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Appunti di Infermieristica clinica in area critica basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof.ssa Perazzi dell’università degli Studi Tor Vergata - Uniroma2, Facoltà di Medicina e chirurgia, Corso di laurea in infermieristica. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Infermieristica clinica in area critica docente Prof. M. Perazzi

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ESTRATTO DOCUMENTO

• riducono la gittata cardiaca,

• alterano la sensibilità riflessa barocettiva e

• bloccano gli adrenorecettori periferici;

• alcuni deprimono la secrezione di renina.

E’ anche possibile che un effetto centrale spieghi il loro meccanismo d’azione. La pressione arteriosa di

solito può essere controllata con pochi effetti collaterali. per esempio l’atenololo viene usato a dosaggi di 50

mg al giorno e normalmente non è necessario aumentare la dose a 100 mg.

Tutti riducono la pressione sanguigna e almeno alcuni degli effetti collaterali possono essere ridotti usando

farmaci cardioselettivi idrofili (senza metabolismo epatico o penetrazione nel cervello) come ATENOLOLO

ATENOLOLO Beta 1 selettivo

METOPROLOLO Beta 1 selettivo

PROPANOLOLO Beta 1 / Beta 2

VASODILATATORIACE INIBITORIAce è un enzima che catalizza la reazione di conversione

 dell’angiotensina I ad angiotensina II, bloccando l’enzima si blocca la trasformazione.

L’angiotensina II è un potente vasocostrittore in circolo e l’inibizione della sua sintesi nei soggetti ipertesi

porta ad una caduta delle resistenze e ad un abbassamento della pressione.

CAPTOPRIL ENALAPRIL LISINOPRIL

RAMIPRIL TRANDOLAPRIL

Dovrebbero essere presi in considerazione solo quando tiazidici e beta bloccanti sono

Controindicati

 Non tollerati

 Non efficaci

ANTAGONISTI RECETTORE DELL’ANGIOTENSINA

LOSARTAN

VALSARTAN

TELMISARTAN

CANDESARTAN

Bloccano il recettore per l’Angiotensina II, hanno proprietà simili agli ace-inibitori ma non inibiscono il

catabolismo della bradichinina e di altre chinine e pertanto non sembrano causare la tosse secca degli altri

EFFETTI COLLATERALI generalmente lievi, ipotensione, ipercalcemia

CALCIOANTAGONISTI

I bloccanti dei canali del calcio, comunemente chiamati calcio antagonisti, interferiscono con il flusso di ioni

calcio verso l’interno delle cellule attraverso i canali lenti della membrana plasmatica. Il tono della

muscolatura liscia vasale è determinato dalla concentrazione citosolica di Ca++. Agiscono sulle cellule

miocardiche, cellule specializzate del sistema di conduzione del cuore , cellule della muscolatura liscia

vascolare. In questo modo, la contrattilità miocardica si riduce, la formazione e la propagazione

dell’impulso elettrico all’interno del cuore risultano depresse, il tono vascolare coronarico o sistemico

diminuisce.

Ci sono importanti differenze tra

VERAPAMIL, DILTIAZEM e

 CALCIOANTAGONISTI DIIDROPIRIDINICI AMLODIPINA, FELODIPINA, ISRADIPINA,

 LACIDIPINA, LERCANIDIPINA, NICARDIPINA, NIFEDIPINA, NIMODIPINA E NISOLDIPINA

LA NIFEDIPINA rilascia la muscolatura liscia vascolare e dilata le arterie coronariche e periferiche.

Ha più influenza sui vasi e meno sul miocardio rispetto al verapamil e a differenza di questo non ha attività

antiaritmica. Raramente precipita uno scompenso cardiaco poiché ogni effetto inotropo negativo è

compensato da una riduzione del lavoro ventricolare.

Il DILTIAZEM è efficace nella maggior parte delle forme di angina la formulazione a lunga durata d’azione è

usata anche nell’ipertensione.Può essere utilizzato nei pazienti nei quali i betabloccanti sono controindicati o

inefficaci.

Ha un effetto inotropo negativo minore del verapamil e raramente induce una depressione significativa del

miocardio.

Tuttavia a causa del rischio di bradicardia dovrebbe essere usato con cautela in associazione ai

betabloccanti.

Farmaci antipertensivi vasodilatatori Sono farmaci potenti, soprattutto se usati in associazione a

betabloccanti e a tiazidici.Importante: attenzione al rischio di una caduta rapida della pressione arteriosa 1)

diazossido è usato per via endovenosa nelle emergenze ipertensive.

sodio nitroprussiato viene somministrato per via endovenosa per controllare crisi ipertensive gravi nelle

rareoccasioni in cui si rende necessaria la terapia parenterale.Esso si decompone nel sangue e libera ossido

nitrico (NO) un composto instabile che causa vasodilatazione.

minoxidil dovrebbe essere utilizzato per l’ipertensione grave resistente agli altri farmaci. E’ un potente

vasodilatatore che causa una forte ritenzione dei fluidi ed edema il minoxidil apre i canali del K+ ATP sensibili

nelle cellule della muscolatura liscia vasale causando iperpolarizzazione e rilasciamento.

Prazosin, doxazosin e terazosina hanno proprietà alfabloccanti e vasodilatatorie, bloccano selettivamente

i recettori adrenergici alfa 1

Simpaticomimetici

Le proprietà dei simpaticomimetici variano a seconda che agiscano sui recettori adrenergici alfa o beta.

L’adrenalina agisce su entrambi i tipi di recettori e aumenta sia la frequenza sia la contrattilità cardiaca

(effetto beta 1); può causare vasodilatazione periferica (effetto beta 2) vasocostrizione (effetto alfa).

SIMPATICO MIMETICI INOTROPI

Gli stimolanti cardiaci dobutamina e dopamina agiscono sui recettori beta 1 del muscolo cardiaco e

aumentano la contrattilità con scarsi effetti sulla frequenza.

La dopexamina agisce sui recettori beta 2 del muscolo cardiaco per produrre un effetto inotropo positivo e

sui recettori periferici della dopamina per aumentare la perfusione renale; non induce vasocostrizione.

SIMPATICOMIMETICI VASOCOSTRITTORI

 RIANIMAZIONE CARDIOPOLMONARE

SHOCK

Lo shock è un’emergenza associata a un’alta mortalità. Dovrebbero essere corrette le cause sottostanti

come emorragia, sepsi o insufficienza cardiaca. La grave ipotensione dello shock deve essere trattata

prontamente per prevenire un’ IPOSSIA tessutale e un’insufficienza d’organo. Il ripristino del volume è

essenziale per correggere l’ipovolemia associata a emorragia o a sepsi, ma può essere dannoso nello shock

cardiogeno.

shock settico, quando il ripristino del volume e il supporto inotropo falliscono nel mantenere la pressione

arteriosa, si può prendere in considerazione il vasocostrittore Noradrenalina

shock cardiogeno la resistenza periferica è spesso alta e un suo ulteriore aumento può peggiorare l’attività

miocardica ed esacerbare l’ischemia tessutale.

Simpaticomimetici vasocostrittori

I simpaticomimetici vasocostrittori aumentano la pressione del sangue in modo transitorio agendo sui

recettori alfa adrenergici che inducono vasocostrizione periferica. Sono talvolta usati come metodo

d’emergenza per aumentare la pressione arteriosa quando altre misure sono risultate inefficaci

Posologia Per la correzione dell’ipotensione dopo anestesia spinale o epidurale, iniezione endovenosa

lenta di una soluzione contenente efedrina cloridrato 3 mg/ml, 3-6 mg (massimo 9 mg) ripetuta ogni 3-4

minuti fino a un massimo di 30 mg.

Noradrenalina

Controindicazioni Ipertensione, gravidanza.

Effetti indesiderati Ipertensione, mal di testa, bradicardia, aritmie, ischemia periferica.

Ipotensione acuta, per infusione endovenosa, tramite catetere venoso centrale, di una soluzione

 contenente noradrenalina tartrato acido 80 µg/ml (equivalenti a noradrenalina base 40 µg/ml)

RIANIMAZIONE CARDIOPOLMONARE Nell’arresto cardiaco l’adrenalina in rapporto 1 a 10.000 (100

µg/ml) è raccomandata in dosi di 10 ml per iniezione endovenosa, di preferenza tramite catetere centrale. Se

si usa una vena periferica, occorre diluire il farmaco con almeno 20 ml di cloruro di sodio 0,9% (per favorire

l’entrata in circolo).

L'adrenalina viene utilizzata al dosaggio di 0,5-1 mg per via endovenosa, ripetuta eventualmente ogni 3-5

minuti; se la via venosa non è disponibile si può ricorrere alla via endo-tracheale.

Dopo la somministrazione di adrenalina dovrebbe essere presa in considerazione quella di 300 mg di

amiodarone (per mezzo di una siringa preriempita o diluito in glucosio al 5% per infusione endovenosa) per

trattare la fibrillazione atriale o la tachicardia ventricolare senza polso nell’arresto cardiaco refrattario alla

defibrillazione.

Effetti indesiderati Ansia, tremore, tachicardia, mal di testa, estremità fredde; in caso di dosaggio eccessivo

aritmie, emorragia cerebrale, edema polmonare; riportati anche nausea, vomito, sudorazione, debolezza,

vertigini e iperglicemia.

ANTICOAGULANTI

L’uso principale degli anticoagulanti è quello di prevenire la formazione di trombi o l’estensione di un

trombo preesistente nelle sedi del circolo dove il flusso è più lento, un trombo è formato da una rete di

fibrina, da piastrine ed eritrociti. Questi farmaci perciò sono ampiamente usati nella prevenzione e nel

trattamento delle trombosi venose profonde degli arti inferiori.

ANTICOAGULANTI PARENTERALI

 ANTICOAGULANTI ORALI

 PROTAMINA

ANTICOAGULANTI PARENTERALI

Eparina

 Eparine a basso peso molecolare

 Eparinoidi

 Irudine

 Flush di eparina

 Epoprostenolo

 Fondaparinux

eparina inizia la sua attività anticoagulante rapidamente ma ha una breve durata d’azione. E' oggi spesso

indicata come eparina standard o eparina non frazionata per distinguerla dalle eparine a basso peso

molecolare che hanno una più lunga durata d’azione. Per pazienti ad alto rischio di sanguinamento

l’eparina è più adatta delle eparine a basso peso molecolare perché i suoi effetti possono essere interrotti in

modo rapido sospendendo l’infusione

Per il trattamento iniziale della

trombosi venosa profonda

 embolia polmonare l’eparina è somministrata come dose endovenosa di carico, seguita da

 un’infusione endovenosa continua (usando una pompa d’infusione) o da iniezioni sottocutanee

intermittenti;

In alternativa, per il trattamento iniziale della trombosi venosa profonda e dell’embolia polmonare va

somministrata una eparina a basso peso molecolare.

Profilassi

Nei pazienti che devono essere sottoposti a un intervento di chirurgia generale, basse dosi di eparina per

iniezione sottocutanea sono in genere indicate per

prevenire le

 trombosi venose profonde post operatorie e

 l’embolia polmonare nei pazienti ad alto rischio (per esempio pazienti obesi, con patologie tumorali,

 storia di trombosi venosa profonda o embolia polmonare, pazienti sopra i 40 anni, con un disturbo

trombofilico già

accertato o che vengono sottoposti a procedure chirurgiche estese o complicate);

Circolazione extracorporea

L’eparina è anche utilizzata nel mantenimento della circolazione extracorporea durante

bypass cardiopolmonare ed emodialisi.

Emorragia Se compare un’emorragia è di solito sufficiente sospendere l’eparina; nel caso fosse necessaria

una rapida soppressione dell’effetto dell’eparina, l’antidoto specifico è il solfato di protamina ( Protamina)

EPARINE A BASSO PESO MOLECOLARE Bemiparina, certoparina, dalteparina, enoxaparina,

reviparina e tinzaparina

Nella prevenzione della tromboembolia venosa le eparine a basso peso molecolare sono efficaci e sicure

quanto l’eparina non frazionata; nella pratica ortopedica sono probabilmente più efficaci. Hanno una durata

d’azione più lunga rispetto all’eparina non frazionata; la singola somministrazione giornaliera sottocutanea

ne rende l’utilizzo conveniente.

Irudine lepirudina, un’irudina ricombinante, usata per la terapia anticoagulante in pazienti con

trombocitopenia di tipo II (immune) indotta da eparina che richiedono un trattamento antitrombotico

parenterale. La dose di lepirudina è corretta in base all’aPTT (tempo di tromboplastina parziale attivata).

Indicazioni Patologie tromboemboliche che richiedono terapia anticoagulante parenterale in pazienti con

trombocitopenia di tipo II indotta da eparina.

Effetti indesiderati Manifestazioni emorragiche; riduzione della concentrazione di emoglobina senza

un’evidente fonte di sanguinamento; febbre, reazioni da ipersensibilità (incluso rash); reazioni nel sito

d’iniezione.

Posologia All’inizio 400 µg/kg per iniezione endovenosa lenta (di una soluzione da 5 mg/ml) seguiti da

un’infusione endovenosa continua di 150µg/kg/ora massimo 16,5 mg/ora), corretti in base all'aPTT, per 2-10

giorni (più a lungo se necessario).

Flush di eparinaPer mantenere la pervietà dei cateteri venosi periferici, un’iniezione di cloruro di sodio 0,9%

è efficace quanto i flush di eparina costituiti da soluzioni di eparina sodica alla concentrazione di 10 o 100

unità/ml.

ANTICOAGULANTI ORALI

antagonizzano l’effetto della vitamina K e impiegano almeno da 48 a 72 ore per sviluppare pienamente il loro

effetto; se è richiesto un effetto immediato si dovrebbe somministrare contemporaneamente eparina.

Indicazioni trombosi venosa profonda. L'uso di anticoagulanti orali è indicato anche in pazienti con

embolia polmonare, così come in pazienti con fibrillazione atriale a rischio di embolizzazione in quelli con

protesi valvolari cardiache meccaniche (per prevenire gli emboli che si sviluppano sulle valvole);

Il warfarin è il farmaco di scelta;

Posologia La dose d’induzione tipica del warfarin negli adulti è di 10 mg al giorno per 2 giorni (dosi più alte

non sono più raccomandate).

EFFETTO COLLATERALE DI TUTTI GLI ANTICOAGULANTI E’ L’EMMORAGGIA E’ essenziale controllare

l’INR e omettere dosi se necessario; se l’anticoagulante viene interrotto ma l’effetto non viene bloccato, l’INR

dovrebbe essere misurato 2-3 giorni più tardi per essere sicuri che si stia riducendo.

Gravidanza Gli anticoagulanti orali sono teratogeni e non dovrebbero essere somministrati nel primo

trimestre di gravidanza.

PROTAMINA il dosaggio eccessivo di eparina, se usata in eccesso può avere un effetto anticoagulante.

Effetti indesiderati: Nausea, vomito, affaticamento, vampate, ipotensione, bradicardia, dispnea; reazioni da

ipersensibilità

SomministrazionePer iniezione endovenosa nell’arco di circa 10 minuti, 1 mg neutralizza 80-100 unità di

eparina se somministrato entro 15 minuti da quest’ultima, altrimenti è richiesta meno protamina poiché

l’eparina viene rapidamente escreta; massimo 50 mg.

FARMACI ANTIAGGREGANTI PIASTRINICI

Diminuendo l’aggregazione piastrinica, questi farmaci possono inibire la formazione di trombi nel distretto

arterioso della circolazione dove i trombi sono costituiti da piastrine e gli anticoagulanti hanno scarso effetto.

Aspirina a basse dosi si impiega per la prevenzione secondaria delle patologie trombotiche cerebrovascolari

e cardiovascolari. Una singola dose di aspirina da 150-300 mg deve essere somministrata il prima possibile

dopo un

evento ischemico, di preferenza sciolta in acqua o masticata. Alla dose iniziale va fatta seguire una terapia di

mantenimento con 75 mg al giorno.

Il clopidogrel utilizzato per la prevenzione di eventi ischemici nei pazienti con storia di patologia ischemica

sintomatica. Il clopidogrel, in combinazione con aspirina a basso dosaggio, per il trattamento della sindrome

coronarica acuta senza sovraslivellamento del tratto ST; in questa circostanza si somministra la

combinazione per almeno 1 mese ma in genere per non più di 9-12 , l’uso a lungo termine dell’associazione

aumenta il rischio di sanguinamento e non ci sono prove certe della sua utilità.

Il dipiridamolo è usato per bocca come terapia aggiuntiva all’anticoagulante orale per la profilassi della

tromboembolia associata a protesi valvolari cardiache. Preparazioni a rilascio controllato sono approvate per

la prevenzione secondaria dell’ictus ischemico e degli attacchi ischemici transitori.

Il dipiridamolo è utilizzato anche in associazione con aspirina a basso dosaggio, non vi sono prove certe di

beneficio con la terapia a lungo termine.

INIBITORI DELLA GLICOPROTEINA IIB/IIIA

Gli inibitori della glicoproteina IIb/IIIa prevengono l’aggregazione piastrinica bloccando il legame del

fibrinogeno con i recettori piastrinici. L’abciximab è un anticorpo monoclonale che si lega ai recettori per la

glicoproteina IIb/IIIa e ad altri siti correlati. L’eptifibatide e il tirofiban inibiscono anch’essi i recettori

piastrinici della glicoproteina IIb/IIIa.

INFARTO MIOCARDICO E FIBRINOLISI

Trattamento dell’infarto miocardio

Gli scopi del trattamento sono di fornire una terapia di supporto e antalgica, di promuovere la

rivascolarizzazione e di ridurre la mortalità.

L’ossigeno, la diamorfina e i nitrati forniscono il supporto iniziale e il controllo del dolore; l’aspirina, gli

interventi percutanei coronarici e i trombolitici promuovono la rivascolarizzazione; l’uso a lungo termine di

aspirina,betabloccanti, ACE inibitori e statine aiuta a ridurre ulteriormente la mortalità.

Trattamento iniziale

Dovrebbe essere somministrato ossigeno tranne in caso di broncopneumopatia cronica ostruttiva

grave.Il dolore (e l’ansia) dell’infarto miocardico è controllato con una lenta infusione endovenosa di

diamorfina dovrebbe essere somministrato anche un antiemetico come la metoclopramide (o la ciclizina, se

la funzione ventricolare sinistra non è compromessa) per infusione endovenosa .

L’ aspirina

(masticata o sciolta in acqua) è somministrata per il suo effetto antiaggregante piastrinico è consigliabile una

dose di 150-300 mg. Se l’aspirina viene somministrata prima dell’arrivo in ospedale, lo si deve segnalare con

una nota da inviare insieme al paziente

L'aspirina (o acido acetilsalicilico o ASA; è un farmaco antiinfiammatorio non-steroideo (FANS) della famiglia

dei salicilati. L'aspirina trova impiego come analgesico per dolori lievi, come antipiretico e come

antiinfiammatorio. Ha, inoltre, un effetto anticoagulante e fluidificante sul sangue, per questo il suo uso a

piccole dosi aiuta a prevenire a lungo termine gli attacchi cardiaci.

Il meccanismo di azione coinvolge la riduzione della sintesi di sostanze che proteggono la mucosa gastrica.

Un altro effetto collaterale sgradito, dovuto alle sue proprietà anticoagulanti, è l'aumento della perdita di

sangue nelle donne durante le mestruazioni. L'uso di una piccola quantità di aspirina porta ad una riduzione

del numero dei coaguli; l'effetto collaterale è una minore capacità del sangue di coagularsi, che si traduce in

un'emorragia più abbondante in caso di ferite; Infatti in Italia la donazione del sangue è consentita solo se

sono passati almeno 5-7 giorni dall'ultima assunzione del farmaco.

L’ eparina si impiega come farmaco adiuvante con alteplasi, reteplase e tenecteplase per prevenire ulteriori

trombosi; la somministrazione dell’anticoagulante deve essere continuata per almeno 24 ore

I nitrati sono utilizzati per alleviare il dolore ischemico. Se la nitroglicerina sublinguale non fosse efficace, si

dovrebbe somministrare nitroglicerina o isosorbide dinitrato endovena.

La somministrazione endovenosa precoce di alcuni betabloccanti si è dimostrata efficace; i pazienti senza

controindicazioni dovrebbero ricevere atenololo per iniezione endovenosa a una dose di 5 mg in 5 minuti,

ripetuta una volta dopo 10-15 minuti; il metoprololo per iniezione endovenosa può essere un’alternativa.

ACE inibitori nei pazienti ipertesi o normotesi il trattamento con un ACE inibitore può essere iniziato entro

24 ore dall’infarto miocardico e continuato per almeno 5-6 settimane Tutti i pazienti dovrebbero essere

monitorati con attenzione per lo sviluppo di iperglicemia; i pazienti diabetici o con iperglicemia dovrebbero

ricevere insulina.

Trattamento a lungo termine

Il trattamento a lungo termine comporta lasomministrazione di numerosi farmaci, da iniziare prima della

dimissione dall’ospedale.

aspirina ; warfarin (con o senza aspirina) può produrre benefici maggiori dell’aspirina da sola ma aumenta il

rischio di sanguinamenti.

Farmaci fibrinolitici agiscono come trombolitici lisano i trombi che bloccano le coronarie trasformando il

plasminogeno in plasmina, la quale degrada la fibrina

L’efficacia dei farmaci trombolitici nel trattamento dell’infarto miocardico è ormai accertatastreptochinasi e

alteplasi riducono la mortalità; reteplase e, più di recente, tenecteplase sono anch’esse approvate per

l’infarto miocardico acuto; somministrate per i.e. (tenecteplase in bolo).

Effetti indesiderati sono principalmente nausea, vomito e sanguinamento ipotensione, di solito controllabile

con il sollevamento degli arti inferiori, riducendo la velocità dell'infusione o sospendendola

temporaneamente.

Il sanguinamento è di solito limitato al sito d’iniezione ma può comparire emorragia intracerebrale o

sanguinamento da altre sedi. Sanguinamenti gravi impongono una interruzione del trombolitico e possono

richiedere la somministrazione di fattori della coagulazione e farmaci antifibrinolitici (aprotinina o acido

tranexamico).

TERAPIA DEL DOLORE

ANALGESICI

Analgesici non oppioidi

Analgesici oppioidi

Dolore neuropatico

Analgesici non oppioidi Farmaci Antinfiammatori non Steroidei (FANS)classe di farmaci dall'effetto anti-

infiammatorio, analgesico ed antipiretico.Aspirina, Paracetamolo , Ketoprofene

Dal punto di vista chimico i fans appartengono a classi diverse ma tutti hanno la capacità di inibire la ciclo-

ossigenasi (COX).

L’aspirina si lega in modo covalente con la cox causando un’inibizione irreversibile, mentre per es.

ibuprofene e piroxicam sono inibitori competitivi reversibili

COX-1, prodotto costitutivamente e ubiquitario in condizioni fisiologiche e

COX-2, sintetizzato in maniera inducibile e quasi assente se non in attiva fase infiammatoria.

Gli anti-infiammatori hanno una selettività differente verso COX-1 e COX-2; tale specificità è alla base per la

ricerca farmacologica e per la comprensione e la risoluzione dei problemi legati alla tossicità di alcuni di

questi farmaci.

Effetti antipiretici

I fans non riducono la temperatura corporea quando essa è normale, durante la febbre un pirogeno

endogeno l’interleukina 1 viene liberato dai leucociti e agisce direttamente sul centro della

termoregolazionenell’ipotalamo portando ad aumento della temperatura corporea.Questo effetto è associato

ad un aumento delle prostaglandine nel cervello, l’aspirina previene gli effetti sulla temperatura

dell’interleukina 1

Aspirina acido acetilsalicilico Indicata per il dolore da lieve a moderato, febbre antiaggregante piastrinico

ControindicazioniBambini e adolescenti sotto i 16 anni e durante l'allattamento (sindrome di Reye); ulcera

gastrointestinale precedente o attiva; emofilia; da non usare per il trattamento della gotta.

Ipersensibilità

L’aspirina e altri FANS sono controindicati in pazienti con storia di ipersensibilità all’aspirina o a qualunque

altro FANS, inclusi soggetti in cui attacchi di asma, angioedema, orticaria o rinite sono stati scatenati da

aspirina o qualunque altro FANS. L’aspirina interagisce con molti altri farmaci; l’associazione con warfarin è

particolarmente pericolosa

paracetamolo è simile a quella dell’aspirina, ma non è dimostrabile una sua attività antinfiammatoria; è

meno irritante a livello gastrico e per questo motivo è ora preferito all’aspirina, soprattutto negli anziani. Il

sovradosaggio di paracetamolo è molto pericoloso, può provocare un danno epatico

Il nefopam può avere un ruolo nell’alleviare il dolore persistente che non risponde ad altri analgesici non

oppioidi.

Provoca scarsa o nessuna depressione respiratoria, ma gli effetti indesiderati simpaticomimetici e

antimuscarinici possono essere rilevanti

Preparazioni analgesiche in associazione Le preparazioni analgesiche che contengono un analgesico

non oppioide (come aspirina o paracetamolo) e un oppioide riducono la possibilità di calibrare efficacemente

i singoli componenti nel controllo del dolore di intensità variabile.

Una dose piena di oppioide (per esempio 60 mg di codeina fosfato) nelle preparazioni in associazione

aumenta effettivamente l’attività analgesica ma può indurre l’intero spettro degli effetti indesiderati da

oppioidi nausea, vomito, stitichezza grave, sonnolenza, depressione respiratoria e rischio di dipendenza

nella somministrazione a lungo termine;

La caffeina è un debole stimolante spesso incluso, a basse concentrazioni, nelle preparazioni analgesiche.

Si sostiene che l’aggiunta di caffeina può aumentare l’effetto analgesico; tuttavia gli effetti stimolanti, il rischio

di abitudine al farmaco e la possibile induzione di cefalea non sempre

sono desiderabili. Inoltre, in caso di dosaggio eccessivo o di interruzione di trattamenti prolungati, la caffeina

stessa può ridurre cefalea.

Analgesici oppioidi farmaci che mimano le azioni degli oppioidi endogeni causando una prolungata

attivazione dei recettori degli oppioidi.I recettori per gli oppioidi sono distribuiti nel sistema nervoso centrale e

sono stati classificati in tre tipi µ (mi) hanno la più alta concentrazione nelle aree antinocicettive che sono i

principali livelli a cui le sostanze morfino- simili producono analgesia.

Delta ( δ) e kappa (k) recettori hanno più alta affinità, rispettivamente, per le encefaline e le dinorfine.I

peptidioppioidi hanno azioni inibitorie sulle sinapsi del snc e dell’intestino, questo causa costipazione e sono

generalmente richiesti lassativi. Effetti indesiderati Gli analgesici oppioidi condividono molti effetti

indesiderati, sebbene vi siano differenze qualitative e quantitative. I più comuni sono nausea, vomito,

stitichezza e sonnolenza. Dosi maggiori provocano depressione respiratoria e ipotensione.

Sovradosaggio Analgesici (oppioidi)

coma, depressione respiratoria e pupille puntiformi. L’antidoto specifico in questi casi è il naloxone esso è un

antagonista specifico per i recettori degli oppioidi e permette di superare la depressione respiratoria causata

dalle sostanze morfino simili è indicato in caso di coma o bradipnea. Poiché il naloxone ha una durata di

azione più breve di molti oppioidi, sono necessari uno stretto controllo e iniezioni ripetute in base alla

frequenza respiratoria e alla profondità del coma.

La morfina rimane l’analgesico oppioide più valido per rimuovere il dolore severo, come quello che si

riscontra, ad es, in una neoplasia, in una ferita grave, nell’infarto del miocardio, nelle ustioni gravi, sebbene

provochi spesso nausea e vomito. Nei pazienti affetti da dolore grave i farmaci oppiacei provocano una

sensazione di benessere e tranquillità.

MIOSI: segno caratteristico dell’assunzione di oppiacei. Dovuta all’azione del farmaco sul centro

parasimpatico che innerva la pupilla e ne induce la caratteristica costrizione.

Nell’intossicazione acuta grave o nell’astinenza da oppiacei la miosi lascia il posto alla midriasi conseguente

all’attivazione simpatica di rimbalzo.

AZIONI SULLA RESPIRAZIONE:

la m. deprime l’attività respiratoria anche a normali dosi terapeutiche e la morte per avvelenamento da

morfina è una conseguenza di un’arresto respiratorio.

AZIONI SUL TRATTO GASTROINTESTINALE:

Provoca una riduzione delle onde peristaltiche a livello del colon con conseguente stipsi, che nel caso la m.

venga usata come analgesico rappresenta un effetto collaterale ma, al contrario, questa azione delle

sostanze morfino simili viene sfruttata nel trattamento della diarrea.

TOLLERANZA

:

viene definita come la perdita di risposta dopo somministrazione ripetuta di uno stesso farmaco, per produrre

un medesimo effetto è richiesta una dose maggiore rispetto alla precedente

DIPENDENZA FISICA

: condizione che si sviluppa in seguito alla tolleranza in quanto il farmaco ha alterato

tutta una serie di meccanismi omeostatici che prima erano in equilibrio


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in infermieristica (MARINO, ROMA, SORA, TIVOLI)
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Nurse.d92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Infermieristica clinica in area critica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Tor Vergata - Uniroma2 o del prof Perazzi Maria Elena.

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