde sul mercato se nuovo prodotto si diffonde fra acquirenti se invece è un processo produttivo (ma anche se un nuovo prodotto) si diffonde fra imprese (lo adottano o lo sviluppano). Questo processo genera crescita, diffusione in un sistema economico fa sì che si liberino i benefici nel sistema economico nel suo complesso.
Diffusione fra imprese che adottano via via nuove tecnologie o introducono nuovo prodotto con varianti, non sono innovatori. Innovatore colui che in primis può avere idea nuova diversa che può portarla sul mercato sostenendo costa, invece c’è chi adatta, copia idee e sostiene costi più bassi ma che comunque genera una componente innovativa che genera valore.
Le cinque modalità innovative identificate da Schumpeter si riducono a due grandi categorie. Riduciamo tutto a due forme: innovazione di prodotto e di processo.
- Innovazioni di prodotto: innovazioni incorporate nei beni o servizi realizzati da un’impresa.
- Es. PC, smartphone, tablet, ecc.
- Innovazioni di processo o cost reducing: riguardano i cambiamenti nelle modalità con cui l’impresa svolge le sue attività.
- Es. Assemblaggio, software
- Innovazione organizzativa. Vuol dire che utilizzo nuovi metodi per produrre stessa cosa, in modo più economico, abbasso costi di produzione.
In pratica difficili da distinguere dipende da come lo guardo, Es. nuovo macchinario per la tessitura (in un settore può essere nuovo prodotto in altri nuovo processo), nuovo fertilizzante in agricoltura, bancomat, ecc. Sono rappresentate in modo diverso ma semplificato nell’analisi economica, utile a individuare gli incentivi all’innovazione, il ruolo potenziale degli IPR e l’interazione di questi con la struttura di mercato. Ci aiuta ad individuare i meccanismi di base e le motivazioni.
Isoquanto
Impresa combina due fattori produttivi K e L. La tecnologia fatta da isoquanti come le combino per produrre una certa quantità. Su ogni curva (isoquanto) mi rappresenta diverse combinazioni di input con associato uguali livello di output. Innovazione è quando isoquanto si sposta verso l’origine, (innovazione di processo) perché combino i fattori produttivi in maniera più efficiente. Ne uso meno per produrre stessa quantità. Isoquanto più basso, uso meno lavoro e capitale. Innovazione va insieme a proprietà intellettuale. A che fare con incentivi, cosa spinge impresa a innovare.
Modello di riferimento
Tutto quello che costruisco lo valuto sul mercato perfettamente concorrenziale. Imprese piccole e nessuno incide su prezzo. Situazione in cui costo marginale (sotto cui non posso scendere altrimenti faccio profitti negativi). Immagino che sia piatto. Innovazione di processo vuol dire che io riesco ad abbassarlo quel costo. Tutto quello che succede sul mercato è di dominio pubblico e se c’è una nuova tecnologia tutti l’adottano ecco perché è perfettamente concorrenziale nessuno ha un vantaggio. Combino i fattori produttivi in un nuovo modo meno costi. Però tutti se ne appropriano e quindi profitti sono nulli e prezzo crolla al livello del costo marginale. Tutti per sopravvivere fanno un prezzo più basso per ottenere più clienti. Se c’è un innovazione che diventa di dominio pubblico c’è un beneficio per la società (surplus: differenza fra il prezzo che è disposto a pagare e quanto in realtà pago). Questa area cresce. L’innovazione per la società è un bene. Aumenta produzione, diminuisce prezzo aumenta surplus. Il problema è che chi ha avuto l’idea, che diventa subito di dominio pubblico, ci guadagna non zero ma meno, perché ha investito. Qual è l’incentivo a innovare in questa situazione? Nessuno, perché dovrei investire senza ottenere nulla. Non mi approprio del valore della nuova idea. Devo avere qualcosa in questo mercato che mi consenta di “tenermi” l’idea.
La domanda non è altro che un modo di misurare quanto mi vale un prodotto. Per la società l’innovazione è un bene. In termini di benessere sociale, aumenta produzione, diminuisce prezzo aumenta surplus. Il margine di profitto per impresa è p1 meno p2 per tutte le unità che vende. Questo si ottiene con la segretezza. Posso praticare prezzo più basso. Ci vuole un po’ di tempo per capire come funziona e c’è un certo vantaggio della prima possa ha dei profitti positivi ma per un certo periodo di tempo. E se questi sono tali da compensare il costo che ha dovuto sostenere per innovare allora nasce l’incentivo ad innovare. Se questo intervallo temporale non è sufficiente non c’è incentivo ad innovare quindi non c’è possibilità di realizzare innovazioni di beneficio per la società perché impresa non fanno profitti dalle innovazioni. Ecco che c’è il diritto di proprietà intellettuale. Ti garantisco tempo sufficientemente lungo per ottenere i profitti che ti servono per dare incentivo ad innovare. La concorrenza tende ad annullare ad appropriarmi il valore dell’innovazione.
- No IPR (diritti di proprietà intellettuale)
- Appena l’innovazione è introdotta è immediatamente adottata da tutte le imprese
- Non c’è profitto economico e quindi nemmeno incentivo (né possibilità di finanziare) R&S
- IPR
- Protezione perfetta → monopolio post innovazione, prezzo (P1 – ε) e quantità Q1
- Profitto conseguente è incentivo ad innovare
Monopolio
C’è solo un’impresa sul mercato ed uguaglia ricavo marginale con il costo marginale. Il RM ha inclinazione che è la metà rispetto alla domanda. A parità di costi marginali prima e dopo l’innovazione di processo, riesco a chiedere un prezzo elevato che contiene il beneficio per il consumatore (società, lato della domanda). Se questa impresa trova modo più efficiente di produrre gli diminuiscono i costi e si trasferisce comunque su acquirenti. Pagano di meno, possono acquistare di più (triangolo più grande).
Se ho potere di monopolio potrei avere incentivo ad innovare perché mi approprio dei miei profitti. L’innovazione fa scendere i costi ed è ottimale per il monopolista ma non ha incentivo ad innovare. Io innovo se aumento il mio profitto, aumenta il mio differenziale. Perché perdiamo un “pezzo” perché il prezzo scende su tutte le unità e c’è un guadagno perché vendo di più. Ma quel guadagno deve essere fatto in modo tale da più che compensare quello che ho perso, non solo deve compensarmi anche i costi che ho sostenuto.
Assumiamo in questi modelli che sia e che rimanga un monopolista. Potrei non averci dei concorrenti ma ci potrebbero essere dei concorrenti che potrebbero entrare. Se c’è la concorrenza potenziale, anche gli strumenti di proprietà di diritto intellettuale possono essere utili. Un mercato, un nuovo prodotto. Innovzione di prodotto come nuova variante oppure una migliore qualità di prodotto. C’è una nuova domanda, triangolo del beneficio è più grande anche se prezzo è più elevato. (nuovo smartphone). Lo pago di più ma sono più soddisfatto (io consumatore, triangolo è il surplus). Questi due grafici sono simili, quello che cambia è: con il diritto di proprietà intellettuale mi garantisce che per un certo lasso di tempo di essere monopolista e praticare un prezzo più basso del prezzo minimo e garantirmi il mercato. Nel momento in cui stimolo innovazione e lascio un periodo di tempo all’impresa d beneficiare di questi profitti dell’innovazione. Sto imponendo nel mercato inefficienza. Efficienza richiede che prezzo sia uguale al costo marginale. L’ultimo triangolino non si realizza finché lascio all’impresa questo lasso di tempo. Inefficienza sul sistema, c’è un trade off e devo riuscire a bilanciarli nell’interesse della società. Surplus è beneficio netto della società. Il prezzo mi serve per dividere il beneficio totale fra consumatore e produttore. Beneficio complessivo è interamente appropriato al consumatore perché i ricavi sono nulli. Se si abbassa il costo marginale in concorrenza perfetta tutti fanno le solite scelte il prezzo scende a p2, nuovo beneficio complessivo. Sul mercato a nuovo costo si produce ad un nuovo prezzo (senza tutela). Con la tutela, solo l’impresa innovatrice utilizza l’innovazione e c’è un prezzo appena sotto p1. Tutti acquistano da questa impresa. Il beneficio per i consumatori è il triangolo tratteggiato. Non cambia rispetto a prima. Sta bene quanto prima il consumatore con la tutela dei diritti.
Le altre imprese sono tutte spiazzate non possono stare sul mercato. L’impresa che ha innovato, guadagna al netto dei costi (p1-y)- cmg. Questo per tutte le unità che vende (*q1). Questo è il suo profitto. La prima situazione, l’innovazione diventa di dominio di tutti si scambia sul mercato q2 al prezzo p2, e la seconda situazione dominio solo di una e quindi c’è q1 al prezzo di appena sotto q1 (cioè q1-y). Qual è la differenza fra beneficio complessivo nelle due situazioni?
Nella prima tutto il triangolo tratteggiato più trapezio sotto. Nella seconda il triangolo tratteggiato più il rettangolo sotto perché il prezzo suddivide il beneficio della società (beneficio complessivo meno costo di produzione) fra consumatori e impresa che in parte se la tiene. Qual è la differenza fra i due, aldilà della suddivisione? Non è importante chi se ne appropria ma che si realizzi. Quindi il triangolino che ha come base fra q1 e q2, sono tutte unità che in concorrenza si potrebbe produrle (perché beneficio è maggiore del costo e ci sarebbero le condizioni per produrle). Non si producono perché c’è questo q1-y per tutelare l’impresa innovatrice.
La tutela della proprietà intellettuale ha un ruolo fondamentale che è quello non solo quando la concorrenza è operativa ma anche quando è potenziale. Garantire sufficienti incentivi dell’innovazione che va a beneficio dell’intera società. Ma fare questo introdurrà elementi di inefficienza. Questi due elementi andranno misurati. Trade-off.
- Nuovo prodotto nuovo mercato
- Anche senza IPR, l’impresa innovatrice può utilizzare segretezza (es. coca cola) o vantaggio della prima mossa per ritardare l’imitazione. Quindi, di fatto, almeno per un periodo di tempo limitato, l’impresa sarà monopolista sul nuovo mercato.
- Vantaggio: nuovo surplus del consumatore
- Svantaggio: produzione inefficiente
- Nuova varietà o migliore qualità
- Pur in presenza di un prezzo più elevato, i consumatori acquistano di più e hanno maggiore surplus
- Il problema dell’inefficienza permane
Innovazioni radicali e innovazioni incrementali
Le innovazioni radicali indica un’innovazione fondamentale non tanto perché ha un valore maggiore, ma che apre una nuova traiettoria tecnologica. Nuove applicazioni, nuovi mercati. (Macchina a vapore, computer, internet.) sia di prodotto che di processo. Le innovazioni incrementali sono costruzioni successive all’interno della stessa traiettoria tecnologica. Quindi dei processi di miglioramento che vengono definiti “marginali” ma il valore economico può essere comunque estremamente alto. Al margine cioè relativo a qualcosa che c’è già.
Conoscenza e tecnologia
Quando parliamo di innovazione, è generazione di nuova conoscenza. Conoscenza e tecnologia li usiamo in modo intercambiabili ma in realtà ci sono delle differenze. Conoscenza: “sapere scientifico, procedure e competenze utilizzabili nella invenzione, design, produzione e commercializzazione di nuovi prodotti/processi”. La tecnologia ha insito in sé l’idea più operativa: “applicazione dell’insieme delle conoscenze, capacità professionali, procedure, competenze per la realizzazione di un prodotto o per l’esecuzione di un processo produttivo”. Conoscenza, tecnologia sono asset intangibili. Pongono un problema di misurazione e genera diversi problemi: appropriabilità.
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