Etica sociale, primo semestre
Informazioni generali
Prof: Franco Riva
Eventuali materiali di lezione su Blackboard
Preappello: Prima di Natale, martedì 13 dicembre, in aula G004 dalle 8
Ore di lunedì: Discorsi e temi
Ora di mercoledì: Presenta lettura di un testo
Lezioni frontali + slides
Di cosa parliamo
Il programma è uguale a quello che facciamo a lezione. Leggere la parte comune i primi due libri (più importanti), terzo libro: due capitoli a scelta. Più studenti "limed" ma senza libri a scelta.
Male, perdono, viaggio - argomenti principali
3 ottobre 2016
Tema: Posso perdonarti dopo che mi hai fatto del male? È possibile perdonare? Per partire da qui facciamo un piccolo discorso sul tema del male. Non ha senso porsi il problema? Si possono perdonare le colpe dei nazisti? In particolare, aver dato fuoco a una casa piena di bambini e donne ebree?
Premessa: Il male deve esserci sul serio, deve far male! Pensiamo alla nostra ultima lite: sono riuscita a dirti 10 parole che sapevo ti avrebbero ferito di più. Mentre ero arrabbiato, come ho fatto a tirare fuori proprio quelle parole così dolorose? E poi ti chiedo scusa ma questo vuol dire che il male non c'era e che non ti ho fatto male davvero. Se il male non c'è ed è qualcosa come un difetto, se è uno sbaglio, una vista. Se chiede scusa è perché lo sa e non c'è il male. Non ci facciamo male sul serio...
Il male che ti ho fatto era una svista. Dov'è il perdono? Se queste cose contano poco, il perdono non ha senso perché è un perdono facile. Il male c'è e fa male non perché ho male, ma perché c'è e fa proprio male. Male, prima del perdono perché se il male non c'è è una finta.
La domanda di Caino, Franco Riva (Castelvecchio, Roma)
Da quando parliamo del male in quanto umani? C'è un luogo particolare che è la famosa domanda di Caino. Scena: a terra c'è Abele che Caino ha ucciso, il morto c'è già. Dio gli fa la domanda: "Ma dov'è tuo fratello?" e la risposta è: "Non lo so, sono forse io il custode, responsabile di mio fratello?"
Domanda che ci interessa perché è uno dei luoghi più antichi dove si parla del male. C'è un assassinio e un fratricidio e quando viene chiesto conto, la domanda non è rivolta, il fratello che ha ucciso lui, il morto c'è sul serio. Compare nel male questa domanda. Caino fa finta: ha appena ucciso il fratello e chiede se è lui il responsabile, lo chiama "mio fratello" anche se lo ha appena ammazzato e poi Caino risponde con una domanda a un'altra domanda: non vuole essere coinvolto. Eppure in questa domanda Caino incastra se stesso e anche noi. È Caino che in quella domanda tira fuori la responsabilità di fronte al male fatto: ma il mio peccato è troppo grande per essere perdonato.
Sembra che Caino stia sfuggendo dalla domanda e invece sta rispondendo dicendo due parole chiave: responsabilità e fraternità. Caino sta dicendo che prima di essere responsabile non si è fratelli, non basta essere fratelli di sangue perché i fratelli si odiano e si ammazzano. Caino sta dicendo che la vera fraternità non è di sangue. Non c'è fraternità nel sangue, non c'è fraternità senza complicità. Si è fratelli nella responsabilità, se non c'è la fraternità non puoi essere responsabile.
È dentro il male che esce la responsabilità. La domanda di Caino ha un tono ambiguo: "Cosa vuoi che ne sappia di dov'è mio fratello?" - tono ambiguo ma non sta scappando, sta dicendo non lo so, non sa né che cos'è essere responsabile né che cos'è essere fratelli. Non teme di contraddirsi, ha appena ucciso e parla di responsabilità. Del male si è fatto: gli sta rispondendo spostando la meta. Non dice IO, parla DELL’ALTRO A CUI HA FATTO DEL MALE: c'è movimento, il passaggio dall’io all’altro. Domanda più forte, non chiede dove sono io ma dove sono gli altri. Risponde aumentando la responsabilità.
Responsabilità e fraternità
Risponde perché libera la fraternità: i nostri fratelli non sono di sangue, SI DIVENTA FRATELLI. Vuol dire che non ci sono più barriere, etniche, di razza, è proprio libera. Il sangue è una metafora di questa follia di essere tutti uguali. La domanda risponde perché non nasconde il male, ha appena fatto il male più grave ma non lo nasconde e dice "troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono". È una domanda che risponde perché mette in relazione.
Quante volte vorrei perdonarti ma non ci riesco perché è troppo grande la colpa. La domanda di Caino nasconde la vera origine dell'uomo: nessuno di noi è ancora nato come uomo fino a quando non è capace di responsabilità. Sta dicendo che si può essere nati come individui ma non come uomini fino a che non ci viene questa responsabilità. Ma di che cosa sono responsabile? La domanda di Caino non è più dimenticata perché racconta quando nasciamo sul serio, perché ci rende tutti responsabili, non cancella il male (il male non è sminuito, è troppo grande questa colpa), il male fa male, perché c'è l'altro, perché permette il perdono che però è difficile perché è troppo grande la colpa e il male, non si compie vendetta e per la prima volta anche qui si comincia a parlare del perdono con i numeri (7).
Il male non si nasconde, c'è e fa male. Questa domanda è una rivoluzione perché non si è uomini o fratelli senza essere responsabili. Caino non sa niente, non sa cosa vuol dire essere fratelli, cosa è il male, cosa vuoi dire essere responsabile e per questo uccide e fa il male e non ha neanche paura di smentirsi. Subirà la vendetta 7 volte... numeri.
Il perdono è sempre possibile
Il male non è cancellabile, ha il suo peso e rende tutti responsabili. Risponde: non c'è fraternità, non c’è amore, non c'è rapporto finché non c'è responsabilità. Sta dicendo questo, non c'è fraternità senza responsabilità per gli altri. Dice anche che il male non scompare con il perdono, il male non scompare, perdonare non vuol dire cancellare il male. Tu puoi perdonare se lo vuoi. Se sminuisci il male non scompare (troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono).
Se il male c'è le cose non tornano come prima, non è che non sono successe se vengono perdonate. Deve essere difficile perdonare se no il male non è stato fatto. Il perdono è sempre disperato ma al tempo stesso sperato. Il male c'è ed è pesante.
Coscienza contemporanea del male
Come parliamo oggi del male, per quelli che non vogliono dire che il male è soltanto un difetto o un’anomalia. Il male fa male e quando qualcosa si rompe non si recupera in quanto tale. È positivo nel senso che esiste c’è e lo facciamo. Il male è reale. Sono io il male. Se il male non c’è non si può parlare di perdono che non ha niente a che fare con la cancellazione del male. Come faccio a parlare del male? A chi mi rivolgo? Se so non sbaglio, se invece so non sbaglio. Allora nessuno sbaglierebbe.
Differenza fra sentire male e sentire il male: non è la stessa cosa. Esempio: una signora che in età giovane le muore il marito e i due figli: sente il male, mi pone di fronte ad una faccenda che io non conoscerei.
Emmanuel Levinas
Se è possibile distrarsi da sé allora è possibile essere uomini, se non è possibile noi non ci siamo. Se questo è possibile, vuol dire che allora non prendiamo la vita come quel che capita, capita. Ma è possibile?
Se per una volta in vita capita che io non pensi solamente a me stesso, questo significa distrarsi. Distrarsi, dis-astro, astro. Se ti capita di metterti di fronte agli altri non in ottica superiore, non sarai zombie. Certo è possibile distrarsi da sé, capita nel quotidiano. Accade senza cercarlo, senza volerlo: dunque è possibile essere uomini.
Esperienze di distrazione
- Lettura
- Come problema del parlare: voglio dire una cosa ma come la dico?
- Eros
Il finito è una spaccatura della vita. Ingresso del finito nell'infinito, significa che qualcosa è possibile. La lettura è un modo del nostro essere, è un'esperienza quotidiana, inavvertita, inconsapevole di tipo strumentale (leggere è utile per reperire info necessarie alla nostra quotidianità). La lettura mi distoglie da me stesso. La lettura contesta la fiera indipendenza degli esseri: vuol dire che io sento la vita di qualcun altro, come qualcosa che riguarda anche me. Non sono solo. Il rapporto con gli altri è concepito in questi termini. Rottura dell'essere, perché io non sono più io. Sono mille personaggi contemporaneamente, il mio essere non è più il mio essere, il mio essere è di qualcun altro.
La lettura autentica
L'interiorità non solipsistica: io leggo magari una storia d'amore, è vero che la lettura è interiorità, ma non nel senso di pensare a se stessi perché ti porta altrove. La lettura mi mette di fronte all'altro da me.
10 ottobre 2016
Lascio che il male venga avanti: il male c'è e cosa dice di se stesso? Quando c'è il male c'è una ferita. Non c'è solo il dolore del tuo tradimento ma anche il dolore che tu mi hai tradito.
Male = minaccia, fragilità. Il male mette di fronte a qualcosa che si sta incrinando, una morte: si pensa alla morte come qualcosa che distrugge la vita, che la smentisce. Morte/vita. Allora cosa vince? Vale la pena viverla? La fragilità del male non capita, non c'è solo il male che si subisce ma anche il male che si fa. Il male sembra qualcosa che capita invece il male è anche fatto, lo facciamo il male. Non c'è solo la questione del male ma anche la volontà del male. Il male è tra noi e si fa.
La colpa ancora peggiore è giustificare il male, dicendo che il male non è male. Non c'è soltanto un far male ma anche pensare male e fare male che fa ancora più male (perché abbiamo la tendenza a giustificare perché "tanto può far crescere" o "anche il male fa bene": trovare continuamente scuse). Il male ha una propria concretezza, non si può sminuire o dire che è un'altra cosa. Il male nella sua realtà è anche irreale perché non sembra essere reale.
Perfino nell'ultimo momento quando la morte arriva sul serio annunci la vita, perché arriva la morte perché c'è la vita. L'ultima parola ce l'ha la vita. Il male è la morte, morte che non può essere detta da sola perché è la vita che manca. Male → minaccia → fragilità → vita/morte → disperazione → non senso. Il nome del male è un altro, queste parole sono già molto concrete. Il nome del male non è male o morte o minaccia, perché il male si riferisce solo a questa vita, il nome del male è di volta in volta il nome della persona che soffre. La vita e la morte hanno nomi, volti. Non si parla del male in generale, bisogna capire chi soffre, il volto del nome di chi soffre.
Posso partecipare al dolore degli altri ma non posso viverlo al posto loro: quindi il male ha un volto e un nome: non si può parlarne in generale. Niente pensieri bonari e ottimisti perché è un modo per giustificare il bene (esempio: tutto si sistemerà). Il male smentisce un progetto di vita però non definitivamente: lo smentisce contro un atteggiamento bonario. Il male smentisce una vita finché è vita. È chiaro che non siamo perfetti ma non possiamo usarla come giustificazione. Non possiamo usare il fatto di avere limiti per avere giustificazioni: diventiamo immediatamente complici del male. Pensieri malvagi del male (esempio: è il suo carattere).
12 ottobre 2016
Perché se no non si può mai risolvere il male se continuiamo a giustificarlo. Ultimo passaggio: paradosso: c'è ancora qualcos'altro che fa male oltre al pensiero del male, alle scuse del male, oltre al male fatto e che fa male: ma nel male che è il volto che soffre, siamo soli? La solitudine è il male nel male. Il male non può essere ridotto, è lì e fa male: il male si incontra.
Il male richiede una doppia decisione: il male non ha l'ultima parola, è una smentita che non è ancora arrivata a se stessa. Nel male c'è un rischio paradossale. Quando c'è un male c'è una sensazione sottile che tende a diventare eroi della sofferenza (esempio: soffro solo io, nessuno soffre come me): il male sbugiarda anche l'ultimo egoismo, vedo sempre solo il mio dolore. C'è una politicità e una socialità del male, non soffriamo mai da soli: carattere pubblico del male. Considerare se stessi come gli unici che soffrono.
Come faccio a scusare e giustificare il male? Tutti i discorsi sul male si vedono nella città degli uomini: l’insistenza sul buon cuore è la società che confessa il dolore che procura. Il male mi mette in crisi: non sono al centro e sto perdendo tutto e il male me lo ricorda, usciamo da noi stessi. Se veramente vuoi dire che il bene ti porta al male e che la vita ti porta alla male smettila di usare e giustificare il male.
L'umano è possibile perché è possibile distrarsi da sé. Mi innamoro per esempio, accade nel quotidiano. Accade anche quando trovo del tempo per ascoltare qualcuno. Esperienze di distrazione da sé: lettura, l'esperienza del come, la parola e l'eros. Se è possibile una cosa di questo genere, cioè distrarsi (dis-astrarsi, non fare se stesso il centro dell'universo), questo corrisponde all'ingresso dell'infinito: infinito vuol dire che non siamo animaletti, neanche animali sociali, ma siamo liberi non perché diciamo "faccio le mie scelte", ma si è liberi nella misura in cui io non "ripeto" ossessivamente niente, di quello che dicono o fanno gli altri o di quello che faccio io. Questa distrazione da sé è interessante perché non è voluto o cercato, questa esperienza di distrazione che rende possibile la mia umanità, porta un nome che non è quello di Dio, ma il nome di qualcun altro mi hai fatto innamorare, porta il nome della persona che ti ha fatto innamorare.
La lettura come esperienza
La prima esperienza è quella della lettura. La lettura è un modo del nostro essere, ma il modo del nostro essere non quello degli altri. Una lettura autentica ti distrae da te e ti fa vivere le vite degli altri.
Il problema è questo: tutti i libri autentici è come se facessero parte del grande libro dell'umanità, perché ti fanno sentire gioie fortune sfortune degli altri. Tutti i libri veri appartengono al grande libro dell'umanità, perché un libro autentico mi fa ridere, mi fa piangere, mi fa innamorare. In Shakespeare, quando dice "polvere maledetta, tu che fai diventare il bello brutto, il giovane bello" il denaro, oppure Dostoevskij quando si parla del dolore innocente, del dolore dei bambini (perché deve soffrire un bambino?). Karamazov risponde al fratello: tutti siamo responsabili di tutto e io più degli altri. Il motivo per cui c'è il grande libro dell'umanità è perché un libro vero ti porta a distrarti da sé, ma questa è una responsabilità per altri: non pensi soltanto a te, ma anche ad altri, tipo al bambino innocente.
Quindi lettura non solo strumentale, ma anche modo del nostro essere. Esiste qualcun altro oltre a me stesso. Però c'è un libro dei libri che non è un libro più libro degli altri libri, ma un LIBRO DEI LIBRI: la Bibbia. La Bibbia lo è perché negli altri libri io sento che la mia umanità è non insistere su di me, ma essere responsabili di altri: ma nella Bibbia si dice: si diventa umani solo nella responsabilità per altri. È la prima volta in cui appare una frase del genere. Da Caino. La Bibbia è il libro dei libri, non perché è sacro perché magico, venuto da chissà dove, ma libro dei libri perché semplicemente annuncia che essere umani è responsabilità per gli altri. "Sono responsabile di mio fratello". È santo ma perché è umano, non sacramentale. È un libro che annuncia la fine dell'egoismo come centro su se stessi, è santo perché annuncia la fine del dogma. Basta con misteri, acque sante, santo perché ti dice che se vuoi essere in rapporto con il divino devi essere in rapporto con l'umano.
Il mito della relazione
Considera il testo letterario come un mistero, come qualcosa che ti trascina nella profondità. Interazione tra discorso, libro dei libri, la lettura. Loro trovano un senso etico nella Bibbia, perché tratta di quando l'umano diventa umano. È un libro sacro perché è manifesto universale dell'etica. Il libro dice la responsabilità verso gli altri. Le parole non sono mai uguali a se stesse, sono sempre in alternativa, e devi scegliere. Le parole del dialogo stanno dentro un ritmo, le parole vere non sono neanche quelle che noi diciamo agli altri. Ma sono quelle che diciamo rispondendo a qualcuno. La parola quindi non è uguale a se stessa. La parola è sempre in alternanza, al bivio fra il parlare con se stessi e con gli altri. Il monologo ha parole bloccate, rocce, che parlano sempre di se stessi. Non ogni leggere è un l...
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.