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Cos'è la macroeconomia?

La macroeconomia è una sezione di ciò che a livello internazionale viene chiamata economics, che si divide in micro e macro. Studia i fenomeni nei sistemi economici come un aggregato. La disciplina nasce nei primi anni del 1900, quando l'idea di sistema economico era legata a quella dello stato nazionale. I macroeconomisti si occupavano solo del loro paese (economie chiuse). Prima questi temi rientravano nella generale economia politica.

"Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta" di JM Keynes nel 1936 segna la nascita della macroeconomia come disciplina separata.

Tappe del pensiero economico

  • 1700 bullionismo/mercantilismo: La ricchezza nazionale è determinata dalla quantità di metalli preziosi posseduti dalla nazione. Ciò veniva raggiunto tramite il mercantilismo (protezionismo), sfavorendo le importazioni e favorendo le esportazioni (finanziando le navi dei corsari).
  • 1700 fisiocrazia: Nasce in Francia prima della rivoluzione, spiega che la vera ricchezza di un paese non sono i mercanti ma i grandi proprietari terrieri, i produttori delle merci. La ricchezza deriva dalla vendita di tutto ciò che un paese produce sul mercato internazionale. È grazie a questa filosofia economica che viene introdotto il concetto di laissez faire, laissez passer.
  • Adam Smith fu colui che concretizzò il liberalismo utilitarista, ipotizzando che la mano invisibile del mercato porti al massimo benessere sociale possibile. Sulla base di questo concetto vennero poste le basi del sistema capitalista tra la fine del '700 e l'inizio dell'800.
  • Legge di Say: È l'offerta che genera la domanda. Questo generò un aumento dei consumi ma portò nel 1875-1880 alla prima recessione economica mondiale. Fu una crisi di profitto, non di produzione o invenduto causata dalla competizione derivata dallo sviluppo economico generalizzato.

Si rispose con le economie pianificate, "soluzione alla Bismarck" (proprietà privata delle risorse ma controllo statale di scambi e produzione) oppure:

  • Economia dei trust: Fusione tra imprese per ridurre la concorrenza. Nascono le multinazionali che però creano problemi e portano nel 1890 allo Sherman Act (azioni antitrust). È il primo momento in cui lo stato cerca di intervenire maggiormente in economia.

Nel frattempo arrivarono le guerre mondiali e la crisi del 1929.

Come sono strutturati i modelli macroeconomici?

Si parte da variabili aggregate (macroeconomiche). Distinguiamo variabili endogene (i valori sono spiegati dal modello es. p e q d'equilibrio) e variabili esogene (quando non è determinata dal modello ma potrebbe influenzarlo es. reddito del consumatore); variabili di stato (indica stato di malessere o benessere dell'economia es. inflazione) e variabili di controllo (può essere manipolato per governare l'economia es. spesa pubblica); variabili stock (es. numero di disoccupati) e variabili flusso (es. tasso di crescita del PIL); variabili reali (se rapportata al livello dei prezzi es. potere d'acquisto) e variabili nominali (non rapportata al livello dei prezzi es. reddito nominale).

Più modelli; non rappresentano la realtà fedelmente ma sono utili per conoscere la realtà; presumono prezzi flessibili quando in realtà sono viscosi.

Perché i macroeconomisti sono sempre in disaccordo tra loro?

Due scuole di pensiero contrapposte:

  • Pensiero keynesiano (e post-keynesiano): I mercati di scambio sono di concorrenza imperfetta. L'unica analisi economica interessante è di breve periodo. Prezzi e salari sono rigidi, al massimo viscosi.
  • Pensiero neoclassico (e monetarista): I mercati di scambio sono di concorrenza perfetta. L'unica analisi economica interessante è di lungo periodo. Prezzi e salari sono flessibili.

Quando gli economisti rappresentano un sistema economico essi disegnano uno schema chiamato flusso circolare del reddito.

Tre mercati principali: dei beni, della moneta, del lavoro

  • Macrotipo 1: Imprese si occupano dell'offerta dei mercati
  • Macrotipo 2: Famiglie che sono composte da tutti i membri della popolazione (imprenditori, disoccupati, lavoratori, inoccupati…)
  • Macrotipo 3: Pubblica amministrazione che prende decisioni economiche. I più rilevanti per gli economisti sono il ministero delle finanze (che determina la spesa pubblica) e la banca centrale nazionale (quantità di moneta circolante).

Lo schema è circolare perché i tre attori con le loro azioni possono trasferire flussi di risorse che spostano ricchezza da un attore a un altro (PIL). Il prodotto interno lordo (PIL) rappresenta la ricchezza prodotta da un paese in un anno. Può essere intesa come reddito o spesa totale (perché la spesa per il compratore è il reddito per il venditore).

  • Prodotto: Quantifica il valore di tutti i beni e servizi prodotti in un anno. Per fare ciò si osserva solitamente il valore aggiunto di ogni settore.
  • Interno: Ci si riferisce a soggetti che operano all'interno del sistema (anche se non sono residenti).
  • Lordo: Non consideriamo il valore contabile degli ammortamenti (PIN).

Dato che il PIL è influenzato dall'aumento dei prezzi, distinguiamo tra PIL nominale e PIL reale (prezzi costanti) -> deflattore del PIL (PIL nominale/PIL reale).

Le tre voci principali del PIL sono:

PIL(Y)=C (consumi) +I (investimenti) +G (spesa pubblica) +NX (esportazioni nette).

Come circola il reddito all'interno del sistema economico?

  • Le famiglie sono consumatrici (C). Ciò che non viene consumato viene risparmiato (S) o trasferito alla PA sotto forma di imposte (T). Infine offrono lavoro.
  • Le imprese sono produttrici (Y^s). Fanno investimenti (produttivi es. beni capitali o improduttivi es. mercati finanziari) (I), pagano imposte e tasse. Le risorse verranno reperite da utili o finanziamenti bancari. Infine domandano lavoro.
  • La PA tramite la banca centrale offre moneta (M^s), raccoglie il gettito fiscale (T) e tramite il MEF decide la spesa pubblica (G).

Esiste anche il prodotto nazionale lordo (PNL), che considera solo i cittadini che pagano le tasse al paese anche non operando entro i confini nazionali. Se dal PNL si sottraggono gli ammortamenti si ottiene il PNN. Se dal PNN si sottraggono le imposte indirette si ottiene il reddito nazionale. Elemento essenziale in questo mercato è la moneta.

Un altro indicatore importante è l'indice dei prezzi al consumo, che misura il potere d'acquisto dei consumatori. Si differenzia dal deflattore del PIL perché il primo considera le importazioni, si riferisce solo ai consumatori e assegna un peso fisso ai prodotti; il secondo viceversa. Il problema dell'IPC è che misura solo in parte l'inflazione in quanto prende in considerazione un paniere fisso di beni (trascurando quindi beni sostitutivi e nuovi tipi di beni).

Fondamentali macroeconomici:

  • Reddito nazionale o indicatore atto a misurarlo (PIL, PIN, PNL, PNN, RN)
  • Tasso di disoccupazione (u), numero di soggetti disoccupati/forza lavoro

Si ottiene il numero di soggetti disoccupati dal numero di persone che chiedono l'indennità, mentre si ottiene la forza lavoro sommando i lavoratori (contributi incassati) ai disoccupati. Il problema è che l'indennità di disoccupazione è subordinata a criteri manipolabili per farvi richiesta. Un metodo più affidabile è l'invio di questionari a un campione di cittadini.

  • Tasso di occupazione (e), 1-u
  • Tasso d'inflazione (), indice dei prezzi al consumo
  • Saldo della bilancia dei pagamenti

Un sistema economico viene definito chiuso quando non intrattiene relazioni con altre economie. Si distingue sotto tre aspetti:

  • Mercato del lavoro: Un mercato del lavoro sostanzialmente aperto è tipico delle economie capitaliste, meno di quelle chiuse (es. blocco sovietico).
  • Mercato della moneta: Mancata liberalizzazione finanziaria (necessita di riforme istituzionali che porta a diversi livelli di liberalizzazione).
  • Mercato dei beni: In un sistema chiuso vengono proibite esportazioni e importazioni (autarchia). Nella realtà è molto raro, si applica in caso di guerra o embargo (Cuba) perché le esportazioni portano maggiore ricchezza.

L'esempio di flusso circolare del reddito precedente rappresenta un sistema chiuso, ora vediamo un sistema aperto:

I flussi in uscita di beni/servizi e capitali vengono chiamati outflows (esportazioni, investimenti diretti e indiretti esteri e acquisto di valuta), mentre quelli in entrata inflows (importazioni, investimenti diretti e indiretti da parte dell'estero, vendita di valuta).

Y=C+I+G+EX-IM

Sottraendo EX a IM si ottengono le esportazioni nette (NX) o bilancia commerciale (BC). Se EX>IM il saldo commerciale è in surplus, viceversa in deficit. Ci sarà sempre un'identità tra l'investimento estero netto e il saldo commerciale perché ad un surplus corrisponderà prestito di capitale all'estero mentre ad un deficit un indebitamento verso l'estero per garantire maggiori importazioni.

La bilancia commerciale tuttavia non considera i prezzi ma le quantità; per farlo occorre osservare il tasso di cambio nominale, che però non tiene conto del potere d'acquisto relativo delle singole valute. Conoscendo il livello generalizzato dei prezzi dei due sistemi si ottiene il prezzo relativo Pa/Pb -> [(Pd/Pf)*tasso di cambio Ed,f]= tasso di cambio reale (o ragione di scambio).

Se il tasso di cambio reale è elevato convengono i beni stranieri (quindi più import) e viceversa. Il tasso di cambio nominale si modifica a seguito dell'inflazione (effetto Fisher).

Se il governo riduce il risparmio aumentando G o riducendo T, riduce anche le esportazioni perché meno offerta di moneta -> apprezzamento e minore competitività -> meno EX e più IM.

I regimi di tasso di cambio internazionale sono un'infrastruttura immateriale che consente l'integrazione di sistemi economici. Una volta gold standard con sterlina. Con la seconda guerra mondiale finì, ma venne ripreso dagli USA con gli accordi di Bretton Woods. Dopo il 1973 si passa a tassi di cambio liberi.

Moltiplicando le quantità per i prezzi la bilancia commerciale segnerà il valore dell'export rispetto all'import. Ma ancora mancano i flussi di capitali: per fare ciò si osserva il conto capitale: KA=KI (capital inflows)-KO (capital outflows).

Consideriamo il reddito estero netto (redditi dall'estero e redditi diretti all'estero) e i trasferimenti unilaterali (es. aiuti umanitari in entrata ed uscita) che vanno a formare il conto corrente della bilancia dei pagamenti. Sarà meglio avere molti capitali in entrata e pochi in fuga.

Bilancia dei pagamenti (BP)=BC+KA

La bilancia dei pagamenti sintetizza il valore delle interazioni di un paese con l'estero. Se è in surplus le risorse entrano nel sistema, in deficit escono.

È composta da tre parti:

  • Conto corrente: Misura i flussi di merci in entrata e uscita.
  • Conto capitale: Misura i flussi di capitale in entrata e uscita.
  • Parte compensativa: Elementi che non rientrano nelle categorie precedenti che pareggiano la bilancia.

Identità contabili

Le identità contabili costituiscono l'ossatura della contabilità nazionale, che esisteva già prima della macroeconomia. Attualmente viene seguita dagli istituti di statistica in collaborazione con il ministero delle finanze e il ministero degli esteri.

Nelle identità contabili non ci sono funzioni o sforzi analitici, sono espressioni che rappresentano elementi identici ai due lati dell'uguale.

  1. Il PIL è uguale sia alla spesa che al reddito dei soggetti economici (spesa/produzione nazionale) Ye=Y (reddito nazionale).
    Ye=Consumi+Investimenti+G(spesa pubblica)
    Y=Consumi+S(risparmi)+Tasse
    I+G=S+T -> S-I=G-T
    Se G=T il bilancio è in pareggio; i risparmi sono pari agli investimenti.
    Se G>T il bilancio è in deficit; i risparmi sono più degli investimenti. Un pezzo di risparmio privato serve per coprire il deficit pubblico, quindi ci saranno minori disponibilità di investimento per le imprese.
    Se G<T il bilancio è in surplus; gli investimenti sono più dei risparmi. Privato e pubblico generano risparmio quindi ci saranno più possibilità d'investimento.
  2. Il risparmio nazionale può essere pubblico o privato. Il risparmio privato esiste sempre, mentre quello pubblico è generato dal surplus di bilancio
    S=Spr+Spu
    Spr=Y-C-T
    Spu=T-G
    S=Y-C-G
    Y=C+I+G
    S=I
  3. Se si analizza un'economia aperta, è necessario considerare anche le esportazioni e le importazioni.
    Ye=C+I+G+NX
    Y=C+S+T
    S-I=G-T+NX
    La bilancia commerciale quindi attenua o accentua deficit o surplus di bilancio.
    Se G=T ma NX>0 (export) gli investimenti sono maggiori degli risparmi perché c'è un surplus della bilancia commerciale.
    Se G=T ma NX<0 (import) i risparmi saranno maggiori degli investimenti perché c'è un deficit della bilancia commerciale.
  4. Risparmio e reddito dipendono anche da quanto remunerativo è il risparmio (tasso di interesse).
    Due tipi di tassi d'interesse: reale (r), e nominale (i); il tasso d'interesse reale consiste nella somma investita più il tasso di capitalizzazione finanziaria [qt*(1+r)] depurato dell'inflazione, quello nominale è pari a r+inflazione attesa.
    I tassi d'interesse possono essere attivi o passivi; un sistema bancario funziona perfettamente quando interessi attivi e passivi sono uguali.
    Secondo la condizione di Fisher ipotizziamo che l'inflazione non ci sia e quindi r=i. Se invece l'inflazione c'è il tasso d'interesse nominale passivo è effettivamente più alto perché a causa dell'inflazione i soldi restituiti valgono meno.

Crisi del 1929

Per introdurre la crisi del '29 è necessario specificare due definizioni:

  • Ciclo economico: Fluttuazioni cicliche tra espansione e recessione nel breve periodo. Questo perché esiste un ciclo degli affari reali che porta ogni settore a nascita, crescita e declino. La teoria venne introdotta da un economista ungherese per razionalizzare la prima crisi economica del 1875-1880. Se l'espansione è prolungata nel tempo, viene definita "boom economico", se il reddito nazionale non cresce né diminuisce si parla di "stagnazione economica" e se rimane prolungata può diventare depressione economica. Dopo c'è la ripresa.
  • Crescita secolare: Una crescita esponenziale del benessere nel lungo periodo. Secondo gli economisti i periodi di recessione sarebbero stati recuperati velocemente dai maggiori profitti accumulati nelle espansioni, e che quindi una contrazione fosse naturale e passeggera. Questo venne confermato fino alla crisi del 1929: fu la prima grande depressione economica, che richiese molto tempo per tornare ai redditi pre-crisi. Un altro elemento peculiare fu la dimensione mondiale (a causa della prima globalizzazione). Fu anche la prima crisi di liquidità riguardante il settore bancario/monetario/finanziario: negli istituti di credito non vi è più denaro liquido utilizzabile.

Cause:

  • Nuovo assetto transnazionale dell'economia (canali di propagazione del contagio).
  • Prima guerra mondiale (chiusura delle economie nazionali).

Venne smantellata la struttura economica della Prussia e dell'impero austro-ungarico a causa dei debiti di guerra (iperinflazione nella repubblica di Weimar).

Nel 1919 JM Keynes venne mandato dalla regina ad assistere alle discussioni del trattato di Versailles. Tornato, predisse che la penalizzazione degli imperi centrali avrebbe portato una riduzione di domanda interna ed esterna, influenzando anche i paesi vincitori.

Norme approvate dal congresso americano durante la prima guerra mondiale (programma Mellon). Interventi per sostenere la crescita dell'economia americana (soprattutto della borsa): tagli alle imposte sui redditi delle imprese per renderle più appetibili in borsa; introduzione di strumenti finanziari per agevolare il credito al consumo; facilitazione delle fusioni tra imprese. Si formò quindi una bolla speculativa.

A metà degli anni '20 la domanda interna europea cala sempre di più, facendo calare le esportazioni americane e obbligandole a ridurre la produzione, licenziare lavoratori e dando inizio ad una spirale recessiva. Le imprese iniziano a guadagnare meno e il valore delle azioni in borsa a scendere ed esplode la crisi: tutti vendono azioni ma non sempre le imprese avevano liquidità per restituirle, e nemmeno le banche. Anche i cittadini, temendo di non trovare più i propri soldi, andarono a chiedere la restituzione dei depositi, fino ad arrivare al blocco delle restituzioni.

Roosevelt viene eletto nel 1933 -> New Deal. Secondo lui lo stato dev'essere interventista nelle questioni economiche per arginare i malfunzionamenti dell'economia capitalista.

  • Investimenti pubblici: leggi che consentono al governo di costruire infrastrutture pubbliche.
  • Sicurezza sociale: sussidio di disoccupazione.
  • Vigilanza bancaria: separazione tra banche commerciali e banche per i consumatori e introduzione di organismi atti ai controlli del mercato finanziario.

Il problema era trovare le risorse per mettere in pratica questi interventi: secondo la filosofia di JM Keynes si iniziò a spendere indebitandosi e trovando delle condizioni di copertura che consistettero in emissione di moneta (deficit spending tramite la monetarizzazione del debito). La vera soluzione alla crisi però consistette nella...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessio.sacco5 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Lanzi Diego.
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