FONDAMENTI DI MANAGEMENT
MANAGEMENT => economia e gestione delle imprese. Il management è la gestione dell’impresa.
Soggetti: manager (professionista specializzato), per integrare le attività di direzione e controllo
dell’imprenditore. Imprenditore e manager sono due cose distinte ma possono anche essere la stessa
persona.
Il management è un’arte perché è qualcosa di non riproducibile, ogni giorno ci sono cose diverse,
contesti diversi, ogni volta devo prendere una decisione diversa. Ha a che fare con variabili che
cambiano in continuazione e ogni volta devo valutare quale decisione mi conviene di più.
Il management non è una scienza perché non è una cosa matematica, non c’è un risultato assicurato
per ogni scelta che faccio -> è una scienza sociale perché si occupa della società economica, delle
imprese, dei consumatori.
“L’impresa è un istituto preposto primariamente alla produzione di beni e sevizi per il
soddisfacimento dei bisogni della società.” -> l’impresa produce beni e servizi per soddisfare i
bisogni della società e con la loro vendita ottenere un guadagno.
Le persone perseguono dei fini che suscitano dei bisogni per la cui soddisfazione le persone
svolgono un’attività economica per mezzo di istituti:
- famiglia
- amministrazione pubblica
- imprese
Amministrazione pubblica e impresa sono organizzazioni: ovvero un istituto o ente che sviluppa un
processo produttivo di beni o servizi -> ovvero un’azienda
Quindi organizzazione = azienda, e può esserlo anche un soggetto pubblico, non solo il privato.
Impresa Azienda -> l’impresa è un tipo di azienda, per lo più le aziende sono private, o miste,
sono poche quelle pubbliche -> le imprese hanno scopo di lucro.
Le aziende possono dividersi in profit (imprese) e non profit.
IMPRESA
Impresa Soggetto: impresa che coincide con il soggetto imprenditore, che la crea e la sviluppa,
perseguendo il fine della massimizzazione del profitto -> l’impresa agisce in base alla volontà
dell’imprenditore. -> esiste davvero questo tipo di impresa?
(es. Rossi ha un bar, il figlio decide di entrare nell’attività -> l’impresa ha due soggetti che possono
decidere, non più uno -> chi è il soggetto imprenditore? Le finalità di quale soggetto bisogna
perseguire? -> è evidente che l’unico soggetto non esiste, l’impresa soggetto non esiste.
Razionalità Intersoggettiva: l’imprenditore deve soddisfare le esigenze di diverse categorie di
soggetti come i dipendenti, la famiglia, i consumatori, le banche, i fornitori: sono tutti soggetti che
hanno degli interessi di cui io devo tenere conto nelle mie decisioni -> gli stakeholder (portatori di
interessi).
Gli stakeholder possono essere: - interni (dipendenti, soci) o – esterni (fornitori, banche, clienti,
sponsor, creditori, stato (per le imposte, e per l’occupazione che crea la mia impresa, se non ci fossi
ci sarebbe più gente disoccupata da pagare), la comunità locale (coloro che abitano nei dintorni
dell’impresa, i cittadini possono lamentarsi per alcune cose, e le imprese li devono rispettare (es
norme sul rumore, odori…))) -> sono spesso interessi opposti e l’impresa deve mediare tra tutti
questi interessi per trovare la soluzione più conveniente.
-> l’impresa soggetto non esiste perché ci sono tutta una serie di soggetti che influenzano le sue
scelte. -> razionalità intersoggettiva: l’impresa deve tener conto degli interessi dei diversi
stakeholder.
Razionalità Limitata: non esiste la razionalità assoluta, nessuno può analizzare razionalmente tutte
le variabili presenti in quel momento perché le cose cambiano in continuazione e non ho le
informazioni necessarie per conoscere tutte le variabili -> posso scegliere razionalmente la cosa
migliore all’interno del mio contesto di scelta, non sarà mai il meglio in assoluto, ma è il meglio che
posso avere date le risorse attuali e il contesto in cui sono inserito.
Quindi il processo evolutivo di un’impresa parte dalla spinta imprenditoriale, ovvero il singolo
imprenditore che inizia l’attività e si sviluppa tenendo conto delle relazioni attivate all’interno e
all’esterno (stakeholder), tenendo conto delle risorse tangibili e intangibili disponibili.
Impresa Sistema: oggi l’impresa va intesa come un sistema:
- Cognitivo: apprende e matura progressivamente
- Complesso: dipende da un numero di variabili illimitato e da vari soggetti
- Gerarchico: analizza e funziona sulla base di un susseguirsi di sottoinsiemi (si parte da qualcosa di
ampio fino ad arrivare alla singola decisione), tante micro-decisioni creano lo sviluppo dell’impresa
- Autopoietico: è un sistema che evolve a partire da sé stesso -> non c’è un’impresa che nasce e si
sviluppa nello stesso modo di un’altra -> non c’è impresa uguale all’altra
-> qual è la finalità dell’impresa sistema? La massimizzazione del profitto?
Ricavi Guadagno Profitto
Guadagno è la differenza tra i ricavi e i costi
Ricavi sono i soldi che mi entrano
Profitto è:
- la quota destinata a ripagare il rischio corso nell’attività aziendale -> colui che rischia facendo
impresa viene remunerato dal profitto -> il rischio viene ripagato -> il profitto è la parte di
guadagno che l’imprenditore trattiene per se
- il premio che spetta a colui che promuove l’innovazione -> l’imprenditore è un soggetto che pensa
a fare impresa e fin dalla nascita dell’azienda continua a pensare a come poter sviluppare e far
crescere la sua azienda, quindi viene ripagato per questo suo impegno
-il risultato dell’imperfezione del mercato da cui si origina l’acquisizione di posizioni
monopolistiche -> il mercato è imperfetto = le informazioni che i diversi attori della domanda
(imprese) e dell’offerta (consumatori) hanno non sono le stesse -> questo squilibrio di informazioni
crea soggetti che acquistano o imprese che vendono gli stessi prodotti a prezzi diversi -> l’impresa
che ha più conoscenze riesce ad ottenere una posizione avvantaggiata rispetto ai competitori
(vantaggio competitivo) (devo investire di più per ottenere più informazioni possibili)
- il compenso che spetta all’imprenditore per l’organizzazione dei fattori produttivi -> il compenso
che va all’imprenditore per l’esercizio dell’attività di impresa
-> il profitto è quella grandezza che rimane, togliendo i costi, che resta all’imprenditore
Limiti alla massimizzazione del profitto come finalità dell’impresa:
- orizzonte temporale: le decisioni aziendali si basano sul fatto che l’azienda deve sopravvivere
anche nel futuro. Non posso impegnare tutte le risorse oggi per guadagnare il più possibile perché
se quell’affare va male non mi resta nulla e devo chiudere. Ci sono tante variabili che devo
combinare -> se faccio quell’investimento esisterò ancora nel futuro se no no -> anche se oggi
riduco il profitto potrò continuare l’attività (es. pescatore che pesca con reti che danneggiano -> o
cambio le reti spendendo soldi o i consumatori non compreranno più i miei prodotti).
- rischio: prendo una scelta che mira alla massimizzazione del profitto scontando però un rischio
altissimo (es. Nike che fa produrre scarpe ai bambini -> finché non lo scoprono guadagno di più ma
quando lo scoprono ed esce uno scandalo le mie vendite crolleranno -> se sono un’impresa grande
riesco a riprendermi se no no -> ho corso un rischio troppo elevato per tentare di massimizzare il
mio profitto.
-> Finalità dell’impresa sistema: l’impresa non deve avere come una finalità la massimizzazione
del profitto perché questo incontra dei limiti -> la finalità dell’impresa è la crescita, lo sviluppo
dimensionale
Crescita
Si presume che più un’impresa è grande più ha risorse per svilupparsi nel futuro -> miro a crescere
non solo oggi ma pensando anche al futuro.
Come si misura la dimensione dell’impresa?
PARAMETRI
Economici:
- Fatturato: ciò che l’impresa fattura, il totale che io vendo, i ricavi, quello che mi entra grazie alle
vendite, ma non possiamo usare solo il fatturato per dire quanto è grande un’impresa.
Limiti:
- non posso comparare fatturati di imprese di diversi settori (es. comparare la vendita di auto con la
vendita di un prodotto alimentare)
- non posso comparare imprese che hanno periodi di riferimento diversi (es. Bauli ha bilancio
giugno-luglio perché le vendite sono concentrate a dicembre-gennaio, San Montana ha bilancio
dicembre-gennaio perché le vendite sono concentrate in estate)
- Valore aggiunto: se il fatturato di A e B è identico, non è detto che le imprese abbiano la stessa
dimensione. Bisogna guardare anche tutte le attività economiche che ci sono intorno (es. l’azienda A
ha più dipendenti, ricercatori per lo sviluppo, mentre magari l’impresa B importa e rivende) ->
bisogna guardare quale impresa muove concretamente più economia. -> il valore aggiunto
quantifica la differenza tra il valore dei ricavi di vendita sottraendo il valore dei fattori acquisiti
all’esterno, è il valore in termini economici che l’impresa aggiunge che non è presente nel mercato.
Limiti:
- non è facilmente individuabile
- è un dato sensibile che dice molto dell’impresa e quindi se lo sanno non lo vogliono divulgare
- molti imprenditori, soprattutto piccoli, non sanno nemmeno cosa sia
-> nella grande maggioranza dei casi è un dato che non ho a disposizione, quindi non posso usarlo
per comparare le imprese.
Tecnici:
- Produzione realizzata: numero di prodotti realizzati
Limiti:
- non posso usarlo per comparare imprese di settori diversi, perché è ovvio che Aia produrrà più
singoli prodotti della Fiat
- non posso usarlo nemmeno per imprese dello stesso settore, perché ad esempio se abbiamo due
agenzie di viaggi ma una è specializzata in viaggi particolari venderà meno prodotti ma più costosi,
quindi anche nello stesso settore sono due prodotti diversi difficili da comparare, come anche ad
esempio comparare la il numero di pasti venduti dalla mensa Esu e quelli da un ristorante stellato
-non posso comparare nemmeno due locali della stessa impresa localizzati in posti diversi, con
diversa clientela, come ad esempio un Mc in un centro commerciale e uno in una zona industriale:
non è che il commesso sia meno bravo perché serve meno pasti all’ora ma perché la gente nel
centro commerciale ha più calma e più varietà di persone che ci mettono di più a decidere.
- Capacità produttiva: ci possono essere anche degli avvenimenti straordinari che modificano
temporaneamente la produzione, es. rischio di malattia aviaria: Aia non produce più e nemmeno
tutte le altre piccole imprese del settore, ma questo non vuol dire che Aia sia diventata una piccola
impresa perché non produce -> ciò che continua a differenziarla dalle altre piccole imprese è la sua
capacità produttiva, Aia potrebbe produrre di più, ha una capacità di risposta agli eventi del
mercato, l’impresa è più veloce a riprendersi, inoltre una grande impresa può influenzare di più le
scelte economiche dello stato -> potenziale dell’impresa di produrre, esprime il potenziale
produttivo (ci sono più lavoratori, più stabilimenti, più macchinari)
Teorica/nominale: la quantità che l’impresa potrebbe produrre, quella che dichiara il produttore (es.
questa stampante fa 10 pagine al minuto)
Effettiva: quantità che viene realmente prodotta (stampa 6 pagine al minuto), è più difficile da
determinare, non è sempre la stessa.
(es. capacità produttiva del lavoro: ho 3 dipendenti, con quale contratto, quante ore di lavoro
all’anno -> quanto dovrebbero teoricamente lavorare? 250 giorni l’anno. Ma effettivamente quanti
giorni lavorerà? Non posso mai saperlo con esattezza, magari si ammala…)
Patrimoniali:
- Capitale sociale: è il capitale inteso come ammontare di denaro versato dall’azienda (messo da
parte, che resta fermo) a garanzia dei creditori. C’è un minimo obbligatorio per legge. -> tenere
fermi i soldi costa in termini di mancato guadagno, perché non vengono utilizzati in investimenti…
-> quindi la maggiorparte delle aziende versa il minimo, il resto viene investito
Ma per alcune tipologie di imprese come le assicurazioni il capitale sociale a garanzia dei clienti è
molto importante infatti sono obbligate a riportarlo perché sia a conoscenza di tutti, ma è
obbligatorio solo l’ammontare e non il numero di clienti quindi: impresa A capitale 100 e 100
clienti, impresa B capitale 1000 e 2000 clienti -> conoscendo solo il capitale sociale mi
sembrerebbe più sicura l’impresa B che ce l’ha più alto, ma guardando il numero dei clienti vedo
che in realtà la parte che spetta al singolo cliente è più alta in A
Organizzativi:
- numero addetti: numero fornito da ISTAT che conta i dipendenti delle imprese, ma non tutti
vengono inseriti in questo dato, conta solo quelli a tempo indeterminato, e non tutte le altre
categorie di contratti come quelli a chiamata, in nero, contratti speciali, a progetto, apprendistato, le
agenzie di lavoro interinali
Anche questo dato non posso usarlo per imprese di settori diversi: un ristorante grande ha 40
dipendenti, una catena di abbigliamento 500, un’industria automobilistica 100.000.
Ma neanche per imprese dello stesso settore: impresa vinicola A sceglie capital-intensive, ovvero
investe principalmente su impianti e macchinari per una maggiore automazione del lavoro, avrà
pochi dipendenti, impresa vinicola B sceglie labor-intensive, ovvero investe sul lavoro del personale
-> ma non è detto che B sia più grande di A perché ha più dipendenti
-> QUALE PARAMETRO E’ MIGLIORE DA USARE?
Tutti quanti sarebbe l’ideale per avere un quadro completo dell’impresa, ma questa operazione è
molto lunga e complessa -> ci sono delle imprese apposite che si occupano di fare questi calcoli, ma
un rapporto completo mi costa anche 50000 euro, quindi non tutte le imprese se lo posso permettere
e forse non ne vale neanche la pena.
Non esiste un indicatore che in assoluto è migliore dell’altro, lo devo scegliere in base al motivo per
cui voglio misurare le imprese.
Es. io voglio valutare la crescita della mia impresa mi basta il fatturato per vedere se sto crescendo,
se guardo i concorrenti mi servirebbe il valore aggiunto (i concorrenti con più valore aggiunto sono
più pericolosi perché fanno più cose internamente di cui io non sono a conoscenza).
Ma anche se li uso tutti quanti mi manca la misurazione delle risorse intangibili (non le posso
quantificare) (mi manca la misurazione anche dei consumatori, della presenza sul mercato,
l’incidenza nel mercato, le capacità dell’imprenditore -> es. 5 dipendenti esperti fanno di più di 10
inesperti…)
-> ciò che fa la differenza nella concorrenza sono le risorse intangibili -> es:
- quadro di Picasso venduto da lui appena fatto: tela, colori -> 100 euro
- quadro di Picasso oggi: tela, colori -> 100 milioni di euro
-> le cose tangibili sono uguali, ciò che cambia sono i valori intangibili
Caratteristiche delle risorse intangibili:
- Sedimentabilità: si accumulano un po’ alla volta (come la fiducia dei consumatori, dei lavoratori,
dei fornitori, dei partner commerciali…)
- Incrementabilità: si sviluppano attraverso la loro utilizzazione, crescono man mano che le uso
(routine: più volte compio quella stessa operazione o mi trovo nella stessa situazione, saprò già
come gestirle al meglio)
- Unicità: non esistono due imprese con uguali risorse intangibili
- Difficile acquisibilità e copiabilità (imperfetta trasferibilità): è difficilmente acquistabile
dall’esterno (es. la fiducia non la posso acquistare, la raggiungo attraverso le mie azioni) (es.
distretto della calzetteria femminile a Brescia e la maggiorparte del fabbisogno del mondo del
collant viene prodotto in questa zona. Nel periodo d’oro dei distretti c’era la Filo d’Oro che
funzionava molto bene e la grande multinazionale fa una proposta di acquisto (le multinazionali
lavorano in più settori, e acquistano altre imprese per svilupparsi a livello mondiale) e l’impresa
viene venduta con un accordo di non concorrenza per 10 anni, la multinazionale sceglie di
mantenere quell’azienda esattamente così com’è per non perdere i rapporti intangibili che aveva
quell’impresa, apporta solo più capitale -> nel giro di poco le vendite calano, nel giro di 4-5 anni
quasi sparisce -> perché sono venute a mancare una serie di risorse intangibili, come la fiducia
nell’imprenditore (es cliente italiano compra un prodotto italiano, se c’è un nuovo proprietario
straniero non c’è più la stessa fiducia e reputazione del brand…), viene tenuta in vita grazie ai
capitali, nel frattempo dopo 10 anni l’altro imprenditore riapre l’azienda e riacquisisce il suo brand
e la multinazionale esce da quel settore) -> non c’è un mercato delle risorse intangibili, me le devo
creare, conquistare. È difficile anche copiarle
- Flessibilità: sono trasferibili all’interno della nostra impresa, la stessa risorsa
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