Psicoanalisi oggi
Setting come luogo delle trasformazioni possibili
Uno dei concetti fondanti il dialogo tra teoria e tecnica psicoanalitica è il setting, luogo di profondi cambiamenti.
Gli estremi sul discorso del setting
Il setting formale per Freud era far stendere il malato sul lettino mentre lui si posizionava dietro. Bion posizionava lì il lettino nel caso il paziente volesse usufruirne. Il setting interno per Freud prevedeva un medico opaco, per Ogden l’analista doveva avere capacità di reverie, ovvero di sostenere uno stato psicologico di recettività per i sogni del paziente.
Le indicazioni fornite al paziente per Freud riguardavano l'esposizione della regola di assoluta sincerità. Per Ferro, una volta arrivati alla prima seduta, se c’è silenzio lo interrompe incoraggiando il paziente.
Nel 1987 Freud abbandona il gesto della pressione delle mani e si colloca alle spalle del paziente lasciando la sua mente libera di associare con il metodo delle libere associazioni. All’analista è richiesto che la propria attenzione si disponga all’ascolto in modo liberamente fluttuante senza preconcetti.
Questi mutamenti della tecnica avvengono per il riconoscimento della seduzione traumatica come causa della coscienza e considerando il fatto che, sotto pressione associativa, la dimenticanza si producesse ugualmente e quindi confermasse resistenza. Oltre al setting si è introdotto il concetto di continuità del trattamento analitico, la riduzione di ogni elemento di disturbo nella comunicazione e il favorire la regressione del paziente.
Il setting trova un nuovo incrocio importante con la scoperta della teoria del transfert che definisce più chiaramente il legame analista-paziente. Con il caso di Dora nel 1901 Freud comincia a comprendere il transfert prendendo atto di come la resistenza si manifesti proprio in presenza dell’analista. Si accorse che ostilità e aggressività comparivano in presenza di complessi rimossi e per un’errata associazione mentale erano riferiti all’analista.
La metafora suppone una concezione stratificata dell’inconscio e del rimosso che va ad abitarlo, ma che nel transfert torna alla luce assieme alla sua drammaticità come un reperto vivente; tutto ciò richiede una situazione analitica capace di produrre regressione, il ritrovamento di una verità traumatica sepolta e la risoluzione del conflitto.
Abbandono del modello traumatico e nuovi sviluppi
L’abbandono del modello traumatico da parte di Freud sblocca nuovi sviluppi per la psicoanalisi capaci di tenere in conto fantasie inconsce. L’analista è ancora l’analista specchio, la voce fuori campo che cerca indizi organizzandoli nella sua mente rimandando il senso nella sua interpretazione.
Per setting classico si intende un dispositivo costituito da elementi formali stabili come l’assetto della stanza, la posizione del lettino e della poltrona. Durante il contratto si esplicita la frequenza delle sedute, la durata, l’orario, la modalità di pagamento, le sospensioni, la possibilità di variazioni. Producono molti effetti che nel tempo costituiscono il senso del confine, della separatezza, della continuità e della rottura, del conscio e dell’inconscio. L’analista deve fare di tutto per esser sgombro e disponibile ad esser permeato dalle ansie del paziente.
In situazioni di lontananza provvisoria si propongono sedute telefoniche. Ferenczi si propone di mettere i pazienti in condizione di seguire meglio la regola delle libere associazioni promuovendo l’esplorazione del materiale inconscio. Riconosce però che in certe condizioni di ristagno dell’analisi possa essere necessaria una tecnica attiva che dovrà rimanere nei limiti necessari. L’analista propone dei compiti.
Secondo lui è conveniente concepire l’analisi come un processo di sviluppo che avviene davanti a noi che come opera di un progetto preordinato. Winnicott e Bleger sono i principali referenti della teoria moderna del setting.
Teoria moderna del setting
Il primo lo concepisce come un sistema analista-ambiente che può modificarsi per andare incontro alle necessità del paziente diventando il vero fattore terapeutico che assicura continuità. In alcune fasi, secondo lui, assume un valore maggiore rispetto all’interpretazione; l’analista si impegna a fornire un ambiente di holding e il setting diventa fattore attivo. L’analista deve restare vulnerabile pur conservando il ruolo professionale.
Bleger invece suddivide i fenomeni che si verificano nella situazione analitica in due specie:
- Quelli che costituiscono il non processo, la posizione del paziente, la poltrona...
- Quelli che costituiscono il processo, ovvero tutto ciò che diviene oggetto d’analisi.
Attribuisce alla parte invariante del setting la funzione di alleato della parte psicotica della personalità, quella indifferenziata, che avrebbe il compito di proteggere dalla separazione confermando la simbiosi. Questa si caratterizzerebbe per nucleo viscoso, posizione che fa riferimento a uno stato di in-distinzione dell’oggetto, denominato per questo oggetto agglutinato, caratterizzato da angosce specifiche di tipo catastrofico o confusionale e difese come scissione, proiezione, immobilizzazione.
Gli elementi invarianti del setting sono quelli che si prestano meglio a fare da depositario e garante della simbiosi. Esempio il caso della biblioteca di mio padre: primo intervento sta nella sottolineatura di com’era allora lui, mentre il secondo raccoglie il senso di umiliazione e di esclusione restituendoli, riconoscendo curiosità che va appoggiata e non frustrata.
Bion passa da una psicoanalisi dei contenuti a una delle funzioni mentali, da una simbologia bloccata (campanile=pene) a una astratta (alfa=prodotto della trasformazione di beta, beta=impressione sensoriale grezza, O=verità ultima inconoscibile a cui ci si avvicina solo attraverso trasformazioni), capace di infinite potenzialità di senso che influenzerà l’analista e il setting.
L'assetto unipersonale
L’assetto unipersonale cambia con lui almeno in tre sviluppi:
- Nuova prospettiva dell’identificazione proiettiva che si distacca dalla teorizzazione kleiana, diventando comunicativa o normale e da essa scaturiscono il concetto di contenitore e la relazione dinamica contenitore-contenuto. L’analista non è più interprete delle angosce del paziente, ma grazie al suo riuscire a essere nello stesso campo emotivo del paziente partecipa allo sviluppo del contenitore e dell’apparato per pensare.
- Inconscio non più considerato come luogo del rimosso ma come qualcosa che sta a valle della relazione che si produce nell’incontro tra due menti. Il concetto di barriera di contatto indica una struttura fondante per la possibilità di pensare e sognare in diretta con la funzione alfa, in sostanza è una membrana bilaterale permeabile che media il passaggio tra conscio, inconscio e viceversa. C’è un legame tra la barriera e il setting.
- Il sogno e il sognare intesi come funzione in perenne attività di notte e di giorno; il sognatore interrompe il sogno nel momento in cui il carico di emozioni grezze, beta, diventa insostenibile. L’analista è impegnato a trovare un contatto con l’inconscio del paziente e prestare pezzi del proprio apparato per pensare.
Baranger modello del campo bipersonale risiede nell’analisi dove è conoscibile solo la fantasia inconscia che si struttura attraverso l’apporto delle vite mentali e delle identificazioni proiettive crociate tra analista e paziente. L’analista deve riconoscere e interpretare le zone di resistenza della coppia che si oppongono all’analisi alle quali hanno dato il nome di bastioni.
Il campo assume una configurazione bipersonale e la fantasia inconscia è l’oggetto specifico di analisi. Per loro l’interpretazione è l’unico strumento per sciogliere l’intreccio dei bastioni. Analista e analizzando sono coinvolti nelle strutturazioni di campo ma il primo ha una regressione solo parziale che gli consente di non essere sommerso dalle dinamiche paralizzanti del campo.
Setting contenitore-contenuto nasce dal cambiamento che Bion opera sul concetto di identificazione proiettiva. Il contenuto è un’emozione che la mente non riesce a contenere e viene proiettata in un contenitore, l’analista, e viene lavorato con la funzione di alfa per poi essere restituito. Importante riflettere sulla sensibilità dei pazienti rispetto alle variazioni del setting e talvolta si identificano come custodi dello stesso.
Groisten osserva che la cornice fa parte del patto, talvolta bisognerebbe diventare tale cornice. La memoria e il desiderio sono illuminazioni che distruggono il valore della capacità osservativa dell’analista; precludono la preconcezione se occupano lo spazio che dovrebbe essere insaturo. Bion suppone uno spazio tempo nella mente dell’analista che deve essere preparato ad acquisire e ascoltare il suo paziente senza essere impegnato a ricordare cosa è successo nella seduta prima.
Con il termine memoria si intende l’esperienza relativa a tentativi coscienti di richiamarla, espressione della paura dell’introduzione di dubbi. Per memoria sognante invece si intende la memoria psichica, stoffa dell’analisi. L’analista per approdare al nuovo deve resistere all’istinto della mente di attaccarsi a quanto sa realizzare uno stato che Bion chiama della pazienza. Quest’ultima deve essere esercitata senza agitarsi dietro ai fatti e le ragioni fino a che non si sviluppi uno schema (stato analogo alla posizione depressiva della Klein). L’oscillazione tra pazienza e sicurezza è indice di buon lavoro.
Utile informare il paziente della serietà e dell’importanza degli accordi sul setting senza creare terrorismo e che l’analisi sia un percorso indipendente dallo stato di salute. I sogni che i pazienti portano in seduta possono essere letti su diversi livelli. Vi sono alcuni percepiti come prodotto di maturazione lunga e ad alto grado di elaborazione, in genere quelli che vengono portati esplicitamente come sogni della notte e che l’analista percepisce come un frutto fresco, sogni di seduta.
Il concetto di self-disclosure indica il dischiudersi, lo svelare autorivelandosi e in psicoanalisi è stato introdotto quando si dà più importanza a una partecipazione più personale dell’analista. Qualunque sia l’accordo con il paziente a inizio analisi, questo verrà cimentato da contingenze interne come l’impatto delle quote emotive e da contingenze esterne che potrebbero imporci cambiamenti del setting.
Riflessioni finali
Secondo Winnicott il luogo dove si verifica l’analisi è l’area di sovrapposizione del sogno dell’analista e del paziente. La reverie è ciò che Ogden chiama terzo analitico e la capacità di averla si attiva solo se la mente dell’analista riesce a sostenere per lunghi periodi uno stato di recettività per i sogni del paziente. Importante non essere continuamente in condizione di asimmetria ma essere capaci insieme di produrre il lavoro di transito tra le due condizioni contribuendo, con una barriera di contatto, a una differenziazione tra conscio e inconscio tra analista e paziente.
Anche un salto di seduta può determinare l’attivarsi di funzionamenti mentali inconsci che possono poi essere funzionali all’analisi. Con un nuovo paziente bisogna prendere in considerazione il suo potenziale e quello dell’analista, oltre a considerare che i familiari devono essere protetti da eventuali travasi. Per decidere ci sono molte cose da considerare:
- La pesantezza emotiva di pazienti già in carico, collegata al dover fronteggiare identificazioni proiettive particolarmente dolorose.
- Un particolare momento di vita in cui fatti personali occupano spazio mentale.
- La consapevolezza di una particolare vulnerabilità della situazione che l’analista sente per sé insostenibile.
La cornice deve rappresentare una invariante anche se dotata di flessibilità motivata.
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