Igiene
Igiene è la disciplina che si propone di promuovere e conservare la salute umana. Si deve intendere sia come salute individuale che collettiva. Il nome deriva da Igea, una delle due figlie del dio della medicina Esculapio.
Salute
La definizione data dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 1946 è: completo benessere fisico, mentale e sociale e non consistente unicamente nell'assenza di malattia o di infermità. Essa deve essere intesa come un evento continuo multifattoriale, ovvero presente in continuità con la malattia (non in sua assenza, è complementare e speculare ad essa) e dipende da più di un fattore ambientale. Il continuum salute-malattia può essere rappresentato da valori positivi e negativi, i quali, se misurati da un minimo a un massimo, possono quantificare lo stato di salute.
Carta di Ottawa 1986
Questo documento impone che ogni stato appartenente all'OMS debba improntare le proprie politiche anche a sostegno della salute, promuovendo la qualità della vita e orientando i servizi sanitari ed essenziali dove sono più necessari.
Determinanti della salute
Vari fattori in diversi contesti ambientali contribuiscono alla salute individuale e collettiva:
- Ambiente naturale: Fattori biologici, fisici, chimici e oro-geografici (ad esempio aria, acqua, suolo, alimenti, localizzazione dell'individuo, microrganismi patogeni e composti chimici).
- Ambiente antropico: Fattori culturali, sociali, lavorativi, istituzionali, economici, civili (ad esempio l'istruzione, servizi pubblici, il reddito, occupazione, esclusione sociale e le disuguaglianze).
- Ambiente individuale: Fattori genetici, costituzionali, comportamentali (ad esempio genetica, età, sesso, alimentazione, attività fisica, fumo, alcol, droghe, attività sessuali e farmaci assunti).
Indicatori delle condizioni sanitarie
Essi servono a misurare la salute di una popolazione e si possono dividere in:
- Indicatori diretti: Permettono di effettuare misurazioni direttamente sulla popolazione.
- Indicatori indiretti: Ricavano le loro informazioni di salute da altri parametri applicabili alla popolazione.
Ognuna di queste due categorie può essere suddivisa in:
- Indicatori negativi: Se misurano fenomeni negativi per la salute.
- Indicatori positivi: Se misurano fenomeni positivi per la salute.
Un esempio di indicatori positivi diretti sono la natalità, la fecondità, la speranza di vita, la durata media della vita, l'immigrazione, la resistenza fisica e la capacità di adattamento. Un esempio di indicatori negativi diretti sono la mortalità, la morbosità, la morbilità, gli anni perduti dalla vita potenziale, l'invalidità permanente, le limitazioni funzionali e l'emigrazione. Invece un esempio di indicatori positivi indiretti sono la disponibilità di beni essenziali, l'occupazione e il livello di scolarizzazione. Quelli negativi indiretti sono l'alimentazione scorretta, la carenza di attività fisica, l'assunzione di alcol, tabacco e droghe, la contaminazione ambientale e le alterazioni genetiche.
Tasso
Si intende il rapporto di derivazione che al numeratore presenta il fenomeno e al denominatore l'origine di quel determinato fenomeno.
Indicatori di movimento della popolazione
Sono divisi in:
- Tasso di natalità: È il rapporto tra il numero di nati vivi in una popolazione, in un certo periodo di tempo e in una zona geografica ben definita, e il numero di individui della popolazione.
- Tasso di fecondità: È il rapporto tra il numero di nati vivi in una popolazione, in un certo periodo di tempo e in una zona geograficamente definita, e il numero di femmine in età fertile (15-44 anni) appartenenti alla popolazione. In Italia è di circa 1,3%.
- Tasso di riproduzione lordo: È il rapporto tra il numero medio di nate femmine che una donna partorirebbe negli anni di potenziale maternità e la fecondità corrente delle donne ad ogni età.
- Tasso di riproduzione netto: Esprime il numero medio di nate femmine che sopravvivrebbero fino all'età feconda se queste fossero soggette all'andamento della mortalità corrente.
- Tasso grezzo di mortalità: È il rapporto tra il numero di morti in una popolazione, in un certo periodo di tempo e in una certa regione geografica precisa, e il numero degli individui appartenenti alla popolazione.
- Tasso di mortalità specifico per età/causa/sesso: È il rapporto tra il numero di morti per una determinata causa/età o in base al sesso in una popolazione, in un certo periodo di tempo e in una certa area geografica, e il numero degli individui appartenenti alla popolazione.
Età della popolazione
Per sapere di quali servizi necessita la popolazione, è necessario conoscerne l'età media perché ovviamente età diverse richiedono servizi diversi. In Italia la popolazione infantile (0-14 anni) è più presente al sud, perciò saranno necessari più servizi di istruzione e svago rispetto a zone in cui la popolazione è più vecchia. L'età è anche utile per valutare gli indici di vecchiaia e la dipendenza economica (ovvero la parte di popolazione che lavora per mantenerne un'altra).
L'ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) ogni anno redige un grafico di distribuzione della popolazione italiana in base all'età chiamato piramide dell'età. Esso mostra un'istantanea della popolazione in quel preciso momento e di fatto è un doppio istogramma ribaltato in cui è possibile osservare sull'asse delle ordinate l'età e su quello delle ascisse il numero degli individui della popolazione (a destra le femmine e a sinistra i maschi).
Da questi grafici, rispettivamente del 1985 e del 2015, è possibile constatare come si è evoluta l'Italia nel tempo: a sinistra si osservano il baby boom e i picchi negativi di quelle fasce di età che parteciparono alle guerre mondiali mentre a destra si possono vedere il calo drastico delle nascite e il boom degli adulti di 45-55 anni. Nel grafico del 1985 soprattutto si riconosce la forma di una piramide al cui vertice si trovano le persone più anziane e alla base i nuovi nati.
Età media
È il rapporto tra la sommatoria delle età degli individui di una popolazione e il numero degli individui di quella stessa popolazione. L'età media di morte è il rapporto tra la sommatoria delle età di morte degli individui di una popolazione e il numero di morti di quella popolazione.
Speranza di vita o vita attesa
È il rapporto tra la sommatoria degli anni di sopravvivenza di una generazione e il numero degli individui di una popolazione di quella determinata fascia di età.
Curva di Lexis
È un grafico calcolato a partire dai dati delle tavole di mortalità. Osservando il grafico del 1951 e seguendo il suo andamento si possono vedere due picchi di mortalità: uno alla nascita e uno intorno ai 78 anni. Questi ci dimostrano che una volta sopravvissuto al parto e al primo anno di vita, un individuo aveva, in media, l'aspettativa di vivere 78 anni. Nel 2015 invece il picco è cambiato: quello della nascita è molto diminuito e l'aspettativa è ora di 84 anni. La curva di Lexis in generale assomiglia molto, nella seconda parte soprattutto, a una distribuzione di tipo gaussiano e tale somiglianza aumenterebbe se la morte fosse dovuta esclusivamente a cause naturali.
Mortalità infantile
Il periodo che va dal concepimento alla fine del primo anno di vita è critico per la sopravvivenza di un individuo e può essere letto come un importante indicatore dello stato di salute di una popolazione. Se si considerano le tavole di morte degli anni 30 e quello del 2015 si vede che il numero di morti infantili è diminuito drasticamente, segno di un miglioramento della salute della popolazione.
Si possono individuare vari tipi di mortalità a seconda del momento di morte dell'individuo (sempre entro il primo anno di vita):
- Mortalità fetale precoce: È il rapporto tra i morti fetali tra 0 e 20 settimane di gravidanza e il numero totale di nati (vivi+morti).
- Mortalità fetale intermedia: È il rapporto tra i morti fetali tra le 20 e le 28 settimane di gravidanza e il numero totale di nati (vivi+morti).
- Mortalità fetale tardiva: È il rapporto tra i morti fetali dopo la 28esima settimana e il numero totale di nati (vivi+morti).
- Mortalità neonatale precoce: È il rapporto tra i morti neonatali tra 0 e 7 giorni dalla nascita e il numero totale di nati vivi.
- Mortalità neonatale tardiva: È il rapporto tra i morti neonatali tra 1 e 4 settimane dalla nascita e il numero totale di nati vivi.
- Mortalità post-neonatale: È il rapporto tra i morti tra 4 settimane dalla nascita e il compimento di 1 anno e il numero totale di nati vivi.
- Mortalità perinatale: È il rapporto tra i morti tra 28 settimane di gravidanza e 1 settimana dalla nascita e il numero totale di nati.
Cause di mortalità fetale e perinatale
- Cause esogene: Appartengono a questa categoria tutti quei fattori esterni che colpiscono la madre e provocano conseguentemente danni al feto. Essi vengono definiti agenti teratogeni e sono: farmaci (come ormoni androgeni, streptomicina e tetracicline), alcol, fumo, droghe, metalli pesanti, diossine e radiazioni ionizzanti e infezioni. Prima delle 3 settimane di sviluppo causano la morte dell'embrione, durante l'embriogenesi possono provocare l'aborto e solo raramente malformazioni al feto. Durante l'organogenesi causano malformazioni, rischi tumorali e genetici.
- TORCH: È l'acronimo di un gruppo di agenti patogeni responsabili di alcune malattie di notevole importanza ostetrica che devono essere individuate attraverso screening in una donna gravida. Questi screening hanno lo scopo di ricercare la presenza di anticorpi IgG e IgM nei confronti di Toxoplasma gondii, Virus della Rosolia, Citomegalovirus ed Herpes Simplex, tutti agenti patogeni molto pericolosi per il feto. Non bisogna dimenticare tra le cause di mortalità anche gli incidenti.
- Cause endogene: Sono tra di esse le malattie della madre come la sifilide, le malattie ereditarie come fenilchetonuria ed emofilia, le anomalie della meiosi come trisomie e monosomie, e l'isoimmunizzazione Rh ovvero la diversità tra gli antigeni della madre e del feto che causano una reazione autoimmune contro il feto che viene riconosciuto come agente estraneo. Tale fenomeno è ultimamente piuttosto raro.
Prevenzione epidemiologica e studi
Prevenzione
È un processo atto a non far sviluppare una malattia preservando lo stato di salute di una popolazione. Essa si divide in:
- Prevenzione primaria: Attuare una prevenzione di questo tipo significa impedire il contatto tra il fattore di causa o di rischio e l'individuo sano recettivo, quindi significa evitare l'esposizione. Questo può essere fatto andando a potenziare le difese immunitarie del singolo (ad esempio attraverso vaccinazioni nel caso di malattie infettive) oppure rimuovendo i fattori di causa o di rischio stessi applicando modifiche ambientali o comportamentali.
- Prevenzione secondaria: Essa interviene quando l'esposizione è già avvenuta. A questo punto è necessario individuare i soggetti a rischio di insorgenza della malattia e diagnosticare precocemente i possibili danni provocati (ad esempio facendo screening per il tumore al seno o per quello del collo dell'utero). L'obiettivo è quello di portare a guarigione senza lo sviluppo della malattia o comunque di allungare il tempo di vita in buone condizioni.
- Prevenzione terziaria: Essa interviene quando la malattia è già insorta. Non la si deve confondere con la medicina vera e propria infatti si parla ancora di prevenzione poiché affinché avvengano dei miglioramenti tangibili dello stato di salute è necessario adottare un comportamento che non faccia ricadere nella malattia (ad esempio riabilitazioni, recupero funzionale e sociale).
Epidemiologia
È lo studio della distribuzione e della frequenza delle malattie fatta attraverso l'analisi delle cause, decorsi e conseguenze. Il suo scopo è quello di determinare l'origine di malattie la cui causa è sconosciuta, acquisire informazioni sulla storia naturale e sull'ecologia della malattia, programmare ed attivare piani di controllo e monitoraggio della malattia e valutarne anche gli effetti economici.
Incidenza
È il rapporto tra il numero di nuovi casi della malattia in un determinato periodo di tempo ed il numero di individui a rischio di ammalarsi in quella popolazione in quel periodo in cui viene fatto il calcolo. Se un fattore aumenta l'incidenza esso è da includere tra i vari fattori di rischio.
Prevalenza
Prevalenza puntuale è il rapporto tra il numero di casi di una malattia rilevati in un dato istante e il numero di individui della popolazione in quell'istante. Prevalenza periodale è il rapporto tra il numero di casi di una malattia rilevati in un dato periodo e il numero di individui della popolazione in quel periodo. Se un fattore aumenta una delle due prevalenze può essere considerato allo stesso tempo un fattore di rischio o di guarigione. La prevalenza può essere calcolata anche come il prodotto tra l'incidenza e la durata della malattia.
P=I∗d
Incidenza e prevalenza sono parametri utili a misurare la morbosità di una malattia.
Morbilità
È il rapporto tra il numero di ore o di giornate lavorative prese per malattia e il numero di ore o giornate lavorative totali (questo è da applicarsi ovviamente ove sia presente un contesto economico-lavorativo). Letalità è il rapporto tra il numero di morti per una malattia e il numero di malati per quella stessa malattia, essa in pratica misura la gravità di una malattia.
Rapporto causale
È tipico delle malattie infettive. Ad un determinato agente eziologico, che è il fattore di causa necessario ma non sufficiente all'insorgenza della malattia, corrisponde una determinata malattia infettiva con effetto specifico. Come già detto, affinché la malattia si sviluppi il solo agente eziologico non è sufficiente, sono necessarie anche le condizioni di sufficienza come i fattori dell'ospite, dell'agente e dell'ambiente.
Rapporto di rischio
Tipico delle malattie multifattoriali (come cardiopatie e tumori). La malattia con effetti multipli non è provocata da un fattore causale specifico ma la probabilità della sua insorgenza aumenta in presenza di fattori di rischio aspecifici. Questi fattori sono vari, non sono necessari contemporaneamente, non sufficienti all'insorgenza della malattia e modulabili dall'ambiente e dai fattori dell'ospite. Inoltre è possibile che questi fattori di rischio si potenzino o si inibiscano reciprocamente se presenti in contemporanea.
Malattie multifattoriali
Probabilità di insorgenza = f(funzione dei fattori di rischio aspecifici).
Rischio assoluto
È il rapporto tra gli esposti malati e tutti gli esposti allo stesso fattore. Esso misura l'incidenza di una malattia fra gli esposti a un fattore.
Rischio relativo
È il rapporto tra l'incidenza di una malattia fra gli esposti e l'incidenza della stessa malattia fra i non esposti.
Rischio attribuibile
È calcolato come differenza tra l'incidenza fra gli esposti e l'incidenza fra i non esposti. Esso può anche essere relativo a una popolazione se si conosce la prevalenza del fattore di rischio per quella determinata popolazione (e non agli individui della popolazione).
Segnalazione di casistica
Tramite osservazioni personali, si descrivono i fenomeni osservati e se ne ipotizzano le cause suggerendo ipotesi eziologiche. Non si tratta di un vero e proprio studio epidemiologico perché non richiede campionamenti né particolari strategie e non è influenzato da alcun tipo di statistica. Un esempio di segnalazione casistica: AIDS: nel 1982 furono svolti degli studi di casistica sulle coste orientali e occidentali degli Stati Uniti e questi fornirono informazioni riguardo a una nuova malattia che coinvolgeva giovani immunodepressi che improvvisamente si ammalavano di polmonite. Dalla descrizione dei soggetti affetti risultò che erano tutti maschi omosessuali e per questo la malattia fu siglata GRID (gay-related-immunodeficience). Successivamente si notò che si ammalavano anche tossicodipendenti e uomini/donne eterosessuali. Si capì che la relazione tra malattia ed omosessualità derivata dagli studi precedenti non sussisteva. Oggi si sa che l'AIDS non è una malattia unicamente gay related ma che invece può coinvolgere qualunque individuo che entri a contatto con sangue o fluidi corporei infetti. I vantaggi di questa pratica sono l'estrema facilità, e che è utile per malattie molto rare. Gli svantaggi invece riguardano il fatto che è poco affidabile, c'è una mancanza di confronti, troppe false positività e false negatività derivanti da associazioni mentali casuali.
Bias comuni (errori sistematici comuni)
Sono la tendenza a ignorare i casi che insorgono tra i non esposti e quella di accertare l'esposizione solo nei casi.
Studio descrittivo
Esso illustra lo scenario in cui si trova una certa popolazione campionata tramite analisi statistiche di morbosità, mortalità, frequenza, tassi di incidenza e andamenti temporali delle malattie. La raccolta dei dati avviene a partire da documenti come: censimenti della popolazione, schede di nascita/morte, notifiche di malattie infettive, registri di pazienti e altre fonti similari.
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