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Capitolo 1

La corporate finance tradizionale si fonda sull'assunto che tutte le decisioni siano razionali. Tuttavia, se non ci aspettiamo più che i decision makers nei mercati finanziari siano razionali, molte delle anomalie finanziarie vengono risolte. Inoltre, ormai è comune pensare che le decisioni non possano prescindere dal considerare eventuali conseguenze su un piano etico-sociale, nonostante siano ancora frequenti pratiche di misreporting. A segnare un ulteriore stacco dalla dottrina tradizionale è stata la globalizzazione del business, che obbliga la finanza a considerare una dinamica molto più ampia, comprensiva dei tassi di cambio, di fattori di rischio e economici connessi alle variabili geopolitiche. Proprio per questo oggi il ruolo degli executives è strettamente legato agli strumenti finanziari, necessari per fronteggiare al meglio l'ambiente.

Che cos'è la finanza aziendale?

  • Capacità di valutare e scegliere investimenti convenienti (decisioni di capital budgeting), concerne la parte sinistra dello SP.
  • Raccogliere la liquidità necessaria per finanziare questi investimenti in conto capitale, devo quindi scegliere la fonte del finanziamento (debito o capitale netto, ovvero azioni). Occorre fare riferimento alla struttura finanziaria dell'azienda, ovvero al rapporto fra debiti finanziari e equity. Nella scelta della fonte bisognerà tenere conto della variazione del valore dell'azienda a seguito della decisione della fonte.
  • Infine, per quanto riguarda la liquidità, la finanza aziendale deve accertarsi sia di avere liquidità e scorte sufficienti per puntare alla pianificazione finanziaria a breve e lungo termine. Ci si riferisce alla parte superiore dello SP, focalizzandosi sulla discrasia temporale fra flussi di cassa in entrata e quelli in uscita. Da un punto di vista contabile la gestione di breve periodo dei flussi di cassa è associata al capitale circolante netto, mentre dal punto di vista finanziario questa deriva dalla sincronizzazione fra flussi in entrata e in uscita.

Stato patrimoniale dell'impresa

→ È la fotografia della situazione finanziaria dell'impresa e delle sue attività. Se redatto secondo esigibilità e liquidabilità ci permette di capire se la scadenza temporale dell'attivo è ben allineata con le scadenze del passivo → Pb-Ab = capitale circolante netto. Valore che è preferibile avere positivo, altrimenti dovrei utilizzare le attività fisse come copertura oppure aumentare l'indebitamento a breve (entrambe le opzioni non sono auspicabili).

  • Attività a breve termine (entro 12 mesi): crediti v/clienti = commerciali, riscuotibili in 30, 60 o 90 gg, rimanenze (durano molto di più della voce precedente), cassa (ccb, assegni, titoli es bot).
  • Passività a breve (entro 12 mesi)
  • Passività medio-lungo (>12 mesi)
  • Attività fisse (tangibili e intangibili a >12 mesi)
  • Capitale proprio

* Bot e crediti commerciali sono fra loro differenti, sia per l'esigibilità sia, e soprattutto, per la presenza degli interessi al momento della riscossione dei bot (gestione finanziaria), mentre i crediti commerciali (gestione caratteristica) non hanno interessi.

Struttura finanziaria

→ Le modalità di finanziamento determinano il modo in cui il valore dell'impresa è ripartito. L'impresa può scegliere la propria struttura, considerando che le decisioni finanziarie possono essere prese in modo indipendente dalle decisioni di investimento originarie. La struttura del capitale si basa su:

  • Debito che per la situazione italiana è rappresentato maggiormente dal mutuo, prestito bancario; mentre nell'ottica americana è dato da bond o obbligazioni.
  • Equity → azioni

In finanza, il valore dell'azienda giace nella sua capacità di produrre effetti positivi ai portatori di interessi attivi e fruttiferi. Più distribuisco agli azionisti e meno rinvesto e do allo Stato, più ho valore (es. di portatori di interessi passivi: Stato, avvocatura). Un'azienda avrà maggiore valore nel momento in cui avrà minori debiti con lo Stato → un maggior indebitamento (nei limiti consigliati) e i rispettivi indebitamenti andranno ad impattare sulle poste positive, diminuendo così la fetta di capitale (debito) imponibile → trade-off tra debito e equity.

Manager finanziario

→ Nelle grandi imprese l'attività finanziaria è solitamente svolta da un alto dirigente come il vicepresidente o il CFO, e da un gruppo ristretto di funzionari. Tesoriere (gestione flussi di cassa, decisioni di investimento e programmazione finanziaria) e controller (gestione della contabilità finanziaria dei costi, degli adempimenti fiscali e dei sistemi informativi) dipendono dal CFO. Nelle imprese più piccole, invece, molti dei differenti ruoli organizzativi sono ricoperti da un'unica persona. I compiti principali di un manager finanziario sono due: far sì che l'impresa cerchi di acquistare attività che fruttino un rendimento superiore al costo, e che venda obbligazioni, azioni ed altri strumenti finanziari che raccolgano più denaro di quanto costano. L'impresa dovrebbe generare più flussi di cassa di quelli che impiega, mentre i flussi erogati a obbligazionisti e azionisti dovrebbero essere maggiori di quelli immessi nell'azienda dagli investitori.

Identificare i flussi di cassa però non è semplice. Infatti, la maggior parte delle informazioni provenienti dai bilanci dovranno essere estratte e rielaborate. È importante collocare temporalmente i flussi di cassa, essendo il timing essenziale per la loro analisi (principio indiscusso della finanza: gli individui preferiscono ricevere denaro prima piuttosto che dopo, dal momento che un euro oggi vale più di uno domani). L'impresa deve inoltre considerare il profilo di rischio di un progetto, dal momento che l'ammontare e l'andamento temporale dei flussi di cassa non sono noti con certezza e la maggior parte degli investitori è avversa al rischio. L'obiettivo fondamentale per il manager finanziario rimane la creazione di ricchezza o l'aggiunta di valore per i proprietari dell'impresa → massimizzare il prezzo delle azioni dell'impresa (equity). Per aziende che invece non possiedono azioni negoziate sul mercato, l'obiettivo più generale è la massimizzazione del valore di mercato del capitale proprio esistente.

Mercati monetari

→ Vengono negoziati titoli di debito a breve scadenza (rimborsabili entro un anno). Si considerano tali una serie di mercati non rigidamente interconnessi, dealer market, nei quali operano imprese che offrono quotazioni continue alle quali si impegnano ad acquistare e vendere strumenti del mercato monetario per il proprio portafoglio, assumendosene il rischio. Il nucleo dei mercati primari è costituito da banche, dealer in titoli di stato e numerosi money broker.

Mercati di capitali

→ Scambio di titoli a lunga scadenza (>1 anno) e i titoli azionari.

I mercati finanziari possono essere classificati ulteriormente in:

  • Mercato primario → Utilizzato quando lo Stato e le imprese emettono per la prima volta titoli. Nel processo di emissione di debito ed equity, le imprese partecipano a due tipi di mercati primati: l'offerta pubblica e il collocamento privato. La maggior parte delle azioni e obbligazioni societarie offerte al pubblico giungono sul mercato sottoscritte da un consorzio di banche di investimento. Il consorzio di collocamento acquista per proprio conto i titoli dell'impresa rivendendoli a prezzo maggiore. Quelle offerte al pubblico invece sono registrate presso l'autorità di regolamentazione locale, e comportano l'obbligo da parte dell'impresa a divulgare tutte le informazioni relative all'offerta. I costi legati alla registrazione sono elevati e per evitarli è possibile negoziare con grandi istituzioni finanziarie (privati).
  • Mercato secondario → Una transazione su questo mercato implica che il possessore o il creditore di un titolo lo venda a qualcun altro. Perciò i mercati secondari forniscono i mezzi per trasferire la proprietà dei titoli societari. Questi mercati sono cruciali per le grandi società perché gli investitori sono molto più disposti ad acquistare titoli in una transazione sul mercato primario se sanno che quegli stessi titoli, in caso di bisogno, potranno essere successivamente rivenduti con facilità. Ci sono due tipi di mercati: di negoziazione (dealer market) dove si acquista e vende per conto proprio, assumendosene il rischio; quelli di lungo periodo sono chiamati OTC (over the counter) e sono i più "frequentati". Poi esistono i mercati ad asta, nei quali gli scambi si realizzano in un luogo fisico e il cui scopo principale è l'incontro tra domanda e offerta. Le azioni della maggior parte delle imprese sono negoziate in mercati d'asta organizzati.

La principale differenza tra le due tipologie di mercato secondario risiede nel luogo in cui avvengono le negoziazioni.

Stato patrimoniale

→ Prospetto, secondo la direttiva è composto da 4 macro aggregati nell'attivo e 5 nel passivo.

  • Attivo
    • A. Crediti v/soci per versamenti ancora dovuti
    • B. Immobilizzazioni
    • C. Attivo circolante
    • D. Ratei e risconti
  • Passivo
    • A. Include la voce del Capitale netto
    • D. Debiti → comprende voci dalla natura molto diversa, per questo è soggetto a riclassificazione
    • E. Ratei e risconti

La riclassificazione avviene perché lo SP redatto così come esige la legge non è sufficiente per una lettura corretta e specifica della situazione aziendale → riclassificazione = lettura più chiara e spesso sorprendente e contrastante. La legge non impone gli schemi utilizzati nella riclassificazione, però la loro stesura è altamente consigliata (solo aziende piccole, che non hanno i mezzi necessari non lo fanno).

Riclassificazione dello stato patrimoniale

  1. Liquidità ed esigibilità → la voce è di breve o lungo termine? (è l'unica riclassificazione non prettamente finanziaria)
    • Passività a breve
      • Attività a breve termine
      • Debiti v/fornitori
      • Cassa e voci equivalenti
      • Scoperto c/c
      • Liquidità differite (crediti commerciali)
      • Ratei e risconti passivi
      • Potrebbero esserci ratei e risconti attivi
      • Debiti tributari (v/Stato)
    • Passività medio-lungo
      • Mutui passivi
      • Prestiti obbligazionari, Bond
      • Fondo rischi oneri
      • Capitale netto
      • Capitale sociale
      • Riserve
      • Utile o perdita

*Questa tipologia di classificazione è usato al max nel 20% della casistica in finanza. A parità di condizioni il risultato desiderato è un CCN > 0. Perché con scadenze a breve è preferibile essere maggiormente solvibili. Avere un CCN < 0 comporta che alla scadenza del debito l'azienda sia costretta a vendere o a trovare risorse intaccando l'attivo fisso oppure aumentando l'indebitamento, cercando di pareggiare la parte mancante → situazioni non ottimali. È anche vero che uno squilibrio in senso contrario (CCN >> 0 ad es 2) sarebbe un pericolo, significa che non ho investito nella modalità più efficiente possibile → la valutazione dell'azienda è fatto anche in base alla profittabilità degli investimenti, in questo caso nell'esercizio successivo non avrei prospettive rosee (preoccupazioni nel lungo termine).

Se volessi approfondire lo stato di liquidabilità dell'azienda potrei considerare la copertura delle passività a breve con le attività a breve escludendo le rimanenze, unica voce che non ha la certezza di diventare cassa entro l'anno. Se riesco a coprire le passività in questo modo allora ho una valutazione prudenziale molto positiva!

Riclassificazione a pertinenza gestionale

→ Se una voce fa o meno riferimento al core business.

  • Gestione operativa
    • Caratteristico, corrente:
      • Crediti v/clienti
      • Rimanenze
      • Crediti tributari (inseriti per prassi)
      • Ratei e risconti
    • Non corrente e non caratteristico:
      • Immobilizzazioni materiali*
      • Immobilizzazioni immateriali
      • Immobilizzazioni finanziarie STRATEGICHE
      • Obbligazioni
  • Gestione non operativa
    • Gestione operativa:
      • Corrente e caratteristico:
        • Debiti v/fornitori
        • Debiti tributari
        • Ratei e risconti
        • * TFR (stipendi dipendenti)
    • Gestione non operativa:
      • Non corrente e non caratteristico:
        • C/c Banca
        • Mutui passivi
      • Gestione non operativa:
        • Immobilizzazioni finanziarie SPECULATIVE (es. Barilla con presenza nella TIM)
        • Cassa e equivalenti

*In un'azienda sana avrò più voci legate alla gestione operativa. Il Fondo rischi e oneri saranno posizionati se legati o meno alla gestione, potrebbero essere entrambi. Si differenzia dal CCN perché non ha al suo interno la cassa, i bot e lo scoperto del c/c!

Riclassificazione conto economico

→ Concettualmente le due riclassificazioni sono abbastanza simili e riprendono la suddivisione delle voci dello stato patrimoniale operativo.

  1. Fatturato (tutto ciò che abbiamo trasformato in euro) e costo del venduto, prospetto a scalare utilizzato per la maggior parte per aziende manifatturiere:
    • Ricavi di vendita
    • Costo del venduto → direttamente coinvolti nell'attività produttiva (acquisto mp, costo del lavoro (salari e stipendi, accantonamento TFR, contributi e oneri sociali), ammortamento, costi servizi, variazioni rimanenze, costi leasing, costi industriali, costi per le utenze)
    • = Margine lordo industriale
    • Costi commerciali e distributivi (segretaria, cancelleria)
    • Costi generali e amministrativi
    • = Reddito operativo = Utile operativo (al lordo delle imposte) = EBIT
    • ± Interessi attivi/passivi
    • ± Proventi/oneri accessori (es. affitti o costi derivanti da un immobile accessorio)
    • ± Proventi e oneri straordinari (plus e minus valenza)
    • = Reddito ante imposte = EBT
    • Imposte (Per lo più operative e solo in parte inerenti alla gestione accessoria, per comodità le consideriamo rosse)
    • = Utile netto (E) = quanto abbiamo performato complessivamente
  2. Produzione (maggiore del fatturato) e valore aggiunto
    • + Ricavi
    • + Δ Rimanenze prodotti finiti
    • + Lavori in economia (manutenzione, ristrutturazione fatti all'interno e non affidati a terzisti)
    • − Acquisti beni destinati alla commercializzazione
    • = Produzione di esercizio
    • − Acquisti (materie e servizi)
    • − Costi esterni (leasing ad esempio)
    • = Valore aggiunto, espressione di quanto è stato prodotto internamente dall'azienda
    • − Costo del personale
    • = MOL = EBITDA miglior ind
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/09 Finanza aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jubvin di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Finanza aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Teti Emanuele.
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