Etica sociale
La domanda di Caino: capitoli sul male (1-2)
Il male: la difficoltà di dire il male nel male
Il male non è solo fisico, il male si può fare, ricevere. Come si fa a dire il male che ci facciamo? Come faccio a dire il male nel momento del male, nel momento in cui si soffre?
Il paradosso di dire il male: bisogna tentare di parlare del male (es. quando si viene lasciati, quando un tuo amico è malato) o non parlarne proprio. Bisogna parlare del male perché il male è parte della vita, si presenta, succede ed è necessario parlarne. Il male sorprende quando appare. Il male dispera. Se il male non fa male non è male. Per i media è necessario parlare del male, il bene non fa notizia. Si rischia però, che parlando del male si possa fare ancora più male. È il male che parla quando si dice "che vuoi che sia, passa tutto quanto".
Seneca, scrittore latino, scrive una lettera di consolazione alla madre in seguito a un lutto in famiglia. Seneca ammette di non riuscire a scrivere questa lettera: aveva tanti motivi per parlare quanti per tacere, di fronte al male. Osare parlare del male è per dare consolazione, per il bisogno reciproco di sostenersi, parlare del male per dare sfogo. Si parla del male nel momento del male. Seneca trovò molti ostacoli prima di scrivere questa lettera. È molto difficile parlare del male nel momento più acuto del male. Nulla è più controproducente di applicare senza malattia la medicina. Il male ci chiede di parlare, c’è però un problema di incomunicabilità: lo stesso male non è capitato ad entrambi (a chi è successo e a chi cerca di consolare).
La parola che parla del male è offerta, la vita riemerge. La metafora della cicatrice che non si rimargina del tutto. Coloro che hanno affrontato il male più volte possono vantare un animo ricco di cicatrici che temprano il carattere del ferito. Nel momento della disperazione si può solo ascoltare, evitando di parlare del male. Seneca si chiede quali siano le parole adatte da scegliere. La parola di Seneca: Seneca parla prima con sé stesso del male, la sua parola vuole condividere il male, vuole curare, accarezzare le ferite. Nel dolore la parola e i gesti si confondono. Il dolore a volte chiude la gola, non si riesce nemmeno a parlare nel momento della sofferenza propria e altrui. "Solo una cosa ti mancava, piangere i vivi" nel dolore, morte e vita si rovesciano. Paragona la parola alla medicina (la parola che cura). Seneca conclude: con tutte le cicatrici che ci portano addosso si può sopportare anche l'ennesima.
Il male, il problema del dire il male
Non è facile dire del male, si rischia di fare ancora più male parlando del male. Come parlare del male? Cosa non si può dire del male? Non si può giustificare il male. Giustificare il male significa ridurne la sua realtà. In che modo si giustifica il male = negare il male:
- Negare che il male esista il male è solo una tua impressione, un momento inconsapevole. Quando nego il male, nego che qualcuno soffra veramente. Conclusione: il male esiste e fa male, è il male che agisce quando io nego la sua esistenza.
- Rassicurare "che vuoi che sia, passa tutto". Il male come limite del bene, come limite siccome siamo finiti. Come facciamo a rassicurare sul male mentre il male fa male? Quando parliamo in questo modo stiamo dando al male il nome del bene. Non posso parlare in questo modo ad una persona che soffre, non si può risolvere il male tecnicamente come quando vado dal meccanico. Il male appare e contraddice, si pongono delle domande quando il male appare. La consolazione è autentica quando non si trasforma in una giustificazione del male.
- Giustificare Teolicea (= giustificare Dio), Leibniz filosofo nel 1719. Il filosofo ragiona sul fatto che Dio sia perfetto e onnipotente, crea il mondo che non è perfetto come Dio ma è il migliore di tutti i mondi possibili. Leibniz sta giustificando chi fa il male, in questo modo. Sta giustificando una logica della cultura. In questo modo si giustifica il male dicendo: il male educa, il male minor possibile, il male è a fin di bene…
La coscienza contemporanea del male:
- Il male è ingiustificabile
- Il male è reale, positivo (nel senso che esiste), ha una consistenza
Gaia Antonini pag. 13. Il male è insostenibile
Nancy scrive del male:
- Non è più il tempo della teolicea
- Il male è intrinsecamente ingiustificabile, se giustifichi il male diventi complice del male
- Il male non è un difetto o una perversione ma è un qualcosa iscritto nell’esistenza, è una "malvagità positiva".
- Il male è insostenibile e imperdonabile
Le forme di giustificazione mentono. L’unica cosa da fare è far parlare il male. Le cose che sappiamo sono: il male è ingiustificabile, esiste ed è imperdonabile.
Esiste differenza tra sentire il male e sentire male. Sentire male = manifestazione del dolore. Sentire il male = capire cosa c’è dietro, nel momento della sofferenza.
Fenomenologia della minaccia: Il male si annuncia come una minaccia e aggredisce una vita.
Fenomenologia della fragilità: Il male si annuncia anche come una fragilità (fragilità delle speranze, dei sogni) che ci accompagna per tutta la vita. La fragilità esiste senza che alla base vi sia un equilibrio precedente, non si può ridurre il male ad una anomalia (non si può riparare). Il male prende alla sprovvista.
Morte e vita: La morte è intrinseca nella vita, il male mi costringe a pensare nella vita a una cosa che le si contraddice (morte). Il male, la morte, fa in modo che la vita si smentisca, anche se la vita non vorrebbe. La vita è iscritta nella morte, tanto quanto la morte nella vita.
La realtà positiva del male: Il male è fatto, si fa ed esiste. Il male è vicino a noi. Il male è fenomeno e iper fenomeno.
Il male come iper fenomeno: Il male come iper fenomeno è quello fatto, voluto, programmato, cercato. Il male voluto è fra noi, fatto a noi stessi o agli altri. Il male è anche ostinatamente cercato.
Il rischio della disperazione: Il male che ha l’ultima parola.
Questo tipo di ferita (del male) appartiene alla vita. La ferita del male è primordiale e non ha un’origine apparente. La ferita primordiale ti accompagna per tutta la vita, ti accorgi della ferita e scopri di averla sempre avuta es. quando una relazione si rompe io so che tutto l’amore che arriverà dopo sarà accompagnato dal ricordo della ferita provocata da tale amore, questa ferita è però primordiale e senza origine dato che il male è sempre stato parte integrante vita di ogni uomo. L’integrità è iscritta nella minaccia, come la minaccia nell’integrità. Il male non si riduce al venir meno di qualcosa, ma si riferisce piuttosto ad una ferita primordiale (vecchia come la vita).
Cosa decido di dire o di non dire del male: se io “intervisto” il male capisco che non c’è il male in generale, il male viene fatto. È difficile distinguere da un male naturale a un male che facciamo noi, nel mondo tecnologizzato questa distinzione diventa sempre più labile.
Il male è reale o irreale? Il male è reale, esiste, lo facciamo e capita ma dall’altra parte è irreale. Il male è reale e squarcia l’esistenza, la sua realtà è indubitabile. Tutti i tentativi di giustificare il male e di alleggerirlo nascono dal male. Il male fa male, non si riduce all’idea che noi abbiamo del male.
Insistere sulla realtà del male, dà al male l’ultima parola? Il male però non sembra poter avere l’ultima parola: anche quando tutto è disperato non riusciamo a convincerci che tutto sia perso. L’idea di resistere, la speranza, continua anche nel culmine del male: ci vuole tempo per superare questa situazione di speranza, il male si presenta nella speranza. Anche se andiamo incontro alla morte, la dialettica vita-morte permane. La morte non può essere detta da sola: se non c’è il mio amore cosa finisce? Solo la vita che manca può dire la morte paradosso del male. Anche la vita non è la vita in generale, anche la morte (o il male) non è la morte in generale: il nome del male è quello della persona che soffre, il male ti porta fuori dal generico ed all’indifferenza. Il male non ha l’ultima parola perché ci sono le persone che parlano dell’unicità del male.
Il male rappresenta uno scandalo, è difficile pensare il male al di fuori di affermazioni in contrasto tra di loro. La solitudine del male: ognuno è solo nel male. L’ultima tentazione del male è quella di fare di me il campione della sofferenza (= “nessuno soffre come me”). La scommessa gioca sul fatto di ridurre o meno il peso del male. Il male porta verso un fondo di disperazione e malignità il male è paradossalmente irreale nella sua realtà, il male vuole farci credere di essere più forte della realtà, della stessa vita. Fino a quando c’è male, c’è vita e viceversa (se c’è vita, c’è male). Paradossalmente il male stesso è profeta della vita stessa e non della morte. Il male è impossibile ridurlo perché fa male, bisogna decidere per la vita altrimenti si viene trascinati nel male.
La decisione etica davanti al male: la responsabilità per l’altro nel dolore e nella sofferenza, diventare responsabile del male ti porta fuori dall’ultima tentazione del male (= l’egoismo eroico). Quando senti il tuo dolore come se fosse solo tuo è come se tu sentissi soltanto male senza sentire il male che c’è dietro il male che stai sentendo: non si sente l’estensione, la solidarietà del male, che coinvolge anche gli altri. In queste situazioni non si vede la sua estensione, la sua condivisione, perché si vede solo sé stessi nel male: è proprio questa l’ultima tentazione del male. Il male non è mai solo mio ma nostro. L’egoismo del male: vedi solo te nel male, perfino nel male pretendi di stare al centro di tutto. Il male è nostro. È nella città che il male viene giustificato: conti che tornano soltanto per qualcuno, cose che vanno bene soltanto per qualcuno. L’ultima tentazione del male è allora il farsi campioni della solitudine, se vuoi vedere la giustificazione del male guarda la città.
- Il male insegna la follia di essere mai troppo presso noi stessi noi non siamo mai da soli con noi stessi
- Il male mi insegna che siamo fuori dal centro il male scentra, una vita più autentica è fuori dal centro. Non siamo mai al sicuro da tutto. Il male mi ricorda che c’è una sorta di estraniazione da noi stessi.
Il male non ha l’ultima parola, ma come fa a non averla? Perché il male non abbia l’ultima parola, perché il bene sia più forte del male, il male non va giustificato.
La corruzione (capitolo 2)
La corruzione ha sempre una dimensione intrinseca che sfugge. I luoghi comuni della corruzione vogliono giustificarla, ciò è sbagliato:
- Tutto si corrompe non essendoci nulla che possa sfuggire dalla corruzione, tutto è corruttibile
- In buona fede ogni azione corrotta è sbagliata, anche se fatta in buona fede
- Mezzi sbagliati, fini giusti i fini non giustificano i mezzi se portano alla corruzione
Parlare di integrità non significa affermare che qualcosa è corrotto, l’integrità non si costituisce al negativo. Per non essere corrotti bisogna comportarsi in modo etico. L’integrità e l’eticità sono la stessa cosa e nascono nello stesso territorio della corruzione. La corruzione c’è ed esiste, anche nella vita quotidiana. Per sconfiggerla bisogna combatterla con dei mezzi appropriati, senza scappare dal suo luogo di nascita. Non è semplice parlare o sconfiggere la corruzione: “nel momento in cui noi crediamo di averla nelle mani, essa ci sfugge.”
La libertà di dire no alla corruzione rimette di fronte al problema di fondo della libertà e della legge che non sono nemiche, ma che nascono insieme. Perché ogni sì (libertà), ha bisogno di un no (legge), e viceversa. Senza libertà nessuna legge ha senso perché si può comandare qualcosa solo a qualcuno che è in grado di disubbidire. Nella vita non si può tenere tutto insieme senza decidersi ed impegnarsi mai per nulla: per scegliere bisogna escludere, per essere liberi bisogna sapere dire di no mentre si sta dicendo di sì. La libertà inizia con un distacco, dicendo di no al suo contrario, senza dire di no non può nascere nessun mondo o democrazia. Per questo la libertà ha bisogno di leggi diverse e alternative.
Non basta essere responsabili, si può essere liberi senza diventare mai responsabili neppure della propria libertà. Se la libertà motiva la legge, la legge a sua volta rivela la libertà. Libertà che è fin dall’origine capace di responsabilità, e responsabilità che fin dall’origine suscita libertà. Non basta essere responsabili proprio perché essere liberi non basta neppure alla stessa libertà. La libertà deve avere dei limiti. Senza libertà non ha senso la regola, senza regola la libertà non sa niente di sé stessa. La legge nasce insieme alla libertà. Il legalismo viene dopo la legge, la legge è lo spirito, il legalismo è la lettera. La legge è libertà, il legalismo è imposizione, minaccia, costrizione. Il no alla corruzione è individuale e comune, anche democratico. I codici etici insistono sempre più sul bisogno di uno sforzo comune. Ogni scelta di corrompere, e di corrompersi, è personale. È democratico perché rifiuta di nascondere il male. Il no alla corruzione è quello della democrazia che nasce e si mantiene nel rifiuto del male come male nelle forme di oppressione, violenza, ingiustizia…
Dare maggiore evidenza al male è tipico della democrazia. La democrazia vive finché resta capace di dire con forza quel “no comune” che, pur essendo la sua stessa origine, non è tuttavia mai detto né scritto, né operato a sufficienza. In democrazia, la correzione subentra alla corruzione. Il no contro la corruzione libera la libertà e legalizza la legge. La legge non è il contrario della libertà, e la libertà non è il contrario della legge. Per prevenire la corruzione c’è bisogno di fare pienamente democrazia.
La Rosa Bianca è un film ambientato in Germania, nel 1943, durante la seconda guerra mondiale. Narra di un gruppo di ragazzi che aveva come obiettivo quello di combattere il nazismo in maniera passiva (stampando e diffondendo sei opuscoli, in un periodo in cui era impossibile la libertà di opinione). Questi ragazzi verranno aiutati da un professore. Alcuni di loro verranno catturati e giustiziati alla ghigliottina. Le accuse che li incastreranno verranno esposte in un processo per nulla giusto o imparziale. Il film vuole far capire che la cultura era corrotta dall’ideologia nazista. L’università continuava ad esistere come se nulla fosse: non vi era più libertà di pensiero ed aderiva all’ideologia nazista. Le accuse mosse riguardano le loro azioni:
- Sabotaggio dello sforzo bellico
- Rovesciamento dello stile di vita nazionalsocialista
- Idee disfattiste
- Diffamazione del Fuhrer
- Indebolimento della sicurezza armata della nazione
La corruzione viene mostrata nel silenzio omertoso (il silenzio non significa non essere corrotti) e nella parzialità del processo. Il luogo del film è quello della cultura corrotta. L’università si umilia e si lascia umiliare, corrompendo il suo rapporto con la verità, la sua ragion d’essere.
La voce di questo film è quella di Romano Guardini che, successivamente a questo evento storico, scrive La rosa bianca raccontando gli scopi del gruppo e generando un pensiero sulla corruzione. Guardini dice che i fratelli Scholl sono stati gli unici che hanno osato tutto. Le azioni umane si misurano sull’onestà, la fedeltà, la prudenza e sulla parola libertà. I fratelli Scholl e i loro amici volevano che l’università ridiventasse ciò che deve essere: una comunità che vive nella dedizione alla verità, anche l’università si era trasformata in uno strumento al servizio di fini politici.
Corruzione della cultura. La cultura può essere corrotta verso l’interno o verso l’esterno:
- Verso l’interno ideologia, non vi è un rapporto libero
- Verso l’esterno strumento politico, un’idea viene utilizzata come propaganda o strumento politico.
In entrambi i casi non vi è un rapporto libero e autentico con la verità, l’antidoto alla corruzione non può essere solo la cultura siccome anch’essa può corrompersi. La cultura si corrompe quando l’uomo non è libero nel rapporto con la verità se non vi è un rapporto libero con la verità è semplice passare a un rapporto corrotto con la cultura (ideologica o propagandistica). C’è un terrorismo della verità che confonde l’annuncio di qualcosa che non si possiede e che ci supera con la testimonianza corrotta e idolatrica di sé in quanto portatori di verità. La corruzione può essere sconfitta solo rimanendo nella corruzione.
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