IL GOVERNO DELLE REGOLE
Il diritto esercita diverse funzioni vitali all'interno della società: disciplina il
comportamento, istituisce i poteri, coordina le interazioni tra singoli cittadini,
regola le controversie giuridiche, garantisce pace, sicurezza, fornisce soluzioni
certe e relativamente giuste a casi concreti e specifici evitando, di conseguenza,
l'arbitrio.
In questo contesto è importante inquadrare, nella giusta maniera, il concetto di
regola. Essa ha la funzione di rendere stabili le interazioni e i rapporti tra singoli
cittadini, garanendo l'attuazione di azioni volontarie e autonome di un soggetto,
affinchè queste azioni non vadano ad intaccare la sfera privata e non limitino la
volontà della persona con la quale si sta interagendo. Da questo punto di vista, il
diritto, si può definire come uno strumento conforme a sottoporre la condotta ed i
comporti del cittadino a delle regole. Da qui nasce il concetto di "Governo delle
regole".
Secondo il diritto, il comportamento si deve infatti conformare a degli obblighi
normativi. Questi obblighi normativi, chiamati anche "regole", creano delle
"ragioni escludenti". Queste "ragioni escludenti" si contrappongono con le
ragioni volontarie di ogni singolo individuo, e si sovrappongono (scavalcandole)
ad esse in quanto "ragioni" create da organi , da un punto di vista del potere
gerarchico, superiori al singolo individuo. Queste "ragioni escludenti" vanno
quindi ad assecondare,modificare o escludere l'attuazione delle azioni che
nascono da "ragioni soggettive" di ogni singolo individuo. Chiaramente, le regole
(che contengono queste ragioni escludenti), per essere tali, devono essere
imposte alla società da un organo a cui è stata affidata la competenza legislativa.
PERCHE' SI DEVE OBBEDIRE AL DIRITTO?
Innanzitutto mettiamo come presupposto fondamentale che le norme (o regole a
seconda dei casi), per essere seguite, devono essere "integrate" da una
giustificazione, sia per quanto riguarda il "perchè sono state create" sia per
quanto riguarda il loro stesso contenuto. In termini tecnici, all'interno del contesto
giuridico, la giustificazione è "l'argomentazione con il quale si conclude se
l'azione è giusta/corretta o sbagliata".
Hart,
Secondo il noto giurista e filosofo una caratteristica fondamentale e
generale del diritto è il suo essere obbligatorio. Ma perchè il diritto è ritenuto
obbligatorio? Le risposte possono essere principalmente tre: 1) Per il suo
carattere coercitivo, ovvero il suo aspetto sanzionatorio. La sanzione viene
difatti applicata a colui che non rispetta gli obblighi imposti dal diritto e di
conseguenza dalle regole. 2) Il diritto è ritenuto non solo un obbligo giuridico ma
obbligo morale.
anche un Diversi divieti (come il divieto di omicidio, di
violenza) sarebbero caratterizzati da un carattere obbligatorio anche se esso non
fosse esplicitamente determinato dalla legge, in quanto la moralità dell'uomo,
strettamente legata al concetto di giustizia morale, ritiene giusto seguire i
comportamenti dettati dalle regole sopraelencate. 3) Il diritto è obbligatorio
ragioni giuridiche
perchè caratterizzato dall'esistenza di apposite che
discplinano condotte e comportamenti; in poche parole, secondo quest'ultima
idea, il diritto è obbligatorio perchè è diritto.
Il diritto fornisce quindi ragioni per l'azione. Bisogna però fare un'importante
distinzione tra ragioni e motivi (alcuni motivi possono essere legati alla sanzione,
al conformismo o al fatto di essere concordi con il contenuto di una regola) :
quest'ultimi possono influenzare l'eventuale attualizzazione dell'azione, ma il vero
"organo propulsore" dell'azione è rappresentato dalle ragioni. Abbiamo visto che
al loro interno, le regole, contengono le ragioni della giustificazione di tale regola.
Di conseguenza possiamo dire che una regola va seguita solo se accompagnata
da una giustificazione corretta.
Secondo altri, invece, non c'è bisogno, che la regola, per essere definita
"obbligatoria", debba essere giustificata, in quanto basterebbe l'esistenza stessa
Kelsen,
della regola. In questo contesto, secondo il noto filosofo e giurista Hans
una regola per essere ritenuta obbligatoria deve essere esistente e valida (la
validità di una regola, o di una norma, nasce nel fatto che essa sia creata
secondo un procedimento formale adeguato). Se la regola è valida risulterà, di
conseguenza, essere anche vincolante, ragion per cui implica un'osservanza ed
un adempimento obbligatorio. Secondo questo ragionamento di Kelsen una
regola è obbligatoria se è esistente.
Il diritto oltre ad esercitare funzioni di coordinazione sociale, esercita anche una
funzione di tutela di beni, individui e principi. Esso è quindi indispensabile per
ogni singolo soggetto e cittadino. Per questo, all'interno di una interazione tra
reciprocità di aspettativa,
due privati cittadini, si sviluppa una per la quale le
due parti si aspettano dall'una e dall'altra l'osservanza delle regole imposte dal
diritto. Ciò vuol dire che non si può volontariamente non aderire all'obbligatorietà
delle regole imposte dal diritto positivo (il diritto positivo è il diritto creato dal
legislatore sulla propria volontà).
Paradossalmente, qualora una regola venisse ritenuta ingiusta o inadeguata, si
tenderà ad infrangerla, a non obbedire ad essa. Questo inadempimento alla
regola fa si di creare un ostacolo in quello che è lo scopo del diritto (ricordiamo
che lo scopo del diritto è quello di creare una coordinazione sociale tra i singoli
individui) , indebolendo le aspettative reciproche di cui parlavamo prima.
Tornando al carattere coercitivo della regola, esso possiede due diverse funzioni:
la prima è una funzione prettamente penale e sanzionatoria (possiamo affermare
quindi che rappresenta la cura al reato commesso), la seconda invece è una
funzione di scoraggiamento nei confronti di colui che vuole infrangere la norma;
possiamo dire che da questo punto di vista, la coercizione rappresenta la
prevenzione prima della cura.
L'obbligatorietà del diritto è quindi finalizzata alla pacifica coordinazione della vita
sociale. LE NORME
Le norme nascono da funzioni decisionali e possono essere identificate come
entità linguistiche. La norma, secondo la sua definizione generale, è un regola
che detta un certo tipo di comportamento e che qualifica un certo tipo di azione.
All'interno della norma troviamo tre diversi elementi: 1) Un enunciato linguistico,
ovvero il segno della norma, la frase grammaticalmente compiuta. 2) L'atto con
cui la norma entra in vigore, ovvero la sua disposizione (la trascizione della
regola all'interno dell'ordinamento). 3) Il significato della norma, che deriva da
un'attività interpretativa della disposizione. Possiamo infatti dire che la norma non
è altro che l'interpretazione della disposizione.
La norma può avere tre caratteristiche predeterminate, ovvero la validità,
valida
l'efficacia e la giustizia. Abbiamo visto che una norma è quando segue un
procedimento di formazione regolare, quando è vigente e quando non entra in
contrasto con norme di rango superiore dal punto di vista gera
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