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In particolare il potere di mercato esercitato da un venditore può essere misurato

attraverso l’indice di Lerner:

L= P - MC/P

dove P è il prezzo di mercato praticato dall'impresa e MC è il costo marginale

sostenuto da questa.

Tanto maggiore è il valore dell’indice e tanto maggiore è il potere esercitato

dall’impresa nel mercato.

66. Illustrare l'indice di Lerner

L'indice di Lemer trova applicazione nel mercato del monopolio e misura il potere di

mercato di un'impresa. . I suoi indici sono uguale a zero ed uguale ad 1.

In particolare il potere di mercato esercitato da un venditore può essere misurato

attraversola formula:

L= P - MC/P

dove P è il prezzo di mercato praticato dall'impresa e MC è il costo marginale

sostenuto da questa.

Tanto maggiore è il valore dell’indice e tanto maggiore è il potere esercitato

dall’impresa nel mercato.

67. Come cambiano le condizioni dell'equilibrio concorrenziale nel lungo periodo?

Le imprese concorrenziali realizzano un profitto nullo nel lungo periodo a

prescindere dalla libertà di entrata.

Poiché il costo contabile non comprende tutti i costi opportunità, il profitto contabile

è maggiore del profitto economico. E' quindi possibile che un'impresa che

massimizza il profitto continui ad operare se realizza un profitto economico di lungo

periodo nullo mentre cessi l'attività se realizza un profitto contabile di lungo periodo

nullo.

IL profitto di lungo periodo nullo quando l'entrata è limitata.

In alcuni casi le imprese non possono entrare nel mercato in vista di opportunità e di

profitto di lungo periodo. Una ragione del n° limitato delle imprese potrebbe essere la

scarsa disponibilità di input. Si potrebbe pensare che in tali mercati le imprese

possano realizzare un profitto economico di lungo periodo positivo; invece non è

così. La ragione per cui esse realizzano profitti economici nulli è costituita dal fatto

che chi cerca di accaparrarsi l'input scarso ne alza il prezzo fino ad azzerarne i

profitti.

68. Definire il concetto di monopolio naturale. In cosa differisce dal monopolio puro?

Si dice che un’industria è caratterizzata da monopolio naturale quando una sola

impresa riesce a produrre il quantitativo di prodotto richiesto dal mercato a un costo

inferiore a quello ottenibile qualora esso fosse realizzato da due o più imprese.

Un monopolio naturale tende a formarsi quando il costo per la fornitura di una certa

quantità, da parte di una sola impresa, è inferiore alla somma dei costi che

potrebbero sopportare imprese di dimensioni minori. È chiaro che questo avviene

quando il bene in parola presenta costi medi decrescenti per l’intero tratto rilevante

della domanda. Questi caratteri spesso si presentano nel caso di imprese mono

prodotto caratterizzate da economie di scala. È vero anche che la presenza di un

monopolio naturale può dipendere dal livello della domanda: tanto più questa è

elevata, tanto più è probabile che il monopolio naturale cessi di esistere. La presenza

di un monopolio naturale rappresenta un caso in cui è auspicabile l’intervento del

potere pubblico, per impedire l’ingresso di nuove imprese che lo renderebbe

inefficiente, e per promuovere un adeguato livello di offerta.

Il monopolio puro è un mercato in cui è presente un unico venditore e molti

compratori: funzione di domanda dell’impresa e del mercato coincidono. Esistono

notevoli barriere all’entrata e il bene fornito è unico e senza sostituti. Date queste

condizioni, il monopolista può decidere il prezzo a cui vendere il prodotto o la

quantità, realizzando un extraprofitto, cioè un profitto superiore a quello normale

proprio del mercato di concorrenza perfetta.

69. In quali casi conviene realizzare le transazioni nel mercato? E quando ricorrere

all'impresa?

Per transizione si intendono i costi che devono essere sostenuti per realizzare uno

scambio, un contratto o una transazione economica in genere. I rapporti che si

instaurano sul mercato sarebbero a costo nullo soltanto nel caso in cui l'informazione

fosse perfetta, completa, distribuita in modo simmetrico, non esistesse incertezza e i

contraenti fossero perfettamente razionali. In genere, invece, gli agenti devono

sostenere costi: per instaurare i rapporti (costi di ricerca del contraente e dei servizi di

intermediazione), per le trattative, per la definizione e stesura dei contratti (i costi di

consulenti e avvocati) e per il controllo del rispetto degli accordi (costi di monitoraggio

dell'attività delle parti e di enforcement).

70. Quali parametri possono utilizzarsi per misurare la soddisfazione degli azionisti in ordine

all'operato dei manager?

Lo strumento per esercitare il controllo del manager a cura degli azionisti risulta

essere il market for corporate control, ovvero una serie di regole, relazioni, processi e

sistemi aziendali, tramite i quali l'autorità fiduciaria è esercitata e controllata. In

questo modo, la struttura del governo societario esprime le regole e i processi con cui

si prendono le decisioni in una società e fornisce anche la struttura con cui vengono

decisi gli obiettivi aziendali, nonché i mezzi per il raggiungimento e la misurazione

dei risultati raggiunti.

71. Parlare dei costi di transazione antecedenti e successivi alla stipulazione del contratto.

Quando ha luogo una transazione, ad esempio lo scambio di un bene tra produttore e consumatore

verso il pagamento di un prezzo, oltre ai costi di produzione, sorgono altri prezzi che

determinano il modo in cui la transazione viene gestita. Tali costi di transazione si

possono dividere in due categorie:

Costi ex-ante (antecedenti)

Nascono prima che la transazione abbia luogo, ad esempio i costi per scrivere

il contratto, per raccogliere informazioni sulla controparte, per predisporre

strutture in grado di risolvere eventuali controversie e così via.

Costi ex-post (successivi)

Si hanno per mettere in atto gli accordi, sorgono in seguito alla stipulazione del

contratto.

72. Perché la concorrenza monopolistica è inefficiente dal punto di vista allocativo?

Il monopolio è un mercato in cui è presente un unico venditore e molti compratori:

funzione di domanda dell’impresa e del mercato coincidono. Date queste condizioni,

il monopolista può decidere il prezzo a cui vendere il prodotto o la quantità,

realizzando un extraprofitto, cioè un profitto superiore a quello normale proprio del

mercato di concorrenza perfetta Il prezzo praticato in monopolio è superiore rispetto

a quello riscontrabile in un mercato di concorrenza perfetta ma al contrario, la

quantità prodotta è inferiore nel monopolio. Da ciò ne conviene che il monopolio non

è efficiente ne dal punto di vista produttivo, ne dal punto di vista allocativo.

Lezione 21

24. Quali criticità presenta il cartello in ordine al controllo e all'eventuale imposizione di

sanzioni?

Il cartello si forma quando nell’industria le imprese hanno strutture di costo simili,

produzioni omogenee, e sono molto concentrate.

Il cartello, quindi, è una delle più comuni forme di collusione, attraverso cui le

imprese di un medesimo settore si accordano per decidere la quantità da produrre.

Secondo Williamson la possibilità di colludere dipende da:

- capacità di predisporre contratti chiari e completi

- possibilità di raggiungere un accordo sui profitti

- incertezza e variabilità ambientale

- controllo sul cartello

- sanzioni

In ordine al controllo va precisato che spesso l’opportunità di sviluppare concorrenze

non di prezzo, spinge a non tener fede al cartello ed agli accordi individuati. In merito

alle sanzioni, quindi, il cartello è quasi universalmente avversato dalle normative

nazionali e, quindi, in caso di mancato rispetto dell’accordo non esistono strumenti di

giustizia esperibili da parte dei membri ‘traditi’.

25. Perché si presenta il fenomeno del free riding nel caso di imprese estranee al cartello?

Nel caso in cui si ipotizzi un cartello a cui aderiscono solo alcune delle imprese

dell’industria, può emergere un fenomeno di free riding da parte delle imprese esterne

all’accordo, che beneficiano comunque dell’aumento di prezzo dovuto alla

realizzazione dell’accordo

26. Cosa si intende per switching costs?

Per switching costs o costi di transizione si intendono le spese che occorre sostenere

per cambiane tutti i componenti di un sistema che interagiscono fra loro e che ne

assicurano il perfetto funzionamento. Se i costi di transizione sono alti, gli utenti di

un sistema possono trovarsi in una situazione in cui il cambiamento è molto costoso,

così da causare una totale chiusura o lock-in. Questo è dannoso per i consumatori, ma

vantaggioso per i produttori, in quanto la domanda del consumatore chiuso dentro il

sistema diventa molto inelastica e quindi il venditore può alzare i prezzi. I

consumatori più attenti cercheranno di evitare di rimanere intrappolati e

contratteranno con i venditori. Inoltre, la concorrenza tra i venditori dei sistemi farà

diminuire i prezzi dell’acquisto iniziale, dato che il consumatore “chiuso dentro”

fornirà poi al venditore un flusso stabile di ricavi.

27. Cosa si intende per modello leader-follower?

L’impresa dominante quale leadership impone il prezzo che applica in modo molto

aggressivo. Le imprese follower, quindi, si confrontano con una funzione di domanda

perfettamente elastica in corrispondenza del prezzo deciso dal leader.

28. Illustrare l'equilibrio di Cournot-Nash

Il modello di Cournot ci presenta una forma specifica di oligopolio in cui sono

presenti due solo imprese che si confrontano con un costo marginale nullo, che

decidono in modo simultaneo le proprie strategie. Nel punto di equilibrio Cournot,

anche conosciuto come equilibrio di Cournot-Nash in onore del matematico premio

nobel nell'anno 1994 John Nash , le imprese operano lungo le rispettive curve di

reazione. L'equilibrio di Cournot, quindi, è un equilibrio di Nash in quanto ogni

impresa duopolista prende la migliore decisione sulla base della migliore decisione

dell'altra impresa duopolista.

29. Perché secondo l'assunto di Edgeworth le imprese sono sicuramente spinte alla collusione?

Per superare l’instabilità dei mercati oligopolistici le imprese sono portate a

colludere. Il cartello è una delle più comuni forme di collusione, attraverso cui le

imprese di un medesimo settore si accordano per decidere la quantità da produrre.

L’elemento interessante del modello Edgeworth, quindi, è proprio la constatazione

dell’instabilità dell’equilibrio nel caso di capacità produttiva limitata. Nel modello di

Edgeworth, infatti, si introduce un vincolo di capacità produttiva poiché prezzi

particolarmente bassi con conseguente limitazione a poter soddisfare l’intero

mercato. Una volta raggiunto l'equilibrio, pertanto, questo è particolarmente instabile

vista la tentazione per ogni impresa di alzare il prezzo senza perdere tutti i clienti.

30. Quali sono le principali critiche mosse al modello di Cournot?

Il modello di Cournot ci presenta una forma specifica di oligopolio in cui sono

presenti due solo imprese che si confrontano con un costo marginale nullo, che

decidono in modo simultaneo le proprie strategie. Nel punto di equilibrio Cournot,

anche conosciuto come equilibrio di Cournot-Nash in onore del matematico premio

nobel nell'anno 1994 John Nash , le imprese operano lungo le rispettive curve di

reazione. Il modello ha subito forti critiche perché si basa sull’ipotesi, assai remota,

che i concorrenti non modifichino le proprie mosse in risposta alle azioni

dell’incumbent. Inoltre il modello trascura completamente le decisioni inerenti il

prezzo.

Nonostante questi ‘difetti’ lo studio del modello è ancora attuale perché giunge alla

realistica conclusione che il mercato oligopolistico può essere visto, in termini di

benessere, come una soluzione intermedia tra monopolio e concorrenza perfetta.

31. Descrivere e spiegare quali sono le conclusioni a cui giunge il modello di Bertrand?

Nel modello di Bertrand l’impresa si preoccupa di fissare il prezzo di vendita, al fine

di influenzare le scelte dei consumatori all'acquisto in base al prezzo più conveniente.

Le imprese, quindi, attraverso una serie di fasi di aggiustamento del prezzo arrivano

in definitiva a fissare un prezzo pari al costo marginale.

Lezione 28

30. Spiegare la curva di Lorenz? Che rapporto ha con il coefficiente di Gini?

La curva di Lorenz (Max O. Lorenz, 1905) è uno strumento grafico proposto per

l’analisi della disparità nella distribuzione di un certo attributo. Solitamente questo

attributo è il reddito, ma non sono escluse altre numerose applicazioni di questo

strumento

La curva di Lorenz è una misura relativa della disuguaglianza che consente di

rappresentare graficamente la quota di reddito totale percepita da una porzione

(frazione cumulata) di popolazione ordinata per livelli non decrescenti di reddito

La curva di Lorenz è la relazione che lega ciascuna quota cumulata della popolazione

con la corrispondente quota del reddito totale posseduta da queste persone.

Come già affermato la curva di Lorenz informa sul grado di disuguaglianza della

distribuzione, e quanto più questa curva si trova vicina alla bisettrice e tanto più la

distribuzione è egualitaria

A partire dall’area compresa tra la curva e la retta di equidistribuzione si possono

definire gli indici di concentrazione, che valutano la tendenza della variabile oggetto

di studio a concentrarsi su poche delle n unità statistiche oggetto d’indagine. Una

misura sintetica della disuguaglianza molto diffusa è l’indice di Gini (1914).

Questo indice fornisce un’immediata interpretazione geometrica della curva di

Lorenz

L’indice di Gini è calcolato come il rapporto tra l’area compresa tra la diagonale (la

linea di uguaglianza perfetta, retta a 45°) e la curva di Lorenz, e l’area del triangolo

sottesa alla diagonale.

31. Per quali motivi emergono economie di scala?

Si realizzano economie di scala quando si ottiene un costo medio unitario della

produzione che diminuisce al crescere delle dimensioni dell’impianto, fermi restando

i prezzi dei fattori produttivi (macchine, immobili, lavoro, altri input di produzione) e

ipotizzando che ogni impianto è utilizzato alla sua capacità ottima.

Cosa diversa sono le economie di scala monetarie (o pecuniarie) che un’impresa

realizza quando ottiene di acquistare risorse di beni e servizi a prezzo minore

aumentandone la domanda o semplicemente avvantaggiandosi di una sua posizione di

monopsonio ovvero la presenza di un solo acquirente a fronte di una pluralità di

venditori.

32. Illustrare il coefficiente di entropia

Il coefficiente di entropia è una ponderazione sulla base delle quote

di mercato delle imprese. Con il termine entropia s'intende che l'economia aziendale

senza un governo efficiente, tende inesorabilmente al caos ed alla disorganizzazione.

Limitare l'entropia quindi, significa influenzare positivamente l'organizzazione

aziendale nell'attuare il processo decisionale.

33. Definire il concetto di elasticità rispetto al prezzo

L'elasticità della domanda al prezzo misura la reattività della quantità di domanda a

cambiamenti del prezzo del bene stesso. Se la variazione percentuale della quantità

domandata è maggiore rispetto alla variazione percentuale del prezzo la domanda è

elastica.

Se la variazione percentuale della quantità domandata è inferiore rispetto alla

variazione percentuale del prezzo la domanda è inelastica.

Se la variazione percentuale della quantità domandata è uguale alla variazione

percentuale del prezzo la domanda è ad elasticità unitaria.

34. Che cos'è l'elasticità incrociata della domanda ?

Un settore produttivo si definisce sulla base del numero di imprese

presenti, sulle dimensioni di queste, sulle barriere all’entrata esistenti

e sul grado di differenziazione del prodotto.

Appartengono ad un medesimo settore produttivo tutti i prodotti che

soddisfano uno stesso bisogno.

La sostituibilità è misurata attraverso l’elasticità incrociata della

domanda.

Ad elevati valori di elasticità incrociata corrispondono bene

strettamente sostituti

35. Definire il concetto di monopolio naturale

Si dice che un’industria è caratterizzata da monopolio naturale quando una sola

impresa riesce a produrre il quantitativo di prodotto richiesto dal mercato a un costo

inferiore a quello ottenibile qualora esso fosse realizzato da due o più imprese.

Un monopolio naturale tende a formarsi quando il costo per la fornitura di una certa

quantità, da parte di una sola impresa, è inferiore alla somma dei costi che

potrebbero sopportare imprese di dimensioni minori. È chiaro che questo avviene

quando il bene in parola presenta costi medi decrescenti per l’intero tratto rilevante

della domanda. Questi caratteri spesso si presentano nel caso di imprese mono

prodotto caratterizzate da economie di scala. È vero anche che la presenza di un

monopolio naturale può dipendere dal livello della domanda: tanto più questa è

elevata, tanto più è probabile che il monopolio naturale cessi di esistere. La presenza

di un monopolio naturale rappresenta un caso in cui è auspicabile l’intervento del

potere pubblico, per impedire l’ingresso di nuove imprese che lo renderebbe

inefficiente, e per promuovere un adeguato livello di offerta.

36. Illustrare l'indice HH

L’indice detto HH, che prende il nome da Herfindhal e Hirschman, dipende sia dalla

disuguaglianza delle quote di mercato che dal numero delle imprese (N). Il suddetto

indice si calcola sommando i quadrati dei valori che esprimono la dimensione di ogni


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Crikia95

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9 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: corso di Laurea in Economia e Commercio
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Crikia95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Imprese e mercati e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ecampus - Uniecampus o del prof Laino Antonella.

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