Il linguaggio cinematografico e la sua evoluzione
Il linguaggio cinematografico non nasce con la nascita del cinema, ma solo con la sua istituzionalizzazione con Griffith; infatti il cinema è un’arte meccanica, dato che prodotto da una macchina detta Cinematographe, inventata dai fratelli Lumiere sbaragliando la concorrenza internazionale: nella cinematografia unità di ripresa minima è il fotogramma, a noi impercepibile poiché con un fermo immagine di 3 sec si hanno 72 fotogrammi; la normale ripresa vede 24 fotogrammi al secondo, se vengono resi alla velocità di 15 fotogrammi al secondo si parla di Rallenti, se invece si ha la resa di 15 fotogrammi alla velocità di 24 si parla di Accelerato. Attraverso l’unità del fotogramma si registrano le inquadrature, ovvero le unità minime di montaggio, che sono porzioni di pellicola impressionate dalla macchina cinematografica durante la ripresa, poi modificate nel montaggio eliminando i ciack iniziale e finale (suoi estremi); la ripresa e il montaggio dell’inquadratura portano alla creazione del film.
La realizzazione di un'inquadratura
Nella realizzazione di un’inquadratura si ha innanzitutto la Messa in Scena, ovvero come nel teatro si ha la creazione del mondo della finzione-diegesi con trucco-attori-scenografia-arredi ovvero il Profilmico (ciò che sta davanti alla macchina da presa). Si ha poi la Messa in quadro, la creazione del Filmico, la fotografia cinematografica (illuminazione-tipo di obiettivo-collocazione della macchina fotografica) con la messa in successione si affiancano nel montaggio le inquadrature per creare il film. Sopra all’inquadratura si ha la sequenza, che è una porzione di pellicola impressionata dalla macchina da presa composta da più inquadrature (caso peculiare è il piano sequenza in cui una sequenza coincide con una sola inquadratura), che per la sua lunghezza e specificità nel tema trattato può essere definita con un titolo; non se ne ha un numero definito per film e nel cinema moderno non si comprende la loro separazione come in quello americano classico.
Teoria e critica cinematografica
Le discipline cinematografiche hanno una componente scientifica importante e sono nate attraverso la discussione e riflessione, con il tempo sempre più sistematiche: nel 1902 si ha la prima definizione di Cinema data da Edison nel processo che lo vedeva accusare di plagio un altro autore, definendo come il cinema sia un'entità visuale in cui il fotogramma corrisponde al tutto. La nascita delle riflessioni teoriche si sviluppa per tutti gli anni '10/'20 e nella prima metà del '900 si concentra nel dare al cinema lo stato di arte, ovvero farlo rientrare nel recinto dell’estetica, staccandolo dal contesto popolare in cui era nato. La prima argomentazione è quella di Ricciotto Canudo, che vede il cinema come un’arte sincretica che congiunge le arti plastiche (statica) con il movimento (teatro/musica), intuendo le potenzialità del linguaggio cinematografico quando il cinema era solo un dispositivo meccanico/commerciale, rendendolo arte tramite lo specifico filmico.
Gli studiosi esternalisti, come Ejesnstein, sostengono che il cinema sia un’arte in grado di portare all’esterno dell’individuo moti interni e soggettivi di coscienza (per il regista russo con il montaggio emergono processi interiori ed emozioni: alterna nel montaggio parallelo il massacro degli operai con quello di un bue al macello). I Rivelazionisti invece sostengono che il cinema porti a scoprire elementi nascosti nel reale che l’uomo non capterebbe, tramite epifanie, rendendo manifesto l’invisibile non interno all’uomo ma a lui esterno.
La seconda ondata è quella dei Formalisti, che si impegnano a dare definizione al linguaggio cinematografico e legittimazione estetica al cinema (per i formalisti russi manipola la pianta fotografica delle immagini con tecniche linguistiche di cui prima è il montaggio: crea una differenza tra mondo reale e creato dal cinema). La terza ondata è quella dei Mass mediologi, che si occupano del cinema come mezzo di comunicazione nelle trasformazioni della società di massa degli anni '20/'30; Benjamin in particolare teorizza il ruolo centrale del cinema nell’epoca, poiché da forma espressiva tramite la sua riproducibilità tecnica dilata la sfera della sensibilità.
Registi coscienti e istituzionalizzazione del cinema
Nella II metà del '900 nascono i primi registi coscienti, che si dicono autori: i processi di istituzionalizzazione del cinema danno vita alle prime cattedre cinematografiche nelle università, al darsi statuti epistemologici e obiettivi chiari dagli autori. La teorizzazione di tal ruolo avviene da Truffault, esponente del Cahiers du Cinema (1951) quando nel 1955, nel suo articolo di recensione di Alibabà e i 40 ladroni di Becker porta ad una definizione della Politica degli autori (inquadrano l’opera con modelli teorici forti). Nella Reveu international de filmology 1947 si dà la nascita della cinematografia, distinguendo tra il fatto filmico (prodotto estetico) e il fatto cinematografico (prodotto commerciale). Christian Metz, padre della semiotica del cinema, mostra una distanza tra la riproduzione del reale meccanica e la sua rielaborazione con mezzi tecnici, dando vita all’analisi del cinema tramite gli strumenti della linguistica con il suo testo Sintagmatica (i pezzi autonomi dei film sono sintagmi).
Ambiti di ricerca dell’UNIMI
Primo tra essi è l’intervento del mondo cattolico nella cinematografia e la sua gestione della censura, indagato da Subini nel testo I Cattolici in Italia negli.
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