Sonetti del Canzoniere
Edizioni del Canzoniere
Ed. Carducci e Ferrari: esce la prima ed. nel 1876 senza commento. Nel 1899 esce la seconda edizione commentata: Carducci sentì il bisogno di studiare il Canzoniere dopo il suo ritrovamento nel 1883. Carducci ordina le poesie seguendo l’ordine dell’originale, non si era accorto delle correzioni degli ultimi 31 sonetti.
Ed. Chiorboli (1924): non contiene molte note: è un commento interpretativo con conclusione finale, che esamina il contenuto del componimento. Non siamo ancora nel periodo della filologia d’autore (la prenderà piede dal 1937, quando Contini pubblicherà l’ed. critica dei Canti leopardiani).
Ed. Contini (1949-1960): Contini evidenzia l’importanza del rapporto del testo con il suo originale e ammette una lettura calendariale del Canzoniere. Su questo disaccorda la Vecchi: non vi è una scansione temporale così precisa nel libro. In più il libro non era sicuramente giunto alla sua fase conclusiva, forse Petrarca avrebbe aggiunto poesie che avrebbero fatto salire il numero dei componimenti, allontanandolo dal numero dei giorni dell’anno. Il manoscritto non fu mai rilegato. Nel commento vi sono pochissime note interpretative: edizione per un pubblico specialista: Ed. diplomatica.
Ed. Zingarelli (1962): rara, merita doverosa attenzione, è composta in due parti: lunga introduzione più testi commentati. Cita le fonti fondamentali ma non si rifà così approfonditamente ai commenti precedenti. Interpretazione empatica ed emotiva.
Ed. Santagata (2004): diversa dall’ed. della Vecchi. Differiscono principalmente per le scelte grafiche. Santagata mantiene le grafie latineggianti per sottolineare la carica erudita della poesia petrarchesca. L’importanza della forma antiquaria si rileva anche negli stilemi classici utilizzati. Un testo letterario antico deve tenere presente sia la forma che la sostanza. Commento della Vecchi: divulgativo, quello di Santagata per specialisti.
Frammenti 1-10
(Prologo allungato/Valchiusa in primavera/presentazione protagonisti)
- Son. 1: “Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono” (prologo- “in limine”)
- Son. 2: “Per fare una leggiadra sua vendetta” (primo incontro tra Laura e il protagonista)
- Son. 3: “Era il giorno ch’al sol si scoloraro” (venerdì santo e venerdì profano)
- Son. 5: “Quando io movo i sospiri a chiamar voi” (sciarda, prima volta nominata Laura+Apollo)
- Son. 6: “Si traviato è il folle mio desio” (amore come cavallo imbizzarrito)
- Son. 7: “La gola il somno e l’oziose piume” (filosofia lontano dal volgo ozioso)
Frammenti 11-21
(Occhi di Laura coperti dal velo/primo allontanamento 1333)
- Ball. 11: “Lassar il velo o per sole o per ombra” (prima ballata- introdotto motivo del velo)
- Ball. 14: “Occhi miei lassi, mentre ch’io vi giro” (tema della lontananza amorosa)
- Son. 16: “Movesi il vecchiarel canuto e bianco” (profano vs sacro)
- Son. 20: “Vergognando talor che ancor si taccia” (metapoesia, riflessione sul ruolo della poesia)
Frammenti 22-30
(Nuove dinamiche narrative, componimenti petrosi e politici, vario stile)
- Ses. 22: “A qualunque animal alberga in terra” (prima sestina-notturno vs diurno)
- Can. 23: “Nel dolce tempo della prima etade” (canzone delle metamorfosi, Rime della medusa)
- Son. 27: “Il successor di Carlo, che la chioma” (primo son. politico)
- Can. 28: “O aspetta in ciel beata e bella” (prima canzone politica, 53, 128)
- Ses. 30: “Giovane donna sotto un verde lauro” (primo son. anniversario)
Frammenti 31-40
(Componimenti modulati sul piano assenza/malinconia. 31-34 malattia Laura)
- Son. 31: “Questa anima gentil che si diparte” (paura della malattia di Laura)
- Son. 34: “Apollo se ancor vive il bel desio” (I primo son. funzione proemiale nella raccolta apollinea VL 3196)
- Son. 35: “Solo e pensoso i più deserti campi vo misurando” (sonetto accidia, soliloquio, VL 3196)
- Son. 39: “Io temo si de’ begli occhi l’assalto” (II rima della Medusa)
Frammenti 41-52
- Son. 41: “Quando dal proprio sito si rimove” (unito a 42,43 per argomento comune: partenza di Laura)
- Son. 45: “Il mio adversario in cui veder solete” (sonetto “specchio” (361). Laura vanitosa come Narciso VL 3196)
- Can. 50: “Ne la stagione che ‘l ciel rapido inchina” (II anniversario- canzone “leopardiana Sabato del vil.”)
- Son. 51: “Poco era ad appressarsi agli occhi miei” (III rima della Medusa/petrosa)
Frammenti 53-69
(Microsistema giocato sulla lontananza (1336/7) + materia politica)
- Can. 53: “Spirto gentil, che quelle membra reggi” (fonda la nozione di nazionalità italiana. II canzone politica)
- Ball. 55 (mezzana): “Quel foco ch’i pensai che fosse spento” (ritorno della passione: secondo errore)
- Son. 60: “L’arbor gentil che forte amai molt’anni” (VL 3196. Ultimo componimento raccolta apollinea, vs 34)
- Son. 62: “Padre del cielo, dopo i perduti giorni” (prima preghiera del Canzoniere-III son. anniversario - 11 anni)
- Ses. 66: “L’aere gravato e l’importunata nebbia” (6 è il numero di Laura…nasce l’ideologema dell’aura-situation)
Frammenti 70-73
(Sequenza di 4 canzoni: concentrazione dei motivi meta letterari/Laura acquista forma angelica)
- Can. 73: “Lasso me, che io non so in quale parte pieghi” (amore spirituale vs amore irrazionale, canone poetico)
Frammento 74-104
(74-101 rievocano inizio e fine 14° anno/ 40 anni del protagonista. 102-104, vocazioni storiche)
- Son. 79: “S’al principio risponde il fine e’l mezzo” (IV son. anniversario, 14 anni, primavera 1340)
- Ses. 80: “Chi è fermato di menar sua vita” (sestina della tempesta, da metro sensuale a spirituale, accoglie in sé il significato di tutta la serie, mutatio vitae)
- Son. 87: “Si tosto come aven che l’arco scocchi” (primo componimento in cui Laura “parla”)
- Son. 90: “Erano i capei d’oro all’aura sparsi” (vertice del Canzoniere)
- Son. 93: “Più volte Amor m’avea già detto «scrivi,»” (monologo di Amore, Petrarca “scriba” non “auctor”, Purg. XXIV)
- Son. 96: “Io son de l’aspectar omai sì vinto” (il poeta non può essere libero, porta in sé stesso il peccato d’amore)
- Son. 100: “Quella finestra ove l’un sol si vede” (l’importanza del feticcio, unica frase sintattica)
- Son. 101: “Lasso ben so che dolorose prede” (V son. Anniversario. Fine dei quattordici anni)
Frammenti 106-118
(15°/16° anno: anno stesura Secretum (1343) Avignone-Valchiusa)
- Son. 107: “Non veggio ove scampar mi possa omai” (ossessione amorosa. VI son anniversario, 15 anni)
- Son. 108: “Aventuroso più d’altro terreno” (prima apparizione di Sennuccio)
- Son. 112: “Sennuccio, io vo’ che sapi in qual maniera” (corrispondenza d’amorosi sensi, scena avignonese)
- Son. 113: “Qui dove mezzo son, Sennuccio mio,” (Sennuccio metà dell’anima di P. scena valchiusana)
- Son. 118: “Rimansi a dietro il sestodecimo anno” (VII anniversario, sedici anni)
Frammenti 119-124
(Tono elegiaco, tono di Dante petroso)
- Can. 119: “Una donna più bella assai che ‘l sole” (can Morale: celebra la Gloria e la virtù, consacra laurea capitolina)
- Son. 122: “Dicesette anni ha già rivolto il cielo” (VIII anniversario, poeta vicino i 40 anni, tempo mutatio animae)
Frammenti 125-129
(Serie più memorabile del Canzoniere, 5 canzoni, excursus metaletteratio)
- Can. 126: “Chiare fresche e dolci acque” (ricerca del tempo passato, immagina Laura a Val chiusa) tono elegiaco
- Can. 128: “Italia mia, benché il parlar sia indarno” (canzone politica, ripresa da Machiavelli, III politico dopo 28, 53)
Frammenti 130-135
(Impasse del racconto fra speranza e angoscia, zona grigia, caduta amore passione)
Frammenti 136-138
(Tre sonetti conto la curia avignonese, gruppo tra i più omogenei)
- Son. 138: “Fontana di dolore, albergo d’ira” (ultimo dei son. Contro Avignone, vicino a 142)
Frammenti 139-142
(Ultimi son. Redazione Coreggio)
- Ses. 142: “A la dolce ombra delle belle frondi” (fine Correggio/testo chiave, proposito di pentimento nel congedo)
Frammenti 143-190
(Ampliamento forma Correggio/f. Chigi e Giovanni. Unico perno: donna/sole)
- Son. 143: “Quand’io v’odo parlare sì dolcemente” (1° giunta chigiana, ritorno amore per Laura, forse per Sennuccio)
- Son. 144: “Né così bello il sol già mai levarsi” (per Sennuccio, stesse rime del s. estravagante “si mi fan risentire..”)
- Son. 152: “Questa umil fera, un cor di tigre o d’orsa” (rinnegamento della dolcezza di Laura/ ossimorico/ VL 3196)
- Son. 158: “Ove ch’i’ posi gli occhi lassi o giri” (chiude il ciclo dei son. Del pianto)
- Son. 166: “S’i fussi stato fermo a la spelunca” (rifiuto di Dante, Firenze non ha avuto il suo poeta)
- Son. 168: “Amor mi manda quel dolce pensiero” (nuova speranza di esser gradito a Laura pietosa/guerriera)
- Son. 175: “Quando mi vène inanzi il tempo e ‘l loco” (forse sonetto anniversario/ son. Circolare)
- Son. 184: “Amor, Natura, e la bella alma umile” (III son. Del timore (dopo 31-33). Paura che Laura muoia)
- Son. 189: “Passava la nave mia colma di oblio” (ultimo son. Forma Chigi, la vita come una nave, ses. 80)
- Son. 190: “Una candida cerva sopra l’erba” (ultimo son. Della prima parte della forma Giovanni)
Frammenti 191-207
- Son. 191: “Sì come eterna vita è veder Dio” (1° Giunta autografa di P. 1367, nuova dichiarazione di fede, vl 3196)
- Son. 194: “L’aura gentil, che rasserena i poggi” (apre il ciclo dei 4 son. dell’aura/il nome di L tramuta in natura)
- Son. 199: “O bella man, che mi destringi ‘l core” (ciclo del guanto, feticcio dell’assente, inserito nel ‘73)
Frammenti 208-230
- Son. 211: “Voglia mi sprona, Amor mi guida e scorge” (nel Vl 3196, rifiutato poi inserito nel 1369, labirinto d’amore)
- Ses. 214: “Anzi tre dì creata era in parte” (poeta perso nel bosco/labirinto. Preghiera a Dio, svolta penitanziale)
- Son. 221: “Qual mio destin, qual forza o qual inganno” (IX son. anniversario. 20 anni di amore)
- Son. 224: “S’una fede amorosa, un cor non finito” (unico periodo sintattico, anafora del se)
Frammenti 231-239
(Queste rime chiudevano la prima parte nella forma malatesta)
- Son. 231: “I’ mi vivea di mia sorte contento” (malattia agli occhi di Laura)
- Son. 234: “O cameretta che già fosti un porto” (topos della camera tutta per sé, da luogo pacifico a tormentato)
Frammenti 240-263
(Ultima giunta alla prima parte: apparizione/sparizione (morte) di Laura)
- Son. 243: “Fresco, ombroso, fiorito e verde colle” (colle, muto confidente del Soggetto, si trasforma in paradiso)
- Son. 246: “L’aura che il verde lauro e l’aureo crine” (1° son. in cui si percepisce l’imminente morte di Laura)
- Son. 260: “In tale stella duo belli occhi vidi” (la 1° parte del canzoniere si avvia a conclusione. Lode di Laura)
- Son. 263: “Arbor Victoriosa triumphale” (ultimo son prima parte, dossologia dell’auro/Dafne)
Seconda parte
Frammenti 264-266
(Non rime in “morte”, bensì rime “della vecchiaia”)
- Can. 264: “I vo pensando, e nel penser m’assale” (fulcro redazione correggio, vicino alla 142. Laura viva)
- Son. 266: “Signor mio caro, ogni pensier mi tira” (ultimo testo dei rvf in cui Laura appare viva, diciotto anni?)
Frammenti 267-269
(Pianto Laura morta, la storia del canzoniere si ferma, l’io indugia su se stesso)
- Son. 267: “Oimè il bel viso, oimè il soave sguardo” (primo son. in morte di Laura)
- Can. 268: “Che debb’io far? Che mi consigli Amore” (VL 3196, planctus per l’amata, Amore amico di P.)
- Son. 269: “Rotta è l’alta colonna e il verde lauro” (epicedio per Laura e Giovanni colonna morti nel 48)
Frammenti 270-292
(Con queste rime si conclude la forma Correggio, rimossa “Donna mi vene”)
- Can. 270: “Amor, se vuoi ch’io torni al giogo”
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