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Filosofia del diritto

Concetto di diritto

Diritto => insieme di regole senza le quali la vita in comune sarebbe impossibile.

Capacità giuridica e capacità di agire

  • Capacità Giuridica: capacità di avere diritti e obblighi, si acquisisce alla nascita.
  • Capacità di Agire: capacità di esercitare diritti, si acquisisce alla maggiore età raggiunti i 18 anni.

Che cosa è il diritto?

1) È qualcosa che ha a che fare con la giustizia, o meglio con il senso di giustizia. Una comunità politica, che si basa sul diritto che istituisce diritti ed obblighi, deve essere improntata ad essa.

E allora che cosa è la giustizia?

Una delle risposte potrebbe essere che la giustizia è avvicinabile all’Equità.

  • Aristotele => è equo tutto ciò che segue un criterio di base secondo cui deve essere dato a ciascuno una considerazione di merito o valoriale. Criterio del merito. Questo concetto segue anche la sanzione. ES: ladro e omicida.
  • Karl Marx => è equo tutto ciò che si dà non secondo il valore, bensì secondo il bisogno che ciascuno ha. Criterio del bisogno. Per Marx, bisogna distribuire in particolare le ricchezze e i beni, quindi una distribuzione politico-sociale guardando a chi ha più bisogno. Il criterio del valore può trarre in inganno, poiché a volte superficiale.
  • Cesare Beccaria => Definisce giustizia tutto ciò che produce la maggior felicità del maggior numero di persone (non per tutti). Criterio dell’utilità sociale.

2) Altra risposta alla domanda su che cosa è il diritto, si potrebbe dire non qualcosa che abbia a che fare con la giustizia.

Dato positivo della realtà => il diritto non è altro che l’insieme di tutte le regole che vengono imposte in un determinato periodo storico, su un dato territorio, nei confronti di un determinato popolo, da chi ha il potere di imporle a prescindere dal fatto che siano giuste. Si pensa al diritto come un qualcosa distinto dalla morale.

Nel primo caso, il diritto è affiancato alla giustizia. Ma il concetto di giustizia rischia di essere difficile da inquadrare in criteri oggettivi. Si pone come “dovrebbe essere”.

Nel secondo caso, il diritto non è altro che un fenomeno empirico che consiste nel fatto che qualcuno ha il potere di imporre delle regole ad un insieme di consociati. Si pone come “essere”.

La dicotomia del diritto

  • Diritto positivo (ius positum): diritto statuito, posto. Giuspositismo (monista).
  • Diritto naturale: diritto che sta nella natura stessa delle cose, antecedente al diritto positivo. Giusnaturalismo (dualista).

La sanzione

Il diritto positivo impone la sanzione, strumento tramite il quale viene esercitato il potere coercitivo dello Stato.

Kant => definiva la sanzione come un qualcosa che ci tocca a nostro malgrado, è un qualcosa che si esercita al di fuori e segue le leggi. Slegata dal diritto naturale. Diritto Naturale e Diritto Positivo possono anche coincidere, ma la coincidenza è sufficiente, non necessaria. Da qui scaturiscono diversi dibattiti.

ES: Secondo natura la pena giusto all’omicidio, è la pena di morte. (legge del taglione). Oggi invece all’omicidio corrisponde una pena decisa dal giurista.

John Locke => Giusnaturalista Moderno, nel 1690 circa in una delle edizioni del suo libro più celebre nel tema di politica, descrive che tutti gli uomini hanno un diritto naturale soggettivo alla vita, alla libertà e alla proprietà dei propri beni, a prescindere dal diritto positivo. Un governo che volesse toglierci questi nostri diritti naturali, potrebbe farlo in virtù di un diritto positivo, ma sicuramente questo diritto sarebbe da considerare lesivo. Sui diritti naturali nessuno dovrebbe poter discorrere. Il potere politico è frutto di una creazione consensuale da parte dei cittadini, in un contratto sociale in cui è come se tutti noi ci ritrovassimo uniti, per dare il potere nelle mani di qualcuno sotto certe condizioni. Le condizioni per Locke sono quelle di non calpestare mai, anzi a tutelare e garantire i diritti naturali.

Robert Filmer => Autore contro cui si scaglia John Locke, descrive il diritto come un qualcosa proveniente dall’alto, esistente da sempre in modo non consensuale, che deriva da Dio e che fu trasmesso ai primi patriarchi, i quali per diritto di eredità lo hanno passato ai sovrani che si sono via via succeduti. Derivazione divina, teoria patriarcale del potere.

Il diritto divino non sempre si allinea con il diritto naturale:

Tommaso d’Aquino => teologo, pensa al diritto divino sia necessariamente un diritto naturale: sta nella natura delle cose perché la natura l’ha creata Dio. Se in natura le cose sono in un certo modo è perché Dio ha creato il mondo in quel modo. ES: I fiumi scorrono dalla montagna verso il mare, perché sicuramente non potrebbero scorrere al contrario.

Altri teologi => affermano la tesi diametralmente opposta a quella di D’Aquino, dicendo che Dio non deve essere inteso come natura stessa o ragione naturale, bensì come pura volontà. Tutto è il contrario di tutto, la cosa più innaturale del mondo potrebbe essere voluta da Dio. Dio non è intelletto. ES: se avesse voluto avrebbe fatto scorrere i fiumi al contrario.

Il diritto positivo (realista) deve adattarsi al diritto naturale (idealista), e non viceversa.

Le idee platoniche

Platone nella sua opera più celebre scritta a dialoghi e divisa in 10 libri, “La Repubblica”, immagina una comunità “Kallipolis”, politica ideale rispetto alla quale tutte le polis e comunità politiche del suo tempo avrebbero dovuto conformarsi per essere giuste. Immagina anche un tipo di uomo ideale che incarna il cittadino modello. Socrate, è il protagonista indiscusso (nonché maestro di Platone). In particolare, Platone ne racconterà il processo.

La contrapposizione

Antigone: posizione non propriamente naturalista. Eroina di una delle più importanti tragedie scritte da Sofocle. La vicenda è ambientata in una città dell’antica Grecia, governata da un sovrano piuttosto duro con i suoi sudditi, Creonte. Una parte della cittadinanza non tollera il governo di questo sovrano, e organizza una rivolta. Quest’ultima viene soffocata nel sangue e Creonte, adirato, emana un editto (legge positiva) con il quale veniva ordinato di non dare degna sepoltura a tutti i cadaveri dei cittadini facinorosi, che erano stati uccisi e lasciati fuori dalle mura della città. La sorella di uno dei capi della rivolta è Antigone, la quale considera profondamente ingiusto il decreto di Creonte, e di notte, allo scuro delle guardie cittadine, va fuori delle mura della città a ricercare il corpo del fratello, per dargli degna sepoltura. Trova il corpo, ma viene scoperta, arrestata e condotta al cospetto del Sovrano. Si svolge un processo, cui accusa è rappresentata da Creonte che chiede ad Antigone come abbia osato trasgredire il suo editto, e la difesa rappresentata da Antigone stessa, la quale risponde dicendo che lei non ha osato fare nulla, se non dare degna sepoltura al fratello perché nessuna legge umana avrebbe potuto impedire una cosa del genere, perché è “una legge non scritta degli dei che non può essere cambiata dagli uomini, considerata giusta da sempre, non da ieri e non da oggi, a prescindere da ciò che abbiamo fatto”.

Antigone sembra dunque richiamare un diritto eterno, pagherà con la morte la sua resistenza, non si piegherà alla contrattazione di Creonte, il quale cercò di darla in sposa.

Quello di Antigone sembra un giusnaturalismo di tipo radicale => contrapporre il diritto positivo al punto di non considerarlo diritto.

Piccole precisazioni:

  • Antigone sembra spostare l’autorità dal Re Creonte agli dèi, e quindi sembra ragionare anche in termini positivi. (ecco perché non è totalmente giusnaturalista)
  • La sepoltura è un’usanza di consuetudine, è un momento culturale non naturale. La distinzione tra natura è cultura è importante, perché induce molti filosofi in errore. ES: Aristotele e gli uomini per natura schiavi.
  • Inoltre, avrebbe affermato che il diritto valeva per tutti, non solo per il fratello. Il diritto naturale è UNIVERSALE.

Giusnaturalismo antico e moderno

  • Giusnaturalismo Antico: diritto più vicino alla cultura.
  • Giusnaturalismo Moderno: diritto più vicino alla natura. Teoria del diritto naturale.

Locke e Hobbes

  • John Locke => crede che esistano dei diritti naturali soggettivi rispetto alla nostra essenza di uomini, che nessun potere politico potrà limitare. Natura umana positiva.
  • Thomas Hobbes => crede che gli individui si salvino solo per mano dello Stato nessuno ha diritti naturali da far valere in modo assoluto. Esiste un diritto naturale che è libertà di fare tutto ciò che ci pare pur di mantenerci vivi. “Diritto di tutti a tutto” = in pratica il diritto di tutti a niente, in quanto tutti vorranno tutto, portando alla distruzione del genere umano (annichilimento). Natura umana negativa.

Socrate

Socrate: posizione non propriamente positivista. Narrato da Platone, il Processo di Socrate, inizia con la sua condanna al Suicidio, sotto somministrazione di un potente veleno, da parte del tribunale. A Socrate viene proposta la possibilità di fuggire dalla sua condanna; i suoi allievi organizzano l’evasione dal carcere di notte, tramite una imbarcazione che lo attende al porto. Socrate rifiuta di evadere spiegando a uno dei suoi allievi prediletti, Critone, che fuggire consisterebbe in un’altra ingiustizia. Il maestro racconta che le leggi della città gli sono apparse in sogno nella figura dei genitori, ai quali certo obbediamo anche se spesso non troviamo giusto i loro comportamenti; essendo noi figli assistiti, seguiti, non possiamo abbandonarli nel momento in quale non fanno ciò che vorremo. Per Socrate la stessa cosa vale per le leggi della polis. Non se ne può ignorare l’autorità.

Socrate quindi si esprime contro l’antichissima legge del taglione, considera giusto non reagire ad una ingiustizia commettendone un’altra. Non impone il perdono, comportarsi ingiustamente non è giusto secondo le leggi della città, dacché noi siamo cittadini virtù è comportarsi secondo le leggi: dovere di tipo etico.

Kant e l'imperativo categorico

Kant => per spiegare quello che Platone e Socrate intendevano dire, distinguendo il diritto dalla morale, parlerà di:

  • Imperativo categorico: dimensione etico-morale, fare qualcosa per puro dovere di farla.
  • Imperativo ipotetico: dimensione giuridica del diritto positivo, fare qualcosa per un fine ulteriore, esterno.

Platone

Platone fu allievo di Socrate, scrisse tutta una serie di opere a dialoghi con lui protagonista, in cui vince nei dibattiti contro terzi con il potere della dialettica.

Il primo Platone

Il primo Platone aveva un’impostazione filosofica più idealista: che nella città perfetta delle leggi del diritto positivo, dei tribunali non ve ne fosse bisogno, perché ciascuno sapeva esattamente quale fosse il suo dovere. L’idea è che la polis venga organizzata rispettando una tripartizione che è presente in tutti gli esseri umani:

  • Teoria tripartita dell’anima:
    • Parte razionale: testa, riflessione
    • Parte irascibile: cuore, coraggio
    • Parte concupiscibile: pancia, bisogno

Per spiegare questa teoria, Platone si serve del mito della biga alata. Un condottiero mitico, l’auriga, che rappresenta la parte razionale nel racconto, deve gestire sapientemente i due cavalli: uno nero e uno bianco, che rappresentano invece le altre due parti dell’anima. Un cavallo tira troppo verso il basso, l’altro al contrario troppo in alto. L’auriga deve cercare di allineare il più possibile i due affinché la biga continui a volare.

Questi 3 ordini si ritrovano anche all’interno della polis ideale: si traducono in 3 classi che non fanno altro che comportarsi secondo le tendenze sopracitate:

  • I sapienti: posti al governo
  • I guerrieri: posti alle milizie per difendere la polis
  • I produttori: commercianti, artigiani, contadini

Questo modello viene sostenuto da Platone con forza, fino a quando viene chiamato da un sovrano della Magna Grecia, a Siracusa come suo mentore. Accolto da Dionigi il vecchio, Platone comincia a proporre le proprie idee che vorrebbe realizzare per Siracusa: comunanza dei beni, divieto di sposarsi per i governanti. Dionigi si rende conto della singolarità di queste proposte, lo fa incatenare, lo riduce in schiavitù e lo rivende ad un piano degli schiavi per farlo ritornare in Grecia. Platone rischia di morire, fino a quando viene riconosciuto e liberato. Egli si rende conto che la sua sapienza non potevano cambiare il destino degli uomini.

L'ultimo Platone

L’ultimo Platone è meno idealista, ne “Le Leggi” fu l’ultima opera di Platone in cui afferma con maggiore vigore l’idea che l’obbedienza alle leggi, è un dovere di tipo etico. Le leggi ci rendono virtuosi.

Le leggi non sono dei meri strumenti di coercizione: servono a educare. Per questo motivo le leggi devono essere giustificate se abbiamo un motivo per la quale seguire la legge, saremo più invogliati a farlo. La coercizione arriva al grado massimo quando un cittadino viola la legge, pur contemplandone l’esistenza. ES: Adamo ed Eva consapevoli di sbagliare, peccano lo stesso mangiando la mela vengono condannati da Dio.

Hans Kelsen

Hans Kelsen => Giurista del ‘900, il fatto che non ci sia un’autorità che faccia rispettare le regole, non significa che violarle sia giusto. (La possibilità di scegliere)

La responsabilità: l’accertamento della responsabilità in un processo è importante all’interno del concetto di giustizia.

Il modello platonico

Giustizia come ordine, legge come strumento persuasivo. Funzione etico-pedagogica delle leggi.

La Repubblica - opera di Platone

Un gruppo di amici si trovano a conversare su chi fosse l’uomo giusto, e che caratteristiche dovesse avere. La domanda spontanea che nasce è proprio: che cos’è la giustizia?

  • Socrate => arriverà a spiegare che la giustizia consiste nell’ordine e nell’armonia, ma prima di ciò si confronterà con le altre posizioni. Socrate risponde a Trasimaco dicendo che non sempre anche quando viene prodotta del più forte, la giustizia non possa servire al più debole. ES: Il paziente deve sopportare le prescrizioni del medico. Il medico in gamba è colui che riesce ad essere ricco, ad essere stimato curando bene tutti i suoi pazienti, rendendosi utile ad essi.
  • Trasimaco => verrà introdotto da Platone, quasi come un personaggio violento che entrerà nella discussione spazientito dicendo che la giustizia non è altro che l’utile del più forte, ciò che è utile a chi è più forte che viene alla lunga imposto, reso come giusto a chi è più debole.

Karl Marx => Ci spiega ad un certo punto che le regole di uno Stato, non sono altro che la sovrastruttura della classe dominante (punto di vista economico, i capitalisti) messa a punto facendo valere a chi è più debole (economicamente, servi proletari). Mette in discussione la proprietà privata dicendo che coloro che erano diventati proprietari di qualcosa, hanno istituito essa rendendo questa cosa legge, rendendola giusta anche per i disagiati. E se fosse stato giusto tenere le cose in comune, come in origine?

Aggiunge che: la schiavitù è un qualcosa di cui dobbiamo prendere consapevolezza come classe, “nessuno è schiavo, nessun padrone” (HEGEL).

Jean-Jacques Rousseau => Discorso sull’origine della disuguaglianza fra gli uomini: I più deboli si sottomettono ai più potenti perché sperano di diventare anch’essi forti, di prendere il loro posto. Non c’è peggior schiavo di chi non vuole diventare padrone. Impostore è stato colui che nella notte dei tempi, ha ereditato delle terre e le ha recinte stabilendo con forza ciò che era suo (ATTO DI FORZA), ma fessi tutti gli altri che invece di ribellarsi, lo hanno accettato.

  • Glaucone => Platone si diverte ad inserire anche il fratello all’interno del dibattito, egli affermerà che la giustizia è il giusto mezzo tra il procurare un interesse per sé facendo anche un po’ male agli altri, e il preoccuparsi di subire delle ingiustizie dagli altri. Mette di fronte ad una scelta, cosa è giusto?

Il mito dell'anello di Gige

Gige è un pastore che viveva una vita tranquilla, non aveva delle velleità particolari, lontano da qualsiasi tipo di interesse per il potere. Un giorno mentre riposa sotto un albero, sente qualcosa nel terreno dove aveva poggiato le mani: scopre un anello, lo indossa e una volta ruotato si accorge di poter diventare invisibile.

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Scienze giuridiche IUS/20 Filosofia del diritto

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher diblasi.agnese02 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Belloni Ilario.
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