Dalle tredici colonie alla guerra ispano-americana: origini e sviluppo di una potenza mondiale
La letteratura dominante parla di una "specificità americana", ovvero una differenza tra Stati Uniti e Unione Europea sul piano politico. La narrazione tradizionale sostiene che gli Stati Uniti sono nati dal rifiuto dell’Europa, il mito dei Padri Pellegrini, che perseguitati lasciarono l’Europa per fondare qualcosa di radicalmente nuovo con principi e valori che vogliono essere la negazione dei principi e dei valori europei. Questa narrazione è messa in discussione perché ha un fondamento ideologico. Il racconto è stato dato, non è neutrale. La storia viene da una necessità degli Stati Uniti di proporsi come diversi e separati dall’Europa. Tuttavia, questa storia spiega come è nata parte degli Stati Uniti. Non tutte le 13 colonie nascono come puritane e non tutte sono fondate da esuli - “pluribus unum”, un’unità che nasce dalla pluralità. Gli Stati Uniti nascono da un processo di colonizzazione, ben prima dei padri pellegrini, circa 100 anni prima in epoca elisabettiana, sia per iniziativa individuale che sostenuta dalla corona inglese.
Dopo il 1492, scoperta da parte di Colombo, tutte le grandi potenze si rivolgono verso l’Atlantico per cercare dei territori: Spagna, Portogallo, Francia e Regno Unito. Già agli inizi del ‘500 gli inglesi arrivano sulle coste del Maine (Terranova, Labrador), sono dei pescatori che arrivano per cercare profitti. Creano piccoli insediamenti per lavorare il pesce e riportarlo in Inghilterra, nell’area dei Grand Banks. Piccole strutture che però instaurano poche relazioni con l’entroterra. Oltre agli insediamenti dei pescatori, anche la corona inglese si fa promotrice di un tentativo di colonizzazione, fornendo una patente regia alle compagnie commerciali (le future Charter Companies).
La corona inglese si fa tuttavia promotrice del tentativo di colonizzare l’America settentrionale, senza autorizzazione non si può colonizzare. La direzione dei venti vincolava la direzione in cui si poteva andare. Dalle coste dell’Inghilterra si arriva alle coste della Virginia, nella Baia del Chesapeake, molto più a nord rispetto agli spagnoli, ma più a sud rispetto ai pescatori. Nel 1500, gli inglesi si dirigono in ordine sparso verso il Nord America raggiungendo parti diverse, con interessi diversi e caratteristiche territoriali diverse. Il Maine è caratterizzato da una costa brulla con latitudini elevate, dove praticare l’agricoltura è difficile, mentre la fonte di sostentamento è il mare; in Virginia il clima è molto più favorevole all’insediamento umano, alle coltivazioni, presenza maggiore dei nativi, e ci si può rivolgere all’interno per la sussistenza. Queste diversità fanno sì che già dai primi anni ogni presenza britannica tenda a svilupparsi e crescere in maniera autonoma e secondo una traiettoria di sviluppo specifica. Anche nei casi più fortunati, le colonie settentrionali non sono ricche quanto quelle del sud America. Non ci sono metalli preziosi, le colonie si trasformano in colonie agricole, favorite, negli stati centro-meridionali, dal clima che permette la coltivazione dei prodotti di piantagione – canna da zucchero e tabacco.
L’esperienza dei padri pellegrini
L'esperienza dei Padri Pellegrini ha avuto un ruolo importante nella colonizzazione. Nel Regno Unito sono anni di turbolenze religiose con risvolti politici, dopo la Glorious Revolution e la guerra civile. Le minoranze religiose finiscono per essere tritate nella turbolenza e sono incentivate alle migrazioni. Infine, vi sono gli Stuart che concedono concessioni regie che permettevano a cortigiani e a nobili di sfruttare i territori in Nord America (Pennsylvania, Maryland), diventando proprietari della colonia.
Quattro tipologie di colonie
- Insediamenti sparsi nel nord-est;
- Colonie non conformiste della baia di Massachusetts, Connecticut, Rhode Island;
- Colonie di piantagione - Virginia, Carolina, Georgia, baia di Chesapeake;
- Colonie di proprietà regia.
Queste colonie hanno poco in comune se non l’identità britannica originale. Si sviluppa un processo di convergenza: vi è un governatore, che rappresenta il potere esecutivo, e un consiglio coloniale, che rappresenta il potere legislativo. Ogni colonia è soggetta al parlamento britannico e alla sovranità britannica che si esprime attraverso il governatore generale, il rappresentante del re in America ed il suo potere è esteso a tutte le colonie. Ogni colonia ha una sua forza armata soggetta al controllo del governatore e del consiglio. Il governatore ha i suoi militari mandati dalla Gran Bretagna, con il duplice scopo della sicurezza esterna delle colonie e allo stesso tempo l’elemento che bilancia le forze armate delle singole colonie che non dipendono dal controllo regio.
La costituzione degli Stati Uniti ricalca il sistema di governo multilivello del sistema coloniale. È una struttura vulnerabile: a livello delle singole colonie ci sono governi con legittimazione popolare - pur sempre un suffragio ristretto ma è una forma di legittimazione popolare - i cui governatori sono espressione dell’élite coloniale, o nel caso delle colonie di proprietà, sono legittimate da un’autorizzazione del re che gli permette di svolgere quel ruolo. Gli abitanti della colonia sanno di averli scelto come rappresentati. Il governatore generale ha alle sue spalle l’autorità del sovrano, una legittimazione forte, e il parlamento di Londra, ma nessun abitante delle colonie vota per il parlamento di Londra. Questa legittimazione non è considerata forte da chi vive nelle colonie. Fin tanto che gli interessi convergono, su queste criticità si passa oltre, ma quanto iniziano a divergere, come succede alla metà del Settecento, queste contraddizioni emergono dal fatto che sia le colonie sia il governatore generale possiedono delle forze armate e si cercherà di uscire dall’impasse con una soluzione di forza.
A livello concreto le differenze a livello sociale, economico e culturale che esistono fra le diverse colonie tendono ad accentuarsi; il modo in cui le colonie si sviluppano si lega al contesto in cui si trovano.
Convergenza e divergenza delle colonie
- Nord: Dal Massachusetts verso Nord, abbiamo una realtà di un territorio ostile, insediamenti scarsi e dispersi, guardano più al mare che alla terra. Qui la penetrazione verso l’interno è limitata, si rimane ancorati alla costa. Piccole comunità, democrazia diretta, con economia che guarda alla pesca e ai traffici navali. Favoriscono la nascita di un sistema decentrato, in cui la democrazia è sentita come un valore ed è fondamentalmente di tipo diretto. Il dinamismo sociale è forte, ci si può arricchire facilmente.
- Sud: In Virginia, Carolina, Georgia invece si sviluppa un sistema economico basato sulle piantagioni, che promuove la colonizzazione per destinare nuove terre alla piantagione; grandi estensioni di terra, dal punto di vista sociale la concentrazione della ricchezza è nelle mani di pochi e sempre maggiore. Chi ha già terra ha soldi per comprare nuova terra e arricchirsi maggiormente. La ricchezza e il potere politico tendono a concentrarsi in mani di pochi, partecipazione politica minore, si ricalcano i modelli socioeconomici dell’Europa. Tra il 1650 e il 1750, se da un lato c’è convergenza, una progressiva divergenza sul piano socioeconomico porta ad un ulteriore scollamento tra le due parti.
La Guerra di Indipendenza porta ad una ricucitura di questo scollamento, ma è soltanto transitoria, perché è destinato a durare fino alla Guerra di Secessione (1860s), complice anche il problema della schiavitù. La schiavitù era la maniera più semplice di avere manodopera a basso costo (molto utile nel sistema delle piantagioni) ma non è fondamentale nello scoppio della guerra civile e la divaricazione tra nord e sud. Infatti, un’altra differenza è il rapporto con l’esterno: le colonie del nord guardano all’esterno per la loro economia ma anche le colonie del sud hanno bisogno di avere relazioni con il resto del mondo; producono beni destinati ad essere venduti sul mercato internazionale, non producono per il consumo interno e soprattutto mantengono un rapporto forte con la madrepatria. Lo sbocco dei loro prodotti era garantito dalla madrepatria. Ma allora perché si incrina il rapporto tra i due?
La narrazione tradizionale parla di oppressione britannica, quindi i coloni furono trascinati a ribellarsi per riaffermare i loro diritti da cittadini britannici. Si parla molto spesso di aumenti fiscali, il famoso motto "no taxation without representation". Gli abitanti coloniali volevano essere trattati alla pari degli altri suddetti inglesi. C’è una parte di distorsione: il Settecento è un secolo di guerra pressoché ininterrotte, guerre che per la prima volta sono globali, anche per via delle proiezione verso l’esterno dell’Europa. Nel corso del 1700, la Gran Bretagna spende enormi capitali per garantire la sicurezza delle colonie oltreoceano: i francesi e spagnoli hanno possedimenti in Nord America e controllano anche i Caraibi, che sono il cortile dell’America settentrionale. Le tredici colonie sono un moscerino, una realtà minima sia come estensione e potenzialità economica rispetto agli altri territori europei in America. Questi costi e pressioni politiche sono alla base della guerra di indipendenza oltre ad altri fattori noti.
La Gran Bretagna è impegnata in una serie di guerre che partono alla fine del 1600 e proseguono fino alla seconda metà del 1700 (le guerre di Luigi XIV, guerre di successione spagnola, austriaca, guerra dei Sette anni). Sono guerre che rafforzano la posizione della Gran Bretagna ma costano tanto in termini umani e finanziari. La guerra dei sette anni ha una dimensione globale, perché combattuta anche nei possedimenti coloniali europei. Lo sforzo militare e finanziario pesa sulle casse inglesi, nonostante esca vincitrice. Per questo è necessario un aumento della tassazione che va a colpire anche gli abitanti delle colonie inglesi. Anche i coloni americani godono dei benefici delle spese militari, quindi, è in qualche modo giusto che gli abitanti delle colonie contribuiscano. Questo aumento delle tasse non è stato approvato dai rappresentanti delle colonie e quindi si sentono legittimati a non pagare le tasse al governo inglese.
Problemi politici e militari
- Volontà di affermazione da parte del parlamento di Londra che alla fine del ‘600 vuole affermare con chiarezza la sua superiorità rispetto alla corona. Il parlamento di Londra impone norme valide per tutti e ciò provoca un forte risentimento nei coloni.
- L’espansione territoriale. Negli anni successivi alla fine del Commonwealth di Cromwell, l’immigrazione verso le colonie è notevole: risponde ancora a esigenze politiche (si rifugiano gli scontenti del regime in vigore in Gran Bretagna) ma anche esigenze economiche (si va per stare meglio). Si tratta di sudditi britannici, ma anche provenienti dal continentale. Il ‘700 è un secolo turbolento di guerre per il continente europeo e produce profughi, spinti a emigrare. Questo porta le colonie a volersi espandere. Alcuni si insediano sulla costa, molti trovano lavoro nelle piantagioni del sud. Il grosso di questi emigranti spinge l’avanzamento della frontiera alla ricerca di opportunità.
Questa espansione territoriale non avviene in un vuoto di potere, ci sono le popolazioni native, un problema soprattutto per le autorità coloniali, che si trovano a dover gestire tensioni. Bisogna tenere in considerazione anche la presenza di potenze straniere, la Francia (Regione dei Grandi Laghi, basi nel Mississippi) e la Spagna (zona degli Stati uniti ispanici, Florida) che hanno possedimenti in Nord America nel momento in cui scoppia la guerra di indipendenza. Una serie di atti normativi cercano di limitare lo spostamento delle frontiere per evitare scontri internazionali, dal momento che la Gran Bretagna era militarmente debole. A questo punto le colonie erano arrivate fino ai monti Appalachi.
È in questo ambito che cominciano a maturare i fermenti di rivolta, non propriamente di indipendenza. Inizialmente le colonie chiedono la partecipazione alle decisioni, non l’indipendenza. Le colonie americane sono fortemente integrate nel sistema internazionale britannico – le piantagioni del sud di zucchero e tabacco lavorano per il mercato inglese o venduti dalla borsa merci di Londra. Le piantagioni del sud hanno bisogno che le colonie del nord forniscano le navi per il trasporto delle merci in Gran Bretagna. Rompere questo tipo di relazione potrebbe essere molto costoso. L’élite coloniali sono consapevoli di tutto ciò. Una delle conseguenze dell’indipendenza americana è la crisi economica, dal momento che si arriva alla rottura per un certo periodo delle relazioni economiche. La Gran Bretagna offre alle colonie la sicurezza in un contesto ostile: paga la difesa delle colonie che sebbene abbiano delle milizie locali non sono in grado di svolgere un’azione coordinata. Anche quando si riesce ad instaurare un coordinamento sotto George Washington, egli fa da mediatore tra interessi diversi. Il problema sono anche le ostilità da parte del governo inglese, perché l’obiettivo primo del parlamento inglese è affermare la propria supremazia su qualunque potere alternativo. Sono mutue incomprensioni che portano:
- 1776 - Dichiarazione d’Indipendenza delle 13 colonie. In seguito alle prime ostilità fra l’esercito inglese e le milizie delle colonie, la guerra d’indipendenza prosegue per un paio d’anni a bassa intensità. Le colonie mancano di coordinazione, sono formate da non professionisti, e capita quindi che periodicamente l’esercito si sciolga dal momento che i componenti tornano ai loro lavori.
- 1778: Intervento francese. Fin da subito si era cercato l’appoggio di una potenza europea, le 13 colonie sono consce dei propri limiti, possono creare solo disagio permanente. La Francia era ancora lo stato dell’ancien regime, e quindi l’opposto della retorica repubblicana delle colonie, ma era anche la Francia dell’illuminismo e dei primi venti di rivoluzione. Sono soprattutto ragioni di realpolitik che spingono Luigi XVI a dare l’appoggio alle colonie americane: ovvero tentativo di sostituire l’egemonia inglese con quella francese, già presente nel Nord America e inoltre, la possibilità di rifarsi della sconfitta delle guerre del Settecento e rafforzare la sua posizione come potenza oceanica e globale. Già da questo momento vediamo che la storia degli Stati Uniti non è di isolamento, ma nascono dagli equilibri europei. L’esercito americano diventa più efficace e le forze britanniche risentono dell’usura dopo anni di guerra.
- 1781 - Battaglia di Yorktown si ha la fine della presenza inglese nel territorio degli Stati Uniti e il riconoscimento delle 13 colonie indipendenti da parte della Gran Bretagna.
- 1783 - Trattato di Parigi: il riconoscimento viene formalizzato.
- I nuovi Stati Uniti ereditano un debito enorme con la Francia che si traduce nel Trattato franco-americano di alleanza militare: le colonie diventate Stati Uniti si impegnano a portare assistenza militare alla corona francese qualora venga richiesta, simmetricamente a quanto accaduto nel 1778.
- L’indipendenza formale coincide con una massiccia emigrazione verso l’Europa o verso i possedimenti inglesi in Canada, perché buona parte degli emigrati concepisce l’indipendenza come la rottura di un legame di fedeltà con la Gran Bretagna. Questo provoca un ulteriore problema per gli Stati Uniti: in Canada si concentrano gli scontenti dell’indipendenza, quelli che spingono affinché la Corona rioccupi gli Stati Uniti.
Gli Stati Uniti nascono vincolati agli equilibri dell’Europa e allo stesso tempo in un contesto locale ostile, dal Canada e dai territori ad ovest della frontiera occupata dai francesi che non possono essere invasi poiché sono alleati. L’indipendenza inoltre ha un impatto sull’economia, taglia le rotte transatlantiche e mette in crisi le relazioni commerciali con le colonie britanniche nei Caraibi. Un’altra debolezza è quella istituzionale: gli Stati Uniti si strutturano non sulla base della Costituzione in vigore oggi ma su un documento molto più semplice ed elementare, vero gli Articoli della Confederazione. Il ruolo del potere centrale è inferiore e i legami delle 13 colonie sono deboli. Il principio era la massima autonomia delle colonie, che erano nate e sviluppate in modo diverso. La confederazione mirava a tutelare l’autonomia giuridica degli Stati. I poteri del governo centrale erano estremamente limitati ed erano fondamentalmente quelli legati alla rappresentanza esterna. Il governo centrale nominava gli ambasciatori, firmava i trattati con l’avvallo dei singoli stati ma non aveva competenza in ambito militare, l’esercito e la marina erano costituiti dall’assemblaggio in emergenza degli eserciti dei diversi stati costituenti. Il poter di battere moneta era dei singoli stati, così come le singole politiche monetarie e fiscali. La pluralità prima era comunque ricondotta ad unità dal governo di Londra, dopo il 1783 il governo centrale non ha l’abilità di sostituirsi al potere inglese.
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