RIASSUNTO PSICOANALISI OGGI ILARIA ROGNONI
CAPITOLO 2
TRANSFERT
Transfert-scandalo: l’irruzione delle passioni, la trasformazione della tenera traslazione della paziente in
una tumultuosa esigenza d’amore è equiparata al grido d’allarme che si leva al teatro per lo scoppio di un
incendio. In quest’ottica cedere alle seduzioni d’amore per l’analista è un peccato capitale.
Transfert-sintomo: l’amore transferale della paziente per l’analista è diventato un luogo comune, qualcosa
che dovrebbe succedere. Freud ritiene che ciò che torna nel transfert siano gli elementi non evoluti e
quindi non a disposizione dalla coscienza per una normale vita relazionale. Infatti il transfert occulta
contenuti inconsci troppo disturbanti per l’Io ricorrendo ai meccanismi di introiezione e proiezione,
spostamento, identificazione.
Il transfert, visto come sintomo, esprime l’idea che il legame d’amore e di odio tra analista e paziente sia
una finzione o una copia degli antichi legami vissuti con i genitori. Inoltre, esso non ostacola il ricordare, ma
se lo si analizza attentamente dà modo di ricostruire eventi storici da cui è scaturito. Per curare il paziente
dalla sua nevrosi l’analista (sostituto del genitore) richiede la riattivazione emotiva della nevrosi infantile.
Per guarirlo dalla malattia non basta illustrargli come funziona il suo inconscio, ma deve essere una
trasmutazione della nevrosi ordinaria in una nevrosi di transfert. Per far nascere quest’ultima è necessario
che l’analista si astenga dal gratificare i bisogni e i desideri del paziente; egli deve rimanere il più ignoto e
incontaminato possibile: uno schermo bianco. (critica di Greenson: nulla nuoce di più al paziente di
un’analista freddo, distaccato, non umano).
Transfert kleiniano: la Klein ritiene che “prima il transfert”. Per difendersi dall’angoscia il bambino proietta
nel seno amore e odio; proprio questo fa capire che il transfert è universale, sempre intrinseco nei rapporti
con gli oggetti parziale. La tecnica kleiniana prevede interpretazioni precoci, profonde e dirette
specialmente al transfert negativo. Il transfert è visto sempre più come il meccanismo in cui i significati che
si producono incessantemente nel teatro interno della mente sono esportati all'esterno; esso diventa un
processo sempre attivo di costruzione del mondo esterno che emana dai copioni recitati nel mondo
interno. Per la Klein il transfert deve essere concepito in modo più globale.
Bion considera il transfert come un processo di trasformazione, un pensiero, un sentimento o idea che il
paziente ha nel suo cammino verso un altro posto.
Transfert come funzione della mente: la traslazione si instaura spontaneamente in tutte le relazioni
umane, esattamente come tra medico e paziente: il transfert esprime un principio del funzionamento della
mente.
Bird→ il transfert non è creato dall’analisi, ma è una funzione dell’Io sempre attiva sia nel paziente che
nell’analista; infatti nessuna reazione dell’analista nei confronti del paziente può essere considerata libera
dal transfert.
McLaughin→ il transfert è un principio psicologico generale, di cui la realtà psichica ne è un’emanazione.
L’esito di un’analisi riuscita riflette un’autenticazione graduale delle realtà psichiche dei due partecipanti
alla ricerca analitica.
Stolorow e Lachman→ il transfert è un principio organizzatore, l’espressione della continua influenza è
esercitata dagli schemi organizzativi. Parlano di transfert oggetto-Sé che permette al soggetto di ritrovare
nel legame con l’analista la possibilità, rispetto ai bisogni primari di essere riconosciuto e valorizzato, di far
si che la situazione analitica diventi per lui un ambiente di contenimento e di rivivere positivamente
esperienze arcaiche di fusione con l’oggetto. L’analista deve entrare in sintonia con il paziente per aiutarlo a
costruire un sentimento di sé più sicuro, non giudicando ma esplorando i suoi punti di vista e le sue
esperienze soggettive. 1
Ogden→ raffigura il transfert come il prodotto delle modalità basiche attraverso cui l’Io assegna un
significato personale alla realtà.
Fosshage→ il transfert è il principio inconscio attraverso cui il soggetto elabora e risponde agli stimoli della
realtà interna ed esterna da un punto di vista percettivo-cognitivo-affettivo.
Bachant e Adler→ sottolineano il carattere adattivo del transfert, considerato da loro come il risultato dei
primitivi conflitti intrapsichici, ma anche come il fattore che integra l’esperienza soggettiva immediata. Il
paziente si costruisce una realtà dell’oggetto attorno ad alcuni elementi reali del carattere o
dell’atteggiamento dell’analista. Distinguono un transfert intrusivo, patologico che corrisponde all’attività di
transfert che è andata incontro a repressione da un transfert adattivo.
Westen e Gabbard→ il transfert ha a che fare con la continua costruzione e ricostruzione dell’esperienza.
La mente è impegnata a elaborare gli stimoli che la raggiungono in un dato contesto; si attivano più reti
neurali per integrare esperienze del passato con quelle del presente, per questo i transfert sono sempre
molteplici.
Il transfert è un processo che genera significato a partire dalle memorie di realtà già sperimentate, c’è un
continuo confronto tra categorizzazioni percettive attuali e passate, per adattarsi alla realtà esterna e
interna, l'individuo deve mettere continuamente a fuoco il contesto in cui vive.
Transfert come teoria della conoscenza: la teoria del transfert è una vera e propria teoria della mente.
Senza la funzione di selezione e di messa in forma della memoria, la percezione sarebbe vuota. Sia la
percezione sia la riproduzione anamnestica in quanto rappresentazione non possono essere dissociate da
un concomitante lavoro associativo. A ogni nuova "esecuzione'", un ricordo si arricchisce di nuove
associazioni. Tra la percezione vuota dell'eccitazione dei neuroni sensoriali e la percezione psichica bisogna
passare per la rete di significati stoccati in memoria che fungono da preconcezioni. La percezione come
fatto psichico è di fatto la conclusione di un processo. La percezione è il prodotto del gioco differenziale di
segni (impressioni sensoriali e tracce mnestiche), è lambita sempre da qualcosa dell'ordine
dell'allucinatorio. In analisi è necessario mantenere l’articolazione tra realtà e fantasma e tra conscio e
inconscio.
Transfert molecolare: A partire dalla Klein il transfert si fa esteso. La figura matematica che si presta a
rappresentarlo è quella del frattale: i frattali sono figure geometriche in cui la medesima struttura si ripete
su scale diverse secondo un principio cosiddetto di autosimilarità. È vero che in questo modo il concetto di
transfert perde di specificità, ma allo stesso tempo risulta meno rigido e più maneggevole. Al grado zero il
transfert è quello che Derrida definisce una traslazione elementare, una trasmissione per contatto, un
processo elementare di conoscenza. Freud utilizza in senso molecolare il transfert per indicare
l’investimento di un residuo diurno del lavoro onirico. Il falso nesso del transfert non è altro che lo scambio
metonimico e poi metaforico (qualcosa sta per qualcos'altro), è la relazione che intercorre tra la percezione
e le cose. Il linguaggio è chiuso su sé stesso: ogni volta che diciamo qualcosa, esprimiamo sempre di più o di
meno o di diverso da quello che intendevamo dire. Nessuno è al riparo dalle distorsioni del transfert, anzi,
la distorsione è la regola, è già previsto nel modo stesso in cui funziona il linguaggio. In una concezione
estesa il transfert è al livello più elementare il meccanismo chiave del lavoro onirico e/o della funzione alfa
della mente inteso come lavoro psicologico in/conscio necessario ad assegnare un significato personale
all'esperienza. Via via che cresce la temperatura della relazione terapeutica strati sempre più profondi e
ampi della memoria sono coinvolti inconsciamente per conoscere una realtà che di per sé si presenta
persecutoria e potenzialmente traumatica, fino a configurare il transfert e la nevrosi di transfert della
definizione classica.
Perversione di transfert: si riferisce a pazienti nevrotici o borderline che resistono all’analisi: nascondono
all’analista aspetti importanti della loro vita, li manipolano; essi non usano l’analisi per le finalità
dichiarative, ma perseguono loro finalità perverse da cui ricavano piacere. L’analista si annoia, disinveste il
paziente o addirittura lo rifiuta e gli rivolge dei rimproveri. In questo modo la relazione intera è diventata 2
perversa. Il punto di vista del campo analitico è una maniera dell’analista di prendersi la responsabilità
anche del proprio mondo interno; egli evita più facilmente di agire a sua volta in modo "perverso". Di
conseguenza il paziente trova soluzioni più soddisfacenti per trattare le proprie emozioni scaricate fino ad
allora nella manipolazione delle relazioni e nella falsità intenzionale.
CONTROTRANSFERT
Freud intende il controtransfert come qualcosa di analogo al transfert, l’unica cosa che cambia è la
direzione del movimento affettivo, che ora va dall’analista al paziente. Come il transfert il controtransfert
può variare per dimensione e durata. Se il transfert è materiale esplosivo, il controtransfert ne accresce la
pericolosità perché, se non si ha la pelle dura, porta al rischio di trasgredire l’etica professionale.
Definizioni di controtransfert:
1. Freud lo considera la reazione inconscia dell’analista al transfert del paziente.
2. insieme delle caratteristiche dell’analista che possono intervenire nella cura
3. (discutibile) sono le reazioni consce dell’analista al paziente: come scrivono Laplanche e Pontalis sono le
emozioni che si sono provate.
NEGLI ANNI 50 inizia ad essere considerato non più come fenomeno accidentale e imprevisto, ma come una
delle determinanti del discorso analitico.
4. Racker distingue tra:
- transfert diretto (risposta emotiva dell’analista al paziente) suddiviso in concordante (empatia con il
dolore del paziente) e complementare (l’analista si identifica con oggetti interni dell’analizzando dopo averli
digeriti, per questi i due sperimentano emozioni opposte)
- transfert indiretto (risposta dell’analista a qualcuno di importante per l’analizzando).
5. Sandler identifica la funzione di risonanza di ruolo nel controtransfert: il paziente in ogni momento
dell’analisi attribuisce a sé stesso un ruolo e uno complementare lo proietta sull’analista; questo è il motore
di movimenti di sintonizzazione dell’analista ai bisogni del paziente.
6. Ferro ritiene che il controtransfert diventi un livello di lettura dei fenomeni del campo che può segnalare
disfunzioni del campo stesso
ODIO NEL CONTROTRANSFERT (WINNICOT)→ con i pazienti psicotici e antisociali l’analista deve sopportare
un pesante fardello emozionale, di cui fanno parte odio e paura. Per questo è ancora più importante che
l’analista sia consapevole del proprio controtransfert, inteso da Winnicot come: 1. stati emotivi che
nascono da conflitti irrisolti dell’analista 2. reazioni emotive basate sull’identificazione e sull’esperienza utili
per mettersi in contatto con il paziente 3. risposta affettiva osservabile ve giustificata ai comportamenti del
paziente. A differenza dei nevrotici, gli psicotici hanno sofferto di gravi carenze nell'ambiente primario di
accudimento e per questo non riescono a differenziare l'amore dall'odio. Lo stesso vale per i sentimenti che
proiettano sull'analista. Temono che se l'analista dimostra loro amore, li ucciderà.
Winnicott aggiunge che l'analista esprime il suo odio ogni volta che finisce una seduta. Se un analista riesce
a recuperare i suoi sentimenti scissi di odio, alla fine della cura potrà interpretarlo al paziente. Quando è
possibile questo è un momento chiave dell'analisi perché dà la possibilità al paziente di conquistare una
visione integrata rispetto al proprio paesaggio interiore; sembra quasi che egli possa credere di essere
amato solo dopo essere riuscito ad essere odiato. Percepire l'odio giustificato permette di non "uccidere" il
paziente.
Winnicot ritiene che la madre odi il bambino ancora prima che lui possa odiare lei. La psicosi origina dal
mancato incontro dell'amore spietato del bambino con una madre capace di tollerare il proprio odio.
→
CONTROTRANSFERT CONSCIO il controtransfert diventa la risposta emozionale immediata dell’analista,
un segnale del suo approccio ai processi inconsci del paziente. L’identificazione proiettiva permette di
passare da una concezione negativa a una positiva di questo e da una concezione inconscia a una conscia. 3
Heimann: non è il transfert dell’analista, ma una creazione del paziente che l’analista deve ascoltare,
trattando le sensazioni e le emozioni di cui è intessuto, con attenzione fluttuante (come farebbe con un
sogno).
Capita che un malinteso concetto di controtransfert come percezione in tempo reale dei vissuti dell'analista
nei confronti del paziente sia spacciato per la riattivazione transferale della sua nevrosi o psicosi originaria.
Ma c’è una contraddizione perché, se l’analista consulta in tempo reale il suo controtransfert, è difficile che
riesca a coglierne la valenza inconscia. Per questo motivo Bion ritiene che la soluzione è fare analizzare il
proprio controtransfert da un altro analista.
Ferruta critica un uso troppo esteso del controtransfert e fa una serie di puntualizzazioni: il controtransfert
mette l'analista di fronte all'alterità propria e altrui; implica sempre fatica e una certa sofferenza; esige che
l'analista si responsabilizzi rispetto al proprio inconscio e che abbandoni la comoda posizione di superiorità;
entrare in contatto con il proprio controtransfert non può essere solo un'operazione astratta. «La
asimmetria della relazione consiste in questa responsabilità dell'analista di coinvolgersi in un processo di
ascolto-comunicazione per favorire l’apparizione-conoscenza della vita psichica.
Il transfert laterale è qualcosa che è diretto a una persona della realtà esterna e che ha il significato di
alleggerire il transfert sull’analista, mentre l’acting out sono comportamenti che il paziente mette in atto
all’esterno del setting per sopperire l’angoscia che sente ma che non riesce a manifestare/mentalizzare/
sognare all’interno della seduta e non ha per forza a che fare con la relazione. Tali transfert si manifestano
fuori dal setting, ma sarebbe ora di recuperare il loro valore di comunicazione. L’analista deve imparare a
leggerli senza l’ausilio dei contenuti rappresentati nella narrazione dell’analizzando sotto forma di
contenuti narrativi, ma attraverso gli aspetti non verbali della comunicazione (tono della voce, il suo ritmo,
il modo di porsi, ecc).
→
Grinberg l’acting è come un sogno drammatizzato e agito durante la veglia, un sogno che non ha potuto
essere sognato. Ripropone per l’acting l’idea di transfert negativo come resistenza a ricordare. In analisi il
paziente che tende ad agire non sogna oppure riferisce sogni ripetitivi e traumatici, il discorso è povero di
affetti. L’insonnia non consente di sognate e l’analista, contagiato dall’insonnia del paziente, non riesce a
mantenere la posizione passiva dell’attenzione fluttuante.
Per l’analista riuscire a sognare potrebbe portare a superare la concezione classica dell’acting come
resistenza e riuscire a vederne implicazioni comunicative poiché questa modalità lo spinge più a fondo nella
relazione ed egli potrebbe entrare in contatto con gli aspetti più basici dell’identità, quelli nascosti,
traumatici.
È quindi necessario che il fuori venga accolto nel dentro, poiché un’attenzione eccessiva alla realtà
materiale rischia di trascurare la sofferenza del paziente, di instaurare un pensiero operatorio dei fatti;
bisogna tornare alla nozione freudiana di comunicazione inconscia tra le menti. Questa operazione risulta
utile anche per capire i problemi legati al setting analitico.
Vedere l’analisi come un continuo succedersi di enactment, cioè sequenze interattive in cui paziente e
analista comunicano da inconscio a inconscio e solo a posteriori il processo secondario di pensiero può
recuperare alla necessaria asimmetria di lavoro.
Bion fa una critica al concetto di controtransfert. Egli parla di controtransfert riferendosi a quel rapporto di
transfert che l’analista ha verso il paziente senza sapere di averlo. L’unica cosa da fare è farselo analizzare
da qualcuno, non se ne può fare uso in analisi perché si tratta di sentimenti inconsci che l’analista ha verso
il paziente. L’osservazione psicoanalitica si riferisce nel qui e ora, non riguarda né quello che è già successo,
né quello che succederà. L’unica cosa importante di ogni seduta è l’ignoto. Il controtransfert è illeggibile
nell’immediato poiché l’analista prima di dare un’interpretazione deve passare attraverso la crisi emotiva
(persecutorietà) del paziente. La teoria del pensiero di Bion è intersoggettiva: l’unità minimale è il gruppo,
l’indistinzione oggetto/soggetto e quella mente/corpo (anche Ogden ritiene che il fondamento della
relazione analitica è la simultaneità della dialettica di unità e dualit&agrav
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