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Lezione 1

Che cos'è la storia economica?

La storia economica studia la capacità dell’uomo nel corso della storia di impiegare le risorse disponibili per creare ricchezza, per cibarsi e trovare riparo, per produrre beni necessari e beni superflui. La storia economica analizza dinamiche di lungo periodo, sintetizza dei fenomeni che hanno avuto una rilevanza economica (il peso delle scelte assunte nel corso del tempo), spesso i fenomeni economici sono determinati da fenomeni politici (es. Ucraina oggi è un fenomeno politico-militare che non solo provoca ripercussioni per il paese in guerra a livello economico, ma per tutto il mondo). Inoltre, la storia economica, si pone una particolare attenzione sulla pluralità di soggetti e contesti oggetto d’analisi, nel senso che si occupa di aspetti più circoscritti: del singolo imprenditore o del singolo uomo ma anche di pluralità di soggetti (uomini, imprese, settori, Paesi, aree geografiche) ed infine utilizza una pluralità di strumenti mutuati da altre discipline (la teoria economica in primis, ma anche statistica).

Le fonti della storia economica

  • Una peculiarità della storia economica sono le sue fonti, le quali assumono particolare importanza. La storia economica necessita di fonti che sono l’aspetto più rilevante ed infatti queste vengono raccolte, esaminate ed infine interpretate. Tra le fonti di cui si nutre uno storico vi sono:
  • Ufficiali (censimenti, statistiche sul commercio, brevetti) che nel tempo sono cambiate specialmente con l’introduzione della stampa.
  • Non ufficiali (consumi delle famiglie, listini dei prezzi)
  • Ricavate da informazioni raccolte per altri scopi (altezza alla leva, statistiche giudiziarie, diete)
  • Inoltre, si suddividono in:
  • Fonti primarie e fonti secondarie
  • Fonti differenti per differenti periodi

Le origini della storia economica

Fine ‘800 - inizio ‘900.

  • Dominano ricerche su temi specifici (commercio, moneta, fluttuazioni, prezzi).
  • A. Marshall: “Alla storia economica non è necessaria molta analisi teorica e buona parte di questa la può elaborare un uomo dalla mente attiva e indagatrice” (Principles, 1893)
  • Prevale una netta separazione tra storia (scuola tedesca) ed economia (teoria marginalista)

Anni Trenta e Quaranta del Novecento

  • Schumpeter e i cicli economici: l’economia è ciclica, ci son dei periodi che vanno bene, si esauriscono, c’è la crisi e poi si ricomincia. Ci sono dei cicli di circa 50 anni.
  • L’influenza di Keynes e l’elaborazione di una teoria dinamica dello sviluppo, mette le basi della storia economica, ritiene importante il fattore tempo.
  • Il metodo hampeliano: la complementarità tra le scienze empiriche e sociali.

I modelli originali della storia economica

Per quanto riguarda la storia economica abbiamo degli approcci tipici, che hanno avuto successo e che si sono diffusi nel corso del tempo:

  • Rostow (1916-2003) - anni Cinquanta - l’analisi dinamica e il take off (decollo). Tutti i Paesi devono seguire certe fasi per svilupparsi, un modello di crescita a strati (agricoltura, investimento nell’agricoltura…). Possiamo ricordare Rostow come l’autore secondo cui tutti i paesi per crescere, per arrivare al cosiddetto decollo o take off, dovevano compiere gli stessi passi. Il suo modello proprio per questo motivo viene definito modello a strati.
  • Gerschenkron (1904-1978) - anni Cinquanta - la convergenza condizionata, arretratezza e fattori sostitutivi, big spurt. L’approccio di Rostow fu aspramente criticato dall’economista Gershenkron, il quale riteneva che i processi non siano tutti lineari e semplici, ma appunto erano molto più complessi. Gershenkron coniò un termine diversi: big spurt (il grande salto), affermando che essere poveri o arretrati poteva rivelarsi utile, diventare un vantaggio, nel caso in cui i paesi ritenuti più più poveri fossero in grado di sfruttarne le caratteristiche; tale processo è chiamato processo di convergenza: ovvero il Paese che si trova dietro (più povero) può correre più veloce di quello che sta avanti, raggiungerlo e superarlo con il tempo.
  • Cliometria o NEH - Robert Fogel (1926-2013) - anni Sessanta - analisi controfattuale e tecniche econometriche. Negli anni ’60 si afferma la cosiddetta new economic history o cliometria, cioè l’idea che la NEH utilizzasse analisi controfattuali, ovvero in base ad un’ipotesi relativa ad un accadimento non avvenuto oppure avvenuto in passato si può ipotizzare cosa sarebbe cambiato nel mondo, nella società. Tale approccio introduceva l’utilizzo della statistica e di analisi econometriche nella storia economica, da ciò il termine Clio (musa della storia) e Metria (la misurazione).

Lezione 2

Esistono quelli che vengono chiamati modelli originali, cioè delle caratteristiche tipiche, approcci tipici della storia economica che hanno avuto successo, ossia quelli analizzati nella lezione precedente. Oltre a questi, esistono altri approcci che hanno studiato altri aspetti della storia economica.

  • Chandler (1918-2007) (anni Settanta in particolare) business history, introdusse un subfield (sottocampo) della storia economica, ovvero la business history, cioè l’idea che suggerisce di concentrarsi sullo studio delle imprese, specialmente sulle imprese di grandi dimensioni, ossia quelle che trainavano la crescita economica di un Paese, quindi non sul Paese inteso come popolo ma sulle grandi imprese.
  • Paul David (1935-) - anni Ottanta - la tecnologia e l’importanza della storia, la path dependence. Negli anni ’80 inventò il concetto della path dependence, cioè la dipendenza da un percorso quando si analizza un processo; specialmente si focalizzò sulla rilevanza della tecnologia. L’importanza del percorso della path dependence: La sua teoria nasce da un’intuizione dovuta all’osservazione della tastiera QWERTY che rappresenta la sintesi di un processo produttivo; egli si chiedeva il perché del posizionamento dei tasti: i tasti sono messi così per un retaggio del passato, questi ereditano infatti la posizione dei tasti della macchina da scrivere, nella quale vennero posizionati in tale modo per evitare che i martelletti nel momento in cui si batteva troppo veloce due tasti vicini tra loro si andassero a scontrare e che la macchina da scrivere si fermasse. Si scoprì inoltre che questo modo di posizionare i tasti ci rendeva meno produttivi ed efficienti. Perché c’è un effetto path dependence? Perché c’è un peso del passato che influenza un esito del processo attuale? Poiché molti lavoratori tra cui segretarie avevano investito nell’apprendimento dell’uso di tale tastiera e dunque non valeva la pena di perdere tale investimento. Un altro esperimento utilizzato per spiegare la path dependence è: l’urna di Polya: Si prende un grosso vaso trasparente, ci si mette un numero di palline della stessa unità (rosse e blu) e il gioco consiste nel fare un’estrazione di una pallina (rossa o blu) e poi reinserirla insieme ad una pallina aggiuntiva dello stesso colore, e avremo ad esempio 20 palline rosse e 21 blu, ciò vuol dire che avremo una probabilità più alta di estrarne un’altra blu alla seconda estrazione, se in questa seconda estrazione ne esce un’altra rossa la probabilità aumenta ancora e dopo un numero n di estrazioni è possibile che il blu sia preponderante rispetto al rosso, ciò dimostra che i passi iniziali di un processo sono molto importanti per la determinazione l’esito finale di questo processo.
  • Mokyr (1946-) - anni Novanta - i modelli evolutivi. È uno dei più grandi storici economici. Enfatizza molto il ruolo della scienza e della tecnologia, egli sostiene che i sistemi economici evolvono come se fossero degli organismi biologici. (N.B.: importante differenza di opinioni tra lui e Bob Allen).

Questi sono tutti i grandi contributi della storia economica.

Approccio su cui ci concentreremo

L’approccio macroeconomico, ossia l’approccio che prende in considerazione l’andamento dell’economia nei Paesi. Si farà un’analisi dinamica o statico-comparata, ossia prendere dei momenti comparandoli nei vari paesi e far vedere quali sono le discontinuità che caratterizzano i sistemi economici/processi economici dei vari paesi. Verranno analizzati:

  • Il mutamento: analisi dinamica e statistico-comparata, si confronteranno le situazioni dei diversi paesi in un medesimo momento.
  • Gli stadi della crescita di Rostow e il contrario di quello che invece sosteneva Gerschenkron ovvero:
  • Il vantaggio dell’arretratezza (Gerschenkron)
  • I fattori sostitutivi (Gerschenkron)
  • Ci concentreremo in particolare sul capitale umano (somma delle capacità delle popolazioni di un paese) e tecnologie.

I modelli del secondo dopoguerra

I modelli del secondo dopoguerra hanno la caratteristica di aver portato ad una pluralità di approcci:

  • Cliometria: introduce la strumentazione nei processi storici, usa molta teoria economica e molti strumenti, strumenti che nel tempo si sono affinati sempre più e sono migliorati.
  • Business history: materia più qualitativa, descrittiva, si incentra sulla dimensione d’impresa, sui modelli di sviluppo nazionali e sulle tipologie d’impresa, diverse tra loro per le tecnologie impiegate ecc.
  • Altri approcci hanno cercato di spiegare la dinamica del cambiamento tecnologico attraverso appunto modelli evolutivi (innovazioni micro e macro, cioè piccoli e grandi cambiamenti).
  • Infine, uno degli approcci fondamentali è quello che si incentra sulle caratteristiche delle istituzioni, considerate come variabile esplicativa (per alcuni, la variabile esplicativa più importante), dei processi di crescita economica.

Crescita e sviluppo economico

Ci occuperemo di crescita e di sviluppo economico, capire perché ci sono paesi che si sviluppano e altri no. Sono sinonimi? Non lo sono:

  • La crescita riguarda aspetti di carattere più quantitativo come il PIL, mutamenti di carattere quantitativo.
  • Lo sviluppo riguarda dei mutamenti strutturali del sistema, es. ho ridotta la mortalità infantile, ho incrementato l’accesso all’acqua a tutti gli abitanti di un paese. Non è detto che sia accompagnato alla crescita, non è sempre detto che dove c’è crescita c’è sviluppo, perché un paese può diventare molto ricco ma scegliere di non investire in infrastrutture, per esempio, acquistando solo gioielli per il sovrano o armi per l’esercito ad esempio. Quindi, ci può essere crescita senza sviluppo, ma molto spesso non ci può essere sviluppo se non c’è crescita, perché senza maggiore ricchezza è difficile aumentare le scuole, le infrastrutture, tutti fattori di sviluppo. Non sono sinonimi, lo sono solo superficialmente, ma dal punto di vista scientifico sono due cose ben diverse.

Come misurare questi due fenomeni?

  • La crescita con il prodotto interno lordo (PIL)
  • Lo sviluppo con diversi indicatori, di cui il più importante è l’HDI (Human Development Index) ossia l’indice di sviluppo umano.

Lo sviluppo economico moderno (Kuznets)

Simon Kuznets è un economista statunitense nato all’epoca in Russia, oggi Bielorussia. Ha contribuito fortemente al filone di ricerca sulla crescita economica, infatti, ha ricevuto un premio Nobel nel 1971, in occasione di tale evento ha sostenuto un importante discorso in cui ha spiegato lo sviluppo economico moderno. Egli ha affermato cos’è secondo lui lo sviluppo economico:

  • Innanzitutto, il primo sintomo dello sviluppo economico si ha quando vi è una rottura della trappola malthusiana (Malthus era un economista nato durante la rivoluzione industriale inglese, sostanzialmente egli riteneva che quando la popolazione cresce troppo, poi si cerca di crescere ancora di più rischiando di tornare indietro in termini di ricchezza perché ci sarebbero troppe bocche da sfamare). Kuznets, invece, sostiene che una crescita significativa e continua della popolazione comporta una crescita del reddito. C’è sviluppo economico quando la trappola viene spazzata via, cioè quando si diventa sempre di più, ma nonostante questo si diventa sempre più ricchi (es. Cina, aumenta la popolazione, ma ogni cinese diventa sempre più ricco). Quindi ritiene che la crescita della popolazione porta anche alla crescita della ricchezza.
  • Il secondo sintomo è l’aumento della produttività (ossia il prodotto per ogni unità di fattore). Naturalmente l’incremento di produttività si applica alla produzione di beni (es. produzione di beni in un’ora).
  • Il terzo sintomo è la trasformazione strutturale dell’economia, vi sono molti aspetti che riguardano le strutture:
  • Mutata composizione settoriale, cioè vi è un cambiamento che fa diminuire il settore agricolo, fa aumentare quello industriale e poi ad un certo punto comincia a diminuire quello industriale e cresce enormemente il settore dei servizi. Si parte quindi da un’economia agricola, per poi passare ad un’economia industriale, fino ad arrivare ad un’economia post-industriale, dove l’industria resta un settore importante e significativo, ma ci sono maggiori servizi.
  • Mutamenti nelle forme e nelle dimensioni di impresa, le imprese assumono dimensioni giganti e diventano sempre più complesse (esempio: le società per azioni)
  • Mutamenti nelle caratteristiche dei lavoratori (più istruiti, formati)
  • Mutamenti dei consumi, si comincia ad avere maggiore quantità dei consumi e qualità dei consumi, anche gamma, ci sono decine, centinaia di beni.

Ci sono però anche altri 3 aspetti meno evidenti che riguardano la crescita economica:

  • Modernizzazione: ossia i cambiamenti nelle strutture sociali e nelle ideologie, lo sviluppo economico secondo Kuznets è accompagnato anche dal cambiamento della società, delle ideologie che mirano a sostenere i diritti dei lavoratori (es. sindacati)
  • Espansione dell’influenza dei paesi ricchi: Kuznets osserva la prima ondata di globalizzazione. Lo sviluppo economico è accompagnato da un aumento di potere dei paesi ricchi, che diventano sempre più ricchi. Ciò, secondo Kuznets ha portato al problema che la globalizzazione, cioè un’economica che diventa sempre più piccola, perché migliorano i trasporti e le comunicazioni, questo ha una scarsa ricaduta sui paesi meno ricchi.
  • Scarsa ricaduta sui Paesi meno ricchi: considerato anche il potenziale tecnologico

Cosa significa crescita settoriale? Trasformazione strutturale?

La crescita settoriale

Sostanzialmente significa che cambia la struttura dell’economia. Nel nostro sistema economico abbiamo principalmente 3 grandi attività, settori:

  • Settore primario (agricoltura, caccia, pesca)
  • Settore secondario (industrie estrattive e manifatturiere)
  • Settore terziario, che può essere:
  • Tradizionale (servizi domestici), come l’assistenza ad una persona anziana, un massaggio, una cameriera
  • Avanzato (banche, informazione), come assicurazioni, banche, servizi che utilizziamo anche attraverso internet a differenza del terziario tradizionale.

È una suddivisione standard di tutti i paesi dal punto di vista economico. Nel corso del tempo, ma anche in momenti specifici vi sono delle differenze sia per quanto riguarda la composizione della popolazione, che per quanto riguarda la composizione del reddito:

Guardando i numeri evidenziati in rosso all’epoca dell’unificazione italiana il 68% della popolazione faceva il contadino, nello stesso anno in Inghilterra che aveva attraversato la rivoluzione industriale, solo il 22.2% lavorava la terra. Se ci spostiamo al 1900, l’inizio del secolo, in Italia il 63% lavorava la terra, in Inghilterra solo il 9.6%. Si denota una differenza enorme data dall’industrializzazione. Per cui questa tabella ci racconta il processo di industrializzazione, ma anche il differenziale della contemporaneità, cioè gli eventi che dovrebbero succedere nello stesso momento, in realtà si manifestano molti anni dopo a seconda del paese. Per cui vi è una diversità nelle dinamiche settoriali (composizione della popolazione attiva, composizione del reddito).

Questa tabella rappresenta la stessa cosa ma vista in un aspetto diverso, ovvero nella tabella precedente abbiamo visto il numero di addetti, in questa tabella invece si denota il peso dal punto di vista della ricchezza prodotta. I numeri sono un po’ diversi, ad esempio negli anni ‘60 in Italia circa il 40% degli addetti lavorava in agricoltura, questi producevano circa il 15% della ricchezza, ciò voleva dire che non erano particolarmente produttivi. Anche qui si denota come nel corso del tempo ci siano notevoli differenze. Nel 1961, il settore primario era ormai al 4% nei Paesi più ricchi e sviluppati, mentre in Italia era ancora al 15%. Quindi bisogna considerare che vi sono 2 aspetti che riguardano il mutamento strutturale, uno legato agli occupati (numero di persone che lavorano in un dato settore, comparto) e uno legato alla ricchezza prodotta.

Prodotto interno lordo (PIL) molto importante

È un indicatore cui sono state attribuite diverse definizioni:

  • Valore dei beni e dei servizi finali prodotti nell’economia in un dato periodo di tempo (solitamente un anno), si parla di beni finali perché ciò che ci interessa misurare è solo la fase conclusiva del processo produttivo, le componenti che vengono assemblate per ottenere il bene finale non vengono conteggiate perché in...
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher swamyricciardi1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Siena o del prof Vasta Michelangelo.
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