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Modelli, strumenti e contesti per la diagnosi psicologica

Introduzione al corso

Prof.ssa Mazzeschi, Università degli Studi di Perugia

Lezione 1

Questo è un insegnamento da 54 ore per 9 crediti tenuto dalle Prof. Gizzi e Mazzeschi. Durante il corso ci occuperemo della questione della diagnosi psicologica, tema centrale per la formazione dello psicologo, e declineremo attraverso una serie di passaggi cosa significa e come si fa a fare una diagnosi psicologica. In particolare, nel dialogo e nel rapporto, le questioni che affronteremo sono lo psycohlogical testing e lo psychological assessment, dedicando spazio agli strumenti per la diagnosi psicologica, dando prima un razionale di fondo, ovvero cosa significa fare diagnosi psicologica e psychological assessment, e poi dedicandoci anche alla presentazione degli strumenti.

Programma e strumenti

Parte integrante del programma sarà la partecipazione ad alcuni seminari. La bibliografia di riferimento saranno gli appunti delle lezioni, i materiali forniti dal docente, il testo di Del Corno e Lang, e gli altri testi indicati sulla scheda docente consultabile su unistudium. Sul test di Rorschach, di cui in bibliografia abbiamo un testo di Giromini e De Zennaro tematico, la Dr.ssa Gizzi farà una lezione specifica.

Struttura dell'esame

L’esame è un esame scritto composto da due parti: 30 domande a risposta multipla della durata di 20 minuti più 2 domande aperte, per un totale di 40 minuti di tempo, sull’intero programma del corso. Il primo appello è a Gennaio e poi altri due appelli a Febbraio; si accede alle domande aperte se si sono superate le 30 chiuse. Per sostenere l’esame è necessaria la prenotazione, le prenotazioni si chiudono il venerdì precedente all’appello, che solitamente si tiene il martedì o il mercoledì.

Contenuti del corso

La prima parte del corso farà riferimento a questioni generali sull’assessment e sulla diagnosi, in cui ci dobbiamo dare un linguaggio, una cornice di riferimento, delle traiettorie di senso e significato da condividere sul termine diagnosi, sul termine di clinical assessment e psychological assessment. Una seconda parte riguarda gli strumenti, l’aspetto strumentale che chiaramente dentro un assessment psicologico parte dal colloquio, argomento centrale del corso. Approfondiremo il PAI, il Rorschach, l’AAI e alcuni questionari.

Importanza della diagnosi nella professione psicologica

Occuparsi della diagnosi è centrale nella formazione e nella professione dello psicologo. La diagnosi, il testing e l’assessment contribuiscono alla formazione e i documenti ufficiali e le leggi contribuiscono all’identità professionale dello psicologo. Meyer sostiene che per gli psicologi clinici la componente della diagnosi psicologica è seconda in termini di importanza soltanto alla psicoterapia. In questa frase c’è però una questione: Meyer è un americano e in realtà la professione dello psicologo e dello psicoterapeuta negli Stati Uniti è diversa rispetto alla nostra.

Regolamentazione della professione psicologica

Negli Stati Uniti, per lavorare come psicologi è necessario fare un dottorato. Invece, da noi è diverso perché il dottorato ti porta alla ricerca, ma con un dottorato negli Stati Uniti sei anche un terapeuta. In Italia, per diventare psicoterapeuta bisogna essere prima psicologi o medici, c’è quindi un’area non soltanto di formazione, ma anche di lavoro che è dello psicologo, che è a tutti gli effetti lavoro psicologico e clinico ma che non è psicoterapeutico.

Legge N.56 del 1989

La legge N.56 del 1989 è la legge che istituisce la professione psicologica e all’articolo 1 enuncia: “La professione di psicologo comprende l’uso di strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, di ricerca e di didattica in tale ambito.”

Attività dello psicologo e psicoterapeuta

All’interno della legge troviamo delle parole importanti ai fini del corso, che sono: strumenti conoscitivi, l’intervento è un termine ampio che comprende non solo la psicoterapia, ma anche un sostegno, un’azione di orientamento. L’altra parola da discutere è la parola diagnosi. L’articolo 1 enuncia un po' quello che lo psicologo può fare. L’articolo 4 sempre della legge 56 del 1989 è quello che istituisce l’Albo professionale degli psicologi, che norma la professione, e l’articolo 3 norma l’esercizio dell’attività psicoterapeutica. Lo psicologo non è uno psicoterapeuta; per essere psicoterapeuti occorre formarsi, fare dopo la specialistica una specializzazione che forma e abilita all’esercizio della psicoterapia. Accedono alla formazione per l’esercizio della psicoterapia due classi di laureati: le magistrali di psicologia e i medici. Questo viene dalla tradizione psicoanalitica, perché quando nasce la psicoanalisi come psicoterapia, potevano usarla soltanto i medici, poi si apre ai laureati in psicologia.

La diagnosi nella legge

La parola diagnosi compare in questo primo articolo che fonda e norma la posizione dello psicologo, sottolineando, come dice Labella qualche anno fa, che la diagnosi costituisce un pezzo del nucleo portante di quello che lo psicologo può fare, deve saper fare, anche per la base della costruzione dell’intervento tecnico. Riabilitazione, psicoterapia, sostegno, prevenzione fanno parte dell’area operativa, dell’intervento. Non perché la diagnosi non sia operativa, ma se io penso che prima di fare devo conoscere, e questo è fondamentale per non incorrere in rischi di fare male, o non arrivare a fare o perdere le occasioni per fare.

La diagnosi come base dell'intervento

La dimensione della conoscenza quindi della diagnostica è fondativa dell’intervento, di un intervento di qualsiasi tipo, dalla riabilitazione alla psicoterapia. Inoltre, è elemento indispensabile nella formazione dello psicologo, perché ad oggi la legge 56 del 1989 riguarda tutti gli psicologi e la diagnosi specifica, come hanno scritto per molti anni Corno e Lang, specifica e diventa centrale nella formazione e nell’operato dello psicologo clinico.

Elementi terapeutici della diagnosi

Lavorare clinicamente significa sia lavorare con la patologia, ma lavorare anche con la prevenzione. La diagnosi è un atto clinico, l’intervento è un atto clinico. Per alcuni modelli attuali, come quello del collaborative assessment, la diagnosi è un atto terapeutico, in realtà potremmo definirla un atto clinico che contiene elementi terapeutici, senza essere un atto terapeutico, ma ha certamente anche una sua valenza terapeutica.

Conoscenza come base dell'intervento

Fare diagnosi come conoscenza è compito così fondativo dello psicologo che alcuni ritengono che si possa individuare un campo di azione della psicologia che potremmo definire di base, come la medicina di base. Oggi si parla molto dello psicologo delle cure primarie, primary care psychology, uno psicologo che sta allo stesso livello del medico di base in analogia con la funzione clinica e sociale della medicina di base. È molto sostenuta questa idea adesso; è qualcosa di cui si parla da tempo e che la pandemia ha fatto esplodere ulteriormente.

Bisogni psicologici e mancanza di figure professionali

La pandemia ha creato un’esplosione di bisogni psicologici della popolazione ed esiste anche una carenza di figure psicologiche all’interno del sistema sanitario nazionale. Noi in questo momento viviamo un grosso paradosso: tanti sono i bisogni psicologici da parte della popolazione, ma pochissime posizioni istituzionali di servizi e un numero esagerato di studenti di psicologia. Probabilmente lo studio della psicologia è già una risposta a certi bisogni psicologici.

Problemi nel settore pubblico

Molto spesso il problema è che il servizio pubblico si occupa della psicopatologia conclamata e molto poco dei bisogni quotidiani. Inoltre, quei pochi psicologi presenti all’interno del servizio sanitario nazionale non riescono a rispondere a tutti i bisogni della popolazione, ma rispondono di fatto ai più gravi. C’è quindi una grossa fetta che rimane fuori, una clinica meno grave, un bisogno di salute che rimane o non visto o non preso in carico, oppure va al privato. Perché la posizione del lavoro di un giovane psicologo di oggi è che guadagna poco pur lavorando, lavora per progetti e muovendosi tra pubblico e privato.

Prospettive economiche dello psicologo

Lo psicologo lavora, ma la prospettiva economica non è altissima. Lo psicologo oggi lavora se impara a farlo bene e se acquisisce una certa flessibilità di comprensione dei contesti. L’ordine degli psicologi è diventato il terzo o quarto ordine professionale più numeroso dopo quello dei commercialisti.

Futuro dell'albo professionale

Non sappiamo se l’albo esisterà ancora al termine dei nostri studi, non sappiamo se ci sarà ancora l’esame di stato, che è quello che permette di fare la professione, perché è in corso un disegno di legge importante che probabilmente rivoluzionerà il nostro percorso, che è fondamentalmente la questione della laurea abilitante. Quindi, non si dovrebbe fare l’anno di tirocinio post-lauream e l’accesso all’esame di stato.

Disegno di legge sulla laurea abilitante

Questo disegno di legge è stato presentato dal governo Conte, il precedente governo, ma è presente anche nel PNRR, quindi, lo sta portando avanti anche l’attuale governo Draghi. Di fatto ad oggi non è legge, anche se è fortemente probabile che lo diventi entro l’anno, è in verifica al Senato.

Implicazioni del nuovo disegno di legge

Ci sarà una transizione, dipende da quello che avverrà. Queste sono cose di cui bisogna essere informati. Se questo diventerà legge, di fatto significa che non dovremo fare l’esame di stato e non ci sarà il tirocinio post-lauream. Tuttavia, non è possibile non passare da un tirocinio pre-lauream, quindi, il tirocinio dovrà essere portato all’interno della magistrale. Il discorso è se potrà essere portato in parte nel triennio e in parte nel biennio. È una rivoluzione anche per gli atenei.

Impatto sulle università

Ammettendo che diventa legge nel 2021, il governo deve dare tempo agli atenei per mettersi a norma e per fare quelli che si chiamano decreti attuativi che dicono come transitare in questa nuova situazione e come trattare gli studenti immatricolati con la legge attuale. Ancora è tutto da definire, c’è un gran lavoro da fare e si potrebbe perdere un pezzo di formazione, e che il pezzo di formazione che si perde poi se ne avrà ugualmente bisogno e sarà necessario fare in fretta in Università, cosa che prima si facevano con più calma.

Continuità della formazione

Il nostro corso di laurea magistrale probabilmente non verrà messo in crisi da questa riforma perché per come è stato organizzato e concepito ha già un taglio molto professionalizzante e attento al clinico. Abbiamo ad esempio il tirocinio pre-lauream, ovviamente certe cose andranno riviste. Qualche anno fa si pensava di tornare al ciclo unico e il tema è quello della continuità della formazione che soprattutto in ambito clinico dove si va a lavorare con pazienti più o meno gravi richiede tempo, esperienza, competenza, pratica, supervisione, spalle grandi, ecc.

Laurea triennale e formazione

Altro tema è quello legato al fatto che la triennale viene presa quasi con leggerezza, con la fretta di finire. La laurea abilitante ha risposto alle richieste degli studenti e alla pressione di essere immessi in fretta nel mondo del lavoro. Ma qualcuno giustamente sostiene che ne perde la formazione. Non sappiamo cosa avverrà e come avverrà, ma sarà sicuramente un cambiamento epocale, già è stata importante la trasformazione dal ciclo unico al tre più due.

Importanza di strumenti e metodo

Il lavoro dello psicologo non è né improvvisato né generico. Lo psicologo deve avere strumenti e metodo, strumenti e tecniche oltre che la teoria per poter affrontare una determinata situazione. Inoltre, in questo momento storico culturale, questa questione del come lavoriamo, di avere una struttura di riferimento, una metodologia degli strumenti è molto importante perché siamo in un momento storico culturale dove c’è un alto interscambio, che qualcuno chiama interdisciplinarietà o codisciplinarietà o post-disciplinarietà.

Interscambio disciplinare

Questo è bello e interessante perché è qualcosa che prima non avveniva, ma il rischio è che qualcuno si possa occupare di tutto. Un altro rischio è che in realtà qualcuno sia più forte di noi e che si possa occupare delle nostre cose e noi delle cose degli altri. Quindi è importante formarsi bene e formarsi solidi, quella solidità che serve poi per reggere il confronto, per non venire frammentati da chi viene magari da ambiti disciplinari presunti più forti.

Consapevolezza e competenze

È importante avere la consapevolezza, la mente e le competenze per questo. Sono le competenze e le conoscenze che ci danno la forza identitaria di sapere dove si può arrivare, ma anche di non fare arrivare nel nostro gli altri, a livello anche di ricerca disciplinare è sicuramente stimolante lavorare con altre figure professionali. C’è intersezione di tutta una serie di cose, ma quello che è importante nel lavorare insieme è che ciascuno di noi possa dire dove il nostro sapere può arrivare, consapevoli che si può anche allungare, ma anche porre limiti. Questo è un aspetto su cui riflettere.

Formazione e definizione professionale

La formazione è quindi un pezzo molto importante per definire chi siamo, cosa possiamo fare, ma anche quello che non possiamo fare nella consapevolezza che la nostra è anche una professione che ha anche una sua flessibilità, ma che non può arrivare a tutto, e questo vale anche per altre professioni. Lo psicologo lavora in ambiti definiti, sempre più allargabili perché quei famosi bisogni di psicologia sono sia bisogni psicologici ma sono anche bisogni di una cultura che necessità di sapere come funziona l’umano. Quindi, in ambiti definiti, ma allargabili, con certe modalità di intervento, anche qui si allargano sempre di più, con metodi e tecniche indispensabili per esercitare la sua professione con competenza e riconoscimento sociale.

Riconoscimento sociale della professione

Anche questo è un pezzo importante, quello del riconoscimento sociale. Noi siamo chiamati a lavorare perché qualcuno riconosce nello psicologo un sapere che evidentemente è funzionale ad una serie di cose e questo va difeso, conservato, tutelato, rinforzato. In questo momento la figura dello psicologo gode di tanta popolarità, ma bisogna far attenzione a non far scadere quello che sappiamo fare. Perché scivolare sulla buccia di banana del "si sa far tutto", che poi equivale a niente, è un attimo.

Metodologia e strumenti dello psicologo

Lo psicologo lavora con un metodo e con degli strumenti di riferimento. Questi strumenti sono tecnici e sono mentali, teorici e pratici, individuando un repertorio di strumenti e tecniche che sono indispensabili per formulare una diagnosi e che non risultino sovrapponibili con altri ambiti professionali. E qui a volte ci sono problemi, perché di fatto ci possono essere situazioni in cui altri lavorano con i nostri strumenti, quindi, noi dobbiamo definire come e perché li usiamo.

Importanza del colloquio psicologico

Basta pensare al colloquio che per definizione non è solo uno strumento dello psicologo, ma il colloquio psicologico è una cosa molto diversa. Gli ingredienti possono anche essere gli stessi ma lo psicologo lo fa in un altro modo. Diversa è la questione degli strumenti più specifici, facendo riferimento a test, questionari, inventari, perché ci sono delle regole chiare rispetto a chi può utilizzare gli strumenti e a come possono essere utilizzati gli strumenti.

La diagnosi psicologica

La diagnosi psicologica non compete allo specialista psicoterapeuta. Spesso non la fa o psicoterapeuta, ma è prerogativa dello psicologo che ha come primo compito, così primario, da definire un pezzo della sua identità professionale, anche quella diagnostica. Lo psicoterapeuta a volta la fa, ma a volte no, e quando la fa, la fa all’interno di una cornice di riferimento specifica che assume come modello, è il modello teorico su cui si appoggia la tecnica dell’intervento, quindi è già una diagnosi in genere orientata al…

Teoria e pratica nella diagnosi

Lo psicologo sta prima, viene prima di qualsiasi atto di indirizzo terapeutico di intervento, e sta prima perché in realtà è funzionale a quello successivo. È per questo che è considerabile come il primo livello della definizione di un problema, di un disagio, di una situazione. Anche lo psicoterapeuta è possibile che faccia diagnosi, ma lo fa in maniera diversa, formula la diagnosi in funzione della presa in carico terapeutica dentro quel modello che è poi ancorato ad una teoria, leggendo il problema nell’ottica e dal punto di vista della teoria di riferimento e coerente anche con il setting previsto dalla tecnica psicoterapeutica.

Teoria di riferimento nello psicologo

Anche lo psicologo ha una teoria di riferimento, ma mentre fa la diagnosi non ha in mente una teoria dell’intervento in senso stretto. Lo psicologo ha in mente più di una teoria di riferimento, ha una teoria di riferimento sul funzionamento umano che gli deriva dall’aver studiato le discipline della psicologia, gli strumenti. Il punto è che nel momento in cui uno diventa psicoterapeuta la sua formazione sarà orientata a imparare la tecnica dell’intervento.

Uso delle teorie nello psicologo

Tutti noi abbiamo una teoria di riferimento e la usiamo su due livelli, perché in parte la usiamo consapevolmente e in parte la usiamo in maniera implicita. Abbiamo poi una teoria e una conoscenza della psicopatologia, e una teoria della tecnica, cioè di come si fanno certe cose. Ci vuole poi tempo ed esperienza, ma lo psicoterapeuta è come se entrasse nella lettura conoscitiva del paziente dal vertice de

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Cristianabusatti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di modelli, strumenti e contesti per la diagnosi psicologica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Perugia o del prof Mazzeschi Claudia.
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