Le essenze
Le essenze, quanto tali, sono miscele di sostanze volatili di origine vegetale, anche se l’uomo è in grado di produrre qualche sostanza volatile; viceversa, a partire da oli essenziali possono essere prodotte fino a 100 sostanze volatili.
Oli eterei
- Sono poco solubili in acqua ma sono generalmente molto solubili in soluzioni formate da Alcool-Etere e in Oli fissi.
- Possiedono un odore forte, che generalmente è gradevole ma, in alcuni casi, gli odori possono essere sgradevoli.
Le resine
Le resine, sono prodotti fisiologici delle piante che trasudano e rilasciano queste sostanze per eventi traumatici come per esempio delle incisioni o delle ferite nella pianta. Le resine, inoltre, possono essere formate anche da oli essenziali, che se vengono lasciati per molto tempo generano delle resine particolari che vanno incontro a ossidazione e polimerizzazione.
Le resine, inoltre, possono essere mescolate a oli essenziali come nel caso della Trementina, del Canada, Perù e Tolù, andando a formare i relativi Balsami. Non tutte le resine, però, producono balsami, ma in genere possono sempre generare degli oli essenziali. In genere, sono una formazione particolare a metà tra la crema e lo sciroppo denso, e si possono separare andando a eliminare la parte più volatile.
I balsami
I balsami, si diversificano dalle resine per il loro contenuto maggiore di oli essenziali, che li rendono più fluidi delle resine, oltre al fatto che contengono una quantità maggiore di Acido benzoico e cinnamico. Di norma, questi prodotti vengono usati per comporre dei preparati per la tosse.
Terpeni
Valutando la prevalenza delle resine e dei suoi metaboliti secondari presenti in natura, abbiamo visto come vengono sintetizzati maggiormente i terpeni nel 55% dei casi. Siccome abbiamo una serie di terpeni che si possono formare con l’accoppiamento tra Timina-Citosina, allora possono essere create delle grandi varietà di terpeni, che possono essere usati solo per la loro struttura chimica. Parliamo, di monoterpeni, sesquiterpeni e/o diterpeni che spesso e volentieri vengono mescolati tra loro e generano un composto unico, anche se esistono quelli con prevalenza maggiore rispetto ad altri.
Di norma, sono molto uniti e possono garantire un’efficacia farmacologica con proprietà organolettiche e possono anche sfruttare la loro azione battericida.
Nepeta cataria
Nepeta cataria, ossia la vera e propria erba gatta che a differenza di quella che viene venduta al supermercato, questa è un vero e proprio afrodisiaco per i gatti. Questa è formata da dei lattoni prodotti sui gatti che generano, dopo l’inalazione, la funzione afrodisiaca e di conseguenza il gatto va a strusciarsi contro la Nepeta, la quale libera l’olio essenziale e quando il lattone arriva a livello del SNC genera uno sballo sessuale nel gatto. Non tutti i gatti sono sensibili a questa pianta, infatti la funzione varia in base agli animali. Nell’uomo non genera nessun effetto, anche se prima della nascita del the questa veniva usata come calmante.
Metodi di estrazione
Tutto il genere Citrus, genera l’olio essenziale per via della spremitura del flavedo, mentre gli altri oli essenziali vengono prodotti per distillazione e per via del massimo incremento che è necessario per aumentare la produzione dell’olio essenziale. Si possono avere trattamenti diversi in base alla pianta che si sta per utilizzare, nel caso usassimo delle piante secche o piante fresche. Quindi, esistono vari metodi di estrazione.
Dopo aver compiuto la distillazione, sopra l’acqua si stratifica una certa quantità di olio essenziale e, in questi casi, per via del processo di centrifugazione o mediante un apparecchio adatto vado a pescare l’acqua e la posso riutilizzare oppure la posso buttare. La distillazione, è un processo separativo che mi permette di separare una miscela andando a sfruttare la sua volatilità, che non è nient’altro che un misticismo della sostanza che vuole diventare un gas. Il processo di distillazione, viene usato in molti campi, sia a livello alimentare che a livello di analisi chimiche e può dividersi in:
Distillazione semplice
O a pressione ambiente, dove il materiale viene messo in un pallone con un opportuno solvente e, all’interno del pallone, vengono messi degli ebollitori, i quali permettono al liquido di non generare bolle troppo grandi che sennò mi farebbero esplodere il tutto. Qui, troviamo un termometro a contatto con i vapori e, inoltre, il pallone viene collegato ad un impianto di refrigerazione, dove da una parte troviamo acqua fredda e nell’altro pallone c’è il ricircolo.
Ciò che finisce nel pallone finale prende il nome di “idrolato” se è stato distillato in acqua. L’idrolato è formato dall’emulsione appariscente di acqua e olio essenziale, più ne è presente e più si stratifica, di conseguenza, meno olio più si separa.
Distillazione in corrente di vapore
In questo caso troviamo 2 palloni, nel pallone A troviamo l’acqua con i suoi ebollitori, mentre nel pallone B troviamo la pianta. Si va a creare una corrente di vapore, in cui la pianta viene distillata con l’acqua che può essere riscaldata oppure l’acqua non viene riscaldata. Ciò che esce dalla corrente di vapore e va dove c’è la pianta è ciò che porta via le sostanze volatili dalla pianta.
Differenze nei metodi di distillazione
Nella distillazione semplice, ho anche un’azione svolta dall’idrolisi e il principio attivo è molto diluito e la sostanza lipofila è sempre a contatto con l’acqua. Nella distillazione in corrente di vapore, invece, il processo è molto più dolce e estrae solo le sostanze volatili. L’idrolato, viene usato come tale, e di norma è molto importante proprio in cosmetica per la produzione di acque profumate, oltre per l’utilizzo delle stesse come idratante anche dopo doccia o bagno; in questo caso viene estratto l’olio essenziale.
L’olio essenziale deve essere estratto con un imbuto separatore dove andiamo ad aggiungere oltre all’olio essenziale lipofilo, una parte di solvente nel pallone. A questo punto andiamo a creare la separazione agitando in senso orario l’imbuto posto con l’apertura verso l’alto e il tappo verso il basso. A questo punto togliamo il tappo per eliminare la pressione creata e apriamo il rubinetto eliminando l’acqua in una beuta. A questo punto, cambio il becker e svuotiamo il solvente andando a recuperarlo con l’olio essenziale. Solo successivamente, mediante il riscaldamento andiamo a recuperare l’olio essenziale. Visto che andiamo ad usare un solvente, questa tecnica non può essere usata per soluzioni farmaceutiche, in genere se ne usa un’altra, che, se però genera una resa molto bassa viene sostituita da questa.
Per la resa, si va a pesare il materiale ottenuto e viene calcolata la resa in olio essenziale (resa quantitativa). Generalmente, andiamo a cercare di capire cosa c’è all’interno, svolgendo titolazioni particolari con reazioni specifiche. Un esempio è dato dai composti aldeidici che sono particolari perché generano l’idrazone mediante l’uso di idrazina e generano una colorazione rossa. Oppure possono venire usate delle analisi cromatografiche, come nel caso del bergamotto utilizzando dei cromatogrammi standard che possono essere usati come base di valutazione.
Influenze e distribuzione degli oli essenziali
Gli oli essenziali, però, possono essere influenzati da fattori climatici e ambientali, oltre che da altre piante vicine che possono generare in loro un’influenza. Anche i metalli pesanti possono andare ad influenzare la loro azione e resa. Gli oli essenziali possono essere presenti a livello del fusto, della radice, delle foglie o dei fiori, e possono generare una distribuzione varia. L’umidità, oltre per via dell’esposizione al sole, può far sì che l’olio venga secreto da dei peli ghiandolari e possa venir maggiormente influenzato su queste variazioni climatiche. L’olio essenziale, in base di ricerca, è ancora usato in molti studi.
Mentofurano
Mentofurano, è in grado di generare un’aroma spiacevole della mentha; mentre il mentolo è ciò che cerchiamo maggiormente, un altro esempio può essere dato dal Laurano o dal Citrus, che in base al clima, può avere diverse attività che di norma non sono uguali. Negli oli essenziali, in genere, l’attività farmaceutica è diversa e può variare in base all’estratto acquoso o all’olio essenziale. Il Rosmarino può generare un olio che viene usato come antibatterico, oppure, può essere usato come un infuso che ha azione spasmolitica e/o digestiva.
L’olio essenziale è comunque un fitocomplesso e, di norma, se viene isolato e l’attività è stata testata, gli oli puri hanno sempre un’azione maggiore del fitocomplesso. Andando, però, a cambiare il rapporto tra gli stessi composti l’olio essenziale è in grado di perdere o acquistare altre attività differenti.
Attività degli oli essenziali
Con gli oli essenziali, ciò che facciamo dipende dalla pianta usata e si hanno attività diverse:
- Disinfettante
- Analettica, come nella canfora (del respiro)
- Espettorante, con capacità antiflatulenza come nel caso del finocchio
- Digestiva
- Sedativa
- Psicostimolante
L’attività che viene più riconosciuta agli oli essenziali, però, è quella antibatterica. In questi casi, bisogna preparare una piastra con un terreno di coltura sull’Agar, solo a questo punto possiamo far sì che vengano messi dei dischi di carta sui quali vengono svolti i test di 4 oli diversi. Se la crescita viene stoppata del batterio, si ha la creazione di un’inibizione che può essere più o meno grande, con attività battericida o batteriostatica diversa. Può avere un’azione antibatterica, ma non per forza questa deve essere l’azione unica e completa; però sulle piccole ferite va sempre messo diluito, mai puro, e MAI su un paziente pediatrico. È importantissimo che gli oli essenziali, prima dell’utilizzo vengano diluiti in oli fissi ecc.
Quindi, il primo step è quello della diluizione dell’olio e, solo poi, si può andare a valutare l’azione che può generare se viene applicato sulla ferita. Prelevando l’olio da una fossa batterica si necessitano diversi valori di sostanze per la crescita batterica, mentre nel caso del fenolo bastano 5,6 mL. La cosa affascinante, nonostante essendo antibatterica è che non è presente la tossicità nell’olio essenziale puro.
Etichettatura
Per essere reale e valere i soldi pagati, deve avere:
- Nome botanico
- Caratterizzazione chemiotipica
- Parte della pianta usata
- Luogo di raccolta
- Metodo di raccolta
- Data di estrazione
- Operazioni su olio grezzo
- Cautele
- Eventuale attestato di certificazione.
Terpenoidi
I terpenoidi, si formano mediante l’unione di composti tramite un attacco testa-coda e vengono divisi in base alle strutture in:
Monoterpeni
Che non sono nient’altro che degli idrocarburi terpenici, fanno parte di questa categoria i semi del pepe che contengono fenantrene, pinene e limonene. Tutte e 3 i composti derivano dall’essiccamento del seme che genera una variazione della frazione aromatica e nei nostri casi ci interessa l’olio essenziale che viene usato soprattutto in cucina, la parte più importante derivante dal pepe è una sostanza azotata nota come piperina.
Piperina
La piperina, è un simil alcaloide che non deriva dagli AA e non lo si può nemmeno considerare tale; la sua principale caratteristica è quella del generare un grado di piccantezza relativamente elevato, ma come è ben noto il livello di piccantezza del pepe è inferiore a quello del peperoncino, il quale presente la capsaicina che è un alcaloide, che per via della sua conformazione molecolare genera un’azione piccante maggiore.
La piperina, inoltre, viene molto usata per la formulazione di vari integratori per via della sua capacità di essere un termonutriente, cioè è in grado di generare l’assorbimento di cibi e nutrienti, come Sali. Essendo un termonutriente funge da stimolatore della termogenesi, e quindi può essere usato in diete per chi vuole perdere peso, ma allo stesso tempo può essere molto utile per chi ha bisogno di assimilare peso.
Un integratore contenente la piperina può essere usato in quei soggetti che vengono sottoposti a interventi chirurgici: dopo aver pensato alla ricolonizzazione, possiamo suggerire l’aggiunta di piperina e eventualmente si può consigliare anche di aggiungere della curcuma, la quale però non può essere assorbita. La piperina, è molto importante perché va ad agire sugli acidi biliari e, per via della loro proprietà emulsionante e per l’aumento della capacità di assorbimento è molto associata all’estratto di curcuma.
Estratto di curcumina in prezzo è inferiore all’estratto liquido di curcumina.
Olio etereo di trementina
È molto importante, anche l’olio etereo di trementina il quale si ricava dalla corteccia dei gruppi appartenenti alla categoria dei “pinus” i quali hanno la capacità di trasudare sostanze, solo nel caso in cui la pianta venga danneggiata in modo intenzionale, come ad esempio con lo spruzzo di acido solforico che genera un efflusso maggiore del prodotto. La trementina presenta delle sostanze con un alto grado aromatico, anche per il semplice fatto che esistono dei “pinus” che vengono usati per il ricavo della trementina, che attualmente viene solamente usata in tecniche di colorazione ad olio.
La trementina presenta, anche, una stereoattività sintetica che deriva dal Pino palustre e dal Pino pinaster. In questi casi è presente una maggior quantità di (+)α-pinene, in Italia, invece, è molto presente il (-) questa è dovuto ai vari fattori ambientali. La trementina, è molto usata come mucolitico delle alte vie respiratorie, perché è in grado di andare a disperdere i vapori balsamici nell’ambiente; bisogna SEMPRE fare attenzione all’utilizzo di queste sostanze, specie nei soggetti che presentano uno stato febbrile, perché l’azione va a contattare i recettori a livello del SNC e genera in questi soggetti convulsioni.
Colofonia
Dopo una distillazione di un prodotto contenente l’essenza di Trementina e di Colofonia, si è andati a valutare il contenuto della Colofonia. Nella Colofonia è presente l’Acido Abietico, il quale veniva usato anticamente nella produzione dei cerotti Bertelli, per la presenza della carta antireumatica. È stato, ovviamente, usato anche come aggiunta di altri composti, ma comunque sempre per la formazione di altri cerotti come nel caso dei cerotti antidolorifici o antinfiammatori, nei quali la differenza era data solamente dal prodotto usato in aggiunta. L’Acido Abietico, viene usato anche per il trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna, per via della sua attività inibitoria nei confronti del TH-5.
Alcoli e loro derivati
Nel caso, il paziente è a contatto con altri derivati che sono più restrittivi è meglio utilizzare composti come gli alcoli come nei casi di:
- (-)-Linalolo
- (-)-β-Citronellolo
- Geraniolo
- (-)-Mentolo
Ovviamente, tra questi, il più conosciuto è il derivato della menta piperita che è un ibrido, derivato da: Mentha longifolia, Mentha aquatica e Mentha suaveolensis. È possibile produrre la Mentha utilizzando solo le “Talee” o gli “Stoloni”. Visto che, stiamo parlando di un ibrido che può essere sterile, di conseguenza, è possibile preparare la Mentha piperita in diversi modi con una buona resa. La presenza di un jasmone e del mentofurano sono indispensabili e sono i principali determinanti che influenzano maggiormente il sapore e l’odore del nostro composto. Il jasmone è quello che garantisce a questa essenza un sapore più dolce e piacevole; mentre il mentofurano è il determinante principale delle capacità sgradevoli e piccanti tipiche della menta, che devono essere nella minor % possibile.
Utilizzo della menta
La menta è sempre stata una pianta molto usata e molto importante a livello terapeutico, anche se attualmente è molto più utilizzata in ambito alimentare, liquoristico o per la correzione del sapore di certi prodotti, come nel caso degli antibiotici. Come abbiamo visto, esistono vari tipi di Menta come per esempio: la Mentha nera, che è più rustica e genera più prodotto, ma con una qualità minore.
Esiste, inoltre, la Mentha bianca, che è invece molto più pregiata. La Mentha, in genere, si presenta come liquido incolore spesso, però, tendente al verde con un odore pungente e può essere usato a livello cutaneo o come digestivo. Ha la capacità di lasciare un effetto fresco immediato, a chi ne fa uso o dove viene applicato. In genere, si ottiene l’1% dall’estratto fresco, mentre se viene essiccata si ottiene solo lo 0,5% di essenza. Nella menta non c’è solo l’olio essenziale, ma è anche presente un 50% di metanolo e un 27% di mentone derivati dalle foglie. Nel processo di estrazione è possibile ricavare sia gli Oli essenziali, che altri Metaboliti secondari come il K, il Mg, o l’Acido ascorbico, ma possiamo anche trovare dell’Acido salicilico che però non è mai abbastanza per giustificare i suoi valori benefici.
Proprietà antiallergiche della menta
La mentha, inoltre, può possedere un potere antiallergico, che mediante lo studio in vivo si è dimostrato che effettivamente la Mentha ha anche delle capacità antiallergiche e anti
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