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Appunti esame prof. Fabiano da Quetelet a Spencer

Appunti di storia del pensiero sociologico - da Quetelet a Spencer - basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Fabiano dell’università degli Studi La Sapienza - Uniroma1, facoltà di Sociologia, Corso di laurea in sociologia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia del pensiero sociologico docente Prof. M. Fabiano

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Gli inizi di una nuova scienza: la sociologia

Fino a poco tempo si credeva che il termine sociologia fosse stato coniato da Auguste

Comte, presumibilmente nel 1835, come sostituzione di fisica sociale, già utilizzato

dall’astronomo e matematico belga, Adolphe Quetelet, per lo studio dei fenomeni sociali

ed umani, solo da poco tempo le ricerche di archivio hanno stabilito che il termine era già

stato costruito dal politico francese Emmanuel Joseph Sieyes, forse nel 1783, autore del

testo “il terzo stato”.

La sociologia nasce in un epoca di profondi cambiamenti, avviati dal processo di

industrializzazione e sul piano accademico si affermerà solamente verso la fine del XIX

secolo, dopo la sociologia Comtiana, con Emile Durkheim e Herbert Spencer e poi ancora

negli Stati Uniti.

Adolphe Quetelet: la fisica sociale

Adolphe Quetelet (1796-1874) si inserisce a pieno titolo come uno dei più fecondi studiosi

che cominciarono ad occuparsi dei fenomeni sociali, contribuendo a fornire a questa

branca del sapere sociale, quell’importanza che ancora oggi viene espressa con i termini

di: statistica sociale, sociologia statistica, metodologia quantitativa della ricerca sociale.

Quetelet comincia ad interessarsi dell’applicabilità della matematica ai fenomeni umani e

sociali, per poi interessarsi allo studio della meteorologia, che all’epoca era considerata

una branca dell’astronomia.

Dei fenomeni atmosferici esistevano molte cause, anche nascoste, per cui era necessario

ragionare in termini probabilistici per delinearne le loro evoluzioni.

Sarebbe quindi stata l’analogia fra fenomeni metereologici e sociali, entrambi difficilmente

prevedibili, poiché aventi origine da una causalità multipla, a convincere Quetelet a

trasporre nel campo degli studi sociali l’utilizzo della probabilità.

La ricerca di regolarità, porta Quetelet, a studiare fenomeni sociali in cui sembra prevalere

l’aleatorietà, come ad esempio quelli inerenti la criminalità.

L’analisi che conduce dimostra che in un dato contesto, se si considerano i dati raccolti

anno per anno rispetto ai crimini commessi, si ha sempre una quota parte della

popolazione che costantemente si orienta verso il crimine.

Ogni azione dello scienziato sociale, quale Quetelet si reputa, deve essere orientata verso

il miglioramento della condizione umana in una società data.

Per Quetelet lo stato dovrebbe tener conto di una legge che non emana dal suo apparato

giuridico, ma dalla scienza, il suo obiettivo generale è quello di promuovere una rete di

istituzioni che misurino la realtà sociale, poiché queste contribuiranno alla buona

amministrazione della società.

La “scoperta” delle classi lavoratrici nelle inchieste sociali

L’importanza delle classi lavoratrici nelle società con il tempo diventerà sempre più

rilevante, assumendo un ruolo anche nelle teorizzazioni che si occuperanno del progresso

della società.

Louis Renè Villermè (1782-1863) e Antoine Eugene Buret (1810-1842)

Villermè e Buret si occuparono delle condizioni lavorative delle classi lavoratrici, ma con

un’ottica e con risultati diversi.

Villermè interessato a rilevare prima solo le condizioni sanitarie, poi quelle di vita degli

operai, intraprese una vasta indagine sul territorio francese, utilizzando analisi di dati

statistici raccolti dai primi uffici pubblici, l’osservazione ed i colloqui con operai e

imprenditori francesi, si accorse dello sfruttamento dei lavoratori e delle loro condizioni di

vita miserevoli.

Queste rilevazioni e la loro comparazione lo convinsero che vi erano cause diversificate

della miseria: da un lato vi era il super-sfruttamento degli operai, dall’altro era radicata

negli stessi operai una moralità che li portava a spendere il salario in spese inutili, come il

bere e la frequentazione di prostitute.

Per risolvere queste problematiche propose delle modifiche all’organizzazione del lavoro,

cercando di convincere gli industriali a concedere pause durante il lavoro, di diminuire

l’orario di lavoro di donne e bambini e di promuovere il miglioramento della formazione e

dell’educazione dei giovani.

Buret invece, affrontando direttamente il problema della miseria, compì una vasta

inchiesta che interessava non solo la Francia, ma anche l’Inghilterra.

Utilizzando oltre all’osservazione anche tecniche di intervista diretta fatte ai lavoratori,

analizzò il modo di produzione industriale, la divisione del lavoro, la sua organizzazione e

soprattutto la relazione tra salario e condizioni di vita.

Le sue conclusioni furono diverse da quelle di Villermè, per Buret la causa della

persistenza della miseria derivava dal fatto che i lavoratori venivano considerati solo come

persone da sfruttare, su cui fare profitto, per questo motivo i salari erano bassi e per lo

stesso motivo esisteva lo sfruttamento in fabbrica.

L’inchiesta di F.Engels sulla situazione della classe operaia in

Inghilterra

Quando Engels giunge in Inghilterra trova una realtà completamente diversa da quella

tedesca, da cui proviene: vi è un elevato gradi di industrializzazione ed una politica in cui

hanno un ruolo partiti politici ben organizzati, che rappresentano interessi economici

precisi.

All’interno dell’assetto sociale inglese, il movimento operaio ha una rilevanza sempre più

ampia, ha già ottenuto conquiste economiche e politiche, questa situazione lo induce ad

abbandonare il dottrinarismo teorico della sinistra hegeliana per immergersi nello studio

della società che ha di fronte.

Tra la fine del 1843 e il gennaio del 1844, Engels scrive il suo primo lavoro di critica

dell’economia politica, che sarà molto apprezzato da Marx.

In questo scritto cerca di definire in modo critico le caratteristiche dell’economia liberistica

del settecento.

Engels riconosce che il principio della libera concorrenza, base di questo tipo di economia,

fosse un progresso necessario, ma portava, allo stesso tempo alla perpetuazione di una

realtà fondata sulla violenze reciproca, sulla lotta dell’uomo contro l’uomo.

Il sistema economico liberista, nota Engels, è ricco di contraddizioni interne che sembrano

portare sempre uno svantaggio per la classe lavoratrice.

Per questo si interessa sempre più al ruolo della classe operaia nello sviluppo della

società capitalistica inglese e per approfondirne la conoscenza compie la sua indagine

empirica, simile a quella compiuta da Bouret: in primo luogo descrive sinteticamente la

storia della rivoluzione industriale, che viene giudicata la chiave di volta per comprendere

l’evoluzione e la trasformazione della società inglese.

Nell’analizzare lo sviluppo delle invenzioni tecniche e le ripercussioni che l’introduzione di

esse ha avuto sul mondo del lavoro, Engels ritiene di poter concludere che la loro

applicazione pratica sia stata all’origine dello sconvolgimento della società.

Nell’industria le condizioni del proletariato sono miserevoli, per compiere la sua inchiesta,

Engels, si serve dei rapporti delle commissioni parlamentari, redatti dagli ispettori di

fabbrica, che descrivono la miseria in cui vivono gli operai, le loro malattie più frequenti e i

luoghi nei quali vivono, dormono e mangiano.

Rileva che nelle città la miseria, la prostituzione, il delitto e tutti i mali che derivano dalla

mancanza della soddisfazione dei bisogni necessari all’uomo, convivono insieme alle lotte

e alle rivolte della popolazione contro il sistema, è il mutamento delle condizioni

economiche reali della società che fa nascere una nuova classe, la quale, una volta

negata nella sua umanità dalla miseria e dal degrado, acquista una nuova coscienza,

attraverso la pratica della lotta rivoluzionaria, il sorgere di questa nuova coscienza avviene

in fasi diverse.

All’inizio vi è solo un odio profondo verso la società, non ancora organizzato, ma con il

tempo si organizza, prima in rivolte individuali, come il delitto, poi in rivolte collettive, che

sfociano nella distruzione delle macchine.

Sono gli scioperi a rappresentare il primo momento unificante della classe, rendendo gli

operai consapevoli della loro forza.

L’analisi di Engels termina con la descrizione degli operai minerari e del proletariato

agricolo.

Alla fine dell’inchiesta si trova un capitolo importante per comprendere la struttura del

metodo usato da Engels, riguardante l’atteggiamento della borghesia nei confronti del

proletariato.

Anche il legame che tiene unito il borghese alla famiglia e alla moglie, osserva Engels, è

considerato solo da un punto di vista, quello del denaro.

Il potere economico che possiede la borghesia le permette di controllare il potere politico,

la magistratura, composta prevalentemente da borghesi, punisce secondo la giustizia

borghese, la polizia, braccio armato della borghesia, persegue il proletariato solo per il

fatto che si presenta nella società a protestare contro la sua misera condizione di vita, ma

nonostante tutte le difficoltà che il proletariato incontra sul cammino di lotta, esso si

consolida, facendo crescere la sua unità di classe, combattendo i soprusi e

organizzandosi politicamente per contrastare il potere borghese in ogni luogo, nel posto di

lavoro, come nella vita sociale, gli operai sono i soggetti attivi del mutamento (Touraine).

Engels giunge alla conclusione che sia necessario mutare radicalmente il tipo di società e

non accontentarsi di riforme.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Cristianabusatti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del pensiero sociologico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Fabiano Mauro.

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