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Etica economica e responsabilità sociale

Introduzione

Nel panorama complesso e incerto in cui ci troviamo oggi, la certezza è che quando ne usciremo non saremo gli stessi di quando siamo entrati; questo vale per ogni contesto, non solo il Covid. Non stiamo vivendo un’epoca di cambiamento ma un cambiamento d’epoca in cui i giovani sono la chiave; Papa Francesco ha detto che siamo l’ultima generazione che può salvarci.

È necessario sviluppare un pensiero collettivo per superare queste difficoltà nella prospettiva di un bene comune il più ampio possibile attraverso nuovi strumenti, tecnologie, prodotti, servizi: dobbiamo innovare per salvarci. L’innovazione però porta dei rischi: può essere rivolta verso il bene comune o verso il vantaggio individuale; può avere come obiettivo il miglioramento dell’ecosistema o la sua distruzione.

Le emergenze attuali

  • Emergenza climatica
  • Emergenza distributiva a fronte di disuguaglianze crescenti: tra zone geografiche, tra donne, uomini e giovani
  • Emergenza sociale caratterizzata da violenze, solitudini ecc.
  • Emergenza democratica: il fenomeno dei sovranismi e populismi, le c.d. democrazie liberali

Per questi motivi “transizione” è la parola all’ordine del giorno, ma questa non è così semplice, non ha solo benefici ma anche costi che è necessario ripartire.

Le transizioni

Guardando queste emergenze siamo coinvolti in 4 o 5 transizioni:

  1. Transizione verde - è necessario ridurre l’impronta ecologica delle attività umane per salvaguardare il futuro e in tale transizione l’energia costituisce un passaggio obbligato: dalle fossili alle rinnovabili
  2. Transizione tecnologica-digitale
  3. Transizione democratica - a fronte dell’invecchiamento della popolazione che in Italia è particolarmente marcato, si pone il problema dei giovani, del ruolo della donna, dell’immigrazione ecc. e quindi è necessario potenziare i servizi di assistenza e prevenzione
  4. Transizione del lavoro - esiste sempre più un problema di riposizionamento delle competenze in scenari produttivi in continuo mutamento. Già oggi c’è disallineamento tra domanda e offerta; es. mancano tecnici qualificati o camionisti; questo crea problemi anche per quanto riguarda le tipologie di contratti (es. rider)
  5. Transizione ??? - verso inclusione (non sentivo bene)

Le transizioni non possono essere gestite separatamente paese per paese, come osserva Sachs (importante economista) è necessario gestire la globalizzazione mediante una governance condivisa all’insegna di un’etica che con la tutela dell’ambiente, lo sviluppo sostenibile, un approccio inclusivo e partecipativo alla vita economico-politica.

Convincimenti in economia

In economia più strade sono possibili, i problemi non hanno solo una soluzione, è infatti una scienza sociale che ha come oggetto la persona e quindi non è esatta. Oggi viviamo in un tempo complesso e contraddittorio, registriamo una sorta di crisi della ragione ovvero crisi delle categorie concettuali con cui l’uomo si rapporta.

La scienza oggi è estremamente intuitiva e veloce; la velocità dei cambiamenti scientifici supera la nostra capacità di comprensione e valutazione. Nell’ottica della globalizzazione al tempo stesso abbiamo registrato il gioco di un capitalismo finanziario speculativo ed oggi digitale, che può trascinare nel baratro istituzioni, stati e vite di miliardi di persone.

Le diseguaglianze crescono in maniera esponenziale a livello geografico ma anche all’interno degli stessi paesi: per distribuzione reddito, possibilità di costruire propri progetti di vita ecc. Gli stili di vita si moltiplicano, la cultura si frammenta in culture tra loro incomunicanti. L’uomo deve ricostruire se stesso ma non può farlo da solo.

Le imprese sono formate da persone che lavorano insieme per il raggiungimento di un obiettivo condiviso che deve contribuire al bene comune cercando di fare questo salto. L’economia basata solo sulla quantità non riesce a far questo, bisogna pensare ad un economia basata sul prendersi cura ovvero un’economia generativa intesa come ricombinazione di creatività sociale, imprenditorialità, congiunta con il desiderio di incidere positivamente sulla propria vita e quella degli altri.

Lo sviluppo sostenibile

Il punto di partenza è l’insostenibilità dello sviluppo industriale. C’è stata una sorta di antitesi tra l’attività economica e l’ambiente (non solo in senso strettamente naturale, ma in senso economico, quindi ambiente sociale). Noi sappiamo che tradizionalmente l’attività economica inquina e consuma risorse limitate. Il concetto di inquinamento non è solo riferimento a quello dell’ambiente naturale, ma abbiamo anche una contaminazione degli ambienti sociali.

Da un po’ di tempo si è presa consapevolezza del fatto che il modello di sviluppo tradizionale sta raggiungendo il suo limite, perché stiamo mettendo a rischio tutti gli ambienti: stiamo danneggiando l’ecosistema (ghiacciai, livello mare, qualità aria) e il degrado delle condizioni sociali di ampie fasce della popolazione.

Sempre di più prende piede il concetto della sostenibilità, concetto abusato. Che vuol dire sostenibilità? La prima definizione risale al 1987 quando venne costituita una commissione uno sviluppo che che produsse un report “Our common future”: lo sviluppo sostenibile veniva definito come incontri e soddisfi i bisogni dei presenti senza compromettere le capacità delle future generazioni di soddisfare i propri bisogni - prospettiva intergenerazionale.

Si sottolineava come un modello di sviluppo che distruggesse le risorse, depauperasse il capitale, avrebbe causato un danno non soltanto alla generazione presente, ma a quella successiva. Quando parliamo di sostenibilità parliamo di 3 grandi dimensioni (capitali): economica, sociale, naturale (ambientale in senso stretto).

Ogni volta che disegno un’attività economica, devo decidere come usare questi capitali, che non sono infiniti e non spesso rinnovabili. Spesso queste 3 dimensioni vanno a confliggere tra loro e si creano trade-off (situazione in cui ho più elementi da prendere in considerazione, per cui la max di uno prevede la diminuzione di un altro). L’equilibrio tra uomo ed ecosistema si può configurare in maniera diversa.

Il principio secondo cui, in un dato periodo, il consumo di una risorsa non deve superare la sua produzione si può declinare in diversi modi. Grazie all’innovazione tecnologica io in realtà sono di fronte alla possibilità di sostituzione tra forme di capitali, quando parlo per esempio di sostituzione di ambienti naturali con ambienti artificiali. Potrei dire che sto consumando risorse della terra, però creo il Metaverso e vado a sciare lì.

Pensiamo alla sostituzione tra capitale sociale e capitale economico. Potremmo avere un ambiente sociale degradato, ma io mi metto il visore e vado nella realtà virtuale. Questa è sostenibilità? Questa è sostenibilità debole, dove tutte le forme di capitale sono perfettamente sostituibili.

A noi piace fare una sostenibilità forte in cui non si può sostituire i 3 capitali.

Le tre dimensioni della sostenibilità

Dobbiamo quindi tenere presente le:

  • Dimensione economica: un’attività economica è sostenibile quando riesce a conquistare e conservare nel tempo un’adeguata posizione competitiva, di creare ricchezza per sé e per gli stakeholder.
  • Dimensione sociale: un’attività è socialmente sostenibile quando riesce a garantire condizioni di benessere in termini di salute, qualità della vita a tutti gli stakeholder con cui va a relazionarsi.
  • Dimensione ambientale: un’attività è sostenibile quando ha la capacità di preservare l’ambiente quale fornitore di risorse, ricettore di rifiuti e fonte diretta di utilità.

Questi 3 capitali sono gerarchicamente equivalenti o qualcuna prevale sulle altre? Ci sono approcci diversi. Da un lato proprio perché i capitali non sono sostituibili tra di loro dovremmo preoccuparcene allo stesso modo; però un approccio più manageriale non può riconoscere che se un’impresa non è economicamente sostenibile non può preoccuparsi degli aspetti sociali e ambientali. Quindi innanzitutto dobbiamo tenere i conti dell’impresa, e poi dobbiamo preoccuparsi di impattare sull’ambiente sociale e ambientale che ci circonda.

L'impresa sostenibile

L'impresa è una realtà organizzata che opera superando i limiti del modello tradizionale di sviluppo orientato alla massimizzazione della crescita e dei profitti e che considera nello svolgimento delle proprie attività la dimensione economica, sociale e ambientale congiuntamente, adottando un modello di gestione improntato al dialogo e alla creazione di relazioni stabili con i suoi stakeholder. È un’azienda che ha capito che non deve pensare solo a massimizzare i profitti, ma che ci sono anche altri obiettivi da prendere in considerazione. Ha capito che il successo di lungo periodo non può prescindere dalla condizione congiunta di queste 3 dimensioni.

Quando si parla di impresa sostenibile, l’opinione pubblica ha in mente 2 cose, si pensa più alla sostenibilità ambientale…

Green economy e blue economy

Green economy: modello economico in cui l’enfasi è sulla tutela dell’ambiente, legati a energie alternative, efficienza energetica, riduzione rifiuti. È un tema importante, però ha dei problemi di allocazione delle risorse pubbliche. Su quali fronti vado ad investire? Comportamenti opportunistici! Quanti privati hanno approfittato di questi incentivi? Le PMI non sempre riescono ad accedere a queste innovazioni, sono costose. È diventato talmente di moda questo tema del green, che tutti lo sono, si parla di “greenwashing” cioè spennellare di verde ciò che verde non è!

Blue economy: l’economia circolare. Dove si pone l’enfasi non sulla creazione di processi a basso impatto ma sulla trasformazione e riutilizzo di scarti e rifiuti. Sostenibilità non vuol dire solo green e circolare, ma anche sostenibilità sociale.

L’agenda 2030 e gli Sustainable Development Goals

L’agenda 2030 è un documento redatto in sede alle nazioni unite che ha definito 17 obiettivi che dovrebbero essere raggiunti entro il 2030. Chi li deve raggiungere questi obiettivi? Tutti dobbiamo dare un contributo (stati, persone, imprese).

Il 25 settembre 2015 è una data storica, dove vi è la constatazione da parte delle Nazioni Unite che il modello attuale di sviluppo è insostenibile dal punto di vista ambientale, economico e sociale. L’ONU chiama tutti i Paesi a definire delle strategie di sviluppo sostenibile, per contribuire al raggiungimento degli obiettivi condivisi, e a dare conto dei risultati raggiunti. Viene redatta l’agenda 2030, che si impone il coinvolgimento di tutti i componenti della società: imprese, pubblica amministrazione, terzo settore, università, individui.

La differenza rispetto ad analoghe iniziative precedenti è che gli stati sono tenuti a creare un sistema di reporting periodico sull’avanzamento verso questi obiettivi. È una call to action esplicita! Questa agenda poggia su 5 principi trasversali.

Si riconosce la centralità della persona, il soggetto fondamentale messo al centro di ogni decisione politica. Si parla della tutela del pianeta, la nostra casa comune che stiamo distruggendo. L’obiettivo è la pace, la concordia tra le nazioni è una condizione fondamentale. L’obiettivo è la prosperità, bisogna garantire a tutti una vita degna di essere vissuta. Si fa molto leva sul concetto di partnership, perché i problemi così complessi non possono essere risolti da un singolo soggetto, serve l’aiuto di tutti, la chiave di lettura è quella degli accordi.

Ci sono 17 obiettivi con 169 target (diamo degli obiettivi concreti) e 240 indicatori sulla base dei quali ogni paese sarà monitorato dall’ONU. Questa agenda cerca di essere flessibile nel senso di pretendere di più da chi è più avanti.

Le imprese hanno un ruolo chiave nel processo di raggiungimento degli obiettivi 2030:

  • Possono contribuire in maniera determinante al raggiungimento degli SDGs. Le imprese hanno risorse
  • Gli SDGs diventano punto di riferimento e guida per le iniziative di responsabilità sociale e per la loro rendicontazione
  • Il perseguimento degli SDGs può rappresentare una fonte di differenziazione e un elemento su cui fondare il proprio vantaggio competitivo.

Sostenibilità e profitto non vanno l’uno contro l’altro. Vale la pena per i manager fissarsi su queste tematiche?

Un’importante voce: Larry Fink e la sostenibilità

Una voce autorevole: Gennaio 2020 - Il re degli investitori Larry Fink (BlackRock): "il climate change trasformerà per sempre la finanza”. Lui ogni anno scrive alle aziende in cui investe.

"Siamo sull’orlo di una completa trasformazione della finanza", perché il climate change obbliga gli investitori "a riconsiderare le fondamenta stesse della finanza moderna”. Il cambiamento climatico sta portando a una profonda rivalutazione del rischio e del valore degli asset - “climate risk is investment risk”. Non possiamo disinteressarci al cambiamento climatico, perché questi problemi ci busseranno alla porta dell’investitore perché impattato sul rischio.

"Il rischio climatico avrà un impatto non solo sul mondo fisico, ma anche sul sistema globale che finanzia la crescita economica", al quale si aggiunge "l’impatto delle politiche legate al clima sui prezzi, sui costi e sulla domanda dell’economia nel suo complesso”. Il cambiamento climatico non impatta solo sull’ambiente fisico, ma anche sulla finanza, su quel meccanismo che tiene in piedi i processi di crescita. Per reagire, dovranno essere poste politiche che impatteranno su elementi concreti, come i prezzi dei prodotti.

Esempi di impatto del cambiamento climatico

  • Le città saranno in grado di far fronte alle nuove necessità infrastrutturali se il rischio climatico ridisegna il mercato obbligazionario degli enti locali?
  • Cosa succederà ai mutui trentennali - un tassello chiave della finanza - se chi li eroga non è in grado di stimare l’impatto del rischio climatico su un arco di tempo tanto lungo, e se non sussistono opportunità di mercato per le assicurazioni nelle aree interessate?
  • Che accadrà all’inflazione, e di conseguenza ai tassi d’interesse, se il costo del cibo aumentasse a causa di siccità e inondazioni?
  • Come possiamo costruire una crescita economica se i mercati emergenti vedono la propria produttività diminuire a causa di temperature estreme o di altri impatti climatici?

Il cambiamento climatico è diverso da tutte le crisi precedenti: anche se si verificassero solo una parte degli impatti previsti, si tratta di una crisi a lungo termine molto più strutturale. Migliaia di miliardi di dollari a poco a poco passeranno nei prossimi decenni ai millennial, quando questi diventeranno amministratori delegati e CEO, politici e capi di Stato, rimodelleranno ulteriormente l’approccio mondiale alla sostenibilità. Il capitalismo deve diventare più responsabile e rendere conto del suo impegno per la sostenibilità.

E gli investitori (come BlackRock...) devono fare la loro parte.

Iniziative di BlackRock

"Laddove riteniamo che le società e i consigli di amministrazione non stiano producendo informative efficaci sulla sostenibilità o non stiano implementando procedure per la gestione di questi problemi, considereremo i membri del consiglio di amministrazione responsabili."

"BlackRock announced a number of initiatives to place sustainability at the center of our investment approach, including: making sustainability integral to portfolio construction and risk management; exiting investments that present a high sustainability-related risk, such as thermal coal producers; launching new investment products that screen fossil fuels; and strengthening our commitment to sustainability and transparency in our investment stewardship activities."

Nel 2021 è stato esplicitato il successivo obiettivo: net zero economy! BlackRock sfida le imprese a predisporre piani per azzerare le emissioni nette di CO2.

Nel 2022 si ritorna sull'argomento... "Every company and every industry will be transformed by the transition to a net zero world. The question is, will you lead, or will you be led?"... e si specifica "We focus on sustainability not because we’re environmentalists, but because we are capitalists and fiduciaries to our clients. That requires understanding how companies are adjusting their businesses for the massive changes the economy is undergoing. As part of that focus, we are asking companies to set short-, medium-, and long-term targets for greenhouse gas reductions. These targets, and the quality of plans to meet them, are critical to the long-term economic interests of your shareholders."

"Divesting from entire sectors – or simply passing carbon-intensive assets from public markets to private markets – will not get the world to net zero."

Una posizione eterodossa: la decrescita felice

Il teorico è Latouche un economista francese. L’idea è che bisogna crescere ma in maniera sostenibile. Latouche è più drastico, l’unico modo per cambiare la situazione è smettere di crescere. I sistemi economici sono ossessionati dall’obiettivo della crescita. Anche un approccio sostenibile, ecologico a basso impatto muove comunque dal presupposto che la crescita sia un...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher diana0fe di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etica economica e responsabilità sociale delle imprese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Spinelli Riccardo.
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