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Appunti Geografia culturale

Appunti di Geografia culturale basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Barillaro dell’università degli Studi di Messina - Unime, Facoltà di Scienze della formazione, Corso di laurea magistrale in turismo e spettacolo. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Geografia culturale docente Prof. C. Barillaro

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Etimo originario indoeuropeo: kwel che significa elevare, prendersi cura.

La cultura è l’attività con cui l’uomo sviluppa le proprie capacità umane.

Nell’antichità classica risaliva all’idea di paideia, cioè la formazione generale

dell’uomo e del cittadino. Questa nozione di cultura passa dall’antichità

classica al medioevo cristiano ed era posseduta solo da coloro che avevano

le arti liberali. Nell’illuminismi la cultura è una ricchezza di tutti, migliorabile

con la ragione e l’educazione. Nell’arte contemporanea, Kapp per la prima

volta introduce il concetto di geografia culturale. Il precursore

dell’antropologia culturale (che ha portato alla nascita della geografia

culturale) è Tylor che definisce la cultura come un insieme complesso di

conoscenze, credenze, valori morali, leggi, costumi e ogni altra capacità

acquisita dall’uomo in quanto membro di una società. La cultura non è statica

ma evolve nel tempo. Rutzel in Anthropogeographie ha introdotto i concetti di

popolazione naturale (pastori-allevatori) e popolazione culturale (agricoltori),

coloro che avevano una cultura materiale. Con la scuola di Berkeley (anni 20)

si ha la formalizzazione della geografia culturale ad opera di Sauer. Egli

fonda quella che viene definita la scuola del paesaggio e l’opera di riferimento

è Cultural Geography (1931). La geografia culturale per Sauer è

l’applicazione dell’idea di cutura ai problemi geografici. I campi di indagine

sono i tipi di abitazione, i toponimi, le manifestazioni geografiche dell’ecologia

naturale (come le singole culture sfruttano ciò che la natura offre),

l’identificazione delle regioni culturali e la specializzazione regionale delle

culture. Sauer da una svolta, perché indaga i modi con cui le comunità

umane sfruttano le risorse e questo modo di indagare è tipico della geografia

culturale. Per le scienze sociali la cultura include il patrimonio tangibile e

intangibile, con beni materiali (oggetti, strumenti) e immateriali (musiche,

danze, usi e costumi, folclore). Nella nuova geografia culturale (umanistica),

rispetto a quella tradizionale (razionalista), abbiamo l’individualità contro il

collettivo, il soggettivo contro l’oggettivo, spiritualità contro materialità,

invisibilità contro visibilità. La cultura come sistema di valori include anche la

religione, un sistema che integra tutti coloro che vi aderiscono. Come gli altri

aspetti culturali è in grado di influenzare la forma mentis di un popolo e,

attraverso esso, il territorio. Il concetto di cultura indica quindi l’unità

dell’umanità in termini differenti da quelli biologici. Il concetto di civiltà è

parallelo a quello di cultura e nasce anch’esso in epoca illuminista (Braudel).

La civiltà europea si è espansa in tre fasi: europeizzazione, divisione del

mondo in zone di influenza; occidentalizzazione, impulso alle innovazioni

tecnologiche, tra fine 800 e inizi 900; globalizzazione, creazione di reti globali

di comunicazione, i cavi telefonici, internet, l’uso di strategie di persuasione

globale. Uno degli effetti della globalizzazione è la standardizzazione,

l’annullamento delle diversità biologiche e culturali.

4 elementi fondamentali per Sauer:

la diffusione e la distruzione di elementi culturali nel territorio; identità delle

regioni culturali; ecologia culturale; specializzazione culturale. Con Sauer

siamo ancora nella geografia tradizionale, quindi è ancora influenzato dalla

visione della grammatica razionalista.

Negli anni 80 nasce la Nuova Geografia Culturale, caratterizzata da una

sfiducia nello strutturalismo (non è possibile spiegare la realtà con relazioni di

causa-effetto), si da più importanza ai valori esistenziali, forte critica al

concetto di progresso. Ha una forte presa il decostruzionismo con Derrida,

volto ad operare una decostruzione della tradizione filosofica occidentale, in

nome di una libera interpretazione, si cercano di cogliere i significati nascosti,

quello che c’è dietro le cose, che forse può essere più importante. In

geografia non si da più attenzione all’oggetto (la realtà territoriale) ma alla

rappresentazione dell’oggetto (testo scritto, carta geografica, altri prodotti

della narrazione e dell’arte, iconografia). La geografia culturale oggi ha tre

filoni: lo strutturalismo, l’indirizzo semiotico e quello spiritualista. L’indirizzo

strutturalista oggi afferma la diffusione territoriale delle culture, diversità

culturale, identità e differenza nella globalizzazione, componente religiosa e

culture dell’ambiente (come si percepisce e si interpreta l’ambiente).

L’indirizzo semiotico analizza i rapporti tra realtà e simboli, ricerca i segni

della realtà che diventeranno simboli. L’indirizzo spiritualista ricerca l’impronta

della trascendenza. In questa visione della geografia culturale, la cultura

diventa un fatto individuale, sociale e un universo di simboli, che l’uomo è in

grado di usare, indipendentemente dal luogo, dallo spazio e dal tempo. Si

parla allora di sistema culturale, con una lingua, una etnia, una religione,

determinati concetti e idee, frutto di un determinato modo di vedere le cose,

di un determinato periodo storico.

Geografia e letteratura.

La Nuova Geografia (1970-2000) si accorge che la letteratura può essere un

valido strumento per le descrizioni geografiche, per interpretare le realtà

geografiche. La letteratura apre ai geografi nuove finestre sul mondo, il testo

letterario è un processo sociale legato all’assegnazione di senso al

paesaggio. Il luogo viene ora definito come un processo. Sono 5 le modalità

di interazione tra geografia e letteratura: cogliere il fatto geografico, le

informazioni, attraverso la letteratura (lo scrittore deve essere abile ma la

creazione letteraria è influenzata dal fatto che l’autore conosce i luoghi); il

senso del luogo (l’opera trasmette i fatti storici); il radicamento, le radici

culturali; i paesaggi della mente (i testi letterari permettono di esplorare e

scoprire le terre incognite dello spirito e dell’immaginazione (paesaggi che

hanno il senso della topofilia e dell’appartenenza, della topofobia e senso di

fuga, libertà e voglia di viaggiare, sradicamento e alienazione); la cultura e la

coscienza etnico-territoriale (lo scrittore interpreta e riflette l’ideologia di una

determinata realtà).

Le grammatiche della geografia.

Il luogo da tre elementi, la base naturale, la struttura socio-economica e un

insieme di significati. Per territorializzazione si intendono i processi attraverso

cui un gruppo umano organizza e trasforma lo spazio in territorio e vi imprime

i propri valori. Il territorio è dunque il risultato dell’agire collettivo. Questi

processi sono la denominazione, la reificazione e la strutturazione. Angelo

Turco li definisce controlli: il controllo intellettuale, quando l’uomo denomina

un luogo, lo identifica; il controllo materiale, controlla le risorse disponibili e

decide come sfruttarle; il controllo strutturale, la divisione del territorio in

porzioni, in strutture, caratterizzate da determinate regole. La denominazione

è un’operazione culturale, perché riduce la complessità linguistica. Con la

reificazione l’uomo sottrae lo spazio alla natura e lo trasforma per le proprie

esigenze, è un atto materiale. La strutturazione è un atto politico-sociale. La

territorializzazione semplifica l’ambiente che permette di rendere il territorio

più complesso. Essa porta alla deterritorializzazione (perdita dei punti di

riferimento della territorializzazione, perdita dei valori dei propri luoghi come i

migranti) e la riterritorializzazione (riappropriarsi dei valori persi, ad esempio i

migranti che ritornano al proprio paese). La geografia razionalista metteva in

atto i processi cartesiani di evidenza (ogni oggetto è vero se è evidente, non

esistono significati non evidenti), di riduzione (scomporre i luoghi in spazi), di

causalità (partire dagli oggetti più semplici per risalire ai più complicati) e di

esaustività (censimenti completi e generali). La grammatica umanista

abbandona l’oggetto per esaltare la soggettività, al centro vi è l’emozione,

diventa importante il luogo e non lo spazio o il territorio. Il luogo è l’elemento

identitario per la grammatica umanista a differenza dello spazio e del territorio

che sono privi di identità. Il non-luogo per Augé non ha l’identità culturale del

luogo, la relazione fra gli elementi e neanche la storicità, i riferimenti socio-

culturali. Il non luogo ha tre forme di eccesso, eccesso di tempo

(accelerazioni), eccesso di spazio (aeroporti, centri commerciali), eccesso di

ego (individualità, autoaffermazione).

Le eterotopie sono luoghi reali ma “altri”, inseriti in ambienti omogenei con

proprie identità, ad esempio le chiese nei paesi musulmani, le moschee in

paesi cristiani. Il paesaggio è stato interpretato dalla Zerbi

come il modo in cui il territorio si rende percepibile; il territorio è il contenuto, il

paesaggio è la sua forma. La geografia umanistica studia il paesaggio come

un aggregato di valori culturali e sociali. Il paesaggio è in continua evoluzione

in risposta ai cambiamenti dei due fattori della realtà territoriale, natura e

uomo.

Perché Vallega parla di grammatiche?

Una grammatica si compone delle varie parti del discorso, usando una

metafora la grammatica razionalista e umanistica hanno un proprio

vocabolario, il razionalista usa un “discorso prigione”. I segni sono elementi

minimi di ogni comunicazione e vengono usati per trasmettere

un’informazione. Il segno unisce il concetto (significante) con un’immagine

acustica (significato). Il segno è arbitrario, non è detto che un significante sia

legato a un significato. Per Pierce il segno richiama all’oggetto, ma questo è

già determinato nella mente. Per Pierce si parla di indice (il segno ha una

connessione con l’oggetto che indica), di icona (ha una somiglianza con

l’oggetto che indica, come una foto) e di simbolo (il rapporto con l’oggetto è

arbitrario, ad esempio nell’atlante la riga blu indica il fiume ma in generale la

riga blu, al di fuori della geografia, può indicare altro). L’indice è un segno

facilmente interpretato, perché ha un solo significato.

Semiotica della geo-graficità.

La rappresentazione cartografica è un complesso di segni attraverso i quali

rappresentiamo la superficie terrestre. La carta per i razionalisti deve

spiegare, per gli umanisti deve far comprendere.

Evoluzione del concetto di paesaggio.

Il paesaggio è territorio, ambiente e cultura. Il territorio rispecchia un

contenuto comunitario, rappresenta il legame della comunità con l’ambiente.

Il paesaggio ha un contenuto estetico-sentimentale. I fattori che agiscono nel

territorio sono alla base delle forme esteriori (fisiche) che assume il

paesaggio. Per la grammatica razionalista il paesaggio (von Humboldt) è il

riflesso del territorio. Ritter parla di Disegno Divino, le attività dei popoli in un

determinato territorio sono programmate da Dio. Ratzel è il fondatore della

geografia umana che ha tre finalità: l’analisi delle culture, lo studio

dell’influenza dell’ambiente sull’uomo e lo studio degli effetti dell’ambiente

sugli individui e sulla società. Per Ratzel il determinismo non è

meccanicistico, ma le sue teorie hanno prodotto un’interpretazione della

geografia secondo cui esiste una superiorità di un gruppo umano. Il

possibilismo con De la Blache, secondo cui l’uomo è un fattore geografico

che modifica l’ambiente in base alle sue esigenze. Il possibilismo insiste

soprattutto sulle peculiarità di ogni società. Nel periodo possibilista

incontriamo anche Febvre che afferma che l’uomo non è vincolato dalla

natura; parla di “accidente storico”, evento incognito che modifica il corso

degli eventi della storia. L’indirizzo sistemico con von Bertalanffy, rappresenta

le strutture nelle loro interazioni con l’ambiente esterno. L’indirizzo sistemico

ha due filoni: il paesaggio come geosistema e il paesaggio come

ecocomplesso. Il paesaggio come geosistema ha tre tappe:

Il territorio è assunto come un mosaico di geosistemi. Il geosistema è

1- un sistema naturale, costituito da strutture geologiche, forme del

terreno, clima, suolo, etc.

Il paesaggio è la manifestazione, sensibile e visibile, di geosistemi.

2- Il passaggio dal paesaggio al geosistema. Il paesaggio per i razionalisti

3- serve solo per conoscere gli elementi che compongono i geosistemi.

Ecocomplesso è concepito come un insieme di ecosistemi presenti in un dato

territorio. L’ecosistema è un insieme di piante e animali all’interno di una

nicchia biologica e che interagiscono con l’ambiente esterno. Sauer

(fondatore della geografia culturale, ma siamo ancora nell’epoca razionalista)

afferma che il paesaggio è natura e cultura e si identifica con la realtà

contemporanea, in cui la natura è ormai modificata dall’uomo diventando

espressione della cultura.

Il paesaggio nella geografia umanistica.

Yi-fu Tuan e Anne Buttimer affermano che bisogna rigettare la visione

strutturalista del territorio e proporre una nuova visione. Per loro il territorio è

stato spiegato solo come causa ed effetto e ciò non è possibile. Il paesaggio

è un luogo in cui l’uomo è sia attore che spettatore (Turri). Gli indirizzi

geografici hanno sempre posto l’attenzione sulla realtà oggettiva e non

sull’uomo. Mentre l’indirizzo umanistico pone l’uomo al centro e il territorio si

adatta alle sue esigenze. Il territorio non è più inteso come spazio ma come

luogo. Il paesaggio alberga nella coscienza del soggetto perché l’uomo ha

dato ai luoghi valori e simboli. La grammatica razionalista tende a spiegare e

a descrivere il paesaggio, invece la grammatica umanistica cerca di farlo

comprendere, andando alla ricerca degli elementi nascosti. Per gli umanisti il

paesaggio è Genius loci, la natura è essenzialmente culturale e spirituale. Il

Genius loci è un carattere unico e profondo di ogni luogo, è il riconoscimento

che ogni luogo ha un suo specifico significato. È la vicenda umana che ha

attribuito ai luoghi un significato. Il paesaggio è entrato anche nella politica

per essere salvaguardato come bene culturale su scala europea, scala

internazionale e scala nazionale.

Scala europea: la Convenzione europea del paesaggio (Firenze 2000)

definisce le politiche, la salvaguardia, è riconosciuta l’importanza culturale,

ambientale, sociale, storica, quale componente del patrimonio europeo. La

Convenzione prevede la salvaguardia di tutti i paesaggio europei,

indipendentemente da prestabiliti canoni di bellezza e originalità. Questa

Convenzione si apre a tutto il territorio, naturale, rurale, urbano e periurbano,

le acque interne ed esterne. Per la Convenzione bisogna integrare il

paesaggio nelle politiche di pianificazione del territorio, urbanistiche e in

quelle di carattere culturale, ambientale, agricolo, sociale ed economico.

Scala internazionale: Unesco (anni 90). Rivolge la propria attenzione al

paesaggio culturale. Con la costruzione della diga di Aswan in Egitto, che

avrebbe inondato la vallata con i tesori della civiltà egizia. L’Unesco impostò

un programma internazionale di tutela. Questo ente prende in considerazione

sia gli aspetti culturali sia naturali del patrimonio, definiti patrimonio

dell’umanità. Fanno parte del patrimonio culturale i monumenti, i complessi e

i siti; del patrimonio naturale i monumenti e i siti naturali, le formazioni

geologiche.

Scala nazionale: legge Bottai 1939 (protegge le bellezze paesaggistiche),

legge Galasso 1985, Convenzione di Firenze 2000 Codice urbani 2004.

Il paesaggio è un dispositivo di comunicazione, bisogna imparare a capirne il

linguaggio.

Interazione tra territorio-ambiente-paesaggio (naturale, culturale e

antropizzato).

Paesaggiobene culturalerisorsa.

Il paesaggio come risorsa è il documento visibile di come è stato modificato il

territorio dall’uomo e il paesaggio viene quindi inteso come valore.

I valori simbolici del paesaggio: il paesaggio è ricco di valori simbolici che

possono cambiare nel tempo.

Esiste una topofilia, un legame ai luoghi che può configurarsi in 4 modi:

legame funzionale (il luogo è apprezzato perché risponde alle esigenze della

comunità), il legame simbolico (vi si trovano le radici familiari e sociali), il

legame affettivo (soddisfa i bisogni e ci dona sicurezza e benessere) e il

legame estetico (apprezzato per la sua bellezza). Lo spazio vissuto indica la

territorialità umana, caratterizzato dal senso di appartenenza, dall’emotività.

Alla percezione dello spazio vissuto contribuiscono le esperienze personali e

le mediazioni culturali che determinano il senso del luogo, l’attribuzione di

valori e significati al luogo. L’orientamento assume valore culturale, le funzioni

che una comunità assegna ai luoghi. Abbiamo anche esempi di paesaggio

olfattivo e i più importanti provengono dalle opere letterarie, odore del

carbone, il profumo del mare, profumo dei fiori di campo. Ma anche

paesaggio sonori, il fruscio dell’aria, il frinire delle cicale, il rumore del traffico,

il passaggio dei treni.

La montagna e il fiume

Gli elementi naturali possono avere una spiegazione non razionalista e quindi

significati che vanno ricercati dalla grammatica umanistica. Nel rapporto con

la natura abbiamo due simboli: mythos, simboli creati da leggende e miti in

cui è fondamentale l’immaginazione, e logos, simboli che provengono dalla

scienza e dalla filosofia, tipici della visione strutturalista. Nel primo approccio

dell’uomo con la natura è importante la denominazione, la delimitazione del

territorio (porre confini), la territorializzazione (la comunità crea delle leggi,

delle strutture e dei simboli). Oggi ci si sofferma a livello ontologico sulle

nuove tecniche della bioingegneria (trasformazione delle componenti

organiche), a livello semiotico (si utilizzano simboli che spieghino come la

natura cambia) e a livello epistemologico. I simboli attribuiti al rapporto

natura-uomo hanno subito un cambiamento nel tempo. Protagonisti nello

studio dei simboli sono la montagna e il fiume. Il fiume e i suoi periodi di

piena e di secca scandivano la vita degli uomini. Il fiume era rappresentato in

modo lineare (la vita e la morte) o circolare (nasce-scorre-muore nel mare-

evaporando rinasce). Il fiume diventa lo spunto per disegnare visioni del

mondo. Il fiume che confluisce nell’oceano contrappone due immagini: ogni

fiume ha un’individualità, ma confluendo nell’oceano confluisce

nell’omogeneità.

Milieu (ambito) premoderno: Mythoscomprensione della naturaaffidata alla

narrazioneil centro da cui nascono i fiumi, presuppone che la creazione

derivi da un’unica fonte.

Milieu moderno: Logosspiegazione della naturaspiegazione dei fattori

climatici, delle pioggeil simbolo diventa segno razionale, distribuito nello

spazio e nel tempo.

La montagna e la sua spiritualità (legata al vertice) sono cambiati. Nelle

religioni è il simbolo della trascendenza, diventa il simbolo del divino. È

spesso stata considerata la sede delle divinità; gli antichi edifici edificati per il

culto religioso hanno la forma a “vetta” delle montagne. Ad esempio, la

Ziqqurat mesopotamica, il monte Olimpo per gli antichi Greci, l’ebraico monte

Sion, il Giapponese monte Fujiyama, il Tibetano Monte Potala, la Montagna

Bianca dei Celti, il Monte Benben per gli Egiziani…

I simboli della montagna nell’antichità classica e nella tradizione biblica.

Il monte Morija nella Genesi è legato al sacrificio di Abramo che doveva

sacrificare il figlio Isacco. Salomone scelse il monte per edificare un tempio a

Jahvè, Maometto per essere trasportato al cielo salì proprio su questo monte.

Il simbolo della montagna occupa un posto di primo piano, perché

rappresenta ciò che congiunge la terra al Cielo, l’uomo al trascendente;

rappresenta il tempio di Dio. Il Monte Sinai è il luogo dove si incontrano

l’uomo e Dio, perché su questo monte Mosè ottiene le tavole della legge, il

monte diventa la sede della Parola di Dio (Gebel musa: montagna di Mosè).

Secondo Olsson l’aspetto più importante per lo studio del significato è l’ultima

parte del discorso. Dio non ha nome, la denominazione è umana, per cui la

mancata denominazione di Dio conduce a ipotizzare una conoscenza che

non è umana, perché i segni non conducono a significati. Il Golgotha, detto

Calvario (luogo del cranio), dove Gesù fu crocifisso. Gesù muore ma la sua

morte porta alla vita. Il monte Tabor è il luogo dove avvenne la trasfigurazione

di Gesù. Il monte degli Ulivi è il luogo del pernottamento e dell’agonia di

Gesù.

Tra Medioevo e Rinascimento.


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venera19

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in turismo e spettacolo
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher venera19 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Barillaro Caterina.

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