Impianti termotecnici per l’edilizia | Alessia Anna Feigl
Lezione n. 1 – 24 ottobre 2019
FONTI ENERGETICHE RINNOVABILI
Per il Lazio c’è la L.R. 6/2008 per ogni nuovo edificio la produzione di acqua calda sanitaria
deve essere avvenire utilizzando fonti di energia rinnovabile (riuso di acqua piovana oppure
impianto fotovoltaico).
L’energia degli edifici occupa il 40% del totale globale.
Solare fotovoltaico o termico (per produrre acqua calda ad uso sanitario)
Eolica
Idroelettrica
Biomasse pellet e cippato
Risparmio energetico ottenibile senza costi
In precedenza, le lampadine utilizzate erano ad incandescenza: si riscaldavano grazie all’effetto
Joule. In seguito, furono inventate le alogene con all’interno un gas rigenerativo del tungsteno che
elevava la temperatura, facendo emettere radiazioni a diverse lunghezze d’onda parte di cui era
visibile.
Le lampade a basso consumo sono le lampade al neon (tubi fluorescenti a scarica in gas, in genere 4
tubi da 18W ciascuno) o le lampade al led, che consumano la metà di quelle al neon (4 tubi per 9W
ciascuno anziché 4 tubi da 18W ciascuno).
È importante accendere le luci solo quando necessario, per questo è importante l’aiuto della
domotica (con sensori di presenza).
ENERGETICA DEGLI EDIFICI
L’energetica degli edifici studia lo scambio di calore tra il costruito e la massa circostante, scambio
che avviene sempre attraverso l’involucro edilizio.
La direzione del flusso termico dipende dalle condizioni ambientali (dispersioni). In inverno si
hanno fughe di calore verso l’esterno, calore che deve essere reintegrato tramite impianti di
riscaldamento (Temperatura interna pari a circa 20 °C; temperatura esterna che può raggiungere
anche 0 °C). In estate la temperatura interna viene mantenuta pari a circa 26 °C, mentre la
temperatura esterna può raggiungere anche i 40 °C; per questo motivo si ha una rientranza di calore
verso l’interno.
RICHIAMI DELLA FISICA TECNICA
TRASMISSIONE DEL CALORE
Conduzione
HP: parete piana; indefinita lungo l’asse x; materiale omogeneo e isotropo; regime
stazionario. 1
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= = ( − )
Si definisce il campo termico, ovvero l’andamento delle temperature: è un andamento
lineare.
I ponti termici si hanno in concomitanza delle finestre o di un’intersezione tra il solaio e la
parete (si viene a creare un angolo).
Buoni conduttori sono le schiume polieuteraniche (devono essere porosi per contenere
l’aria); l’aria il miglior isolante (0,02 W/m°C); si definiscono conduttori o isolanti in base al
valore che assume λ [W/m°C] più alto è il valore, più il materiale è un conduttore. Per il
laterizio λ=1 W/m°C; per il rame λ=380 W/m°C.
Convezione
Avviene quando i corpi che si scambiano calore sono un fluido (gas/liquido) e un solido.
= = ℎ ( − )
Ci sono due tipi di convezione: naturale, quando i moti vengono generati da gradienti di
temperatura (moti convettivi); forzata, quando si utilizza, ad esempio, un ventilatore che
facilita lo scambio di calore.
Irraggiamento = = ℎ ( − )
L’adduzione si ha quando si utilizza k=h +h .
c r
PARETE PIANA
HP: regime stazionario (il campo termico non varia con il tempo)
= ( − ′)
= (′ − ′′)
= (′′ − )
In regime stazionario q = q = q .
1 2 3
I salti termici sono dovuti alle resistenze termiche dei materiali. 2
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Temperatura fittizia temperatura di una parete in un ambiente fittizio, che non ha
radiazione solare né diretta né indiretta ma si genera un flusso verso l’interno pari a q . È in
2
funzione dell’ora, non è costante; deve essere in più bassa possibile.
Lezione n. 2 – 28 ottobre 2019
PRESTAZIONI ENERGETICHE E SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE DEGLI EDIFICI:
NORMATIVA E PROCEDURE DI CALCOLO
Gli strumenti della fisica tecnica (problemi di trasmissione del calore) vengono utilizzati per la
redazione della certificazione energetica di un edificio, attraverso una metodologia di calcolo che
generalmente è trascritta in alcune norme (Norme UNI per gli impianti termici; Norme CEI (Comitato
Elettrotecnico Italiano) per gli impianti elettrici).
Per dimensionare un impianto si deve avere uno schema a blocchi (tutti gli impianti di
condizionamento hanno determinate apparecchiature: ad esempio in casa si ha una caldaia con delle
tubazioni che arrivano ai “terminali”, ossia i termosifoni).
Per esempio i termosifoni sono composti da un certo numero di elementi (modulare): per
dimensionarlo si deve avere la geometria della stanza, ma bisogna anche sapere quanto la stanza in
questione disperda (si ha l’obbligo di mantenere all’interno dell’ambiente un determinato schema
termoigrometrico, ovvero un certo profilo delle temperature: in inverno 20 °C e in estate 26 °C; ad
esempio in palestra in inverno si portano gli ambienti a 18 °C, perché le persone al loro interno
producono un apporto di calore; nelle piscine si devono tenere gli ambienti ad una temperatura
superiore, generalmente di 28 °C, in modo da evitare anche le esalazioni di cloro).
Bisogna comprendere quali sono i carichi termici dell’edificio, che devono essere considerati sia in
inverno che in estate. La ricerca dei carichi termici si relaziona in maniera univoca con tutti i principi
di trasmissione del calore; sono tutti metodi di calcolo che vengono ripresi e menzionati nelle norme
tecniche. Tutti questi calcoli sono calcoli fatti in regime stazionario (non compare mai la variabile
tempo); oggi, nei nuovi calcoli della certificazione energetica, si considera il regime quasi stazionario:
il calcolo è fatto prendendo in esame dei periodi di tempo molto grandi, ad esempio un mese, per cui
c’è una certa dipendenza dal tempo.
Tutto questo riconduce all’unità di grandezza che è l’energia, grandezza fondamentale: essa è definita
come l’attitudine di un corpo a compiere lavoro; l’unità di misura è il Joule [J], stessa unità di misura
del lavoro tra lavoro ed energia c’è una stretta correlazione. Ogni qualvolta un sistema produca o
consumi lavoro si dice che esso consuma o produce energia.
La scala energetica va da G ad A4, con diverse colorazioni; accanto ad ogni lettera della scala c’è un
2
valore numerico: questo numero ha come unità di misura il KWh/m anno. Il KWh è una variante del
Joule, deriva dalla potenza moltiplicata per un tempo [la potenza è il rapporto tra il lavoro e il tempo].
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Questo valore rappresenta l’indice di prestazione energetica del sistema: dice quanto il sistema
consuma nel periodo di tempo di un anno.
Quel valore riguarda essenzialmente un sistema, nel nostro caso formato dall’edificio costituito dal
suo involucro edilizio e dagli impianti in esso contenuti, a cui si riferisce la certificazione energetica.
Un edifcio consuma perché deve soddisfare determinati fabbisogni: riscaldamento, produzione di
acqua sanitaria, impianti di raffrescamento estivo (secondo la nuova normativa; una quantità di
energia maggiore viene consumata in estate e non in inverno); a seconda della destinazione d’uso
dell’edificio si possono avere altri fabbisogni energetici, che in genere riguardano il settore terziario:
ventilazione meccanica, trasporto di persone o cose (ascensori, montalettighe, montacarichi).
L’efficienza energetica di un sistema sia esso di taglia industriale, o sia che ci si riferisca a strutture
civili ed abitative, rappresenta la capacità di sfruttare l’energia ad essa fornita per soddisfarne il
fabbisogno.
Minori sono i consumi relativi al soddisfacimento di un determinato fabbisogno, migliore è
l’efficienza energetica della struttura (in termini di energia un edifcio è molto efficiente quando
consuma poco; l’energia spesa per i fabbisogni energetici è molto bassa).
Definire quindi l’efficienza energetica di un sistema, sia esso industriale che civile, può risultare
complesso, a causa della varietà di apparati che lo compongono e della loro configurazione.
Attraverso lo studio degli usi finali e del settore di trasformazione (produzione di energia elettrica) è
possibile individuare quali sono i settori maggiormente energivori, allo scopo di definire politiche
mirate per un uso razionale dell’energia.
L’obiettivo della Comunità Europea entro l’anno 2050 è di avere tutti edifici NZEB (Near Zero
Energy Building): sono edifici in cui gli impianti hanno grandi efficienze energetiche (alti rendimenti)
e in cui agli impianti stessi sono associati l’utilizzo di fonti rinnovabili e un involucro edilizio
performato (in cui le dispersioni sono basse).
I consumi del settore civile sono spesso dovuti ad un alto grado di inefficienza energetica delle utenze,
sia per ciò che riguarda il fabbisogno termico che quello elettrico.
Il fabbisogno termico è dovuto principalmente alla necessità di riscaldamento degli ambienti
abitativi ed alla produzione di acqua calda sanitaria. Pur mantenendo gli stessi confort è possibile
diminuire drasticamente i consumi termici attraverso interventi che rendano più efficiente l’involucro
dei fabbricati.
Il fabbisogno elettrico civile è per la maggior parte legato all’illuminazione ed all’alimentazione di
utenze termiche. Il consumo elettrico relativo al funzionamento dell’elettronica è difatti di molto
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inferiore rispetto a quello delle lampade poco efficienti o di sistemi frigoriferi o dello scaldabagno
elettrico. I maggiori interventi di efficientazione sono quindi da indirizzare verso una migliore
tecnologia per i corpi illuminanti (lampade ad alta efficienza) e la sostituzione delle utenze termiche
attraverso sistemi solari termici, pompe di calore e caldaie a condensazione. L’utilizzo di
elettrodomestici di classe A permette un importante risparmio in termini di consumi energetici, e la
sostituzione di vecchi elettrodomestici con sistemi energy saving (classe A) è incentivata mediante
sgravi fiscali.
Per ottenere una certificazione energetica bisogna far ricorso alla normativa, sia a livello prescrittivo
(Leggi e DPR) che a livello di norme tecniche (Norme UNI).
Dal 2001 (entrata in vigore dell’Unione Europea), le leggi vengono fatte prima a livello comunitario
(e sono chiamate direttive); queste direttive vengono recepite dai diversi stati e diventano Leggi o
DPR. Le norme tecniche danno la metodologia di calcolo (“le formule”).
Oggi, quella in vigore è la Legge 90/2013 (entrata in vigore il 1° ottobre 2015), con i suoi Decreti
attuativi; la metodologia di calcolo è trascritta sulle norme UNI TS 11300 sono norme tecniche,
nel numero di 6 (1, 2, 3, 4, 5, 6), ognuna delle quali permette di fare calcoli su un determinato
parametro della certificazione. 5
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Le Direttive europee sono diverse; l’ultima direttiva è la 844/2018 e si prefigge l’obiettivo di avere
edifici NZEB entro il 2050, con progetto di decarbonizzazione (evitare emissioni di CO , emissione
2
dovuta ai veicoli, al riscaldamento e quindi tutti i processi di combustione dovranno essere limitati).
CONCETTI FONDAMENTALI
Efficienza energetica Capacità di sfruttare l’energia fornita ad un sistema per soddisfare
il fabbisogno di strutture industriali, civili e/o abitative.
Minori consumi relativi al soddisfacimento di un determinato fabbisogno = Migliore
efficienza energetica.
Prestazione energetica di un edificio Quantità di energia stimata o effettivamente
consumata per soddisfare i diversi bisogni connessi ad un uso standard dell’edificio
(definizione della Direttiva europea 2002/91/CE).
L’energia stimata è quella che si definisce in fase progettuale, quando si utilizza un software
per capire quanto l’edificio di nuova costruzione possa consumare (nella realtà potrebbe
essere soggetta a variazioni); quella effettivamente consumata è quella che viene calcolata per
gli edifici esistenti. Prima del 2005 non esistevano le certificazioni energetiche e non
esistevano determinati limiti di normativa; la maggior parte degli appartamenti costruiti prima
degli anni 2000 ha come classe energetica F/G (alto consumo). Per capire quanto un edifcio
esistente consumi si deve fare quello che nella normativa si chiama AUDIT ENERGETICO:
si hanno a disposizione, ad esempio, le bollette (per un appartamento) da cui si può capire a
quanto ammontino i consumi. Dai consumi energetici fatturati si capisce quanta energia,
ovviamente attraverso dei calcoli, consuma l’edifcio. L’audit energetico permette di capire
quale sia la quantità di energia effettivamente consumata; ovviamente, lo studio viene fatto
per un certo periodo di tempo (in genere 4 o 5 anni). Dal 2014 (con l’emanazione di una
apposita Legge) esso è obbligatorio per tutte quelle strutture del settore terziario che vengono
definite “strutture energivore”, per capire quanto esse consumino e quindi prevedere delle
sistemazioni per la riduzione di tali consumi. Anche per i condomini con sistema centralizzato
(ovvero con un’unica caldaia che va a servire tutti gli appartamenti) bisogna avere la
contabilizzazione del calore, montando delle valvole termostatiche sui termosifoni.
Attestato di prestazione energetica (APE) Documento ufficiale (valido fino a un
massimo di dieci anni o fino a intervento di ristrutturazione) prodotto da un soggetto
accreditato (un tecnico, ad esempio) che certifica la prestazione energetica di un edificio
destinato ad uso civile o industriale. 6
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una delle pagine (su un totale di 6) che
compongono l’attestato.
Le lettere di classificazione vanno da G a A4, per un totale di 10 classi energetiche (prima
erano solo 7); salendo di lettera si va verso un sistema più efficiente: G è il meno efficiente,
A4 è il più efficiente. Accanto ad ogni lettera si trova il numero di EP (indice di
gl,nren
2
prestazione energetica dell’edificio) in KWh/m anno. C’è anche una casella che può essere
spuntata se l’edifcio ha le caratteristiche di un edificio NZEB.
PARAMETRI FONDAMENTALI
Occorrono per poi poter fare i calcoli.
Gradi giorno Somma annuale delle differenze positive giornaliere tra T (ambiente
a
convenzionale: T =20°C) e T (esterna media giornaliera).
a em = ( − )
È una sommatoria estesa ad un periodo P (è il periodo di riscaldamento) di differenze positive
tra la temperatura in ambiente e la temperatura esterna media giornaliera (le differenze che
hanno come risultato un numero negativo vengono scartate dal calcolo).
Secondo un DPR del 1993 c’è l’imposizione, in base alla zona climatica, di un periodo di
riscaldamento (per Roma si ha 15 novembre-15 aprile); la sommatoria deriva da un numero
abbastanza elevato (per Roma è circa 1215 °C).
Serve per collocare la località in esame nelle varie zone climatiche; le zone climatiche vanno
dalla A (rossa) alla F (blu). Ogni zona climatica è contraddistinta da un range di GG (per
Roma la zona climatica è la D). 7
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Coefficiente di forma è un rapporto:
Con:
S = superficie disperdente verso ambienti non riscaldati. È composta da strutture verticali
opache (muri), strutture verticali trasparenti (vetri), strutture orizzontali opache (solaio di
copertura), superfici che dividono un ambiente riscaldato da uno non riscaldato (murature che
separano una stanza da un deposito, che non è riscaldato; un solaio che divide il piano terra
dal piano delle cantine dispersione di calore dovuta alle differenze di temperature). La
superficie disperdente è la sommatoria di tutte le superfici che disperdono per gradiente di
temperatura; la superficie calpestabile potrebbe rientrare nel computo.
V = volume riscaldato racchiuso da S.
Il fattore di forma dà informazioni sulla compattezza dell’edificio (se l’attacco a terra è di
natura allungata o compatta).
se S/V > 1 l’edifico ha un attacco a terra molto allungato (come può averlo un
o ospedale, per poter prevedere le varie corsie, ossia le varie camere di degenza con
corridoio centrale);
se S/V < 1 l’edificio ha una forma compatta (ad esempio i condomini).
o
I due parametri non sono parametri che dovranno essere poi verificati dalla normativa.
La norma UNI TS 11300 è nata con l'obiettivo di definire una metodologia di calcolo univoca per la
determinazione delle prestazioni energetiche degli edifici.
Essa è suddivisa in quattro parti:
1. UNI TS 11300: 2014 parte 1: determinazione del fabbisogno di energia termica dell’edificio
per la climatizzazione estiva ed invernale;
2. UNI TS 11300: 2019 parte 2: determinazione del fabbisogno di energia primaria e dei
rendimenti per la climatizzazione invernale e per la produzione di acqua calda sanitaria; 8
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3. UNI TS 11300:2010 parte 3: determinazione del fabbisogno di energia primaria e dei
rendimenti per la climatizzazione estiva;
4. UNI TS 11300: 2016 pa
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