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Norberto Bobbio, L'età dei diritti

Parte seconda

L’approvazione della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino il 26 agosto 1789 da parte dell’Assemblea rappresentò per molti testimoni del tempo la fine di un’epoca e l’inizio di un’altra. Il dibattito che portò alla sua elaborazione durò 15 giorni, dall’11 al 26 agosto, nel corso del quale vennero presentati diversi progetti e per il cui coordinamento venne nominata la commissione Mirabeau formata da 5 membri. Venne adottato un testo costituito da 17 articoli e approvato come testo a sé stante staccato dalla futura costituzione che passò alla storia come la Dichiarazione dei principi dell’89.

Secondo Lefebvre, la dichiarazione costituì la fine dell’Antico Regime distrutto dalla Rivoluzione francese, mentre Tocqueville parlando della prima fase dell’89 introduce il termine di entusiasmo che verrà poi ripreso da Kant e Hegel, sostenendo che gli uomini avrebbero ricordato per sempre quei tempi, ma allo stesso modo quello stesso periodo avrebbe rappresentato una fonte di preoccupazione per coloro che gli uomini volevano sottomettere.

Parlando della partecipazione alla rivoluzione, Kant indica come causa dell’entusiasmo una disposizione morale dell'umanità, ovvero il diritto che ha un popolo di darsi una costituzione civile in cui crede non venendo impedito da altre forze, che si traduce nel diritto di libertà, inteso come quello che ha ogni uomo di obbedire solo alle leggi che riconosce.

Secondo Hegel, la rivoluzione aveva portato una nuova epoca dove la dichiarazione aveva lo scopo di tener fermi i diritti naturali, in primo luogo il diritto di libertà e dell’uguaglianza di fronte alla legge.

Burke aveva ampiamente criticato la rivoluzione sostenendo che i diritti degli inglesi ricevono la loro forza non in quanto naturali, ma dall’essersi affermati nel corso dei secoli attraverso una lunga consuetudine di libertà sconosciuta alla gran parte degli altri popoli, e considerando diritti naturali il rispetto del Re e l’affetto per il Parlamento.

Contro Burke, Thomas Paine specialmente nella sua opera I diritti dell’uomo, secondo cui i diritti spettano all’uomo naturali in virtù della sua esistenza. Sono ad esempio i diritti intellettuali e quelli di agire come individuo per il proprio benessere e felicità e precedono i diritti civili in quanto l’emancipazione della società civile dal potere politico è prodotto della storia. Sosteneva inoltre il diritto degli Stati americani all’indipendenza e credeva fortemente che la Rivoluzione americana avesse contribuito alla nascita delle rivoluzioni in Europa, aventi lo stesso fondamento sul diritto naturale e gli stessi obiettivi.

Il rapporto fra le due rivoluzioni è stato ampiamente dibattuto. Contro Jellinek che sosteneva la derivazione della dichiarazione francese da quella americana, Boutmy oppose l’improbabilità che i costituenti francesi conoscessero le dichiarazioni americane. In realtà, la dichiarazione francese ne è stata influenzata: La Fayette che fu il primo a presentare un progetto in merito, venne sostenuto da Jefferson, l’allora ambasciatore degli Stati Uniti a Parigi.

Tuttavia, a differenza della dichiarazione americana, la felicità è assente nella Dichiarazione dell’89 e con l’affermazione dello stato di diritto l’idea che la felicità dei sudditi fosse compito dello stato quale meta da raggiungere, è stata abbandonata, concetto peraltro condiviso da Kant secondo cui lo stato doveva solo dare quanta libertà possibile da permettere a ciascuno di perseguire i propri fini.

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

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