Filologia germanica
Modulo linguistico
- Cenni di linguistica storica e comparativa
- La ricostruzione linguistica (indoeuropeo, germanico, lingue germaniche)
- Principali fenomeni del mutamento linguistico: leggi di Grimm e legge di Verner, metafonia, ecc.
Modulo culturale e letterario
- Etnogenesi dei Germani, aspetti giuridici e sociali
- Aspetti della religione germanica
- Aspetti storici, politici e culturali delle popolazioni germaniche e accenni alle principali testimonianze letterarie
Filologia filos (amico/amante) + logos (discorso/parola) amore dei testi. Filologia [...] è quella onorevole arte che esige dal suo cultore soprattutto una cosa, trarsi da parte, lasciarsi tempo, divenire silenzioso, divenire lento, essendo un'arte e una perizia di orafi della parola, che deve compiere un finissimo attento lavoro e non raggiunge nulla se non lo raggiunge lento. [...] per una tale arte non è tanto facile sbrigare una qualsiasi cosa, essa insegna a leggere bene, cioè a leggere lentamente, in profondità, guardandosi avanti e indietro, non senza secondi fini lasciando porte aperte, con dita e occhi delicati. F. Nietzsche, prefazione ad Aurora, 1886.
Noi: contenitori di parole che esprimono una determinata lingua, ciò significa studiare la morfologia, sintassi, fonologia, lessico, semantica in riferimento soprattutto a testi e lingue antiche. Analizzare la lingua nelle diverse forme.
La filologia comprende vari ambiti:
- Studio ecdotico come riportare in vita un testo antico. Lavoro principale del filologo.
- Lavoro archeologico studio di tutti i supporti scrittori su cui sono pervenuti i testi, sono antichissimi (da 2000 a 600 anni fa).
La filologia germanica è quella scienza che si occupa dello studio delle lingue germaniche antiche e delle loro attestazioni scritte. Non attestazioni orali in quanto non ci sono più persone che parlano le varie lingue antiche. Le lingue coinvolte in questo campo di indagine sono: inglese, tedesco, olandese, frisone, danese, svedese, norvegese, islandese, gotico e longobardo (queste ultime due sono ormai estinte, abbiamo dunque solo testimonianze scritte). C’è anche una lingua africana, l’Afrikaans e una ebraica, l’Yiddish. In termini filologici si dice “scandìnàvo” con l’accento sulla seconda “a”.
Dato che le fasi più antiche di queste lingue non sono più produttive (= non abbiamo più parlanti nativi), il filologo germanico si deve basare sulle fonti scritte pervenuteci dai periodi antichi. La filologia germanica è quindi anche una scienza dei testi, che studia le manifestazioni letterarie delle lingue (e quindi delle culture) considerate.
Per “Germani” si intende un insieme di popolazioni parlanti lingue che derivano da una radice comune. Assieme ai Celti (o Galli), sono stati per secoli in contatto con l’impero romano, per il quale, alternatamente, costituivano una minaccia ai confini settentrionali e una risorsa nei tempi di pace (es. l’impero romano aveva bisogno di manodopera o soldati). I primissimi a riferirsi ai Germani sono stati i Greci. Poi ci fu Giulio Cesare nei suoi “Commentarii de bello gallico”, resoconto della sua campagna di conquista del nord Europa continentale. Si tratta di una descrizione abbastanza soggettiva, essendo avversari li mostrava in modo negativo. Tuttavia, dobbiamo allo storico Publio Cornelio Tacito e al suo “De origine et situ Germaniae”, la prima descrizione dettagliata dei Germani, della loro struttura sociale, della loro cultura e della loro religione. Nemmeno Tacito era troppo oggettivo perché nelle sue opere tende a sottolineare attraverso la descrizione delle virtù delle popolazioni lontane i vizi della Roma del tempo. Vivono una vita selvaggia e per questo non attaccata da vizi come lussuria, ingordigia.
In tempi molto più recenti, i Germani sono stati resi oggetto di ricostruzioni pseudo-storiografiche e mitiche volte a consolidare l’ideale nazionalista che nacque nell’800 con il Romanticismo tedesco. Consiste nella ripresa di determinati temi legati all’antichità e riproposti in chiave moderna. Si affermano le prime istanze nazionalistiche che vengono dotate di una spiegazione o di una legittimazione storica attingendo a fonti a disposizione dei Romani. Nasce il mito dell’uomo perfetto che è appunto il Germano, uomo forte. Lo stesso Adolf Hitler fece ampio uso di elementi culturali germanici per la costruzione ideologica e simbolica del regime nazista. Attinge ai primi studi fatti su queste popolazioni. I Germani usavano le rune, Hitler le fa sue. Il simbolo delle Schutzstaffel («squadre di protezione») deriva dalla doppia runa chiamata Sig, «vittoria». L’ideale dell’uomo ariano deriva le caratteristiche fisiche descritte da Cesare e da Tacito riguardo ai guerrieri germanici. Hitler stesso amava molto la musica di Richard Wagner, che fece largo uso di materiali leggendari germanici nella propria opera.
I Germani erano divisi in tribù, non erano una popolazione unica. Per questo è meglio parlare di popolazioni germaniche. Si sono anche mischiati con altre tribù come i Celti. La filologia germanica nasce proprio in Germania. In tedesco “indoeuropeo” si dice “indogermanico”.
Chi erano i Germani?
Mentre gli storici e gli intellettuali romantici furono molto netti nella definizione di “Germani” come un’entità etnica e culturale ben distinta e identificabile, gli studiosi moderni hanno meno certezze al riguardo. Mentre possiamo definire il germanico come lingua a sé stante e ben caratterizzata rispetto alle altre lingue dell’antichità, il dato archeologico dimostra una situazione molto fluida, che non favorisce affatto l’identificazione di una etnia propriamente germanica. Il dato archeologico è contaminato da altre popolazioni/culture con cui i Germani si univano.
A dispetto della concezione molto orientata ideologicamente di fine ‘800 che vedeva la cultura come un elemento monolitico e quasi impermeabile ai contatti con l’esterno, l’archeologia suggerisce che il concetto di “Germani” non fosse caratterizzato da una unitarietà iniziale, ma tantomeno finale.
Lo stesso Cesare ci informa dell’esistenza di numerosissime tribù che vivevano ad est del Reno e che egli definisce generalmente “Germani” così da creare (come era stato con i Galli) una demarcazione etnica e culturale con i “barbari”. Per i Greci tutti erano barbari. Qualche secolo dopo, però, Roma fu costretta a fare i conti con i barbari. Nell’anno ‘800 uno di loro sarà addirittura proclamato successore dei Cesari (d’Occidente): Carlo Magno. Era re dei Franchi (popolazione germanica).
Il concetto di cultura germanica
Marco Battaglia, I Germani. Genesi di una cultura europea, Roma, Carocci, 2013
«Il concetto di cultura ‘germanica’ resta dunque un valore largamente fittizio che copre una molteplicità di manifestazioni limitate alla condivisione di singoli elementi. In termini generali, i ‘Germani’ sono associabili a una serie di società etnicamente disomogenee disseminate sul territorio centro-settentrionale europeo, che, dalla seconda metà del primo millennio a.n.e., concorsero a formare agglomerati fluidi, interagendo in misura non accertabile con i Celti e, più tardi, con i Romani.»
Da dove provenivano i Germani?
Il punto di origine delle popolazioni germaniche è identificato nella “cerchia nordica”, un’area corrispondente alla zona costiera del Mare del Nord, la Danimarca e nella parte meridionale della penisola scandinava. Da quest’area nei secoli a ridosso dell’era volgare, avrebbe avuto inizio la migrazione di vari gruppi che avrebbero dato vita alle popolazioni germaniche.
Approccio interdisciplinare
La filologia in quanto materia multidisciplinare si avvale di diversi approcci al fine di permettere una ricostruzione il più fedele possibile alla realtà storica: archeologia e linguistica.
- Siti archeologici che testimoniano il passaggio di determinati gruppi etnici in un determinato territorio o fenomeni di contatto (commerciale o bellico) tra le varie popolazioni.
- Manufatti recanti iscrizioni (pietre, oggetti). Sono molto numerosi e testimoniano l’uso da parte dei Germani della scrittura runica dal II sec. d.C. fino al XIII sec.
Il Romanticismo mirava alla riscoperta delle radici popolari delle culture europee, in contrasto con l’egemonia del modello classico greco e romano. Contemporaneamente, eminenti linguistici iniziano a studiare le origini delle lingue, individuando una forma primigenia da cui quasi tutte le lingue dall’India all’Europa sarebbero derivate, l’indoeuropeo. Alcuni linguistici sostengono invece che in origine vi fossero frammentazioni di dialetti. L’unitarietà iniziò a frantumarsi con le migrazioni, ossia le invasioni barbariche (noi le chiamiamo così, in Germania le chiamano “migrazioni di popoli”).
Gli studiosi a fine ‘800 hanno notato che varie lingue parlate in Europa e alcune zone dell’India contengono, se comparate, elementi comuni. Questi elementi derivano da una lingua comune ossia l’indoeuropeo che oggi non esiste più. Lo studio si effettua con un’analisi comparativa cercando di andando sempre più a ritroso: si parte da una lingua moderna e si torna indietro cercando tratti linguistici comuni. Il germanico fa parte di questo mondo indoeuropeo. Non disponiamo di testimonianze scritte in germanico in quanto non avevano una cultura scritta e riportavano tutto oralmente. Alcune caratteristiche possono essere solo dedotte.
Come facciamo a conoscere le caratteristiche di questa lingua?
Studiando le lingue germaniche a ritroso, analizzando cioè le loro caratteristiche tornando indietro nel tempo, si può notare che sembrano convergere sempre più verso un antenato comune. Più si risale nel tempo, più evidenti si manifestano caratteristiche comuni alle varie lingue germaniche, che spingono gli studiosi a identificarle come tratti propri della loro lingua madre, il germanico appunto.
Passaggio da indoeuropeo a germanico, da germanico a lingue germaniche. Questa lingua che esiste solo a livello teorico è denominata germanico comune ed è sempre segnalata con un *. Serve a indicare il fatto che è una lingua costruita. Germanico = ipotesi di lavoro. Non siamo in grado di sapere se sia effettivamente esistita una fase della lingua che fosse comune a tutte le popolazioni germaniche, ma postulare anche solo a livello teorico tale lingua è utile agli studiosi per comprendere in modo più preciso le relazioni tra le varie lingue del ceppo germanico.
Esempio:
- PISK radice di pesce in indoeuropeo.
- Lat. piscis > it. pesce, fr. poisson, sp. pescado.
- Ma ing. fish, ted. fisk, norv. Fisk < germanico *fisk-az.
Cambia il luogo di articolazione da plosiva sorda a fricativa sorda. La ricostruzione linguistica si rivela molto utile a chi studia le lingue straniere del ceppo germanico perché solo in questo modo si comprendono determinati fenomeni che vengono tradizionalmente etichettati come “eccezioni” o “irregolarità”.
- Mouse mice (no mouses)
- Foot feet (no foots)
- Child children (no childs)
L’indoeuropeo e la sua famiglia
Contatto linguistico: le lingue non crescono da sole. L’italiano ha assorbito molti prestiti dall’inglese. Dall’immagine non compaiono questi contatti che sono fondamentali.
Albero genealogico delle lingue germaniche moderne
Il ceppo orientale è decaduto e la lingua non è più parlata, quello nord-occidentale no. Le lingue germaniche antiche e moderne appartengono alla famiglia delle lingue germaniche, che vede il germanico come lingua ricostruita e non attestata; a questa lingua, che costituisce un’ipotesi di lavoro e di cui non abbiamo alcuna prova della sua effettiva esistenza, si risale attraverso la comparazione linguistica.
N.B. Non tutte le lingue “sorelle” del germanico sono note (o ipotizzate) attraverso la ricostruzione linguistica. Ad esempio, il latino si pone sullo stesso livello del germanico rispetto all’indoeuropeo, ma le sue attestazioni sono numerosissime. Lo stesso dicasi del greco. Altre lingue invece, come ad es. il celtico, vengono ricostruite alla pari del germanico.
La ricostruzione del germanico deve passare attraverso lo studio delle attestazioni più antiche delle lingue “germaniche”. È utile quindi fornire una panoramica delle lingue germaniche antiche, fornendo anche un quadro cronologico della loro evoluzione a partire dal germanico.
I fenomeni più antichi del germanico:
- 1ª mutazione consonantica: V-III secolo a.C.
- Vocalismo: II-I secolo a.C.
Quindi il germanico si colloca tra il V secolo a.C. e l’inizio dell’era nostra. Successivamente, il germanico si frammenta nelle lingue germaniche antiche, che possono essere suddivise in tre gruppi:
- Germanico orientale (gotico)
- Germanico settentrionale (antico nordico)
- Germanico occidentale (antico inglese, antico alto-tedesco, antico sassone, antico frisone)
Germanico orientale
Gotico: è la prima lingua germanica attestata (lingua dei Visigoti e degli Ostrogoti). Le altre lingue che si presuppone facessero parte di questo gruppo non sono sufficientemente note. Nel IV secolo d.C. il vescovo visigoto Wulfila (lett. Lupacchiotto) traduce la Bibbia dal greco. Lingua morta: dunque nessuna lingua germanica moderna discende quindi dal ramo orientale.
La “Bibbia” di Wulfila rappresenta la più ampia e sicura documentazione. Si tratta in realtà della traduzione dei Vangeli completata nel IV secolo.
“Wulf”: lupo; “Ila”: diminutivo, significa piccolo (lo si ritrova anche in Attila, nome mezzo unno e mezzo germanico che significa “piccolo padre”).
Per scrivere il gotico, Wulfila ideò un apposito alfabeto; la sua traduzione è ammirevole per la capacità di risolvere i problemi non indifferenti, soprattutto lessicali, che via via si presentavano nel rendere per la prima volta in una lingua germanica i nuovi concetti cristiani. L’opera è conservata da manoscritti posteriori.
- Codex Argenteus;
- “Foglio di Spira”: è in realtà il foglio del “Codex Argenteus”;
- Codex Carolinus: contiene l’Epistola ai Romani;
- Codices Ambrosiani: sono palinsesti, ossia codici riscritti. All’interno troviamo anche il Calendario gotico.
Un altro testo gotico è la Skeireins (vedi appunti successivi).
Con la fine del regno ostrogoto d’Italia (553) sembra estinguersi anche la lingua gotica, che lascia tracce sotto forma di prestiti nell’alto-tedesco antico o sotto forma di toponimi e antroponimi.
Germanico settentrionale
Antico nordico: l’unica lingua attestata nella fase antica. Le testimonianze sono comunque molto tarde (XII-XIII secolo), anche se fanno riferimento a testi molto più antichi tramandati fino a quel momento per via orale. Esistono anche delle testimonianze molto più antiche, scritte in caratteri runici, prodotte dal V secolo d.C., molto importanti per ricostruire la fonetica e la morfologia delle fasi più antiche delle lingue germaniche. Islanda verrà convertita al cristianesimo intorno all’anno 1000, dopo il quale iniziano ad apparire le prime testimonianze scritte, sebbene avessero ancora una forma arcaica. Saghe e racconti apparsi intorno al 1200.
Germanico occidentale
Antico inglese: attestato dall’VIII secolo d.C.; antico alto-tedesco: VIII secolo d.C. Entrambe le lingue si differenziano in vari dialetti. Antico sassone: IX secolo d.C. In antico sassone abbiamo due testi principali “il Salvatore” e traduzione di alcuni passi della Genesi. In antico inglese abbiamo testi sia religiosi sia profani (“Beowulf”).
Confronto tra lingue germaniche moderne
Confrontando termini di due lingue germaniche moderne come l’inglese e il tedesco notiamo somiglianze evidenti:
Le somiglianze si evidenziano a livello lessicale, ma anche fonetico-fonologico e morfologico. D’altra parte vi sono anche alcune piccole differenze che ci fanno capire che non siamo di fronte alla stessa lingua. Si evince che le lingue germaniche sono collegate tra di loro geneticamente e quindi, attraverso il metodo comparativo, si può giungere a ricostruire le forme del germanico, che, come detto, è una lingua ricostruita. La parte fonetica è più importante.
Le leggi fonetiche
Fin dalle prime indagini, si è scoperto che è l’aspetto fonetico ad essere il più rilevante nella comparazione tra indoeuropeo e germanico, e tra germanico e le lingue germaniche. Si è perciò giunti a formulare una serie di leggi fonetiche che avrebbero regolato l’evoluzione delle lingue nel corso della storia. La legge fonetica è la descrizione e la formalizzazione a posteriori di una serie regolare di corrispondenza a livello fonetico.
Le leggi fonetiche valgono sempre. Es. leggi di Jacob Green: rotazione consonantica. Affinché la comparazione linguistica sia efficace è necessario che il confronto avvenga tra termini corrispondenti tanto in termini di significato, quanto in termini di radice. La radice, infatti, porta il significato di una parola. Ad essa poi si attaccano prefissi e suffissi.
Sono esiti della prima mutazione consonantica: legge fonetica che distingue dal punto di vista fonetico-fonologico.
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