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Le due vie della semiotica

La nascita della semiotica

La semiotica è una disciplina che studia i segni, anche se questa non è una definizione esaustiva nel definire l’oggetto di studio, che è ben più ampio e complesso. Sin dai tempi di Platone, Aristotele (...) sono state fatte riflessioni e studi sui segni e i linguaggi, fino ad arrivare all’epoca moderna.

Nel corso del '900 la semiotica si è articolata in due direzioni: la semiotica strutturale, fondata dal linguista ginevrino Ferdinand de Saussure, che parla di semiologia come la scienza che studia i segni. Essa studia le strutture soggiacenti che presiedono alla costruzione di un sistema di significazione. La semiotica interpretativa, che segue il punto di vista più filosofico di Charles Sanders Peirce. Queste due aree sono unite dal fatto che entrambi si occupano di segni, significazione, comunicazione, mentre cambiano i metodi, gli strumenti, le teorie.

La semiotica viene istituzionalizzata come disciplina negli anni sessanta, con la pubblicazione di Éléments de sémiologie di Roland Barthes nel 1964.

L'oggetto di studio: significazione e comunicazione

Il concetto di significazione è molto importante in semiotica. Possiamo rifarci al pensiero di Umberto Eco per chiarire la differenza tra:

  • Un sistema di significazione: è un costrutto semantico autonomo, astratto ed indipendente da ogni possibile sua realizzazione [in un processo comunicativo]. Esso è basato sulla correlazione di un elemento concreto, materiale, (esempio: luce rossa lampeggiante) ed uno astratto, sensoriale (esempio: pericolo). Una penna sta per l’idea di scrittura, un libro sta per l’idea di lettura o istruzione. Questi sono esempi di sistemi di significazione. Poiché i segni mettono sempre in correlazione un'entità assente con una presente, essi sono tutti sistemi di significazione.
  • Un processo di comunicazione: è la realizzazione di un sistema di comunicazione nella realtà (esempio: utilizziamo una luce rossa lampeggiante in autostrada per segnalare un pericolo). I processi di comunicazione non sono autonomi, ma necessitano di un sistema di significazione come condizione necessaria.

Ecco che possiamo definire la semiotica come la disciplina che studia la significazione e la comunicazione. Questo significa che la semiotica non si occupa solo del linguaggio verbale tra esseri umani, ma di tutti i possibili sistemi di segni/significazione (codici) mettendone a confronto le strutture ed i modelli generali. La linguistica è solo una parte della semiotica.

Una parola può rinviare ad un concetto, un vestito ad una determinata appartenenza culturale, un discorso può rinviare a delle ideologie. Si tratta di linguaggi diversi (acustici, visivi...). L’uomo è circondato da sistemi di significazione, che sono indispensabili per comunicare. L’uomo infatti, non può non comunicare, non esiste un contrario di comunicare.

Anche questa onnipresenza ci fa capire come il campo d’analisi della semiotica sia vasto ed eterogeneo. Ci sono stati molti tentativi di circoscrivere l’oggetto di studio con una certa vocazione scientifica, ma non c'è stato nessun risultato completo. La semiotica, da questo punto di vista, è una scienza debole, perché:

  • I suoi metodi non sono ben definiti
  • I risultati delle ricerche non sono sempre condivisibili da una comunità
  • Non formula leggi
  • Non può realizzare esperimenti ripetibili e controllabili in laboratorio
  • I fenomeni che studia non possono essere simulati

Questo però non toglie nessuna dignità alla disciplina semiotica, infatti esistono altre discipline scientifiche come la vulcanologia o alcuni settori della fisica che funzionano per lo più per previsione di probabilità.

La semiotica strutturale e la semiotica interpretativa

Come abbiamo detto, i fondatori della semiotica sono Saussure e Peirce, che sanciscono anche una divisione in semiotica strutturale e semiotica interpretativa. Queste due correnti comprendono linguistici, psicologi, antropologi, studiosi di vario genere. Le convergenze tra i due versanti sono molte ma possono essere pensate come complementari.

Ferdinand de Saussure - cenni biografici

Nasce a Ginevra nel 1857. Diviso tra genio e sregolatezza, insegna Linguistica Generale all'Università di Ginevra dal 1907 al 1911. Nel 1913 muore. Nel 1916 i suoi studenti misero insieme gli appunti delle lezioni di Saussure pubblicando l'opera Cours de linguistique generale, che nonostante non sia un’opera pienamente originale e fedele al pensiero saussuriano costituisce un punto fondamentale della linguistica, e quindi della semiotica.

La langue e la parole

Saussure si chiede quale sia l’oggetto della linguistica. Di fronte ad una parola occorre focalizzarsi su vari aspetti differenti:

  • Aspetto acustico
  • Corrispondenza tra suono e idea
  • Gli aspetti individuali e condivisi
  • Gli aspetti più stabili e la sua evoluzione

Da qui deduce che l'oggetto della linguistica, essendo molto complesso, ha bisogno di volta in volta di essere costruito. L’oggetto linguistico è rappresentato dalla dicotomia fondamentale tra parole e langue:

  • La parole è intesa come la realizzazione del segno linguistico individuale, la manifestazione ed esecuzione materiale di un gruppo di segni organizzati (atti di parole), l’associazione fonia-senso.
  • La langue è la competenza sociale condivisa che consente di eseguire e riconoscere gli atti di parole. Essa è costante e definita come sistema di segni.

Questa dicotomia si realizza nel circuito della comunicazione, rappresentato da uno schema. La parola è sempre all’interno di un circuito. È un macrosistema di interazione tra due interlocutori. A ha un’intenzione comunicativa nel suo cervello. A pronuncia delle sequenze di suoni, le fonie, che attraverso il canale delle onde sonore trasmettono dei suoni che stanno per dei pensieri, idee, descrizione di cose, che prendono il nome di significazioni o sensi.

Questo processo è costituito da parti fisiche (onde sonore), parti fisiologiche (fonazione e audizione), parti psichiche (immagini verbali e concetti). La fonia è un evento fisico percepibile, il senso invece no. Sia la fonia che il senso sono variabili, perché:

  • Le fonie sono variabili perché se A pronuncia [cane] in momenti diversi avrà intonazione, timbro, intensità diversi. Fonìe simili ma non identiche.
  • I sensi sono variabili perché se A e B pensano al [paesaggio], A può pensare ad un paesaggio brullo ed arido, B ad uno estivo e verde. Sensi simili, ma non identici.
  • Il legame tra fonia e senso è problematico perché una fonia può esprimere diversi sensi, un senso può essere espresso da diverse fonti, ma nessuna fonia necessita di un senso e viceversa.

Non sempre ad un suono corrisponde un senso. Il discorso presuppone prima un sistema di connessioni, una struttura, che fa legare i suoni ai sensi. Tornando allo schema, Saussure dice che A produce una fonia avendo presente un'immagine acustica o significante, una traccia mnestica, un’impronta sonora registrata nella nostra mente. Questi significanti sono costanti, dei modelli collettivi che e vengono appresi dai singoli parlanti mediante l’educazione e l'addestramento. Quando la fonia viene ricevuta da B, viene ricondotta alla stessa immagine acustica nella mente di B.

La stessa cosa vale per i sensi. Per ogni senso abbiamo dei modelli astratti che servono ad ancorare i diversi sensi dei significanti. Questi modelli astratti vengono definiti concetti o significati. Anch’essi sono costanti e collettivi. In questo schema viene ricostruito questo passaggio distinguendo il campo di pertinenza della langue e della parole. Noi incontriamo una fonia e un senso, che sono rappresentati da una linea tratteggiata poiché anche se sono legati da un processo lineare sono sottoposti ad una incertezza. L’associazione tra fonia e senso è detta parole. Ad ogni atto di parole corrisponde un segno, composto da significante e significato. L’associazione tra significante e significato costituisce un modello, ed i modelli di ogni segno costituiscono la langue.

Il rinvio tra fonia e senso non è diretto, ma è sottoposto ad una incertezza. La fonia viene riconosciuta perché associata ad un modello astratto chiamato significante (o immagine acustica). Il senso viene riconosciuto perché associato ad un modello astratto chiamato significato (o concetto). Se non conosciamo la parola ‘melomane’ non riusciamo ad associare un senso alla fonia (linea tratteggiata), ma riconosciamo che il significante ed il significato del segno fanno parte della stessa langue.

Fonie e sensi costituiscono la parole, significanti e significati costituiscono la langue. In particolare, la langue può essere definita come l’insieme delle immagini verbali e dei concetti comuni ad una pluralità di individui che condividono lo stesso linguaggio, lo stesso sistema di segni. Inoltre, i segni hanno una natura concreta, risiedono nella mente, al contrario degli atti di parole. Per riconoscere le varie occorrenze diverse dello stesso segno, Saussure sottolinea l'individualità e la diversità di ogni singolo atto di parole, ma dice che per poter funzionare ed essere riconosciuti è necessario che ci sia qualcosa di comune. Ecco che quindi possiamo distinguere le parole in quello che i parlanti fanno mentre la langue è quello che i parlanti sanno.

La parole è l’esecuzione materiale o la realizzazione individuale che collega una fonia a un senso, mentre la langue è l’aspetto sociale, condiviso del linguaggio che permette agli individui di riconoscere le variazioni dei segni. Riassumendo, Saussure stabilisce 4 caratteristiche della langue:

  • È la parte sociale del linguaggio, esterna all’individuo, che non può alterarla
  • Si può studiare separatamente dalla parole
  • È omogenea, mentre il linguaggio è eterogeneo
  • È un oggetto di natura concreta

Linguistica esterna e linguistica interna

La langue per Saussure è “la prima scienza”, mentre la parole le è subordinata. Per questo si potrebbe distinguere:

  • Una linguistica delle parole, interna: secondaria, ha come oggetto la parte individuale del linguaggio, per esempio la fonazione.
  • Una linguistica della langue, esterna: ha come oggetto la lingua, sociale e indipendente dall’individuo. Essa studierebbe:
    • Rapporti tra la storia di una lingua e una civiltà
    • Rapporti tra la lingua e la storia politica (es. romani o americanizzazione)
    • Rapporto tra lingua e istituzioni
    • Estensione geografica delle lingue ed il frazionamento dialettale

Per Saussure non è necessario conoscere queste componenti esterne della lingua. Infatti utilizza un paragone con il gioco degli scacchi: negli scacchi, le regole del gioco costituiscono la parte ‘interna’, unica e invariabile. Mentre il fatto che il gioco degli scacchi si diffuse prima in Persia e poi in Europa, oppure che il materiale dei pezzi sia l’avorio sono fattori esterni, che però non intaccherebbe il sistema. Al contrario, se cambiassimo le regole il sistema del gioco verrebbe stravolto.

La semiologia

Saussure auspica alla creazione di una nuova disciplina, la semiologia, che studia i sistemi di segni come la lingua. Egli spiega che la linguistica costituirebbe solo una parte della semiologia. Infatti oggetto della linguistica è la lingua, e la lingua è solo uno (forse il più importante) tra tutti i possibili sistemi linguistici. Attraverso la semiologia sarebbe possibile studiare tutti i sistemi di segni (lingue, i riti, gli alfabeti...) per comparazione, e che questo costituirebbe un vantaggio notevole per capire come funziona la lingua rispetto ad altri sistemi di segni.

Il segno linguistico: l'arbitrarietà e la linearità

Secondo Saussure il segno è una entità bifacciale nella quale ciascuna parte non può esistere senza l’altra:

  • Esempio: foglio di carta, se si taglia un pezzo cambiano entrambi le facce.
  • Esempio: nella parola /cane/ se cambiamo una parte del suo significante, /pane/, cambia anche il significato.

Le due facce del segno sono complementari e sono:

  • Il significante: l’immagine acustica, l’impronta registrata nella mente di ciascun parlante
  • Il significato: il concetto, l’insieme delle proprietà di contenuto che il segno trasmette

Il segno ha due caratteri principali:

  1. L'arbitrarietà del segno: non esiste nessun legame naturale o logico che lega il significante ed il significato. L’idea di sorella non è legata concretamente dalla sequenza di suoni s-o-r-e-l-l-a. A dimostrazione di ciò vi è l'esistenza di lingue differenti, in cui lo stesso significante /sorella/ si esprime come s-i-s-t-e-r, -s-o-r-e-l-l-a, -s-c-h-w-e-s-t-e-r. Potrebbero sorgere due obiezioni: l’esistenza delle onomatopee e delle esclamazioni, ma le onomatopee sono di numero assai limitato e comunque rappresentano imitazioni approssimative e convenzionali di molti rumori, mentre le esclamazioni possono cambiare di lingua in lingua.
  2. Il carattere lineare del significante: il significante, essendo di natura uditiva, si svolge nella dimensione del tempo e perciò ne prende i caratteri di estensione e misurabilità in una linea.

Immutabilità e mutabilità del segno

Le lingue sono sistemi molto rigidi nonostante il principio di arbitrarietà. L'immutabilità delle lingue viene spiegata da Saussure da 4 fattori:

  • Il carattere arbitrario del segno fa sì che, così come non c'è nessun legame che lega significante e significato di un dato segno, non esiste nessuna ragione valida per cambiare il significante di un segno.
  • La lingua è un sistema composto da tantissimi segni e sarebbe impensabile cambiarli.
  • La lingua è un sistema complesso.
  • La resistenza dell’inerzia collettiva a ogni innovazione linguistica; la lingua è utilizzata da tutti, e questo per Saussure costituisce un fattore di conservazione.

La lingua va considerata anche all’interno di una dimensione storica, che se da un lato ne garantisce la stabilità (il segno non conosce altre regole che quelle della tradizione), dall’altro...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

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