L’idea di sostenibilità
L’idea di sostenibilità è frutto dell'evoluzione del concetto stesso di sviluppo.
Sviluppo economico
Anni 50-60 del Novecento: sviluppo economico. In seguito alla guerra e alla necessità di rigenerare le sorti dei vari paesi dopo la guerra, sorti non solo economiche ma anche umane e sociali. Paesi che parteciparono più degli altri – paesi industrializzati, nettamente contrapposti agli altri che all’epoca venivano considerati paesi del terzo mondo.
Obiettivi
- Piena occupazione -> dare lavoro al maggior numero di persone possibile.
- Espansione del PIL prodotto interno lordo -> ricchezza collettiva di un paese.
- Crescita del reddito individuale, pro capite.
- Rimozione delle aree sottosviluppate -> meridione d’Italia, per la quale furono inventate una serie di cose “cassa del mezzogiorno”.
L’idea di sviluppo è un’idea che coincide con la crescita economica.
Nel 1964 si formò nell’ambito delle Nazioni Unite, con l’ausilio di organizzazioni non governative, il Gruppo dei 77 che rivolse l’attenzione a valori e concetti che non erano stati presi in considerazione, ad es. libertà politica, che nei paesi industrializzati erano dati per scontati, mentre negli altri paesi erano assenti (aveva prevalso fino a quel momento il dato quantitativo rispetto a quello qualitativo): sollecitò l’elaborazione di un concetto di sviluppo differente per introdurre parametri qualitativi (qualità della vita etc.) accanto a quelli quantitativi.
Sorsero una serie di problemi:
- Aumentavano i vincoli, in ragione degli aspetti naturali e sociali di cui tenere conto.
- Alcune esternalità diventavano internalità.
- L’azione di uno Stato veniva valutata non soltanto sul reddito ed il mercato del lavoro, ma anche sull’indice di Sviluppo Umano (ISU).
Sviluppo umano
Nasce dunque il concetto di sviluppo umano (anni Settanta), un’idea portata avanti dal Gruppo dei 77 che vede nuovi obiettivi oltre alla crescita economica: qualità della vita e libertà politica.
Lo sviluppo e la crescita dunque acquisiscono significati diversi.
Sviluppo sostenibile
Intorno alla fine degli anni 80 si approda ad una nuova idea di sviluppo sostenibile. (Anni Novanta-oggi)
Due fasi:
1. 1984 – 1987 di elaborazione: si cerca di fare un pochino il punto della situazione. Il mondo era uscito da una crisi energetica. Nel 1972 problema del petrolio -> per un po’ non venne erogato il carburante. Ci fu naturalmente una percezione molto più diretta di quello che stava succedendo. Il ministro norvegese Brundtland nel 1987 elaborò la definizione di sviluppo sostenibile: Una forma di sviluppo che consenta alle generazioni future di usufruire della stessa quantità di risorse che noi oggi disponiamo.
Si formano nuovi obiettivi:
- Integrità dell’ecosistema, si fa riferimento a un’interezza.
- Efficienza economica, è vero che c’è bisogno di sviluppo però un sistema che nel proprio processo di sviluppo economico utilizzi risorse rinnovabili in luogo di quelle non rinnovabili.
- Equità sociale, inteso in senso intragenerazionale, all’interno della stessa generazione, e intergenerazionale, che allude alla uguaglianza tra i diritti nostri e quelli di chi verrà dopo di noi.
2. 1992 di enunciazione e produzione del primo documento di riferimento dell’Agenda XXI (si legge 21, richiama alla memoria come è scritto il ventunesimo secolo). Vengono indicati i sei settori dell’economia nei quali bisogna perseguire lo sviluppo economico però facendo riferimento alla sostenibilità:
- Agricoltura.
- Industria.
- Energia.
- Trasporti.
- Turismo.
- Rifiuti.
Geografia 3
Cartografia
Punti cardinali: allo scopo di rintracciare tra le varie direzioni possibili quella da seguire per spostarsi da un punto all’altro della terra, gli antichi utilizzarono il metodo secondo cui seguivano il moto apparente degli astri e stelle, primo fra tutti il sole. Poiché pare che il sole si levi sempre nella stessa parte detta appunto levante e pare che si corichi sempre dalla stessa parte detta ponente, sulla superficie terrestre tra le varie posizioni ve ne sono quattro riferite al moto del sole.
Un punto detto oriente o levante, uno detto ponente o occidente e in più un punto di mezzogiorno o meridione in cui il sole è più alto e mezzanotte o settentrione. Questi quattro punti, geometricamente parlando, corrispondono alle estremità di due diametri perpendicolari del piano circolare che taglia in due la terra.
Soltanto in un secondo momento questi 4 punti furono indicati con i nomi di origine germanica Nord, Sud, Est e Ovest. Vennero riferiti punti cardinali perché si reputava fossero i cd Cardines mundi, cioè i punti estremi della terra. Non essendo sufficienti solo quattro punti per indicare la direzione da seguire, i greci ne aggiunsero altre quattro direzioni possibili dette intermedie proprio perché a metà tra i precedenti quattro Nord est, Nord ovest etc. I greci trovarono corrispondenze di queste otto direzioni con otto diverse provenienze di venti. Motivo per cui realizzarono questo schema molto noto e utilizzato nella nautica noto come rosa dei venti.
Completezza di esposizione:
- Nord tramontana.
- Nord est grecale.
- Est levante.
- Sud est scirocco.
- Sud mezzogiorno.
- Sud ovest libeccio.
- Ovest ponente.
- Nord ovest maestrale.
La ricerca di queste direzioni si chiama orientamento perché il punto più facile da individuare è sicuramente quello da dove sorge il sole. L’orientamento può essere perseguito o seguendo il moto apparente del sole oppure servendosi di uno strumento noto che è la bussola, facendo bene attenzione ad una cosa ovvero una differenza tra il nord propriamente detto geografico ovvero il punto in cui l’asse di rotazione si incontra con la superficie terrestre a nord -> polo nord.
Poiché il nord magnetico della bussola sfrutta l’attrazione magnetica che non è sempre uguale a se stesso e dunque il nord magnetico non è fisso. Differenza detta declinazione magnetica.
Terra e reticolato geografico
Terra forma pressocché sferica.
L’asse di rotazione è un segmento intorno a cui la terra compie il proprio movimento di rotazione, con due estremità polo nord o artico o boreale e polo sud o antartico o australe. Si chiamano poli perché derivano da polémō, girare, volgere.
Come tutte le sfere anche la terra possiede un piano circolare che taglia in due parti uguali la sfera stessa -> due emisferi. Il perimetro, ovvero la circonferenza, del piano circolare che taglia perfettamente in due emisferi la terra è la circonferenza massima -> equatore, da “aequare”, uguagliare.
La parte di emisfero che va dall’equatore a nord si chiama emisfero settentrionale o boreale e la parte di emisfero che va dall’equatore a sud si chiama emisfero meridionale o australe.
Per convenzione la terra si immagina idealmente avvolta da una serie di circonferenze e semicirconferenze denominate reticolato geografico. Tra le infinite serie di circonferenze e semicirconferenze detti paralleli e meridiani ce ne sono due di riferimenti. Parallelo di riferimento è cd parallelo 0, l’equatore. Man mano che si scende dalla circonferenza massima a sud le circonferenze si stringono fino a diventare un punto.
Il meridiano di riferimento è quello di Greenwich, passante nei pressi di Londra, indicato come meridiano. I paralleli sono tutti delle circonferenze, i meridiani sono semicirconferenze perché il meridiano per definizione è quello che va da polo a polo. Per completare la circonferenza ci vuole l’altro meridiano detto antimeridiano. Meridiano e antimeridiano formano la circonferenza detta circolo meridiano.
Coordinate geografiche
Sistema cartesiano: in un piano gli assi di riferimento sono delle rette, la retta delle x e la retta delle y. La distanza del punto da queste due rette del punto di cui si deve cercare la posizione sono due segmenti dette coordinate. E si chiamano ascissa che va dal punto a y e ordinata che va dal punto a x. Questo discorso lo trasportiamo su una superficie non piana, ma sferica, volumetrica.
Ci serviamo in questo caso del riferimento di una circonferenza e una semicirconferenza come “assi”, le coordinate di questo punto, per determinare la posizione, sono le distanze tra il punto e l’equatore/meridiano 0. Queste coordinate si chiamano latitudine e longitudine (archi di circonferenze).
Per calcolare queste coordinate ci serviamo appunto di paralleli e meridiani.
Ogni parallelo ha una propria coordinata che è la latitudine. La latitudine aumenta dal parallelo zero fino al polo nord. Stessa cosa accade verso il polo sud.
Ogni meridiano si indica con la propria longitudine. Il meridiano di Greenwich è il meridiano zero dal quale comincia la numerazione dei meridiani. Quanti sono? Generalmente ci si esprime rispetto ad un numero preciso che può essere o 180 o 360. Si può anche accettare ma non è esattamente corretto -> sono tanti quanti sono i punti della superficie terrestre attraverso i quali passano. Cioè sono infiniti, sono quanti sono i punti della superficie terrestre. Si parla di longitudine est o ovest.
Latitudine è la distanza di un punto dall’Equatore, espressa dall’arco di meridiano tra essi interposto misurata in gradi o frazione di gradi.
Longitudine è la distanza di un punto dal meridiano fondamentale (meridiano zero), espressa dall’arco di parallelo interposto tra essi e misurata in gradi o frazione di gradi. Le frazioni di gradi primi e secondi. 40° 54’ 32”. Non troverete mai 60 secondi perché scatta il primo e mai 60 primi perché scatta il grado.
Poiché la superficie terrestre non è perfettamente morfologicamente omogenea bensì accidentata oltre alla latitudine e alla longitudine devo fornire anche l’altitudine, ovvero l’altezza del punto sul livello del mare (livello 0), misurata in metri (m slm).
Completezza di esposizione: alcuni studiosi parlano di coordinata tempo che non può essere presa in considerazione a livello pratico, di uso comune, che si fonda su un concetto che è giusto ma non spendibile nel quotidiano: traslazione, cioè movimento continuo delle varie terre emerse della terra. Ogni terra emersa poggia su placche continentali.
La carta geografica
La carta geografica è una rappresentazione ridotta approssimata simbolica della superficie terrestre.
Ridotta – non può avvenire nelle dimensioni reali per essere rappresentata su carta.
Approssimata – quanto più possibile vicina al dato reale.
Simbolica – tutti gli elementi presenti sulla superficie terrestre realmente, tanto l’elemento antropico quanto naturale, viene rappresentato attraverso segni convenzionali chiamati appunto simboli che non sono universalmente noti per cui troviamo una legenda. L’elenco di significati attribuiti a ciascun simbolo.
Da questa definizione si deduce che gli elementi della carta sono tre: Scala affinché sia ridotta. (Proiezioni affinché sia approssimata, legenda affinché sia simbolica).
La scala è un rapporto (divisione) tra lunghezze – tra misure lineari – ovvero tra lunghezza misurata sulla carta e la lunghezza corrispondente sul terreno cioè sulla superficie terrestre.
La scala si riferisce sempre alle lunghezze lineari e mai alle aree, le quali aumentano in proporzione del quadrato delle lunghezze. Ci sono due tipi di scala nelle carte: scala numerica o grafica.
La scala numerica è banalmente rappresentata da una frazione che indica il rapporto di riduzione. 1:25.000 -> il numeratore è sempre 1 indica l’unità geografica; il denominatore indica il numero delle volte in cui l’unità viene ridotta.
La scala grafica è rappresentata da segmenti rettilinei, divisi in parti uguali, sui quali è indicato, ad ogni suddivisione, il valore della corrispondente distanza reale sul terreno.
In base alla scala si distinguono diverse tipologie di carte:
- A grandissima scala.
- A grande scala.
- A media scala.
- A piccola scala.
- A piccolissima scala.
Se il denominatore è un numero basso, la carta rappresenta una ridotta porzione di superficie, è dettagliata e ricca di particolari e si definisce “a grande o grandissima scala”.
Se il denominatore è un numero alto, la carta rappresenta un’ampia porzione di superficie, non contiene particolari e si definisce “a piccola o piccolissima scala”.
- Le carte con scala fino a 1:1000 si chiamano piante (o planimetrie).
- Le carte con scala compresa tra 1:1000 e 1:10.000 si chiamano mappe (o planimetrie).
- Le carte con scala compresa tra 1:10.000 e 1:20.000 si chiamano carte topografiche. (Carte dei luoghi, area comunque ridotta e dettaglio ancora visibile, in genere utilizzate da escursionisti) -> tavoletta.
- Le carte comprese tra 1:200.000 e 1:1.000.000 si chiamano carte corografiche.
- Le carte con scala compresa tra 1:1.000.000 fino a 1:5.000.000 si chiamano carte generali.
- Le carte con scala con denominatore maggiore di 5 milioni si chiamano mappamondi o planisferi. La “palla” che chiamiamo mappamondo in realtà è detta Globo.
Proiezioni geografiche
Il trasferimento delle informazioni dalla superficie terrestre al piano della carta avviene secondo determinate regole matematico-geometriche, almeno nella maggior parte dei casi, delle proiezioni geografiche. Esistono anche proiezioni convenzionali che si basano su procedimenti empirici.
Le proiezioni servono a rappresentare la superficie terrestre su piano in maniera approssimata -> accezione positiva, implica fedeltà al modello, non approssimativa -> accezione negativa.
La difficoltà sta nel riportare una superficie sferica e tridimensionale (terra) su una superficie piana e bidimensionale (Carta).
Quindi le proiezioni servono a mantenere l’approssimazione e si distinguono in due categorie: convenzionali – vere (basate su procedimenti matematico geometrici) che si dividono in due famiglie o prospettiche o per sviluppo. Geografia 4.
La proiezione implica uno schiacciamento, una deformazione dell’area che si vuole rappresentare.
Per essere certi che le proiezioni eliminino queste deformazioni nel miglior modo possibile occorre che le proiezioni rispettino almeno una di queste proprietà:
- Equidistanza – mantenere inalterati i rapporti tra le lunghezze. (Proiezioni equivalenti).
- Equivalenza – due aree di poligoni si dicono equivalenti quando hanno la stessa estensione. Mantenere inalterati i rapporti tra le aree. (Proiezioni equivalenti).
- Isogonia o conformità – mantenere inalterate le ampiezze degli angoli del reticolato geografico. (Proiezioni isogoniche).
Attenzione: non esiste nessuna proiezione che possa garantire tutte e tre le proprietà contemporaneamente.
Rispetto a quello che voglio garantire e rispetto all’area geografica che voglio rappresentare scelgo quindi una proiezione differente.
Varie proiezioni -> che si basano su procedimenti empirici.
Su procedimenti matematici -> vere: 1. Prospettiche azimutali 2. Per sviluppo.
Le proiezioni prospettiche si ottengono proiettando, secondo le regole della prospettiva, i punti della superficie del globo su un piano tangente (piano di proiezione o piano di tangenza) ad esso, a partire da un punto di proiezione prefissato. Azimutali da “Azimut” l’angolo che si forma in generale tra un punto ed un piano in tangenza.
Il piano di tangenza può essere tangente al globo terrestre o all’Equatore o ai poli o uno dei tanti infiniti punti della superficie terrestre. Se tocca l’equatore la proiezione prospettica è detta equatoriale, polo - polare, negli altri casi proiezione prospettica obliqua.
Le proiezioni per sviluppo si ottengono immaginando di avvolgere il globo in un solido (cilindro e cono) e di proiettare, a partire da un punto prefissato, il reticolato geografico sulla superficie laterale del solido.
La superficie laterale del cono e del cilindro è sviluppabile in piano. Per questo motivo, le proiezioni che si servono di questi solidi sono definite per sviluppo.
C’è una proiezione cilindrica particolare -> trasversa (realizzata da Mercatore) -> cilindro coricato. Il globo terrestre all’interno di questo cono viene inscritto in maniera diversa.
Simboli cartografici
I simboli cartografici devono possedere come requisiti fondamentali la chiarezza (diretti, allusivi) e la leggibilità, non devono affollare la carta e devono riferirsi agli elementi naturali e alle opere antropiche.
Attraverso segni convenzionali, specificati in legenda, devono rappresentare:
- L’orografia (‘oros montagna) ovvero la distribuzione e la conformazione dei rilievi.
- L’idrografia (udor, acqua) ovvero la configurazione delle reti idriche e degli specchi d’acqua (mari, fiumi, torrenti e ruscelli, laghi, stagni, sorgenti, canali etc.).
- L’altimetria, che nelle carte topografiche viene rappresentata con le curve di livello o isoipse.
- La copertura vegetale (prati, boschi).
- Gli insediamenti urbani e la relativa toponomastica (Abitazioni, sedi).
- I confini (comunali, provinciali, regionali, di stato).
- La viabilità e i trasporti (ferrovie, tramvie, filovie; strade, autostrade, strade non rotabili, mulattiere, sentieri, tratturi, piste, valichi; attraversamenti di corsi d’acqua, ponti, viadotti, canali; porti e aeroporti).
- I segni delle attività produttive (Colture, opifici, miniere, ecc.).
La toponomastica è presente in tutte le carte.
Diagrammi e cartogrammi
Le problematiche geografiche possono essere rappresentate anche attraverso l’ausilio di supporti geo-cartografici come: diagrammi, cartogrammi e cartodiagrammi.
L’entità del fenomeno geografico può essere ben resa da un’immagine: il grafico è un’immagine, che con la sua immediatezza espressiva rende subito chiaro ciò che
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