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Appunti letteratura italiana II

Fabio Catalano

Giovanni Boccaccio - Cronologia

Vita e cronologia essenziale

Giovanni Boccaccio nasce a Certaldo o Firenze nel 1313. All'età di 14 anni si trasferisce a Napoli per far pratica mercantile e bancaria presso il banco dei Bardi, di cui il padre è socio. Ma questa attività non gli piace. Viene ammesso, grazie al prestigio paterno, alla corte angioina e si accosta alle ricche suggestioni culturali dell'ambiente intellettuale:

  • Romanzi francesi
  • Grandi opere latine
  • Poesie provenzale e fiorentina

2- Desiderio di parlare di sé e dei suoi amori

3- Gusto per gli intrecci romanzeschi

Opere in versi

Le scene sentimentali sovrastano quelle guerresche ed eroiche.

Filostrato: Poema in ottave ispirato al "ciclo troiano" scritto intorno al 1335. Storia di Troilo, figlio di Priamo, che abbandonato e tradito da Criseide viene ucciso da Achille.

Teseida: Poema ispirato alla Tebaide di Stazio. Conflitto di due cavalieri tebani innamorati della stessa donna.

La caccia di Diana: Poemetto mitologico in terzine che celebra la bellezza e la disponibilità erotiche delle gentildonne napoletane.

Rime: Poesia ad imitazione degli stilnovisti.

Filocolo: Scritto nel 1336-39. Opera che meglio rispecchia l'atteggiamento sperimentale del giovane Boccaccio. Intricato romanzo che narra la storia d'amore tra Florio e Biancifiore, una leggenda medievale di origine francese. Il romanzo è dedicato a Fiammetta, donna amata dall'autore nella giovinezza. Prosa ampia ed elegante modellata sui ritmi della sintassi latina, con un fitto intreccio di frasi subordinate.

1340 Ritorno a Firenze. Ristrettezze economiche e tentativo di trovare una sistemazione presso una corte per poter darsi interamente alla letteratura.

Il passaggio da Napoli a Firenze

Segna una svolta importante nell'opera di Boccaccio. Graduale distacco dalla letteratura cortese e tendenza alla rappresentazione realistica e vivace che troverà il culmine nel Decameron.

Opere del periodo

Ameto (1341-42): Romanzo pastorale misto di versi e prosa come la Vita Nova. Storia di un rozzo cacciatore che si ingentilisce grazie all'amore della ninfa Lia. Fitto apparato allegorico trasposto sul piano mondano e sensuale.

Amorosa visione: Poema in terzine di imitazione dantesca. Lo scopo del viaggio, la ricerca di Fiammetta, non è religioso ma legato tutto ad emozioni terrene.

Elegia di Madonna Fiammetta (1343-44): Romanzo psicologico in prosa che racconta i tormenti della protagonista, Fiammetta, abbandonata dall'amante che per gelosia arriva al suicidio. Donna come oggetto attivo della passione. Modello letterario: Le Eroine di Ovidio. Estrema latinizzazione della sintassi del volgare.

Ninfale fiesolano (1344-46): Storia dell'amore sfortunato del pastore Africo e della ninfa Mensola. Opera più piacevole tra quelle minori, per il realismo psicologico. L'amore è raffigurato con un atteggiamento divertito e disinvolto.

Il modello di letterato che Boccaccio ha in mente è quello di Petrarca che ha conosciuto personalmente e venera come un maestro. Grazie all'influenza dell'amico Petrarca, Boccaccio si allontana dalla produzione in volgare per dedicarsi allo studio dei classici. Fonda un primo circolo di umanisti e promuove l'insegnamento del greco. Nel 1360 si fa chierico per garantirsi la rendita che gli consente maggiore tranquillità negli studi.

Ultime opere

2o Corbaccio: Scritto in prosa volgare nel 1365. Il romanzo si pone in contrasto con le opere precedenti. Aspra misoginia ----> il fantasma del marito di una vedova da lui amata svela al Boccaccio tutte le brutture fisiche e morali di lei, e delle altre donne, e lo esorta ad abbandonarla per darsi totalmente agli studi letterari.

Trattatello in laude di Dante: Elogio in volgare di Dante come esemplare di grande poeta. Nel 1373 Boccaccio riceve dal comune di FI l'incarico di leggere e commentare pubblicamente la Commedia, che egli stesso dichiarerà essere "divina".

Composizione di numerose opere in latino.

  • Bucolicum carmen: Raccolta di poesie pastorali sul modello di Virgilio.
  • De montibus, silvis, fontibus, lacubus, fluminibus, stagnis et paludibus, et de nominibus maris.
  • De casis mulieribus.

Sono dei veri e propri manuali di consultazione che avranno enorme diffusione nelle scuole. Importanti nella formazione della cultura umanistica.

Si ritira a Certaldo fino alla morte, dove continua a copiare manoscritti suoi e altrui. Muore nel 1375.

1349-1353 Boccaccio compone il Decameron

Immediato successo. Il Comune di FI gli affida diversi incarichi ma la sua situazione economica rimane insoddisfacente.

Decameron: i temi

Un libro contro la malinconia: precisa volontà di divertire e appassionare chi legge. Il libro è dedicato alle donne, il suo scopo è di cacciar la malinconia che le affligge quando sono in preda alle sofferenze amorose.

Società in movimento in cui il saldo legame tra religione, morale e letteratura che stava alle spalle della Commedia è entrato in crisi e modelli di vecchi e nuovi si intreccino in modo aperto e contraddittorio.

Rilievo dato dagli ideali cortesi e cavallereschi. Al tema della cortesia sono dedicate le novelle della decima giornata, punto di arrivo di quel percorso dal vizio alla virtù. Nelle altre giornate i comportamenti cortesi assumono caratteristiche più ragionevoli coniugandosi con la concretezza della mentalità mercantile.

Visione laica del destino umano che emerge dal Decameron: le peripezie dei personaggi non sono guidate da un disegno provvidenziale ma dalla "fortuna", cioè dal capriccio del caso. I personaggi mettono in atto virtù tipicamente borghesi. La dote dell'ingegno serve per risolvere situazioni drammatiche, per rispondere con civiltà ed eleganza a comportamenti aggressivi, per dimostrare la propria intelligenza e il proprio valore ---> perfetta padronanza della parola che trascende i confini di classe per reincarnarsi nei personaggi più vari.

Uno dei temi più importanti è l'amore che non deve essere represso. Boccaccio rappresenta il sentimento amoroso in tutte le sue sfumature: desiderio grevemente sessuale, "cortese" devozione, amori comici, passioni angeliche, tragici personaggi femminili che si discostano dalla tradizionale immagine della donna come passivo oggetto del desiderio.

Decameron: le forme

Varietà delle forme narrative: rielaborazione di diverse fonti, classiche e medievali, colte e popolari. La novella diventa perfettamente funzionale all'intenzione di rappresentare l'inesauribile varietà dei casi della vita.

Varietà delle scelte stilistiche: la prosa risente della retorica medievale e dei modelli classici. Il discorso narrativo è modellato sulla struttura sintattica del latino, con periodi ampi, ricchi di subordinate, participi e gerundi, il verbo principale collocato nella parte finale.

Nei dialoghi la lingua si modella sulle caratteristiche dei singoli personaggi, rapida e pungente, distesa e solenne, elevata e latineggiante, con vocaboli popolari e dialettali.

L'ironia è presente come presa di distanza dell'autore dalle storie raccontate dai suoi personaggi. Nella conclusione Boccaccio declina ogni responsabilità morale rispetto ai contenuti delle novelle. Distinzione tra vita reale e finzione letteraria.

Giovanni Boccaccio - Il Decameron

1. Cornice

Proemio

Giovanni Boccaccio scrivendo il proemio sembra quasi voler dare una giustificazione al Decameron, attraverso il quale spiega a quale categoria di pubblico fosse dedicato questo libro e lo scopo per cui l'ha scritto. Il libro è dedicato alle sofferenze causate dall'amore e specialmente alle donne che per il solo fatto di esser tali non hanno la possibilità di svagarsi (cacciare, giocare d'azzardo, mercanteggiare, ecc.) per cercare di dimenticare o almeno di alleviare queste pene e quindi, leggendo le novelle, potranno trovarvi svago ma anche dei suggerimenti utili su come comportarsi in determinate occasioni. Di conseguenza l'autore indirizza il libro ad un pubblico raffinato (l'amore, secondo l'ideale cortese, è un sentimento nobile e quindi può essere sentito solo da donne gentili), ma non composto da letterati, infatti è utile ricordare che non tutte le donne, anche se nobili e ricche, sapevano leggere.

Boccaccio usa, inoltre, il termine di "peccato della Fortuna" per spiegare la condizione femminile e usa questo termine probabilmente per evidenziare un tema che poi si rivelerà ricorrente nel romanzo e cioè la Fortuna, intesa come destino, che regola la vita dell'uomo, ma soprattutto la capacità di quest'ultimo di cambiare il corso degli eventi imponendosi sulla volontà della prima. Questa capacità, chiamata "industria", si rivelerà soprattutto negli uomini della classe emergente (mercanti e nuovi borghesi) della quale fa parte il Boccaccio. Questi "nuovi ricchi" non erano, però, stati del tutto accettati dai ceti nobili, quindi Boccaccio, con questo libro, vuole nobilitare questa classe alla quale sente di appartenere. Proprio per aver riconosciuto la capacità dell'uomo di interagire col proprio destino possiamo definire questo autore come un preumanista, infatti nel Trecento era ancora fortemente radicata l'idea che l'uomo fosse una "pedina" nelle mani del destino che si divertiva a muoverlo secondo un disegno preciso e, soprattutto, prestabilito.

Il secondo tema dichiarato in questo proemio è la trattazione dell'amore in tutte le sue forme a partire da quelle più serie (amore cortese) per il quale si ispira ai romanzi della grande tradizione, a quelle più frivole (amori più "terreni") per i quali si ispira ai fabliaux francesi adottando un linguaggio piuttosto esplicito che fu considerato scandaloso per molto tempo. In qualsiasi forma egli parli d'amore, lo presenta sempre come una fonte di dolore per l'uomo, anche se Boccaccio introduce una "novità" nella letteratura trecentesca: parla dell'amore visto con gli occhi di una donna. Dal proemio possiamo, inoltre, cominciare ad intuire la struttura dell'opera in cui il narratore si identifica con l'autore stesso, ma la narrazione delle varie novelle viene poi delegata ai dieci giovani che, alcune volte, passano la parola ai personaggi delle novelle che raccontano altri aneddoti.

I modelli narrativi usati in tutto il romanzo sono esplicitamente dichiarati dal Boccaccio in questo proemio e sono: novella, favola, parabola e testo breve.

1 giornata

Introduzione

L'opera si apre con la descrizione della tragica situazione di Firenze oppressa dalla peste. I morti per le strade, i lamenti, le urla, l’aria pesante rendevano la vita in città una continua sofferenza. Per questo motivo sette nobili ragazze (Pampinea, Neifile, Filomena, Fiammetta, Emilia, Lauretta ed Elissa) seguendo la proposta di Pampinea, decidono di fuggire dalla città e rifugiarsi in una villa in campagna dove pensano di trovare allegria e di scampare alla peste. Coinvolgono in questa impresa anche tre giovani nobili: Filostrato, Panfilo e Dioneo. Così il giorno dopo giungono in questa bellissima casa con i loro servi e stabiliscono che ogni giorno venga eletto un re o una regina che gestirà a suo piacere la giornata. La prima regina è Pampinea che dopo aver dato disposizioni ai servi e agli amici decide che alla stessa ora per dieci giorni ognuno racconti una novella che dovrà seguire l’argomento proposto dal re o dalla regina della giornata. Il tema della prima è vario ed il primo ad incominciare è Panfilo.

Prima novella (Panfilo)

Il protagonista di questa novella, Ser Ciappelletto, è descritto da Boccaccio come “il peggior uomo che mai nascesse”. Egli è un falsario pronto ad utilizzare tutti i suoi mezzi per contorcere la realtà, un abile bugiardo e uno spietato disseminatore di litigi e contrasti all’interno di parenti e amici; assassino, bestemmiatore, traditore della Chiesa e della religione (che naturalmente non segue), ladro, ruffiano nei confronti di uomini e donne è, oltretutto, un accanito bevitore di vino: un uomo, quindi, non estraneo al peccato.

Egli viene assunto da Musciatto Franzesi per la gestione dei suoi intricati affari sparsi in innumerevoli regioni. Durante il suo viaggio, trova accoglienza in casa di due fratelli usurai e qui è vittima di un malore. I due proprietari sono timorosi delle ripercussioni che la diffusione della notizia della morte di un personaggio simile nella loro abitazione senza l’estrema unzione avrebbe comportato. Il loro dialogo, però, non sfugge a Ser Ciappelletto, che rassicura i suoi ospiti garantendo loro nessuna preoccupazione futura. Per questo, fa venire il più “santo” tra i parroci, per una sua prima ed ultima confessione. Durante la visita del prete, Ciappelletto gli fa credere di essere un uomo perfetto, che non abbia mai commesso un peccato, quasi un santo. Il frate, stupito da una simile purezza, dopo la morte dell’uomo, raccoglie tutti i suoi fratelli in riunione con il solo obiettivo di lodare il defunto. Al funerale partecipa un gran numero di persone che, convinte che ciò che è stato detto riguardo il morto sia del tutto vero, adorano la sua salma proprio come se si trattasse di un individuo degno di essere beatificato ed adorato.

Seconda novella (Neifile)

La vicenda ha per protagonisti due mercanti: Giannotto, cristiano, e Abraam, ebreo. I due nonostante la differenza di religione sono legati da una profonda amicizia. Giannotto insiste a lungo con l'amico per convincerlo a convertirsi al cristianesimo, ma questo, anche se attratto dalle motivazioni dategli, rimane fedele alla sua religione fino a che un giorno comunica al cristiano che stava per compiere un viaggio a Roma per vedere da vicino lo stile di vita del Papa e del clero e che se ne fosse rimasto colpito si sarebbe fatto battezzare. Giannotto è ormai convinto che vedendo il comportamento vergognoso del clero Abraam si convinca per sempre a non accettare la sua religione. Infatti Abraam si accorge da subito della vita peccaminosa dei chierici e quando torna da Giannotto questo ha ormai perso la speranza nella conversione dell'amico. A sorpresa Abraam gli annuncia invece che nessuno potrà ostacolargli il battesimo perché proprio durante il proprio viaggio si è accorto che lo Spirito Santo è con il Cristianesimo e con nessuna altra religione, perché, pensa, solo in questo modo avrebbe potuto sopravvivere in mezzo a tanto peccato e ad accrescere di giorno in giorno il numero dei fedeli, nonostante coloro che hanno il compito di guidare il gregge facciano di tutto per disperderlo.

Terza novella (Filomena)

Questa novella narra che Saladino, sultano d'Egitto e di Siria, era molto ricco, potente e saggio ma ultimamente stava affrontando una carenza economica. Siccome Saladino era una persona molto avara, cercò di rivolgersi all'ebreo Melchisedech con l'astuzia affinché riuscisse ad ottenere ciò che voleva con una parvenza di giustizia. Così fece venire Melchisedech, che era un usuraio di Alessandria, e gli domandò quale tra la religione giudaica, quella saracena e la cristiana, secondo lui fosse quella vera. Melchisedech però, oltre ad essere un fedele dell'ebraismo, era anche molto astuto e capì subito che con una sua risposta poteva andare contro il sultano. A questo punto l'usuraio, siccome doveva per forza dare una risposta, gli raccontò una novelletta che esprimeva un paragone. Infatti questa novelletta raccontava che un uomo ricco possedeva una pietra preziosa e che alla sua morte la doveva dare in eredità a un figlio che doveva essere molto fedele e responsabile. Questa pietra preziosa fu tramandata per molte generazioni fino a quando, un discendente non sapeva a chi dei tre figli dare la pietra preziosa, poiché erano tutti e tre meritevoli dell'eredità. Così fece rifare due copie perfette della pietra autentica da un abile orefice. Alla sua morte, ognuno dei tre figli ricevette un anello e lo prese per vero, ma non si poté scoprire mai quale dei tre figli avesse ricevuto la pietra autentica. Tutta questa novella servì per far capire al sovrano che come l'eredità dell'uomo ricco era toccata a chissà chi fra i tre figli, ancora oggi non si poteva sapere quale, tra le tre religioni prevalenti, fosse quella autentica. Questa novella si conclude bene: Saladino ammirò l'intelligenza di Melchisedech e gli disse francamente la verità. L'ebreo prestò i soldi che servivano al sovrano. Saladino gli restituì poi l'intera somma, aggiunse grandissimi doni e lo fece diventare suo amico.

Quarta novella (Dioneo)

Un frate, colpito dalla bellezza di una giovane ragazza, decide di condurla nella sua cella dove i due, attratti l’uno dall’altra, si sollazzano. Il frate capisce di essere scoperto dall’abate, decide perciò di uscire lasciando la porta della sua cella aperta per far cadere anche l’abate nella colpa. Il superiore, inizialmente scandalizzato dal peccato, non appena vede la ragazza nella cella del frate, viene subito pervaso anche lui da desideri peccaminosi: cede alla tentazione e li soddisfa. Il frate lo coglie sul fatto e non può venire condannato da colui che ha commesso lo stesso peccato. Così la cosa rimase nascosta, e la fanciulla continuò a frequentare tutti e due.

Quinta novella (Fiammetta)

La marchesa di Monferrato, partito il marito per la terza crociata, si trova ad affrontare le attenzioni del re di Francia Filippo Augusto...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fabiey_87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Mattioda Enrico.
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