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Storie e pratiche di lettura

Prof. Maggi

19.09.2018

Introduzione:

Lo studio della lettura è stato applicato soprattutto dentro tre ambiti principali e

nell’ultimo decennio ha cominciato ad avere una certa autonomia. Della lettura si sono

occupati gli storici del libro, che si imbattono tal volta con autori ed editori, ma anche

nei lettori, che non sempre riescono a passare inosservati. Accanto all’ambito precipuo

del libro si sono sviluppati gli studi della tipografia materiale, che si occupano dei

marginalia 1 , delle tracce lasciate dai lettori nei libri. Lo storico del libro studia il libro,

non in quanto testo, ma in quanto manufatto, oggetto fisico. Ciò che avviene nella

lettura è una trasmutazione, che non può avvenire senza la presenza di un medium e

lettera grammar,

di un lettore. Nell’inglese antico il termine si diceva che è collegata

glamour.

al Se ne sono occupati anche i teorici della letteratura, in particolare

nell’estetica della ricezione che fa capo alla scuola di Costanza. Se ne sono occupati

Reader Response Criticism

gli studiosi del e poi anche Umberto Eco. Due sono i libri di

Lector in fabula Sei passeggiate nei boschi narrativi

Eco fondamentali: e .

Gli strumenti:

2

Jenny sostiene una diversità tra libro, testo e opera. Il libro è l’oggetto fisico, che può

essere un volume, un codex, un ebook (un tipo di libro, che subisce una trasmutazione

di materia). Il testo è un’entità virtuale che può incarnarsi su supporti differenti.

L’opera è ciò che consegue all’incontro tra il libro nel quale si incontra il testo ed un

3

lettore. Bourdieu è un sociologo francese del Novecento, che partendo da studi sulla

distinzione, relativi alla modalità di come gli individui fanno emergere la propria

superiorità, ha dimostrato come uno degli strumenti prediletti per distinguersi è la

lettura di libri giusti, il mostrarsi con i libri giusti. Si può osservare bene come questo

campo sia davvero interdisciplinare. Bisogna anche tenere conto dei limiti di queste

prospettive e quindi vedere in che modo l’uno può integrare l’altra. La storia del libro

ha un primo difetto, ovvero di occuparsi del momento di produzione dei libri, quindi

l’accento è sulla produzione del manufatto. Dagli anni Novanta del Novecento si sono

marginalia.

iniziati a studiare anche i La lettura non è il luogo di una ricezione passiva,

il lettore non è l’ombra portata del libro; il lettore fa delle cose con i testi e l’opera

nasce solo se il lettore è attivo.

1 Marginalia sono annotazioni, scritte, glosse, commenti a margine di un libro, fatti da lettori, ma anche le decorazioni dei codici

miniati che contornano le pagine. Non debbono essere confusi con le annotazioni dei lettori, segnate sui libri. Il modo formale di

aggiungere note descrittive di un documento è chiamato annotazione. Lo scolio sui manoscritti classici è la prima forma conosciuta di

marginalia. Un famoso esempio di marginalia è quello sull'ultimo teorema di Fermat, il cui enunciato fu vergato a mano sul margine

di un'edizione dell'Arithmetica di Diofanto di Alessandria: la mancanza della dimostrazione dopo l'enunciazione della tesi del

teorema, veniva giustificata da Fermat proprio dalla ristrettezza dello spazio sul margine. Il primo uso documentato del termine

marginalia risale al 1819, e si rinviene nel Blackwood's Magazine. Dal 1845 al 1849 Edgar Allan Poe intitolò come marginalia alcune

sue riflessioni e materiale frammentario. Samuel Coleridge pubblicò cinque volumi di marginalia. Alcuni marginalia famosi erano

vere e proprie opere, o i relativi progetti, scritti sul margine di un testo a causa della penuria di carta dell'autore. Voltaire scrisse nei

margini di libri mentre si trovava in prigione e sir Walter Raleigh annotò su un libro una dichiarazione personale resa poco prima

della sua esecuzione capitale. Il poeta inglese John Bethune, vivendo in ristrettezze economiche, doveva accontentarsi dell'unica carta

che gli era disponibile, lo spazio a margine di libri. I marginalia possono aumentare o sminuire il valore di un libro, a seconda del

libro e dell'autore dei marginalia. Marginalia di Tony Blair in un libro di Winston Churchill, per esempio, potrebbe aggiungere valore

mentre le annotazioni di uno studente in una edizione popolare di Oliver Twist sicuramente no. L'introduzione, nel XX secolo, dei

formati di scrittura digitale ha portato a una ridefinizione del significato di scritture sui margini dei libri. A cominciare dagli anni

novanta del Novecento, sono stati fatti diversi tentativi per progettare e mettere in vendita dei lettori di e-book che facilitassero la

possibilità di inserire una forma limitata di marginalia.

2 Laurent Jenny è professore all’università di Ginevra. Ha pubblicato diversi libri sull’estetica e sull’ideologia letteraria.

3 Pierre Bourdieu (1930 – 2002) è stato un sociologo, antropologo, filosofo e accademico francese. Teorizzatore del concetto di

campo in sociologia e in antropologia, ha condotto studi dal carattere storico e critico riguardanti la società francese. Ha anche

introdotto il rivoluzionario concetto di violenza simbolica.

La storia:

La storia del libro è poco attenta al fatto che i lettori possano usare i libri ed i testi con

Confessioni

libertà, fino ad andare contro alle abitudini di lettura del proprio tempo. Le

di Sant’Agostino 4 5

spiegano di come egli veda a Milano il vescovo Sant’Ambrogio

leggere silenziosamente, azione rara per l’epoca. Si corre il rischio di prendere la

periodizzazione della storia e proiettarlo nella storia della lettura, rischiando anche

l’anacronismo. I lettori molto spesso sono guardati con sospetto, in quanto non si sa

cosa succede tra l’occhio e la pagina. La lettura come spazio della libertà può

diventare anacronistica. La teoria letteraria ha portato un contributo fondamentale; ha

portato la consapevolezza dell’importanza del lettore per la nascita di un’opera.

L’opera è opera, è un processo. Questo approccio necessita di essere integrato, in

quanto ignora i supporti e pecca di universalismo, ovvero l’uomo legge sempre allo

6

stesso modo. Da Sant’Agostino la pratica dominante della cultura occidentale è quella

della lettura silenziosa. Si è arrivati ad ipotizzare, quindi, che tutti leggano alla stessa

maniera. Quello che succede nella mente del lettore diventa sempre più misterioso,

anche per i neuroscienziati. La conclusione delle opere scientifiche che si sono

soffermati sul tema è che non ci sono aree del cervello deputate alla lettura, ma è un

insieme di aree che collaborano insieme. I neuroni della lettura non sono che un

riadattamento di neuroni utilizzati per il riconoscimento dei volti e per l’orientamento

nello spazio.

Gli studi:

Per 1500 anni la società è stata subordinata ad un’invasione dei codex. La lettura è

una delle poche cose che non si può fare da autodidatti. La scuola predetermina le

modalità per cui si legge. La lettura è sempre stata studiata su soggetti sempre

occidentali. Solo negli ultimi anni si è passati ad altri soggetti. La teoria letteraria mira

a delle verità universali e quindi spinge a pensare che tutti leggano allo stesso modo.

Tutte queste forze storiche sono oggi in declino e vengono discusse. La scuola è

sempre meno la sola agenzia educativa. Se prima la scuola era la sola agenzia di

trasmissione di contenuti di valore, oggi queste si sono moltiplicate all’inverosimile.

Anche la teoria letteraria è entrata in crisi. I sociologi tendono a pensare che ognuno

legga come leggono coloro che appartengono al loro stesso ceto. La sociologia studia

queste dinamiche, ma non è attenta alle diverse modalità di appropriazione, che sono

L’invenzione del quotidiano 7

distintive. Ne si è studiato le pratiche soggettive,

4 Le Confessioni (in latino Confessiones) è un'opera autobiografica in XIII libri di Agostino d'Ippona, padre della Chiesa, scritta nel

398. È unanimemente ritenuta tra i massimi capolavori della letteratura cristiana. In essa, sant'Agostino, rivolgendosi a Dio, narra la

sua vita e in particolare la storia della sua conversione al Cristianesimo.

5 Aurelio Ambrogio, meglio conosciuto come sant'Ambrogio (339-340 – 397) è stato un funzionario, vescovo, teologo e santo

romano, una delle personalità più importanti nella Chiesa del IV secolo. È venerato come santo da tutte le Chiese cristiane che

prevedono il culto dei santi; in particolare, la Chiesa cattolica lo annovera tra i quattro massimi dottori della Chiesa d'Occidente,

insieme a san Girolamo, sant'Agostino e san Gregorio I papa. Conosciuto anche come Ambrogio di Treviri o più comunemente come

Ambrogio di Milano, la città di cui assieme a san Carlo Borromeo e san Galdino è patrono e della quale fu vescovo dal 374 fino alla

morte, nella quale è presente la basilica a lui dedicata che ne conserva le spoglie.

6 Aurelio Agostino d'Ippona (354 – 430) è stato un filosofo, vescovo e teologo berbero con cittadinanza romana. Conosciuto come

sant'Agostino, è Padre, dottore e santo della Chiesa cattolica, detto anche Doctor Gratiae ("Dottore della Grazia"). È stato definito «il

massimo pensatore cristiano del primo millennio e certamente anche uno dei più grandi geni dell'umanità in assoluto». Se le

Confessioni sono la sua opera più celebre, si segnala per importanza, nella vastissima produzione agostiniana, La città di Dio.

7 In L'invenzione del quotidiano, de Certeau combina i suoi poliedrici interessi intellettuali per sviluppare una teoria dell'attività di

produzione-consumo inerente alla vita di tutti i giorni. Secondo l’autore, la vita di tutti i giorni è distinta da altre pratiche giornaliere,

perché ripetitiva ed inconscia. In questo contesto lo studio di de Certeau non è legato né allo studio della "cultura popolare", né alle

pratiche quotidiane di resistenza al potere. Egli indaga e descrive in che modo gli individui navighino inconsciamente attraverso le

cose della vita quotidiana, dal camminare nella città alla pratica della lettura. L'aspetto forse più influente di L'invenzione del

quotidiano è legato alla distinzione operata da de Certeau tra i concetti di strategia e tattica. Egli collega le "strategie" alle istituzioni,

mentre le "tattiche" sono invece utilizzate dagli individui per creare degli spazi propri negli ambienti definiti dalle "strategie". Egli

descrive la città come un concetto, generato dall'interazione strategica di governi, corporazioni e altri enti istituzionali, che producono

mappe per pianificare le città come un tutt'uno, con una percezione a volo d'uccello della città. Per contrasto invece, un pedone che

soggettivanti e liberanti di fronte ad ingiunzioni. I sociologi tendono a dimenticare la

libertà individuale. Si cerca di prendere ciò che è interessante dei tre ambiti per

costituire una teoria solida. Michel de Certeau fa notare che per alcuni secoli, dal

ars legendi,

Rinascimento all’Illuminismo in Europa si sono diffuse delle ovvero dei

Didascalicon

manuali su come leggere, come il di Ugo di San Vittore, che poi vanno

moltiplicandosi con i lettori e le case editrici. Dopo la Rivoluzione Francese queste

pratiche escono dal faro della teoria e si ritiene sempre di più che su ciò che è

quotidianità non ci possa essere una teoria, quindi tutte queste abilità migrano e si

inizia ad imparare a leggere dal romanzo, che rappresenta la quotidianità e quella

pratica necessaria per il romanzo stesso, ovvero la lettura. Il romanzo diventa il luogo

in cui si deposita il sapere millenario circa la lettura.

procede a livello stradale, si sposta in modi tattici, mai pienamente determinati dalla pianificazione definita dalle istituzioni, operando

scorciatoie o vagando senza meta in opposizione all'impostazione utilitaria delle griglie stradali. Questo esempio illustra l'asserzione

di de Certeau che la vita di ogni giorno agisce come un processo di bracconaggio su un territorio “altro”, che ricombina regole e

prodotti che già esistono nella cultura in un modo influenzato, ma mai completamente determinato, da quelle regole e quei prodotti.

07.11.2018

La lettura e le sue epoche:

La lettura è un’attività che da circa 1500 anni è diventata quasi insondabile.

Normalmente, quando si cerca di ricostruire la pratica della lettura si tende a ripartire

la storia in tre grandi epoche. La prima comprende il mondo antico e tardo antico con

il passaggio dalla lettura a voce alta alla lettura a voce bassa, la seconda cesura viene

rappresentata dal passaggio da una lettura intensiva ad una estensiva (che si afferma

dalla seconda metà del Settecento ed è legata al fiorire di nuovi supporti; la diffusione

della stampa viene catalizzata dall’obbligo di istruzione elementare). Molta carta

stampata viene letta in maniera molto diversa, in maniera meno concentrata e

focalizzata. La lettura estensiva viene detta anche diagonale, siccome attraversa la

pagina da angolo ad angolo. L’ultima rivoluzione nella storia della lettura è il

passaggio dalla carta allo schermo. Gli studi sulla lettura nel mondo antico hanno

dimostrato che la lettura silenziosa già esisteva, anche se nel mondo antico greco e

romano si preferiva quella ad alta voce, data anche la società in cui si inseriva, che era

una società dove la retorica e la declamazione o la discussione erano centrali. Platone

Fedro 8

nel fa una riflessione sul sapere e sulla memoria, ma anche sulla lettura, con

una serie di inquietudini che riguardano come svolgere la lettura in un contesto in cui

l’elaborazione del sapere avviene per via orale. Le classificazioni suddette vanno

comunque confrontate con la difficoltà della storia. La storia delle pratiche della lettura

va pensata come ad una serie di strati che si intersecano di continuo. Bisogna pensare

a questa storia come a delle sopravvivenze. Ci sono delle pratiche che si affermano

come dominanti in determinati periodi storici, che poi magari vengono soppiantate per

poi risorgere.

La scrittura ed il legame con la lettura: scriptio continua)

La scrittura non prevedeva spazi tra una parola ed un'altra ( e di

fronte a questa sequenza la vocalizzazione diventa uno straordinario strumento per la

decifrazione del testo, siccome permette di sentire il suono delle parole e di

leggere

riconoscerle. L’etimologia di deriva da un gesto analogo, ovvero il gesto

dell’agricoltore che lega le messi formando dei covoni. Quindi leggere porta a legare

insieme delle lettere per formare delle parole. Il senso comincia dalle parole, ma non

finisce con esse, siccome l’unione di più parole continua il senso. La lettura è una

capacità che bene o male imparano tutti. Leggere non è pura abilità, ma presuppone

una tecnica, una pratica ed una saggezza che vanno oltre la decifrazione. Leggere

I dolori del giovane Werther 9

presuppone un grande apprendistato. Romanzi come di

Goethe influenzano in modo profondo l’opinione pubblica, che spinge anche ad episodi

di emulazione. Lì la compenetrazione tra lettura e vita è tale da trasformare la vita

stessa nell’opera. I progressi degli ultimi vent’anni delle neuroscienze hanno portato

dei nuovi orizzonti di ricerca anche negli studi letterari, come la nascita della bio-

8 Il Fedro, scritto da Platone probabilmente nel 370 a.C., è un dialogo tra due personaggi, Socrate e Fedro. Il dialogo è composto da

tre discorsi sul tema dell'amore che servono come metafora per la discussione del corretto uso della retorica. Esse comprendono

discussioni sull'an

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher serena.fagioli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e pratiche di lettura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università della Svizzera italiana - Usi o del prof Maggi Marco.
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