Nadja di Breton
Questione delle fotografie
Nadja è un libro che confronta con il problema dell'immagine: si compone di parole e di fotografie, immagini che documentano insieme alla parola quella che è la narrazione. Non è possibile seguire senza le immagini, che non sono dei disegni ma delle fotografie: questione della documentalità, un documento che vuole narrare ciò che è ma che in realtà è solo stato, anche la fotografia è soggettiva.
Primo romanzo surrealista
Breton cerca di stressare i limiti della forma romanzo. Breton scrive Nadja dicendo che sta per raccontare la sua vita, alcune parti della sua vita, senza il controllo dell'autore sulla vicenda: le racconterà così come gli verranno in mente, come le ricorderà, senza la pratica dei sogni che i surrealisti utilizzavano una condizione di sospensione si producevano dei composizioni poetici improvvisati in perfetti alessandrini, a seconda di un tema che veniva sollevato sul momento e che, quindi, non avevano potuto preparare: tentativo di recuperare il sogno e tradurlo come una scrittura automatica durante il momento tra il sogno e la veglia, che permetteva di essere più liberi dalla razionalità.
Breton fa il contrario del romanziere: il romanziere, solitamente, concepisce lo scheletro della storia e poi lo arricchisce per costruire nel modo più razionale possibile la storia. Breton fa il contrario: non fa uno schema iniziale ma getta sulla carta tutto ciò che gli viene in mente man mano, senza nemmeno un ordine prestabilito o gerarchico.
Descrizioni e uso delle fotografie
A Breton non importa nulla dei romanzi-fiume, le descrizioni lunghissime tipiche della letteratura dell'Ottocento sono da superare, la fotografia è diventata un mezzo comune ed utilizzato, quindi le descrizioni devono essere sostituite da fotografie, realizzate soprattutto dall'assistente Man Ray.
Intento di rinnovare la forma del romanzo, creare un nuovo genere: la sua grande impresa è quella di creare un genere nuovo per creare un modo nuovo, comunicare in modo nuovo, in modo che si legga in modo nuovo. Era convinto del suo intento.
Apparato iconografico
Le illustrazioni che abbondano nel testo servono per eliminare le descrizioni, che secondo Breton erano ciò che rendevano insopportabili i romanzi ottocenteschi.
Linguaggio e tono
È ricalcato sul linguaggio dei medici, linguaggio clinico, medicale, quello più oggettivo e neutro possibile, senza preoccuparsi di effetti di stile asettico. Il libro doveva essere una sorta di documento: il documento è oggettivo per definizione. Soggettività e oggettività: lotta continua. Gli interventi di soggettività ci sono, e sono i più cari a Breton.
In realtà, le immagini non eliminano le descrizioni, che sono comunque presenti. A cosa servono le immagini allora? Le immagini riemergono dalla mente dell'autore, sono un mezzo di rappresentazione oggettivo, ma vengono utilizzate con valore soggettivo: Breton propone dei ricordi che emergono nella sua mente come delle immagini che riaffiorano durante una seduta di analisi.
Realità e trascrizione
Breton crede che nel sonno e dal sogno si passi in una realtà degna di questo nome: una realtà da trascrivere dopo essersene fatti attraversare. Non da narrare o da descrivere, ma trascrivere (egli, infatti, dice di avere e non avere scritto dei libri). In Nadja Breton non ha inventato nulla: il nome della protagonista, le lettere, i disegni, la sequenza dei fatti, i luoghi, le conversazioni, le frasi... tutto era preso dal vero e tutto era sconvolto per l'intervento della figura di una donna che è la negazione stessa dei principi della realtà.
Struttura del romanzo
L'opera è stata scritta alcuni mesi dopo che i fatti narrati sono accaduti: quando si è soli si ha l'agio di trascrivere le proprie libere associazioni, se si è in due la scrittura si ferma su un binario morto. Breton scrive Nadja alla fine del 1927, lo pubblica nel 1928, ma le vicende iniziando nel 1926. Il romanzo è strutturato in 2 parti:
- Prima parte: Nadja non compare
- Seconda parte: incentrata su Nadja
Esordio del libro
Chi sono io? Riflessione identitaria. [Breton = personaggio fuori dal comune, con un carisma straordinario, riusciva a tenere insieme grazie al suo carisma un gruppo di persone che costituivano il meglio dell'intellighenzia parigina. Per questo ruolo serviva una personalità magnetica, bisognava riuscire a conoscere gli altri per potersi approcciare nel modo migliore. A tenerli insieme era la vicinanza al leader, cioè a Breton. Breton gestiva l'appartenenza al gruppo come se fosse una sua prerogativa scegliere chi dovesse star dentro e chi fuori. Quando scrive Nadja, molti membri del gruppo erano stati cacciati, il gruppo si stava sciogliendo lentamente.]
Chi sono io? Chi investo? Con chi ho un contatto extracorporeo così magnetico? Il concetto di infettare riguardava il particolare rapporto che Breton aveva con chi gli stava attorno, e che gli procurò molti amori ma anche molti odi. Primo incontro con Nadja: 4 ottobre 1926.
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