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Etica sociale

Premessa

L’etica sociale si rifà al concetto di morale, ossia agire bene, secondo il giusto senso del dovere (parliamo di deontologia professionale sul posto di lavoro); l'etica quindi riguarda il comportamento giusto in riferimento a una figura che ci interessa in quel momento, abbiamo infatti diversi profili etici. Esistono riflessioni etiche circoscritte, come ad esempio quella personale. Es. se non pago un debito tengo un comportamento immorale e di tipo individuale, l’argomento nostro invece è guardare all'etica sociale, come insieme nella società.

L'insensibilità etica può essere influenzata da un concetto sbagliato di economia. Si dovrà esaminare la bontà e l'eticità delle istituzioni. Per tornare all'esempio di prima non si parla quindi di pagare il debito, ma decidere quale sia il giusto salario, oppure quale sia una giusta politica fiscale. L'etica sociale ha a che fare molto con l'ambiente economico e politico, analizzeremo molto di più quello economico, esempi di istituzioni politiche sono i diversi tipi di governo.

Perché si è arrivati alla crisi?

La gente non ha più paura di niente, non si vergogna, un ladro, un furbo non se ne vergogna più. La società è piena di troppi furbi e troppi ladri. Proveremo a analizzare le istituzioni economiche e politiche sotto il profilo etico, ossia della loro giustizia e bontà.

Riflessione: più stato e meno mercato o viceversa?

Statalismo o liberalismo? Abbiamo avuto momenti in cui lo stato era troppo grasso, poi le privatizzazioni erano troppe, ora lo stato è meglio che si ripresenti! In particolare, le posizioni estreme, sono ideologiche, hanno il fascino di essere concrete. Ma sono ideologiche!

Bibliografia

  • La dottrina sociale della Chiesa (esempio di etica sociale)
  • Edmondo Berselli: L'economia giusta (sottotitolo: Dopo l'imbroglio liberista il ritorno di un mercato orientato alla società, una via cristiana per uscire dalla crisi), Einaudi 2010
  • Marco Vitale: Passaggio al futuro (sottotitolo: Oltre la crisi, attraverso la crisi), EGEA
  • Bellino, Beretta, Dell'Aringa, Molteni, Venturini: La priorità del lavoro oggi, V&P
  • Ripensare lo sviluppo, sfide e prospettive dalla Caritas in Veritate, V&P
  • Luigi Ludovico Pasinetti: Dottrina sociale della Chiesa e teoria economica, V&P 2012

Come si svolge il corso

Prima parte di storia (cosa dice la Sacra Scrittura della ricchezza) e seconda parte di teoria. Frequenza: consigliata non obbligatoria, per chi frequenta non c'è bisogno del manuale. Oltre agli appunti bisogna comprare il compendio della dottrina sociale della Chiesa. Libro a scelta per frequentanti da una lista che verrà fornita. L'esame è orale, ci sarà un pre-appello verso il 6/7 giugno. N.B. Ci sarà anche il foglio che girerà con le firme per la presenza. Lezione mercoledì vedi appunti foto SCA.

Proprietà privata

La proprietà privata va intesa nell'etica di natura liberale, dove il fondamento è l'individuo, come illimitata, mentre in quella socialista non si identifica nemmeno. Nella dottrina della Chiesa è illimitata ma con finalità sociali. Ad esempio, l'azienda che va bene e ha un futuro e per decisione dell'imprenditore chiude, rappresenta un caso di proprietà privata senza una logica di conseguire finalità sociali. Supponiamo che la chiusura sia conveniente economicamente perché i terreni potrebbero diventare edificabili, allora nella dottrina della Chiesa l'imprenditore non dovrebbe disporre delle decisioni di chiudere a proprio piacimento, ne vanno degli interessi dei lavoratori.

Destinazione universale: Ho diritto su un bene nel senso che non mi può essere negato. Ad esempio il petrolio, ne ho bisogno, lo pago ma non mi può essere negato. La proprietà privata è fatta per lo sviluppo dell'economia, in America Latina la proprietà del latifondo è una ragione però di povertà della nazione, è perciò bene che la proprietà privata abbia una funzione sociale, in America Latina la proprietà di alcuni è motivo di una povertà altrui, allora questa proprietà non ha una legittimazione etica, anche se magari l'ha a livello giuridico!

Deus Caritas Est

La dottrina sociale della Chiesa argomenta a partire dalla ragione e dal diritto naturale cioè a partire da ciò che è conforme alla natura dell'essere umano. Galli della Loggia, uno studioso scettico sull'utilità della dottrina sociale della Chiesa, afferma che non riesce ad afferrare i contributi di tale dottrina perché i cattolici debbano avere riguardo agli obblighi della giustizia e carità nonché ai diritti della persona, invece secondo lui i problemi sia per cattolici sia per laici incominciano quando si entra nei particolari, come ad esempio dopo quanti anni lavorativi bisogna andare in pensione, può essere considerato un diritto l'istruzione universitaria gratuita a tutti?, quando il livello di tassazione diventa ingiusto e eccessivo?, con quali mezzi assicurare un regime decente in Afghanistan?

Critiche e risposte

Secondo lo studioso, la Chiesa non ha mezzi tecnici per risolvere i problemi e dovrebbe così stare in disparte, la critica che viene in risposta è coerente con il fatto che non tocca alla Chiesa fare politica perché le soluzioni pratiche sono della politica e perché hanno diverse soluzioni e non tocca alla Chiesa decidere! Non è compito della dottrina decidere le diverse soluzioni.

Lezione 4/3

Che cosa ci dice il Nuovo Testamento a riguardo dell'etica sociale. Qual è il posto dell'economia e qual è il posto dell'economia? La ricchezza è un valore? Si può essere ricchi e salvare l'anima?

San Francesco coltivava il valore della povertà e i suoi frati vivevano di elemosina. San Benedetto invece aveva come valore il lavoro. Qual è quello dei due migliore? Secondo il professore quello di San Benedetto, perché quello di San Francesco non può essere il programma di una società, non può essere esteso a tutta la società. L'ideale benedettino è in grado di fondare una società, il lavoro crea ricchezza, i benedettini hanno bonificato paludi.

Il Vangelo sulla ricchezza

Cosa dice il Vangelo? Condanna o meno la ricchezza? Analizziamo tre passi:

  • Nel brano Luca 16,9,13 "Non si possono servire due padroni, Dio e ricchezza" vediamo come ricchezza e Dio si escludano l'un l'altro, ma non è così, il verbo servire significa essere sottomesso, allora c'è una concezione della ricchezza che è incompatibile con Dio ma ce n'è anche una che è compatibile! Se il rapporto con la ricchezza è concedere tutti se stessi allora non c'è spazio per Dio, se invece dai spazio a Dio in tutta la tua misura allora c'è spazio per la ricchezza. Allora sono compatibili solo se non sono sullo stesso piano! Chiaramente con Dio al di sopra.
  • In Marco 4,1,20 nella parabola del seminatore si fa riferimento alla ricchezza "Il seminatore semina la parola quelli lungo la strada sono quelli nei quali viene seminata la parola ma quando la ascoltano viene satana e la porta via, similmente quelli sulle pietre sono quelli che non hanno radici in se stessi, altri sono quelli che ricevono seme tra le spine ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo, l'inganno della ricchezza e tutte le bramosie che soffocano la parola". La ricchezza è positiva e compatibile con la vita cristiana purché concepita in un dato modo ed è comunque difficile da maneggiare.
  • Luca 12,13,21 c'è un esempio dove la ricchezza può essere un inganno! In una parabola un cristiano chiede di dividere l'eredità con il fratello a Gesù, e il Signore ricorda che anche nella abbondanza la vita non dipende da ciò che si possiede, allora in questo caso è un inganno. Più avanti nella parabola Gesù non spartisce l'eredità vedendo che la domanda nasce dalla cupidigia, racconta di una parabola dove la ricchezza diventa un inganno quando l'uomo ricco ha cominciato a sentirsi sicuro grazie alla sua ricchezza, non quando per l'abbondante raccolto diventa effettivamente ricco. La ricchezza come altre virtù (bellezza, intelligenza) vanno maneggiate con cura. È un valore che può diventare una tentazione.

In questi tre passi in sintesi non c'è una condanna alla ricchezza ma c'è una condanna quando questa prende il sopravvento.

La comunità cristiana primitiva di Gerusalemme

Vediamo ora come viveva la comunità cristiana primitiva di Gerusalemme su questo tema:

  • Negli atti degli apostoli 2, 42,47 viene riproposta una fotografia di Gerusalemme dove si può notare che tutti i credenti, si dice, "avevano tutto in comune e dividevano tutto". Si parla in tale caso di comunismo cristiano.
  • Negli atti 4, v.32 fino a atti 5 v. 11 "Nessuno possedeva e tutto era comune, tutti godevano di pari opportunità, tutti venivano serviti secondo il proprio bisogno", poi un uomo di nome Anania, venduto un terreno, tenne per sé una parte del ricavato e consegnò l'altra parte ai piedi degli apostoli, Pietro lo rimprovera per avere mentito, in quanto non era obbligato a venderlo, ricorda Pietro, Anania morì dopo il rimprovero, e tre ore dopo la moglie morì dopo essere stata interrogata da Pietro anch'essa per il fatto che si era accordata con il marito.

Da questo racconto si ricava la figura di una comunità che sta bene dove non ci sono bisognosi, ma dove non è vietata la proprietà. Questo confuta il concetto di comunismo cristiano. Esistono infatti il concetto di proprietà e ricchezza.

Il versante della politica

In un contesto come quello odierno, la ricchezza ulteriormente sviluppata, ha senso se redistribuita, l'impegno in economia dev'essere inteso come disponibile per la comunità. Non si nega la razionalità economica, viene negato l'egoismo!

Domande che ci faremo: che cos'è l'autorità? Chi ha il potere? Da dove viene il potere? È indefinito o definito? Qual è la sua funzione?

Il Vangelo delle tentazioni

Alcuni passi che ci possono illuminare: nel Vangelo delle tentazioni, il brano Matteo 8,10 racconta della terza tentazione quando Satana chiede a Gesù di inchinarsi, quindi anche il potere politico può giocare questa tentazione. L'altro grande passo è Matteo 22,15,22 dove Gesù conoscendo la malizia dei romani che gli chiedono se sia giusto pagare il tributo a Cesare o meno, risponde "ipocriti, date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio", evitando di essere incastrato dalla loro domanda. San Agostino spiega che sulla moneta sta l'immagine di Cesare e l'immagine di Dio sta nell'uomo, che è stato fatto a immagine di Dio. C'è una sfera (morale, superiore a quella politica e religiosa) della realtà che sfugge e Cesare/politica dove non può regolare e pretendere perché lì l'immagine è un'altra. Questo veniva detto già quando Cesare era tutto, era una società monistica dove chi aveva potere politico aveva anche potere religioso, nella comunità pagana era chiamato pontefice massimo.

Un altro passo di interesse è quello del processo di Gesù dove Giovanni 18,28,19-16 racconta del dialogo tra Gesù e Pilato che aveva il diritto di morte (ius necis) ma che si accorge che Gesù è innocente e gli domanda 'tu sei Re?' e Gesù risponde 'sì ma non è da questo mondo'.

Fuori dal Vangelo

Abbiamo due linee interpretative:

  • Favorevole all'autorità
  • Contraria all'autorità

Se si domanda ai cristiani se riconoscevano Cesare, si identificano le due linee chiaramente, per la prima linea ricordiamo il passo di San Paolo, lettera ai Romani 13, vv. 1-7 che spiega che va rispettato Cesare perché non esiste autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio. Quindi chi s'oppone lo fa nei confronti di Dio e si attirerà la condanna. Perciò è necessario rimanere sottomesso non per il timore della punizione ma anche per questioni di coscienza. L'autorità è ministra del Signore, come un elemento della divina provvidenza. In un altro passo più congiunturale, 1ª lettera San Pietro capitolo 2, 13,17, sempre a favore dell'autorità, si dice di "stare sottomesso a ogni autorità umana per compassione. Perché operando il bene voi chiudiate la bocca degli stolti". In pratica ci dice che è importante aver buona fama e non essere criticabili!

Dalla linea contraria all'autorità abbiamo: atti apostoli 5,26,29 e apocalisse 13,11,18. Nel primo Pietro e Giovanni vengono esortati a smettere di parlare di Gesù che rispondono "bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini", queste espressioni sono le prime in materia di libertà di coscienza. Nel secondo passo, apocalisse 13, si parla della bestia che marchia ogni uomo che domina in maniera tale che non si possa fare nulla senza il suo consenso, dietro questa bestia pare che il riferimento sia all'imperatore romano in relazione alla prima persecuzione. Anche in questo caso abbiamo una prevaricazione.

6/3 vedi foto SCA

Le prime persecuzioni

La prima persecuzione, quella di Nerone, avviene negli anni 60 dove muoiono Pietro e Paolo, l'accusa era l'incendio di Roma. A quell'epoca Roma era abbastanza permissiva, si potevano venerare più culti, esistevano culti leciti (religio licita) e altri non ammessi (superstitio licita) con l'eccezione dei giudei che pagavano il loro culto, a questi si affiancavano per affinità religiose i cristiani. Verso la fine del secolo si assiste a una seconda persecuzione ad opera di Domiziano che in pratica metteva in posizione di subordinazione i cristiani. Si arriva a un punto in cui però il cristianesimo diventa una minaccia per l'impero, più o meno verso la fine del 2 secolo con imperatore Marco Aurelio a causa di sette eretiche. Vi sono atti di un giovane cristiano (Massimiliano) al quale viene chiesto di arruolarsi per l'esercito ma egli spiega di essere già un soldato di Dio con conseguente furia dell'imperatore. Massimiliano a differenza di altri cristiani che si prestano per fare i soldati non accetta proprio perché fa parte di una setta.

Lezione 7/3

(Fare riferimento alle 3 fotocopie consegnate). Sapere le differenze tra Bisanzio e l'occidente vedi punti (a-f) su fotocopia 1. Alla fotocopia 3, testo 22 papa Gelasio: dice la sua su quale sia il rapporto corretto tra i due poteri (politico e ecclesiastico) e il testo è indirizzato all'imperatore bizantino Anastasio. Alla riga 6 troviamo già come il Papa si senta coinvolto di un potere generale, responsabile di tutta la chiesa; gli storici spiegano che il primato si sia così costituito sotto queste parole anche se già scritto nel vangelo. Andando avanti si legge "vi sono due principi", quindi il Papa riconosce il dualismo ma mette in primis il potere spirituale su quello temporale, poiché tocca al Papa salvare anche il sovrano di fronte al giudizio divino. In oriente questo tipo di problema non esiste. Ancora, il Papa dice che il sovrano può governare ma che deve tuttavia piegare il capo con devozione a coloro che hanno nella responsabilità nelle cose divine, spirituali; per quanto riguarda le cose pubbliche, sapendo che l'incarico sia stato conferito per volontà divina, sono le autorità religiose che obbediscono loro stesse alle leggi fissate dal sovrano. Quindi, per concludere, Papa Gelasio mette in chiaro i due poteri, identificando superiore quello della Chiesa e chiudendo il suo discorso con un forte rimprovero "e possa avvenire che non sia così dannosa la loro propria audacia a coloro che oppongono resistenza alla Chiesa".

Ma come sono andate le cose in occidente per davvero? È importante ricordare questo elemento: nei primi secoli del Medioevo scompaiono i termini politico, cittadino, res publica e sono sostituiti da fidelis (fedele) e ecclesia perché la comunità che si crea con la scomparsa dell'impero romano d'occidente si chiama Chiesa. L'autorità politica in sé era scomparsa ma i problemi rimanevano, non si sapeva chi dovesse fare norme, raccogliere tasse, preparare l'esercito e il problema viene risolto con l'istituzione di un ministero all'interno della chiesa (Jona d'Orleans) con a capo il Re che era quindi un ministro della chiesa con la grande funzione di costringere con la forza quelli che in modo riottoso non vogliono ascoltare la parola. Ormai in occidente il problema del dualismo si vede dentro la Chiesa, quindi non si crea uno scontro tra autorità, proprio perché la politica è dentro la Chiesa.

Lezione 11/3

Cesaropapismo: Cesare è imperatore e papa, questo si afferma in oriente. In occidente non si può parlare di chiesa-stato, lo stato si è dissolto, esiste una realtà comprensiva di tutto, la Chiesa. Il problema si propone quindi dentro la chiesa, ci sarà un progressivo formarsi e dissolversi della plenitudo potestatis (pienezza del potere). Questa forma ci mette tanto a formarsi, nel momento della sua massima espressione è però superata dai fatti, si dissolve così in un attimo. Il punto di partenza resta la posizione equilibrata di Gelasio, poi lo scontro tra i due poteri avviene con Gregorio VII (1075 dC) che si scontra con l'imperatore Enrico nella guerra delle investiture perché i vescovi erano titolari di benefici quali terreni e poteri e l'autorità politica voleva essere Lei a sceglierne il titolare, lo scontro avviene per questa ragione. Gregorio scriverà il dictatus papae dove afferma il potere papale sopra ogni altra autorità, anche se poi Gregorio VII morirà per volontà dell'imperatore in esilio. Secondo personaggio importante è Innocenzo III (1198/1216) nel periodo

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher PLANESET di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etica sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Citterio Ferdinando.
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