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Teologia lezione 1 – 28/02/19

Domande fondamentali dell'uomo

Che cosa significano le domande fondamentali dell’uomo? Perché l’uomo è un essere che si fa delle domande?

“Alle grandi domande dell’uomo Dio non ha risposto con un discorso ma con una presenza.”

Poesia di Montale: "Prima del viaggio"

Prima del viaggio si scrutano gli orari, le coincidenze, le soste, le pernottazioni e le prenotazioni (di camere con bagno o doccia, a un letto o due o addirittura un flat); si consultano le guide Hachette e quelle dei musei, si scambiano valute, si dividono franchi da escudos, rubli da copechi; prima del viaggio si informa qualche amico o parente, si controllano valigie e passaporti, si completa il corredo, si acquista un supplemento di lamette da barba, eventualmente si dà un’occhiata al testamento, pura scaramanzia perché i disastri aerei in percentuale sono nulla; prima del viaggio si è tranquilli ma si sospetta che il saggio non si muova e che il piacere di ritornare costi uno sproposito. E poi si parte e tutto è OK e tutto è per il meglio e inutile. E ora che ne sarà del mio viaggio? Troppo accuratamente l’ho studiato senza saperne nulla. Un imprevisto è la sola speranza. Ma mi dicono che è una stoltezza dirselo.

Quello che rende il viaggio non solo interessante e memorabile ma speranza e fonte di uno sguardo positivo al futuro è un imprevisto, qualcosa che non si è potuto calcolare prima.

Programma per frequentanti

  • Due domande: argomento a scelta e l’altra a scelta del docente/assistente.
  • Programma: Giussani ed. Rizzoli
    • Il senso religioso Cap. 1 – 2 – 3 (obbligatori) + Cap da 4 al 9 e Cap. da 10 al 15 > se scelgo un argomento della prima sezione allora la seconda domanda verrà fatta sulla seconda sezione (allora di una sezione bisogna studiare solo l’argomento a scelta mentre dell’altra tutti i capitoli).
    • All’origine della pretesa cristiana Cap. 3 – 4 (obbligatori)

Appelli: 4 Giugno, 18 Giugno, 2 Luglio > per presentare il programma da frequentante fare l’esame in una di questa date.

Programma per i non frequentanti

  • Il senso religioso > Tutto
  • All’origine della pretesa cristiana Cap. da 1 al 7

Per cambiare professore di Teologia: Centro pastorale – chiedere di Mosè Bonalumi – compilare il modulo e portarlo a lezione da far controfirmare dal professore – riportare al Centro pastorale – dopo circa 3 settimane sarà registrato il cambio.

Ricevimento: mercoledì dalle 14.30 alle 16.00 in GA04 scala F piano ammezzato.

Lezione 2 – 06/03/19

Il senso religioso

Capitolo I - Prima premessa: il realismo

Papa Benedetto parlando di senso religioso dice che si assiste nella società odierna a un crollo delle evidenze che hanno tenuto in piedi la società occidentale e che sono dall’Umanesimo e dall’Illuminismo. Papa Francesco ci dice, invece, che non viviamo un’epoca di cambiamento ma un cambiamento di epoca: ci troviamo in questo cambiamento e non è agevole comprendere da questo punto di vista interno che sta cambiando il mondo. Spesso le svolte epocali che cambiano radicalmente la percezione della realtà passano sotto silenzio per coloro che le vivono, per esempio la scoperta delle Americhe, l’invenzione della stampa, l’utilizzo delle macchine a vapore… esempi in cui l’umanità ha fatto un grande cambiamento dovuto a grandi scoperte in tutti i campi (dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo). Eppure, il progresso scientifico non corrisponde sempre a uno standard di progresso dell’uomo come originalità e soprattutto di due caratteristiche che sono uniche e proprie della specie umana:

  • La ragione
  • La capacità dell’autocoscienza

Nel senso religioso siamo di fronte a questa necessità che risponde alla domanda: Come si muove la ragione? La libertà personale e l’umanità? Per rispondere a queste domande dobbiamo guardare a una dimensione che solitamente viene liquidata a una sfera solo privata e intima: la dimensione religiosa ovvero il senso religioso. Questa procedura che però ha l’inconveniente di non essere una serie di nozioni o teorie ma un percorso che richiede partecipazione personale e la verifica di questi criteri che proveremo schematicamente a illuminare.

Il realismo

Da dove bisogna partire per conoscere un oggetto? Bisogna partire dall’oggetto, mettere in dubbio e andare a verificare con i propri occhi in modo da arrivare alla conoscenza. Questo modo di procedere si chiama realismo, all’interno c’è la radice della parola "res" = cosa; quindi, per conoscere qualcosa si parte dall’oggetto e non da quello che si ha in mente, non si parte da un’immaginazione personale ma da qualcosa di concreto. È l’oggetto che detta il metodo (metodo dal greco μέθοδος = attraverso e οδος = strada > strada da percorrere). Per conoscere un oggetto la strada la detta l’oggetto: è un punto di partenza realista dettato dalla curiosità per l’oggetto.

È necessario applicare questo primo metodo al senso religioso, per conoscere il senso religioso non parto da cosa è stato scritto sul senso religioso perché in prima approssimazione è un fenomeno che riguarda l’umano. Per sapere di cosa si tratta devo partire dall’oggetto ovvero l’essere umano stesso, si esprime e emerge in certe domande ultime quando succede qualcosa che ridesta anche le persone più conformate e distratte (una delle domande più umane è: Perché? > per accorgersi di queste domande urgenti bisogna essere attenti a sé stessi, ovvero fare un’indagine esistenziale = osservarsi in azione). Senso religioso: ma vivendo queste domande te le poni? Giussani dice che la lotta alla religiosità non avviene a livello della risposta ma sulle domande > spesso si prova a comprimere e svuotare queste domande ma a noi interessa osservarci per sorprendere la dinamica che le fa emergere violentemente.

Una delle grandi parole che è stata svuotata del suo contenuto è esperienza, non è solo quello che si prova, non basta solo provare qualcosa, è la dinamica di un percorso – di un viaggio. L’esperienza ha inizio con il provare qualcosa, qualcosa che da fuori arriva a te attraverso i sensi. In realtà è un provare giudicato: di tutte le cose viste, di tutti gli incontri fatti, cosa resta? Lo scopo è quello di assimilare l’esperienza per crescere e diventare sempre di più te stesso. Ma cosa dell’esperienza fa crescere? Quello che si prova finisce, ma quello che se ne può trarre è il vero valore.

Esperienza = viaggio da … a… > quello che si prova deve essere giudicato, fino a quando non viene giudicato non è una tua esperienza. Cominci a fare esperienza quando puoi giudicare ciò che hai provato. Ma in base a che cosa giudichiamo? Esiste un criterio di giudizio? Il rischio di delegare il giudizio su una mia esperienza a altri è quello dell’alienazione, sarebbe come farsi spiegare da un libro cosa vivo personalmente. L’alternativa è quella di giudicare personalmente quello che si prova ma deve esistere un criterio dentro di noi che ci permetta di giudicare. Non è una cosa che si impara a memoria e si ripete: si trovano tracce di questa struttura originale che la Bibbia chiama cuore, non si tratta di un elemento sentimentale ma uno strumento conoscitivo, di un sistema di necessità e esigenze che ogni essere umano ha dentro di sé al di là della propria origine, religione, tradizione… Di che esigenze si tratta? Di verità, di bellezza, di giustizia, di bontà… che possono esprimersi in maniera differente a seconda dei contesti culturali e a volte possono anche contraddittorie ma esistono.

Questa è la questione geniale che Giussani mette in evidenza tuttavia bisogna provare e verificare che sia così: questo criterio di giudizio per vagliare l’esperienza dentro ogni uomo potrebbe portare a un rischio di anarchia? L’anarchia è la tentazione più affascinante che emerge da questo ragionamento ma secondo Giussani l’anarchico è colui che nega all’infinito e in questo modo usa l’affermazione dell’infinito come significato di sé. Quindi, perché il criterio di giudizio non è a rischio di caos/anarchia? Come si può trovare un linguaggio comune? La verifica si trova nell’esperienza: il criterio di giudizio è interno e personale ma è identico nella sua struttura a ogni uomo, è nel singolo soggetto ma è oggettivo.

L’uomo non è obbligato a usare il suo cuore/esperienza elementare = esperienza originale che giudica tutto quello che si prova > è un’esigenza viva in ognuno di noi. Giussani dice che usare il cuore è impopolare – molti cercano di non essere troppo netti e incisivi, preferiscono stare nel mezzo. Il cuore è quindi un livello di evidenze e esigenze che hanno tutti ma che spesso non viene riconosciuto e usato – è un sentire imperioso e una volta che lo si riconosce non si può ignorare.

In sintesi: Il cuore c’è ed è interno agli esseri umani e giudica quello che gli esseri umani provano, quello che viene giudicato dal cuore diventa esperienza. Il problema è accorgersi della presenza del cuore e usarlo, non è un passaggio così scontato, per imparare a usarlo ci si deve allenare scoprendo che anche l’altro ha le stesse esigenze, scoprendo che anche l’altro ha un cuore.

Quindi, il realismo è quella strada che permette di conoscere qualcosa ma che è dettata dall’oggetto stesso; ma seguendo questo percorso si è solo a metà della strada: l’oggetto traccia la strada ma sono IO che devo conoscere, allora il problema che si pone è come percorrere la strada il soggetto? Come percorriamo la strada cambia da persona a persona e percorrere la strada verso l’oggetto implica usare la ragione (straordinaria capacità umana).

Lezione 3 – 07/03/19 e Lezione 4 – 13/03/19

Capitolo II – Seconda premessa: la ragionevolezza

Riassunto: Realismo come oggetto che detta la strada, uso del cuore come essenza giudicante – strumento infallibile e universale > può essere usato o meno ma sta di fatto che funziona. Diventa esperienza una cosa che si prova se passa al vaglio del cuore = evidenze e esigenze strutturali.

Ragione: educazione alla conoscenza

La conoscenza è sempre un incontro, una connessione tra persone. La conoscenza è sempre un incontro con una realtà altra e il soggetto che conosce. Questa seconda premessa porta al cuore non solo della regione ma dell’uso della ragione.

Più se ne parla meno la si usa = la ragione. La ragione secondo Cartesio (1628-29 – accampato nella guerra dei trent’anni con esercito francese tra Baviera e Franconia) era data dalla realtà che è quello che il soggetto pensa --- ma non è il pensiero che crea la realtà anche se questo filosofo ha fatto coincidere l’esistenza con il fatto di pensare.

La ragione in questi ultimi 300 anni si è ridotta al dimostrabile (metodo scientifico – importanza fondamentale - scientifico = oggettivo), la ragione si può usare anche come logica. Quello che non è nel dimostrabile, alla logica non rientra nell’ambito della ragione. Cosa abbiamo perso di vista? La ragione così come ne abbiamo coscienza e la usiamo in realtà è molto più ricca e potente del semplice uso ridotto del dimostrabile e del logico.

La ragione ha la strana capacità di scattare quasi in automatico es. bruciare banconota = azione irrazionale e assurda > reazione immediata al gesto - in realtà si trattava di banconota falsa > in questo caso il nostro disagio c’è quando non riusciamo trovare nessun tipo di ragione per una certa azione – se troviamo una ragione anche parziale allora ci pare meno irrazionale (cogliamo al volo l’assenza di ragione).

Sul libro troviamo alcuni esempi:

  • (a + b) (a – b) =?
  • H2O ≠ H2SO4
  • gift = Gift > ma la prima in inglese = dono, la seconda è in tedesco = veleno > allora sono due parole diverse
  • La donna ha gli stessi diritti dell’uomo > per dimostrare questa affermazione si deve usare la ragione in un certo modo che non è lo stesso di dimostrare gli altri tre casi.

Ogni caso ha un modo di dimostrazione diversa. Usiamo sempre la ragione per arrivare a una conclusione dimostrativa ma si usano metodi diversi – primo caso dimostrazione matematica, seconda con esame di laboratorio, terza operazione di linguistica comparativa… Esempi che ci fanno capire che non ci siamo potuti servire esclusivamente del metodo scientifico della dimostrabilità o del metodo logico.

È fondamentale accorgersi che esiste una varietà di metodi: la ragione è plastica e si adatta all’oggetto che deve conoscere. Il problema della ragionevolezza = problema dell’uso del metodo adeguato all’oggetto.

  • La ragione è molto più ampia della sola dimostrazione scientifica
  • Si tratta di una ricchezza di metodi – la ragione è plastica e si adatta all’oggetto
  • Nasce il problema di usare il metodo giusto rispetto all’oggetto da conoscere

Cos’è la ragione? La ragione è una capacità che abbiamo di conoscere la realtà secondo la totalità dei fattori. Sentendo la parola totalità ci viene in mente una somma es. bambino che smonta sveglia – al momento di rimontarla al bambino manca l’idea della sveglia, il suo senso > quello che tiene insieme razionalmente tutti i pezzi. Esempio che ci fa capire cosa vuol dire totalità dei fattori: la ragione non si limita a contare dei pezzi, la ragione coglie anche il senso per cui posso rimettere in un ordine produttivo i pezzi.

Uso della ragione: riduciamo il ragionevole al dimostrabile e al logico > essa è più ampia di come la usiamo, è anche più ricca perché si adatta alla diversità degli oggetti (usa tanti metodo). Ragionevole è quando la ragione usa per conoscere un determinato oggetto un metodo giusto (è questa la potenzialità della ragione). È il metodo su cui si basa la possibilità che le nostre conoscenze nel tempo si allarghino e diventino sempre più ampie – metodo che permette di conoscere cose che non vedo > è il metodo di conoscenza per fede = viene usato anche per comunicare i risultati degli alti metodi: matematico, fisico, chimico, filosofico… e si basa tutto su un intermediario, e se chi parla 1. non ti vuole ingannare e 2. sa di cosa sta parlando > una volta che raggiungo una ragionevole certezza su questi due punti presi insieme allora è perfettamente razionale credere a quello che mi viene detto.

Questo metodo permette, invece di perdere tempo a verificare di persona le notizie, di apprendere conoscenze veicolate da altri ma se non sai giudicare i dati che ricevi allora li assimili ma senza trarne nulla. Se posso fidarmi di una persona, intermediaria, tutte le sue conoscenze diventano mie (è esattamente il metodo che utilizziamo all’università, non possiamo verificare tutto) > questo metodo permette il progresso della conoscenza e di imparare. Il metodo di conoscenza per fede è il più importante se non lo posso/so usare sono in balia del potere. Come vedremo molto più avanti, questo è il metodo che usa anche Dio per farsi conoscere: si può non credere ma non si può vivere senza atti di fede.

Capitolo III – L’incidenza della moralità sulla dinamica del conoscere: sentimento

La ragione è incardinata irrimediabilmente alla nostra realtà corporea, Giussani fa l’esempio della ragione come un cavaliere che galoppa, il cavallo è il nostro io e la ragione è il cavaliere. L’ansia, la rabbia, un dolore fisico… rientrano nella grande categoria che abbiamo indicato come sentimento, nella nostra esperienza è quello che percepiamo attraverso i sensi e che provoca una inevitabile reazione, un’emozione che tende a occupare tutto lo spazio in noi – impossibile evitare questa reazione e non farsi influenzare da nulla. Dobbiamo continuamente fare i conti con queste reazioni inevitabili, quanto più uno è vivo tanto più queste emozioni sono vibranti e vengono sentite profondamente.

R > S < V(R) = realtà --- non viene registrata come un sistema a circuito chiuso ma entra in noi attraverso l’inevitabile reazione che essa provoca in noi del sentimento (S) e diventa (V) = valore. Attraverso la reazione emotiva la realtà diventa valore; la realtà diventa varia, come facciamo esperienza, attraverso l’inevitabile reazione meccanica della emozione del sentimento. La realtà non solo entra in me ma mi interessa allora mi attraversa (etimo di interessare > inter = tra).

La vera domanda è: che posto ha il sentimento nella conoscenza?

Dobbiamo considerare i due estremi:

  • Lo scienziato dice che il sentimento fa parte dell’umano ma se vogliamo arrivare a giudizi oggettivi il sentimento deve essere eliminato (oggettività) – frase che fa effetto ma non è veritiera dal momento che il sentimento non si può eliminare: uno scienziato non può astrarre completamente dal sentimento.
  • Il sentimento domina ed è l’unico criterio di scelta che guida le decisioni > questa visione emotiva che porta a un totale disuso della ragione (non c’è bisogno di giudicare ma basta solo sentire).

I due estremi: zero sentimento > impossibile; tutto sentimento > impossibile. Il sentimento c’è (emozioni e...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher clizia02 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teologia I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Alberto Stefano.
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