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Storia delle tecniche artistiche

Lezione 1 – 02/10/18

Le lezioni hanno come scopo principale il confronto con l'oggetto artistico e la descrizione degli aspetti materici e tecnici delle opere d'arte → oggetti con caratteristiche fisiche specifiche. Si pone l'accento sulla percezione fisica dell'opera: es. parti in rilievo, parti opache o lucide, spaccature, materiali, tecniche…

Aspetti estrapolati dalle citazioni di: De Chirico, Argan, Conti…

  • Tecniche artistiche
  • Come viene dipinta un'opera?
  • Tecniche pittoriche
  • Materiali, procedimenti tecnici prima della spiritualità di un'opera d'arte → forme che cambiano a seconda del materiale in cui esse vengono tradotte
  • Arte come relazione con la realtà vista come materia sulla quale l'artista opera
  • Carattere unitario del procedimento artistico
  • Spazio, atmosfera, luce… → elementi fondamentali per un'opera d'arte tanto che spesso le scelte tecniche di un artista dipendono da queste condizioni
  • Opere fatte per i luoghi
  • Rimozione di un'opera d'arte dal suo luogo di origine solo nel caso in cui questa sia necessaria per una sua migliore conservazione
  • Lunga durata di un'opera d'arte intrinseca fin dalla sua origine
  • Artisti contemporanei hanno uno sguardo molto più attento ai materiali (esibiti e guardati)
  • Finalità estetica: effetto percettivo → recuperare le condizioni di visibilità originarie di un'opera

Fonti

  1. Materiali: Osservazione diretta e ravvicinata delle opere d'arte. Uso di tecniche di studio come restauro, macrofotografia, infrarossi, raggi X, ultravioletti, indagini fisiche e chimiche sui materiali → danno info su come e con cosa sono state fatte le opere d'arte. Screening sull'opera
  2. Icone: Fonti iconografiche che rappresentano artisti, artigiani… al lavoro. Raffigurazioni di botteghe → info visive. Es. S. Luca (patrono dei pittori → primo ritrattista della Vergine) viene rappresentato spesso mentre dipinge ma in maniera diversa a seconda delle epoche e da queste immagini si possono trarre molte info su come si dipingeva, come erano organizzate le postazioni di lavoro, quali materiali venivano utilizzati…
  3. Testi: Info su tecniche e materiali
    • Ricettari → Raccolte di ricette (cucina, cosmetici, farmacia, inchiostri, colori…) spesso conservate nei monasteri o nei conventi dove venivano scritti gli ingredienti necessari, le quantità e i procedimenti di preparazione (≠ a seconda del periodo storico e dalla collocazione geografica). Relazione tra arte e chimica delle origini. Usavano gli stessi materiali, procedimenti ma con finalità diverse.
    • Trattati e/o manuali → spiegano come vanno utilizzati materiali e colori che venivano fatti seguendo i procedimenti dei ricettari. Guide per coloro che leggevano all’impiego di materie, sostanze, tecniche… Venivano uniti alla trasmissione pratica (vedere, sperimentare, esercitarsi…). Erano testi di riferimento es. Teofilo, Cennini…
    • Contatti → commissioni di opere che riportavano le tecniche di realizzazione, messe a bottega dei figli da parte dei padri (il maestro si impegnava a insegnare tecniche e procedure → sistema di trasmissione del sapere)
    • Statuti corporativi → venivano usati per regolamentare le tecniche usate

Lezione 2 – 05/10/18

Nella storia delle tecniche artistiche sono molto importanti i manufatti (in cui i materiali vengono selezionati per scopo estetico, espressivo), i testi (libri di spese, archivi → tecniche, costi dei materiali…, scambi epistolari es. Van Gogh → come e quali colori usare, diari es. Delacroix), immagini (maestranze al lavoro, ponteggi → immagini votive per ringraziare l’intervento divino quando qualcuno si salvava da queste cadute… ottenute da miniature e pitture es. nel 1400 si usavano tavolozze con colori separati, cassette con i pennelli e vasi invetriati o conchiglie per conservare i colori).

Luce radente - Mette in rilievo tutta l'incidentalità di un'opera d'arte, mette a nudo la superficie di un dipinto che non è mai liscia ma presenta svariate imperfezioni. Tecnica utilizzata per mettere in luce lo stato di un supporto.

Vitruvio, Plinio scrivono moltissimo di tecniche artistiche e materiali (soprattutto Plinio viene riconosciuto come colui che tramandò la somma del sapere tardo-antico).

Leonardo “Libro della pittura” – Appunti raccolti e organizzati postumi sulla pittura dove traspare l’approccio tecnologico (osservazione acuta e scientifica – saldatura forte tra arte e scienza es. studi di geometria: prospettiva – proporzioni, studi di ottica: pittura) di questo artista e la sua visione dell’arte ma vengono date poche informazioni sulle tecniche utilizzate: colori, pigmenti, materiali.

  • Cennino Cennini – “Il libro dell'arte

    Tra le fonti risulta essere fondamentale il libro di Cennino Cennini “Il libro dell'arte” dove oltre alla spiegazione dettagliata di tecniche artistiche all’inizio viene anche presentata una genealogia culturale dell’autore stesso → Giotto, Taddeo, Agnolo, Cennini – egli si riferisce all’idea di arte introdotta da Giotto. Questo testo viene scritto tra la fine del 1300 e l’inizio 1400 (fine alto medioevo e inizio umanesimo) – una particolarità di questo testo è il fatto che anche a differenza di altri suoi contemporanei (es. De arte illuminandi) egli lo scrive in volgare e non in latino → scelta stilistica fondamentale, il volgare era la lingua degli artigiani. Testo scritto come se ci si rivolgesse a un ipotetico apprendista che appena arrivato in bottega vuole imparare la tecnica pittorica (argomento principe del testo, solo nella seconda parte viene aggiunto qualcosa sui calchi in gesso, doratura su pietra…).

    Probabilmente fu la stessa corporazione dei pittori che incaricò Cennini di scrivere un libro dove fossero formalizzati tutti gli insegnamenti dati in bottega ai nuovi apprendisti. Il libro quasi sicuramente fu scritto a Padova (pur essendo l’autore toscano) in un periodo di permanenza di Cennini nella città dove la presenza giottesca era molto forte – conferma di questa permanenza nella città di Padova sarebbe anche il matrimonio dell’autore con una donna del luogo e la presenza nel testo di una patina linguistica (espressioni tipiche) padovane più che toscane.

    Vasari (1o ediz. 1450, 2o ediz. 1468) parlando di Cennini disse che la sua più grande opera fu proprio “Il libro dell'arte” → il manuale di Cennini pur essendo vecchio di 150 anni all’epoca di Vasari veniva ancora letto pur essendoci stata in quegli anni un’evidente evoluzione di forma, stile e tecniche – sempre secondo Vasari, Cennini stesso non sarebbe stato un grande pittore ma piuttosto un eccellente divulgatore → considerato un libro di “segreti” dell’arte pittorica anche se nel ‘500 le tecniche spiegate da Cennini erano tutte più che note. Ad esempio Cennini non cita alcuni materiali (es. smalti) diffusi al tempo di Vasari. Cennini veniva allora considerato una fonte importante ma non assoluta → ciò che egli scrive non è uguale per tutti i tempi e tutti i luoghi anche se il confronto con le tecniche che egli descrive e le opere di quell’epoca giustificano benissimo i suoi scritti – genuinità del suo pensiero artistico.

    Nel libro viene fornita un’idea chiara della vita di bottega all’epoca dell’autore – preparazione degli apprendisti molto rigorosa → bagaglio di conoscenze pratiche e rigorose nel disegno + dimestichezza con i materiali (costosissimi) |- esistevano diversi gradi di avvicinamento al momento vero e proprio della pittura. L’apprendistato era un periodo molto lungo (12-13 anni) → si veniva messi a bottega a 10-11 anni (contatti stipulati tra maestri e genitori) e si aiutava il maestro e i suoi collaboratori partendo da compiti molto semplici (compito tipico dei garzoni di bottega agli inizi: macinare i colori dalle pietre), una volta dimostrato il proprio valore venivano loro affidati compiti sempre più importanti fino al totale affrancamento dal maestro.

    Il manuale di Cennini è costruito come se l’apprendista dovesse seguire passo dopo passo le informazioni dettagliate su colori e tecniche.

    Figura dell’artista: professionista serio che conduceva la propria vita con sobrietà, concentrazione e etica professionale (viaggiare tantissimo, proteggere gli strumenti di lavoro [mano – non deve essere affaticata con altri lavori], allenamento [disegnare tutti i giorni]).

    Copia da altri dipinti, sculture – pur essendo la natura il fine ultimo (pittura naturalistica verosimile) l’apprendista deve copiare da altri artisti e non dalla natura stessa poiché essi avevano già risolto diversi problemi di risoluzione e resa della realtà → grazie alla copiatura si apprenderà la tecnica adatta per affrontare autonomamente il problema della resa verosimile.

    Rapporto con i modelli: snodo importante. Ogni artista deve avere un repertorio che si presta a essere visitato, memorizzato. Gli apprendisti come prima cosa devono osservare il maestro: vedere cosa fa, come usa i materiali, imparare il suo stile e saperlo riprodurre.

    Regola che si trova in tutti i manuali di trattatistica dalla fine del ‘300 e poi nel ‘400: Bisogna copiare pitture e sculture antiche per imparare a rendere la tridimensionalità – copiare i modelli prima di avvicinarsi alla produzione di un’opera propria (Donatello, Michelangelo, Chiperti…). Bisogna dopo aver imparato alla perfezione tutte le operazioni tecnico-pratiche (es. disegnare con la luce che viene da sx e non da dx per evitare di fare luce con la mano) inoltre copiare da meno maestri possibili in modo da selezionare una corrente di stile (nella formazione di un giovane artista non ci si doveva disperdere tra i molteplici stili dell’epoca – risultato finale: opera uniforme), interiorizzarla e poi distaccarsene (sviluppare un proprio stile).

    Finalità dei figli della rivoluzione giottesca → resa della plasticità, tridimensionalità, chiaro-scuro…

Leonardo da Vinci

Aveva un diverso rapporto con i modelli – egli riteneva importante la copia da opere d’arte già esistenti ma ancora più fondamentale la copia e il contatto con la realtà → ritrarre ciò che si vede direttamente. Leonardo consigliava di portare sempre con sé dei piccoli quaderni di carte colorate dove copiare dal vivo e ritrarre direttamente dalla realtà e di conservare i disegni come modelli da cui attingere in fase preparatoria di un’opera (repertorio del mondo visto dall’artista) |- repertorio di immagini del singolo maestro o della bottega (patrimonio di immagini da riprodurre uguali [epoca bizantina o pregiottesca: modelli grafici sempre uguali – archetipi] o da cui trarre spunto.

Altro consiglio fornito da Leonardo era quello di avere sempre con sé un taccuino su cui abbozzare le parti di una fisionomia interessante osservata dalla realtà in modo da poterla riprodurre anche grazie al supporto della memoria in maniera più comoda una volta ritornati in bottega → sistema dell’identikit. Per Leonardo il disegno era il metodo con cui capire la realtà → osservarla a lungo, riprodurla |- leggere la realtà anche il fine di tutta questa osservazione rimane sempre la pittura (vertice).

Vasari dice che i disegni possono essere rifiniti o degli schizzi (fatti per trovare il luogo delle attitudini del primo componimento dell’opera – stilizzare con penna o carboncino per preparare l’idea che diventerà poi l’opera, da questi schizzi è possibile risalire al processo di realizzazione di un’opera).

Come e su quali supporti si disegnava?

Gli aspiranti pittori non utilizzavano supporti costosi come la carta (ottenuta dalla lavorazione degli stracci – famiglia Fabriani dal 1200, chiamata anche carta bambagina perché ottenuta dal fibre naturali come cotone e canapa → no resistente come quella prodotta nel 1400 e sulla quale fece la propria fortuna la stampa) o la pergamena (derivazione animale, lavorazione lunghissima di pelli di agnelli o vitelli) sulla quale venivano conservati documenti manoscritti o disegni importanti grazie alla loro resistenza.

Per esercitarsi senza sprecare materiale prezioso venivano usate delle tavolette di legno di bosso (resistente) coperta di ossa (ali galline, capponi) macinate su pietra di porfido e impastate con la saliva → polvere bianca che stesa sul supporto permetteva di disegnare – si usavano punte metalliche (argento, piombo) che lasciavano una traccia cromatica visibile, una volta terminato il disegno si raschiava via e si poteva ripetere l’operazione da capo.

Disegno: Serviva a impratichirsi e esercitarsi, era la base di qualunque composizione pittorica – disegno come padre di tutte le arti (tradizione toscana) ≠ colore come base di tutte le opere (tradizione veneziana). I disegni venivano conservati dagli artisti, era costume dei pittori avere dei quaderni rilegati con al loro interno carte già “preparate” per copie e disegni.

Attenzione: Bisognava esercitarsi a disegnare tenendo conto della luce → idea di modellato data grazie al sapiente uso dell’ombreggiatura e della lumeggiatura (tecniche per rendere le luci, ombre e i toni medi |- Ombreggiatura: inchiostro molto diluito applicato con in pennello o moltiplicazione del tratto. Lumeggiatura: tocchi di bianco (biacca → pigmento pittorico inorganico). Toni medi: fondo stesso del supporto utilizzato.

Strumenti usati sui supporti: Pietra nera di Piemonte (sorta di matita), pennelli, punte metalliche, sanguigna (matita rossa fatta di argilla + ferro), penne (ne esistevano diverse e ci sono svariati trattati in cui viene spiegato come temperarle, quali volatili usare a seconda del tratto che si vuole ottenere – sono strumenti di precisione in quanto l’inchiostro non può essere cancellato), carboncini (strumento fondamentale usato dai maestri nella fase di preparazione e ideazione di uno schizzo preparatorio – composizioni abbozzate; ha il vantaggio di poter essere cancellato tramite la mollica di pane |- i carboncini venivano realizzati tramite la combustione molto lenta, fornaci che si stanno raffreddando, di bastoncini di legno di salice che in una pignatta venivano progressivamente carbonizzati e poi temperati con lo scopo di lasciare una pigmentazione scura sul supporto utilizzato).

Tipo di supporti utilizzati: Carta “preparata” ovvero colorata o pergamene di vario spessore sfregate anche con polvere di gesso o ossa (le più sottili erano quelle maggiormente lavorate).

Uso di carte colorate → verde perla, grigine, rosate, violacee, rosse, indaco…

La tintura delle carte avveniva attraverso l’uso di polveri colorate diluite con dei leganti (colle) e stese sulla carta grazie a dei pennelli oppure tramite dei bagni in soluzioni colorate (tipica tecnica usata a Venezia → creazione di carta a partire da stracci già colorati).

Carta da lucido → ottenuta attraverso dei fogli di pergamena che venivano assottigliati il più possibile dal cartaio oppure attraverso uno strato di colla il più possibile trasparente che veniva stesa su una base di pietra precedentemente unta e lasciata asciugare fino a formare una sorta di pellicola.

Lezione 3 – 09/10/18

Formazione del pittore ha due poli di riferimento:

  • Disegno → capacità di rendere graficamente un’idea mentale, attività pratica/manuale basta su esercizio continuo, sulla pratica con lo scopo di rendere oggetti corpi e elementi colti dalla natura – è importante ricordare che l’arte descritta da Cennini è un’arte naturalistica (modellato, rapporto tra luce e ombre, tutti tratti fondamentali per rendere la natura così com’è).
  • Colore

Concetto cenniniano fondamentale della pratica artistica (ci sono epoche in cui viene data più importanza alla teoria artistica– interiorizzazione di testi, del manuale…) e si basa sull’esercizio continuo e sul cogliere l’esempio dalla pratica artistica direttamente dal maestro in bottega (fine cap. 104) → apprendista: dovrà imparare tantissime cose nel campo della pittura, avere molte abilità tecnico-pratiche (competenze specifiche) per rispondere alle esigenze molto varie dei committenti (pittura di una piccola tavola devozionale, grandi pale d’altare, murale affresco o non, pittura di una scultura, miniatura, stendardo su tela, preparazione di un disegno da dare ai ricamatori, mobili, tavolette per soffitto, selle, bandiere…) → gamma varia di manufatti con tecniche molto diverse tra loro.

Stare a contatto con maestro vuol dire assorbire tutta la vasta gamma di competenze/abilità dello stesso → non si può imparare da autodidatta dai manuali senza vedere il maestro all’opera – imparare un mestiere sul campo grazie all’osservazione diretta |- committenze importanti, bisogna imparare dai migliori maestri per essere i migliori (osservazione delle competenze [approccio didattico che si mantiene anche nell’arte contemporanea – no superficiale o improvvisata ma sperimentale → mai caso, studio e preparazione attenta].

Arte → organica (come la cucina – parallelismo forte con l’arte vista attraverso le sue tecniche di produzione) – supporti come legno, colle, leganti (es. uovo) tessuti, coloranti di origine vegetale o animale, pergamene… sono di origine organica. Importanza della selezione dei materiali utilizzati in epoca antica → la scelta non era mai casuale, i manufatti erano pensati per avere una tenuta, una stabilità (supporto, struttura).

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/02 Storia dell'arte moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher clizia02 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle tecniche artistiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Laskaris Caterina Zaira.
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