Grammatica greca
9/11/2020
Fonetica e sintassi: complemento e differenziazione alla trattazione della morfologia nel primo ciclo di
formazione. Prospettiva storica e indoeuropeistica.
I fondamenti di morfologia storica sono affidati allo studio individuale. Volume a scelta tra Heilmann,
Chantraine e Pieraccioni. Per un supporto seguire le lezioni della triennale di grammatica greca. Dalle 13 alle
15, lunedì-mercoledì. Ci sono le registrazioni.
Bibliografia:
Lejeune;
sezione di Cassio dedicata alla fonetica, pp. 32-69 (seconda ed.);
Basile, Sintassi storica del greco;
Una conoscenza di fondamenti di morfologia storica è richiesta a tutti. Per chi ha già dimestichezza,
approfondimento sulla morfologia nominale, testo di Chantraine.
Esame: studio dispense fornite a lezione, questioni di fonetica storica sulla base degli esempi, per la sintassi
testi delle dispense, per la morfologia domande sui testi della seconda parte del corso.
Fonetica
Distinzione tra:
Fonetica generale, descrittiva: studio dei foni in maniera concretamente articolatoria;
Fonetica funzionale/fonologia: studio del sistema dei fonemi;
Il fono è il suono concretamente prodotto dall’apparato fonatorio, il fonema è un suono che ha assunto una
funzione distintiva di significato all’interno di un dato sistema linguistico. Ogni lingua opera una selezione
con cui costituisce le sequenze foniche in grado di veicolare dei significati. Il fonema è a sua volta divisibile
in un fascio di tratti distintivi. Quando parliamo di fonemi ragioniamo a un livello mentale, non fisico. Per
coppie minime si intendono parole che si distinguono per un solo fonema. La cosiddetta prova di
commutazione consiste nel sostituire all’interno di una parola, un fonema per verificare il suo potere
distintivo, essa, quindi, permette di evidenziare il cambiamento di significato operato dal fonema.
Gli allofoni sono delle varianti contestuali, modi diversi di realizzare un fonema, determinati dal contesto.
Esempi:
ἄ
γγελος: vocale, nasale, velare ecc. il gruppo notato graficamente come γγ è quello che noi
leggiamo dal punto di vista fonetico (nasale e velare), nella grafia leggiamo due velari perché si
tratta di una convenzione grafica bizantina, adottata dai testi a stampa moderni, che in ambito
epigrafico non è presente né nella tradizione papiracea. La nasale è una nasale dentale, ma il contesto
fonetico specifico in cui si trova (cioè il fatto che preceda una velare) produce un allofono, cioè una
variante contestuale: la nasale essendo pronunciata prima della velare è pronunciata in modo diverso
rispetto ad altri contesti fonetici; ad esempio, in νόσος la nasale è la stessa, ma il punto di
ἄ
articolazione è in corrispondenza dei denti, mentre in γγελος è più arretrato. Il fonema è lo stesso,
ma la sua concretizzazione è diversa. L’apparato fonatorio si prepara a pronunciare la velare
seguente, la nasale è pronunciata in modo velare solo in questo contesto. La rappresentazione
dell’allofonia è γ prima delle velari. La grafia convenzionale segnala in modo estremo la lettura
velare della nasale; non indica sovrapposizione tra i due suoni, ma allofonia.
Fonetica storica: segue i cambiamenti del sistema fonetico del greco in rapporto a quelli dell’indoeuropeo.
I cambiamenti fonetici sono normalmente inconsapevoli e progressivi: si svolgono in un lungo arco
temporale e sono dettati dalla scrittura. I cambiamenti possono essere condizionati e incondizionati: i primi si
realizzano in ragione della presenza nel contesto della parola di un altro fonema e riprendono 3 meccanismi:
assimilazione, completo o parziale avvicinarsi di due fonemi contigui o prossimi;
dissimilazione, completo o parziale differenziarsi di due fonemi contigui o prossimi;
metatesi, scambio di varia natura all’interno di una sequenza;
Nella fonetica storica riusciamo ad elaborare una cronologia relativa, stabiliamo cioè l’ordine nel quale
avvengono i cambiamenti.
Strumenti e documenti per la ricostruzione:
Testimonianze antiche: produzione di tipo grammaticale che rappresenta il primo osservatorio cui
attingere;
Trascrizioni in altre lingue: ad esempio la traslitterazione latina della parola greca φιλοσοφία
philosofia (ph invece di f), ci dice tanto sulla natura fonetica del φ greco (occlusiva labiale aspirata,
ph in latino), si configura come un elemento di ricostruzione fonetica;
Errori fonetici: ad esempio, l’itacismo;
Il sistema di scrittura alfabetico greco è imperfetto, rappresenta una semplificazione e quindi ci dà
indicazioni solo parziali. Esso è un adattamento del sistema fonetico fenicio (IX-VIII sec a.C.).
Ci sono due sistemi usati dalla lingua greca:
Sistema sillabico: consiste nell’uso di sillabogrammi, cioè segni corrispondenti a sillabe, come il
1
sillabario miceneo e quello cipriota ;
Sistema alfabetico: prevede una corrispondenza tra grafema e fonema.
Nell’età arcaica NON esiste UN alfabeto greco comune, ma tanti alfabeti locali che presentano caratteristiche
tra loro differenti e che sono documentati epigraficamente.
10/11/2020
Prospettiva diacronica.
L’ipotesi IE
L’ipotesi indoeuropea nasce dalla constatazione di alcune affinità tra lingue storiche anche molto distanti tra
loro nel tempo e nello spazio.
In età imperiale romana ebbe una particolare fortuna e diffusione la consapevolezza dell’esistenza di una
parentela tra greco e latino; si parlava del latino come un dialetto greco eolico: teoria confutata ma che indica
la consapevolezza di un legame tra le lingue. Accostamento di tipo ideologico: Giulia Balbilla alla corte di
Adriano scrive poesie in eolico. Il punto di partenza è più politico-culturale che non un effettivo
riconoscimento di dati obiettivamente rilevanti tra latino ed eolico.
Nella tarda età umanistica con Giuseppe Giusto Scaligero si trova l’ipotesi di 11 lingue madri, prototipi dai
quali le altre lingue sarebbero derivate: approccio basato su somiglianze di tipo lessicale.
Nel XVIII/XIX secolo si incomincia a costruire in maniera più scientifica un’idea di comparazione
linguistica, sulla base di caratteristiche di tipo morfologico. In questo momento in ambito medico nasce
l’anatomia comparata, quindi è un approccio comune a più discipline.
Nel 1786 Sir William Jones a Calcutta tenne una conferenza nella quale sostenne l’esistenza di
corrispondenze tra lingue come il greco e il latino da una parte e il sanscrito dall’altra; queste tre lingue
1 Il sistema di scrittura miceneo è più antico, usato per documenti amministrativi (lineare B), quello cipriota è attestato
per la prima volta nell’XI sec a.C. e usato fino al III sec a.C. per il dialetto greco cipriota.
sarebbero state discendenti da un comune antenato. Passaggio rivoluzionario nella storia della disciplina. Il
colonialismo crea le condizioni per una conoscenza più diretta da parte degli Europei di realtà materiali e
linguistiche prima sconosciute; l’interesse culturale verso l’Oriente è determinato anche dall’affermazione
del romanticismo.
Nel 1808 abbiamo il nome di Friedrich Von Schlegel, che per primo utilizza l’espressione vergleichende
Grammatik, ovvero grammatica comparata o come diremmo oggi linguistica comparata. Si ragiona in
termini di comparazione grammaticale.
Jacob Grimm nei 4 volumi della sua Deutsche Grammatik tratta la grammatica delle lingue germaniche in
modo diacronico, comparando prima gli stati più antichi, poi quelli più recenti.
Fondatore della morfologia comparativa è Franz Bopp; a lui si deve il principio metodologico per cui le
corrispondenze devono essere sia lessicali che strutturali.
Lingue IE
Il termine ario è quello con cui si indica un insieme di lingue della zona più orientale dell’area indoeuropea
(iranico e indiano).
L’armeno antico lo conosciamo a partire dal V sec d.C. Lingua tuttora utilizzata e viva, ma non più
anticamente attestata.
Il ramo anatolico è quello in cui incontriamo le lingue più antiche, ad esempio l’ittito e il luvio, da cui
derivano lingue più recenti come il licio, il lidio, il cario.
Il tocario appartiene a un’area estremo orientale della zona indoeuropea, è attestato in manoscritti del
Turkestan cinese, II millennio d.C.
Il ramo italico comprende latino, osco e umbro.
Il ramo celtico si distingue in un settore continentale e uno insulare. Il ramo celtico non va confuso con
quello germanico propriamente detto, diviso in un settore orientale (gotico, lingua che conosciamo attraverso
una traduzione della Bibbia del IV sec d.C.), occidentale (alto e basso tedesco, olandese, inglese, frisone),
settentrionale (ambito scandinavo). Il ramo germanico è uno dei più ricchi in assoluto.
Il ramo slavo è articolato in orientale (russo, ucraino e bielorusso), occidentale (ceco, slovacco, polacco e
serbo), meridionale (bulgaro, sloveno, ceco-slovacco). L’albanese è una lingua a parte.
A queste lingue si aggiungono altre di cui abbiamo una conoscenza frammentata, ad esempio il frigio e il
macedone.
Le concordanze sistematiche fra le forme di fasi storiche diverse e le corrispondenze regolari che sono
rilevanti devono essere consonanze di natura strutturale, ovvero fonetica, morfologica e lessicale.
Quando parliamo di indoeuropeo comune dobbiamo intendere una realtà linguistica molto variegata
articolata al suo interno in molti dialetti. Un caveat necessario è quello che viene da Kurilowicz, secondo il
quale si deve essere consapevoli dei limiti di qualunque tipo di ricostruzione. Quando ragioniamo di
indoeuropeo comune, ragioniamo di una fase che appartiene alla preistoria. L’indoeuropeo è ipotetico e
ricostruito sulla base della comparazione di lingue attestate; le forme che introduciamo con l’asterisco non
sono attestate.
SISTEMA FONETICO
Insieme dei fonemi di una specifica lingua. Studio del sistema fonetico greco nel rapporto storico con quello
indoeuropeo da cui deriva. Il sistema fonetico di ogni lingua è finito ed implica una scelta; non è uguale in
ogni lingua.
Le consonanti sono dei foni che quando sono prodotti incontrano un’ostruzione al passaggio dell’aria, le
vocali invece non incontrano alcun ostacolo.
Occlusive: sono una tipologia di consonanti. Modo di articolazione: la colonna d’aria in emissione incontra
un’ostruzione a cui segue un’esplosione.
Luogo di articolazione: a seconda del luogo dell’apparato fonatorio in cui avviene l’occlusione abbiamo
vari tipi di consonanti occlusive: dentali, bilabiali, palatali ecc.
PIE: Protoindoeuropeo, ovvero indoeuropeo comune. 2
Passaggio delle occlusive sonore aspirate indoeuropee a sorde nel greco . Il sistema delle occlusive
indoeuropee prevedeva una categoria che il greco non ha più, ovvero le labiovelari, che ha avuto un
trattamento differente nelle varie lingue.
Nell’indoeuropeo comune esiste il gruppo delle occlusive dorsali, articolate in palatali, velari e labiovelari.
Le occlusive dorsali indoeuropee nel greco sono velari, c’è un appiattimento a vantaggio delle velari. Il greco
appartiene al gruppo centum.
L’esito delle labiovelari è differenziato. Abbiamo esiti velari, dentali o labiali. Non resta traccia di suoni
palatali, che l’indoeuropeo aveva.
Caduta in fine di parola delle occlusive è innovazione greca.
L’indebolimento di articolazione delle occlusive sonore aspirate indoeuropee è un cambiamento inesorabile.
Questo processo continua nella storia della pronuncia del greco. Φίλιππος è trascritto in latino prima con
Philippus, con la forma ph che denuncia la natura di occlusiva aspirata del φ. Ad un certo punto, la
trascrizione è Filippus, quella che era un’occlusiva sorda aspirata, diviene una fricativa. Nel dialetto panfilio
Ϝ
questo processo avviene abbastanza precocemente, esempio del numerale “venti”, Φίκατι da ίκατι.
Ricostruiamo un originario waw. Nel panfilio il segno del ph non corrisponde a un’occlusiva aspirata, ma a
qualcosa di più debole.
11/11/2020
L’esito delle dorsali nelle lingue centum o occidentali porta a uno schiacciamento delle palatali sulle velari;
per quanto riguarda le labiovelari, gli esiti sono variegati, sono cambiamenti condizionati dal contesto.
L’esito non va nella direzione di suoni di tipo fricativo, come nelle lingue satem dove abbiamo delle fricative
alveolari.
Labiovelari
Sono suoni caratterizzati da un’articolazione complessa e di conseguenza instabili. Si tratta di velari con
protrusione delle labbra. Non sono suoni doppi. Nelle lingue indoeuropee si trovano in morfemi radicali,
principalmente in posizioni iniziali e finali di radice. Nelle lingue satem a partire da questa duplice
caratteristica operano una semplificazione, perdono l’elemento labiale e conservano quello velare. Processo
che anche il greco conosce in alcuni casi, la cosiddetta velarizzazione delle labiovelari. La stessa omogeneità
non si trova nel gruppo delle lingue centum. Dal punto di vista cronologico, il greco comune doveva ancora
possedere le labiovelari, il trattamento delle labiovelari indoeuropee dà esiti diversi anche a seconda dei
dialetti, le trasformazioni avvengono in un’epoca già dialettale. Nel greco alfabetico non abbiamo nessuna
traccia delle antiche labiovelari, quindi la trasformazione si è conclusa in un’epoca pre-alfabetica. Si tratta di
un cambiamento condizionato, cioè influenzato dal contesto fonetico. Siamo in grado di stabilire una
cronologia relativa tra essi. Possiamo ricostruire tre fasi:
trattamento velare: pre-miceneo;
trattamento dentale: post-miceneo;
trattamento labiale: post-miceneo;
2 Processo di as
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