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Introduzione alla filologia

Filologia significa amore per il discorso, per la parola (philo, logos). Per capire il vero senso di un termine, occorre calarlo nel contesto socioculturale in cui esso nasce. Nella prima età ellenistica, alcuni eruditi greci decisero di prendere le varie versioni circolanti a livello locale dei poemi omerici e di lavorarci su per stabilire un testo universale, che fosse preferibilmente quello che Omero al tempo aveva prodotto. Si proponevano, insomma, di ritrovarne la versione autentica. Essi chiamavano se stessi filologi, termine rimasto a indicare chi si occupa della restituzione dei testi. La restituzione dei testi è un problema che si deve affrontare ogni volta che ci si interessa a testi prodotti prima dell'invenzione della stampa (a volte anche dopo).

Produzione libraria e artigianato

La produzione di libri è un processo industriale. Le case editrici cercano di trarre profitto dalla produzione in serie e dalla distribuzione di libri. In questo senso il libro è una vera e propria merce. Un prodotto artigianale è unico, non viene prodotto in serie. I prodotti artigianali vengono seguiti dall'inizio alla fine secondo un'arte appresa, non vengono fatti con lo stampino, non esistono procedure standardizzate a questo fine. Lo stesso vale per le opere antiche. La produzione dei libri era artigianale. In epoca antica e medievale, il libro era un oggetto di artigianato; ogni volta che si desiderava una copia di un certo testo, doveva esserci qualcuno a copiarlo a mano. E ogni copia era, in varia misura, diversa da tutte le altre.

Nel processo di copiatura di un testo di una certa lunghezza, si producono inevitabilmente degli errori. Gli sbagli a volte possono anche essere intenzionali (per esempio dovuti alla mancata comprensione di un termine, o alla convinzione che un'espressione sia sbagliata, con conseguente sostituzione).

Il lavoro del filologo

Ne consegue che, se vogliamo sapere che cosa abbia scritto un certo autore antico, ci troviamo sempre davanti a una vasta serie di scelte. Ogni testo ci è stato infatti tramandato in una serie di copie, tutte diverse. Come sapere che cosa ci fosse scritto davvero? Il compito del filologo è stabilire questo. Il filologo prende tutte le copie esistenti di un testo e, dopo un complicato lavoro, comprende quali fossero le intenzioni dell'autore. Il 99% della letteratura antica medievale ci è pervenuta in copia. Quasi mai disponiamo dell'originale. Infatti il libro è un oggetto altamente deperibile (incendi, animali, perturbazioni, furti). Per fare questo lavoro occorre conoscere la lingua in cui questi testi furono prodotti.

Filologia germanica

Prendiamo per esempio la Palästinalied di Vogelweide, grande poeta tedesco medievale. Qual è la sua versione originale? Sappiamo che fu scritto in Mittelhochdeutsch - Alto tedesco medio. L'Hildebrandslied (Carme di Ildebrando), invece, fu scritto in Althochdeutsch - Alto tedesco antico. La filologia germanica è la filologia il cui campo di interesse è la letteratura delle lingue germaniche d'epoca medievale e tardo-antica. Per la concreta comprensione di un testo non è sufficiente conoscere la lingua in cui è scritto; occorre anche conoscere le circostanze storiche, sociali e culturali in cui fu prodotto.

La filologia si occupa anche della storia e della civiltà delle popolazioni che parlavano lingue germaniche in epoca antica e medievale. Qui nasce un problema: di queste popolazioni e delle loro lingue si sa relativamente poco. Sappiamo molto della lingua e della civiltà greco-romana perché ci ha lasciato molti documenti. Le due letterature sono vaste e sono state conservate abbastanza bene (anche grazie all'archeologia). Le civiltà germaniche, per contro, hanno iniziato a produrre testi scritti relativamente tardi, a partire dalla tarda antichità, quando ormai la civiltà greco-romana stava conoscendo il suo momento di declino. I documenti che le civiltà germaniche antiche ci hanno lasciato sono relativamente pochi e ci sono pervenuti in condizioni scadenti. Per questa ragione, quando ci occupiamo di civiltà germaniche antiche dobbiamo fare grande affidamento sul metodo comparativo.

Lingue germaniche e il Proto-germanico

È stato notato che lingue come tedesco, inglese, olandese, norvegese, svedese, danese, islandese hanno somiglianze suggestive che fanno pensare a un'origine comune. Nel caso delle lingue germaniche, esse sono sì imparentate, ma non abbiamo nessun documento della lingua da cui tutte discendono. Questa lingua deve essere ricostruita induttivamente in base alla comparazione tra tutte le lingue germaniche. Questa lingua comune non attestata viene ribattezzata Proto-germanico. Questa lingua è stata creata sulla base di corrispondenze regolari tra tutte le lingue che riconosciamo essere di ceppo germanico.

  • Italiano: padre
  • Spagnolo: padre
  • Francese: père
  • Inglese: father
  • Tedesco: Vater
  • Islandese: faðir

Sono lingue germaniche il tedesco, l'inglese, il nederlandese, il norvegese (nelle sue due varietà), lo svedese, il frisone (parlato nelle coste settentrionali dei Paesi Bassi e della Germania), l'Afrikaans (varietà del nederlandese), lo jiddisch, il danese, l'islandese, il feroese (Isole Feroe), il gotico (estinto, parlato tra IV e VI secolo in un territorio che va dal mar Nero alla Spagna), il vandalico (Nord Africa), il burgundo (Borgogna), il longobardo (Italia, Alto Medioevo). Le popolazioni che parlano o parlavano queste lingue (le ultime quattro sono naturalmente estinte) sono germaniche.

Ricostruzione del Proto-germanico

Come facciamo a dire che il protogermanico deve essere esistito? Come farcene un'idea? Come capire come fosse? Occorre applicare il metodo linguistico comparativo per poter applicare una pronuncia e poter fare discorsi in protogermanico.

  • Italiano: macchina
  • Spagnolo: màquina
  • Francese: machine
  • Inglese: machine

Derivano da machana, greco dorico. L'inglese ha molti prestiti dal latino e dal greco, ma questo non fa dell'inglese una lingua neolatina. Il prestito linguistico è un fenomeno di trasmissione linguistica orizzontale; la comune discendenza delle lingue, la progressiva differenziazione da una lingua comune nel tempo, è un fatto verticale. Come non farsi "ingannare" dai prestiti? Concentrandosi sulla morfologia, cioè sul modo che una lingua ha di costruire e di flettere ciascun elemento lessicale (coniugazione di un verbo, formazione di un plurale ecc.).

Linguistica comparativa

I primi linguisti comparativisti dell'Ottocento non si preoccuparono di confrontare parole isolate in diverse lingue, ma partirono dall'osservazione delle similitudini nella coniugazione verbale di alcune lingue europee e asiatiche ai fini di stabilire parentele comuni. Franz Bopp, filologo tedesco (noto anche come padre della linguistica comparata) dopo aver decifrato testi in sanscrito, scrisse un libro in cui mostrò quanto la coniugazione dei verbi fosse simile a quella greca. Propose che le due lingue dovessero avere un'origine comune sulla base di ciò.

Esistono altri modi per stabilire con rigore una parentela genealogica tra due lingue:

  • Italiano: padre
  • Francese: père

Si somigliano perché entrambi, come sappiamo, derivano da una stessa matrice latina, pater, per la precisione dall'accusativo patrem. Abbiamo molti documenti in latino, conosciamo italiano e francese medievali e sappiamo che le due forme sono evoluzioni diverse di una forma latina.

  • Italiano: madre
  • Francese: mère
  • Italiano: casa
  • Francese: chez
  • Italiano: carta
  • Francese: carte
  • Italiano: arma
  • Francese: arme

Osserviamo che la A originaria permane in sillaba chiusa, mentre si chiude in è in sillaba aperta. Oltre alle affinità morfologiche, un segno inequivocabile dell'imparentamento di due lingue è la presenza di corrispondenze fonetiche regolari. Non basta che abbiano parole simili tra loro.

Vediamo l'esempio dell'inglese e dell'italiano:

  • Train - treno
  • Chain - catena
  • Spain - Spagna
  • Vain - vano
  • Seal - sigillo

Non osserviamo, qui, alcuna corrispondenza, perché italiano e inglese non derivano dalla stessa lingua. (cfr. Differenza tra discendenza e prestito, v. sopra). Ricapitolando, due lingue sono imparentate se presentano similitudini morfologiche e corrispondenze fonetiche regolari. Inglese e tedesco sono lingue imparentate perché usano gli stessi procedimenti grammaticali a un medesimo fine: per esempio, per formare il preterito dei verbi.

  • Italiano: io amo - amai (am-ai)
  • Francese: j'aime - j'aimai (aim-ai)
  • Inglese: I love - I loved (love-d)
  • Tedesco: Ich liebe - ich liebte (lieb-te)

Inglese e tedesco dispongono di ben due strategie per distinguere presente e preterito. La prima, appena vista, è caratterizzata dall'aggiunta di un suffisso in dentale alla forma del preterito. La seconda consiste in una mutazione vocalica radicale, senza l'aggiunta di alcuna desinenza (forme adesinenziali).

  • I sing - I sang
  • Ich singe - ich sang

Quando avviene un mutamento fonetico in una lingua, quel mutamento deve avvenire necessariamente con regolarità, in maniera ineccepibile. Se un suono di una lingua muta, deve mutare in tutte le parole di quella lingua, altrimenti si perde il valore distintivo di quel suono. Un mutamento genera altri mutamenti a catena, perché la lingua deve adeguarsi. Se una parte del sistema muta, il sistema muta. Come abbiamo già visto, a un certo punto, nella preistoria del francese tutte le A in sillaba aperta son diventate E. Dal momento che tra il latino di Francia e quello d'Italia c'erano le Alpi, il mutamento non è arrivato a noi. Secondo la Teoria delle Onde (Wellentheorie) di Schmidt, un determinato mutamento linguistico si diffonde per passaparola finché può, perdendo di intensità via via che si allontana dall'epicentro, che può essere geografico (la capitale) o sociale (la nobiltà). Davanti a un ostacolo naturale come, nella fattispecie, le Alpi, il mutamento si blocca: va da sé che, affinché un'innovazione si affermi nell'uso, è indispensabile un contatto. Se non ci si parla, non ci si influenza. Di norma noi assorbiamo tali mutamenti perché inconsciamente tendiamo a imitare l'idioletto di persone che consideriamo di particolar prestigio. Quando incontrano degli ostacoli alla comunicazione, i mutamenti si arrestano.

Corrispondenze fonetiche

Osserviamo, infine, le corrispondenze fonetiche tra inglese e tedesco:

  • To eat – essen
  • To let – lassen
  • That – dass
  • Great – gross
  • Get - gessen

Occlusiva dentale sorda in posizione finale in inglese (t) > fricativa doppia sibilante in tedesco (ss).

  • Tide – Zeit
  • Token – Zeichen
  • Door – Tuer
  • Dale – Tal
  • Tongue - Zunge

L'occlusiva dentale sonora in posizione iniziale in inglese (d) è sorda in tedesco (t). L'occlusiva dentale sorda in posizione iniziale in inglese (t) dà come esito, in tedesco, un'affricata sorda (z, o meglio, ts). L'occlusiva velare sorda in inglese (k) è una fricativa sorda in tedesco (ch).

Non si può prescindere dal contesto in cui i mutamenti avvengono. Tutto è interrelato in una lingua, che consiste di parti tra loro in equilibrio. E nulla avviene mai per caso. Quasi tutte le lingue europee formano le frasi relative utilizzando un pronome (relativo). Fa eccezione il basco, in cui le frasi relative sono segnalate da un suffisso che si aggiunge al verbo. Il basco non è, infatti, imparentato con nessuna delle lingue a noi note.

Greco e sanscrito

Prima che fosse riconosciuta la parentela tra inglese e tedesco, Schlegel, nel 1807, notò che il sanscrito (lingua antica indiana, documentata a partire dal 1200 a.C in testi religiosi) mostrava affinità morfologiche col greco antico (formazione del futuro, dell'imperfetto, del perfetto). Nella sua opera "Sulla lingua e la saggezza degli Indiani" suggerì per primo che le due lingue avessero un'origine comune (in realtà sosteneva che il greco fosse derivato dal sanscrito). Notò inoltre che alcune caratteristiche morfologiche del sanscrito trovavano corrispondenze precise anche in tedesco (formazione del genitivo).

Greco e sanscrito presentano anche corrispondenze fonetiche regolari:

  • Sanscr. bhuti (essenza) gr. physis (natura)
  • Bharati (egli porta) gr. pherei
  • Bhogati (egli fugge) gr. pheugei

Si deduce che greco e sanscrito derivino da una lingua madre comune. Bopp notò anche che corrispondenze fonetiche regolari esistevano anche tra sanscrito e lingue germaniche. Anche le lingue germaniche (quindi anche il protogermanico) derivano dalla stessa lingua madre di sanscrito e greco, e cioè il proto-indo-europeo. Da questa lingua derivano molte lingue europee e asiatiche: il latino, le lingue celtiche, l'albanese, le lingue slave, baltiche, il sanscrito, le lingue iraniche. La ricostruzione dell'ie è da compiersi tramite procedimenti induttivi.

Lingue indoeuropee

Le lingue indoeuropee si dividono in due rami principali:

  • Lingue centum (quelle che conservano il suono k del protoindoeuropeo)
  • Lingue satem (il suono k diventa una fricativa dentale sorda - assibilato, o SC o S)

L'avestico è la lingua dell'Avesta, raccolta di testi sacri del Zoroastrismo. I più antichi scritti sono attribuiti allo stesso Zarathustra. La condivisione di innovazioni è un criterio, come già visto, per la suddivisione in famiglie e sottofamiglie (rinnovamento inventario fonetico, morfologia ecc.). Il suono latino k è palatalizzato in certi contesti fonetici (diventando c in italiano, sh o s in francese ecc.). Avviene una trasmissione da una lingua all'altra anche in caso di migrazione.

Pronuncia e variazioni dialettali

Per esempio, qual è la pronuncia corretta di "dance"? Abbiamo due pronunce diverse in inglese britannico e in inglese americano. Shakespeare pronunciava americano. Infatti soltanto nel Settecento in Inghilterra è stata introdotta un'innovazione fonetica che prevedeva l'apertura del suono E in A davanti a nasale. Gli americani, nel frattempo, se n'erano andati già per la loro strada (Dichiarazione di Indipendenza): si spiega, così, la compresenza di due pronunce differenti. Anche in una comunità di parlanti relativamente compatta possono esserci variazioni dialettali, dovute allo strato sociale, ad esempio, che restano circoscritte a determinate aree.

Il francese, come si evince dallo schema, è una lingua centum. Le lingue centum non son state colpite dall'assibilazione in indoeuropeo. Anche se secoli dopo in francese è avvenuto qualcosa di simile le due cose non vanno confuse. Sono due fenomeni avvenuti in momenti distinti nel tempo. Il francese non è una lingua satem perché non colpita dall'innovazione protoindoeuropea.

Lingua gotica e altre testimonianze germaniche

La più antica documentazione di una lingua germanica già pienamente differenziata risale al IV secolo d.C. Si tratta della lingua gotica, parlata dalle tribù germaniche di Visigoti e Ostrogoti. I Visigoti furono la prima tribù germanica a convertirsi al Cristianesimo nel IV secolo, per opera di un vescovo che si chiamava Wulfila. Egli tradusse la Bibbia in gotico per far arrivare la parola di Dio ai Visigoti. A noi son rimasti ampi frammenti di tale traduzione. Tolkien, filologo germanico, ha curato una delle migliori edizioni del Cavaliere verde - scriveva poesie in lingue germaniche antiche - Bagme bloma in gotico.

Vi son anche alcune testimonianze di protonordico che si parlava in Scandinavia nell'antichità, la lingua da cui derivano le lingue nordiche moderne (germanico settentrionale, danese ecc.). Viene documentata dalle iscrizioni runiche, che son brevi e realizzate in un alfabeto particolare in uso tra le popolazioni germaniche chiamato futhark (prime 6 lettere). Una delle più antiche iscrizioni runiche si trova su un corno d'oro, risale al quarto secolo (Corno di Gallehus).

Ek hlewagastiz holtijaz horna tawido
Io, Hlewagast di Holt, ho fatto il corno.

Le rune potevano essere impiegate anche nella divinazione: ciascuna runa era associata per acrofonia con un concetto (la ad esempio era la thorn, spina, runa che porta male, la m stava per manna, uomo, la f, fehu, indica ricchezza). Si tagliava un pezzo di legno da un albero, si incidevano le rune, si mescolavano e si estraevano.

Origini dell'indoeuropeo

Parlando in termini di cronologia assoluta, possiamo collocar la fase comune dell'indoeuropeo nel IV millennio a.C. Si pensa che le popolazioni che parlavano indoeuropeo vivessero originariamente in una regione a nord del Mar Nero e del Mar Caspio. Per migrazioni successive questi popoli si sono poi diffusi in varie direzioni. Confrontando dati linguistici e dati archeologici, possiamo dire con relativa sicurezza che si trattava di tribù seminomadi con un'economia prevalentemente pastorale. Possiamo dirlo perché il termine indoeuropeo *peku (parola ricostruita, non documentata), che significa bestiame di piccolo taglio, nelle lingue indoeuropee storiche assume spesso il significato di ricchezza, denaro (Lat. Pecunia). Erano molto avanzate tecnologicamente per quanto riguarda i trasporti. Conoscevano infatti l'addomesticazione del cavallo (eklos) e si spostavano per mezzo di carri.

Sanscrito: maharatha (grande guerriero) lett. grande capo (lat. rota, ruota). Gli indoeuropei conoscevano la metallurgia *aies > metallo. Avevano un'organizzazione sociale di tipo patriarcale e verticistico con una notevole mobilità. La potestà sui figli era esercitata cioè dal sesso maschile. Verticistico perché non era una società egualitaria, c'era una certa gerarchia sociale ma era possibile fare carriera, avanzare nella scala sociale.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/15 Filologia germanica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valentein_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia germanica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Pagliarulo Giuseppe.
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