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Francis Ponge (1899-1988)

Aveva frequentato Picasso e Braque in modo personale, ma si è sempre tenuto ai margini della scena dominante, motivo per cui ha avuto successo solo dagli anni '40; egli si sentiva meno provocatore rispetto agli amici e colleghi dell'avanguardia, quindi rimane sempre meno esposto rispetto ad altri.

Il concetto del "diventare cosa"

"Ponge prende un oggetto il più umile, un gesto, il più quotidiano, e cercare di considerarlo fuori di ogni abitudine percettiva, di descriverlo fuori di ogni meccanismo verbale logorato dall'uso". Calvino appena più in là rincara la dose: "Ponge è 'antropomorfo' nel senso d'una immedesimazione nelle cose, come se l'uomo uscisse da se stesso per provare com'è essere cosa. Questo comporta una battaglia con il linguaggio, un continuo tirarlo e rimboccarlo, come un lenzuolo, qua troppo stretto e là troppo largo, il linguaggio che tende sempre a dire troppo poco o a dire troppo".

Articolo del Corriere della Sera del 1979: Calvino coglie alcuni degli aspetti più importanti dell’opera di Ponge. È come se l’uomo uscisse da se stesso per provare ad essere “cosa”, ad essere un oggetto: la cosa, l’oggetto viene dotato di una sua individualità. Il tentativo di Ponge è di immedesimazione, di essere cosa, di dare voce a chi non ce l’ha.

Ponge stressa i limiti del linguaggio, lo testa, lo deforma, combatte corpo a corpo con esso per andare oltre alla posizione soggettiva di fronte ad un oggetto, per tenere insieme soggetto e oggetto: diventare cosa significa anche questo, significa superare la dualità tra chi guarda e ciò che si guarda. Il linguaggio e lo sperimentalismo linguistico, sintattico, e le cose, sono due elementi cardine della poesia di Ponge.

Per Ponge l’immedesimarsi nella cosa diventa un problema che si esprime attraverso il linguaggio, che è scritto: questa è un’operazione molto complessa. Come dare voce alle cose, come guardare ed essere guardati dalle cose attraverso il linguaggio? Questo si può fare solo sperimentando.

La cifra di Ponge

A posteriori, tutti cercano di tirare Ponge nella propria area di competenza. La poesia di Ponge è di difficile collocazione. Appena si legge Ponge, si capisce che si sta leggendo lui: ha una sua ed unica specificità, una sua cifra. Con Ponge, infatti, c’è una svolta.

Derrida ha dedicato un saggio a Ponge chiamato Signeponge ("firmato Ponge") in cui analizza proprio questo aspetto, ovvero la firma di Ponge in ogni suo componimento, la sua cifra che è unica. Scrive questo testo che già dal titolo indica la cifra Ponge, il fatto che Ponge sia unico, perché ha saputo rendere la rivoluzione, ovvero il fatto che è l’oggetto che ci guarda, come dice Baudrillard, e perché ha saputo metterlo in modo complesso ma semplice.

Derrida, parlando del linguaggio di Ponge, lo accosta all’immagine dell’ordigno, una macchina, organizzato in piccole chiavi che a mano a mano che si entra nella lettura aprono dei punti di vista che il lettore scopre addentrandosi fisicamente nel testo.

Guillaume Apollinaire, Calligrammi

Ponge si nutre dello sperimentalismo delle prime avanguardie francesi in relazione al linguaggio e al testo. Uno dei più noti è il lavoro di Apollinaire; Apollinaire è per l’inizio del Novecento ciò che costituisce Baudelaire per l’Ottocento, cioè un “autore cerniera”, un autore che non rinnega il proprio passato ma ha uno sguardo sul proprio presente e sul futuro.

Apollinaire riprende la tradizione molto antica dei calligrammi e scopre, vede e legge. Scrive l’esprit nouveau del proprio secolo, lo stupore del proprio secolo e sperimenta. È uno di coloro che partecipano agli eventi storici, culturali, religiosi della propria epoca, partecipano alla cultura della loro epoca.

Nei suoi calligrammi letteralmente l’oggetto è costruito dal linguaggio, è incarnato dal linguaggio attraverso la costruzione grafica: costruisce gli oggetti attraverso il linguaggio, con una certa ironia.

Pubblica i primi Calligrammi nel ’17, pochi anni dopo che viene pubblicata un’opera di Stéphane Mallarmé, Un coup de dés jamais n’abolira le Hasard: Mallarmé prende il testo e lo distribuisce all’interno dello spazio bianco, che diventa come una tela, uno spazio su cui esercitare una propria tensione artistica diretta al visuale. Distribuisce il testo e cambia le dimensioni delle parole, lo stile della scrittura.

La dernière série di Mallarmé: rivista in cui tutto portava lo pseudonimo di Mallarmé. La grafica della rivista viene completamente stravolta, con il titolo al centro della pagina con una grafica dipinta, e in cui gli elementi tipografici e le illustrazioni vengono sparpagliate sulla pagina.

André Breton, Poemi-collage (anni '20)

Primi esperimenti surrealisti. Attorno ad Apollinaire ruotano i maggiori artisti intellettuali del tempo. Breton, fondatore del movimento surrealista, durante la guerra scrive decine e decine di lettere ad Apollinaire con disegni e poesie, e sull’esperienza di Apollinaire costruisce il surrealismo. La parola “surrealismo” è inventata da Apollinaire, che scrive Le mammelle di Tiresia, sottotitolato “dramma surrealista”.

Negli anni '20 Breton comincia a rielaborare l’esperienza della sperimentazione di Apollinaire componendo i poemi-collage, poemi costruiti attraverso frasi e parole ritagliate e assemblate arrivando alla costruzione del senso. Sono poemi automatici: lui non scrive nessuna parola, non aggiunge niente dal punto di vista linguistico alla poesia, ma incolla solamente dei pezzi di frasi preesistenti, facendo della poesia una sorta di dispositivo.

Antonin Artaud, Scritti di Rodez, fine anni '30

Alla fine degli anni '30 va oltre lo sperimentalismo linguistico e ingaggia un corpo a corpo con il supporto del linguaggio, con il foglio, lo spazio della creatività che lui buca. Come se aprire un buco nel foglio aprisse delle prospettive. Viene rinchiuso in manicomio a Rodez e inizia poi una fase sperimentale diversa.

Bucando il foglio, lo rende corpo, rende “cosa” la struttura, fa emergere la fisicità come corpo del linguaggio.

Cuiller-Cendrillon di André Breton in L’Amour fou (1937)

Accanto allo sperimentalismo linguistico, c’è l’immaginario degli oggetti che il surrealismo sviluppa. Cucchiaio posacenere: gioca con la polisemia di “cendrillon” che significa sia “posacenere”, sia “Cenerentola”. Si tratta di un oggetto che Breton trova al mercato delle pulci, e che identifica come una vera e propria opera: è una forma di una scarpa, con un tacco.

È uno degli oggetti più significativi che i surrealisti incontrano e che vanno a costituire un sistema, una costellazione di oggetti che abitano l’immaginario surrealisti.

I surrealisti considerano gli oggetti cercando di accedere alla loro dimensione animistica, magica, in questo senso l’oggetto diventa feticcio.

Alberto Giacometti, Femme-Cuillère

Ispirato al cucchiaio, crea la Donna-Cucchiaio: dalla forma concava del cucchiaio crea una sorta di scultura etnica, una sorta di idolo che reca in sé la forma del cucchiaio e la femminilità, con la forma tondeggiante che rimanda alle veneri steatopigie.

Man Ray, Object to be destroyed (1932)

Man Ray è uno degli artisti che più si concentra sull’elaborazione degli oggetti, oggetti quotidiani defunzionalizzati. Lui vive a Parigi, fa parte del clan intellettuale parigino, poi per ragioni politiche deve fuggire e va in America con DuChamp e gli altri. Man Ray era l’unico americano che entra a far parte prima del gruppo Dada e poi del surrealismo.

L’oggetto è un metronomo, un oggetto che tiene il tempo: sull’asta, Man Ray attacca la fotografia dell’occhio di quella che era stata la sua allieva e amante fino al '32, Lee Miller. L’occhio tiene il tempo: immagine androgina, stelo che viene interrotto dall’occhio, di forma ovale.

Questo può essere letto come oggetto magico: Man Ray lo realizza dopo aver letto un amico, William Seabrook, che ha scritto il primo libro sulla magia voodoo. In un passo del libro, L’isola magica, ci sono le istruzioni per costruire un incantesimo d’amore: si costruisce un feticcio, la bambola, in cui va inserito qualcosa di personale della persona da cui si vuole essere amati (Lee Miller è incarnata nel metronomo: l’oggetto che deve essere distrutto è l’elaborazione della perdita dell’amata che lo ha lasciato.). Il feticcio andava infine distrutto: Man Ray non distrugge l’opera, ma mette questo nel titolo. Non è l’amata che deve essere distrutta, ma l'oggetto del desiderio, in questo caso il tempo: il tempo che si è vissuto, sempre misurato uguale, deve essere distrutto.

Jacques-André Boiffard, Les rayons brisés (1932)

“I raggi spezzati/rotti”: sembra essere una citazione letteraria da Kafka, il rocchetto di Kafka in Odradek. Rocchetto, oggetto da cucito, che Kafka descrive come un oggetto vivo, un oggetto vitale. Boiffard realizza un’immagine che sembra essere un’illustrazione del personaggio di Kafka: rocchetto da cui partono delle spille, delle forcine che sembrano essere delle zampe.

Hans Richter, Fantasmi prima di colazione (1927)

Gli oggetti all’interno di questa età sperimentale del cinema ricoprono un ruolo primario. Fiocco che si ribella, che scappa intorno al colletto, o i cappelli a bombetta che volano via dalla testa dei passanti e girano in sciami. Spirito dell’approcciarsi al mondo degli oggetti che magicamente prendono vita e si ribellano ai consumatori.

Idea del sovvertire l’immagine: il modo di fotografare l’immagine spesso sovverte l’immagine. L’utilizzo del dettaglio serve a sovvertire il meccanismo metonimico: il frammento costituisce un tutto.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/03 Letteratura francese

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