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fermate, retrocessioni che alla fine portano alla conoscenza ed alla consapevolezza. Maffesoli

afferma che questa comprensione è possibile grazie anche alle immagini, che, preesistenti alla

parola, hanno permesso e permettono di comunicare secondo questa struttura variegata

(labirintica).

Cap. 2 – CAPRICORNO

A volte ciò che sembra incomprensibile diventa comprensibile se si guarda da un altro punto di

vista, utilizzando strumenti culturali diversi da quelli abituali.

Il CAPRICORNO è un animale di fatto inclassificabile (metà capra e metà pesce, a mezzo fra cielo e

terra) e confrontarsi con esso vuol dire cercare di ignorare le parti più confuse e nascoste del

nostro essere. Il mito del CAPRICORNO rimanda alla nascita di Zeus,sfuggito alla morte che il padre

voleva dargli, allevato dalla ninfa Amantea con il latte di capra, che poi Zeus renderà immortali.

In molte situazioni più che “leggere” le storie con razionalità vanno “sentite” con tutti gli altri

sensi, per ritrovare un’esperienza in cui corpo, spazio e luogo si uniscono a creare un legame

affettivo che è il legame della vita.

RAGIONE

Molto spesso nella storia della cultura un determinato punto di vista diventa egemone, mentre in

realtà la cultura è un processo in continuo divenire, un forma di comunicazione in cui chi parla e

chi ascolta devono usare lo stesso linguaggio ed anche lo stesso modello interpretativo di quel

linguaggio. Altrimenti si avranno malintesi e cattive interpretazioni. A volte queste possono essere

il risultato di errata valutazione dell’interlocutore anche a causa di pregiudizio ideologico, per cui a

priori si nega che un determinato concetto possa avere un altro significato rispetto a quello

propostoci. Per superare questo ostacolo spesso si ricorre a termini nuovi, particolarmente “forti”

che hanno come conseguenza moltissime possibilità di interpretazione, senza che nessuna escluda

l’altra.

Rispetto al termine “ragione” Maffesoli parla dei diversi significati che le si possono attribuire (da

facoltà del pensiero o calcolo, conto) che fanno sì che attorno al termine si possano avere una

costellazione di significati diversi che possono anche prescindere dal carattere scientifico e logico

dell’attuale cultura. In questo modo si ottiene una rassicurazione contro il timore di regredire ad

uno stato animale; la ragione permette di stabilire criteri universali per il comportamento

dell’uomo in tutti i campi e questo è molto rassicurante. Da un altro punto di vista la ragione è ciò

che differenzia l’uomo dall’animale e da tutto ciò che vi è legato(pensiero mitico, sensibilità) e gli

permette di mantenere la sua specificità.

Ma la cultura non procede per una via rettilinea, piuttosto va avanti a balzi e questo di fatto

smentisce la pretesa di universalità che l’uomo occidentale le vuol dare. Il fatto che nel nostro

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mondo ci siano stati innegabili successi scientifici e tecnologici è sembrato di fatto confermare

questa impostazione cioè che la ragione sia guida all’azione e procedimento di ricerca ed alla base

della visione economica del mondo che ci caratterizza.

ANTI-MALE

Ma questa visione così monolitica della ragione e della cultura vengono messe in discussione dalla

quotidianità in cui è ben presente una parte di animalità.

Quotidianità ed animalità sono da Durand inquadrati nello SCHEMA DELL’ANIMATO. Durand si è

molto adoperato per studiare una nuova e completa classificazione dei simboli. Egli sottolinea

come ogni immagine non ci trasmette un solo significato, piuttosto uno SCIAME di significati, tra

cui alcuni che rimandano allo SCHEMA DELL’ANIMATO. L’animalità è per lui lo stato evolutivo più

remoto che contrasta con l’idea di PROGRESSO, che rappresenta l’ottimismo verso un’evoluzione

sempre positiva.

Neumann invece vede nell’animalità l’indistinzione tra conscio ed inconscio, da cui poi si evolverà

la figura dell’ EROE , a cui è a sua volta collegato il rischio della sconfitta e della caduta.

Ma l’animalità esercita anche molta attrazione. Secondo Maffesoli L’attività simbolico-immaginale

è precedente a quella razionale, e quindi non si può interpretare con i codici propri della

razionalità.

Lo schema dell’animato riporta poi anche ad una delle sue manifestazioni più primitive il

FORMICOLIO, che da l’idea della confusione,del caos, dell’agitazione. E questo contrasta

completamente con la visione del mondo razionale ed ordinata che la cultura occidentale ha scelto

come suo modello. Modello che emargina la relazione con l’ALTRO, le emozioni, i sentimenti.

Se, come Maffesoli, si vede il disordine come un altro tipo di ordine, complesso e capace di

ripristinare la comunicazione tra le diverse sfere esistenziali, e trovando anche uno spazio per

tutto il “negativo” che la cultura occidentale e razionale tende a tagliare via.

In genere, come scrive Bertrand Henry Levy noi ci rifiutiamo di pensare il MALE e le due figure ad

esso più strettamente collegate, la MORTE e la GUERRA. L’animale- per cui ugualmente si prova

repulsione – rappresenta uno dei volti del TEMPO che porta con sé la MORTE. Se la nostra cultura

non considera tutto ciò che c’è di istintivo nell’uomo, di fatto cerca di negare e rimuovere anche

l’idea della morte. Ma questo è possibile fino ad un certo punto, perché poi l’angoscia del tempo

che passa e finisce si ripropone, portando con sé depressione, paura e incertezza per il futuro.

ORGANICITA’

Per conciliare questi due aspetti Maffesoli introduce il concetto di RAGIONE SENSIBILE, un

modello eterogeneo rispetto al modello razionale dominante, una ragiona “altra” distinta da

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quella finora presentata come l’unica ragione possibile (la razionalità cartesiana, che Maffesoli

definisce ragione astratta). Per illustrarla ricorre all’antico mito del letto di Procuste, per cui tutte

le parti (del corpo dei viaggiatori e quindi metaforicamente tutti gli aspetti disturbanti e

contraddittoriali della ragione) che erano al di fuori dei limiti e dello del letto, venivano tagliate

via. Così la nostra cultura taglia via, ignora tutto quello che è legato alla complessità della vita.

Quanto più la vita è semplice, schematica, razionale tanto più è rassicurante e tanto più è facile

mantenere il potere ed il controllo. Ma la ragione astratta non è l’unico modo – per quanto essa lo

pretenda – di concepire la realtà.

Se fino ad un certo punto la modernità è stata essenzialmente economica e razionalista, oggi si

vive una fase di transizione detta POST MODERNA, in cui si assiste ad un radicale ribaltamento dei

valori che hanno orientato finora la concezione del sociale.

Quindi questa fase di transizione comincia ad avere in sé delle sensibilità diverse, (legate

sensorialmente non più solo alla vista ma anche a tutti gli altri sensi molto più “corporei”),

l’attenzione per delle percezioni nuove del reale, disponibile ad aprirsi a tutti gli aspetti conoscitivi

che precedentemente erano stati ignorati.

In questa visione del mondo gli aspetti più contraddittoriali dell’essere umano si integrano tra loro,

vita e morte sono strettamente connesse, l’uomo è razionale ma è anche animale, immerso nel

quotidiano ben lontano da quello che è puramente astratto e razionale.

Maffesoli propone quindi un sapere basato su aspetti complementari, che si intersecano ed

interagiscono tra loro, cercando di volta in volta cosa si adatta meglio alla situazione che si sta

vivendo. Il soggetto va pensato nei suoi diversi elementi che però devono integrarsi in modo

sensibile e non puramente razionalistico: sono quindi necessari strumenti più flessibili per studiare

la società e non solo dal punto di vista razionale. Si configurano così nuovi legami tra ragione e

sensibilità che prospettano un nuovo modo di guardare la realtà, allontanandosi dalla prospettiva

semplice e rassicurante dell’OVVIO.

LUOGO/LEGAME

L’uomo va visto in una prospettiva relazionale che comprende non solo la relazione

interindividuale ma anche ciò che lo lega ad un territorio, una città ed un ambiente che condivide

con gli altri. Il legame si stabilisce quindi tra tutte queste componenti, unendole in un unico

percorso in cui ognuna acquista il suo senso più pieno. In quest’ottica le varie “parti” che

compongono l’umanità ed il sociale non vengono più considerate separatamente una dall’altra,

ma sono unite da una serie di connessioni multidimensionali che confluiscono in un luogo che è

anche legame (in francese leiu/lien). Quindi non si parla più semplicemente di spazi condivisi, ma

di luoghi e posti (come dice Maffesoli) attraverso i quali passano le storie degli individui, e dei fatti

che, come in ogni cultura tradizionale, sono sempre diversi gli uni dagli altri. Questo anche se la

cultura dominante tende ad omologare e razionalizzare scientificamente il tutto.

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In questo modo succede che gli spazi progettati per essere semplicemente luoghi in cui far

svolgere cose in modo prevedibile ed ordinato (per es. i centri commerciali) diventano invece

luoghi di incontro, relazioni, di presenza di folle quindi esattamente il contrario di quello che si era

pianificato.

Il territorio quindi non è semplicemente un luogo. Il TERRITORIO è ciò in cui l’uomo pone le sue

radici in modo dinamico (cioè stabilendo relazione con esso e gli altri individui che lo abitano); è un

punto di partenza da cui poi si può andare “oltre”. Per oltrepassare un limite, bisogna che il limite

esista.

Tutta questa dialettica va descritta nella sua globalità; un termine che definisce questo fenomeno

è quello di “RADICAMENTO DINAMICO” (D’Andrea): si appartiene a un luogo e a partire da

questosi creano legami, che però perché siano veramente significativi, devono essere a loro volta

superati, in una dinamica in cui si alternano tensione e incompiutezza.

In questo senso lo spazio visto come TERRITORIO diventa il fondamento della socialità, in senso

essenziale, non normativo.

Nella società esistono ed agiscono allo stesso tempo una serie di poli contraddittoriali

(vicino/lontano, statico/dinamico), per cui non si può semplicemente ordinare in modo gerarchico

gesti e contesti, ma si deve per forza considerare tutto l’insieme in cui le varie parti – anche in

modo non immediatamente visibile – sono unite. In questo modo tutte le contraddizioni sono

presenti e sono vissute nel gioco continuo delle apparenza popolate di simboli che hanno

tantissime chiavi di lettura. Quindi l’intima correlazione tra abitante e luogo dell’abitare è un

tratto costitutivo delle culture tradizionali che la modernità tende a rimuovere. Questo avviene

anche grazie all’inserimento di punti di riferimento esterni che vengono inseriti nei vari territori

(per es. gli indirizzi, che permettono di sapere dove si trova una persona o una casa) e che sono in

ultima analisi strumenti di controllo che spazzano via i precedenti legami emozionali con il

territorio di appartenenza. Si è così costruito un legame tra uomo e spazio che è semplicemente

numerico (indirizzo) a cui si oppone il nomadismo, che usufruisce degli spazi secondo le proprie

necessità e rappresenta quindi un elemento destabilizzante nell’ordine sociale costituito.

TRIBU’

Il NOMADISMO implica che il nomade usa i luoghi che attraversa in libertà, senza tenere in

considerazioni vincoli, norme, permessi, divieti ecc. Una figura quindi destabilizzante per l’ordine

costituito che si dai tempi degli antichi romani (dove i nomadi erano i barbari) ha cercato di

combatterli ed emarginarli. L’idea di nomade è legata a quella di instabilità, libertà, ma anche a

quella di folla,di orda, di brulichio confuso della TRIBU.

Il termine TRIBU’ può essere interpretato in vari modi; in genere definisce un gruppo sociale pre-

politico e pre-contrattuale (nel senso di assenza di contratto sociale) e quindi ha finito per essere

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sinonimo di gruppo sociale primitivo. Il termine è poi anche applicato ai popoli africani in periodo

coloniale; si tratta quindi di un termine particolare, sicuramente non contemporaneo. Infatti si

tratta di un gruppo in cui il legame dell’individuo con il territorio è molto più stretto e diverso da

quello che si ha nelle nostre società, e c’è anche un senso di movimento, di nomadismo, di orda

che sommerge il soggetto in una grande entità che lo assorbe.

Secondo Maffesoli bisogna distinguere tra individuo, che ha una funzione, mentre la persona ha

un ruolo, entrambi coinvolti in una serie di azioni reciproche e contraddittoriali senza però che mai

uno dei termini venga ridotto interamente nell’altro. In quest’ottica per Maffesolila TRIBU’ è un

insieme disordinato in cui il soggetto non è più un’entità autonoma ma è rappresentato anche da

una serie di stimoli sensoriali ed estetici che ne rafforzano la dimensione corporea, che la cultura

occidentale ha rimosso.

I questo modo sono possibili molte dimensioni dello stare-insieme, che in genere sono negate

dall’utilitarismo, ma che hanno molto valore nella storia della quotidianità sociale.

Maffesoli usa anche il termine PROSSEMIA, cioè la possibilità che il piccolo gruppo della tribù, di

poter utilizzare un linguaggio simbolico che permette di costruire poi un reticolo sociale che

facilita la rinascita della cultura. Così il soggetto non è più un’entità solida e stabile ma qualcosa

che si avvicina ad un campo dove da una parte c’è l’assoluta autonomia e dall’altra l’annullamento

i un’entità superiore (la morte).

Tutto il nostro edificio culturale si regge sull’idea della stabilità e dell’ordine: se si cambia questa

prospettiva e si accetta la possibilità della divisione dello spazio e del tempo su basi qualitativa e

non quantitativa, allora sarà possibile una migliore comprensione della presenza sociale

dell’uomo.

Invece di un soggetto forte e statico Maffesoli mette al centro del modo un soggetto dinamico,

con meno certezze ma più collegato a una serie di relazioni interpersonali che hanno anche una

funzione protettiva. L’Io in questo modo si rapporta nel Sé sociale, concetto più ampio, in cui

ognuno vive con le sue molte maschere, fa le sue molteplici esperienza e si responsabilizza. Si

riattivano così i canali della simpatia, dell’affinità e della condivisione, in cui gli uomini condividono

un contesto e sperimentano la solidarietà e una vicinanza essenziale che Maffesoli definisce

l’ETICA DELL’ESTETICA, caratterizzata dall’apertura verso gli altri in uno destino comune che

permette lo stabilirsi di uno stretto legame tra la matrice estetica e l’esperienza etica.

BOOTES O DI DIONISO

Mito di Dioniso – Icario agricoltore che sapeva trarre il vino dall’uva venne da un0isola dell’Egeo in

Attica per far conoscere a quel popolo la bevanda che dava stupore ed ebbrezza. Lo

accompagnavano una donna, Erigone, ed un cagna detta Maira o la “scintillante”. Una volta che

Icario aveva portato il vino ad alcuni pastori questi si erano ubriacati ed avevano pensato che

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Icario avesse voluto avvelenarli. Così lo uccisero e lo seppellirono. Erigone e maira lo cercarono per

molto tempo e ne identificarono la sepoltura perché sulla sua tomba era cresciuta una

grandissima vite. Sconvolte la donna si uccise e poco dopo morì anche il cane. Dioniso ne ebbe

pietà e le portò in cielo, dove Icario divenne il Bifolco (Bootes), per sempre accanto ai suoi buoi,

rappresentati dalle 7 stelle dell’Orsa Maggiore; Erigone divenne la Vergine e Maira divenne il cane

fedele Sirio nella costellazione del Cane minore. Quindi il Bifolco indicava sempre il Nord o

settentrione (indicato dai suoi buoi septem triones), e Sirio che sorgeva nel calore di luglio indicava

l’inizio dell’anno. In questo mito convivono aspetti contraddittori, il dio e l’eroe si identificano

(Dioniso), e dimostra come le cose del mondo si possono osservare da molte ottiche diverse.

ET/ET

La cultura dominante tende a rappresentare quelli che non ne fanno parte come “superati” o non

più attuali. E’ questo il caso di Maffesoli, considerato un autore “inattuale”. Egli sottolinea come

l’attuale cultura tenda alla classificazione ed al razionalismo, e la sua teoria cerca di studiare il

processo sociale non solo nell’ottica puramente “scientifica” ma soprattutto relativamente alla

dinamica dei processi sociali. Ed in questo senso la teoria di Maffesoli è assolutamente “attuale”,

anche alla luce del fatto che molte delle sue teorie si stanno rivelando vere nell’avanzare della

quotidianità. Maffesoli ha ribadito la centralità di alcuni soggetti, come l’erranza geografica, la

confusione, gliaspetti economici posti in primo piano, e quindi si è schierato contro un sistema

politico e culturale basato sul controllo e sull’ordine.

Maffesoli descrive il movimento a spirale per cui una certa visione del mondo arriva , come un

pendolo, fino ad un limite estremo e poi cambia direzione, recuperando figure ed esperienze

anche impreviste. Si tratta quindi di un movimento a spirale fatto di cicli e livelli, di

sovrapposizioni e contraddizioni che sono molto meno rassicuranti della supposta linearità del

progresso.

DESTINO

Il progresso quindi non è un movimento semplice e lineare ma un insieme di scarti e ritorni,

contraddizioni, arresti ed accelerazioni; perde quindi terreno l’idea illuministica di una costante

espansione della società verso una modernità sempre positiva e rassicurante, visto anche che

ormai si sa che le risorse del mondo si vanno esaurendo, i rischi per la conservazione della specie

umana aumentano sempre di più, come pure aumentano le conseguenze non volute delle azioni

che a loro volta minacciano l’uomo. Se per lungo tempo, almeno in occidente, l’uomo ha creduto

di poter controllare la natura (lo spazio non è stato più un ostacolo grazie a treni, auto,aerei, il

tempo si poteva misurare e controllare), di poter sconfiggere la morte ed il destino,

improvvisamente si è cominciato a vedere che non era proprio così, il pendolo ha invertito la sua

corsa e le cose non sono state più così razionali e scontate. Sono emerse le contraddizioni della

cultura occidentale, i molteplici cammini propri della specie umana, si è visto che ogni scelta

poteva essere reversibile, che le stesse scelte non seguono linee rette ma seguono un percorso

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ondulato che può modificarsi strada facendo. Questo cammino è per l’uomo molto complesso,

perché non ci sono più punti di riferimento solidi e condivisi; è necessario che l’uomo, come dice

Maffesoli, riscopra il suo essere post-moderno, cioè si renda conto della sua fragilità e recuperi

l’umiltà.

La percezione della propria unicità ha fatto sì che l’uomo si rinchiudesse sempre più in se stesso,

con conseguenze negative nella convivenza civile sempre più basata su scambi utilitaristici, e

sempre meno basata sul quel principio di aggregazione derivante dai rapporti primari e dalla

solidarietà senza contropartita che Maffesoli chiama “glutinum mundi”.

Quindi da una parte l’individualismo è strettamente connesso al pensiero semplice e disgiuntivo ,

mentre il pensiero complesso è legato ad una società in cui ci sono molte forme di relazione

reciproca. In questo modo si prende coscienza della propria dipendenza dall’Altro, ci si rende

conto che esiste un legame sociale non basato esclusivamente sulla ragione ma su uno scambio di

relazioni e comunicazioni empatiche, un essere insieme che permette l’integrazione di razionalità

ed emozione. E’ quello che Maffesoli definisce Etica dell’estetica, cioè un legame soggettivo di

massa in cui no c’è solo semplice ragione ma anche pathos.

TRAGEDIA

La modernità, grazie ai grandi successi tecnologici, ha pensato di poter dominare tutto, anche il

destino. Ma la pretesa di sottrarsi al destino sfocia nella dimensione della tragedia. Sono stati

numerosi, dal punto di vista filosofico, i tentativi di demolire il razionalismo, anche nel secolo

scorso, ma spesso non sono stati presi in considerazione. Per molto tempo prima dell’Illuminismo

in Italia c’era una grande familiarità con l’antichità, la cultura mediterranea veniva riconosciuta in

tutta Europa come qualcosa di particolarmente affascinante. Tutto cambia con la nascita

dell’archeologia, che pone in una dimensione di staticità (nei musei) tutte le opere antiche. Per cui

quello di antico che prima veniva riutilizzato e quindi entrava a far parte della vita quotidiana,

adesso è un pazzo esposto in una vetrina, catalogata, da osservare a distanza, qualcosa di chiuso,

finito e morto. Già Nietsche aveva affrontato il tema della grecità sostenendo l’ineluttabilità del

destino, rifuggendo da facili ottimismi e superando la disperazione ad esso collegata grazie al

ritorno di Dioniso e quello che ha donato agli uomini, cioè la consolazione derivante dall’arte della

tragedia.

Maffesoli riprende questa impostazione , e Dioniso diviene la figura rappresentativa del

dinamismo sociale che vuole sfuggire alle regole dell’ordine e della razionalità. In quest’ottica

Maffesoli parla di ORGIASMO, cioè la possibilità di mettere in gioco il disordine delle passioni,

ritornando ad un minimo di tradizioni antiche e profonde che hanno caratterizzatola storia

dell’uomo. L’orgiasmo con la sua logica del carpe diem è quindi antitetico al progetto economico e

politico dominante e mostra come la passione non possa essere razionalizzata ed addomesticata.

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s.cerino

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze per l'investigazione e la sicurezza (NARNI)
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher s.cerino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof D'Andrea Fabio.

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