La macroeconomia
La macroeconomia cerca di allargare la visione degli aggregati economici rispetto alla microeconomia. Questa massima scala di analisi dell’economia è variata nel corso del tempo: in passato era su scala nazionale, ad oggi è estesa anche a livello globale, utilizzando dati riferiti a tutto il globo o comunque sovranazionale (UE, USA, ecc.). La mesoeconomia invece è la materia che studia i fenomeni tra la macroeconomia e la microeconomia.
Nascita e sviluppo della macroeconomia
La macroeconomia come scienza nasce tra il 1929 e il 1936, periodo nel quale avviene la Grande Depressione del '29 e l’anno della teoria generale della moneta di Keynes, ovvero il primo libro di macroeconomia come scienza. Fino ad allora, nessun libro trattava l’economia da una prospettiva “macro”, quindi utilizzando aggregati economici.
In quel periodo si sviluppa la contabilità nazionale e, soprattutto, nascono gli istituti nazionali di Statistica. Grazie a questi calcoli statici è possibile fare studi sugli aggregati economici. La macroeconomia nasce quindi dalla crisi del '29, in quanto è stata una crisi di disoccupazione, chiusura delle fabbriche, fallimenti delle imprese e progressivo indebitamento delle nazioni.
Fino al venerdì nero la sensazione era che l’economia fosse inarrestabile e, anche se avvenimenti di crisi si verificano, venivano considerati temporanei e velocemente corretti. C'è stato un piccolo momento di incertezza tra il 1878 e il 1883 quando i dati raccolti nell’economia mondiale mostrano dei rallentamenti nel progresso; in quel frangente storico le grandi aziende si trovano ad avere un lieve momento di crisi, ma non fu di disoccupazione o di invenduto, ma solamente una crisi dovuta dall’allargamento del mercato e della globalizzazione, quindi la competitività tra le aziende.
Politica economica e intervento pubblico
La politica economica (economic policy) studia le modalità, gli strumenti e i processi con le quali le autorità pubbliche (governi, banche) intervengono nel sistema economico nazionale o sovranazionale.
La macroeconomia, come abbiamo visto, nasce anche dalla fine del liberalismo economico ottocentesco (1936), cioè il “laissez faire, laissez passer” (“lasciare fare”, con riferimento alle questioni economiche) secondo il quale le autorità pubbliche avrebbero dovuto lasciar fare al mercato senza intervenire.
Dopo la Grande Crisi del '29 il pensiero che si sviluppa era che il “laissez faire, laissez passer” non era l’idea più adatta per il mercato; questa è anche la convinzione di Keynes, il quale scrive un saggio nel 1926 intitolato “La fine del lasciar fare” facendo presente i rischi che questo portava all’economia mondiale, ricordando i patti post-bellici del primo conflitto mondiale che avevano confuso il mercato, i quali necessitavano dell’intervento pubblico (Welfare State).
Macroeconomia e crisi del 2008/2009
Secondo Paul Krugman, dopo la crisi del 2008/2009 la macroeconomia è entrata nel suo periodo nero, in quanto i macroeconomisti dal 2008 ad oggi ancora non sono riusciti a fare qualcosa di effettivamente utile.
Contabilità nazionale e flusso economico
Il ragionamento economico è stato associato in termini di scala dimensionale con la Nazione. Questo perché c’è stata una disciplina precedenti alla macroeconomia, ed è stata la National Accounting (contabilità nazionale), questa nasce verso gli anni '20 del '900 in Inghilterra e successivamente anche Stati Uniti e paesi anglosassoni. Il suo obiettivo era di quantificare le variabili economiche del paese.
L’interesse dei macroeconomisti è stato da subito cosa dovessero fare i Governi per evitare che gli Stati cadessero in situazioni di crisi e malessere, quindi molto collegata alla politica economica per le istituzioni pubbliche.
La macroeconomia studia quindi i fenomeni economici dal punto di vista delle aggregazioni, al suo interno si muovono soggetti economici (istituzioni pubbliche) in grado di regolare l’economia del mercato; non sorprende che la prima sia stata la contabilità nazionale. È qui che nasce il “flusso circolare dello Stato Nazionale” che doveva rappresentare l’economia del paese, stabilire limiti.
Se sistema economico è confinato escludendo la possibilità che questa economia possa comunicare con le altre economie, abbiamo un’economia chiusa (ipotesi fittizia). Uno Stato ha un’economia chiusa quando non ha relazioni con l’estero.
L’opposto è l’economia aperta, in cui vi sono scambi risorse economiche con altri sistemi e possono riguardare beni e servizi (commercio internazionale), risorse finanziarie e beni capitali (finanza internazionale) e infine questo scambio può riguardare il lavoro (mercati del lavoro internazionali) dove è possibile lo spostamento dei lavoratori.
Con un’economia chiusa questi scambi non sono possibili in quanto ci sono leggi o dispositivi legislativi che chiudono o tentano di chiudere questi scambi. Nella storia economia le economie chiuse sono esistite a diverse intensità, i due esempi più recenti di queste economie chiuse sono le economie nazional socialiste di Hitler e di Mussolini (dopo la nascita della macroeconomia).
National Accounting: i macro-soggetti economici
Per spiegare l’economia per la National Accounting, bisogna dividere tre macro-soggetti economici che formano l’economia:
- Famiglie
- Imprese (SRL, SPA, ecc.)
- Pubblica Amministrazione (agenzie, istituzioni, corpi dello Stato con un ruolo economico)
Per questi primi macroeconomisti questi tre macro-soggetti scambiano ricchezza tra di loro (vedi schema circolare del reddito):
- (C) Le famiglie avanzano alle imprese una domanda di beni e servizi per sostenere i loro consumi. (S) Le famiglie avanzano alle imprese anche i risparmi in quanto solitamente dovrebbero essere preposte a far circolare l’economia investendo sulle azioni aziendali. Le famiglie transitano un’altra risorsa economica verso le imprese: il loro lavoro.
- Consumo aggregato: la quantità complessiva di risorse economiche che escono dalle famiglie.
- Risparmio aggregato: la quantità complessiva di risorse economiche che rimangono nelle famiglie.
- (T)L’ultima uscita delle famiglie (e anche delle imprese) che avanzano però verso lo Stato sono le tasse (obbligo fiscale); le famiglie ricevono beni e servizi dallo Stato e allo stesso tempo pagano le imposte allo stesso. Tra queste rientrano le imposte dirette (somma che il cittadino deve allo Stato solo per appartenenza allo stesso, come la difesa nazionale) sui redditi e le tasse (somma che il cittadino deve pagare per corrispettivi a servizi offerti dallo Stato).
- (G) La pubblica amministrazione fa arrivare risorse sotto forma di spesa pubblica sotto diverse forme (sussidi, buoni acquisto/voucher, sconti sanitari, educazione...).
- Le imprese generano una domanda di investimento che va sia verso le imprese che le famiglie, ovvero hanno bisogno di risorse capitali. Un bene capitale è un bene di natura produttiva, ovvero intermedio o strumentale alla produzione di qualcos’altro. Le imprese per produrre beni e servizi necessitano di materie prime, macchinari, energia (beni di natura produttiva, ottengono output). Le imprese, quindi, chiedono agli altri macro-soggetti se desiderano supportare il proprio investimento produttivo (non finanziario speculativo) che può essere finanziato con la vendita di titoli di credito, dai risparmi delle famiglie o con il risparmio pubblico. Negli anni '30 l’investimento speculativo (investimento che intendiamo noi oggi) non era presente.
- Le imprese, infine, domandano lavoro alle famiglie.
Economia aperta e chiusa
In un sistema economico chiuso non ci sono altri flussi tra questi macro-soggetti. Se invece si analizza un mercato aperto, ci sono altri flussi verso l’estero (scambio beni e servizi verso altre economie nazionali aperte estere):
- Esportazione/export: quantità di beni e servizi prodotti all’interno dell’economia nazionale ma consumati dall’esterno da famiglie non appartenenti alla nazione
- Importazione/import: quantità di beni esteri consumati nella nazione dai cittadini residenti nella nazione al posto di equivalenti beni nazionali.
Export – Import = Bilancia Commerciale.
Esiste la bilancia commerciale espressa in termini di quantità (contando le unità di export e di import) e la bilancia commerciale espressa in termini di valore (contando il valore complessivo dell’export nazionale con il valore complessivo dell’import nazionale).
Si distinguono le tipologie di capitalismo anche in base al valore del commercio tra le nazioni. Ad oggi il commercio internazionale è elevatissimo; mentre in periodo di relativa chiusura di economia aperta (durante le guerre) il commercio globale si riduce e le economie tentano di chiudersi.
Ogni macro-soggetto può scambiare ricchezza con le altre nazioni; infatti, le famiglie possono anche spostare i propri risparmi per Titoli di Stato delle altre nazioni estere e non obbligatoriamente dello Stato di residenza. Stesso vale per le imprese che possono aprire anche nei paesi esteri e non obbligatoriamente nello Stato di residenza.
Questi sono i flussi di capitale in uscita dall’economia e in entrata.
- Flussi in entrata: capital in-flow (KI)
- Flussi in uscita: capital out-flow (KO)
KI – KO = Surplus del conto capitale (KAS)
La bilancia commerciale e il KAS indica quanto è conveniente per l’economia nazionale fare scambi con l’estero.
Identità nazionali e bilanci
Vengono quindi integrate due identità fondamentali dell’economia nazionale che sono sempre verificate (sempre vere): (analizziamola in un’economia chiusa per semplicità)
- Reddito o prodotto nazionale (Y) è sempre pari (=) alla somma del consumo aggregato (C), l’investimento aggregato (I) e la spesa pubblica (G): prima identità nazionale della contabilità nazionale. Y = C + I + G
- In un sistema economico chiuso dovrebbe essere sempre vero che il reddito delle famiglie(Y) è pari (=) alla somma tra consumi delle famiglie (C), risparmi delle famiglie (S) e quantità di imposte e tasse pagate dalle famiglie (T): seconda identità nazionale della contabilità nazionale. Y = C + S + T
Le due Y finiscono per essere la stessa variabile, sia come reddito aggregato della produzione, sia come valore complessivo della produzione nazionale.
La macroeconomia nasce da questa equazione: C + I + G = C + S + T
Da entrambi i lati c’è C che quindi scompaiono: I + G = S + T, ma anche: G – T = S – I
Se il valore del bilancio pubblico (G) è pari al valore dell'imposizione fiscale (T), allora il risparmio privato (S) è sempre uguale all’investimento privato (I), che si può dire che se il bilancio nazionale è in pareggio, allora sarà in equilibrio anche il mercato del risparmio.
Se G > T il bilancio non è più in pareggio e ci troviamo in una situazione di disavanzo/deficit pubblico primario.
Se così fosse è anche vero che S > I in quanto le unità di risparmio familiare andranno a finanziare il deficit pubblico in quanto non investiti.
Se G < T succede che lo Stato raccoglie con imposte e tasse più risorse di quanto ne spenda e ci troviamo in avanzo pubblico primario e quindi S < I.
Fondamenti macroeconomici
Il secondo contributo per la nascita della macroeconomia fu l’introduzione dei fondamentali macroeconomici. Queste sono delle grandezze che rappresentano in maniera basilare la condizione di salute dell’economia nazionale.
Sono le grandezze economiche fondamentali con le quali catturare un’istantanea precisa sulla salute dell’economia.
All’inizio del XX secolo era considerata una nazione in salute, quella che presentava ricchezza alta, molto lavoro e prezzi bassi e stabili. Per misurare questo si usano degli indicatori:
Indicatori economici
- Ricchezza della nazione: come indicatore si usa il PIL (prodotto interno lordo).
- Prodotto: valore dei beni prodotti nella nazione mediante la tecnica del valore aggiunto (profitti derivanti dall’attività delle imprese).
- Interno: quando si vanno a sommare tutti i valori aggiunti bisogna considerare le attività economiche che generano valore aggiunto all’interno del paese che possono essere possedute da residenti e no. Esempio: il valore aggiunto creato da McDonald’s in Italia rientra nel PIL italiano.
- Lordo: questo valore viene effettuato al lordo degli ammortamenti di bilancio aziendali.
PIL – valore di ammortamento di bilancio aziendale = PIN (prodotto interno netto)
PIN – imposte indirette (IVA) pagate = Reddito Nazionale (RN)
PIL – valore aggiunto delle attività economiche svolte all’interno del paese svolte non da cittadini italiani + valore creato da imprese possedute da italiani all’estero = PNL (Prodotto Nazionale Lordo)
Se PNL e PIL si assomigliano significa che l’economia nazionale ha una bassa dipendenza economica dall’estero. Un sistema economico si dice in stagnazione se il PIL col passare del tempo rimane uguale, in recessione se il PIL con il tempo scende e in crescita/sviluppo se sale.
- Tasso di occupazione (e): è il rapporto tra i soggetti occupati (abili al lavoro e occupati) e la forza lavoro del paese totale (quantità di persone nel paese che non è né troppo giovane, né troppo vecchia, né inabile).
e = numero occupati / FL (forza lavoro) FL – numero occupati = numero disoccupati Tasso di disoccupazione (u)= numero disoccupati / FL
Tasso di disoccupazione ridotto che si riduce nel tempo è segno di buona salute del paese.
- Prezzi bassi e tendenzialmente stabili: bisogna creare un indice di prezzo che rappresenta le variazioni di prezzo; il cosiddetto indice di prezzi al consumo (IPC) e il cosiddetto tasso di inflazione (π).
IPC: una specie di prezzo medio dei beni che compongono un paniere tipo che viene consumato dalle famiglie nazionali. Esempio: voglio costruire un prezzo medio su un bene usato da circa tutti i residenti del paese (latte, pasta, pane, ecc...) IPC è la somma del prezzo medio contenuto nel paniere. Il paniere può essere modificato nel tempo data l’evoluzione del tempo. Nel momento in cui si analizza la variazione del IPC in due periodi (t1) (t2):
Inflazione = (IPCt2 – IPCt1) /IPCt1
Questo ci dice quella che è stata l’inflazione in T che ha spinto in su il IPC da t1 a t2. Quando questo rapporto è maggiore di 0 ci troviamo in un periodo di inflazione; quando questo rapporto è maggiore di 0 ma che si riduce nel tempo ci troviamo in un periodo di disinflazione (rallentamento di questo aumento). Disinflazione diverso da deflazione!!! Disinflazione rallentamento dell’aumento dell’inflazione( anni 1 10%, anno 2 5%. Se invece questo rapporto è minore di 0 ci troviamo in un periodo di deflazione. Sia inflazione che deflazione sono indici critici: l’inflazione va ad impoverire le famiglie, mentre la deflazione va ad impoverire le imprese. Un’inflazione praticamente nulla è l’ottimale per un paese.
Modelli macroeconomici
La macroeconomia aggiunge alla Contabilità Nazionale i modelli macroeconomici di tipo matematico. I beni di investimento sono beni intermedi se utilizzati per produrre qualcos’altro. Lo Stato può comprare oltre a beni finali (di consumo) anche questi beni di investimento (beni intermedi) che utilizza per le proprie aziende o per aziende private.
Teorie economiche del XIX secolo
Il pilastro della “macroeconomia” del XIX (pre laissez faire) nascita macroeconomia) basata sul liberismo economico ( :
- Dicotomia reale/monetario: l’economia nazionale viene come composta in due settori fondamentali distanti tra loro; il settore reale (produzione beni e servizi) e il settore monetario (circolazione moneta). Secondo questo modo di vedere, la capacità di creazione della ricchezza non dipendeva dalla disponibilità monetaria (da questo, dicotomia). Il “macroeconomista” del 1865 avrebbe spiegato le funzioni della moneta come:
- Mezzo di scambio per limitare i costi di transazione;
- Come unità di conto del valore economico di un bene;
- Come riserva di valore, nel senso che non perde valore come avrebbe fatto un bene materiale in un mercato di baratto.
- La legge degli sbocchi (di Say): in un sistema economico perfettamente concorrenziale, l’offerta di beni genera sempre la propria domanda. Se nell’economia non ci sono istituzioni pubbliche che verificano controllo sui prezzi, interventi sulla circolazione dei beni, i prezzi verranno aggiustati dal mercato stesso (si tendeva quindi ad espandere la produzione) Riconosce il fatto che se il mercato è perfettamente concorrenziale quel quantitativo di beni offerti sarà la massima capacità di produzione nazionale possibile. Secondo lui quindi le capacità di offerta del sistema economico, generano la domanda.
- Teoria quantitativa della moneta (TQM): è un modo di concepire la politica monetaria utile a capire quanta moneta dovevano produrre le zecche di Stato. La massa monetaria (M) da produrre (quindi quantità totale complessiva di liquidità) doveva avere un valore pari al prodotto della nazione. [M = P*Y]. (Y=produzione nazionale, P=prezzo beni prodotti)
- Mantenere ordine pubblico per evitare proteste tra lavoratori e datori di lavoro.
Riconoscere un modello macroeconomico
Un modello è un’astrazione (finzione) teorica matematica che cerca di rappresentare attraverso equazioni/espressioni determinati fenomeni economici. Si usano i modelli perché in economia non esistono laboratori dove effettuare i vari esperimenti; descrivono il fenomeno economico attraverso la matematica.
In ogni modello ci sono delle variabili. Quando si pensa ai modelli macroeconomici si possono distinguere alcuni tipi di variabili:
- Variabili endogene: variabile il cui valore è spiegata dal modello; il valore della variabile viene determinato nel modello.
- Variabili esogene: il modello prende tale variabile per buona in quanto esterna ad esso.
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