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La presidenza di Jimmy Carter

Negli anni ’50, la politica USA si trova in una fase che gli stessi americani chiamarono di stabilità

la politica americana era essenzialmente basata sull’equilibrio di poteri e vi erano legami

regionale;

molti forti e amichevoli con l’Iran e il Pakistan. L’unica preoccupazione era che in Afghanistan non

venisse a crearsi un’eccessiva influenza dell’URSS. Di per se stesso, l’Afghanistan aveva poca

importanza per gli USA, ma tutta l’area circostante era ritenuta una zona critica per la vicinanza del

Golfo Persico, le rotte marittime e i porti dell’Oceano Indiano. Secondo una stima dell’Intelligenze

del 1954, l’attenzione URSS verso l’Afghanistan era parte di uno sforzo

nazionale americana

generale per bilanciare i recenti guadagni occidentali, specialmente americani, nel Medio Oriente e

nell’Asia sudorientale. In Medio Oriente, il colpo di stato in Iran e quindi lo stabilimento del

consorzio composto da varie compagnie petrolifere e gli ottimi rapporti instaurati tra gli USA e lo

in Asia sudorientale, gli accordi sull’Indocina, gli accordi di

scià Mohammad Reza Pahlavi;

Ginevra del 1954, quelli con i quali si è tentato di dare una soluzione alle guerre di Indocina, dove

gli USA si sono praticamente sostituiti alla Francia. Dopo il 1953, cioè dopo la morte di Stalin, gli

USA ritengono quindi che la politica URSS in Afghanistan sia una politica difensiva e non volta in

qualche maniera ad assorbire il paese o a penetrare nel paese.

Negli anni ’60 e ’70, le relazioni tra l’URSS e l’Afghanistan si fanno sempre più strette. L’URSS

era anche una delle maggiori fonti di assistenza all’Afghanistan che era uno dei paesi più poveri del

mondo. Secondo una stima del Dipartimento di Stato americano del 1962, gli USA avrebbero

compromesso la capacità di sopravvivenza dell’Afghanistan se avessero promosso un’ostilità contro

l’URSS nella questione dell’Afghanistan.

anni ’70, l’Afghanistan

Agli inizi degli era governato dalla monarchia di re Zahir verso la quale si

indirizzava il malcontento della maggior parte della popolazione a causa delle povere condizioni

sociali economiche in cui versava il paese. Secondo i dati della Banca Mondiale, il paese si

e all’evidente

attestava 73° in una lista di 83 paesi sottosviluppati. A causa di tali condizioni

incapacità o non volontà della monarchia di porvi rimedio, secondo l'ambasciatore USA a Kabul,

nel 1971 si era registrato un aumento delle attività di sinistra.

Nel 1973 re Zahir viene spodestato dal cugino Mohammad Daud che prende il potere. Ad opporsi, il

Partito Popolare Democratico dell'Afghanistan di matrice marxista diviso in fazioni e alcuni

elementi islamici che avevano studiato in Egitto ed erano entrati in contatto con i Fratelli

Musulmani formando poi il Partito della Società Islamica. Inoltre, il governo pakistano per timore

o comunque che il Pakistan venisse privato dall’Afghanistan

che si creasse il Pashtunistan di una

provincia confinante dove abitavano milioni di pashtun che speravano in una riunione con lo stato

afgano, una causa che Daud in quanto di etnia pashtun appoggiava; questa situazione fu dovuta al

confine artificiale tracciato dalla Gran Bretagna al momento della partenza ed ecco perché il

Pakistan offre appoggio e rifugio a tutti quelli che desiderano rovesciare Daud.

Dipartimento di Stato americano riconosce la dipendenza dell’Afghanistan dall’URSS,

Nel 1976, il

ma anche la neutralità militare e politica del paese. Le conclusioni furono che gli USA non

avrebbero dovuto divenire responsabili della protezione del paese, né soppiantare l’URSS, dal

momento che la questione non rappresentava una minaccia e l’equilibrio di potere nell’area era a

favore degli USA. d’America.

Nel 1977, Jimmy Carter diventa il 39° presidente degli Stati Uniti Per il suo impegno

nella promozione e tutela dei diritti umani e nella risoluzione dei conflitti anche dopo il termine del

suo mandato (1977-1981), è stato insignito del premio Nobel per la pace.

Il 23 aprile 2012 ha tenuto il discorso principale alla riunione tra coloro che hanno ricevuto il

premio. Ad oggi, l’hanno ricevuto quattro presidenti americani: Roosevelt nel 1906, Wilson nel

1919, Carter nel 2002 e Obama nel 2009.

Nonostante uno dei suoi più grandi successi, ovvero quello di essere riuscito a far trattare Sadat e

Begin a Camp David, la sua presidenza è stata alquanto sfortunata: a livello internazionale è stato

travolto da eventi che in parte sono sfuggiti alla sua volontà, quali la rivoluzione iraniana, gli

aumenti del prezzo del petrolio, l’invasione sovietica dell’Afghanistan, l’attacco dell’Iraq all’Iran, e

a livello nazionale è stato facilmente battuto dal rivale repubblicano Ronald Reagan alle elezioni del

1980.

Punti essenziali della sua agenda resa nota in campagna elettorale, erano la limitazione alla vendita

delle armi, i diritti umani, il programma energetico e le relazioni con l’Iran.

Era molto critico rispetto alla diplomazia segreta alla quale si era dedicato Kissinger secondo il

quale si potevano ottenere risultati solo attraverso canali segreti, piuttosto che ricorrendo alla

diplomazia pubblica in quanto troppo esposta a condizionamenti. Kissinger era stato Consigliere per

la Sicurezza Nazionale e Segretario di Stato con Nixon e Consigliere di Stato con Ford.

Carter era convinto che gli USA in quanto potenza mondiale avessero la responsabilità morale di

adeguare la loro politica estera ai principi basilari dei diritti umani, sebbene specie ad alti livelli

potrebbe essere utopistico, risulta molto difficile; basti pensare ad esempio ai chagossiani che non

Una sua citazione molto nota è: “I diritti umani sono l’anima della

potranno mai fare ritorno a casa.

Una delle sue prime azioni

nostra politica estera”. in proposito è quella di appoggiare apertamente i

dissidenti che vivevano in URSS e che lottavano contro il regime comunista, il che causerà qualche

dissapore tra Carter e l’URSS. A differenza di Carter, uno dei suoi predecessori, Nixon, si era

dall’URSS, ma lo aveva fatto con molta discrezione. Nell’ottica

adoperato per far uscire gli ebrei

della distensione, l’URSS acconsentì a farli uscire, ma senza che la questione venisse resa pubblica;

si trattava anche di una questione di prestigio non far sapere a tutti che in URSS la popolazione ci

stava contro la propria volontà.

Secondo Carter, gli USA dovevano divenire più autonomi in materia energetica. Annuncia quindi

un programma energetico da realizzarsi entro i primi 90 giorni del suo mandato affidato

all’economista James Schlesinger, basato su meno consumo e più risparmio e descrivendolo in

l’Equivalente

quanto a sforzo etico come Morale Della Guerra (the Moral Equivalent Of War).

crea per la prima volta un Dipartimento per l’Energia. Il programma risulterà impopolare

Inoltre,

per gli americani, abituati a macchine che consumano tanto, agli elettrodomestici, abituati insomma

al consumo piuttosto che al risparmio; non saranno infatti disposti a sacrifici e per tale ragione il

programma non riuscirà a decollare, nonostante la tanta pubblicità e le buone intenzioni di Carter. Il

presidente viene addirittura preso in giro: prendendo le inziali della frase the Moral Equivalent Of

War, i media ribattezzarono il programma MEOW, il miagolio del gatto in lingua inglese.

l’Iran, all’epoca di Nixon e Kissinger

Per quanto riguarda le relazioni con era stata studiata la

e col tempo l’amministrazione americana iniziò a considerare l’Iran,

strategia dei due pilastri

piuttosto che l’Arabia Saudita, come il grande pilastro.

L’Iran appariva meritevole di aiuto per vari motivi: il confine comune tra l’Iran e l’URSS,

l’entusiasmo crescente dello scià nell’acquistare armi dagli USA, l’Iran non si era unito all’embargo

petrolifero dopo la guerra dello Yom Kippur ed esportava petrolio anche in Israele non essendo un

paese arabo. Non vi era nessuna restrizione sulla vendita delle armi all’Iran da parte della Casa

Bianca.

Ciò incontrava il dissenso del Dipartimento della Difesa americano, secondo il quale un forte

esercito convenzionale sarebbe stato più appropriato rispetto alle grosse quantità di armi sofisticate

vendute, quali bombardieri F15 e sistemi di ricognizione avanzata. Sulla stessa lunghezza d’onda

l’Arabia Saudita che non approvava la situazione privilegiata dell’Iran per il desiderio iraniano di

primeggiare in Medio Oriente e attriti di carattere religioso; lo stesso Yamani aveva fatto una

profezia in pubblico sulla possibilità di un regime violentemente antiamericano in Iran nel caso in

cui lo scià avesse lasciato il paese.

Nonostante la dedizione del presidente Carter per i diritti umani, la brutalità della polizia iraniana,

la Savak, fosse denunciata a livello internazionale e lo scià apparisse agli ultimi posti nella lista dei

l’Iran

tiranni, con Carter le relazioni con non cambiano. In realtà, tali rapporti vennero mantenuti

perché non vi era alternativa strategica, i motivi di sicurezza finiscono per prevalere e l’Arabia

Saudita da sola non era sufficiente per il Medio Oriente.

Da parte iraniana, allo scopo di garantirsi il proseguimento dei rapporti con gli USA e della vendita

delle armi, lo scià rinuncia a richiedere prezzi più alti per il petrolio, il che corrispondeva alla parte

energetico di Carter proiettato verso l’esterno, ovvero il congelamento dei prezzi del

del programma

greggio. Nella primavera del ’77 il Segretario di Stato Cyrus Vance compie una visita di cortesia a

Teheran che rassicura lo scià e a sua volta lo scià viene invitato a Washington. Vi si reca nel

novembre dello stesso anno e ribadisce il suo impegno nel moderare i prezzi del petrolio unendosi

con l’Arabia Saudita. In occasione della visita, molti dissidenti iraniani rifugiatisi negli USA,

specialmente studenti e lavoratori, organizzano una manifestazione nei pressi della Casa Bianca.

C’è stato un momento in cui Carter e lo scià si trovavano nel giardino, e quando i manifestanti

iniziarono ad avvicinarsi troppo vennero allontanati con gas lacrimogeno, ma per effetto del vento

contrario il gas finisce su Carter e lo scià. Le foto dello scià in lacrime fanno il giro del mondo. Nel

frattempo, in Iran montava già il malcontento contro il regime e quelle foto rinforzarono

l’opposizione iraniana in patria secondo cui gli USA stavano mandando un messaggio tra le righe e

lo scià non godeva più dell’appoggio americano. In dicembre, Carter e sua moglie ricambiano la

per dimostrare il proseguimento dell’appoggio statunitense e lo stesso Carter brinda

visita a Teheran

all’Iran come a un’isola ignorando l’opposizione iraniana allo scià e che nel paese stesse

di stabilità

maturando la rivoluzione.

La stabilità regionale degli USA finisce nel 1979 con la rivoluzione iraniana e con il dispiegamento

Afghanistan, che porta l’Armata Rossa a una distanza utile per

di più di 100.000 militari URSS in

colpire sia l’Iran che il Pakistan. A questo punto, con il cambiamento degli equilibri e il

cambiamento della situazione, cambia anche il punto di vista americano, secondo cui la politica

URSS rappresenta la più grave minaccia alla pace del mondo dalla seconda guerra mondiale.

In Iran, lo scià era accusato di tensioni politiche e sociali, caos economico, cattivo uso dei

petrodollari e inadeguatezza di infrastrutture e trasporti per fronteggiare agli spostamenti della

popolazione dalle zone rurali alle città più popolose. Il malcontento generale giocava a favore del

clero sciita e in particolare dell’Ayatollah Khomeini, che odiava lo scià e gli stessi USA, definiti

per averlo rimesso al potere e finanziato per tutti gli anni ’50 e avergli

come il Grande Satana, l’assassinio del figlio di Khomeini a fine

venduto le armi. A peggiorare la si

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Scienze politiche e sociali SPS/04 Scienza politica

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