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INTRODUZIONE:

I concetti a priori hanno la loro applicazione fin dove giunge l’uso della nostra facoltà conoscitiva:

CAMPO: parte dove possono essere applicati

TERRITORIO: parte del campo in cui la conoscenza è possibile

DOMINO: parte del territorio in cui sono legislativi

CONCETTI DI ESPERIENZA: hanno il territorio nella natura, ma non posseggono dominio. Hanno

però una dimora poiché pur non essendo legislativi sono prodotti secondo leggi: le loro regole

sono empiriche e contingenti. TEORETICA PRATICA:

Per Kant la filosofia si divide in e mentre la prima indaga la legalità

conferita dall’intelletto puro ai concetti della natura, la seconda tratta la legalità conferita dalla

ragione pura ai concetti della libertà.

Tuttavia, sebbene questi mondi siano così diversi e il primo non possa influenzare il secondo, il

secondo influenza il primo: il concetto di libertà deve realizzarsi nel mondo sensibile e di

conseguenza la natura deve poter essere pensata in modo che la conformità a leggi della sua

forma si accordi con la possibilità degli scopi da poter realizzare secondo leggi della libertà.

Allora vi è un fondamento soprasensibile che sta alla base della natura e che permette il

passaggio dal modo di pensare secondo i suoi principi a quello secondo i principi della libertà.

FACOLTA’ DI GIUDIZIO: facoltà di pensare il particolare come contenuto nell’universale

La facoltà di giudizio può assumere due forme:

- DETERMINANTE se è dato l’universale e si deve sussumere il particolare

- RIFLETTENTE se è dato un particolare e si deve trovare l’universale.

Mentre il principio della conformità della natura a scopi è trascendentale, il principio della

conformità pratica a scopi pensato nell’idea di una determinazione di una volontà è metafisico.

Il principio trascendentale alla base della facoltà riflettente di giudizio lo dà lei a se stessa ed è

costituito dalla conformità della natura a scopi: la natura è rappresentata come se un intelletto

contenesse il fondamento dell’unità della sue leggi empiriche. Tale intelletto non va ammesso

effettivamente ma serve come principio per riflettere.

CONFORMITA’ A SCOPI: accordo di una cosa con la sua costituzione

PRINCIPIO TRASCENDENTALE: Principio alla base della conformità a scopi della natura.

Rappresenta la condizione universale a priori sotto di cui le cose diventano oggetti della nostra

conoscenza

PRINCIPIO METAFISICO: E’ il caso del principio della conformità pratica a scopi pensato nell’idea

di una determinazione di una volontà. Rappresenta la condizione a priori sotto cui possono essere

ulteriormente determinati a priori gli oggetti e il cui concetto deve darsi empiricamente.

il principio della conoscenza di corpi che mutano

( è trascendentale se il loro mutare ha causa

interna e il corpo va pensato con concetti puri dell’intelletto (i predicati ontologici); è principio

metafisico se ha causa esterna e il corpo viene pensato come cosa mobile nello spazio (concetto

empirico) )

QUALITA’ ESTETICA: ciò che in una rappresentazione di un oggetto è soggettivo e costituisce un

riferimento al soggetto

VALIDITA’ LOGICA: ciò che nella rappresentazione di un oggetto serve per la determinazione

dell’oggetto stesso e per una conoscenza.

In ogni rappresentazione vi è un qualcosa di soggettivo e un qualcosa di reale, ciò che è

soggettivo e non può divenire elemento di conoscenza è il piacere e il dispiacere. In una

RAPPRESENTAZIONE ESTETICA DI CONFORMITA’ A SCOPI l’oggetto viene detto conforme a

scopi perché la sua rappresentazione è immediatamente collegata al sentimento del piacere.

Questo piacere esprime l’adeguatezza dell’oggetto rispetto alle facoltà conoscitive in gioco nella

facoltà riflettente: l’intelletto e l’immaginazione.

In un oggetto dato nell’esperienza, la conformità a scopi può essere rappresentata:

- da un fondamento fondamento soggettivo: riposa sul piacere immediato per la forma

dell’oggetto in una riflessione su di essa.

- Da un fondamento oggettivo dell’accordo della forma con la possibilità della cosa secondo

concetti. La forma si riferisce ad una conoscenza determinata dell’oggetto sotto un concetto

dato.

ESIBIZIONE: porre a lato di un concetto un’intuizione corrispondente.

La facoltà di giudizio, al fine di una conoscenza, pone un’esibizione o mediante l’immaginazione o

mediante la natura nella sua tecnica:

MEDIANTE IMMAGINAZIONE: come nell’arte. Accade quando realizziamo un concetto di un

oggetto che per noi è scopo

MEDIANTE NATURA: come nei corpi organizzati. Accade quando nel giudicare un prodotto della

natura le attribuiamo un concetto di scopo. Il suo prodotto sarà scopo naturale.

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INTERESSE: è un piacere legato all’esistenza di un oggetto. Indica un riferimento alla facoltà di

desiderare.

KANT INDIVIDUA 3 TIPI DI PIACERE:

- Bello ( Vale per gli uomini, animali ragionevoli, partecipi di sensibilità tanto quanto razionalità)

- Piacevole (scaturisce dai sensi e dalle rappresentazioni soggettive che ne derivano. Vale solo

per animali)

- Buono (comportamento retto dettato dalla legge pratica della ragione. Vale per ogni essere

ragionevole)

Buono e Piacevole sono legati all’interesse per l’esistenza dell’oggetto: il primo ne valuta l’utilità ,

mentre il secondo desidera la stessa esistenza di quell’oggetto.

Il Giudizio di gusto invece è CONTEMPLATIVO, vi è assenza totale di interesse per l’oggetto tale

che il piacere che ne deriva è libero, non imposto da un’inclinazione dei sensi e tantomeno da

leggi della ragione. ANALITICA DEL BELLO:

Primo momento: qualità (privo di interesse)

Per distinguere se qualcosa è bello, riferiamo la rappresentazione non all’oggetto ma al soggetto

e al suo sentimento di piacere/dispiacere tramite immaginazione.

Il giudizio di gusto è estetico, NON conoscitivo e i suoi principi di determinazione sono soggettivi.

ES. cogliere in modo rappresentativo un edificio regolare e conforme a scopi non equivale ad

avere una sensazione di compiacimento ( inerente al bello) poiché in tal caso la rappresentazione

dovrebbe riferirsi al soggetto e al sentimento vitale di dispiacere o piacere. Se le rappresentazioni

sono riferite all’oggetto quello è un GIUDIZIO LOGICO.

L’INTERESSE è compiacimento legato alla rappresentazione dell’esistenza di un oggetto.

( Piacevole e Buono). Presuppone un bisogno o ne produce uno, ovvero i giudizi che dipendono

da un interesse NON sono liberi. ( ES. PIACEVOLE “La fame è il miglior cuoco” mostra che la

gente di appetito gusta tutto ciò che è mangiabile. NON è un compiacimento dovuto ad una

scelta di gusto, ma ad una soddisfazione di un bisogno. Kant poi specifica che qualora il bisogno

fosse soddisfatto, si potrebbe operare una scelta di gusto.) ( ES. BUONO Dove parla la legge

morale non vi è scelta libera sul da farsi: “mostrare gusto nel comportarsi” contiene un comando

e quindi un bisogno. E’ ben diverso dall’esprimere il proprio modo di pensare morale, qui il gusto

morale giocherebbe con gli oggetti del compiacimento senza aderirvi… sarebbe privo di bisogno

e libero.)

KANT DISTINGUE:

SENSAZIONE: pertiene alla rappresentazione oggettiva dei sensi e compete alla facoltà

conoscitiva (il verde dei prati che è percezione di un oggetto del senso)

SENTIMENTO: è ciò che resta soggettivo e non costituisce rappresentazione oggettiva di un

oggetto, ma semmai tale rappresentazione sarà collegata al compiacimento soggettivo che

proviamo per l’esistenza della cosa ( la piacevolezza del verde dei prati che è compiacimento per

l’oggetto attraverso la sensazione soggettiva ovvero il sentimento)

PIACEVOLE: ciò che diletta producendo un’inclinazione immediata.

BUONO: ciò che per mezzo della ragione piace mediante il semplice concetto di scopo. Si

distingue in utile (se serve da mezzo) e in se’ ( se piace per se stesso). Visto che in entrambi vi è il

concetto di scopo è presente un compiacimento per l’esistenza dell’oggetto.

Buono mediato. Buono immediato.

In molti casi il piacevole sembrerebbe essere tutt’uno con il buono, ma è un errore da sfatare! Il

piacevole che rappresenta l’oggetto unicamente in riferimento al senso, per essere buono deve

esser riportato mediante il concetto di uno scopo sotto i principi della ragione come oggetto della

volontà (facoltà di desiderare). ( ES. Se pensiamo alla felicità molti potrebbero affermare che il

sommo bene sia l’accumulamento di cose piacevoli nella vita. MA E’ ERRATO. Il piacevole è

godimento. Il sommo bene non si riduce a questo.)

BELLO: dipende dalla riflessione su un oggetto che conduce ad un concetto indeterminato.

Piacevole e bello sono immediati.

GUSTO: facoltà di giudicare un oggetto mediante compiacimento privo di interesse. L’oggetto del

compiacimento è il bello.

Secondo momento: quantità ( privo di concetto e universale)

BELLO: ciò che viene rappresentato, senza concetti, come oggetto di compiacimento universale

In questo momento Kant inizia a trattare uno degli aspetti più complessi di tutta la Critica: la

pretesa del giudizio di gusto di valere per ognuno. Il soggetto, difatti, nel definire qualcosa bello

tenderà ad esigere la condivisione/ l’universalità di tale giudizio parlandone come se fosse qualità

dell’oggetto e giudizio logico sebbene sia ESTETICO e SOGGETTIVO.

Il giudizio estetico ha quantità soggettiva.

Viene introdotta un ulteriore distinzione tra bello, piacevole, buono:

PIACEVOLE:

- giudizio privato, legato unicamente al soggetto che lo esprime, non condivisibile.

BELLO:

- giudizio con validità comune ( detto giudizio pubblico e gusto della riflessione).

Mentre il GIUDIZIO LOGICO postula il consenso di tutti perché in grado di argomentare attraverso

concetti, il GIUDIZIO DI GUSTO esige l’universalità e ne ha conferma non dai concetti ma dal

consenso altrui.

BUONO:

- Esige universalità (ma a differenza del bello posa su concetti della ragione e perciò

l’universalità sarà logica nonostante non sia giudizio di conoscenza) .

PERCHE’ NON E’ GIUDIZIO DI CONOSCENZA IL BUONO? Perché non dice nulla sull’oggetto

ESEMPI PROPOSTI DA KANT:

“La Rosa è bella” —— si parla della forma e perciò è giudizio estetico

“Le rose in generale sono belle” —- giudizio logico fondato sul giudizio di gusto

“La Rosa è piacevole all’odorato” — giudizio empirico

Compreso che tale compiacimento del giudizio di gusto è privo di interessi, non avendo

condizioni private alle quali aderisca solo un soggetto ma essendo condivisibile , dobbiamo

giudicarlo COME SE debba esso stesso contenere un principio di compiacimento universale (un

fondamento che si presuppone esserci anche negli altri)

DISTINZIONE TRA I TRE TIPI DI COMPIACIMENTO IN BASE AL SUDDETTO CARATTERE:

Abbiamo detto precedentemente che il piacevole ha fondamento su un giudizio privato:

ES. Chiunque può dire che il vino delle Canarie è piacevole senza meravigliarsi se qualcun altro

non lo apprezza. Questo perché nel dire “questo è piacevole” sono consapevole che lo è per i

miei occhi, il mio tatto, il mio gusto.

C’è un caso però in cui il piacevole trova concordanza tra gli uomini: quando nell’intrattenere gli

ospiti si afferma che quella persona ha avuto buon gusto, MA l’universalità in quel frangente sarà

comparativa poiché riguardante la socievolezza.

I GIUDIZI DI GUSTO SONO SINGOLARI: l’oggetto è messo dinnanzi al mio sentimento di

piacere/dispiacere e il giudizio viene fondato su una quantità soggettiva perché priva di concetti.

Il sentimento del piacere precede o no il giudicare l’oggetto?

IL GIUDIZIO PRECEDE IL SENTIMENTO DEL PIACERE. Se fosse il contrario e il piacere venisse

prima del giudizio, questo darebbe solo conferma della presenza di quel sentimento e verrebbe a

coincidere con la piacevolezza che ha valore privato.

Cosa sta a fondamento del giudizio allora?

Il libero gioco della facoltà conoscitive che produce uno stato d’animo soggettivo non è vincolato

a regole o concetti. Dalle condizioni soggettive del giudizio sugli oggetti si fonda l’universalità e la

comunicabilità universale soggettiva. Il principio di determinazione del giudizio sulla

comunicabilità universale della rappresentazione è lo stato d’animo che si da’ nel rapporto tra le

facoltà.

Come siamo coscienti dell’accordo tra le facoltà?

LA COMUNICABILITA’ UNIVERSALE E’ POSTULATA (chiesta con insistenza) E AVVIENE

ESTETICAMENTE.

Se fosse intellettuale ( ovvero con un concetto che andasse ad unificare intelletto e

immaginazione) non sarebbe giudizio di gusto.

BELLO: Ciò che piace senza concetto.

Terzo momento: Relazione ( assenza di scopi)

Un oggetto può dirsi conforme a scopi sebbene non presupponga uno scopo, questo solo se a

suo fondamento viene ammessa una causalità secondo scopi, ovvero una volontà che secondo la

rappresentazione di una certa regola avrebbe disposto l’oggetto in questione così com’è. La

conformità a scopi può quindi essere senza scopo, in quanto non possiamo porre le cause di

questa forma in una volontà, ma tuttavia possiamo renderci comprensibile la sua possibilità

derivandola da una volontà. Questo procedimento è possibile attuarlo unicamente tramite la

riflessione.

Quindi nella rappresentazione di un oggetto nient’altro che la conformità soggettiva a scopi, priva

di scopo, e dunque la semplice forma della rappresentazione con cui un oggetto è dato, può

costituire il compiacimento che, senza concetti, definiamo universalmente comunicabile e quindi

IL PRINCIPIO DI DETERMINAZIONE DEL GIUDIZIO DI GUSTO.

Nella critica della regione pratica si era derivato a priori da concetti morali universali il sentimento

del rispetto, ma lì era possibile superare i confini dell’esperienza per richiamarsi ad una causalità

soprasensibile: la libertà. Le cose stanno in modo simile con il piacere nel giudizio estetico: solo

che qui il piacere è solo contemplativo e non provoca interesse per l’oggetto, mentre nel giudizio

morale era pratico.

La coscienza della conformità a scopi formale del gioco tra le facoltà conoscitive è il

piacere stesso poiché contiene un principio di determinazione dell’attività del soggetto in vista

del ravvivamento delle facoltà conoscitive (intelletto e immaginazione) e quindi ha una causalità in

sé: mantenere l’attività delle facoltà.

I giudizi estetici, proprio come i teoretici (quelli logici), possono essere divisi in puri e

empirici:

EMPIRICI: affermano piacevolezza o spiacevolezza. Sono giudizi estetici materiali (dei sensi)

PURI: affermano la bellezza di un oggetto e sono giudizi estetici formali.

IL GIUDIZIO PURO DI GUSTO E’ INDIPENDENTE DALL’ATTRATTIVA E DALL’EMOZIONE:

Kant definisce come gusti barbarici quelli che condono l’attrattiva con la bellezza scambiando il

compiacimento con la forma. Difatti spesso le attrattive vengono incluse nella bellezza, che

non

dovrebbe riguardare solo la forma, ma queste in realtà contribuiscono al gusto e vengono

accolte solo per interessare l’animo o rendere una forma più intuibile.

ESEMPIO: Nelle arti belle il disegno piace per la forma mentre i colori costituiscono un’attrattiva

poiché ravvivano la rappresentazione. Sono attrattive anche gli ornamenti e le decorazioni,

entrambe volte ad aumentare il compiacimento.

LA CONFORMITA’ A SCOPI OGGETTIVA può essere conosciuta solo mediante concetti e si

suddivide in conformità a scopi esterna, che riguarda l’utilità di un oggetto (una brocca, che ha

fine specifico), oppure interna, quindi la perfezione (statue con canoni estetici definiti).

Che tipi di perfezione esistono?

- Qualitativa: precede il concetto che è a fondamento dell’oggetto e poi si armonizza con il

molteplice rispetto al concetto stesso

- Quantitativa: è la completezza di una cosa nella sua specie, concetto di grandezza e totalità.

Qui la cosa viene pensata preliminarmente come determinata.

Il giudizio di gusto è un giudizio estetico il cui principio di determinazione non si fonda su un

concetto e quindi con la bellezza, come conformità a scopi formale e soggettiva, non viene in

alcun modo pensata la perfezione. Così in una radura se vedo degli alberi in cerchio non mi

rappresento uno scopo e neppure il concetto di perfezione. La perfezione implica il riferimento ad

uno scopo interno alla cosa stessa.

VI SONO 2 SPECIE DI BELLEZZA:

BELLEZZA LIBERA: non presuppone concetti di cosa l’oggetto debba essere ed è considerata

ES.

bellezza sussistente per se. i fiori. I botanici pur riconoscendo la struttura della pianta non la

giudicano bella guardandone lo scopo; gli uccelli, nel dire che i loro piumaggi son belli non

pensano al loro scopo. Sono bellezze libere anche i fogliami sulle carte da parati e le fantasie

Tra le bellezze naturali fanno eccezi

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

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