Lucia Cavagnino – Psicoanalisi oggi, Antonino Ferro
Spettri del transfert (Civitarese)
Il transfert
Perché ti capiti una cosa del genere, devi essere un Breuer. Freud: un paziente odia o ama l’analista come se fosse il padre o la madre. Il transfert è uno spostamento inconscio e arbitrario di sentimenti (impulsi, affetti, pensieri) da una situazione a un’altra, perché legati a un desiderio proibito e anticamente rimosso. All’inizio lo considera un processo patologico, poi cambia idea.
Nel 1912 in Consigli al medico nel trattamento psicoanalitico, lo definisce il regno di mezzo dell’analisi, qualcosa che sta tra la malattia e la realtà. Questa zona intermedia è accessibile all’intervento e può essere luogo di trasformazioni. Col tempo Freud gli riconosce anche un carattere di verità e autenticità.
In analisi la nevrosi infantile del paziente ritorna come nevrosi di transfert: conviene coltivarla, perché rappresenta una preziosa opportunità. È la vecchia nevrosi ma con l'analista dentro (Bird). Per curare questa nuova nevrosi, insieme alla vecchia, dopo esservi entrato, l'analista deve poi uscirne. Per questo confronta sistematicamente il paziente e gli mostra quale sia il proprio comportamento effettivo, riconciliandolo con la realtà vera.
Freud capovolge la realtà in risorsa, ma rimane un senso di inquietudine legato al transfert. In Al di là del principio di piacere, il testo dove espone la sua teoria delle pulsioni, Freud identifica nel transfert una delle manifestazioni cliniche della coazione a ripetere, propria della pulsione di morte.
Il transfert-scandalo
Nel terzo dei saggi Nuovi consigli sulla tecnica della psicoanalisi, Freud parla dell’amore di transfert: in esso vediamo l’irruzione delle passioni e la trasformazione della tenera traslazione della paziente in una tumultuosa esigenza d’amore. Freud si riferisce alla passione di Anna O. per Breuer, che lo induce ad abbandonare la paziente.
Se leggiamo Hoffman sulla passione dell'analista, oppure Ogden sul fatto che bisogna amare il paziente di amore autentico, pur sapendo che non avrà mai un seguito concreto, vediamo come è cambiato il concetto di transfert. L'immagine dell'analista genitore prende le distanze da quella dell'analista come solo «fermento catalitico» del transfert.
Il transfert-sintomo
L’amore transferale del paziente per l’analista non fa più scandalo, è un luogo comune. La natura di questo amore (reale, artificiale) è invece ancora discussa. Freud consiglia di trattare una manifestazione di transfert così intensa e rischiosa come irreale, ma allo stesso tempo riconosce che non si possa negare il carattere di passione effettiva, non illusoria.
Ritiene che nel transfert vi siano solo gli elementi non evoluti, non a disposizione della coscienza per la vita di relazione. Non tutto viene trasferito, solo ciò che ha carattere di intensità, dismisura.
Sulla scia di questa distinzione di Freud, ci sono analisti che pensano di differenziare il transfert nevrotico dalla relazione "realistica", dal «transfert razionale», dall’«alleanza terapeutica», ecc. In realtà, non c'è nessuna relazione che sia immune dal transfert.
Nella teoria classica il transfert diventa resistenza e sintomo. Come il sogno, il transfert nasconde contenuti inconsci troppo disturbanti per l'Io, ricorrendo ai meccanismi di introiezione, proiezione, spostamento, identificazione e coazione a ripetere.
Il transfert come sintomo, esprime l'idea che il legame d'amore/odio tra analista e paziente è un falso nesso, una distorsione, ma anche una copia e riedizione dei legami vissuti con i genitori. Per Greenacre la sua matrice sarebbe la relazione madre-bambino.
Freud ne sottolinea il carattere di fraintendimento – il transfert è un presente virtuale, invaso da un passato non elaborato. Freud afferma anche che il transfert non è ciò che ostacola il ricordare, è invece il modo più autentico per ricordare.
Per curare il paziente dalla nevrosi, non basta illustrargli il suo incontro. Egli deve passare per una nuova relazione di intensità e durata sufficienti per essere un’esperienza significativa: è necessaria la riattivazione della nevrosi infantile, diventata nevrosi di transfert. Perché questa nevrosi si sviluppi, è necessario astenersi dal gratificare i bisogni e i desideri del paziente. L'analista deve rimanere neutrale, incontaminato.
Greenson critica analisti che hanno aderito rigidamente a questa idea: nulla nuoce più al paziente di un analista freddo e distaccato. Lo stile dell'analista è un fattore importante della sua tecnica.
Jacqueline Godfrind: dobbiamo distinguere due livelli di transfert: ogni paziente "trasferisce" sull'analista una sua situazione interna di base nella costruzione di se stesso come soggetto, lo strato più narcisistico della personalità, e simultaneamente quello più evoluto, edipico.
Nei suoi primi 50 anni di storia si passa da transfert scandalo a sintomo (Freud); successivamente diverse teorie contraddittorie andranno a tentare di ridefinirne il senso.
Per prima cosa il transfert
La scuola kleiniana mette l’enfasi sull’importanza dell’interpretare il transfert. Klein diceva “Per prima cosa interpreta il transfert”. Per Freud la mente si sviluppa grazie alla spinta pulsionale, per la Klein grazie alla relazione con l'oggetto, che alla nascita è la relazione con il seno. Per difendersi dall'angoscia, il bambino proietta nel seno amore e odio. In Klein l’Edipo, le relazioni oggettuali e i processi di scissione e proiezione sono molto precoci – di conseguenza il transfert è universale, ubiquitario, immediato e intriso dei primi rapporti con gli oggetti parziali.
La tecnica kleiniana è caratterizzata da interpretazioni precoci, profonde e dirette specialmente al transfert negativo, attaccato con sistematicità in seduta. Questa impostazione riflette l'adesione della Klein al concetto di Freud di pulsione di morte, riformulato come invidia primaria.
Transfert come meccanismo con cui i significati che si producono nella mente vengono esportati all’esterno. Lo scopo non è più evidenziare e sciogliere gli errori nel percepire la realtà, ma portare allo scoperto il peso della realtà interna nel processo di generazione del significato.
Il transfert passa dall'essere una ripetizione di qualcosa che è rimasto nella mente a un processo sempre attivo di costruzione del mondo esterno che parte dai copioni tenuti nel mondo interno.
Il transfert non deve essere concepito solo in termini di riferimenti diretti all'analista, nel materiale del paziente; il transfert, essendo radicato nei primi stadi dello sviluppo e negli strati più profondi della mente, va considerato in modo più ampio e globale. Esso non è attivo solo nelle allusioni dirette del paziente all’analista, ma in tutto ciò che il paziente fa, e ciò che si trasferisce non è un elemento isolato del mondo interno, ma la sua globalità.
Il transfert come funzione della mente
Esigenza di estendere il concetto di transfert, non più circoscritto all’ambito della cura, ma inteso come un principio di funzionamento della mente. Bird: il transfert è una funzione dell'Io sempre attiva, una struttura della mente. Non è né creato dall’analisi, né può essere risolto, ed è sempre attivo anche nell’analista. Nessuna reazione dell’analista verso il paziente è libera del transfert, aspetti del transfert intervengono sempre.
McLaughlin: il transfert è un principio psicologico generale, di cui la realtà psichica è un’emanazione. Ogni aspetto del processo secondario è intrecciato con i derivati del processo primario. La relazione analitica si basa su una costante attività di negoziazione del senso: ogni cosa che risulta vera all’interno della diade, deriva dal consenso raggiunto da entrambi.
Stolorow&Lachmann: il transfert è un principio di organizzazione, l’espressione dell’influenza che esercitano gli schemi organizzativi formatisi in base alle prime esperienze del paziente. Importanza del transfert oggetto-Sé, che permette al paziente di evitare, nel legame con l’analista, possibili ritraumatizzazioni, facendo si che la situazione analitica diventi per lui un ambiente di contenimento, rivivendo positivamente esperienze di fusione con l’oggetto.
Cade il tabù della cura di transfert: idea di terapia i cui effetti positivi sono dovuti a un transfert non analizzato. L'analista deve saper entrare in sintonia con il paziente per aiutarlo a strutturare un sentimento di sé più sicuro, astenendosi dal giudicare ed esplorando il suo punto di vista.
Ogden: in una concezione di soggetto come immerso nella corporeità e in una matrice intersoggettiva, il transfert è il prodotto delle modalità attraverso cui l’Io assegna un significato personale alla realtà. Transfert-funzione, patologico solo quanto ne rappresenta un eccesso.
Fosshage: il transfert è il principio o schema inconscio attraverso cui il soggetto elabora e risponde agli stimoli della realtà interna ed esterna da un punto di vista percettivo-cognitivo-affettivo. Gli schemi inconsci sono attivati, non trasferiti.
Bachant&Adler: significato adattivo del transfert come funzione della mente. Esso è sia il risultato dei primi conflitti intrapsichici sia il fattore che integra l’esperienza soggettiva immediata. Specifiche caratteristiche dell’analista sono amplificate o generalizzate per dare al paziente quello che egli cerca nell’oggetto. Il paziente non cerca la realtà, ma si costruisce una rappresentazione dell’oggetto analista attorno ad alcuni elementi reali.
Sostenendo la centralità della cura della nevrosi di transfert, distinguono:
- Un transfert intrusivo, patologico (spettrale), attività di transfert oggetto di repressione.
- Un transfert funzione, non represso né intrusivo ma adattivo.
Westen&Gabbard: teoria del transfert basata sul modello delle reti neurali. Il transfert ha a che fare con la continua costruzione e ricostruzione dell'esperienza. La mente è sempre impegnata a elaborare gli stimoli che riceve, e nel tentativo di integrare esperienze del passato con il presente, attiva più reti neurali in parallelo. I transfert, in plurale, sono molteplici e multidimensionali, analista e contesto dipendenti. L’intensità e l’asimmetria della relazione analitica riattivano i pattern del transfert più profondi e più implicati nella sofferenza psichica, ma con lo stesso meccanismo che osserviamo nella vita di tutti i giorni.
Transfert come processo che genera significato a partire da ciò che è già noto, al fine di adattarsi alla realtà esterna e interna, attraverso il confronto tra categorizzazioni attuali e passate.
Transfert come teoria della conoscenza
La teoria del transfert è una teoria della conoscenza: senza la funzione di selezione e messa in forma della memoria, la percezione sarebbe vuota, invece è sempre in atto un lavoro associativo. Si tratta di un processo unico, indivisibile e integrato. A ogni sua esecuzione, un ricordo si arricchisce di nuove associazioni. Tra la percezione degli organi sensoriali e la percezione psichica bisogna passare per la rete di significati contenuti nella memoria, che fanno da pre-concezioni. La percezione come fatto psichico è la conclusione di un processo. Nessuna percezione è originaria, è il prodotto di impressioni sensoriali e tracce mnestiche.
In Bion, le trasformazioni in allucinosi non sono solo manifestazioni patologiche ma anche il meccanismo psichico che costruisce un mondo familiare e prevedibile (la psicosi del quotidiano). In analisi è necessario mantenere questa articolazione tra realtà e fantasma e tra conscio e inconscio, senza enfatizzare la realtà materiale.
Il transfert molecolare
Con Klein il transfert è esteso e ubiquitario. Possiamo avere fenomeni di transfert intensi, ma anche microtransfert più difficili da riconoscere, ma anche il transfert come modo per conoscere la realtà (la mente per adattarsi alla realtà deve incontrare delle invarianti, usando il transfert). Il concetto di transfert perde di specificità, ma diviene meno rigido e più maneggevole.
Transfert come scala, al cui grado zero c’è quello che Derrida definisce traslazione elementare, un processo elementare di conoscenza, la prima metonimia. Il falso nesso del transfert è lo scambio metonimico e poi metaforico (qualcosa sta per qualcos'altro), che sta alla base del pensiero. Il falso nesso originario è la relazione che c’è tra le parole e le cose, tra la percezione e le cose.
Tutto il linguaggio è metaforico, costruito sui fraintendimenti, chiuso su sé stesso, risultato di processi semantici e semiotici. Ogni volta che diciamo qualcosa, esprimiamo sempre di più o di meno o di diverso da quello che intendevamo dire, le parole ci sorprendono con effetti di senso.
Nessuno è al riparo dalle distorsioni del transfert – la distorsione è la regola, per le caratteristiche del linguaggio. Interpretare il transfert è anche fare qualcosa, agire, ha un aspetto performativo. Dall’altra parte del continuum, il transfert ha anche aspetti patologici. Ma non si può stabilire a priori, ma solo dopo un processo di negoziazione interpersonale, dopo un accordo che non si può limitare alla coppia e al chiuso della stanza d'analisi.
In una concezione estesa il transfert è al livello più elementare il meccanismo chiave del lavoro onirico e/o della funzione alfa della mente (il lavoro psicologico in/conscio necessario ad assegnare un significato personale all'esperienza). Via via che cresce la temperatura della relazione terapeutica strati sempre più profondi e ampi della memoria sono coinvolti inconsciamente per conoscere una realtà che si presenta persecutoria e traumatica, fino alla nevrosi di transfert.
Perversione di transfert
Si parla di pazienti nevrotici o borderline che resistono all’analisi nascondendo all’analista aspetti importanti della loro vita, lo imbrogliano, manipolano, seducono. (la parte distruttiva del paziente domina la parte capace di costruire legami con l’oggetto). Pazienti a cui l’analista reagisce annoiandosi, addormentandosi, disinvestendo il paziente, rifiutandolo o rimproverandolo. La relazione intera diventa perversa.
La perversione di transfert è particolarmente insidiosa: il paziente non usa l’analisi per le finalità dichiarate, ma persegue delle sue finalità perverse da cui ricava il piacere. Controverso se il transfert perverso sia responsabilità del paziente o del controtransfert dell’analista. In ottica di campo il problema è risolto: se deconcretizziamo tutte le comunicazioni del paziente come sogno della seduta, gli imbrogli diventano elementi dinamici (personaggi) del campo analitico.
L’ottica di campo non è un modo per non tener conto della realtà fattuale del paziente, ma un modo per l'analista di assumersi in pieno la responsabilità del proprio mondo interno. Egli evita così di agire a sua volta in modo "perverso", e il paziente trova soluzioni più soddisfacenti per trattare le proprie emozioni, prima scaricate nella manipolazione delle relazioni, nella falsità intenzionale.
Il controtransfert
Non tutti i mali vengono per nuocere
Freud parla per la prima volta di controtransfert in Prospettive future della terapia psicoanalitica. Il prefisso “contro” indica qualcosa non diverso, ma analogo al transfert. Ciò che si inverte è la direzione del movimento affettivo, che va dall’analista al paziente.
Le Guen: ciascuno di noi possiede nel proprio inconscio lo strumento con cui è capace d'interpretare le manifestazioni dell'inconscio dell'altro. Laplanche&Pontalis: considerare il controtransfert come le reazioni emotive dell’analista afferma come la risonanza da inconscio a inconscio sia l’unica comunicazione veramente psicoanalitica (l’intuizione freudiana della comunicazione tra inconsci).
Come il transfert, il controtransfert può variare per dimensione, durata, riconoscibilità. Il controtransfert accresce la pericolosità del transfert, con il rischio di trasgredire all’etica.
Definizioni di controtransfert:
- Freud: reazione inconscia dell’analista al transfert del paziente.
- Insieme delle caratteristiche dell’analista che possono intervenire nella cura (es: il suo transfert).
- Le reazioni consce dell’analista al paziente (discutibile), le emozioni che si sono provate. Sembra implicare un'automatica e istantanea comprensibilità dell'inconscio, irrealistica.
- Racker: distingue il controtransfert in:
- Diretto: la risposta emotiva dell’analista al paziente, suddiviso in:
- Concordante: la risonanza emotiva con il conflitto avvertito nel paziente;
- Complementare: l’identificazione inconscia con una sua parte non avvertita e proiettata – analista e paziente sperimentano emozioni opposte;
- Indiretto: la risposta emotiva dell’analista a qualcuno di importante per il paziente.
- Diretto: la risposta emotiva dell’analista al paziente, suddiviso in:
A Racker si deve anche il concetto di nevrosi di controtransfert. Nelle prime definizioni, il controtransfert deriva da ciò che l'analista non ha ben analizzato nella sua cura, dai suoi conflitti irrisolti. In seguito, diventa una creazione del paziente.
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